The Project Gutenberg EBook of Delitto ideale, by Luigi Capuana

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Title: Delitto ideale

Author: Luigi Capuana

Release Date: August 31, 2009 [EBook #29874]

Language: Italian

Character set encoding: ISO-8859-1

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                  Luigi Capuana



                   Delitto
                        Ideale




                       1902

             REMO SANDRON -- Editore

             Libraio della Real Casa

              MILANO-PALERMO-NAPOLI




       _Propriet letteraria dell'Editore_

                   REMO SANDRON



               Palermo, Tip. ANDO'.





A EDOARDO ROD


    _Carissimo Amico,_

Terminando di leggere la semplice storia dell'umile famiglia e
dell'umile lite che vi ha fatto scrivere nell'_Eau courante_ pagine
cos schiette e cos evidenti da far dimenticare che si tratti di
finzione d'arte--e questo mi sembra il pi bel elogio a cui un
romanziere possa aspirare--io pensavo:

L'amico Rod, come tanti altri, ha abbandonato la novella e da un
pezzo!

E il caso vostro mi ha spinto a riflettere che non si tratta di un
fenomeno personale quasi eccezionale, ma di tendenza, spiccata, del
lavoro letterario di questi ultimi anni.

Il romanzo gi uccide la novella?

A un novelliere impenitente come me il fatto d molto da pensare.
Anche nella ricca produzione francese i volumi di novelle cominciano a
divenire di mano in mano pi rari. Siamo lontani dal tempo in cui Guy
de Maupassant conquistava la celebrit con parecchie serie di
narrazioni, la pi lunga delle quali non sorpassava le cinquanta
pagine, e che ottenevano l'onore di frequenti ristampe.

A chi attribuire la colpa del quasi abbandono di un genere letterario
fiorito riccamente per tanti secoli e in grande onore fino a pochi
anni f?

Nell'ansiosa fretta di vivere e di di godere che ci urge, avrebbe
dovuto accadere altrimenti. Con narrazioni brevi, spigliate,
sorridenti d'ironia e di umore, o piene di sentimento e di tragico
raccapriccio, dove le figure tracciate alla lesta, di scorcio, dove le
passioni condensate, rettificate come l'alcool, sembravano di
corrisponder meglio alla febbrile richiesta di impressioni e di
sensazioni rapidamente diverse, la novella avrebbe dovuto guadagnare
terreno invece di perderne.

 avvenuto l'opposto, e quando pi essa mostrava la sua grande
facilit di adattarsi a ogni genere di soggetti, di poter quasi fare a
meno dei soliti casi passionali e di spingersi verso regioni elevate,
senza diminuire per questo la genialit della sua forma.

Peccato!

Per quali ragioni il romanzo ha preso in questi ultimi anni il
sopravvento su la novella?

Ragioni puramente letterarie non ho saputo scoprirne. Veggo, per, che
molti romanzi odierni, come contenuto, sono novelle pi o meno
abilmente diluite in trecento e pi pagine, a furia di descrizioni e
di pretesa analisi psicologica. Gli stessi fatti richiederebbero in
una novella (Voi lo sapete meglio di me) sforzi d'ingegnosit tecnica
infinitamente maggiori. La novella  il sonetto dell'arte narrativa.

E Voi non mi accuserete di esagerazione se affermer che  pi facile
lo scrivere un mediocre romanzo anche di cinquecento pagine, che non
un'eccellente novella di dieci paginette soltanto.  vero che le
eccellenti novelle sono rare quanto gli eccellenti romanzi: ma io non
ho ritegno di aggiungere che una mediocre novella vale qualche cosa di
pi di un mediocre romanzo, non fosse per altro, per la brevit; non
ha tempo di annoiare i lettori.

Tutto questo, detto in testa a un volume di novelle, potrebbe sembrare
un'orazione _pro-domo sua_. Voi non lo sospetterete, e voglio
augurarmi che non lo sospetter nessuno dei miei pochi lettori.

Certamente io desiderei che qualcuno si accorgesse dell'intenzione con
che  stato messo insieme questo volume per mostrare i diversi
atteggiamenti di cui  capace la novella odierna, se mai, per caso,
qualcuno stimasse che metta conto perdere il suo tempo in simili
osservazioni. E desiderei che se ne accorgesse non per interesse del
mio volume--ormai l'et e l'esperienza mi han guarito da certe
fisime--ma per ragioni pi importanti e pi generali quelle, intendo,
che riguardano l'esistenza stessa della novella.

Ma forse queste ingenue malinconie faranno sorridere di compassione
lettori e critici. Sono morte tante belle e nobili cose: possiamo
lasciar morire tranquillamente e oscuramente la Novella!

E scusate, caro Rod, se per avere un pretesto di dirvi che vi ammiro e
che vi voglio bene, Vi ho chiamato a parte di un inutile sfogo.

    Roma, 5 aprile, 1902.

                            LUIGI CAPUANA.




DELITTO IDEALE

    A FEDERICO DE ROBERTO.


--E la giustizia?--esclam Lastrucci.

--Quale?--replic Morani.--Di quella del mondo di l, nessuno sa
niente; la nostra, l'umana,  cosa talmente rozza, superficiale,
barbarica, da non meritar punto di essere chiamata giustizia. Condanna
o assolve alla cieca, per fatti esteriori, su testimonianze che
affermano soltanto l'azione materiale, quel che meno importa in un
delitto. Il vero delitto, lo spirituale, resultato del pensiero e
della coscienza, le sfugge quasi sempre; e cos essa spessissimo
condanna quando dovrebbe assolvere e assolve, pur troppo! quando
dovrebbe condannare.

--Ecco i tuoi soliti paradossi! La giustizia umana fa quel che pu.
Vorresti dunque punire fin le intenzioni nascoste?

--Certamente. Un omicidio pensato, maturato con lunga riflessione in
tutti i suoi minimi particolari e poi non eseguito perch l'energia
dell'individuo si  gi esaurita nell'idearlo e prepararlo,  forse
delitto meno grave d'un omicidio realmente compiuto?

--Tu foggi un caso strano, eccezionale.

--Pi comune di quanto immagini. Ed io ho conosciuto un uomo, degno
veramente di questo nome, il quale si  giudicato da s per un delitto
di tal genere, e si  punito come se avesse proprio commesso
l'omicidio soltanto fantasticato e progettato.

--Era pazzo costui.

--Era un gran savio, dovresti dire. La sua coscienza non gli dava
pace. E siccome egli non poteva presentarsi a un giudice e
accusarsi--il giudice avrebbe ragionato come te e lo avrebbe fatto
chiudere in un manicomio--cos per attutire i rimorsi, si  giudicato
e si  condannato da s ad espiare la stessa pena che il magistrato
gli avrebbe inflitta, se avesse potuto giudicarlo secondo la legge
ordinaria.

--Come ha fatto? E perch avea voluto ammazzare?

--Per gelosia.

--Si sar accordato almeno le attenuanti!--disse Lastrucci sorridendo.

--Nessuna attenuante--riprese Morani.--Oh! Non era uomo volgare. La
profonda cultura e la esperienza della vita avrebbero dovuto metterlo
in guardia contro i subdoli suggerimenti di quella bassa passione;
infatti, riconosciutosi illuso dalle apparenze, egli pensava che
sarebbe stato suo dovere sottrarsi al loro inganno. Invece, non aveva
fatto nessuno sforzo; si era lasciato travolgere senza resistenza; e
ci rendeva imperdonabile agli occhi suoi l'intenzionale delitto.

--Non capisco. Siamo forse padroni di noi stessi in certe circostanze?

--Il mio amico giudicava che dobbiamo esser sempre padroni di noi
stessi, se vogliamo dirci creature ragionevoli.

--Dal dovere all'essere ci corre un bel tratto. Costui, stimandosi
creatura ragionevole, ragionava assai male.

--No. Tullio Dani ha fatto una nobilissima azione. La sua sublime
eccezionalit consiste appunto in essa. Ascolta. Aveva preso moglie un
po' tardi, a quarantacinque anni; e la sua signora, bellissima, ne
aveva appena vent'otto. Bell'uomo anche lui, serio, indipendente, avea
potuto sodisfare ogni suo desiderio, coltivando lo studio prediletto
delle cose letterarie e filosofiche, intraprendendo lunghi viaggi in
Europa e in America per aumentare la sua cultura, che l'eccessiva
modestia gli ha impedito di mostrare agli altri con lavori d'arte o di
riflessione. Non ha mai pubblicato neppure un articolo, e avrebbe
potuto scrivere libri assai meglio di parecchi. Aveva anche, come suol
dirsi, goduto la vita. La sua virile bellezza gli avea procacciato
facilmente molte buone fortune presso le donne. E fino ai
quarantaquattro anni gli era riuscito di conservare intatta la sua
libert di cuore, forse per un sentimento di egoismo prodotto dalla
passione dello studio, forse perch fino allora non gli era avvenuto
d'incontrare la donna ideale da lui vagheggiata. La solitudine della
sua vita--era rimasto orfano giovanissimo e non aveva stretti
parenti--non gli era parsa mai grave. Pagava unicamente con la carit
il suo debito di uomo sociale; e non attendeva che la gente si
rivolgesse a lui. Andava incontro a coloro che soffrivano, e tra
questi sapeva indovinare coloro che soffrivano pi chiusamente in
miseria schiva e rassegnata.

Dopo i quarantaquattro anni, egli cominci ad accorgersi che il
celibato stava per divenirgli increscioso. Sentiva di aver sodisfatto
a bastanza le esigenze dell'intelletto, e di aver trascurato troppo
quelle del sentimento.

Annunziandomi il suo prossimo matrimonio, mi avea domandato:

--Ti sembra che ci sia molta sproporzione tra la mia et e quella
della futura mia moglie?

--No davvero--risposi.

Questa idea che lo aveva tenuto esitante parecchi mesi, dovette
riaffacciarglisi, sei mesi dopo, alla mente quando egli sent i primi
sintomi della gelosia che parve invecchiarlo di dieci anni in
pochissimo tempo. Credendolo colpito da male occulto che gli
insidiasse la vita, lo sollecitavo caldamente di consultare un medico
e di curarsi.

--Sto benissimo--rispondeva.

--La tua signora  impensierita--gli dissi una volta.

--Per cos poco?--soggiunse con accento d'ironia e di tristezza.

Non osai d'insistere oltre, sospettando intime ragioni inesplicabili
per me. La giovane sposa mi sembrava in continua adorazione davanti a
lui. Bionda, piccola, gracile, sufficientemente colta da potere
apprezzarne l'elevatissima intelligenza e la immensa bont d'animo, io
la stimavo vinta dal doppio fascino della virilit di quel bruno, alto
e forte, e della luminosit dello spirito che gli raggiava negli occhi
nerissimi e nell'ampia fronte. Sapevo che lo aveva amato lei prima di
essere amata, e che questa circostanza avea molto contribuito ad
affrettare la risoluzione e la decisione di lui.

Un anno dopo, la febbre tifoidea troncava quasi improvvisamente quella
giovane vita. Il dolore di Tullio per tale perdita fu cos
straordinario, che io, ripensando molti particolari da me notati e
parecchie sue strane risposte, fui indotto a sospettarlo esagerato ad
arte per scancellare le impressioni che essi avean dovuto lasciarmi
nell'animo.

Ero suo amico d'infanzia. Da che gli era passata la smania dei viaggi,
ci vedevamo quasi tutti i giorni; e soltanto cos avevo potuto
intravvedere il terribile dramma che si era rapidamente svolto nella
vita intima di lui. Conoscendo per la sua indole taciturna per quel
che riguardava certi fatti personali, non mi attendevo pi di poter
essere un giorno o l'altro l'unico confidente di quel segreto che avea
sconvolto all'ultimo la sua felice esistenza.

Una mattina lo vidi apparire in casa mia con un grosso plico di carte
in mano.

--Ho bisogno dell'opera tua. Vengo a chiederti il grave sacrificio di
essere per parecchi anni l'amministratore dei miei beni.

--Intraprendi un lungo viaggio?--domandai.

--No.

E, dopo breve pausa, soggiunse:

--Non ti faccio una confidenza; quel che ora ti dir potrai ridirlo,
se ti sembra opportuno. Vorrei anzi, come i primi cristiani,
confessarmi in pubblico, ma temo di veder male interpretata la mia
azione, di apparire ridicolo. Tu saprai intendermi e compatirmi.

Lo guardai ansioso, e con un breve gesto di assentimento lo invitai a
proseguire.

--Sono stato un miserabile vigliacco!--egli disse energicamente.--Ho
commesso l'infamia di contristare, calunniandola con indegni sospetti,
la pi buona, la pi santa creatura che io abbia conosciuta in questo
mondo. La morte  stata giusta privandomi di cos gran tesoro; non ero
pi degno di possederlo. Ho fatto anche peggio; sono stato
assassino... con l'intenzione soltanto; ma questa circostanza non
significa niente. Ho goduto intera la malvagia sodisfazione che quel
delitto mi avrebbe dato nel caso che avessi avuto la forza di
compirlo, e ne sento vivissimo rimorso, quasi lo avessi davvero
compiuto. La giustizia umana non pu colpirmi; io per non mi reputo
meno assassino per ci. Mi son giudicato da me, inesorabilmente, e mi
son condannato alla pena che avrei meritata se la mano avesse gi
posto in atto quel che il pensiero si  lungamente compiaciuto di
architettare con la pi raffinata malizia.

--Oh, Tullio!--esclamai.

--Ti meravigli di scoprir cascato tanto in basso colui che ha
vagheggiato in tutta la sua vita i pi eccelsi ideali d'arte e di
pensiero? La miseria dello spirito umano  cos grande, che dovresti
piuttosto maravigliarti di non vedermi cascato ancora pi in basso!
Sappi per che, se non sono stato effettivamente assassino, la mia
volont non c'entra per nulla.

Si ferm un istante, scosse la testa, strizzando un po' gli occhi, poi
riprese:

--Non riesco a spiegarmi neppur io come abbia cominciato a sospettare.
Avrei dovuto reagire sbito contro le prime impressioni prodotte da
indizi riconosciuti fallaci. L'amor proprio, l'orgoglio lievemente
feriti mi spinsero invece a dubitare di quel riconoscimento, a
rimuginare quegli indizi, a ricercarne con intensa dolorosa volutt
altri nuovi. Forse li cre la mia fantasia, o forse un crudele destino
mi ord perfidi inganni con cento piccoli fatti facili ad apparire
molto diversi da quel che essi erano in realt.... Mia moglie,
innocente, e senza nessun sospetto, non poteva evitare certe
circostanze che congiuravano fatalmente a dar corpo alle ombre e
mettermi l'inferno nel cuore. Avrei dovuto chiederle spiegazioni,
avvertirla, ammonirla; non volli, sperando di sorprenderla in qualche
atto da non permetterle sotterfugio alcuno per continuare ad
ingannarmi. E pi le mie ricerche, i miei agguati non ottenevano
nessun convincente risultato, pi io m'ostinavo a immaginare che la
sua diabolica malizia riuscisse a farmi sfuggir di mano l'atroce
vendetta il cui proponimento mi aveva gi invasato l'animo. Non posso
diffondermi in minuti particolari; il ricordo mi  insopportabile ora
che sono convinto del mio inganno. Importa soltanto che tu sappia la
vendetta meditata giorno e notte contro il creduto suo complice.

In quanto a lei, inattesamente, mi ero sentito a poco a poco
sopraffare da compassionevole tenerezza; le perdonavo in grazia
dell'amore che aveva avuto per me quando ancora ignoravo di essere
amato da lei; le perdonavo per la sua bellezza, per la sua giovinezza,
per l'inesperienza della vita, che avea dovuto agevolarne la trista
caduta. Tutto il mio odio si concentrava su colui, sul creduto
seduttore che non poteva avere scusa di sorta alcuna, che doveva aver
operato il male sapendo di far male, e con lo squisito piacere di
farlo a danno del mio onore, della mia felicit, anzi principalmente
per questo. Volevo toglierlo dal mondo senza che si potesse mai
scoprire qual braccio lo avesse colpito. E la lunga ricerca del mezzo
arrivava talvolta fino a calmare i miei strazi. Avevo scelto l'arma:
il rasoio. Da un mese mi mostravo in fidente relazione con lui. 
inutile dirti il suo nome;  gi molto l'averlo stimato capace di
un'infamia; non voglio offenderlo ancora col far sapere ad altri che
ho potuto crederlo tale. Il peggior tormento prodotto dalla gelosia 
quel non sentirsi mai sicuri, quel vivere di dubbi e di sospetti che
si vorrebbero veder distrutti, e che si teme di veder distrutti perch
un giorno essi potrebbero servire a farci raggiungere la paventata e
pur desiderata certezza. Per ci io attendendo il terribile momento in
cui non avrei potuto dubitar pi, maturavo il mio disegno, lo studiavo
nei minimi particolari dell'atto vibrante, e arrivavo al punto di
sentire nella concezione del delitto la stessa selvaggia volutt che
mi avrebbe dato l'attuazione di esso quando l'istante della certezza
sarebbe scoccato. Per le vie, nel mio studio, a letto accanto a lei
fingendo di dormire profondamente, io assalivo l'odiato, gli
sprofondavo nel collo l'affilata lama del rasoio che doveva recidergli
la carotide con tale rapidit da non fargli quasi accorgere di morire;
e sentivo su la mano convulsa il caldo schizzo del sangue, e udivo il
rantolo della gola squarciata, e vedevo l'annaspare di quel corpo che
stramazzava con sordo rumore sul selciato. Ho assaporato, per due
lunghi mesi, dieci, venti volte al giorno, questa feroce gioia
assassina; ho assistito dieci, venti volte al giorno, al tetro
immaginario spettacolo di quella morte; e tale crescente evidenza esso
aveva raggiunto all'ultimo, che io mi riscotevo dall'impressione con
lo stesso brivido di orrore e di brutale sodisfazione che mi sarebbe
stato prodotto dalla realt. Potrei dire di avere commesso non uno ma
cento assassin, giacch ognuna di quelle ossessionanti
rappresentazioni era una variante sempre pi perfezionata, sempre pi
efficace della precedente; e cos, alla fine, fui talmente pago di
quelle fantasticate sensazioni, da sentir venir meno il bisogno di
attuare la mia vendetta; lo sforzo del pensiero avea esaurito ogni mia
fisica energia. Mi ero cos internamente compiaciuto di ammazzare
pensando, da non provar pi nessun bisogno di altra sodisfazione
materiale.... La realt avrebbe, forse, potuto darmi sodisfazione pi
sincera e pi acuta? Per questo, per questo soltanto, io non sono
stato omicida nel volgare senso di questa parola! Appunto allora il
caso mi faceva scoprire qual viluppo di incredibili circostanze era
concorso a illudermi, a trarmi in inganno. Oh!...  orribile! A che
cosa mi era servito dunque l'aver tanto studiato, osservato, meditato?
Ho chiesto perdono a mia moglie inginocchiato davanti la sponda del
suo letto di morte. La intelligenza offuscata dal male le ha impedito
di comprendere. Nei vaneggiamenti del delirio, ella ripeteva
continuamente:--Tullio, che cosa hai contro di me?... Che ti ho fatto?
Perch non mi ami pi?--Ed  morta con questo affettuoso rimpianto su
le labbra.

--Ebbene?--dissi io, vedendolo caduto in grave abbattimento.--Tutto
ci  naturale,  umano.

--Non pu essere umano il delitto se rimane impunito!--egli esclam,
rilevando alteramente la testa.--Chi desidera la donna altrui,
commette adulterio. Chi pensa di ammazzare, commette omicidio. Ed io
mi sento omicida.

--Tullio! Tullio!--lo rimproverai.

--Non ho smarrito il senno!--egli riprese.--Per la pace del mio
spirito, per la giustizia ideale ho voluto far questo: giudicarmi e
condannarmi con la stessa imparzialit e serenit con che avrei
giudicato qualunque persona accusata del mio stesso delitto. Domani
l'altro partir pel luogo da me scelto ad espiarvi la pena. La mia
prigionia non differir in niente da quella legale. Sar dura,
inesorabile, ed io diverr tra pochi giorni il carceriere di me
stesso....

--Era pazzo il tuo Tullio Dani!--ripet Lastrucci stato fin allora ad
ascoltare intentissimo.--Ed ha finito di espiare?

--Non ancora!--rispose Morani.




SUGGESTIONE

    A L. ANTONIO VILLARI.


Alla risposta di Efisio Chiardi, Bedini fece una mossa d'incredulit.

--E non solamente--soggiunse Chiardi--non sono innamorato di quella
signorina, ma non la posso soffrire! Mi  antipatica.... Non la posso
soffrire!

--Ora eccedi!--disse quegli.--Capisco, fino a un certo punto, la tua
riserbatezza. Ma da questo al volermi dare a intendere che ti 
antipatica, che non la puoi soffrire... scusa....

--Riserbatezza?... Con te, caro Bedini? Eh, via!

--E se ti rivelassi da quale fonte ho potuto attingere la notizia?

--Ti convincerei con due parole che  fonte inquinata.

--Ebbene... L'ho saputo dalla mamma!

--Tua?

--No, di lei.

--Dalla signora Carlotta?... Casco dalle nuvole!

Infatti, due giorni avanti, incontrata in piazza di Spagna la signora
Carlotta Nerucci con un gran mazzo di crisantemi bianchi in mano,
Bedini l'aveva fermata per chiederle notizie della salute del marito
che, l'ultimo gioved--i Nerucci ricevevano gli amici ogni gioved
sera--non era comparso nella stanza da giuoco a farvi la immancabile
partita a scopa, suo gradito divertimento.

--Ancora indisposto?

--Alla caccia delle quaglie, a Fiumicino! Io non m'impensierisco mai
per lui, quando dice di non sentirsi bene.  di acciaio. Mi
impensierisce invece... Ah queste benedette figliuole!

--La signorina Amelia? Eppure sembra un fior di salute!

--Non faccia l'ignaro! Come sa fingere bene!

Se fingeva bene! Sfido! Non sapeva niente.

--Ma...!  possibile?

La signora Carlotta non rinveniva dalla sorpresa.

Bedini era proprio mortificato d'ignorare quel che, come diceva la
signora Carlotta, gi sapevano tutti. E forse per farlo
caritatevolmente uscire da quell'incredibile stato di inferiorit in
cui si trovava di fronte a _tutti_, trttolo per un braccio in
disparte, verso la salita di San Sebastiano, ella gli aveva raccontato
per filo e per segno la dolorosa istoria che faceva ora strabiliare
Efisio Chiardi udendola ripetere, quasi con le stesse parole, da lui.

--Insomma--conchiuse Bedini-- vero o non  vero che tu hai fatto
tacitamente la corte alla signorina Amelia?

--Io? Io, invece, sono scappato via da quella casa, e non vi sono pi
ritornato, appunto quando sospettai che certe letture insieme,
impostemi dalla signorina e da me sopportate per eccesso di cortesia,
potevano far supporre...

--Ah, le letture insieme!... _Noi leggevamo un giorno!_... Dovevi
immaginare dove saresti andato a finire.

--Si trattava, per me, di un po' di esercizio di inglese... e di
nient'altro.

-- vero o non  vero, inoltre, che la signora Carlotta, da mamma
seria e oculata, una sera si fece trovar lei in salotto, invece della
figliuola, e ti disse che quelle letture potevano essere male
interpretate dalle persone leggere, e che, se tu avevi buone e oneste
intenzioni...?

--Non la lasciai finire; risposi:--Signora mia, non ho intenzioni di
nessuna sorta, n buone n cattive; e quand'anche le avessi e
onestissime, le mie condizioni finanziarie mi impedirebbero di
manifestarle; so il mio dovere di galantuomo.--Che cosa dovevo dirle?
Sua figlia  brutta, antipatica, ed io non frequento i suoi gioved
per lei, ma per un'altra persona?

--Chi sa che aria contrita hai preso parlando! La signora Carlotta ti
ha visto frenare a stento le lagrime....

--Le risa, avrebbe dovuto dire.

--Era profondamente commossa anche lei; e per ci disse alla
figlia:--Poverino! Bisogna rassegnarsi ad attendere;  andato via pi
morto che vivo!--

--Zufolando per le scale! Sono matte, madre e figlia!

--E la signorina Amelia ora si tormenta per lei e per te, pi per te
che per lei; ha fin paura che un giorno o l'altro tu non disperi e non
t'induca a commettere qualche pazzia!... Si consuma a vista d'occhio,
gratissima del tuo riserbo, della tua eroica sincerit. Sar tua, o di
nessun altro! E la mamma, per non contrariarla e non far peggio,
l'approva, la seconda:--S, sua, o di nessun altro!--

--Sono matte, madre e figlia!

--Senti: qualche rimorso devi averlo. Probabilmente non ti figuravi
che un po' di corte poteva produrre cos gravi conseguenze.

--Niente! Niente! Te lo giuro. E da quella sera in poi non mi sono pi
fatto vivo. Se le incontro per via, scantono; evito di andare nelle
riunioni dove sospetto che potrei imbattermi in loro....

--Troppe cautele! Hanno ragione di figurarsi che non sai come
consolarti.

--Ma se non c' verso di disingannarle!

--Dunque gi sapevi....

--S, qualche cosa sapevo; non potevo per immaginare che la loro
stoltezza fosse arrivata fino al punto che tu mi dici.

--Va' l! Mi sembri gi invanito di aver prodotto cos grave guasto
nel cuore di una ragazza.

--Fosse bella almeno!

-- giovane.

--Leziosa, pretenziosa, ridicolmente sentimentale!

--Eppure io credo che non sarebbe una cattiva moglie, non ostante la
bruttezza, che non  poi tanta. A prima vista, s, non dico di no....

--Spsala!

--O tua o di nessun altro!--esclam comicamente Bedini.--Quando certe
ragazze si mettono in testa un'idea... sono tremende! Quella, vedi, 
capace di consumarcisi!

--La compiango.

Aveva notato che da quel giorno in poi, ogni volta che si trovavano
insieme, Efisio Chiardi, con questo o con quel pretesto, faceva cadere
il discorso intorno alla fissazione, come la chiamava, della signorina
Nerucci.

--Sembra che la gente si sia messa d'accordo per rendermela pi
uggiosa!--esclamava.--Tutti mi parlano di lei, della sua gran
passione; e parecchi mi hanno gi fatto capire che mi reputano, se non
disonesto a dirittura, certamente poco delicato.... Mi ci arrabbio!

--Lasciali ciarlare. La tua coscienza  tranquilla?

--Tranquillissima.

--Io per posso dirti che madre e figlia hanno non solamente
grandissima stima di te, ma che si affliggono profondamente della tua
sorte. Sono convinte che tu soffri, che non hai pace, che non dormi
pi, che non ridi pi, col pensiero fisso...!

-- un'aberrazione, a dirittura!

