                            Io cerco moglie!


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Title: Io cerco moglie!

Author: Alfredo Panzini

Release Date: April 22, 2012 [EBook #39506]

Language: Italian

Character set encoding: US-ASCII


*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IO CERCO MOGLIE! ***




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                            ALFREDO PANZINI


                            Io cerco moglie!

                                ROMANZO


                                 MILANO

                      __Fratelli Treves, Editori__

                                  1920

                            *17.o migliaio.*

                                  ----

                         PROPRIETA LETTERARIA.

 _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i
          paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._

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         il timbro a secco della Societa Italiana degli Autori.


                         Milano. -- Tip. Treves




                                 INDICE


    DEDICA.
    CAPITOLO PRIMO. -- IO!
    II. -- IL CONFLITTO DI DUE PROBLEMI.
    III. -- ELENCO MATRIMONIALE.
    IV. -- _FRAeULEIN_ VIOLETTA.
    V. -- I REQUISITI PER UNA MOGLIE IGIENICA.
    VI. -- L'ARCIERO DEL CINQUECENTO.
    VII. -- LA CONTESSINA GHISELDA.
    VIII. -- GLI AMORI EROICI DELLA CONTESSINA.
    IX. -- GITA ARTISTICA.
    X. -- LA SIGNORA DALLE CARAMELLE.
    XI. -- LA VIOLA MAMMOLA.
    XII. -- INTERVISTA ANCILLARE.
    XIII. -- SECONDA INTERVISTA ANCILLARE.
    XIV. -- IL PAPA MIO FUTURO SUOCERO.
    XV. -- ATTILA, RE DEGLI UNNI.
    XVI. -- CANI E GATTI.
    XVII. -- ED ALTRI ANIMALI.
    XVIII. -- ORETTA O GHISELDA?
    XIX. -- LE OPINIONI DI MIA SUOCERA.
    XX. -- ENTRO IN INTIMITA.
    XXI. -- LA LETTURA DEI "CANTI ERMETICI"
    XXII. -- FACCIO DELLE _AVANCES_.
    XXIII. -- MELAI.
    XXIV. -- CAPPELLETTI, _CHAMPAGNE_ E TARTUFI.
    XXV. -- COSE EROICHE.
    XXVI. -- UNO SPETTACOLO INDECENTE.
    XXVII. -- MI ADIRO PER LA PRIMA VOLTA.
    XXVIII. -- DIVENTO QUASI FILOSOFO E ANCHE POETA.
    XXIX. -- L'INUTILITA DELLA MIA SAGGIA ELOQUENZA.
    XXX. -- LA VENDETTA E IL CIBO DEGLI DEI.
    XXXI. -- _CHAMPAGNE_, PESCHE E PROSCIUTTO.
    XXXII. -- IL DISASTRO.
    XXXIII. -- L'ULTIMO CAPITOLO POTREBBE ESSERE IL PRIMO.




                                DEDICA.


_Questo romanzo fu scritto negli anni 1916-17, per sollevare il pensiero
dalle tristezze della guerra._

_Fu pubblicato nella rivista,_ La Lettura, _dal 1o maggio 1918 al 1o
marzo 1919, con qualche colpetto di soppressione su le punte piu
ardite._

_Si stampa ora in volume con non pochi emendamenti; ma non sara mai
emendato abbastanza da essere accettato nelle nobili sale della
Letteratura._

_Cio mi fu detto, a voce e per iscritto, da amici, da critici e da
qualche mia cara amica. A tutti io sono grato; e nell'emendare il libro,
ho tenuto conto delle osservazioni, si benigne, si anche maligne, che mi
furono fatte._

_Volevo dedicare il libro a qualcuno di questi miei critici, ma ho
pensato che si sarebbe avuto a male di simile dono._

_E allora, ecco. Questo luglio, all'ufficio postale di Bellaria (un
ufficio fantastico dove si attende di fuori la posta, facendo lunghe
conversazioni) c'erano due signore, mamma e figlia, che tutte le volte
che io arrivavo, mi guardavano con un sorriso di benevolenza, e direi di
compiacimento._

_Un po' alla buona, mamma e figlia; ma cosi fiorenti e cosi sane che
ricordavano le buone famiglie patriarcali di Romagna, ai bei tempi
ospitali di una volta._

_Un giorno, la mamma si fece coraggio e mi disse: "E lei quello che ha
scritto_ Io cerco moglie _nella_ Lettura?"