                        *
                       * *

Un mese dopo, Efisio Chiardi, passeggiando con lui pel gran viale del
Pincio, che in quell'ora era quasi deserto, gli diceva:

--La signorina Amelia mi fa piet. Si  potuta illudere;  scusabile.
Forse nessuno si era mostrato con lei cos compiacente come me.
Imperdonabile per  la sua mamma. Avrebbe dovuto capire lei, donna di
et e di esperienza, il vero significato delle mie parole e della mia
condotta. Invece, che cosa ha fatto? Ha alimentato, ha rafforzato
l'illusione della figlia, forse per la stupida vanit di far credere che
ha potuto ispirare una gran passione e sentirne il contraccolpo.... Come
spiegare altrimenti la mana di raccontare alla gente che sua figlia 
infelice e che c' un'altra persona--io--infelice altrettanto? Il bello
 che pi io protesto di non sentirmi punto infelice, e pi esse si
incaponiscono a credere che parli cos per nascondere alla signorina il
grave stato del mio cuore, perch mi dimentichi almeno lei, non potendo
dimenticarla io!--

E qualche settimana appresso, riprendendo lo stesso argomento a
proposito delle nozze di un comune amico che aveva avuto il coraggio
di sposare una ragazza un po' gobba,--o un po' sciancata, non ricordo
bene--ma molto ricca, Efisio Chiardi declamava:

--Ecco, io capisco che uno sposi anche una brutta o una non
bella--spesso la bruttezza e la bellezza della donna sono modi
di vedere di chi guarda--purch lo faccia per amore, per
passione; lo capisco. L'amore  una grande scusa, specialmente
se reciproco--giacch non di rado qualcuno sposa unicamente per
cavarsi una donna dal cuore; pare assurdo, ed  vero.--Ma
sposare, come ha fatto Sarti, una specie di mostro perch
fornita di ricca dote,  cosa indegna di uomo onesto. Sar un
affare come un altro, una speculazione ben riuscita; ma  pure
un vendere il proprio nome, un alienare la propria libert... Io
stesso, vedi, mi reputerei inescusabile se arrivassi a fare
questo ragionamento nel caso mio:--Sei amato; spsala dunque,
quantunque tu non l'ami. Pu anche darsi che in te l'amore nasca
dopo.--

--E non ragioneresti male--lo interruppe Bedini.

--Malissimo. Mi piegherei a subire una soperchieria.

--Quale?

--La passione altrui. Oh bella! Ti confesso che pi ci ripenso su e
pi mi indigno.

--Perch ci ripensi?

--Perch pare che tutti vi siate messi d'intesa per non farmi pensare
ad altro. Non posso avvicinare un amico, un conoscente anche di quelli
che non frequentano i gioved di casa Nerucci, senza sentirmi
dire:--Dunque?... Questi confetti quando?... Si decida una buona
volta!--Vogliono prendermi pel collo, violentarmi; e mi rendono
maggiormente odiosa quella povera ragazza, che infine poi--come
figura--non  forse un ideale, ma  buona, virtuosa, rara donna di
casa, e probabilmente sarebbe, sono di accordo con te, ottima
moglie...

--Certamente--soggiunse Bedini.

--Ma che vuoi?--riprese Chiardi.--Con questo modo d'imporsi! Con
questo voler far credere che io sia innamorato pazzo e pazzamente
riamato! Devi convenirne,  troppo. Se mi lasciassi lusingare, se in
un momento di debolezza... Oh! Dopo, arriverei a sentire orrore di me
stesso. Ho un solo orgoglio, quello della mia libert. Io torcerei il
collo a quella mamma. La ragazza--sono giusto--la metto fuori di
quistione.  illusa, ma sincera. Ieri, appunto, pensavo di scriverle
una lunga lettera per disingannarla, per far cessare quel suo stato di
tormentoso eccitamento... Mi fa piet, te l'ho detto pi volte. Mi
dispiace di essere involontaria cagione... Involontariissima, te lo
giuro... con te non farei misteri. Se avessi una minima ombra di
colpa, se per leggerezza, o anche per inavvertenza, sentissi di aver
contribuito a farle sospettare... Niente! Te lo giuro. Per questo
m'ispira piet. Debbo confessartelo? Quasi quasi, ora, guardata da
lontano con gli occhi dell'immaginazione, non la giudico pi tanto
brutta quanto mi  parsa sempre. Ha un bel personale. Non  poco... E
una certa grazia di modi... E quella stessa sua sentimentalit,
riflettendoci bene, non  infine grave difetto... Ieri, dunque,
pensavo di scriverle una lunga lettera; l'avevo anzi scritta a met;
ma poi mi son detto:--Che concludi? Non ti creder. Potr supporre che
sia una cosa combinata coi parenti, o pure un altro tuo atto
eroico...--A quel che pare mi stima capace di ogni eroismo...--Ed ho
stracciato il foglio... Oh! Sono seccato, seccato, seccato!

--Me ne accorgo; per questo non te ne ho riparlato pi. Sei tu ora...

--Mi sfogo con te che mi conosci meglio degli altri, che comprendi, e
non sei sciocco da ripetermi come gli altri:--Questi confetti,
quando?--

Bedini intanto osservava quanto mutato era il linguaggio di Efisio
Chiardi dalla prima volta che gli aveva accennato della signorina
Nerucci:--Mi  antipatica; non la posso soffrire.  brutta, leziosa,
pretensiosa, ridicolmente sentimentale!--Ora, invece, per poco non la
diceva bella... Le riconosceva certa grazia di modi, e pi non ne
trovava biasimevole la sentimentalit... Che cosa voleva dire questo
cangiamento? Non riusciva a spiegarselo.

In fatto di amori specialmente, Efisio Chiardi amava il mistero.
Soltanto per caso Bedini aveva scoperto qualche relazione femminile
del suo amico; e tanta circospezione gli piaceva, quantunque egli
fosse molto curioso--non lo nascondeva--dei fatti altrui. Lo
interessavano, lo divertivano, forse perch era uno sfaccendato e non
sapeva come impiegar meglio il suo tempo. Direte che aveva istinti
polizieschi... Ebbene, s! Non arrossiva di confessare che qualche
volta aveva seguito, per settimane, per mesi, le peste d'un intrigo
amoroso e di persone che conosceva appena di vista, unicamente perch
un gesto, un'occhiata gli avevano fatto scorgere che sotto l'apparente
indifferenza esse tramavano chi sa che cosa meritevole di essere
scoperta. N si era mai acchetato fino a che non l'avea scoperta.

Quell'inatteso cangiamento di linguaggio gli aveva fatto rizzare le
orecchie, e lo aveva messo in attenzione. Che l'amico Efisio volesse
farsi giuoco di lui? Che le signore Nerucci, madre e figlia, avessero
ragione? Gli sembrava che Chiardi, suo malgrado, si fosse tradito. La
contraddizione tra le parole del primo giorno e queste ultime era
evidentissima. Al solito, voleva fare il misterioso. Anche con lui? A
che scopo? E il suo istinto poliziesco vedeva balzarsi davanti,
nell'ombra, una bella impresa da tentare: afferrare il filo messogli
in mano da Chiardi con quell'involontaria contradizione, e penetrare,
guidato da esso, nel laberinto dei fatti e pi nel cuore di lui e poi,
all'ultimo dirgli sorridendo:--Perch non sei stato sincero? Non sei
riuscito a sviarmi. So quanto te, e forse meglio di te stesso, come
stanno le cose!--Sarebbe stata una gran soddisfazione, una bella
rivincita!

                        *
                       * *

Ma appunto in quel tempo Bedini aveva dovuto assentarsi da Roma, e la
sua curiosit era stata acuita durante i tre mesi di lontananza, dalle
lettere che Efisio Chiardi gli scriveva ogni settimana regolarmente;
lettere di due pagine dapprima, poi di quattro, poi di otto, e che
avrebbero raggiunto la grossezza d'un opuscolo e di un volume, se la
missione di Bedini presso la Biblioteca Nazionale di Firenze non fosse
finalmente terminata.

Con la scusa di tenerlo informato dei pettegolezzi romani, del circolo
dei loro amici specialmente, Efisio Chiardi gli parlava soltanto della
signorina Nerucci che gli ispirava crescente e sempre pi profonda
piet.

Ma sai che  un bel caso questo! Non vorrei affatto occuparmi di lei
e intanto sono costretto a non occuparmi quasi di altro. Quella strega
della sua mamma sembra vada attorno unicamente per far sapere a tutti
la mia disgrazia; parla pi di me che di sua figlia. Sono oggetto
della sua commiserazione; mi copre di ridicolo. Ora non posso pi
stare un minuto soprappensiero senza che qualcuno non mi dica
compassionevolmente:--Eh, via! Lascia andare. Non c' lei sola al
mondo!--Protesto, mi stizzisco, e faccio peggio. Nessuno vuol
credermi; debbo passare per forza da innamorato infelice!

E alcuni giorni dopo:

Sono furibondo. Ho incontrato Babolani, il gran chiacchierone; lo
rammenti? Quel coso lungo, magro e col naso storto, che tempo addietro
avea tentato di tirarsi su _reporter_ di giornali, ed ora fa l'agente
di annunzi per non so quale ditta? Non lo vedevo da un secolo. Mi ha
rotto le scatole due eterne ore! Capisci? Ora viene in iscena anche il
padre! Babolani dice che il signor Nerucci gli ha parlato di
me.--Elogi, al solito, della mia delicatezza di sentire. Le mie
condizioni? Oh, io esagero! Dovrei avere maggior fiducia in me stesso.
E poi la sua famiglia potrebbe facilmente aiutarmi a trovare un
impiego, caso mai! Con tante conoscenze! Sarei adorato in quella casa.
I genitori, pur di vedere felice la loro figliuola, farebbero
qualunque sacrificio... E non occorre. Perch mi ostino? Non mi
accorgo dunque come mi sono ridotto? Mi consumo e faccio consumare
quella povera creatura!--Anche questo! Mi consumo! E non sono stato
mai cos bene in salute, cos allegro, cos spensierato! C' da
ammattire... L'ho mandato al diavolo!

E all'ultimo:

Ci siamo trovati faccia a faccia!  stato impossibile evitarla.

Era sola... Appena si accorse di me... Ho avuto, ti giuro, una di
quelle paure!... Se si avvicinava? Se mi domandava...? Non so che cosa
temessi che ella potesse mai domandarmi, a bruciapelo, in quel
momento. So per che non sapevo che cosa avrei potuto risponderle...
Mi  parsa un'altra!... In meglio... Gi dovrei dirti che di lei ho
visto soltanto gli occhi... che sono stati sempre belli, cio grandi,
espressivi. Allora, mi sembrava che di questa loro efficace
espressivit ella abusasse un pochino per posa sentimentale; lo dicevi
anche tu; ma forse ci siamo ingannati. Ora, te lo confido con la pi
segreta intimit epistolare, erano proprio bellissimi, cos pietosi,
cos imploranti!... E cos rassegnati! Mi ha dato un solo sguardo ed 
passata oltre, dignitosamente. Devo esserle parso uno stralunato...
Infatti...! Fortuna che nessuno ci abbia visti! Altrimenti chi sa
quanti e quali paralipomeni alla leggenda del nostro sventuratissimo
amore!

Ho capito in questa occasione che l'amore pu fin operare il miracolo
della trasformazione fisica della persona che ama. Figurati se io
posso essere disposto a giudicare benevolmente Amelia, io che ho avuto
per cagion sua tanti dispiaceri, tante noie, tante seccature!... Credo
di essere diventato un po' verde dalla grande bile smossami da lei e
dalla sua sciocchissima mamma. Se dunque io, cos prevenuto contro di
lei, ho dovuto riconoscere la straordinaria trasformazione avvenuta
nella sua persona, vuol dire che questa  proprio grande, ed
evidentissima. Me ne rallegro con Amelia; tanto  vero che tutti i
guai non vengono per nuocere! E cos quando la nostra commediola
finir--presto, amo di lusingarmi; ogni bel gioco dovrebbe durar poco,
e questo dura da un buon pezzetto!--Amelia dovr restarmi grata di tal
beneficio, quantunque involontariamente arrectole; cosa assai rara,
perch ordinariamente gli amori morti lasciano dietro un'eredit di
odi, di sdegni...

--Filosofeggi troppo, caro mio!--esclam Bedini, ripiegando la
lettera.--E poi, come mai la signorina Nerucci, l'antipatica,
l'insoffribile signorina Nerucci  diventata ora Amelia, e non
soltanto buona ma quasi bella, per te?

                        *
                       * *

E non vedeva l'ora di tornare a Roma per poter dire sul viso all'amico
Efisio:--Eh via! Finitela! Sposatevi, se ne avete voglia; o fate
all'amore tranquillamente, come gli altri fedeli cristiani, senza
smorfie, senza posa per farvi compassionare!

Trov Efisio Chiardi alla stazione. Pareva un uomo che stsse su le
spine. Impaziente di ogni minimo indugio, vedendo che non si
avvicinava nessun facchino, aveva preso lui una delle valigie del
Bedini e si avviava verso l'uscita, quando questi gli disse:

--Ma io ho bisogno di fermarmi al ristorante; ho proprio fame.

Chiardi non pot frenare una mossa di disappunto.

--Ti dispiace?--fece il Bedini.--Se hai fretta...

--S, ho fretta di parlarti, di consultarti...

--Parlerai mentre io manger, se non vuoi prendere qualche cosa anche
tu.

--Grazie!

--Che ti accade?... Laggi, a quel tavolino in disparte...
Dunque...--soggiunse Bedini appena data l'ordinazione al cameriere.

--Credi tu alla suggestione?--cominci Chiardi.--Eccone qui una
vittima! Mi guardi negli occhi? Ridi? Non c' niente da ridere. A
furia di sentirmi ripetere da tutti che sono un innamorato infelice, a
furia di esser costretto, dalla mattina alla sera e dalla sera alla
mattina, a dover pensare incessantemente alla mia fantastica
disgrazia...

--Bene, bene! Ho capito!

--Darei la testa ai muri! Vuol dire che era destinato cos.

--Risprmiati la testa! Non occorrevano tante precauzioni oratorie per
farmi sapere che finalmente...

--Precauzioni oratorie?

--Come vorresti chiamarle? Hai voluto fare, al tuo solito, il
misterioso, ma non ci sei riuscito. Ti confesso, giacch siamo a
questo, che non ho mai creduto alle tue negazioni, e veggo con piacere
che non mi sono ingannato. L'hai trovata bene: Suggestione! Serbala
per gli altri. Io intanto ora posso domandarti:--E questi confetti,
quando?-- inutile stralunare gli occhi, fingere di arrabbiarti...

--Mi arrabbio seriamente! Suggestione, s, caro Bedini. E se volessi
darti a intendere che ne sia dispiacente, mentirei. Dicevo:--darei la
testa ai muri--pensando alla figura che far presso molte persone...
Ma, infine, che dovr importarmene,  vero? Rendo felice una creatura
che merita di esser tale; e rendo felice anche me, perch non capita
tutti i giorni essere amato fino al punto che sono amato io. Come sia
accaduto, non saprei spiegartelo io stesso. Picchia oggi, picchia
domani... E un bel mattino mi sono svegliato, proprio cos! innamorato
cotto, con mia grandissima maraviglia... Era destino! Se fosse
diversamente, non avrei ora bisogno di te, della tua opera di amico...
Ti attendevo con impazienza; voglio uscir sbito da questa situazione
imbarazzante. Bisogna che qualcuno vada a spiegare... vada a
scusarmi... Non  facile. Conto su la tua abilit diplomatica... Io
sono stato d'una crudezza sconveniente nel negare a tutti... Era la
verit. Oggi non pi... Se non  suggestione questa...! Non ridere, te
ne prego.

--Meglio, meglio cos!--esclam all'ultimo Bedini, convinto che il suo
amico non gli avrebbe fatto fare una parte ridicola quantunque si
trattasse di commedia.

E il giorno dopo, verso le cinque, si presentava alla signora Nerucci
lieto e sorridente, sicuro di apportarle una bella e inattesa notizia.
Aveva creduto opportuno, per finezza diplomatica, pigliarla molto
larga, ed era rimasto interdetto vedendo scattar infuriata la signora
Carlotta appena egli aveva pronunciato il nome di Efisio Chiardi.

--Quel che ha fatto costui  un'infamit senza nome!

--Rifletta, signora mia!

--Ammogliato, con figli! Che cosa si era immaginato dunque?...

--Signora! Ammogliato, chi?

--Lui! Lui!... L'abbiamo scoperto per caso.

--Non pu essere!

--Con un tegame, di cui ora si vergogna... Al suo paese, ad Oneglia!

Il povero Bedini non sapeva che cosa rispondere. Il contegno
misterioso del Chiardi lo rendeva perplesso. Gli sembrava per
impossibile che il suo amico avesse potuto spingere la sfacciataggine
fino al punto di mettere in mezzo anche lui e in una faccenda cos
delicata... Ma la signora Carlotta gli chiudeva la bocca ripetendogli.

--Infamit senza nome! Per fortuna, mia figlia  gi rinsavita, e
sposer, tra un mese, un gentiluomo degno di lei!

Bedini usc di casa Nerucci rallegrandosi che la diplomazia lo avesse
salvato dall'apparire complice di un brutto inganno, furioso contro
Chiardi... ammogliato con un tegame di cui si vergognava, come gli
aveva affermato la signora Carlotta.

Efisio Chiardi lo attendeva al Caff del Parlamento, con una tazza di
caff che gli si era freddato davanti e in mano un giornale inglese
illustrato di cui sfogliava distrattamente le pagine, senza neppure
guardarle.

--Hai fatto presto!--gli disse.

--Senti!... Se  vero...--balbett Bedini.

--Che cosa?

--Se  vero che tu hai moglie e figli...

--Io?

--Al tuo paese.

--Io?...

--Intanto sappi che la signorina, tra un mese, sposa!...

--Oh, Dio!... Ma  un'infamit!

--Cos dice pure la signora Carlotta!

--Chi ha potuto inventare?...

--Certe cose non s'inventano!

--Ma che moglie! Che figli! Sono scapolo, scapolissimo!... Te lo
giuro!

--Tanto,  inutile che tu ti affanni a protestare... Sar, che posso
dirti? un pretesto per giustificare il voltafaccia suo e della sua
figlia... Non  pensata male!.... Oh le donne!

--Ma come? Deve finire cos? Ora che io...

--Ti consolerai, va' l, anche tu! Ci si consola di tutto a questo
mondo!

--No, devo scolparmi; non voglio che mi si creda capace di cos
vigliacca azione! E non voglio, no! no! lasciarmi rubare la
felicit... Io l'amo... capisci... io l'amo ora!

--Amerai un'altra. Chiodo scaccia chiodo! In quanto a scoprire donde
sia venuta fuori questa fandonia...

--Calunnia!--url il Chiardi, dimenticando di essere in un caff.

--Zitto! Non far voltare la gente... Lascia fare a me.

--Chi  costui?... Tu lo sai: il nome! Ce la sbrigheremo tra noi due!

--Il mio stupore era tale in quel momento, che ho dimenticato di
domandare alla signora Carlotta chi sposava sua figlia.

--Lo sapr; non sar un mistero!

--Vuoi aggiungere ridicolo a ridicolo? Lasciami fare. E se scopro
qualcosa di losco, giacch devi anche ammettere che tutto questo pu
essere avvenuto semplicemente, naturalmente....

--Appiopparmi moglie e figli che non ho?... Semplicemente?
Naturalmente?... Bedini! Tu hai voluto mettermi alla prova! Indovino?
Di'? Hai voluto convincerti se amo davvero Amelia....

--Non fantasticare; niente affatto. Hai moglie--e brutta da
vergognartene--e figli... secondo la signora Carlotta... E vi  chi ti
libera dal commettere un delitto di bigamia... secondo la signora
Carlotta. Non ho inventato niente; non ho voluto metterti alla
prova... E sii omo! Chi sa se tu non debba un giorno ringraziare colui
che forse ti impedisce di fare una grande sciocchezza. Suggestione,
hai detto. Dunque la tua volont non c'entra punto; il tuo cuore,
nemmeno. La tua vanit, scusa, probabilmente per molta parte; il
calcolo, inconsapevolmente, un pochino... E se poi la suggestione
finisse? E tu ti ritrovassi allo stato di prima?

--Ero un imbecille allora, un cieco... Non pu finire cos! Non deve
finire cos! Vedrai! Vedrai!

--Lasciami fare, ti ripeto. Dammi due, tre giorni di tempo. Tu lo sai;
quando mi metto in testa di scoprire una cosa!...

Ai curiosi succede come ai grandi scienziati o ai grandi inventori: il
caso li aiuta in modo sorprendente.

Era stato Babolani, il gran chiacchierone Babolani. Due giorni dopo se
ne vantava con Bedini incontrato per caso.

--Che vuoi, caro mio! Quella ragazza mi faceva pena. Allora pensai:
Non c' altro modo di guarirla.--E dissi al padre... Non ho detto una
bugia sai?... Efisio Chiardi ha moglie e figli... ma non  lui, il
nostro Efisio. Di Oneglia per; credo che in quel paese si chiamino
tutti Efisio e tutti Chiardi. Non lo credi?... Ed  andata bene,
magnificamente! L'amico Chiardi dovr accendermi un bel cero di
ringraziamento...  andata anche, se vogliamo, troppo bene. La
signorina, lo sai? prende marito... Si  consolata presto; se pure non
lo prende per dispetto, per vendetta; le donne sono capaci di tutto!
Guarda com' il mondo! Ho confidato a cinque o sei persone: Dicono
che Efisio Chiardi ha moglie al suo paese; cos brutta, ch'egli se ne
vergogna, e figli... Che ne sapete? E tutte e sei, via, dai Nerucci a
farsi un merito della scoperta. Guarda com' il mondo!... Se non fosse
stato a fin di bene... Perch ridi?... Che pensi?

--Rido--rispose Bedini--perch mi accorgo che in questo mondo si fanno
pi commedie che non se ne scrivano.

--E pi divertenti dovresti aggiungere--disse Babolani.

--Secondo.

Per Chiardi non fu davvero molto divertente questa qui. Ma egli ora fa
il bravo; e quando incontra a braccetto del marito colei che avea
giurato di essere sua o di nessun'altro, si consola come da scampato
pericolo, esclamando:

--Oh! Era troppo brutta! E diventer peggio!... Se la goda!




IN BARCA

    A JOLANDA.


Quantunque a Catania da otto giorni, mia moglie era tuttavia sotto il
gran fascino dello spettacolo del mare, nuovo per lei. A ogni po',
mentre la conducevo attorno per farle osservare chiese, monumenti,
negozi, ella mi si attaccava al braccio e, con accento da bambina che
vuol essere accontentata, mi sussurrava all'orecchio:

--Andiamo alla Marina?

--Ci siamo stati un'ora fa!

--Che importa? Oh, il mare! Mi sembra di non aver potuto ancora
ammirarlo a bastanza. Andiamo?

La sentivo trasalire, sotto braccio, dal godimento anticipato che la
prossima vista del mare le avrebbe prodotto. E appena ne scorgeva un
lembo a traverso gli archi del viadotto e i rami degli alberi di Villa
Pacini, prorompeva in esclamazioni che mi facevano sorridere e gi mi
sembravano esagerazioni femminili. Per contradirla, allora le dicevo:

--Ecco!  sempre lo stesso: acqua, acqua, acqua!

--Non  vero. Muta di aspetto da un'ora all'altra. Un'ora fa era
azzurro; ora, guarda,  cenericcio.

--Effetto della luce.

--Bravo! Grazie della spiegazione!... Ma di qui non si vede bene;
andiamo laggi, su la panchina del Molo.

--Perch non usciamo in barca fuori del porto?

--Ho paura.

--Di che cosa?

--Dell'acqua. Se sopravvenisse una tempesta....

--Le tempeste non scoppiano all'improvviso.

--Se la barca si capovolgesse....

--In che modo? Le barche paion cullate dalle onde allorch il mare 
tranquillo come in questo momento.

--Ho paura.

--Bada! Quando saremo andati via, rimpiangerai di non aver gustato il
gran piacere di una gita in barca.

--Lo credo!--E soggiungeva:--Se si andasse con uno di quei grossi
bastimenti, con un piroscafo, mi sentirei sicura; ma con queste barche
che si direbbero tanti gusci di noce! Quante, in fila, l! Non
sembrano grossi pesci a fior d'acqua? Si agitano, saltellano come cosa
viva.... Oh, su un bastimento, su un piroscafo, s!

--Hai torto. Nelle tempeste, le barche valgono assai meglio di quei
grandi legni. Quando questi stanno per affondare, passeggeri ed
equipaggio si salvano, lo sai bene, su le fragili imbarcazioni. Via!
Dovresti vincere cos sciocca paura.

--Un'altra volta. Ora sta' zitto; lasciami ammirare.

Di cima al muraglione della panchina del Molo, spalancava i begli
occhi neri su la immensa distesa del Jonio scintillante di sole, e non
aveva parole, non gesti per esprimere le diverse sensazioni che la
invadevano in quel punto. Ed io, osservandola, le invidiavo la gioia
della novit di quelle sensazioni che stentavo quasi a comprendere,
abituato ormai, sin da quando ero studente, alla vista del mare,
quantunque nato, come mia moglie, in cima alle rupi di Troina
nell'interno della Sicilia.

                        *
                       * *

La pi profonda impressione del nostro viaggio di nozze era stata per
Paolina quello spettacolo; non finiva di riparlarne.

--Che cosa ti eri immaginato?--le domandavo, canzonandola un po'.

--Qualcosa di grande, d'immenso... e non sono arrivata alla realt.
Ora pi lo guardo, pi lo contemplo, e pi vi scorgo particolari che
da prima mi erano sfuggiti. Tu dici:--Il mare  azzurro come il cielo
che vi si riflette.--Non  vero. Il mare  di cento colori, qua
azzurro, l turchino, pi in l violetto, pi in l verde chiaro,
verde cupo, giallastro, grigio, bianco.... di cento colori. Se non lo
avessi visto, non lo avrei creduto. Ed ora che ho preso un po' di
confidenza con lui...--soggiunse finalmente una mattina.

--Ah! Ti sei decisa!

--S, mi sono informata dalla cameriera dell'albergo: potremmo andare
in barca fino a gnina e tornare, in poche ore, dopo aver fatto
colazione col.

--E se sopraggiungesse una tempesta?

--Non ridere di me!

--E se la barca si capovolgesse?

--Annegheremmo, abbracciati stretti... e addio!

--Sei diventata coraggiosa tutt'a un tratto?

--Avevo paura... per te. Giacch ora dici che non c' pericolo....

La guardai maravigliato e con un vivissimo impeto di gioia; di
sollievo, dovrei dire.

Io credo che il viaggio di nozze sia, spesso, la prima e la pi
irrimediabile delusione della vita matrimoniale. Il passaggio
dall'ideale fantasticato alla realt  cos brusco e cos inatteso,
che lascia un'orma profonda nell'animo, qualche cosa che forma poi
l'infelicit delle due fidenti creature unitesi, forse un po'
sbadatamente, per sempre.

Appunto in quegli otto giorni di vita di albergo, io avevo ricevuto
dal contegno di Paolina, se non una cattiva impressione, un senso
confuso di... di... non so come esprimermi. Insomma, mi era sembrato
ch'ella mancasse di tenerezza, di abbandono, e che il suo spirito
fosse pi superficiale, pi fanciullesco ch'ella non avesse mai
lasciato trasparire in un anno di fidanzamento e di quasi quotidiana
intimit. In certi momenti, sorprendevo in fondo al mio cuore un sordo
e allora inesplicabile rancore contro di lei; e me ne indignavo come
di un'ingiustizia verso la bella creatura di diciotto anni che io
pretendevo diversa da quella che il sesso e l'et dovevano farla.

Non ero io assai pi fanciullo e pi leggero di lei, sentendo una
specie di gelosia del mare che la invasava con la sua immensit? Non
ero ridicolo?--s, ridicolo--specialmente in quegli ultimi giorni,
nell'accompagnarla alla marina con aria annoiata, musona e nel
compiacermi di punzecchiarla, di canzonarla, di non nasconderle che la
sua insaziabilit cominciava a sembrarmi indegna di lei?

--Avevo paura, per te!

Queste parole intanto erano state un'improvvisa rivelazione,
soprattutto per l'accento con cui ella le aveva dette e per
l'affettuosissimo sguardo con cui le aveva accompagnate.

Le presi il braccio, e poco dopo eravamo alla Marina in cerca di una
barca e di un barcaiuolo che ci portasse a gnina, come Paolina aveva
progettato.

                        *
                       * *

A farlo apposta, quella mattina non trovavamo barche n barcaiuoli
disponibili, forse perch giornata di domenica, forse perch il bel
tempo aveva suggerito a parecchi altri la stessa idea, forse perch la
pi parte dei marinai erano usciti per la pesca.

--Pare impossibile! Proprio oggi!--esclam Paolina.

All'ultimo un vecchietto, dopo di essersi consultato con due altri
vecchi che fumavano tranquillamente in un canto e non si erano neppur
degnati di rispondere alla nostra richiesta, venne ad offrirci l'opera
sua.

--Basterete a remare voi solo?--gli dissi.

--Montino!

E il gesto e la voce del vecchio rivelarono l'orgoglio offeso da quel
dubbio da me espresso.

Il mare non poteva essere pi tranquillo. La barca scivolava su la
superficie con leggere scossettine. E la riva sfilava di fianco a noi
a poca distanza, elevandosi sempre pi con nere rocce di lava che gi
nascondevano la campagna. Grotte si aprivano qua e l; stormi di
palombi selvatici sbucavano da esse, di tratto in tratto, involandosi
verso terra, mentre gli alcioni ci accompagnavano sfiorando l'acqua
con ali spiegate che non producevano nessun lieve frusco.

Paolina era in stasi, ed io dovevo impedirle di chinarsi ogni volta
ch'ella tentava di afferrare qualcuna delle meduse erranti a fior
d'acqua, opaline, iridate, simili a funghi cristallini portati via
dalla corrente.

Mi maravigliavo ch'ella non sentisse nessun sintomo di mal di mare.

--Sei contenta di questa gita?

--Che delizia!

--Ecco gnina,--disse il barcaiolo.

                        *
                       * *

Eravamo appena a met della nostra colazione, quando il vecchio, che
era andato a trovare un suo conoscente, si presentava annunziandoci:

--Bisogna partire sbito. Si  levato un po' di vento, il mare si
guasta.

Infatti pareva che avesse dei brividi; si increspava, si sollevava con
frequenti crestine spumanti.

--Facciamo presto--insisteva il vecchio.

--Ci sar pericolo?--domand Paolina.

--No, padrona mia; ma  meglio far presto. Col mare non si sa mai....

Partimmo un po' sballottati. Paolina mi guardava negli occhi quasi per
scrutarmi, e poi guardava il barcaiuolo, che faceva forza coi remi per
resistere agli urti crescenti delle ondate. Io cominciavo a
impensierirmi per lei. Questa volta certamente il mal di mare
l'avrebbe fatta soffrire.

La barca balzava, si avvallava, si rialzava. Sprazzi di spuma
arrivavano agli orli di essa.

Tutt'a un colpo il mare divent pi agitato. Il barcaiuolo stentava a
farci procedere; ansimava, sudava, guardava attorno, lontano, e
scoteva la testa. Certi scogli a fior d'acqua, che io avevo notati
nell'andare, non si scorgevano pi, sommersi sotto le ondate che si
succedevano fitte, accavallandosi, spumeggiando.

--Ah, Madonna Santa!... Ah, sant'Agata benedetta!--brontolava il
barcaiuolo.

Non era incoraggiante; ma io mi sforzavo di sorridere a Paolina, e di
farle animo con gli sguardi.

--Sangue di...! Corpo di...!--bestemmiava sotto voce il barcaiolo,
come pi il mare si faceva cattivo.

--Hai paura?--domandai a Paolina.

--No.

--Tienti forte al panchetto.

--Sta' tranquillo, non occorre.

--Sant'Agata benedetta!... Madonna delle Grazie!--tornava e brontolava
il vecchio, che sosteneva male le spinte delle onde e non riusciva pi
a filar diritto.

--Badate!--urlai.

Al mio grido egli fece uno sforzo, accompagnato da due o tre energiche
bestemmie, e cos lo scoglio in cui stavamo per investire fu,
fortunatamente, evitato. Io lo avevo scorto mentre le ondate,
rovesciandosi dall'altra parte, lo avevan lasciato per un istante
scoperto. Era uno di quelli a fior d'acqua, pericolosissimo.

--Che cosa  stato?--domand Paolina.

--Niente. Appoggiate pi a sinistra--soggiunsi, rivolto al barcaiuolo.

--Sarebbe peggio--rispose.--Aah! Aah! Aah!

E aiutava con la voce lo sforzo di tutta la persona.

Allora fui stupito di veder Paolina calma, sorridente, e di udirla,
prima, canticchiare a mezza voce, poi cantare a voce spiegata, quasi
gli sbalzi della barca fossero cosa aggradevole. Ora non ricordo pi
che cosa ella cantasse, ma ho ancora nell'animo l'impressione di
quella voce limpida, ferma, che gettava in mezzo al rumore delle onde
agitate una dolce melodia del Bellini, o forse piuttosto del Verdi....
Io dovevo farmi violenza per non farle capire che cominciavo a temere
qualche pericolo con quel barcaiolo vecchio, mezzo sfinito, che
alternava con maggior frequenza invocazioni alla Madonna e a
sant'Agata e brutali bestemmie. Eravamo lontani mezzo chilometro dalla
punta del Molo; e Paolina, terminata una melodia, aveva impreso a
cantarne un'altra pi allegra, pi squillante, senza mostrar di
curarsi della crescente violenza del mare.

La punta del Molo era affollata di gente che pareva seguisse ansiosa
con gli occhi la nostra barca lottante contro le onde.

--Vira, vira pi al largo!--udii gridare.--Forza! Coraggio!

E quando fummo vicini, un marinaio ci gitt una fune che il vecchio
afferr. Saltato il primo su la banchina si buttava ginocchioni,
scoppiando in lagrime, e toccava con la fronte il terreno,
ringraziando la Madonna e sant'Agata dell'averlo salvato!

Paolina, appena posto piede a terra, impallidiva improvvisamente e mi
si sveniva tra le braccia.

                        *
                       * *

--Hai potuto far questo? Tu!

Mi pareva incredibile.

Ella aveva compreso assai meglio di me il pericolo in cui ci eravamo
trovati; e intanto, per non farmi perdere coraggio col mostrarsi
atterrita, si era messa a cantare, stando ferma al suo posto.

--Mi sentivo morire dallo spavento di annegare! Come abbia avuto
quella forza non lo so neppur io.... Ti volevo tanto bene in quel
punto!

--E dopo, ora?--dissi abbracciandola e coprendola di baci.

Fece soltanto un gesto, un rapido indimenticabile gesto.




FORZE OCCULTE

    A GUELFO CIVININI.


D'accordo, Aldo Smara e la sua fidanzata avevano rinunziato al loro
viaggio di nozze.

lvia era stata lietissima di veder accettata la sua proposta. Le
repugnava quell'andare a disperdere per gli alberghi, sotto gli
sguardi importuni dei camerieri e dei viaggiatori, le prime dolci
impressioni della loro vita di sposi.

Aldo Smara, che per una strana serie di circostanze non aveva fin
allora potuto effettuare il suo sogno di visitare Venezia, si era
proposto di associare il ricordo della fantastica citt con quello del
giorno in cui avrebbe raggiunto il pi elevato scopo della sua
esistenza; e per ci aveva mostrato un po' di esitazione
nell'acconsentire a una proposta che gli sembrava raffermasse quella
specie di fatalit dalla quale gli era stata pi volte impedita la sua
partenza per Venezia quasi sul punto di chiudere le valige o di
avviarsi per la stazione.

--Ti dispiace?--aveva detto lvia.

--Oh, no, se fa piacere a te!

--Venezia  sempre l, non ce la porta via nessuno--avea soggiunto
lvia sorridendo.--Potremo andarvi dopo.

--Non sar la stessa cosa.

--Sar forse meglio. Saremo meno assorti, meno distratti
nell'ammirarne le bellezze.

--Hai ragione.... Hai sempre ragione!... Per....

--Sentiamo!

--Pu darsi che sia un pregiudizio alimentato dall'uso, o
un'impressione mia personale, ma la luna di miele passata in citt non
mi sembra pi luna di miele. Non potremo segregarci in casa, chiudere
l'uscio di essa ai parenti, agli amici, alle tue amiche soprattutti.
Quel primo mese del nostro matrimonio in che cosa differir poi dagli
altri, quando la vertigine della vita sociale, degli affari
specialmente, riprender te e me, per quanto noi si abbia l'intenzione
di menare vita modesta, come la nostra condizione richiede?

--E perch mai dovrebbe differire?--replic lvia.

--Hai ragione.... Hai sempre ragione!... Per....

--Un altro per?

--Ricordi? Un giorno, in una delle nostre passeggiate in gran comitiva
per la campagna, lo scorso autunno, tu mi facesti osservare quella
villa mezza nascosta tra gli alberi, in cima a una collinetta, e mi
dicesti sottovoce:--Col!--Il lampo degli occhi e il sorriso finirono
di esprimere l'intimo significato di quella parola. Vi ho ripensato
parecchie volte, e un giorno--mi pare di avertelo raccontato--ho
commesso la fanciullaggine di andare a visitare la villa turrita che,
vista dallo stradone sembrava un edifizio medioevale.

--Non me n'hai detto mai nulla.

--Probabilmente perch mi pareva di aver commesso una fanciullaggine.
 una villetta dei primi anni di questo secolo. I mezzadri abitano al
pianterreno. I padroni non vanno mai a villeggiarvi e neppure a
visitarla di tanto in tanto.--Perch?--domandai--Chi lo sa?--rispose
la mezzadra.--E sarebbero disposti ad affittarla?--Certamente. Abbiamo
le chiavi noi, per dar aria alle stanze. Vuol vederle?--Sono cinque al
primo piano e due al piano superiore, in quella che vorrebbe essere
una torretta merlata; stanze ariose, pulite, con discreta mobilia un
po' invecchiata, di trent'anni addietro o poco pi. E un silenzio, una
pace! Vista maravigliosa dal lato di levante, con tutti i colli
laziali torno torno; da ponente, Roma con la cupola di San Pietro
troneggiante nell'azzurro.... In una settimana, quella villetta
potrebbe esser pronta a riceverci--concluse Aldo insinuante.

--S, s--rispose lvia.-- una bella idea.

                        *
                       * *

Aldo Smara aveva voluto lasciare a quelle stanze la impronta
caratteristica del tempo in cui erano state mobiliate; ed eccettuata
la camera degli sposi, esse erano rimaste quali egli le aveva trovate
nella sua prima visita, senza spostar nulla, anche perch i mezzadri
avevano raccomandato, in nome dei padroni, di conservare, per quanto
pi era possibile, la disposizione degli oggetti che vi si trovavano.

Non erano punto preziosi i tavolini, i canterali, i divani, le
seggiole, le poltrone, le litografie e le incisioni in cornici di
ebano, i quattro o cinque quadri a olio, di soggetto sacro,
mediocrissime copie di originali del Guercino e di Carlo Dolce, i due
specchi ridotti quasi inservibili dall'umido che ne avea macchiato e
corroso l'argentatura.

Eppure lvia ed Aldo si erano adattati sbito a quell'aria di
vecchiezza--di stanchezza, diceva lvia--quantunque si sentissero
stranamente trasportati in un ambiente affatto diverso da quello delle
loro case sorridenti di tutta la gaia freschezza dell'ammobiliamento
moderno.

Le prime due giornate eran passate come in sogno. I due giovani sposi
avevano avuto appena tempo di dare un'occhiata al paesaggio e di fare
qualche breve passeggiata all'aperto. Ma, il terzo giorno, nelle ore
pomeridiane, una pioggerella fina, insistente, li aveva confinati in
casa. Si erano un po' svagati leggendo alcuni capitoli di uno dei
tanti romanzi nuovi comprati per quell'occasione, e le ombre della
sera li avevano sorpresi dietro i vetri della finestra del salotto,
silenziosi, intenti a guardare la pioggia che veniva gi pi fitta,
velando e quasi sfumando la campagna attorno e i colli laziali
lontani.

Aldo avea cinto col braccio la vita di lvia, ed ella si era
abbandonata carezzevolmente col capo su la spalla di lui. Tutt'a un
tratto, ella trasal.

--Che cosa  stato?

--Niente.... Non so!

Intanto spalancava gli occhi spauriti, voltandosi a guardare nella
stanza gi invasa dall'oscurit.

--Insomma?...--fece Aldo.

--Un brivido per tutta la persona, come se qualcuno mi avesse posato
una mano diaccia su la spalla.

--Chi sa che cosa fantasticavi!

--Non pensavo niente, guardavo fuori.

--Facciamo accendere i lumi.

Tutta la gran luce che due lumi diffusero poco dopo nel salotto non
valse per a rassicurarla pienamente. Avevano ripreso la continuazione
della lettura interrotta. Aldo leggeva ad alta voce, alzando, di
tratto in tratto, gli occhi in viso a lvia, che coi gomiti appoggiati
sul piano del tavolino e col mento sul dorso delle mani congiunte,
stava ad ascoltare. Evidentemente era un po' distratta. Due o tre
volte, Aldo aveva notato che ella, pur restando immobile, girava le
pupille attorno, con aria di diffidente paura; e credette opportuno di
sgridarla con dolce severit.

--Non sei una bambina!... Eh, via!... O ti senti male?

--Sarei proprio imbarazzata--rispose lvia--se dovessi spiegarti quel
che provo.... Ora voglio dirtelo--soggiunse:--Ho provato qualcosa di
simile sin dalla prima sera che arrivammo qui, nell'intervallo che tu,
sceso a parlare col mezzadro, dovesti lasciarmi sola per qualche
istante.

--Che cosa provasti?

--Un senso di freddo, come al contatto di persona disaggradevole...
invisibile.

--Oh!...

--Sar una ridicolaggine... che vuoi che ti dica?... Anche
tu?...--esclam lvia, vedendo diventare serio serio il marito e
prendere l'atteggiamento di chi sta in osservazione di qualcosa
d'insolito.

Aldo tard a rispondere.

--Anche tu?--ella replic afferrandolo, atterrita, per una mano.

--Volevo spiegarmi--disse Aldo con qualche imbarazzo--che cosa pu mai
averti prodotto tale strana suggestione in questo salotto. La vecchia
consolle? Lo specchio? Quei quadri anneriti e dai quali non si 
potuto togliere la polvere resa aderente dal tempo e dall'umido? Il
soffitto troppo alto? La tappezzeria nova delle pareti? I nervi di una
giovine signora sono impressionabilissimi, la immaginazione troppo
facile ad essere eccitata....

Ma, cos parlando, Aldo nascondeva a stento che aveva in quell'istante
anche lui un'indefinibile sensazione di malessere, precisamente come
pel contatto di persona disaggradevole, invisibile. Chiuse il libro,
si alz da sedere, e sforzandosi di sorridere, disse a lvia:

--Non piove pi!

E aperse la finestra. Il cielo era sereno. Le nuvole si addensavano
sui monti in fondo all'orizzonte, e la luna inondava con la sua luce
argentea la campagna, che esalava l'odore speciale dei terreni bagnati
da pioggia recente.

Richiusa l'imposta, egli prese lvia sottobraccio, e la condusse nella
sala da pranzo. La tavola era gi apparecchiata per la cena.

--Com' curiosa questa villa, di sera!--esclam Nannina, la donna di
servizio, portando in tavola.

--Perch dite cos?--domand lvia.

--Mah!...--fece Nannina.

--Anche lei?--pens Aldo.

                        *
                       * *

Egli si era rammentato di un libro inglese letto anni addietro, col
quale si pretendeva di dare una prova scientifica dell'immortalit
dell'anima e dell'esistenza di Dio. L'autore, o gli autori--erano due,
se mal non ricordava--credevano di aver dimostrato che fin i pi
impercettibili movimenti del nostro pensiero, non che gli atti e le
parole, vengono registrati e fissati nell'universa materia cosmica
come sur una lastra fotografica, anzi meglio che su una lastra
fotografica. E da questa nozione rimastagli chiara nella mente,
rannicchiato nel suo cantuccio di letto e fingendo di dormire, egli
era venuto fantasticando, durante la nottata, una probabile
spiegazione di quel fenomeno ormai innegabile perch avvertito
contemporaneamente da tre persone. Le pareti di quella casa dovevano
essere certamente sture di misteriosi fluidi, di pensieri e di atti
l registrati, e con tale forza da produrre terrificanti sensazioni
rivelatrici.

Gli erano rivenute alla memoria le notizie del mezzadro intorno
all'abbandono in cui i padroni lasciavano quella villa da anni ed
anni, senza mai venire a darvi una fuggevole occhiata. Ora gli
sembrava di non aver notato allora certe esitanze nelle risposte del
mezzadro e della sua moglie, e si proponeva di interrogarli quella
mattina, prima che lvia si alzasse da letto.

E durante la lunga nottata insonne non gli era anche parso di sentire
una specie di formicolo dappertutto, nelle pareti, nella volta,
dietro gli usci, nelle stanze accanto; un formicolo sordo sordo, che
l'orecchio non percepiva ma che intanto non gli sembrava meno reale,
quantunque percepito dai nervi di tutto il suo organismo quasi per
immediato contatto?

Egli s'interessava molto, da un anno in qua, di certi fenomeni di cui
soltanto da poco tempo alcuni scienziati osavano spregiudicatamente di
occuparsi, e cominciava a sospettare di trovarsi di fronte a qualcuno
di tali fenomeni; giacch non poteva credere di essersi lasciato
vincere dalla nervosit di lvia e della donna di servizio per
suggestione di seconda mano.

--Hai dormito bene?--gli domand lvia vedendolo saltar gi dal letto.

--Ho fatto tutt'un sonno. E tu?

--Io non ho chiuso occhio. C' mancato poco che non ti svegliassi.

--Perch?

--Non sgridarmi; avevo paura.

--Ancora?--egli esclam, fingendo di mostrarsi un po' in collera per
questa debolezza femminile.--Intanto che tu ti vesti--poi
soggiunse--scendo a fumar un sigaro all'aria aperta. Ti mando Nannina.

Non aveva potuto cavar nulla di bocca ai mezzadri. Quando essi avevano
preso quella mezzadria, la villa stava chiusa e abbandonata da un
pezzo.

--Giacch i padroni non se ne curano, perch non abitate le stanze
superiori?

--Queste a terreno, capisce, sono pi comode per noi.

--E dite, prima di me e della mia signora, nessun altro ha preso in
affitto la villa?

--S, quattro anni addietro, due forestieri, un vecchio con la figlia,
bellissima creatura, che volle andar via dopo una settimana.

--Perch?

--Lo dissero forse; ma chi li capiva? Scapparono quasi, brontolando,
facendo certi gesti! Gi quel vecchio doveva essere mezzo matto.
Andava attorno da mattina a sera, raccogliendo erbacce, riportandone a
casa mazzi, fasci interi. La figlia dipingeva.

La giornata pass tranquilla. lvia ed egli avevano quasi dimenticato
le tristi impressioni della sera avanti, perch le stanze illuminate
dal sole, assumevano durante il giorno aspetto gaio. Ma la sera, dopo
il tramonto, sembrava si trasfigurassero; e non valeva l'accendere
molti lumi. Qualcosa d'indefinibile, d'inesplicabile vibrava dalle
pareti, dagli oggetti; si sarebbe detto anche dall'aria che vi
circolava.

lvia, per vergogna di apparire bambinescamente paurosa, non osava di
manifestare ad Aldo l'opprimente sensazione che la invadeva; ed Aldo
si guardava bene dal confessarle la repugnanza che gli ispirava, di
sera, tutta la casa, in qualunque stanza essi si intrattenessero fino
all'ora di cenare e di andare a letto. lvia si stringeva a lui,
voleva esser presa tra le braccia, quasi per trovarvi un rifugio; ed
egli era contento di tenerla cos, di accarezzarla, di baciarla, di
mormorarle dolci parole a intervalli.... Giacch, a mano a mano che la
sera pi s'inoltrava, essi si sentivano costretti a restare
silenziosi; e avevano ancora--pensavano--tante dolci cose da dirsi in
quelle ore di raccoglimento, in mezzo alla gran pace della vasta
campagna!

Aldo non poteva pi dubitare che si trattasse di sensazioni reali.
lvia era un organismo solido, ricco di salute, come lui. Egli, 
vero, si era occupato di fenomeni anormali, ma solamente leggendo quel
che ne scrivevano, pro e contro, scienziati d'alto valore. Non si era
mai provato a osservare direttamente, quantunque spesso invitato da
persone che volevano iniziarlo ai misteri del magnetismo e dello
spiritismo. lvia lo aveva qualche volta graziosamente punzecchiato
per questi suoi studi, mostrandosi piuttosto incredula che no. Egli
non poteva per ci supporre che quel che essi e Nannina sentivano
nella villa provenisse da eccessiva nervosit o da preconcetti capaci
di alterare le ordinarie funzioni dei loro sensi.

                        *
                       * *

Avevano trascorso la intera giornata vagando per la campagna. Fatto
colazione in una vaccheria, si erano inoltrati per sentieri e
sentieroli verso le colline, cogliendo bellissimi fiori selvatici,
fermandosi, per riposarsi, nelle case dei contadini incontrate qua e
l, prendendo istantanee coi loro Kodack, fotografando ognuno un punto
di vista diverso per sfida di vedere chi di loro due avrebbe saputo
scegliere il paesaggio pi artistico; ed erano tornati tardi alla
villa, un po' stanchi ma contentissimi della bella escursione, e
leticando allegramente intorno ai resultati delle pellicole dei
rispettivi Kodack. Peccato che bisognasse attendere il ritorno a Roma
per svilupparle!

Intanto si erano seduti a tavola con grand'appetito, quantunque la
cena non fosse ancora pronta.

--Hai sonno?--domand Aldo, scorgendo che sua moglie stentava a tener
aperte le plpebre.

--lvia!... lvia!...--egli grid vedendole travolgere gli occhi fino
al bianco.

Ella non rispondeva. Rigida, eretta sul busto, con gli occhi chiusi e
le sopracciglia corrugate, sembrava guardasse attentamente e vedesse a
occhi chiusi.

Aldo cap sbito che si trattava d'un caso di catalessi spontanea e
ne fu atterrito, non potendosi render conto della cagione da cui
veniva prodotto, n delle conseguenze che avrebbero potuto seguirne.
E continuava a chiamare, scotendola pel braccio:--lvia!
lvia!--osservando ansiosamente gli atteggiamenti ch'ella prendeva
quasi assistesse a uno spettacolo che la faceva inorridire.

Poi le labbra di lei si agitarono; suoni inarticolati le uscirono di
bocca. In piedi, con le mani sporte in avanti, ella indietreggiava,
voltando il capo da una parte come per evitar di vedere. Di un grido,
cadde tra le braccia di Aldo che furon pronte a riceverla... E vi
aperse gli occhi.

--Perch?--domand, stupita.

--Ti sei lasciata sorprendere dal sonno--balbett Aldo per non
spaventarla.--Volevo metterti a giacere sul canap.

lvia non si rammentava di niente. Che cosa avea visto? Aldo non
glielo domand. Ma egli era ormai certo che in quella villa era dovuto
accadere qualche terribile tragedia rimasta ignorata. Le pareti
vibravano terrore. Si sentiva sopraffare anche lui dalla misteriosa
forza ogni giorno pi. Sarebbe soggiaciuto alla catalessi pure lui?

Con sua grande meraviglia, quella sera lvia fu tranquillissima. Non
mostr di sentire nessuna impressione di paura durante la cena n
dopo. Fu anzi pi allegra del solito; se non che, tutt'a un tratto,
nell'alzarsi da tavola domand:

--Dimmi: dove ho letto o dove ho veduto rappresentare....

--Che cosa?

-- strano!--ella esclam dopo breve pausa.--Mi torna in mente una
scena di non so pi qual dramma, di non so pi qual capitolo di
romanzo.... Come mai mi ritorna in mente cos viva, cos fresca, quasi
l'avessi letta recentemente o veduta rappresentare?

--Quale scena?

--Mah!...  strano! Mi sfugge.... Di quel marito che ordina alla
moglie creduta colpevole:--Punisciti da te stessa!--E lei non vuol
morire di veleno n di pugnale... E vorrebbe gridare, chiamare aiuto;
e urta agli usci chiusi a chiave, e picchia alle imposte delle
finestre inchiodate... e perde la parola e muor di terrore davanti
all'inesorabile marito, che l'ha condotta in una villa lontana!...
Dove ho letto questo? O dove l'ho veduto rappresentare?...  strano! 
strano!

--Lascia andare!--la interruppe Aldo.--Dimmi piuttosto un'altra cosa:
Non ti sei gi annoiata di star qui?

--No. E tu?

Quell'inatteso fenomeno di serenit mise in maggior sospetto Aldo
Smara. Gli parve di vedere la sua lvia in bala delle misteriose
forze spadroneggianti nelle stanze superiori della villa abbandonata,
e volle sottrarla e sottrar se stesso al loro occulto potere.

Tornti a Roma, egli soffr per qualche tempo l'irragionevole
ossessione di una malefica influenza che avrebbe nociuto a tutti e
due; ma, dopo alcuni mesi di chiusa ansiet, ebbe a convincersi
perfettamente che si era ingannato.

Soltanto, accadde--due o tre volte, a lunghi intervalli,--che lvia
ripetesse, come quella sera:

--Dimmi: Dove ho letto.... O dove ho visto rappresentare?...  strano!
 strano!