_Io non potei dir di no, ma avevo un po' di paura._

_Invece la mamma mi disse: "Abbiamo riso tanto questo inverno"._

_E la figlia approvava con un simpatico sorriso._

_Cio mi ha fatto molto piacere._

_Mamma e figlia non devono aver pratica con la Letteratura: io non ne so
nemmeno il nome, ma spero che non se ne avranno a male se dedico a loro
il libro con riconoscenza._

    Roma, ottobre 1919.




                            IO CERCO MOGLIE!




                         CAPITOLO PRIMO. -- IO!


Cavalier Ginetto Sconer, fisonomia rosea, da cui spira intelligenza e
coraggio; capigliatura solida, denti solidi, tutto solido.

Questo sono io!

In questa valle di dolore e di lagrime ho l'onore di trovarmi bene.

Quando io viaggiavo ancora con la _marmottina_ dei campioni, i clienti
mi dicevano: "Voi, signor Sconer, fate molto onore alla vostra Ditta".
In realta la mia presenza e stata sempre molto distinta.

Peso controllato, kg. 80.

Ed ora passiamo all'esposizione morale. Anche il morale e molto
favorito. Io sono uno spirito equilibrato e sereno, e questo mi piace,
perche la Fortuna da le sue preferenze alle persone equilibrate e
serene. Pero non e vero che io sia cosi insensibile che se ricevessi una
pedata nella sedicesima lettera dell'alfabeto, il mio volto non
tradirebbe nessuna emozione. Questa e stata una volgare facezia di
Lionello.

Certamente non sono eccitabile. Gli individui eccitabili vivono poco.
_Achille, personaggio eccitabile, e morto giovane._ Questa sentenza si
legge nel libro di _reclame_ della nostra Ditta: _Come devo preservare
la mia vita._

La parte scientifica del libro e stata affidata al dottor Pertusius; ma
la parte morale e di mia creazione.

-- Realmente -- mi osservava il dottor Pertusius -- gli individui
eccitabili, sensibili, vivono poco, oltre che vivere male, perche
sperperano troppa energia vitale.

-- Allora diciamo _vitalina_ -- dico io.

-- Ma la _vitalina_ non esiste! -- dice il dottore.

-- Non importa, la creiamo noi: _vitalina_, alcaloide della vita,
produzione della Ditta.

-- E un _bluff_ -- dice il dottore.

-- E per questo? Il _bluff_ ha la sua ragione di esistere in quanto
esistono le persone capaci di farsi _bluffare_.

Il dottore aveva scritto: _evitate i dolori morali!_ Ed io vi ho
aggiunto: "quando i dolori vanno a passeggio per il marciapiede di
destra, non c'e motivo plausibile perche voi non preferiate il
marciapiede di sinistra".

-- Ma lei -- mi disse il dottore -- non tiene conto che della sua sacra
persona!

Rimango stupito dell'intonazione ironica.

-- Ma questo e un dovere, caro dottore.

Una signora, mia cliente, mi osservava che il prezzo della mia _Violetta
ideale_ e un po' caro.

-- Mia signora -- ho risposto -- se io vendessi per meno, forse avrei
piu guadagno: ma le signore eleganti come lei diserterebbero il mio
negozio: e se rivelassi che si chiama _ideale_ perche la violetta non
c'entra, ma c'entra il catrame, la comprerebbe lei?

-- Lei e poco onesto! -- mi dice la signora.

"E lei che vende la sua gallina anziana per pollastrina novella, e forse
onesta?"