Da allora in poi, Aldo Smara ha riletto pi volte il libro di quei
due scienziati inglesi, e metterebbe la mano sul fuoco per attestare
che essi hanno ragione.




UN CONSULTO

    AD AMILCARE LAURIA.


Vedendo entrare il dottore, la bella signora si era alzata dalla
poltrona dove stava abbandonatamente sdraiata da un pezzo, in attesa.

Vecchio amico di casa, egli le accenn sorridendo di non muoversi e
affrett il passo verso di lei che gli stendeva le mani.

Il salotto, tenuto in penombra dalle pesanti tende di stoffa delle
finestre, ingombro di seggiole, di poltrone, di tavolinetti
sovraccarichi di preziosi gingilli e di vasi giapponesi colmi di rose
gialle che spandevano per l'aria acutissimo profumo, con due antichi
arazzi alle pareti inquadrati dal fondo azzurro della tappezzeria di
broccato, prendeva in quell'ora vespertina, un'insolita aria di
mistero, accresciuta dalla severit dell'aspetto della bella signora.
Il dottore avea sbito notato la mancanza dell'abituale gentile
sorriso con cui ella lo accoglieva anche quando stava a letto malata,
e nello stesso tempo una rapida occhiata gli aveva fatto comprendere
che il consulto per cui era stato invitato a venire da lei doveva
essere, pi che altro, un pretesto. Di che cosa poteva voler
consultarlo? Se lo domandava, pensando che spesso le donne amano di
rivolgersi piuttosto al medico che non al confessore in certe delicate
circostanze.

--Mi perdoni se ho ritardato di qualche ora la mia venuta. La nostra
professione--disse il dottore--non ci lascia mai piena libert.

--Non ha bisogno di scusarsi--ella rispose, stringendogli nuovamente
le mani.

--Non sta male, mi pare.

--Fisicamente, forse no; ma sono cos turbata di spirito che ho paura
di ammalarmi.

--Di che si tratta?

--Della mia felicit.

--In questo caso, la miglior consigliera  lei stessa.

--Ho un terribile scrupolo.

--Sarei lietissimo, se potessi riuscire a dileguarlo. Si rivolge al
medico o all'amico?

--A tutti e due.

--L'amico vale pi del medico in questo caso.

--Consulto l'amico perch  medico.

--Ahi! La responsabilit si accresce, perch il cuore dell'amico pu
nuocere alla scienza del medico.  cosa grave, a quel che pare.

--Gravissima! Sono sul punto di prendere una gran decisione e non so
risolvermi. Quel terribile scrupolo mi trattiene, mi fa esitare. Non
vorrei commettere un delitto.

--Oh!--fece il dottore, stupito.--Lei non  capace di far male a una
mosca.

--Volontariamente, no; ma per leggerezza, per sbadataggine....

--Parli, e conti su la mia devozione, sul mio affetto, se non su la
mia scienza.

--Conto su questa soprattutto. Voglio una parola di certezza, di
certezza assoluta.

--Chi pu sentirsi sicuro di essere in circostanza di darla?

--Ho letto un libro che mi ha sconvolta. Ignorare  una bella cosa!
Non lo avevo mai capito prima di ora.

--Ha i suoi inconvenienti anche l'ignorare. Una colta signora come 
lei sa che ogni faccenda di questo mondo pu esser guardata da diversi
punti; cos da uno si pu veder bianco, e nero dall'altro, o grigio o
rosso o giallo.

--Il mio caso  meno complicato: o bianco o nero. Il cuore mi fa
vedere bianco; la mente, dopo quella malaugurata lettura, nero. A chi
devo dar retta?

--Una donna deve dar retta sempre al suo cuore.

--Probabilmente non direbbe cos, se sapesse....

--Appunto, non ci perdiamo in preamboli.

--Ha fretta?

--Soltanto per toglierla, se  possibile, dalla morale sofferenza che
stimo acutissima, se non vedo su le labbra di lei il dolce sorriso che
la rende ordinariamente pi bella.... Non  un complimento, ma
un'osservazione fatta appena l'ho veduta.

--Un'anima moribonda non pu sorridere, dottore.

--Non esageri, via! Parli dunque.

--Ella sa la mia disgrazia; sono rimasta vedova a venticinque anni,
dopo due di matrimonio non consolato da prole.

--Forse sarebbe stata disgrazia maggiore la vedovanza con prole. La
vita  piena di dolorose sorprese.

--Un figlio o una figlia mi avrebbero compensata di ogni disinganno.
Il mio cuore avrebbe trovato una sublime occupazione; qualunque
sacrificio mi sarebbe parso gioia divina. La donna che non diventa
madre  una creatura sbagliata. In mio marito io amavo anticipatamente
i miei figli.

--A venticinque anni si pu ricominciare ad amare un altr'uomo. La
fedelt ai morti  atto assurdo.

--Infatti.... Ma sul punto di decidermi per un nuovo legame in cui
sarebbero appagate tutte le aspirazioni del mio cuore, un tristissimo
dubbio mi trattiene. Se potessi pensare soltanto a me....

--A chi altri?

--Alle mie creature, alle quali anelo.

--Le lasci prima venire.

--Ho io il diritto di compromettere la loro felicit? Preparar loro
una vita dolorosa, disgraziata, unicamente perch il cuore mi dice:
Sposa l'uomo che tu ami e da cui sei riamata?

--Non capisco.

--Che c' di certo per la scienza intorno all'eredit?

--Molto e poco. La natura ha misteri che non siamo ancora riusciti a
penetrare interamente.

--Nella famiglia di colui che dovrebbe essere il mio secondo marito
sono avvenuti casi di pazzia.

--Ereditaria?

--Chi lo sa? Ma sono avvenuti. Pazza l'ava, pazzo uno zio, pazzo un
fratello!--

Il dottore abbass la testa, corrugando le sopracciglia, pensoso. Era
profondamente impressionato della desolazione vibrante nella voce di
quella donna innamorata che pareva attendesse da lui una sentenza di
vita o di morte. E non osava di alzarle gli occhi in viso per paura
che la sua minima esitanza non ferisse irrimediabilmente quel povero
cuore. L'avea vista crescere e fiorire, e le voleva bene come a
figlia. Da giovinetta, l'aveva strappata quasi a stento dagli artigli
della morte, e per ci gli pareva cosa sua. Era stato testimone delle
nozze di lei, come amico pi intimo di famiglia. L'aveva vista
agonizzare pel gran dolore della perdita del marito tltole
improvvisamente da una subdola _angina pectoris_ proprio il giorno
della festa del secondo compleanno delle loro nozze. Non ignorava chi
fosse il prescelto tra tanti che ora aspiravano alla mano di lei,
bella, ricca, orfana di parenti; e si maravigliava che lo scrupolo
presenttosele alla mente non si fosse affacciato prima al suo
pensiero di dottore e di amico. Sarebbe stato suo dovere metterla in
guardia, quantunque non consultato, sin dal primo giorno in cui egli
aveva acquistato la certezza che il marchese Attilio Volpes sarebbe
divenuto, presto o tardi, il secondo marito della baronessa Iole di
Rivierasco, vedova del barone di Camposparto. Per delicatezza, avea
mostrato d'ignorare, anche dopo la rivelazione della baronessa; e la
richiesta del consulto lo contristava e gli dava la profonda
sensazione di un rimorso.

Tutto questo gli era passato per la mente come un pauroso baleno.

--Ecco--egli disse.--Vi sono casi pei quali la scienza non pu avere
dubbio alcuno. Ho conosciuto una famiglia in cui tutti i figli
ammattivano, per un anno, appena compiuti i vent'anni. La pazzia
scoppiava improvvisamente a giorno fisso, a ora fissa, con puntualit
incredibile. Dei tre maschi, il maggiore avea avuto una pazzia dolce,
idilliaca, restando a letto in una camera tutta parata di rami di
ulivo e di quercia preparati dalle sue mani, con la coperta cosparsa
di foglie di alloro. Il secondo avea passato l'anno doloroso suonando
uno zufolo di canna e il violino, appresi a suonare da s durante la
pazzia; e la virtuosit perdur quando egli ebbe riacquistato il
senno. Il terzo si credeva un gran capitano, depositario dei pi
intimi segreti del Re e del Papa, e citava continuamente tutti i testi
latini studiati nelle scuole e che non ricord pi quando l'accesso
fin.... Ma un figlio del secondogenito, nel quale si riprodusse la
periodica pazzia, ammazz un fratello.... Degli altri non so. In casi
come questi, ripeto, il consiglio del medico non potrebbe essere
incerto. Per gli alcoolici, pei delinquenti nati, pei deformi,
egualmente. Ma abbiamo anche moltissimi casi in cui avvengono salti,
sparizioni inesplicabili, pi inesplicabili riprese. Germi, latenti
per due o tre generazioni, si sviluppano a un tratto. Come? Perch? La
scienza non ne sa nulla. N sa in che modo si propaghino, n pu
prevedere come e quando. Certamente, trattandosi di una specie di
gioco d'azzardo, la prudenza consiglierebbe di non giocare. Ma se vi
sono altre e forti ragioni che consigliano il giuoco? Un amore come il
suo, per esempio, un amore che  la vita, la felicit di due buone
creature, per le quali un'interdizione sarebbe grandissima sventura?
Verr forse il giorno che la scienza potr dare infallibilmente i suoi
responsi su questo riguardo; e allora la legislazione dovr
intervenire pel bene della societ sacrificando quello, passeggero,
dell'individuo. Ma oggi....

La baronessa lo aveva ascoltato ansiosa, tremante, trattenendo il
respiro, tenendogli fissi gli occhi negli occhi per scrutare se mai le
parole non rivelassero tutto il pensiero di lui: ed era rimasta
sospesa, ansimante a quel _Ma oggi_ che le faceva penetrare nel buio
del cuore uno spiraglio di luce.

--Ella conosce la famiglia del marchese Volpes.

--Ah! si tratta del marchese?--esclam il dottore con fina
simulazione di sorpresa.--La scelta  indizio di gran senno in
lui. Se lo perdesse dopo, la colpa potrebbe essere un po' di
lei; ma  un'ipotesi assurda.

--Dunque?

--Il suo scrupolo la onora.

--Questa  la parte dell'amico. Il dottore che cosa consiglia, che
cosa impone?

--Niente. Io credo che l'individuo non  obbligato a immolare la sua
breve felicit ai pretesi eterni diritti della Specie. Che farebbe lei
se io le dicessi: Non sposi?

--Ne morrei!... Forse, mi ammazzerei perch la vita non avrebbe pi
nessun'attrattiva per me.

-- un po' troppo. La vita ha sempre, finch dura, nuove attrattive da
sostituire a quelle disperse dalla sua stessa inconsapevole ferocia.

--Non sempre, dottore!

--Pu darsi. Nessuno per ha diritto di buttarla via come cosa
inutile; la religione e la scienza sono di accordo su questo punto.

--Sia esplicito; si curi della verit non di me.

--Pi esplicito di cos?  doveroso che la scienza risponda con un
forse e non con un'affermazione che potrebbe risultare sbagliata. Sia
felice, a modo suo, lasci che al resto pensi la Natura. Dio, il Caso,
insomma quella Forza occulta che regola l'Universo. Amare ed essere
amata valgon bene che si tenti il gioco.

La baronessa riflett un momento, poi disse:

--Grazie!

Il dottore usc dal salotto col cuore sconvolto. Aveva fatto bene?
Aveva fatto male? Forse aveva fatto male; ma poteva anche darsi che
avesse fatto bene.

Eppure il suo scetticismo di scienziato non lo rassicurava pienamente.

--La Specie!--brontolava, scendendo le scale del palazzo
Rivierasco.--Pensi essa ai casi suoi! Non  essa che fa amare a quel
modo?... Pensi essa ai casi suoi.




SEMPRE TARDI!

    A JANE GREY.


--Non l'amavi?--domand, con gran maraviglia, Diego Punzi.

--Un po'--rispose Falcini.

--Un po'... in che senso?

--Non tutte le donne producono il famoso _coup de foudre_; molte, la
pi parte anzi, s'insinuano lentamente nel nostro cuore e sono le pi
pericolose.

--Non fare teoriche, alla Stendhal!--lo interruppe Punzi.

--No; voglio soltanto spiegarti....

--E allora raccontami. La spiegazione me la dar da me.

--T'interessa?

--Mi hai cagionato un gran dolore in quel tempo!

--Ah!--esclam Falcini guardando fissamente negli occhi il suo amico.
E soggiunse:--Senza volerlo per e senza saperlo. Me ne dispiace per
te e per lei.

--Chi sa se non sia stato meglio?

--Bisognerebbe pensare cos quando una cosa non avviene; ma non 
facile. E poi... non  sempre vero. Ora tu, con questa rivelazione, mi
fai sentire rimorso.

--Dtti pace; fortunatamente sono riuscito a consolarmi.

--Non vuol dire. Io credo che in questo mondo sia assai pi il male
che vien fatto senza volerlo, che non quello prodotto liberamente.

--Dunque?

--Dunque, capisci, mi trovai imbarazzato. Ricordo benissimo: era una
serata di maggio... no, di giugno, con un plenilunio maraviglioso. Il
padre, la madre, la cugina e gli altri due amici che li accompagnavano
salivano per via Quattro Fontane dalla parte del marciapiede inondato
dal lume di luna; noi due, invece, dalla parte dell'ombra delle case,
che tagliava quasi a mezzo la via. Improvvisamente ella mi disse:--Tra
una diecina di giorni parto.--Per Lione?--domandai (Aveva un fratello
col, direttore d'una fabbrica di velluti).--Per Kiel--rispose.--Come
mai?--Vo da un'amica.... che fantastica per me non so qual
progetto.... Potrebbe darsi che io non ritornassi pi a
Roma....--Oh!...--Consigliatemi: debbo andare? Affido il mio destino
alle vostre mani.--Assumerei una gravissima responsabilit dandovi un
consiglio qualunque.--

Ella saliva a capo chino, con gli occhi socchiusi, ed io sentivo
tremare il suo braccio attaccato al mio. La guardai; era pallida, e
alle mie ultime parole aveva atteggiato le labbra a una dolorosa
espressione di disinganno.--Sentite, Nelly,--le dissi.--Poco fa in
casa Olgani abbiamo scherzato e riso troppo. Le vostre parole di
questo momento sono serie e gravi, se io non mi illudo intorno al
loro significato. Non posso rispondervi sbito. Vorrei potervi dire:
Restate! Ma sarebbe gran leggerezza da parte mia, se non riflettessi
qualche giorno. Vi dispiace di attendere fino a mercoled prossimo?
Ci rivedremo in casa Olgani. Se me lo permetteste, potrei anche
scrivervi.--No; mi darete la risposta mercoled. Sinceramente,
spero!--Sincerissimamente!--Ho, forse, fatto male a chiedervi
un consiglio!--esclam dopo una breve pausa.--Ve ne sono
gratissimo.--Raggiungiamo gli altri--ella concluse, sorridendo
tristamente.

E nel traversare la via, le strinsi forte una mano, mormorando:--Avete
fatto bene; ve ne ringrazio.

Intanto ella riprendeva il suo aspetto ordinario; ma io mi sforzavo
invano di non apparire turbato; e osservandola, pensavo quanto le
donne siano superiori a noi nel dissimulare e nel padroneggiarsi. In
quel breve tratto di strada, ella aveva cominciato a parlarmi del
soggetto delle nostre risate in casa Olgani mentre un violinista
scorticava non so quale sonata di Saint-Sans; e pareva che avesse
dimenticato le gravi cose dttemi poco prima.

Tornando a casa e rifacendo la strada fatta insieme con miss Nelly, mi
sembrava di riudire, quasi ondulanti ancora per l'aria, il suono della
voce e l'accento incerto con cui ella mi aveva domandato:--Debbo
andare?--Mi rimproveravo di non essere stato sincero. Perch non le
avevo detto immediatamente:--Siete libera! Io non sono in circostanza
di darvi una risposta concreta?--E nello stesso tempo che cominciavo a
sentire una specie d'irritazione contro di lei per quella domanda
intempestiva (non credevo di aver fatto niente che potesse
autorizzarla a rivolgermela), provavo pure un dolce compiacimento che
lusingava il mio amor proprio. Non leggevo ben chiaro nel mio cuore.
Quell'anno sfarfalleggiavo irrequieto tra le tante signorine che
intervenivano in casa Olgani. Ricordi? Noi chiamavamo la _Fiera_ quei
mercoled affollatissimi, destinati dalla signora Olgani a combinare
matrimoni. Ella pensava soprattutti a sua figlia gi sullo sfiorire,
ma non voleva farlo scorgere; e perci gran richiamo di mamme e di
ragazze, e balli che dovevano sembrare improvvisati, e accademie di
musica e di canto.... e, ogni sera, novit di divertimenti.... Povera
signora! Vi ha rimesso le spese. Le quattro ossa spolpate della sua
figliuola le sono rimaste in casa; nessuno ha avuto il coraggio di
sposare quello scheletro che pure aveva una discretissima dote.

--Non divagare--lo interruppe Diego Punzi.

--Ricordi? Troppe ragazze! Per ogni scapolo, non meno di tre in
concorrenza. Tirati in qua, tirati in l, nessuno di noi riusciva a
fissarsi. Pi che non corteggiassimo, eravamo corteggiati. Bei tempi!
Anche tu; non negarlo.

--Come gli altri; quantunque....

--Lo so; tu pensavi seriamente al matrimonio e volevi sceglier bene.
Io, convinto che nel matrimonio tutto  caso, intendevo di lasciare
che l'avvenimento, se mai, si compisse senza che dovessi metterci n
sale n pepe. E poi, in quella baraonda di serate, mi sembrava che
neppur le ragazze facessero sul serio; e rammentando una maccaronica
antifona del vecchio prete mio professore di latino, ripetevo spesso,
osservando gli altri:--_Canzonare te, canzonare me, Virgo
sacrata!_--Miss Nelly e sua cugina Jane per erano un'eccezione tra la
folla. Jane, bellissima, con la sua eccessiva rigidezza britannica
teneva un po' in distanza i corteggiatori; in miss Nelly, invece, si
scorgeva poco o niente d'inglese, cio soltanto una dignit semplice e
schietta che imponeva rispetto. Si capiva, avvicinandola e conversando
con lei, che si aveva da fare con una signorina per la quale le parole
significavano precisamente quel che volevano dire e non altro. Non si
potevano adoperare sottintesi o esprimere leggermente sentimenti che
erano piuttosto madrigali senza costrutto, o complimenti, o
adulazioni, o maliziose canzonature da produrre lievi conseguenze. Per
ci miss Nelly era diventata prestamente la mia preferita; mi sembrava
di sentirmi in ogni cosa all'unisono con lei. Mi piaceva soprattutto
quella sua dolce gaiezza di spirito.... Ma gi io te ne parlo come se
si trattasse di persona a te ignota.

--Stavo per dirtelo. Insomma, che cosa rispondesti quel mercoled?

--Passai parecchi giorni in un torpore strano, quasi volessi evitarmi
la fatica di ricercare in fondo all'animo la risposta da dare.
Evidentemente non ero innamorato, e sentivo dispiacere di non esser
tale. Miss Nelly mi ispirava una gran simpatia, ma non aveva ancora
operato cos intensamente sul mio cuore da darmi la chiara coscienza
che ella fosse per me qualche cosa di pi di una amica o di una
persona con cui avrei voluto passare insieme alcune ore della
giornata. Non mi trovavo maturo da decidermi a legarmi con lei per
tutta la vita. E poi, c'erano davvero circostanze di famiglia che non
mi avrebbero permesso di prendere impegni per un tempo lontano, senza
contare che i fidanzamenti a lunga scadenza mi sono sempre stati
odiosissimi. Eppure avrei voluto ch'ella avesse atteso ancora prima di
mettermi alle strette con quella domanda e con le gravi
parole:--Affido il mio avvenire alle vostra mani!--Chi sa? Tra qualche
mese, lasciando che gli avvenimenti operassero da s, forse, mi
sarebbe stato facile risolvermi secondo quel che ella sembrava
desiderasse.... Ma in quei giorni, no; e non volevo mentire.  vero,
pur troppo, che spesso, una parola, una sola parola inopportunamente
pronunziata influisce senza rimedio su la intera esistenza di una
persona. Tu ti sei consolato facilmente.

--Non ho detto: facilmente.

--In ogni modo, ti sei consolato; io invece rimpiango ancora quel che
ho perduto. Il mercoled, dunque, mi avviavo verso casa Olgani senza
che io sapessi precisamente quel che avrei dovuto dire a miss Nelly, o
almeno senza sapere in che modo avrei potuto formulare la mia
risposta. Non volevo mentire e non volevo neppure chiudermi ogni via
di riprendere quell'argomento nel caso che le circostanze mi avessero,
un giorno, permesso di dirle:--Restate!--o qualunque altra parola
equivalente. Entrando nel salotto, una rapida occhiata in giro mi
aveva consolato; miss Nelly non c'era.--Pu darsi che non
venga!--pensai.... Ma proprio in quel punto ella appariva su l'uscio
preceduta dalla cugina. Le corsi incontro, come chi affronta
coraggiosamente un inevitabile pericolo, e le dissi:--Siete in
ritardo!--Mi guard negli occhi, seria, quasi maravigliata di udirsi
dire quelle parole. E durante la serata mi sembr che volesse
evitarmi. Uscendo di casa Olgani, qualcuno della comitiva propose una
passeggiata al Colosseo. Ci avviammo. Le offersi il braccio. La serata
era bellissima; le viuzze che conducono col quasi deserte. Durante il
tragitto, Jane era rimasta a fianco della cugina troppo ostinatamente,
contro il solito; pareva che lo facesse a posta, d'accordo con lei. Ma
io manovrai in maniera da restare isolati per alcuni istanti. Avevo
riflettuto:  naturale che miss Nelly non si mostri impaziente di
ricevere la mia risposta; ora spetta a me d'aver premura di
darla.--Dunque--dissi, e si vedeva bene che non sapevo come cominciare
a parlare--quella vostra amica ha un progetto.... per voi? Io vi sono
gratissimo....--Ah!--ella esclam.--Non ne ragioniamo. L'altra sera mi
sono sfuggite parole incoerenti. Scusate. Non val la pena di tornarci
su.--Perch?-- inutile; ho deciso di partire. L'invito  cos
affettuoso, cos pressante.... E poi... ho bisogno di aria nuova, di
un po' di campagna. La villa della mia amica  in mezzo a una gran
foresta....--Parlava lentamente, con tono severo. Non osai
d'insistere, mortificatissimo. Poco dopo, sotto gli archi del
Colosseo, appena ella si stacc dal mio braccio, mi parve che qualche
cosa di decisivo fosse avvenuto per me.

-- tutto?

--No. Tre mesi dopo ella era gi ritornata. Ma durante quei tre mesi,
io avevo commesso la stupidaggine di lasciarmi adescare--misteri del
cuore!--da.... Non importa che tu sappia da chi, perch anche questo 
un avvenimento ormai passato, quantunque abbia lasciato dolorose
tracce nella mia vita. Avevo riveduto miss Nelly, fuggevolmente.
Facevo rare e brevi apparizioni in casa Olgani. Tre sere avanti
l'onomastico di sua madre, miss Nelly aveva avuto la precauzione di
rammentarmi quella data; io non avrei potuto mancare alla festa senza
mostrarmi scortese. C'eri anche tu quella sera.

--E appunto allora--lo interruppe Diego Punzi--io mi convinsi che nel
cuore di miss Nelly non c'era pi posto per me. Vi eravate rifugiati
nel salottino in fondo, cos stranamente illuminato con piccoli globi
a colore.... Vi avevo visti sparire e non avevo resistito all'ansiet
di sorprendere--ho vergogna di confessartelo--una parola, un gesto che
potesse confermare il mio sospetto.... Eravate seduti in un angolo....
Non vi accorgeste di me.... Fu un istante.... Tu stavi a capo chino,
con le mani strette accoste al mento e miss Nelly si asciugava gli
occhi....

-- vero.--Ho bisogno di parlarle--mi aveva detto sotto voce. E con
la scusa di mostrarmi un idolo giapponese, regalo di suo fratello
alla mamma, arrivato da Lione il giorno avanti, mi aveva condotto
nello strano salottino, dove quei piccoli lumi con globi a colore
diffondevano fantastica luce attorno all'idolo istallato in un
angolo su una specie d'altare.--Sono stata troppo dura e
inconsiderata con voi--disse.--Volevo chiedervene scusa per lettera
da Kiel; me n' mancato il coraggio.--Eccesso di delicatezza da
parte vostra--risposi.--Lasciatemi parlare--continu.--Avevate
ragione. Allorch una donna dice a un uomo quel che io ho osato di
dire a voi l'altra volta, merita anche una risposta peggiore di
quella che voi mi dste.... Ma io ero turbata da un'illusione;
credevo che il mio contegno v'impedisse di aprirmi l'animo vostro, e
pensai di porgervi un mezzo per vincere il ritegno che vi faceva
indugiare. Mi attendeva uno scatto.... Invece, voi foste glaciale,
riserbatissimo. Quando, il mercoled appresso, gi stavate per
parlare.... Oh, avevo sofferto tanto in quei giorni di intervallo!
Mi ero sentita cos avvilita, cos offesa dalla vostra inattesa
esitazione!.... E v'interruppi bruscamente, con la malvagia volont
di prendermi una rivincita.... Vi prego di perdonarmi; sono stata
perversa. Me ne pentii quasi sbito. L'orgoglio ci fa commettere
tante cattive azioni!--Ma niente affatto!...--S, s!... Ditemi che
mi avete perdonato,... che mi perdonate! Io non ho saputo indovinare
quale sarebbe stata la risposta che stavate per darmi. Se fosse
quella che mi ero lusingata di ricevere....--Ah, Nelly!--la
interruppi, prendendole le mani che ella abbandon tra le mie.--
stata una disgrazia! La mia risposta non era, forse, quella che io
avrei voluto darvi e che voi desideravate, ma non tale per da
precluderci l'avvenire; mentre oggi....--Non mi resse l'animo di
andare innanzi. Vidi riempirsi di lagrime quei begli occhi che mi
fissavano con vivissima ansiet, e le sue labbra, improvvisamente
impallidite, agitarsi per balbettare:-- dunque vero.... quel che mi
hanno detto?--Non voglio ingannarvi, non posso mentire; sarebbe
piet troppo crudele, e indegna di voi e di me.--Ella pianse un po'
in silenzio. Estremamente commosso, io la pregavo di frenarsi. Se
qualcuno fosse venuto a sorprenderci?--La colpa  stata mia!...
Debbo scontarne la pena!--ella disse, asciugandosi lestamente gli
occhi, e facendo sforzi per rimettersi. Io potevo padroneggiarmi a
stento. In quel punto ho capito come mai un'onesta persona possa
talvolta lasciarsi indurre a commettere un'inesplicabile infamia.
Pensavo all'_altra_, avevo il cuore, o meglio, i sensi invasati
dall'_altra_, che fidava nella mia parola come io fidavo nella sua,
e intanto ci manc poco, assai poco, che io non mi lasciassi
lusingare dalla circostanza di giocare una partita doppia con lei e
con miss Nelly. E, guarda stranezza della vita! avrei fatto bene.
Per comportarmi onestamente, mi sono, forse, lasciato scappar di
mano la felicit!