Questa era la risposta da dare se non fossi un _gentleman_. Ah, si! Io
sono anche troppo scrupoloso; e quando penso a certi tremendi uomini
d'affari, non posso a meno di dire a me stesso: "Tu, Ginetto, sei un
modesto si, ma perfetto galantuomo," che e sempre una bella qualita.

Quando poi penso che venti anni fa sono entrato in commercio senza
l'esposizione di un centesimo, ed ora sono gerente della Societa in
accomandita X*** e Compagni; sono consigliere di amministrazione
dell'anonima Y***, e come tale dispongo di molta influenza personale per
operazioni di credito, non posso a meno di dire a me stesso: "Ginetto,
tu sei un bravo ragazzo!"

Una favorevole combinazione mi ha permesso, di recente, di essere
proprietario di una palazzina di stile _rococo_, collocata in uno dei
quartieri piu moderni della citta. I due piani superiori sono affittati
a inquilini selezionati e tranquilli. Il _rez-de-chaussee_, con annesso
giardino, e riservato per me. Ho pavimenti tirati a lucido, _salle a
manger_, stile _renaissance_, salotto stile _Louis Kenz_! La camera da
letto e in istile impero con lettino di mogano, e annesso gabinetto di
_toilette_, stile _liberty_. Sopra il letto pende un arazzo con la sacra
famiglia, dipinta da un distinto pittore. La mia governante si chiama
Desdemona. Essa e stata per tanti anni al servizio di una casa
principesca, e il suo aspetto incute una certa soggezione. Benche molto
riservata, tuttavia si e permessa questa osservazione: -- Lei, signor
cavaliere, potrebbe formare la felicita di tante signorine!

-- Voi ne siete convinta?

-- Certamente, signore.

                                   *

La regolarita e una delle mie qualita piu notevoli. Esco di casa al
mattino alle dieci, accuratamente _sbarbificato_; la cravatta, il
colletto in ordine, perche questo non soltanto e un dovere di una
_individualita_ distinta verso se stesso, ma e anche una necessita per
chi ha molto _personale_ alla sua dipendenza. Attendo ai miei affari, e
alla sera rientro per il pasto nella mia proprieta. Quando guardo e
tocco la mia proprieta, ho la perfetta sensazione di vivere. Spesso
convito gli amici, fra i quali Lionello, che e un bel ragazzo, biondo
anche lui e autore di libri assai in voga. Egli mi diceva giorni fa:

-- Io non capisco: io sono uno dei pochi uomini di genio che siano in
Italia; eppure non ho mai la disponibilita di mille lire.

-- Vedi -- gli ho risposto --, io e tu siamo due artisti, e abbiamo
tutti e due la sensazione esatta del pubblico: tu gli dai i tuoi libri;
io i miei prodotti. Io e tu guadagniamo: ma il denaro ubbidisce ad una
sua legge, cioe rifugge da alcuni individui....

-- Come sarei io --, dice Lionello.

-- Press'a poco; e affluisce verso altri individui, benedetti da Dio.

-- Come saresti tu --, dice Lionello.

-- Press'a poco --, dico io.

-- Facciamo cambio --, dice Lionello.

-- Non si puo, perche bisognerebbe che tu ti mettessi dentro di me, e io
dentro di te. Tu sei nato per consumare, e io per accumulare. Ma tu sei
molto piu felice del povero Ginetto, perche tu, quando sarai morto,
lascierai il tuo nome alle tavole immortali della gloria; e io, il mio
capitale a chi lo lasciero?

-- Lascialo a me --, disse Lionello.

-- Perche no, amico mio? Sono certo che nessuno, meglio di te, saprebbe
farne un uso veramente simpatico; ma non si puo, perche tu, Lionello,
morirai prima di me, perche consumi troppa energia vitale. Io sono,
invece, destinato a vivere almeno sino ai novantanove anni; e
accumulare, accumulare, accumulare sempre, secondo la volonta del
Signore.