--E forse--soggiunse Punzi--l'hai fatta perdere a un altro!

--Mi  rimasto nella memoria l'idolo giapponese che ci guardava da
quell'angolo con gli occhi di vetro enormemente spalancati, nelle cui
pupille si riflettevano le fiammelle colorate dei lumi, e non ho
potuto dimenticare le ultime parole di miss Nelly, quasi un
singhiozzo:--Sempre tardi!--

--Sempre tardi?... Perch?...

-- il segreto di quell'anima dolorosa, ed io non ho ardito di
domandarle una spiegazione. Sempre tardi! Potrebbe essere il motto di
tante buone creature di questo mondo. Motto esplicativo di mille
oscure tragedie della vita, non meno triste, anzi assai pi triste di
quelle che finiscono con un veleno o con un colpo di pistola; tragedie
che tormentano lunghe esistenze, e non hanno neppure il compenso di
destare interesse e commozione attorno a loro.

--Magro compenso!--esclam Punzi.

--Dopo, quando miss Nelly non era pi qua ed io non sapevo dove poter
rintracciarla, ho sentito schiudersi nel mio cuore il germe nascosto
di un affetto che avrebbe dato certamente un altro indirizzo alla mia
vita. Ed ora che la so morta a Calcutta....

-- morta?

--Lo ignoravi?... Ora mi par di avere qualche cosa che mi si
imputridisca nel cuore e vi spanda miasmi deleteri.

--Oh, rassicrati!--fece Punzi.--_Vita mors est, et mors vita_, ha
detto qualcuno.




DOLORE SENZA NOME

    A SALVATORE LI GRECI.


Quella figura di donna sembrava non riuscisse a liberarsi
dall'opprimente involucro della creta che ne accennava le forme.
Soltanto la testa si ergeva con fierezza, quasi tirasse violentemente
in su la massa dei capelli spioventi su le spalle ignude e la schiena
arcuata, ma che si confondevano con le carni per mancanza di
modellatura. E siccome la stecca dello scultore non le aveva ancora
aperto gli occhi, cos il bellissimo volto ovale prendeva espressione
di tale disperata angoscia da far proprio male a guardarlo.

Che cosa volesse rappresentare con essa il giovane scultore Vittorio
D'Arba non avrebbe saputo dirlo neppur lui.

Quel doloroso atteggiamento gli era balenato nella fantasia con tanta
precisione di particolari, ch'egli si era illuso di poter terminare il
bozzetto in due o tre giorni. Invece eran trascorse parecchie
settimane, e la tormentata figura femminile apparsagli dinanzi, come
balzata a un tratto fuori dal nulla e con tutta l'armoniosa perfezione
della forma scultoria, non arrivava punto a vincere le inattese
esitanze della mano.

Dati qua e l rapidi colpi di pollice e di stecca, impostati i
pezzettini di creta nervosamente spiaccicati o arrotondati tra le
dita, e tltine via, con rabbiosa scontentezza, altri riconosciuti
superflui dal severo giudizio dell'occhio, egli rimaneva ritto,
immobile, davanti al bozzetto che gli pareva non acquistasse nelle
linee e nella fattura l'impronta di spontaneit, di vigore e di vita
del bozzetto rappresentatogli dall'immaginazione con mirabile
evidenza.

Non avrebbe dovuto far altro che copiarlo, come uno scolare il gesso
indicatogli dal professore; e intanto, appena la mano si accostava
alla creta accumulata in fretta in fretta sul cavalletto e rozzamente
atteggiata nella mossa di quel modello ideale che gli aveva dato il
maggior entusiasmo da cui si fosse sentito avvampare finora nei pi
felici momenti di creazione artistica, egli incontrava una strana
invincibile resistenza, quasi il pollice e la stecca si rifiutassero
di obbedire all'intelletto che voleva adoprarli.

Caso affatto nuovo per Vittorio D'Arba, che sapeva di possedere il
dono d'una rara facilit di improvvisazione, senza nessun pregiudizio
dell'efficace modellatura appropriata a un bozzetto.

Pi nuovo assai per era il sentimento di profonda tristezza da cui si
sentiva invadere di giorno in giorno nella lotta contro
quell'incredibile impotenza che lo teneva ostinatamente chiuso nello
studio dalle otto di mattina alle sei di sera, e che gli faceva
sfuggire gli allegri ritrovi di amici e di confratelli d'arte da lui
frequentati per riposarsi dall'assiduo lavoro giornaliero e per
prendervi anche alimento di forze produttive tra le calorose
discussioni.

Alcuni dei pi intimi amici eran venuti a picchiare pi volte alla
porta del suo studio nella solitaria casa, in piena campagna, in una
traversa di via Flaminia; ma la porta era rimasta inesorabilmente
chiusa davanti ai seccatori che lo irritavano con quelle interruzioni
e che pareva venissero a posta per fargli smarrire l'impeto di
esecuzione proprio sul punto che stava per prorompere trionfante.

Allora egli si lasciava cascare, sfinito, sul vecchio canap addossato
al muro, con le braccia rotte da inesplicabile stanchezza, la testa
abbandonata sul petto, e non osava di guardare la maledetta figura che
si contorceva, appena abbozzata, col fiero gesto di tirar
violentemente in su la massa spiovente dei capelli.

E come quella figura ancora informe sembrava soffrisse orrendamente
per l'inane sforzo contro la inesorabile fatalit che la teneva
impigliata nell'umido blocco di creta dove si disegnavano appena le
curve del seno, del ventre e delle anche, cos egli sentiva, ora, di
soffrire quanto non aveva mai sofferto, quasi pure il suo spirito si
dibattesse impacciato da nodi interiori e non potesse liberamente
trasfondersi in quell'opera, che ormai aveva il fascino delle cose
vietate o stimate impossibili a esser raggiunte e, ci non ostante,
desiderate e rincorse con indomabile ardore.

Immenso fu poi il suo stupore la mattina in cui si accorse che il
sentimento di profonda tristezza dal quale veniva torturato da una
settimana, non riguardasse se stesso e la inettitudine di raggiungere
la giusta forma della sua opera d'arte, ma fosse invece vivissima
partecipazione al disperato dolore di quella figura che cominciava a
sembrargli persona viva, forse--egli aveva voluto darsi una
spiegazione del fenomeno--per l'intensa e lunga contemplazione che gli
faceva scorgere nell'opera non finita di abbozzare l'espressione che
gli stava in mente e che avrebbe dovuto animarla se egli fosse
riuscito a modellarla fortemente.

--Ma non riuscir!--sospirava.

Gli sembrava anzi di aver gi commesso un delitto, condannando
la bellissima creatura--Dove l'avea vista? Come l'aveva
conosciuta?--all'ineffabile tortura di quell'atteggiamento da
cui egli pi non si sentiva capace di liberarla. E quest'idea,
dapprima prsagli sciocca o pazza, lo penetrava ogni giorno pi,
gli dava un senso di rimorso, che per non era senza mistura di
compiacimento, giacch non a tutti poteva accadere un caso
uguale; ed esso indicava una forza, un potere intelligentissimo
in colui che era arrivato, sia pure inconsapevolmente, a quel
tentativo.

E per ci egli tornava tuttavia a chiudersi nello studio di buon'ora e
ne usciva a sera tarda. Ma chi avesse potuto osservarlo ritto davanti
al bozzetto, con gli occhi fissi in esso, e che guardavano e non
vedevano, distratti da qualche oscuro fascino dal quale veniva
interrotta la corrente di impressioni tra i sensi e lo spirito; chi
avesse potuto osservarlo, specie in quegli ultimi giorni, quando stesa
la mano verso la figura con un briciolo di creta su la punta
dell'indice, egli si arrestava esitante con un tremito nel braccio,
quasi temesse di compire una profanazione posando quel briciolo sul
nudo corpo della formosissima donna, quantunque la modellatura ne
fosse rimasta pi accennata che sviluppata; chi lo avesse, finalmente,
osservato nei lunghi intervalli di sosta, buttato sul canap, col viso
contratto, con le mani brancicanti la stoffa di esso in atto di
strapparla, non avrebbe mai immaginato che il giovane artista avesse
perduto la giocondit di spirito, con cui riusciva gratissimo nei
ritrovi e nelle relazioni sociali, unicamente perch la mancata
creazione artistica gli dava la pazza convinzione che una creatura
umana soffrisse nell'opera sua.

--Dove l'aveva vista?... Come l'aveva conosciuta?--se lo domandava
spesso e inutilmente.

Quella mattina, avviatosi per lo studio, aveva indugiato davanti a una
vetrina di acqueforti moderne e di riproduzioni fotografiche di
capilavori di pittura.

--Ah!... Sei vivo?

E sent afferrarsi un braccio dalla poderosa mano dell'amico che lo
apostrofava con quelle parole.

--Che fai? Lavori almeno, o ti sei perduto anche tu dietro qualche
gonna, come l'imbecille di Dorini?

--Lasciami stare!--rispose Vittorio D'Arba.

--Scoraggiamenti dunque? Tanto meglio. Soltanto gli sciocchi sono
contenti di loro stessi.

--Se tu sapessi quel che mi accade!

--Quel che accade a tutti e che ognuno di noi suppone caso speciale,
eccezionale.... Sentiamo!

Giulio Nolli soleva parlare cos, con aria tra autorevole e beffarda,
che lasciava incerti coloro che non ne conoscevano la vasta cultura e
il fine ingegno di critico d'arte, s'egli fosse un gran pedante o un
pallone gonfiato di vento.

Vittorio D'Arba, che ne apprezzava moltissimo i giudizi e i consigli,
a quel _Sentiamo!_ si scosse, pentito di essersi lasciato scappar di
bocca un principio di confidenza che sarebbe stato assai scortese
interrompere.

--Pu darsi--rispose.--Tu forse non lo crederai, tu che non stimi,
come tanti altri, che la facilit d'esecuzione sia tra le qualit
inferiori dell'ingegno artistico (e spesso ti sei compiaciuto di
rallegrartene con me) tu non crederai che io stenti da un mese e mezzo
a tirar innanzi... una cosina da niente... una figura di donna in
vigoroso atteggiamento. Mi  apparsa cos davanti agli occhi, mi sta
fissa cos davanti agli occhi, meglio di un modello reale... e
intanto....

--Chi sa che concetto, chi sa che simbolo ti sei messo in testa di
esprimere! Giacch ormai anche voialtri scultori volete contribuire al
benessere sociale, alla civilt, all'emancipazione delle plebi...! E,
col pretesto del concetto e del simbolo, fate brutte statue
inguardabili o non riuscite a farne neppure brutte.

--Niente affatto, caro mio. Ho veduto, meglio, ho fantasticato, o,
meglio ancora, mi si  presentata improvvisamente all'immaginazione
questa figura che.... che non so dirti che cosa voglia esprimere con
quel suo doloroso atteggiamento; e mi son messo subito ansiosamente a
ritrarla, a eseguirla. Credevo di sbrigarmene in due o tre giorni; e
son l, da un mese e mezzo, non sapendo come finir di abbozzarla, di
abbozzarla soltanto! Questo stranissimo fatto mi ha talmente
impressionato, che in certi momenti--non stralunare gli occhi!--mi par
d'impazzire.

--Eh! Eh!

--Perch l'immaginazione mi fa vedere tanta vita in quella figura di
donna, da darmi un pungentissimo senso di pena, quasi....--non
stralunare gli occhi!--quasi io non mi trovi davanti a un'incompiuta
opera d'arte, ma assista, impotente di soccorrerla, al martirio di una
creatura umana attratta in un agguato per colpa mia.

--Eh! Eh! Bisogna vedere questo miracolo!

--Quest'infamia, dovresti dire. Mi vergogno di me. Sono
incretinito!.... Sto per smarrire la ragione!

--Il primo caso  pi probabile.

Ma un'affettuosa stretta di mano fece capire a Vittorio D'Arba che il
suo amico scherzava.

Il giovane scultore si scherm un pezzo contro le insistenze del
critico d'arte che voleva accompagnarlo a ogni costo allo studio; alla
fine si arrese.

--Mi saprai consigliare.

--Non occorrer.

Giulio Nolli si arrest, increspando le sopracciglia, alla vista del
bozzetto e, con grande stupore dell'artista, rimase lungamente assorto
a contemplarlo da tutti i lati, senza punto curarsi dell'ansiet con
cui quegli doveva attendere il responso di lui.

--Oh!  un portento!--esclam all'ultimo il Nolli.--Hai fatto il tuo
capolavoro. Non farai niente di meglio in avvenire, te lo dico io.

--Ti beffi di me?

--E sei davvero incretinito, se non comprendi il valore di
quest'opera, che ha un solo irrimediabile difetto--soggiunse il Nolli
non ancora sazio di ammirare:--dovr rimanere quel che , un bozzetto.
Nessuna abilit di esecutore potr tradurlo in marmo conservandone la
freschezza del tocco, l'incompleto. Non ardire di lavorarvi pi;
sciuperesti questa terribilit di espressione che risulta appunto da
quel che il tuo istinto d'artista ti ha preservato di alterare dando
maggiore finitezza alla modellatura.

Vittorio D'Arba era commosso, con gli occhi pieni di lagrime che gli
velavano l'opera sua.

Intanto il critico, continuato a profondersi in elogi, a sviluppare
ampiamente il concetto risultante da quella tormentata figura,
domandava all'artista:

--Tu dunque non hai pensato niente di tutto questo?

--Niente!

--Benissimo. Le vive forze della Natura creano cos, con misteriosa
inconsapevolezza; e l'ingegno artistico, che  una delle tante forze
naturali, non pu agire altrimenti. Fa' formare sbito e poi fondere
in bronzo il tuo bozzetto. Sentirai che scoppio alla prossima
esposizione!

--Mah...?--fece il D'Arba con trepidante gesto interrogativo.

--Come battezzarlo? Ecco: _Dolore senza nome!_

--Grazie!...  proprio cos! balbett lo scultore.

E sentiva dentro di s tutta l'angoscia di quel dolore senza nome, che
intanto gli si trasformava--prodigio dell'arte!--in infinita dolcezza.




L'INGENUIT DI DON ROCCO

    A GRAZIA DELEDDA.


Dall'anno che gli avevano fatto nascere il dubbio che l'edizione del
_Barbanera_ da lui comprata era falsa--e don Rocco Aragona aveva
dovuto convincersene perch di tante predizioni di guerre, di disastri
di terra e di mare, di morti di regnanti, terremoti etc., non se n'era
avverata neppur una!--egli aveva usato la precauzione di farsi spedire
l'almanacco dall'editore di Fuligno, _raccomandato_: e il giorno che
il postino gli recava a casa il grazioso volumetto con la copertina
azzurra, era proprio una festa per don Rocco, che si metteva subito a
leggere le _predizioni_, unica cosa di cui s'interessasse.

Il _Barbanera_ gli arrivava ordinariamente verso i primi di novembre,
ed egli stava in ansiosa aspettativa fino a' primi mesi dell'anno
nuovo, rileggendo di tratto in tratto, le terribili pagine che
annunziavano tutti i guai dell'annata, mese per mese, e che, secondo
lui, non mancavano mai di avverarsi.

La sua fede nell'astrologo disegnato sul frontispizio era
straordinaria.

Ogni volta che suo fratello don Lucio, a desinare o a cena, gli
riferiva la notizia letta nei fogli in _Casino_, don Rocco scattava:

--Barbanera lo aveva predetto!... Terremoto?

--Ma non dice dove--rispondeva don Lucio ridendo sarcasticamente.--A
questo modo faccio l'astrologo anche io!

--Barbanera li aveva predetti!... Disastri in mare?

--Sfido!  la stagione.

E cos quel lunario era divenuto tra i due fratelli una delle tante
occasioni di dissensi, quasi ne mancassero tra loro, a cominciare
dalle discordanze che si era compiaciuta di produrre tra essi madre
Natura.

Don Lucio passava i due metri di altezza: don Rocco era nchero.

Magro, vestito sempre di nero, col gran palamidone miracolosamente
conservato quasi nuovo, da una dozzina di anni, a furia di spazzole e
di cure meticolose, con la tuba ricambiata ogni tre anni, e la grossa
canna d'India corrispondente alla statura, don Lucio aveva una gravit
di aspetto e di modi da ingannare chi lo vedeva la prima volta avanti
di sentirlo parlare. L'illusione spariva appena egli apriva bocca.
Siete pi bestia di quanto siete lungo!--gli diceva spesso il dottor
Lepiro nella farmacia del _Gobbo_. E non aveva torto.

Basso, tondo, roseo di carnagione, con la pancia sporgente su le
gambine un po' curve come quelle di un cavallerizzo, con gli occhi
azzurri ma stupidi e la fronte mangiata da capelli folti ed irsuti,
don Rocco faceva capire subito quanto poco cervello dovesse essere
dentro quella testa piccola a foggia di pera; esso aveva la
discrezione di parlar poco e di parlare soltanto di cose di campagna.
Mentre don Lucio se la spassava tra il _Casino_ e la farmacia del
_Gobbo_, spropositando di politica e di cose municipali, egli badava
alle seminagioni, alla raccolta del grano e degli ulivi dei due
possedimentucci che formavano il loro comune patrimonio, e non aveva
tempo di occuparsi delle sciocchezze di cui s'interessava tanto suo
fratello e che lo rendevano ridicolo.

Don Rocco per era l'amministratore e teneva a stecchetto il fratello
che non guardava molto pel sottile nello spendere qualche paio di
lire, di tanto in tanto, per certe leccornie ch'egli ordinava alle
monache del Monastero vecchio famose pei dolci. A don Rocco quelle
poche lire sembravano gran sciupo: egli solo sapeva quel che ci
volesse per metterle insieme. E cos al dolce si mescolava sempre per
don Lucio l'amaro di una lite a tavola, e il broncio di don Rocco che
durava parecchi giorni.

Quell'anno l'almanacco del _Barbanera_ era arrivato appunto dopo una
di queste liti, in giorni di broncio, e don Rocco, che soleva
comunicare al fratello le predizioni, aveva spinto la dimostrazione
del suo malumore fino a nascondere sotto chiave l'almanacco, perch
don Lucio non potesse leggerle neppure nell'assenza di lui.

Don Lucio, che era anche piccoso, gli aveva domandato:

--Che cosa predica l'Astrologo per l'anno nuovo? La prossima fine del
mondo?

Don Rocco, guardatolo compassionevolmente, non gli aveva risposto
nulla.

Qualche settimana dopo, don Lucio stupiva di veder in tavola uno di
quei famosi dolci, pretesto di liti e di bronci tra loro.

--Come mai? Sei ammattito?

--Me l'ha regalato la Badessa, per ringraziarmi di un servizietto.

Don Rocco ne prese appena una fettina e lasci che il fratello
mangiasse golosamente tutto il resto.

La settimana appresso, nuovo dolce.

--Come mai? Regalo anche questo?

--Mangialo, e non badare ad altro.

Don Lucio non se l'era fatto dire due volte e non si era accorto che
il fratello avea dimenticato di gustarne un pezzettino.

Egli osservava, con maraviglia, quel mutamento di contegno e avrebbe
voluto trovarne la ragione. Don Rocco ora non lo contradiceva pi,
anzi preveniva i suoi desideri; e siccome il gran debole di lui erano
i dolci, egli non ardiva, ogni volta che ne trovava uno in tavola,
domandare al solito:--Come mai?--Lo mangiava zitto zitto, ma un po'
impensierito. Suo fratello doveva essere vicino a morire, se si
mostrava cambiato tanto e quasi tutt'a un tratto!

Da un mese e mezzo, nessuna lite, nessun'ombra di broncio tra loro.
Don Lucio si vedeva guardato con una specie di tenerezza
compassionevole e s'inteneriva alla sua volta. Ne aveva fin parlato
nella farmacia del _Gobbo_, ripetendo:--Mio fratello morr presto, non
lo riconosco pi!--

E trovando ora, quasi ogni giorno, un nuovo piatto dolce in tavola,
pur lasciandosi vincere dalla gola, lo mangiava con un senso di
rimorso che gliene guastava il sapore.

--E tu? Tu non ne mangi? Perch?

Due lagrime spuntarono negli occhi di don Rocco e gli scivolarono su
per le gote rosee e paffute.

--Che hai? Che cosa  stato?

--Niente!

E don Rocco si lev di tavola per andare a chiudersi nella sua camera.

Don Lucio rimase interdetto.

Prima di mettersi a tavola, suo fratello gli aveva domandato pi
volte:

--Come ti senti?

Perch? Egli si sentiva benissimo, non si era anzi mai sentito cos
bene come allora. Che cosa significava dunque quella domanda? Era
malato e non se n'accorgeva? E volle saperlo.

--Mi hai domandato pi volte: Come ti senti? Perch? Che ti pare?

Invece di rispondere alla domanda, don Rocco avea domandato alla sua
volta:

--Non ti senti proprio niente?

--Che cosa dovrei sentirmi? Mi metti paura.

--Non badarmi. Mi sono ingannato... Credevo....

Il giorno dopo, don Lucio fu stupito di due cose; della vista di due
piatti dolci invece di uno e della presenza del dottor Lopiro
straordinariamente invitato a desinare.

Il dottore, prima di mettersi a tavola, gli avea sussurrato in un
orecchio:

--Vostro fratello vuol proprio morire! Inviti a pranzo, dolci!... o
ammattisce, come voi dite.

Don Rocco aveva un viso cos strano, cos funebre che suo fratello
proruppe:

--Ma che hai? Si pu sapere?

--Che ho?... Che ho?... Ne abbiamo quindici oggi?

--Ebbene?--fece il dottore.

--Dottore, non mi chiedete altro! E tu mangia tranquillo.... Due
dolci!... Voglio mangiarne anche io.... quantunque mi piacciano
poco....

Ma si vedeva benissimo che faceva un gran sforzo per apparire allegro.
Teneva fissi gli occhi in viso al fratello, quasi si aspettasse da un
istante all'altro qualcosa di straordinario, e nello stesso tempo si
maravigliasse di non vederlo accadere. Verso la fine del pranzo
arrivava il canonico Stella.

--Avete voluto che venissi a prendere il caff da voi.... Che belle
notizie?... Sponsali prossimi?

Don Rocco sembrava istupidito, e don Lucio peggio di lui. Nel versare
il caff al canonico la mano di don Rocco tremava.

--Avete sentito?--disse il canonico.-- morto _Bismarco_. I francesi
saranno contenti.... S, molto zucchero.... altrimenti il caff non mi
fa digerire... E anche voi, don Rocco.

--Io? chi lo conosce costui?--rispose don Rocco.

--Il vostro _Barbanera_ ha indovinato. _Morte di un alto personaggio!_
annunziava per la prima quindicina di questo mese.

--Era alto!... Pi alto di Lucio?--balbett don Rocco.

--Un omaccione, dicono. Ma non si tratta di questo. _Alto_ significa:
importante: _alti personaggi_ sono i re, il papa, certi ministri....

E vedendo il viso che faceva don Rocco nell'udire questa spiegazione,
il canonico Stella e il dottor Lopiro scoppiarono in una gran risata.
Il canonico, preso da un colpo di tosse, sbrufava il caff che stava
per sorbire.

--Che vi eravate... figurato? Ah! Ah! Ah!

Don Rocco piangeva dalla contentezza. S, si era figurato--lo
confessava ingenuamente--che il _Barbanera_ indicasse.... E non avea
voluto dir niente al suo povero fratello, e avea cercato di farlo
morire sazio di piatti dolci... almeno!... Un alto personaggio!... Oh!
Egli aveva passato due mesi d'inferno, con la gran paura di vederselo
cascar davanti, morto di un colpo!... Sapeva assai lui che _alto_
volesse anche dire!...

Solo don Lucio non rideva, pensando che il fratello ora gli avrebbe
fatto scontare tutti quei piatti dolci datigli a mangiare in due mesi!

E infatti....




=OH, QUEL SILENZIO!=

    AL DOTTOR MARIANO SALLUZZO.


Perch non rispondeva mai? Perch--visto che le mie recriminazioni
erano ingiuste,--ella non si ribellava, con la parola, col gesto, con
lo sguardo almeno? Taceva! E dal suo bianco volto non traspariva
niente di quel che doveva certamente vibrare in fondo alla sua anima
contristata.

Ora io capisco quanto sono stato crudele, e per ci non so perdonarle
neppur dopo morta. E se talvolta penso che forse ella mi ha compatito
e mi ha perdonato, il profondo rancore contro di lei, mi rende quasi
pazzo. La sua vendetta  terribile!

Ero geloso, s, stupidamente geloso, irragionevolmente geloso; ma non
doveva ella intendere che la mia gelosia proveniva da eccesso di
amore?

Lo ha compreso e per questo taceva? No, amico mio; lo avrei
indovinato. Quella sua anima  rimasta un tetro mistero per me.

Me la veggo sempre dinanzi, bianca, esile, con gli occhi azzurri
limpidi e luminosi che sembravano un lembo di cielo sorridente; con le
labbra leggermente rosee, che conservarono fino all'ultimo la loro
freschezza simile a quella di un fiore umido di rugiada; con la
espressione di dolcissima grazia, che dava alla sua persona
l'apparenza di una creazione di arte pi che di terrena realt. Ed ho
sempre nell'orecchio il suono della sua voce, le inflessioni della sua
parola che si modulavano in deliziosa melodia, e mi commovevano e mi
turbavano come una carezza spirituale anche nei momenti pi spietati
delle mie gelose irruzioni; e all'idea che ella ha potuto sopportare
rassegnatamente le torture che le ho inflitto per due anni, ora per
ora, giorno per giorno, incessantemente, raddoppiando tanto pi la mia
ferocia quanto pi la vedevo docile, rassegnata a quella tortura, e
senza che io abbia mai potuto scoprire quali sentimenti si
nascondessero sotto cos incredibile docilit, sotto cos
inesplicabile rassegnazione, sento vacillarmi la ragione; e sento di
odiar Gemma, ora che non  pi, per lo meno quanto l'ho amata ed
adorata vivente.

Ti sembra forse possibile che una donna rimanga la stessa, di fronte a
un'inattesa e quasi improvvisa mutazione dell'animo di colui che le
avea promesso la felicit e le dava l'inferno?

Non dirmi: Perch no? Tenti invano d'illudermi e di consolarmi. Non
voglio essere consolato. La mia sciagura  ormai irreparabile.

Ella ha voluto andar via, senza darmi la sodisfazione di una risposta
qualunque. Si  lasciata morire, impenetrabile al pari di quelle
Sfingi che spalancano gli occhi privi di sguardo in faccia ai
viaggiatori tra le arene che circondano le Piramidi egiziane, e non
interrogano n rispondono da mille e mille anni. Cos lei.

Ho quasi perduto, a furia di pensarci su, la nozione del tempo. La
interrogo da quattro anni, o da un'infinit di anni questa misteriosa
Sfinge che mi  stata davanti prima viva e mi sta egualmente davanti
morta, e che da morta non risponde alle mie insistenti interrogazioni,
come non rispose mai, mai, da viva! In certi momenti non saprei dirlo.

Mi sembra che tutta la mia vita sia trascorsa in questo atteggiamento
di continua interrogazione, in quest'ansiosa aspettativa di una
risposta, in questa desolata disperazione di riceverla, un giorno!

Ella ha voluto vendicarsi in questo modo, e non poteva trovarne un
altro pi straziante e pi crudele.

Se fosse stata rassegnata davvero, negli ultimi istanti, quando mi
fissava in viso gli azzurri occhi gi velati dall'agonia, dicendomi
con un fil di voce:--Non ti vedo pi! Una nebbia mi circonda!--in
quegli ultimi momenti almeno ella avrebbe dovuto dirmi una parola
rivelatrice, una sola parola.... Niente!

Fosse anche stata una parola di disprezzo, di odio, di maledizione, ne
sarei stato sodisfatto; almeno avrei saputo qualche cosa,
all'ultimo!... Ma no, ha voluto andarsene muta, chiusa, senza uno
sguardo, n un gesto, n una sillaba che mi rivelasse il segreto del
suo cuore, del suo spirito. Ella! Ella che, prima, quando l'amavo e
non ero ancora geloso, mi sembrava trasparente come un cristallo,
limpida come un purissimo diamante. Allora mi bastava guardarla negli
occhi per scoprire le pi lievi sfumature di sentimento nei fondi
penetrali del suo cuore, per afferrare i pi rapidi pensieri che le
illuminavano come lampi la mente, dietro quell'ampia fronte che sotto
i neri capelli ondulati sembrava di finissimo avorio!

E appena gli artigli del _mostro dagli occhi verdi_ mi si conficcarono
nel cuore, appena le prime mie ruvide mosse d'impazienza, di sospetto,
di rimprovero le fecero intendere la divoratrice passione che
cominciava ad invasarmi, ella mi apparve un'altra tutt'a un tratto. Il
suo cuore si ottenebr, ed io non potei pi leggervi nulla; la sua
fronte divent opaca, quasi la bella creatura vivente si fosse mutata
in statua che non ha anima, ma soltanto linee e rilievo di bellezza,
espressione esteriore che fa comprendere il concetto voluto
significare dall'artista, ma che non penetra, non pervade il legno la
creta o il marmo di cui essa  formata.

Se non che, invece, io sapevo che dentro quella statua c'erano e il
cuore e l'anima e lo spirito; e intanto, tra essi e me si opponeva,
insuperabile, quel silenzio che pareva mi tenesse chiusa in faccia una
porta di bronzo a cui invano picchiavo; di cui le mie mani, battendo,
quasi sentivano il diaccio; e che non risonava neppure, tanto era
solida, fusa tutta d'un pezzo. L'immagine di questa bronzea porta, in
certi momenti, si mutava nella mia alterata immaginazione in cosa
reale.

E mentre il mio geloso furore provocato da un nonnulla (ora lo
capisco) prorompeva in parole sconnesse, in urli, in gesticolazioni da
mentecatto, e Gemma mi stava immobile davanti, senza mutar di colore,
senza che nei bei occhi le si accendesse un baleno d'indignazione o di
piet, senza che le sue rosee labbra s'increspassero lievemente sotto
il vituperio di accuse, di sospetti, di insulti che la investiva, io
ero tentato di percuoterla al petto, dove mi sembrava fosse quella
inespugnabile porta di bronzo.... E non mi spauriva l'idea di
commettere anche un delitto!

No, ella non ha avuto nessuna piet di me! Se ne avesse avuta, si
sarebbe difesa, avrebbe protestato, avrebbe pianto; avrebbe risposto
alle accuse con altre accuse, ai sospetti con altri sospetti, agli
insulti con altri insulti, a torto o a ragione, non voleva dir
nulla.... No, no, ti ripeto, non ha avuto nessuna piet di me! Si 
vendicata con quel terribile silenzio, con quell'orrida rassegnazione,
e senza mostrare, neppur con un cenno, che si stimasse vittima
innocente.... della mia stolta gelosia!

Fece peggio! Mi nascose il suo male, si lasci struggere a poco a
poco; e soltanto pochi giorni prima della catastrofe, quando ogni sua
energia era finalmente esaurita, soltanto allora mi annunzi con voce
esile ma ferma:

--Dino, mi sento morire!

Ed io, sciagurato, non lo credetti! E il giorno che non potei pi
dubitare,... sai tu qual fu il pensiero che mi sconvolse, che mi
riemp gli occhi di infocate lagrime di rabbia?--Ella mi sfugge! Ella
mi sfugge! Ella se ne va senza dirmi il suo segreto!--Ed  stato cos!
Cos!

E tu dici: Era una santa!--Una santa senza piet? Senza carit? Oh no!
Il perdono non  muto....




UN'ARIA DI CIMAROSA

    A BRUNA.


Tra i ricordi della mia fanciullezza--disse Forcelli--c' una gentile
figura....

--Vizioso fin da bambino!--lo interruppe Miozzi, ridendo.

--.... una gentile figura di vecchina--continu Forcelli senza
badargli--che mi torna alla memoria ogni volta che sento qualche
spigliata melodia del secolo scorso. Era cugina di mio padre e viveva,
sola sola, in una casetta pi vecchia di lei, dove tutto era vecchio
come lei e d'onde tutto  sparito con lei, molti e molti anni fa. Si 
salvata dal disastro--e non so come--soltanto una spinetta barcollante
sui tre piedi, con la cassa tarlata anche allora, coi tasti ingialliti
e sconnessi e col pedale rotto e accomodato alla meglio con spago. Ho
voluto lasciarla tal quale, e la tengo in un canto del mio studio per
ricordo di colei che mi ha fatto godere le pi dolci impressioni
musicali di vita mia. Ho detto: pi dolci e non pi intense, caro
maestro--egli soggiunse, rivolgendosi a colui che scoteva la testa
protestando e quasi commiserandolo, da quel rabbioso wagnerista che
era.

--Volevo ben dire!--rispose questi.

--Andavo spesso dalla cugina, come tutti la chiamavamo in famiglia,
perch ella mostrava una grande predilezione per me. Ero il vivente
ritratto del nonno, secondo lei; e infatti ella mi aveva imposto il
soprannome di Nonnino. Confesso che abusavo volentieri di questo
privilegio, permettendomi in casa sua tante e tali capestrerie, delle
quali il babbo e la mamma non avrebbero tollerato le pi piccole e pi
innocenti.

--Ah, Nonnino! Nonnino!--ella mi sgridava, minacciando con l'indice
della mano destra.

Ma subito rideva.

Ora, uno dei miei pi piacevoli divertimenti consisteva, in principio,
appunto nel tempestare con le mani, quasi coi pugni, sui tasti di
quella misera spinetta, che fremeva e strideva con tutte le corde di
rame e sembrava chiedere aiuto contro lo strazio che le infliggevo.

La cugina accorreva da qualunque punto della casa, curva, strascicando
le ciabatte, sgridandomi da lontano:

--Ah, Nonnino! Nonnino! No, no; la spinetta, no! Questa non si tocca.

E infatti non la toccai pi dal giorno, che la cugina, per indurmi a
lasciare in pace il suo caro strumento, mi disse:

--Quando vuoi, suono io la spinetta e ti canto anche una bella
canzonetta che potrai imparare a memoria.

--E a suonare m'insegnerai?

--Non saprei insegnarti, Nonnino mio!

Cos mi contentai della canzonetta, accompagnata dall'argentino
frinire di quelle corde, che oggi, a confronto del suono di un
pianoforte, sembrerebbe ronzo di zanzara.

Oh, non era una sonatrice e nemmeno un'abile cantante! Sapeva fare
pochi accordi e replicava sempre quell'unica canzonetta allegra,
spigliata, che assumeva nello stesso tempo un'espressione malinconica
pel suono tremulo della voce. Anche gli accordi tremolavano, perch le
dita della vecchierella avevano perduto ogni agilit. A me, canzonetta
ed accordi sembravano cosa maravigliosa, e volevo riudirli pi di una
volta, di sguito, quando andavo dalla cugina.

--Come si chiama questa canzonetta?--le domandai un giorno.

--Il matrimonio segreto.

--E chi l'ha fatta?

--Il maestro Cimarosa.

--Lo conosci?

--No.

--Dunque, come l'hai appresa?

--Me l'ha insegnata... mia madre.

--Che vuol dire: matrimonio segreto?

--Vuol dire che si sono maritati di nascosto.

--Perch?

--I parenti forse non volevano.

--Ti sei maritata di nascosto tu?

--Non mi sono maritata mai!

--Perch?

Oh, gli importuni e inevitabili perch dei bambini!

La cugina, quella volta, tent di sorridere: ma, accarezzandomi i
capelli e balbettando:--Perch.... Perch....--aveva le lagrime agli
occhi.

Ella era morta da un pezzo quando, tornato dall'Universit, rividi in
casa nostra la spinetta a lei cos cara. Mi rivenne subito alla mente
quella scena dimenticata, e fui commosso per l'intimo triste dramma
che l'aria o la canzonetta (come ella diceva) di Cimarosa lasciava
immaginare.

Io non ho visto rappresentare il _Matrimonio segreto_ del gran
musicista d'Aversa, o non ho mai voluto riudire da altra voce la
canzonetta della quale ho dimenticato le parole e il motivo, pur
conservando la indefinita sensazione dell'allegra e alata melodia, a
cui la tremula voce della cugina comunicava anche un senso di dolce
tristezza. Mi sarebbe parso di profanare qualche cosa di sacro,
sovrapponendo all'infantile e delicata sensazione una sensazione
recente che, forse, avrebbe potuto affievolirla o farla sparire.

E, per ci, conservo nel mio studio la tarlata spinetta, di cui
parecchie corde sono gi rotte e attorcigliate e i tasti pi sconnessi
di una volta e il pedale guasto e accomodato con spago.

Spesso, fumando una sigaretta, sdraiato su una poltrona, mi compiaccio
di fantasticare la misteriosa tragedia del cuore della vecchia cugina,
e penso che la canzonetta di Cimarosa ha dovuto essere per lei
un'ineffabile consolazione nella lunga tristezza della solitaria sua
vita.




NON PREDESTINATO?

    A GIUSEPPE COSTANZO.


--Io non credo alla fatalit--disse Oddo Remossi--almeno nel modo in
cui generalmente s'intende. Per quanto si voglia ingrandire l'azione e
l'influenza delle circostanze esteriori ed ereditarie, resta sempre un
largo margine dove pu trovar posto la libert individuale. Solamente
avviene che noi non ci opponiamo a bastanza a quelle forze, diciamo,
nemiche che ci stanno dattorno. Spesso, pur troppo! non ne abbiamo il
tempo, n il modo. La vita c'incalza; la stessa civilt che dovrebbe
renderci pi indipendenti e pi liberi, ci costringe a una schiavit
di atti e di pensieri di cui non ci rendiamo mai conto. Oggi nessuno
di noi avrebbe il coraggio di soffiarsi il naso con le dita, come il
gran Cavaliere della Mancia e qualche raro contadino attuale. La
schiavit del fazzoletto vi sembra poca cosa? Ne ridete? Ebbene,
tant'altre schiavit di idee non sono meno ridicole di essa.
Rifletteteci un po', e ve ne avvedrete.

--Che c'entra tutto questo con la fatalit?--disse Mazzani.

--C'entra--rispose Remossi--perch noi sogliamo chiamare _fatali_ quei
fatti dei quali non riusciamo a scorgere la concatenazione e la
logica.

--Troppa filosofia e, mi sembra, sprecata a proposito di un
avvenimento cos meschino e comune come quello di cui ragioniamo!

Gramoglia aveva parlato senza togliersi di bocca il sigaro gustato
beatamente, stando sdraiato su la poltrona, su la _sua_ poltrona, da
lui chiamata cos perch ogni volta che si trovava nello studio
dell'amico Remossi la voleva per s, o preferiva di restare in piedi
se era gi occupata da un'altra persona.

--Secondo te--soggiunse continuando a fumare--io dovrei ribellarmi
alla schiavit della _mia_ poltrona che stimo tanto comoda e tanto
dolce. Perch?

--Con voialtri  impossibile ragionare!--esclam Remossi.--Ne volete
la prova? Vi racconter un fatto.  autentico, autenticissimo; non lo
invento per comodo della discussione. So gi, anticipatamente, il
giudizio che ne darete, e sar la conferma di quel che sostengo.

--Non usciamo per dalla specie di fatti dei mariti fatalmente
predestinati.... Ce n' parecchie categorie. Quella di coloro che non
hanno occhi per vedere, n orecchie per sentire; quella di coloro che
vedono e sentono e si rassegnano al loro destino; quella di coloro che
si ribellano inutilmente, giacch un fatto  un fatto e niente pu
annullarlo dopo che esso  avvenuto. Un marito che ammazza la moglie
infedele o l'amante....

-- superfluo che tu _balzaccheggi_; la _Fisiologia del matrimonio_
l'ho letta anch'io. Che cosa voglio provarvi? Che noi ci siamo appunto
resi schiavi di un pregiudizio, o di un sentimento ridotto tale. Non
ci sono _predestinati_ nel matrimonio, ma, invece, mariti sciocchi,
imprevidenti, incuranti, mariti nervosi, irragionevoli,
delinquenti....

--Se non  zuppa  pan molle--lo interruppe Mazzani.--Ma  meglio che
tu racconti il fatto. Riprenderemo a discutere dopo.

--Eccolo--fece Remossi--coi tre soliti personaggi _Ella, Egli, Lui_.
Dispensatemi dal dire i nomi, quantunque non ci sarebbe niente di male
se io li rivelassi. Ma si tratta di un fatto intimo, saputo per caso,
e la malvagit umana  tale da poter sospettare che le cose siano
andate altrimenti di come io le ho apprese.

--Non sei assolutamente certo, dunque!--disse Gramoglia.

--Certissimo. Non ho conosciuto un uomo pi savio di.... (Mi avvedo
che bisogna ribattezzare i miei personaggi per evitare confusione) di
Roberto Cagli. La natura e le circostanze lo avevano singolarmente
dotato. Era quasi ricco, di eccellente famiglia, e bell'uomo per
giunta. Aveva studiato molto, senza prendere una professione. Le
professioni stimava tiranne, e voleva godersi le fortunate circostanze
che gli permettevano di restare indipendente da tutto e da tutti.
Soleva dire:--Uomo perfetto  colui che pu conservarsi selvaggio in
mezzo alla civilt.--Per lui selvaggio era sinonimo di libero. A
trentacinque anni aveva sposato la donna eletta dal suo cuore, bella e
colta a bastanza. Vero matrimonio di amore, perch la signorina...
Balestri poteva portargli appena un modesto corredo per dote. I primi
anni del loro matrimonio erano trascorsi felici, e la felicit,
evidentissima, dei due sposi destava ammirazione ed invidia. Nessuno
per osava pensare d'intorbidirla. La signora Cagli veniva stimata una
di quelle donne che, anche per indole, rimangono superiori a ogni
insidia. Ma, pur non essendo diversa la convinzione di suo marito,
egli non tralasciava di tenerla d'occhio, di osservarla senza averne
l'aria e lasciandole amplissima libert. Qui entra in scena _lui_, il
terzo, il serpente tentatore, secondo la leggenda, se pu dirsi tale
uno che in un certo momento, nel momento pi pericoloso e quasi
decisivo, rinunziava alla sua parte: era, naturalmente, il pi intimo
amico del marito. Conformit di sentimenti e di idee, oltre a
circostanze delle due famiglie, avevano legato Roberto Cagli ad Adolfo
Gissi con un'amicizia pi che fraterna sin dai primi anni della loro
giovinezza. Avevano studiato insieme, e fatto insieme qualche piccola
stravaganza. Il matrimonio dell'uno, che sembrava avesse dovuto
rallentare la loro intimit, l'aveva anzi rafforzata. Era un bell'uomo
anche Gissi, di carattere gioviale per, e con parola facile e
colorita, che formava un po' di contrasto col carattere pi serio e
contegnoso del suo amico.

La signora Cagli, da principio, si sentiva quasi intimidita davanti a
quell'espansione di allegria che il Gissi metteva nella conversazione
ogni volta che veniva a trovarli o che era invitato a pranzo, cosa che
accadeva una volta la settimana, a giorno fisso. (Cagli aveva voluto
mantenere quella sua abitudine di scapolo). Poi....

Una mattina, non ricordo per quale circostanza, Roberto Cagli era
andato dal suo amico, e lo aveva sorpreso occupatissimo a preparare le
valige.

--Parti?

--Intraprendo un lungo viaggio.

--Come mai non me n'hai detto niente?

--Sarei venuto ad accomiatarmi questa sera.

--E dove vai?

--Non lo so; lontano.

--Che mistero  questo? Hai tu dunque dei segreti per me che per te
non ne ho avuti mai?

Gissi lo guard negli occhi; anche il suo amico lo guardava
intentamente; pareva volessero scrutarsi a vicenda.

--Che ti accade?--disse Cagli.--La nostra amicizia mi d il diritto di
farti questa domanda con la certezza di ottenere una schietta e
sincera risposta.

--Forse non hai bisogno che te la dia--rispose Gissi.

--Non capisco. Commetteresti una indegna azione se non mi dicessi la
verit.

--Vi sono cose in questo mondo che non si possono n si devono
confidare neppure al pi intimo amico.

--A un intimo amico qualunque, s; non a me.

E tutti e due rimasero interdetti di parlarsi con tanta insolita
severit.

--Hai ragione!--esclam Gissi dopo un istante di esitanza.

Si pass due o tre volte una mano su la fronte, fece qualche sforzo
quasi per trattenere le parole che stavano per sgorgargli dalle
labbra, poi, prorompendo, disse:

--Parto perch... amo tua moglie!

--Ella lo sa?--domand tranquillamente Cagli.

--S--rispose Gissi, chinando dolorosamente la fronte.

--Non c' altro?...

--Oh! Sono gentiluomo e sopratutto amico; non dovresti dubitarne un
solo momento.

--Non ne ho dubitato, e non ne dubito. Mi ero accorto che mia moglie
cominciava ad amarti.  un'anima nobile ed onesta anche lei. Di che
cosa avete paura tutti e due?

--Della nostra fragilit. Come non intendi...?

--La tua partenza, in ogni caso, non rimedierebbe a nulla.
Peggiorerebbe la situazione. Sei un uomo?

--Lo vedi. Un altro....

--Precisamente perch non sei quest'altro tu devi restare. Se ti
ostinassi a partire, io avrei ragione di supporre che cedi a un
tardivo rimorso.

--No, te lo giuro!

--Non occorreva giurarmelo.

--Restando non potrei pi frequentare la casa tua. Che direbbe la
gente?

--Non mi sono mai curato di quel che la gente pu pensare o dire di me
e dei fatti miei; intanto non avr da pensare e da dir niente, perch
tu continuerai, tu devi continuare a frequentare la mia casa come hai
fatto finora. Sei un uomo? Il tuo dovere  di vincere te stesso. Dammi
la tua parola di onore che farai come io voglio.

Per quanto Gissi conoscesse l'animo del suo amico, non rinveniva dallo
stupore di sentirlo parlare a quel modo. Gli era balenato il sospetto
che quella tranquillit apparente nascondesse un tranello; l'uomo non
 sempre un eroe, in ogni circostanza, anche quando  dotato di tutte
le qualit che producono l'eroismo, egli pensava. Ma il rapido
sospetto era sparito dopo le ultime parole del suo amico.

--Ti d la mia parola di onore!... Rifletti per... te ne prego.

--Per lei, forse? Senti: io sono sicuro di vedere un prodigio. Non
credo alle passioni fulminanti, al _coup de foudre_ dello Stendal. Noi
commettiamo cattive azioni, perch ci diciamo che non sapremmo non
commetterle, intendo parlare specialmente delle cattive azioni
passionali. Se guardi bene dentro te stesso, vedrai che tu hai
lusingato, accarezzato, e non inconsapevolmente, sensazioni che
avresti potuto con facilit soffocare nel momento che cominciavano a
determinarsi. La tua rettitudine di animo ti ha ora suggerito un mezzo
violento che, come tutte le violenze, pu produrre, anzi, produrr
certamente effetti contrari a quelli preveduti. Se vuoi la tua, la mia
e la tranquillit di lei....

Insomma Gissi dovette arrendersi in faccia a cos incredibile mitezza.

Avvenne, lo stesso giorno, una scena che pu sembrarvi strana ma che
raggiunse lo scopo voluto. Gissi non se l'aspettava. Era andato, come
per una solita visita, in casa del suo amico. La signora Cagli si
trovava in salotto col marito che l'avea pregata di suonare mentre
egli finiva un sigaro dopo la colazione.

--Continua!--disse alla moglie che cessava di suonare all'inattesa
apparizione.

Ella sapeva che Gissi doveva partire senza pi rivederla, dopo che in
un istante di debolezza si erano lasciati sfuggir di bocca il loro
reciproco segreto, o piuttosto dopo che l'imprudenza di Gissi le aveva
strappato una confessione che l'aveva fatta piangere indignata contro
di lui e di s stessa.

E soltanto per nascondere il suo turbamento, riprese a suonare; smise
dopo poche battute.

--Dunque--disse Roberto Cagli--voi due vi amate o state per amarvi...?

Gissi scatt in piedi, pallido, portando disperatamente le mani alla
testa; la signora chin la fronte sul leggo del pianoforte mezza
svenuta.

--Non vi sembra di essere ridicoli?--soggiunse Cagli.--Vorreste
diventare due volgari adulteri? Eh, via! Eh, via!

Il colpo era fatto.

Gissi e la signora si trovarono, con una mossa involontaria, l'una di
faccia all'altro, l'una con gli occhi in quelli dell'altro, ridicoli
come quegli aveva detto, nient'altro che ridicoli, e rossi tutti e due
dalla vergogna di riconoscersi tali, mentre nei giorni scorsi si erano
creduti sopraffatti da fiero tragico destino.

E tutto fin l!

--Caro Remossi--disse maliziosamente Gramoglia--dobbiamo proprio
crederti?... Tutto fin l?

--Io ti credo--soggiunse il Mazzani.--Hai raccontato con troppa
calorosa sincerit e con troppi particolari, da non lasciar nessun
dubbio su la veridicit del fatto.... Ma esso non prova niente contro
la teorica dei _predestinati_. Il tuo amico Roberto Cagli non era del
bel numero; ecco tutto.




CHI SA?

    A FANNY ZAMPINI-SALAZAR.


Era scettico ed egoista? O si compiaceva, per vanit, di mostrarsi
tale?

Io gli volevo bene, non ostante i suoi grandi difetti; probabilmente
per essi. Vi sono cattive qualit che attraggono in modo
straordinario; forse perch dnno l'illusione di nascondere, sotto la
loro malvagia apparenza, qualit opposte, degne di ammirazione e che
servono da compenso. Il fascino di certi delinquenti, di certe
malefiche donne pu spiegarsi cos.

Federico Toacci aveva l'impudenza delle sue azioni, e questo faceva
qualche volta sospettare ch'egli esagerasse raccontandole.

Soleva dire:

--Io non credo all'abnegazione e al sacrificio perch le stimo virt
inumane; e per ci non li pratico.

Il dovere di ogni individuo consiste nel procurarsi, con qualunque
mezzo, quel che pu soddisfare i suoi bisogni, i suoi desideri, e
renderlo felice.

La morale  stata inventata da colui che voleva impedire agli altri il
conseguimento di un bene creduto degno di esser riserbato a lui solo.

Il codice  il libro pi prezioso del mondo perch indica la maniera
come si possa nuocere agli altri, evitando di nuocere a s stessi.

L'amore non vale il tempo, le forze e i quattrini che si sciupano per
acquistarlo. Bisogna prenderlo come viene, quando viene, da chiunque
viene, senza guardar molto pel sottile. Tanto, esso  una
sciocchissima cosa, di cui abbiamo fatto il pernio della vita forse
per dimostrare che la vita non vale niente di meglio.--

E se qualcuno gli faceva notare che parecchie sue azioni
contradicevano gli aforismi da lui solennemente e ripetutamente
proclamati, egli rispondeva:

--Il poter fare il contrario di quel che si pensa e si sente  la
miglior prova che uno possa dare a s stesso della propria assoluta
indipendenza e della libert che possiede.

Una volta mi disse:

--Cattiva giornata oggi! Ho dovuto fare una buona azione, con la
semplice lusinga che essa ne faccia commettere parecchie cattive.

--Che cosa hai fatto?

--Ho prestato mille lire a un tale che non ardiva di chiedermele
perch era certo--diceva--di non potere restituirmele.

--Ebbene?

--Non capisci che se fosse stato vero, me le avrebbe invece
insistentemente richieste?

--Te le restituir dunque.

--No, giacch ora sa che io non conto pi su la sua restituzione.

--Perch gliel'hai date?

--Per togliermi la tentazione di credere che vi sia una persona onesta
in questo mondo.

--E se, contrariamente a quel che tu sospetti, costui verr a
restituirti, presto o tardi, le mille lire?

--Penser che, tra qualche tempo, vorr chiedermene dieci mila, per
fare un colpo pi grosso. L'onest  un calcolo profondo;  l'impiego
d'un capitale ideale con gl'interessi al mille per cento....

--Oh!...

--.... in questo, o nell'altro mondo per coloro che credono.

--Eppure tu fai tante cose in ossequio alla morale, alle leggi, alle
convenienze sociali!

--L'uomo non  perfetto. Vuol dire che sono un onesto anch'io, a
intervalli, a grandi intervalli per fortuna.

S, era vero: Federico Toacci godeva la vita senza scrupoli, senza
ritegni, al pari di tanti altri, che per si guardano bene di
formulare in ispietati aforismi le norme della loro condotta.

Rimasto libero a ventidue anni da ogni soggezione di famiglia, educato
fuori di casa, lontano, a Parigi e a Londra--perch i suoi genitori si
erano divisi quasi subito dopo la nascita di lui e il padre non avea
voluto impacci tenendolo presso di s come gli era stato accordato
dalla legge, n la madre si era pi ricordata, nel disordine della sua
esistenza, di avere un figliuolo--bello, straricco, sviluppato
precocemente in ambienti dov'era difficile farsi una ben chiara idea
del bene e del male, egli si era formato da s una particolare
filosofia sperimentale e aveva conformato ad essa tutti gli atti della
sua vita.