                  II. -- IL CONFLITTO DI DUE PROBLEMI.


Si, non e improbabile che io campi sino ai novantanove anni, l'eta
stabilita dal dottor Pertusius per gli uomini equilibrati e sereni, che
e poi quella stabilita da Mose per gli uomini giusti. Dopo poi puo
accadere di morire, benche sono di quelle cose che perche io le creda,
bisogna che le veda. Ammesso questo, mi faranno splendidi funerali: ma,
e dopo? Dopo non si sa mai quello che ci puo essere; e appunto per
questo io tengo anche il mio bilancio morale in perfetto pareggio. Ma e
certo che se io, Ginetto Sconer, avessi un erede che fosse come me, con
il naso come me, con gli occhi come me, con il cuore come me, cioe
equilibrato e sereno, io tornerei a vivere una seconda volta nel mio
erede; e dal mio mausoleo sentirei questa simpatica voce:
"Quell'eccellente uomo di mio padre, che mi permette di vivere felice
come una cimice dentro una pelliccia!" Ma per avere un erede, bisogna
avere un figlio, e in tale caso e necessario prendere moglie. Si, e
vero: le mie brillanti qualita mi hanno reso molto ricercato; e non
poche persone hanno ripetuto quello che dice la mia governante: "Lei
potrebbe, tu potresti, voi potreste formare la felicita di molte
signorine". Pero questa parola _matrimonio_ non mi e mai piaciuta
troppo. Mi ricordo che gia Lionello mi assicurava che i casi di fedelta
coniugale, debitamente comprovati, che lui ebbe a deplorare (diceva lui
"deplorare"), erano pochi pochi. Cio e impressionante, non per la
tragedia che io eviterei ad ogni modo, ma perche comprometterebbe
l'autenticita dell'erede.

Adesso poi che Lionello e passato a idee anche piu moderne, mi ha
investito con disdegno di male parole perche io cerco moglie.

-- Ma, amico mio -- gli ho risposto -- tu, come artista, ci guadagni ad
essere -- diciamo cosi -- uomo del disordine; ma io, anche per ragioni
d'affari, sono uomo d'ordine; e il matrimonio e un atto di deferenza
verso la societa, come, in certi casi, la _redingote_ e il cappello a
cilindro. E poi io cerco anche un figlio.

-- I figli sono destinati per l'umanita! -- esclama Lionello.

-- Questo va bene per te -- gli ho risposto -- che senti l'umanita, ma
io il figlio lo voglio per me.

Io gli potevo anche osservare che lui si mostrava ingrato, perche nei
suoi drammi aveva ricavato tanti begli effetti dal matrimonio; ma per
delicatezza non glielo ho detto.

                                   *

Se non che, da qualche tempo, il problema dell'erede si complica col
fenomeno grandioso della mia gioventu che rinasce. Io che fino a qualche
anno fa uscivo e tornavo a casa tranquillamente, ora sono turbato: mi
fermo a guardare le belle fanciulle. Quante ve ne sono! Una volta mi
pareva che ce ne fossero meno. Anche le fanciulle di tipo popolare, che
camminano con passo di tango, agitando la borsetta con dentro lo
specchietto, il piumino, il cartoccino del salamino, mi piacciono. E....
cosa strana!

Le care fanciulle si mutano in sensazioni di _dessert_: crema di panna
montata, gelato di albicocche con labbra di fragole, ponce al rum con
scarpette che fanno girare la testa. Oh, vezzose capinere, perche
bezzicate il mio tenero cuore? Vi sono certe testoline cosi bene
accomodate che mi piacerebbe di spiccarle e averle per sopramobili nel
mio salotto. Senonche io che negli affari sono di una intraprendenza
magnifica, quando mi trovo davanti al _buffet_ della bellezza, divento
di una prudenza vergognosa.

Queste fanciulle, come sartine, dattilografe, _postelefoniche_ e altre
signorine del genere, le escludo dal matrimonio per un semplice atto di
buon senso: ma confesso che mi hanno fatto molto soffrire.

Anche quelle bruttine, vedute due volte, mi sono sembrate belle.