Spesso mi viene il sospetto ch'egli fosse un sentimentale camuffato da
scettico e da egoista. Era certamente un orgoglioso che non voleva
essere ingannato da nessuno, e che pel timore di far ridere della sua
bont naturale e della sua buona fede, s'inducesse, come ho detto, ad
esagerare le apparenze dal lato cattivo.

Ricordo, a questo proposito, due fatti.

Primo, un gran pranzo dato da lui. La lettera d'invito diceva: _Per
celebrare un mesto avvenimento. N. B. In abito chiaro_.

La tavola era sparsa di crisantemi bianchi. La tovaglia e i tovaglioli
orlati a lutto. Le massicce fruttiere d'argento, velate di crespo
nero.

Nessuno degli invitati si era maravigliato di quella stravaganza, ma
tutti eravamo curiosissimi di saperne la ragione.

Allo sciampagna, rizzatosi in piedi e tenendo con una mano la coppa
ricolma, egli disse con tono scherzevole:

--Un'umile ragazza si  suicidata... per me.  il primo caso che mi
cpita. Lascio cascare una lagrima nella mia coppa, e bevo in onore di
quest'avvenimento, che pu essere una verit o una menzogna. Amici,
fate altrettanto!

Nessuno di noi os di bere.

Egli vuot la coppa, ci guard sorridendo ironicamente ed esclam:

--Mi compiaccio di apprendere che ho ancora qualcosa da insegnare ai
miei amici.

Io gli dissi:

--Tu hai paura di sembrare commosso a chi fai pena.

--Mi mancava soltanto la commiserazione di qualcuno!

E accese con indifferenza una sigaretta.

Il pranzo fin freddamente.

Due anni dopo, accompagnavo un amico di provincia che voleva osservare
non ricordo pi qual monumento al camposanto.

In quella sera di ottobre, col cielo coperto di nuvole, un po' umida e
fredda, la citt dei morti era deserta. Per ci fui stupito di
scoprire, in fondo a un viale, un uomo inginocchiato davanti a un
monumento che non avevo avuto occasione di vedere prima e che sembrava
bello anche da lontano. Sur un piedistallo di marmo scuro, un angelo
di bronzo spiegava le ali levando in alto le braccia aperte, quasi
stesse per spiccare il volo verso il cielo e in atto di offerta.

Ci accostammo.

--Tu!--esclamai maravigliato, riconoscendo Federico Toacci.

E mi chinai a leggere l'iscrizione. Essa diceva:

                    A UN'UMILE
                 MORTA PER AMORE

Guardai Federico con lunga occhiata significativa.

--T'inganni--egli disse col solito ironico accento, tirandomi da
parte.--Questo monumento mi  servito bene presso altre donne. Ho dato
appuntamento qui a una bellissima signora che vuol essere commossa
prima di tradire il marito. Ha tante furberie il cuore umano!... Mi
rincresce che ella sia in ritardo. Volevo farmi sorprendere
ginocchioni davanti a questo monumentino.... Fammi il piacere di
allontanarti col tuo amico.... Eccola--soggiunse, indicandomi una
signora vestita a bruno che s'inoltrava pel viale.

Invece, quella signora, brutta e vecchia inglese, ci pass davanti, si
ferm un istante ad osservare con l'occhialino l'angelo che spiegava
le ali, e torse a destra infilando un altro viale.

Io feci in modo da accertarmi, non visto, se Federico Toacci si fosse
ingannato, e mi avesse detto la verit.

Lo vidi andar via dopo un pezzo, guardando cautamente attorno, senza
che nessuna signora fosse venuta a sorprenderlo ginocchioni davanti al
monumento da lui eretto all'umile suicida per amore.

Cos mi  nato il sospetto che ci siano al mondo anche gl'ipocriti
dello scetticismo e dell'egoismo, e che il mio amico fosse di questi.

 morto di tifo a trentacinque anni, e nessuno ha potuto conoscere con
certezza se egli sia stato proprio scettico ed egoista, e se si sia
compiaciuto, per vanit, di mostrarsi sempre tale.




LA EVOCATRICE

    A CORDELIA.


--Andiamo! Voi credete agli Spiriti, come le donnicciole?

--Che maraviglia? Ci credono tanti grandi scienziati, il Crookes, il
Vallace, ecc.

--Scienziati falliti! Scienziati per modo di dire!

--Siete temerario, caro amico--riprese il dottor Maggioli--giudicando
cos alla lesta lo scopritore della materia radiante e l'emulo del
Darwin. In quanto a me, sono modesto come si conviene a chi non si 
occupato di questo genere di studi venuti in voga quando l'et non mi
consentiva pi di sperimentare. Non ho detto, intanto, che credo agli
Spiriti; ma mi stimerei presuntuoso, se osassi di affermare che non
posso crederci affatto. Non ho nessuna ragione per esprimere un
giudizio di questa sorta. Ho settant'anni, e tra poco mi sar dato
conoscere _de visu_ come stanno le cose dell'altro mondo. Ne ho una
grande curiosit, ve lo confesso.

--Non capisco, mi scusi.

--Forse mi sono spiegato male. Insomma io dichiaro di non avere nessun
solido argomento per affermare o negare scientificamente l'esistenza
degli Spiriti quantunque, l'unica volta che mi son lasciato indurre a
tentar di vederli, la prova sia riuscita negativa.

--Lo credo bene!

--Io per, da quella prova mal riuscita, non mi stimo autorizzato a
dire che il Crookes, il Vallace e tanti altri sperimentatori di buona
fede si siano ingannati o siano stati ingannati.

--Ma la Scienza....

--La Scienza la fanno gli scienziati a furia di sbagliare. Quella di
ieri non  pi questa di oggi; e quella di domani sar un'altra cosa.
Risolto un problema, se ne presentano nuovi e pi complicati e pi
astrusi. Certe volte gli scienziati si seccano di vederseli affacciare
davanti, e chiudono gli occhi e si turano gli orecchi per vivere un
po' in pace e non guardare n udire. Ma non per ci i nuovi problemi
dileguano. Allora qualche scienziato, pi curioso o pi ardito degli
altri, socchiude gli occhi e osserva, timidamente dapprima, per non
scandalizzare i colleghi; poi l'amore della verit ne pu pi
dell'orgoglio personale; e cos la Scienza fa un altro passo, e
l'assurdo di oggi diviene la conquista assodata del giorno dopo.

--Lo sappiamo, dottore! Ma, riguardo agli Spiriti, non si tratta di
fatti che possono cadere sotto gli occhi, da osservarsi col
microscopio, da analizzare col crogiuolo. Fantasie di menti deboli,
allucinazioni di sensi malati, credenze di femminucce, resti di
tradizioni primitive, quando l'uomo ancora selvaggio si dava una
spiegazione superficiale dei fenomeni della natura e credeva l'ombra
un duplicato della sua persona.... Se la scienza dovesse tener conto
di tali sciocchezze, starebbe fresca!

--Di tutto deve tener conto. Per ci io, che sono scienziato cos cos
per aver studiato e praticato la pi materiale tra le scienze, la
medicina, non arrossisco di far sapere che ho tentato anche di _vedere_
gli Spiriti il giorno che un amico venne a dirmi:--Vuoi vederli? Io ho
avuto paura e ho interrotto a mezzo l'esperimento.--Quel mio amico, uomo
serio, coltissimo, un po' artista, un po' filosofo nel miglior senso di
questa parola, intelligenza aperta ai quattro venti del pensiero,
s'interessava dei grandi problemi contemporanei, politici, economici,
religiosi, scientifici, leggendo tutto, approfondendo tutto con ardore
indomabile. Non aveva altro da fare; il suo largo patrimonio gli
permetteva questo lusso intellettuale senza fargli trascurare il resto.
Ultimamente dunque aveva preso, com'egli diceva, il dirizzone degli
studi spiritici, e si era formato la convinzione che gli Spiriti sono
una realt come un'altra, d'ordine superiore, se si voleva, ma da non
poterne pi dubitare. E siccome io gli rispondevo:--Bisogna attendere
ancora!--egli si spazientiva delle mie esitanze in faccia a tante e
tante prove, quante forse--soggiungeva--non ne hanno parecchi fatti
ormai entrati nel dominio della storia e tenuti per certi da tutti. Io
veramente non negavo i fenomeni, i fatti; dubitavo della spiegazione di
essi. Alla mia et non s'intraprendono neppur con la mente esplorazioni
in regioni ignote, e si diffida sempre un po' delle relazioni dei
viaggiatori che le hanno visitate la prima volta.

Il giorno per ch'egli venne a dirmi:--Vuoi vedere gli Spiriti? Io ho
avuto paura e ho interrotto a mezzo l'esperimento--mi lasciai vincere
dalla curiosit. Perch non aver fiducia in un uomo come lui?

--Che cosa bisogna fare per vederli?--gli domandai dopo qualche
istante di riflessione.

--Venire domani a casa mia. Io avviser la _evocatrice_.

--La _medium_ vuoi dire.

--No. La persona di cui ti parlo non cade in _tranche_, cio: non si
addormenta, non entra in catalessi; voca, con potere misterioso, in
pieno giorno, semplicemente, per via di certi suoi scongiuri.

-- una maga, a quel che pare.

-- una povera donna, secca, pallida, malaticcia, vestita
sciattamente, che vive, credo, di elemosina....

--E col mestiere di fattucchiera,--lo interruppi, ridendo.

--Niente affatto. Chiede soltanto cose strane che dice indispensabili
all'evocazione: un po' di sale, un po' di olio, una candela benedetta,
di quelle che si adoprano nella settimana santa.

--Uh!--feci, alzando le spalle.

--Probabilmente nemmeno il sale, l'olio e la candela benedetta sono
necessari; forse servono per provocare l'azione fluidica del suo
organismo; mezzi meccanici, pi che altro, da eccitare la sua
fantasia.

--Tu spieghi tutto!

--Ho detto probabilmente; e quando la vedrai operare, la mia ipotesi
non ti parr stramba.

--Com' che tu hai avuto paura?

--Ecco: eravamo nel mio studio, io e lei, con l'uscio aperto sul
corridoio. Ella cominci a brontolare le sue evocazioni inginocchiata
dietro una tenda del balcone, con davanti l'orciolino di terracotta
pieno di olio, la candela accesa e il piattino col sale. Di tratto in
tratto, prendeva un pizzico di sale e lo buttava nell'orciolino. Mi
ero situato in maniera da poter seguire, sbirciando da un lato della
tenda, l'operazione. Ero tranquillo, in vivissima aspettativa, s, ma
anche un po' incredulo. Mi pareva impossibile che quella povera donna,
quel fantasma di donna dovrei dire, possedesse cos alto potere....

--E allora....

--Allora, tienlo a mente, di pieno giorno, all'improvviso, veggo il
corridoio illuminarsi con luce pi splendida della solare e sento
sbito un fruscio di passi e di stoffa.... Ho avuto paura!... Mi son
messo a gridare:--No! No!... Basta!--coprendomi gli occhi con le mani.
Tremavo come un bambino, sudavo freddo.

--Quella donna aveva contato su la tua immaginazione, l'aveva eccitata
con lo strano apparecchio di quei riti....

--T'inganni. Ho pensato cos di primo acchito; ma poi, riflettendo
bene.... In due, saremo pi forti. Vuoi provare?

--Proviamo!

Il dottor Maggioli s'interruppe per guardare attorno, nel salotto, e
interrogare le signore che erano state ad ascoltare con evidenti segni
di abbrividimento.

--Non vuol farci dormire questa notte!--disse la baronessa Lanari.

--Appunto, volevo sapere da lei se debbo o no proseguire....

--Ormai!--fece la baronessa.--E poi ella ha detto che la prova 
fallita....

--Non ricordo pi--rispose il dottore--chi abbia scritto: Se venissero a
riferirmi che un tale ha portato via il Colosseo, prima di rispondere:--
impossibile--andrei a vedere. Io la penso come costui; e gli scienziati,
secondo me, dovrebbero comportarsi cos. Fui puntuale, all'ora fissata;
la donna arriv poco dopo. Il severo studio del mio amico aveva due
balconi, uno a levante, l'altro a mezzogiorno, e una larga ondata di sole
lo invadeva in quel punto.--Ho avuto a stento il permesso--disse la
evocatrice.--Da chi?--domandai.--Dai miei superiori--rispose
semplicemente.--Questo signore  un incredulo--soggiunse rivolta al mio
amico.--E gli spiriti non si mostrano volentieri a chi non crede.--Voglio
credere--dissi.--Sono qui per questo. Costei--pensavo intanto--mette le
mani avanti! E la osservai attentamente mentre si accingeva a disporre
dietro la tenda del balcone l'orciolo con l'olio, la candela accesa e il
piattino col sale. Nessun indizio di furberia su quel viso, ma una grande
stanchezza, la stanchezza della miseria.--E chi vi ha insegnato?--le
domandai.--Mia madre--rispose. Stiano attenti. Gli spiriti non entreranno
qui; attraverseranno il corridoio, passando davanti all'uscio.--E si
nascose dietro la tenda. Parlava con tale sicurezza, da spingermi a
pensare: Tu forse stai per vedere un prodigio! Eravamo, il mio amico ed
io, in piedi, in faccia all'uscio. A un tratto, il mio amico mi afferra
una mano, e comincia a stringermela forte. Non mi distolsi dal guardare
verso il corridoio, pur comprendendo che quegli aveva paura. Io mi
sentivo tranquillissimo, senza diffidenza.... Dieci minuti di intensa
aspettazione.... e la donna usc fuori dalla tenda.

--Ha veduto?--disse.

--No.

--Non li hai veduti?--esclam il mio amico quasi balbettando.

Era pallido come un morto.

--Sette--soggiunse.--Li ho contati; quattro donne e tre uomini....
come fatti di nebbia, con lunghe tuniche bianche.... Sono passati
lentamente.... Ti ho stretto forte la mano nel terribile momento. E
quella gran luce?

--Non ho visto nulla!

--Non crede!--disse la donna.--Per vedere bisogna avere la grazia....

Forse  cos: bisogna avere la grazia, come ella si esprimeva, cio
una disposizione naturale, una facolt speciale.... Che ne sappiamo? E
il mio amico  rimasto talmente convinto di non essere stato vittima
di un'allucinazione, che  morto sospettando sempre della mia buona
fede. Ha creduto che io abbia negato di aver visto per cocciutaggine
di medico materialista. E non  vero.




L'INESPLICABILE

    A GIUSEPPE DRAGONETTO.


--Vorrei spiegarmi meglio, caro dottore, ma non so. Pi ripenso al mio
caso, pi tento di veder bene tra la nebbia che mi avvolge la mente, e
pi sento sconvolgermi l'intelligenza. Sono gi al confine della
pazzia? Un altro passo e la mia ragione si smarrir per sempre nella
tenebra dell'incoscienza?...  terribile, dottore! No, non mi dite
niente, state ad ascoltarmi; abbiate pazienza. Siccome il mio male 
tutto qui, nella testa, e non ha sintomi fisici, voi non indovinereste
nulla se io non parlassi. E per parlare, anzi per far lo sforzo di
pensare e di parlare con qualche ordine, ho bisogno di non essere
interrotto. Il mio cervello non funziona regolarmente; ha strane
intermittenze. L'imbroglio consiste in questo: io non distinguo pi
tra sogno e realt, tra fatti fantasticati in momenti di strana
esaltazione e fatti realmente avvenuti.... Cos, proprio cos! Voi
sorridete incredulo.... M'inganno? Tanto meglio.

Intorno ad alcuni avvenimenti non ho nessun dubbio.

Notiamo la data: nove mesi fa. Notiamo il luogo: Firenze. Ero arrivato
la sera avanti. Due giorni prima, mi trovavo a Napoli, deciso di
starvi fino alla met di giugno. Nella stagione di primavera Napoli 
un paradiso. Vi ero andato per godermi questo paradiso, e per
nient'altro.

Avevo passato mezza giornata nell'Aquario tra le meraviglie della vita
sottomarina.... Improvvisamente, quasi mi fosse stato suggerito
all'orecchio da qualcuno, io pensai:--Va' a Firenze!... Va' a
Firenze!--Mi stava davanti agli occhi una mirabile aiuola di attinie e
di coralli che si agitavano, che palpitavano con le loro creste
filamentose: e tra i coralli e le attinie, magnifici polipi, di cui
ora non ricordo il nome, allungavano i tentacoli, si gonfiavano, si
aprivano simili a viventi ventagli, si restringevano e quasi sparivano
confondendosi con la vegetazione rosata. Altri piccoli molluschi,
cavallini di mare, se non sbaglio, idre, meduse, salivano e scendevano
nella limpidissima acqua dietro il grosso cristallo; paguri, che si
eran formati una casa con grosse conchiglie, erravano qua e l, ora
lenti ora rapidi, sul suolo ghiaioso, movendo le gambe rimaste fuori
dal guscio.... E, di nuovo, quel suggerimento quella inattesa
ispirazione: Va' a Firenze!

In quei giorni, io non vi avevo pensato neppur di sfuggita.... Ma,
ecco, ora ricordo bene. Mentre guardavo intentamente quel maraviglioso
spettacolo acquatico, due signore si erano fermate un istante vicino a
me. Fiorentine, si capiva dall'accento.... Quale di esse aveva quella
voce cos melodiosa, da spingermi a guardarla? Ed ero rimasto deluso.
La voce mi aveva fatto supporre una bellezza giovane e fresca....
Invece!... Colei non era giovane, n bella. Pu darsi che il
suggerimento:--Va' a Firenze!--sia stato prodotto dalla mala di quel
suono. Mala, ho detto benissimo; giacch non potei sottrarmi alla sua
azione.

Quando uscii dall'Acquario, l'incantevole tratto di marina l accanto
era suffuso della tenera luce del tramonto; i viali della Villa quasi
deserti, e pieni di misteriose ombre e di frescura; e laggi, il
Vesuvio con un sottile pennacchio di fumo, tutto dorato dagli ultimi
raggi del sole, e quasi sorgente dalle onde per ottica illusione....
Guardai distrattamente il divino scenario che venivo ad ammirare ogni
giorno insaziabilmente, scoprendolo rinnovato sempre dalla variet
della luce, secondo le ore della giornata.... E tornai a pensare: Va'
a Firenze!

Non vi sembra strana questa insistenza suggestiva? Oh, non sembrerebbe
strana neppure a me, se poi non fosse accaduto quel che accadde!....
Partii il giorno dopo, senza maravigliarmi della mia risoluzione,
quasi la gita a Firenze fosse stata segnata nell'itinerario del mio
viaggio. Soltanto arrivato col, mi domandai stupito:--Che cosa son
venuto a farvi? Ormai!...--e uscii dall'albergo e infilai la prima via
che mi capit davanti.... Cinque minuti dopo, mi trovavo in _Piazza
dell'Indipendenza_....

Oh, questo non  sogno! Ricordo benissimo, ho coscienza della
realt....

La bionda signora mi era passata accanto inondando l'aria del suo
profumo, sotto l'ombrellino con strisce gialle e bianche ornato di
larghe trine.... La veste di leggerissima stoffa, con strisce gialle e
bianche anch'essa ma pi strette, ne modellava elegantemente la
persona svelta e sottile. Non avevo potuto osservarla in viso, cos
rapidamente mi aveva oltrepassato. Vedevo, sotto i riflessi
dell'ombrellino, l'oro dei suoi copiosi capelli rialzati su la nuca,
dai quali sfuggivano alcune ciocchettine che tremavano a ogni passo,
come cosa viva.

Fui tentato di seguirla, di raggiungerla, per la sola curiosit di
conoscere se l'aspetto corrispondeva alla elegantissima linea della
persona.

In quel punto, ella svoltava per via _Enrico Poggi_--via appartata,
silenziosa, con case che paiono villini--e suonava a un portoncino. Si
era voltata al rumore dei miei passi, un po' contrariata, mi parve,
che qualcuno l'avesse seguita.... Cos potei accertarmi che ella era
bellissima. Visione di un istante! All'aprirsi del portoncino avevo
intravveduto un andito con busti in marmo, grandi vasi con piante e,
in fondo, una vetrata con vetri colorati.... Il portoncino si era
richiuso.

Tornai addietro lentamente, conturbato dalla rapida visione, quasi
qualche parte di me fosse penetrata l, dietro a colei, ed io ne
sentissi la mancanza. Giacch sbito provai la viva sensazione di
rivedere con l'imaginazione quell'andito e d'inoltrarmi dietro a
l'incognita per le stanze, oltre la vetrata con vetri a colori.

Quel giorno no, ma qualche settimana dopo, sono io davvero entrato
col? Dev'essere stato cos, perch altrimenti come avrei ora quasi
davanti agli occhi quel salottino parato di damasco azzurro, col gran
ritratto di lei, in piedi, appeso alla parete di faccia; quella
lampada di Murano con grandi foglie rosee che si accartocciavano
attorno ai bracci e si arrampicavano al fusto capricciosamente; e il
tavolinetto ingombro di ninnoli; e le poltroncine di un azzurro pi
pallido del damasco delle pareti?

Come mai potrei ricordarmi precisamente la nostra conversazione, di
quattro o cinque giorni dopo?.... Mi sembra di riudirla.... Eppure in
certi momenti dubito della mia memoria.... Pu mai essere che io abbia
sognato quel colloquio o che lo abbia fantasticato a occhi aperti e
con tale intensit da crederlo, poi, realmente avvenuto?... In che
modo dunque io rivedo la signora vestita diversamente, con ampia
vestaglia color crema, tutta spumante di pizzi rari, con le sottili
dita delle bianchissime mani cariche di anelli, con quella grossa
perla pendente da una stella di diamanti attaccata su la parte
sinistra del petto, quasi sotto la spalla?... In che modo ho negli
orecchi il suono esotico della sua voce che dava alle parole della
nostra lingua un fascino nuovo? E, finalmente, se non fosse stato
vero, in che modo nel dialogo trovo accennati fatti che non ricordo e
che pure debbono essere avvenuti?

--Vi ho sbito riconosciuto--ella diceva.

--Perch lo avete taciuto?

--Perch non mi interessava di farvelo sapere, in quella casa, davanti
alla persona che vi presentava a me.

--E vi  dispiaciuto?

--No.  inutile dispiacersi di quel che non si pu evitare. Io mi
rassegno facilmente; filosoficamente direi, se non fosse un po' troppo
per una donna.

--Avreste voluto evitarmi potendo?

--Certamente. Gli uomini come voi sono una sciagura nella vita di una
donna.

--Perch?

--Perch presto affermano di amarla, illusi forse, o vanitosi
d'ispirare un sentimento che lusingherebbe il loro amor proprio. Voi
avete su la punta della lingua una dichiarazione che soltanto le
convenienze di un primo colloquio v'impediscono di farmi.

--Indovinate, in parte. Non le convenienze per, ma il timore di non
esser creduto mi impedisce di parlare.

--Attendete per ci,  vero? occasione pi opportuna.

--Ormai  impossibile.

--Voi forse ignorate che ho marito.

--No; vi chiamano signora, non signorina.

--Capisco; il marito non vi sembra un ostacolo.

--Non  mai tale, quando l'amore vuole.

--Per certe donne, s.

--E per voi?

--Io... io credo che l'individuo non ha altra norma di vita
all'infuori di quella che la sua felicit richiede; e che di questa
felicit  giudice inappellabile egli solo.

Parlava lentamente e non perch l'esprimersi in italiano le
richiedesse uno sforzo. Sembrava che ogni parola da lei pronunziata
avesse un riposto significato e che ella volesse darmi tempo
d'intenderlo bene, prima di risponderle. Ebbi fretta di mostrarle che
avevo interpretato in favor mio la sentenza. M'interruppe:

--Siete fatuo, come tutti gli uomini.

 chiaro?  preciso? La presentazione, in quella casa da lei
accennata, io non la ricordo affatto; ma la conversazione  fissata
qui, parola per parola, col suono della voce, con l'accento, con
l'atteggiamento di tutta la persona, coi fieri gesti della mano
destra, dove uno stranissimo anello in forma di serpente si
attorcigliava, flessibile, al dito medio simulando cinque o sei
anelli, con la testa schiacciata che si piegava di lato alla radice
dell'ugna. Tanti particolari non pu averli inventati la mia
fantasia.... Eppure io non sono certo che questa visita sia proprio
avvenuta. Di quando in quando, un dubbio mi attraversava la mente: che
quell'anello io lo abbia veduto, per caso, in un'altra mano, e che
quelle parole io le abbia udite da un'altra bocca, in altra
occasione.... o le abbia lette in qualche romanzo.....

Perch?.... Perch non so spiegarmi il ricordo, nettissimo,
precisissimo, di una passeggiata solitaria pel _Viale dei Colli_ dove
io la rividi alcuni giorni dopo, sempre come una sconosciuta il cui
fascino mi attirava, ma senza che ancora sentissi un forte desiderio
di avvicinarla, anzi provando un istintivo movimento di resistenza
contro quel fascino. Non era sola quel giorno; ed io, segutala un
po', indovinando da alcune mosse che le tre signore parlavano di me,
mi ero fermato, indispettito di riuscire, a quel che sembrava,
importuno; e avevo interrotto la salita. Se fossi stato presentato a
lei, se avessi avuto davvero quella conversazione con lei in casa sua,
perch non l'avevo almeno salutata?

Non confondo date. Tra il primo e il secondo incontro ci fu un
intervallo di due o tre giorni.... Ma ogni volta che mi metto a
ripensare il passato, la conversazione e l'incontro hanno lo stesso
valore di realt.... Sono tutti e due veri? Tutti e due falsi?....

Niente mi tratteneva in Firenze. Vi ero venuto per subitaneo e quasi
inesplicabile capriccio: e non entravo in nessuna chiesa, non visitavo
gallerie o musei, non mi fermavo davanti ai monumenti. Erravo per le
vie con aria sbadata. Se non che, di tratto in tratto, mi accorgevo
che tra le persone dei passanti ne ricercavo una, colei, che pi non
avevo riveduta da una settimana.

Ne ero invasato. Mi aggiravo per _Piazza dell'Indipendenza_,
attraversavo spesso la via _Enrico Poggi_ smanioso di imbattermi in
lei.... E mi sembra che mi domandassi spesso:

--Perch non ritorni a casa sua?...

Dunque c'ero stato; non potrei rammentarmi di questo, se non ci fossi
stato davvero.

Capisco quel che volete dirmi: La nostra memoria  labile! o tale
confusione vi sembra spiegabilissima con qualche complicazione nervosa
sopravvenuta.... Ma io non sono stato malato. I miei nervi hanno
conservato sempre un equilibrio perfetto, prima e dopo.... Cio fino a
pochi mesi fa, fino al giorno in cui mi sono accorto che avveniva
nella mia mente una confusione tra fatti soltanto pensati, immaginati,
e fatti realmente accaduti. E, sul principio, l'esitazione,
l'incertezza di giudizio erano rapide, mi lasciavano tranquillo....
Poi, a poco a poco.... Ora non riesco pi a fare distinzione alcuna. E
l'idea, il sospetto che io abbia davvero potuto commettere.... 
orribile, dottore!... Lasciatemi continuare.

Ho il ricordo di un'altra conversazione con lei, su una terrazza, o
nello studio di un pittore in via S. Paolo....--Un po' di incertezza
anche qui, ma intorno al luogo.  naturale; l'immagine di lei
scancella ogni altro particolare. Potevo vedere qualche cosa
all'infuori di lei?.... Ed  ricordo di conversazione futile, quale
tra persone che si trovano insieme la prima volta.... O ella finse di
non avermi conosciuto prima, ed io fui costretto a secondarla per non
infliggerle una smentita?

--Preferite la pittura o la musica?

--Tutt'e due--risposi--Certi quadri, come questo che abbiamo visto ora
ora... (O, dissi: come questo che abbiamo sotto gli occhi?... Non
importa... Si parlava di un quadro che era un'armoniosa festa di
colori, di una Processione fiorentina del quattrocento? S, s, mi
pare appunto di questo....) Certi quadri sono anche una musica per gli
occhi. Le due arti si confondono insieme talvolta. La pastorale del
Beethoven non fa l'impressione di un paesaggio dipinto?

--Con un po' di buona volont, s. E sorrise.

Questa volta portava un abito di colore azzurro cinereo, con sprone
sul petto di seta chiara, lameggiata di oro, e collare della stessa
stoffa; e sotto il cappellino di tulle nero con ricami gialli, i
capelli arruffati su la fronte spiccavano con toni dorati pi ardenti,
e gli occhi sembravano pi azzurri, pi limpidi, sorridenti come cieli
di primavera.

Com' dunque che io potei dirle il giorno dopo--il giorno dopo, perch
da prima riparlammo del quadro veduto insieme--com' che potei dirle:

--Voi siete di ghiaccio. Avete nel cuore le nevi della vostra Russia.
Perch mi fate soffrire? Perch non mi dite una parola di speranza?

--Perch certe parole non si dicono mai; s'indovinano.

Ebbi un sussulto, e le presi la mano inanellata. Non me la concedette,
ma non la ritir.... Questa indifferenza m'imped di baciargliela.
Guardai il serpentello col dorso punteggiato di rubini.

 un simbolo?--domandai.

--Forse. Un'ammonizione, certamente: Abbi prudenza!

Che fascino nella voce e nello sguardo!

--Lasciatevi adorare!--esclamai.

--Non posso vietarlo.

--Che sar per voi?

--Chi lo sa!

--Ci siamo incontrati invano?

--Pu darsi.

--Per me, no!

--Si dicono tante cose senza aver coscienza di dire una falsit!

Tremavo, intimidito dal suo sguardo glaciale, con un senso di
ribellione e di furore in fondo al petto. Cos devono tremare i leoni
e le tigri sotto il fascino della domatrice che li percuote con lo
scudiscio e li fa rannicchiare in un angolo della gabbia di ferro.

--Sentite!--esclamai--Mi avete attratto da lontano, per via di una
forza misteriosa. Non pensavo affatto di venire qui. Un impulso
improvviso mi sugger: Va' a Firenze! E sono venuto e vi ho veduta lo
stesso giorno del mio arrivo, quasi fossi accorso apposta per voi.
Sono rimasto qui unicamente per voi.... Rompete l'incanto; liberatemi!
Siete una maga?

L'amavo e la odiavo. Mi sentivo in piena bala di costei, e n'ero
felice e avevo paura....

Ma  vero che io abbia avuto quest'altra conversazione con lei?... In
certi momenti mi sembra che io sia soltanto rimasto lunghe ore nella
camera del mio albergo a fantasticare questi incontri, queste
conversazioni, compiacendomi di creare le avventure di un romanzo
possibile, dopo che il portoncino di via _Enrico Poggi_ si era chiuso
dietro a lei, ed ella era sparita e non avevo potuto rivederla.

Non  incredibile? Eppure  cos. Ma il resto? Sono dunque vissuto
nove mesi in continuo sogno, in continua allucinazione?.... Se sapeste
quel che provo qui alla fronte, e alla tempia! Una stretta, fiere
trafitture!... Non sono gi pazzo, dottore?.... Ditemelo.... No: me lo
direte all'ultimo, e tenterete di guarirmi.... O mi ammazzer.... Non
pu durare a questo modo!

Non dovrei dubitare;  assurdo. Si possono fantasticare alcuni fatti,
intensamente, secondo il desiderio dell'istante, pensando:--Oh, se
avvenisse cos e cos!--e credere per un momento che il desiderio
vivissimo si fosse mutato in realt.... Crederlo a lungo per, agire
in conseguenza dell'avvenimento fantasticato e goderne e soffrirne e
sentirne cos sconvolta la vita, quasi tra esso e la realt non ci
fosse stato intervallo n contraddizione....  anche pi assurdo!

Non posso sospettare che io non l'abbia riveduta alle _Cascine_, in
carrozza, con un bell'uomo che le parlava calorosamente, gesticolando,
ridendo.... Che cosa le raccontava? Ella stava ad ascoltarlo quasi
sdraiata, con la faccia rivolta verso di lui, stupita di quel che
udiva; si scorgeva dagli occhi intenti e dai lievi accenni del capo.

Si fermarono un minuto davanti al monumento del principe indiano; e fu
cos che io potei osservarla bene e notare che il pallore del mio
volto e il fosco lampeggiare dei miei sguardi avevano attirato la sua
attenzione. Perch anche questa volta ella finse di non riconoscermi?
Perch anche questa volta io secondai la sua finzione?

La vidi sparire allo svolto del viale; avevo la morte nel cuore. Chi
era colui? Il marito o un amante? Dissi sbito, risoluto: Dovr
confessarmelo.

Se io non mi fossi riconosciuto in diritto di domandarglielo, se io
non avessi avuto la certezza che avrei potuto domandarglielo, avrei
mai pensato: Dovr confessarmelo?

Intanto perch spesso mi nasce il dubbio se io sia andato quello
stesso giorno in via _Enrico Poggi_? Ci sono andato, questo  certo;
ma ho proprio suonato il campanello del portoncino? Sono stato
ricevuto da lei? O la mia immaginazione ha creato il dialogo, che pure
rammento parola per parola, tanto da riudire oggi la mia voce e quella
di lei con le pi minute particolarit di accento e di gesti? Si pu
giungere a questo estremo d'illusione?

Appena mi vide entrare ella fece una mossa di sorpresa.... Non ero pi
capace di contenermi; quella sua mossa per m'impose di forzarmi ad
essere calmo.

--Mi permetterete un'indiscrezione--dissi.

--Chi era colui?.... Ho indovinato.

--Non siete maga per nulla. S, chi era colui?

--Un mio concittadino, di Pietroburgo.

--Nient'altro?

--In ogni caso,  un segreto che mi riguarda.

--Non vedete dunque che io fremo... di gelosia?

--Avete torto. Soltanto il possesso di una donna pu giustificare in
qualche modo la gelosia. Bisogna essere barbari per essere gelosi. La
creatura umana non pu appartenere a nessuno:  libera. Esser gelosi
significa esser padroni assoluti di un cuore, di un'anima. 
bestiale... scusate la cruda parola.

--E impossessarsi violentemente di un cuore, di un'anima,
maltrattarli, torturarli come lo chiamate?

--Io rispetto il diritto degli altri quanto il mio. Ho fatto forse
qualche cosa per sedurvi? Due mesi fa ignoravo fin la vostra
esistenza.

--Voi sapete gi quel che ha operato la vostra bellezza.

--Me lo avete detto voi; non ho obbligo di credervi, perch non ho la
possibilit di accertarmi se dite la verit o se mentite per
raggiungere uno scopo qualsiasi.

--Che cosa debbo fare per essere creduto?

--Niente. Non c' modo di arrivare alla certezza.

--Siete cos scettica?

--Cos ragionevole intendete dire.

--Mi avete messo l'inferno nell'anima!

--Ci sono degli esorcismi, affermano i popi, per debellare l'inferno.

La vedevo in nuovo aspetto. Sul bellissimo viso tremolava
un'espressione di crudelt, di maligna ferocia, di spietata
raffinatezza nel godere del tormento altrui. I ceruli occhi
limpidissimi sembravano intorbidati da improvviso rimescolamento
fangoso. Ai lati delle rosee labbra apparivano due pieghettine lievi
ma rigide che davano alla fisonomia il carattere ripugnante di una
maschera.

Rimasi a guardarla, interdetto. La trasfigurazione dur un baleno.
Sorrise, mi stese una mano e soggiunse:

--Siete un bambino!

Non avevo forza di risponderle.

--Voglio essere creduto!--esclamai.

--Voglio la luna!--rispose, contraffacendo il mio accento.

--Che cosa debbo fare?

--Continuate ad amarmi!  assai lusinghiero per una donna.

--Oh, Kitty!

Era la prima volta che la chiamavo per nome, e mi parve di rivelarle
cos l'immenso amor mio, come non avevo saputo mai fare fino a quel
giorno.

Sorrise nuovamente; ma tosto che feci atto di voler baciarle le mani,
si rizz in piedi, severa. Mi par di vederla qui, davanti a me, con le
mani vietanti, col gesto di congedamento.......

Dovrei dubitare? No, no!... Per qual ragione avrei inventato questo
significativo dialogo? Non una ma cento volte l'ho ripensato, senza
mutarvi neppure una sillaba; e non una ma cento volte alla convinzione
della realt del fatto son seguiti sempre quel senso di perplessit,
di incertezza, quella sensazione ineffabilmente dolorosa che mi
stringe la fronte con un cerchio di ferro, che mi conficca due chiodi
qui alle tempia....

Credete voi alla mala? Io s. Credo che l'uomo possa acquistare, per
via d'iniziazione, un quasi illimitato potere su la natura e sui suoi
simili; benefico e malefico; malefico pi spesso, sventuratamente....
Avete letto il recente romanzo dell'Huysman, _Au de l_? Non  un
romanzo come gli altri;  storia antica e contemporanea nello stesso
punto.... Oh! La mia fede nella maga non proviene soltanto da quel
libro. I giornali francesi, mesi fa, hanno parlato a lungo dell'atroce
vendetta di uno di questi maghi contro un infelice che era incorso
nell'ira di colui, prete, a quel che dicevano.... Fate tacere per un
momento i vostri pregiudizi scientifici, riflettete intorno al mio
caso. Io ero a Napoli, tranquillo, spensierato... e mi sento
consigliare, mi sento anzi ordinare, non  eccessiva la parola: Va' a
Firenze!--Quella spiegazione che mi davo poco fa, la mala della
melodiosa voce udita per caso nell'Acquario,  insufficiente. Mi si 
presentata discorrendo, ed ho voluto manifestarvela, perch debbo
dirvi tutto quel che pu aiutarvi nella diagnosi del mio male.... Ma
la vera spiegazione  l; ne ho avuto coscienza sin dal giorno in cui
dissi a Kitty:--Rompete l'incanto! Liberatemi!--Il mistero per non si
schiarisce. Perch ella ha scelto me per sua vittima? Me ignoto a lei,
lontano, che non posso averle fatto niente di male?... Glien'ho fatto
poi.... sono stato inesorabile, se  vero che.... Giudicherete....
Procediamo intanto ordinatamente, finch mi riesce.

In poco pi di tre mesi, la mia passione era giunta al parosismo. La
resistenza che colei mi opponeva, le scarse concessioni che si degnava
di farmi, seguite sbito da altre e pi vive resistenze, mi tenevano
in uno stato di eccitazione di cui non pu farsi nessuna idea chi non
ha amato a quel modo. E la gelosia era sopravvenuta a metter legna al
fuoco che mi divampava nel cuore, terribile! Ella aveva detto:--In
ogni caso,  un segreto che mi appartiene.--Dunque avevo indovinato!
Qual altro genere di segreti poteva mai esistere tra lei e quel
giovane veduto in carrozza con lei alle _Cascine_? Avevo farneticato
una settimana: Cercarlo, domandargli impertinentemente:--Siete suo
amante?--Insultarlo, sfidarlo.... E avevo insistito presso Kitty....
Mi aveva risposto ridendo.

--Ah, non ridete, per carit!--le avevo detto supplicandola a mani
giunte.

Si era fatta seria tutt'a un tratto:

--Io non metto la mia libert alla merc di nessuno! Con qual diritto
pretendete di strapparmi una confessione, ammesso che ne abbia una da
farvi?

--Vi amo!

--Non  una ragione per me.

--Mi avete detto: Continuate ad amarmi!

--Visto che vi fa piacere!

--Che cosa sono dunque per voi?

--Uno che dice di amarmi.

--Nient'altro?

--Anche questo  un segreto che mi appartiene. Pu arrivare un giorno,
un momento che stimer opportuno di rivelarvelo.

--Come siete crudele!

--Sincera piuttosto.

E mentre ella pronunziava queste brevi risposte, mi fissava con gli
occhi cerulei, limpidissimi, che per mi turbavano profondamente quasi
rafforzassero l'opera della sua mala. Quel giorno sembrava proprio
una maga, con quella scura vestaglia trasparente su fodera di seta
gialla e con pizzi neri che le coprivano le mani e facevano risaltare
gli anelli delle dita e i braccialetti ai polsi, di foggia
stranissima, quasi rami attorti, di simboliche piante--immaginavo--con
foglioline di smeraldi.

Non erano state incoraggianti, subdolamente incoraggianti le sue
parole?.... Allora io le domandai:

--Lo avete riveduto?

-- stato qui mezz'ora fa.

--Volete farmi la grazia di promettermi....

--Che non lo rivedr pi?.... E se lo amassi?

Mi avesse detto effettivamente lo amo, non avrei potuto sentirmi
trafiggere con maggiore strazio. Impallidii, mi parve di morire!

Ebbe piet di me in quel punto? Ment per confortarmi?

--Non l'amo, no!.... Siete contento?

Scattai con tale impeto ch'ella non fece in tempo per impedirmi di
prenderle una mano e di coprirgliela di baci. Dio mio! Com'era fredda
quella mano! Infatti pareva esangue, tanto era bianca, senza traccia
di vene sotto la pelle fina e lucente.

Ho vivissimo il ricordo di questa sensazione di cosa ghiaccia.... Non
 un'aberrazione della mia fantasia.... Eppure sono arrivato a
dubitare anche di essa. Perch? Ecco: rammento di averla incontrata un
giorno nei giardini di _Pitti_ con le sue due amiche dell'altra volta.
Mi pass davanti senza guardarmi, e levava appunto in alto una mano
per indicare non so che cosa; ed io, vedendo quella mano cos bianca
che pareva esangue, pensai cos: Dev'essere fredda come il
ghiaccio!.... Se l'avessi realmente baciata, avrei pensato:  fredda
come il ghiaccio! Avrei ricordato la impressione ricevuta....

Ah, se poteste sentire che male mi produce questo cerchio qui! Se
poteste sentire come mi si conficcano pi addentro i chiodi delle
tempie!.... Vorrei non poter pensare! Soltanto non pensando avrei un
po' di requie!.... Ma ci accostiamo alla fine. Sopporter questa
tortura; voi troverete un rimedio per addormentarmi il pensiero....
C' un rimedio? Ah!... Benissimo!

Vivevo di odio, di gelosia, di amore sfrenato.... Avrei voluto fuggire
lontano, ma non potevo. Restavo per lunghissime ore nella camera del
mio albergo; mi aggiravo per _Piazza dell'Indipendenza_ passavo e
ripassavo davanti al fatale portoncino di via _Enrico Poggi_ senza
osare di stendere la mano al campanello, quasi quel portoncino non
fosse mai stato aperto per lasciarmi entrare, e con l'angoscia che
forse non si sarebbe aperto mai, mai per me!

Non  strano che mi torturassi per questo, se ormai bastava che
stendessi la mano al campanello per venire introdotto nel salottino
azzurro, varcando l'andito coi busti, coi vasi di spetriste e di
cactus, e in fondo, la vetrata medievale con vetri a colori?

Passavo e ripassavo, sconvolto dal sospetto:

--In questo momento forse egli  l!... Forse la stringe tra le
braccia! Forse ella si abbandona a lui, follemente! O, forse lo fa
soffrire al pari di me, assaporando il maligno godimento della sua
potenza di nuocere...!

Suonai violentemente. Il campanello ondul a lungo per l'andito,
mentre io mi pentivo di essermi annunziato a quel modo; e il ritardo
del servitore che doveva venir ad aprire mi faceva imaginare che ella
avesse ordinato di fingere che nessuno era in casa. Invece ella mi
accolse con aria lieta.

--Oh!... E venite qui cos fosco?

--L'unico mezzo di farmi accorrere raggiante di felicit, voi lo
sapete,  in mano vostra.

--Non posso adoperarlo. Una fatalit mi perseguita....

--Siete voi, voi, la terribile fatalit!

-- vero! E non so pi attristarmene, n commovermene. Contro
l'ineluttabile non si combatte.

La sua fisonomia aveva mutato espressione; la qual cosa mi faceva
pensare che l'aria lieta con cui ella mi aveva accolto non fosse stata
sincera.

--Eravate... sola?

--Sola... coi miei pensieri, come dicono i personaggi di certi drammi.

Voleva riapparir gaia.... E anche questo mi mise in sospetto. Guardavo
attorno, se mai scoprissi nel salotto un indizio di disordine, nelle
seggiole, nelle poltrone, non potuto riparare per la fretta....
Niente!

--Che cercate con quegli occhi gelosi? Il vostro preteso rivale?--E,
dopo una breve pausa, soggiunse:--Si  ucciso ieri; per me, ha
lasciato scritto. Che pazzia!... Voi non ne commettereste una
simile....

--Forse!...--risposi cupamente.

E la lasciai. Mi era parsa coperta dal sangue del misero che si era
ucciso per lei. E non aveva nell'accento nessun fremito di
compassione! Non una lagrima negli occhi azzurri limpidi, impassibili!
Che terribile creatura era ella dunque? Aveva bisogno di sangue umano
per le sue orrende incantagioni?

--Forse!--mi era fuggito.

Ma sentivo che mi spingeva furiosamente verso l'abisso, verso la
morte. Chi sa di quanti altri disastri era colpevole!.... Ed io non
volevo morire! Amarla, possederla volevo, sentirla tremare sotto la
forza della mia volont, domarla... annullarla, volevo!

Annullarla! Per parecchi giorni fui sotto l'ossessione di questa idea!
Vendicare gli altri e me, impedirle di esercitare sopra nuove
innocenti creature la sua malefica influenza! Nello stesso tempo, mi
sembrava di compire un gran sacrilegio attentando soltanto col
pensiero alla sua perfetta bellezza. Chi ero io da pretendere di
essere riamato da lei? Non era anche troppo ch'ella mi avesse permesso
di continuare ad amarla e di ripeterglielo quante volte mi fosse
piaciuto?--Pu arrivare un giorno, un momento!....--Non significava:
Sperate?

Cercai nei giornali la notizia di quel suicidio; nessuno ne faceva
cenno. Aveva ella mentito?... Riflettei che non mi aveva detto che
colui si fosse ammazzato a Firenze o in qualche altra citt italiana.
Era tornato, probabilmente a Pietroburgo, lusingandosi di sfuggire al
letale potere di lei.... Ma inutilmente! Ella aveva reciso il filo di
quella vita come una inesorabile parca, da lontano!.. Neppure io avrei
potuto evitarla, se tardavo ancora, se non mi decidevo.... E mi
decisi, una notte, dopo lungo dibattermi tra le smanie dell'insonnia e
della passione che pi non distinguevo se fosse amore o odio, o l'uno
e l'altro insieme. E mi immersi sbito in un sonno cos profondo da
impensierire le persone dell'albergo. Quando risolsero di accertarsi
se stavo male, erano le due pomeridiane.

Mi sentivo calmo, e non me ne maravigliavo. Il mio primo pensiero,
appena scosso dalla voce del cameriere, era stato:

--Annullarla!

Certamente il mio spirito aveva continuato durante il sonno l'intenso
lavoro della giornata precedente, e aveva maturato e rafforzato la
mia decisione.

Io non so qual uso voi farete della rivelazione che sto per farvi. Se
la vostra professione di dottore v'impone dei doveri, adempiteli senza
esitare. Ho preveduto questo caso. Qualunque cosa sia per accadere,
non potr mai raggiungere quel che dovrei continuare a soffrire
tacendo....

Notate: ho la visione netta, evidentissima della terribile scena, come
se fosse accaduta poche ore fa. Ci non ostante.... Oh! 
spaventevole, dottore!

Aveva ella qualche tristo presentimento? Non si sedette accanto a me
al solito posto, ma dietro al tavolino con la scusa di accendere una
sigaretta. Io rifiutai quella che mi era stata offerta, sottilissima,
troppo profumata pel mio gusto.

--Non dite nulla? Che guardate? Questo spillone?

--Sembra un pugnaletto.

-- un ornamento femminile di certe regioni del Caucaso.

--D'argento?

--Di acciaio, e ben temprato.

Tir due o tre boccate di fumo, socchiudendo gli occhi deliziata, poi
soggiunse:

--Vi do una notizia che vi far gran piacere.

--Finalmente!

--Non quella che voi imaginate. Parto.

Balzai in piedi, sbarrando gli occhi.

--Non  vero!--balbettai.

--Poich ve lo dico!

--E io?....

Ogni possibilit mi era passata per la mente all'infuori di questa
ch'ella partisse, che si sottraesse cos alla mia vendetta!...
Credetti che me lo annunziasse quasi ad irrisione, per sfida, mentre
io non avrei potuto mai levarmi di addosso il funesto dominio del suo
filtro, del suo misterioso potere, che forse avrebbe operato pi
terribilmente da lontano.... Infatti, se ella mi avesse detto in quel
momento, invece di: Parto!--Domani non spunter pi il sole, tutto
rimarr sepolto in tenebra eterna!...--anche credendole, ne sarei
stato assai meno atterrito.

--E io? Io?...--replicai.

--Che volete che ne sappia? Farete quel che vi piacer.... Mi
dimenticherete, innanzi tutto.

--Fatemi prima dimenticare! Datemi qualche vostra magica bevanda di
oblo!

--Si dimentica cos facilmente!

--Non quando si ama come io vi amo! Neppure in questo momento mi
credete? E mi vedete agonizzare!

Parlavo a stento, ansavo; sentivo gorgogliarmi nel petto un rantolo di
morte; gli occhi mi si erano annebbiati, un lentore mi invadeva.
Dovetti appoggiarmi al tavolinetto per non cadere.

--Ho visto uno dei vostri grandi attori fare qualche cosa di simile.
Siete inarrivabili voialtri italiani nella espressione di certi stati
d'animo.

Era come dirmi: commediante!

Afferrai lo spillone, lo brandii minacciosamente.

--Bravo!--esclam--Ferite!

E si rizz e mi offerse il seno coperto di trine.

Ebbi la forza di sorridere, di rispondere con profonda dissimulazione:

--Sapete bene che non posso!.... Ah, Kitty!

--Non mi amate fino al delitto? Misero amore, il vostro!

Mi provocava, mi aizzava.... Era proprio sicura che non avrei potuto
colpirla? Con una mano si tolse la sigaretta di bocca, esal
lentamente con voluttuosissimo godimento il fumo dalle labbra
ristrette e dalle rosee narici, e aperse le braccia, ripetendo:

--Ferite!

--S,  vero--dissi--Se vi amassi in modo estremo....

Mi accostai, scartai con una mano la trina, appuntai lo spillone in
direzione del cuore....

--... farei... cos!

Lo spillone era penetrato senza nessuna resistenza fino alla
capocchia....

Non di un grido.... Travolse gli occhi e mi si rovesci addosso, con
un lieve sussulto per tutto il corpo.

Che cosa io abbia fatto dopo non so. Ricordo soltanto che passai la
nottata presso San Domenico su la strada di Fiesole, seduto su un
muricciolo, e che la luna inondava la campagna col suo pieno lume
sereno, e che i grilli zirlavano tra le erbe dei prati attorno e che
un cane abbaiava, a intervalli, lontano.

Ricordo che, a giorno alto, tornai a Firenze e che dovetti mettermi a
letto con la febbre....

Volli leggere i giornali.... E vidi con stupore che nessuno di essi
parlava dell'assassinio della bella signora russa in via _Enrico
Poggi_.

Tre giorni dopo, non interamente guarito, mi levai da letto, e mi feci
condurre col da un fiacchere, senza dare indicazione precisa.... La
via era silenziosa, come al solito; tutti i portoncini chiusi; tutte
le persiane delle finestre o chiuse o socchiuse.... Nessun indizio che
in quella via, in quella nota casa fosse avvenuta qualche cosa di
straordinario.

Sapevo che gli assassini sentono una irresistibile attrazione verso i
luoghi dov'essi hanno commesso un delitto, e pensavo:  vero!  vero!
giacch un vivo impulso mi dominava, un imperativo suggerimento mi
diceva:

--Scendi dal legno!... Domanda a qualcuno.... Saprai!

E il terrore che mi invadeva non era quello di ottenere la certezza
del mio delitto, ma l'opposto.

Suonai replicatamente al portoncino. Nessuno venne ad aprirmi.

Una donna che usciva dalla casa accanto si ferm a guardarmi esitante,
poi mi disse:

--Sa? Non c' nessuno.

--Abitava qui... una signora....

-- partita, da un pezzo. L'appartamento  sfitto.

--Da un pezzo?--domandai stupito.

--Eh! Da tre settimane, almeno. Mi sentii dare un tuffo al sangue....
E da quell'istante ho questo cerchio, qui, attorno alla fronte, e
questi chiodi confitti nelle tempie....

Com'era possibile! Non l'avevo uccisa giorni addietro? Partita da tre
settimane!... O dunque? In che modo io sono vissuto questi ultimi due
mesi? In che modo tutto quel che vi ho narrato si  andato formando
nella mia mente con la suprema evidenza della realt? Io la ho
vista... le ho parlato, ho udito la sua voce.  certo che ella abitava
col, in quel villino di via _Enrico Poggi_.  certo che io sono stato
pi volte in quel salottino azzurro....

Visitai la casa, col pretesto di prenderla in affitto.... Non c'erano
pi i mobili, niente; le dure pareti.... E c'era tuttavia il suo
profumo, il profumo acutissimo di quelle sue sigarette.... Se non
fossi stato col altre volte, avrei potuto riconoscerlo?

Il guasto  qui, nel mio cervello.... Dottore, liberatemi da questo
cerchio alla fronte!... Strappatemi questi chiodi dalle tempie!... Non
voglio impazzire!....  orribile!... Se non  morta, se ha potuto
soppravvivere al colpo dello spillone conficcatole nel seno...  lei,
la maga, che continua a tormentarmi!... Non crollate la testa.... 
lei!... Che male le ho fatto? L'amavo!.... Oh! Immensamente!....

FINE.





End of the Project Gutenberg EBook of Delitto ideale, by Luigi Capuana

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELITTO IDEALE ***

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