Disponendo nel mio salotto di un pianoforte Bechstein, ho voluto
prendere qualche lezione di piano. Alla prima lezione la maestra mi e
parsa insignificante, alla seconda significante, alla terza seducente,
alla quarta pericolosa. Considerando pero che questa signora ha una
specie di marito di tipo molto equivoco, ho detto: "Ginetto, prudenza!"
ed ho presentato alla signora una busta con dentro il contenuto per le
sue _prestazioni_. Ma ogni volta che tocco il mio Bechstein, _brr!_ vedo
la maestrina con tutte le signorine che volano per il soffitto e mi
guardano coi loro occhioni di porcellana.

Preoccupato per questa mia eccessiva sensibilita, ne ho chiesto al
dottor Pertusius. Egli mi ha detto:

-- E la conseguenza dell'eta pericolosa.

-- Diavolo d'un dottore! Ma l'eta pericolosa non e quella delle donne
sui quarant'anni?

-- Anche degli uomini.

Questa e una cosa che non sapevo. Si, riconosco: la nave della mia vita
si e da qualche tempo allontanata dalla latitudine dei trenta anni, e
naviga verso i quaranta, ma non e ancora arrivata a questi paraggi.

-- E scusi, dottore, e pericolosa l'eta pericolosa?

-- Alquanto, perche affatica il nobile organo del cervello, in cambio di
altri organi automatici.

Considerando i rapporti di buona amicizia fra me e il dottor Pertusius,
gli confido come a vedere certi colli nudi, quali usano adesso, che
sostengono certe testoline cosi sentimentali, mi viene la voglia di
spiccarli.

-- Fenomeno sadico, -- dice Pertusius.

-- Fenomeno grave?

-- Finche non li spicca non e niente: ma vi sono di quelli che li hanno
spiccati.

-- Cosa vuole, dottore -- dico io, -- a vedere quella pelle
rosea-verdolina come il pistacchio, messa in mostra, mi vengono i
brividi.

-- Faccia conto -- dice lui -- di vedere la pancia di una lucertola.

-- Capisco; ma non si puo.

-- Ha ragione! -- risponde gravemente.

-- E a lei che e vecchio, non accade mai?

-- Non indaghiamo!

Io mantengo verso i medici una benevola diffidenza, perche a furia di
studiare le malattie, finiscono per considerare la salute anch'essa come
una malattia.

Comunque, anche per ragioni di igiene, bisogna che io cerchi moglie: una
moglie che risponda alle esigenze dell'erede, e anche alle mie.

                                   *

Ecco qui un elenco di signorine della buona societa -- si intende --
quale io ho notato nel mio taccuino, che sarebbero state adatte per il
mio matrimonio.




                      III. -- ELENCO MATRIMONIALE.


Signorina A***, dote ragionevole, bella presenza, famiglia distinta,
peso valutabile a vista, kg. 70. Oggi attraente, ma suo padre e
enormemente obeso; sua madre, idem. Tendenza all'obesita. Si scarta per
ragione di estetica.

                                   *

Signorina B***: troppa licenza liceale: sa tutte le date a memoria. La
sua fronte _bombee_ rivela la sua intelligenza. Dice sempre: "Io sono
nata per la penna". Diventata moglie, e capace di fare l'analisi sopra
di me. Ah, no! Poi troppa fronte _bombee_ e pochi capelli.

                                   *

Signorina C***: domanda sempre: "Come mi trova? come mi trova?" e quando
la si guarda, poi dice: "Cosa ha da guardarmi? Non sta bene guardare".
Ride per niente. Una signora l'aveva incaricata di acquistarle un busto
elegante come il suo. "Ma io non porto busto, -- dice -- io sono bella
cosi". A una conferenza non ha fatto altro che ridere e criticare una
signora perche aveva le scarpe gialle. "Mettere in mostra quei piedi,
grandi come due cassette da fiori, e con i sopratacchi di gomma!"

Quando esce per via, sbircia a ogni vetrina. "Mama, la vestina butta
bene? butta male? E dritto? e storto?" "Si, carina!" Ma mama non
s'accorge che la figliuola e stupidella? Io, si. E il mio erede deve
essere intelligente.

                                   *

Signorina D***: molto carina; ma troppo buona di cuore verso tutti
quelli che sospirano per lei. Per questa sua eccessiva bonta e stata
allontanata dalle scuole. Cara fanciulla, ma offre l'inconveniente che
l'erede sarebbe il figlio, ma non la riproduzione di Ginetto Sconer.

                                   *

Signorina E***; ricciolina, mingherlina, nominata "fior di pesco". La
signorina B***, quella _nata per la penna_, le ha mandato a dire che
_fior di pesco_ si dovrebbe chiamare _fior di zucca_. _Fior di pesco_ ha
replicato: _Libro di testo!_ La signorina _nata per la penna_, ha
replicato: _Bastone vestito!_ _Fior di pesco_ ha replicato: _Bastone
vestito, ma femmina! una cosa che lei non sara mai! E poi adesso il seno
non e piu di moda._ La signorina E*** possiede una eccessiva prontezza
di linguaggio, e questa cosa mi impensierisce. Inoltre vuol sapere se io
russo. "Tutti i mariti russano. Lo dice mama".

                                   *

Signorina F***, invece, cosa importa che sia bella come una testa del
Murillo, quando non sa dire piu di: "Ah, si! Vedi mo'! Ma gia!"?

Io non conosco questo pittore Murillo, ma le sue teste devono essere
incantate, perche lei e sempre incantata.

"Signorina, che cosa le piace? leggere, lavorare, far da cucina?"

"Mi piace far pulizia." Ma la sua camera farebbe orrore alla mia
governante Desdemona. La sua pulizia consiste nel brillantarsi le
unghie, e, quando nessuno la vede, girare la mano per far andare giu il
sangue.

"Signorina, che cosa legge? il bollettino della guerra?"

Leggeva la corrispondenza di quarta pagina.

                                   *

Signorina G***: "si erge a somiglianza del perfetto stelo," come dice
Lionello, ma ha il torto di farsi vedere a passeggio in compagnia di sua
madre, la quale era forse uno stelo anche lei, ma oggi e un archetto.
Una fanciulla di buon senso dovrebbe evitare di farsi vedere con una
madre che presenti un quadro disastroso della sua futura configurazione.
E poi il figlio di Ginetto Sconer deve essere una quercia, e non uno
stelo.

                                   *

Signorina H***: figlia di un ingegnere architetto. E stata costruita con
molta grazia da suo padre, nello stile _Louis Kenz_, da me preferito.
Pare una bambolina, e si chiama Noemi. Porta i riccioli a
_tire-bouchon_, come nelle vecchie stampe. Fa la svenevole, parla con
una voce melliflua.... Ma queste apparenze ingannano: un giorno la ho
sentita, nello studio di suo padre, che tirava su gli affitti a tutti
gli inquilini delle sue case. Questa signorina ha delle buone qualita --
dico fra me --; ma un altro giorno sento una voce stridula che rompe le
pareti: "Fa alla svelta, fa alla svelta, fa alla svelta! Sai bene che io
non sono figlia della pazienza. Sei un'idiota, una stupida! Ti tiro la
ciabatta su quella facciaccia da mummia!"

"Pum!" "Ahi!" Era Noemi, nome soave, che parlava con la cameriera.

Questa signorina mi sembra pericolosa.

                                   *

Signorina K***, figlia di un ricco industriale, mio amico. Ci siamo
trovati insieme per piu di una settimana all'_hotel_ X*** a Viareggio.

Non so come sara d'inverno: ma d'estate va bene: e cosi vaporosa e
fresca che pare di vivere accanto ad un gelato.

E un po' distratta. "Signorina questo e suo?" La cameriera, il portiere,
il paggetto dell'_hotel_ facevano un continuo domandare: "Signorina,
questo e suo?" Dove si levava, lasciava qualche cosa: i guanti,
l'ombrellino, le cartoline illustrate.

Io raccoglievo un fazzolettino col pizzo tutte le volte che andavamo a
spasso.

"Ma, Clara, sta un po' piu attenta," diceva sua madre. "Non fa niente,
mama," rispondeva. "E vero, signor Sconer, che non fa niente? E cosi
bello non ricordarsi di niente! Si perde qualche cosa? Ci pensa papa."

"Si, un pochino distratta -- mi confidava la mamma. -- Ma e tanto buona
la mia figliuolina, e poi sara tanto felice! Ella non si ricordera mai
domani di quello che e successo oggi". Era del resto una ben amabile
compagnia da far dimenticare tutto, fuori che lei. Ella aveva persino
promesso di ricordarsi di me. Ma un giorno in cui io, parlando delle mie
conoscenze, ho detto che conoscevo Lionello, non ho avuto piu pace.

"Davvero? lei conosce Lionello, proprio quello che scrive quei romanzi
cosi sentimentali...? Ah, carino! Come e? E vero che e tanto giovane?
che porta i capelli tagliati alla russa come Gorki? E vero che e tanto
romantico? Gli scriva! Si, si; gli scriva che venga a Viareggio. Le
giuro, Sconer, che dopo le vorro molto bene".

Li chiama "sentimentali" lei, quel romanzi! La mia Desdemona, che ne ha
letto uno, e rimasta scandalizzata.

                                   *

Signorina K***; conosciuta in condizioni molto favorevoli perche fresca
da un disinganno d'amore. Il babbo volgeva in mente gravi pensieri: "In
Inghilterra, in America, una mancata promessa di matrimonio si
pagherebbe a caro prezzo." Io poi adoperavo espressioni molto delicate
per consolare la signorina, quando lei mi investi cosi: "Ma cosa e?
Avete tutti paura che io mi suicidi dalla disperazione? che mi faccia
monaca? Ma no! Quando avro voglia, ne trovero un altro. Ecco tutto.
Chiodo scaccia chiodo."

"Lei crede, signorina?" "Ma certo! Una donna bella ne trova sempre di
chiodi. Lei, Sconer, per esempio. Se volessi, lei mi cade davanti _a
quattre pattes_".

Quasi mi si sedeva su le ginocchia, perche cosi fa spesso su la scena
l'attrice Clara de los Dolores.

Signorina affascinante, ma troppo impressionanti sono le condizioni da
lei poste per il matrimonio: due anni di liberta coniugale, e col mio
consenso. Enorme!

                                   *

Signorina L***, conosciuta al _Bristol hotel_. Erano i giorni del
terremoto in Abbruzzi. Tutti sospiravano: "Che orrore! Ah, quanti morti!
Bambini schiacciati!" Anche la signorina L***, seduta su di un sofa,
sospirava: "Che orrore! Ah, quanti morti! Bambini schiacciati!"
Senonche, mentre diceva cosi, io la vedevo, riflessa in una specchiera,
con la manina affaccendata a dare colpetti segreti per mettere a posto
il drappeggio dell'abito. Pareva la mia Desdemona quando rovescia un
bodino. Sbirciava con la coda dell'occhio nella specchiera, e mutava
l'estetica del fianco: "Che orrore! Davvero? Bambini schiacciati!"

Essa e in posa anche quando e sola. Le ho chiesto il perche, e mi ha
detto: "Quando le stelle e la luna ci guardano dal firmamento, e bene
assumere un'attitudine dignitosa". "Capisco, ma si vedono un po' troppo
le forme". "Ah si? Perche, le dispiace forse?"

Questa signorina e troppo estetica.

                                   *

Signorina M*** di razza inglese, molto _ladylike_, molto ammirata nelle
sale dell'_hotel_ delle Terme, dove beveva acqua. Ma chi faceva quel
terremoto nella stanza vicina alla mia? chi cantava quelle canzoni molto
allegre, anche se erano inglesi? Era la signorina M***. Beveva anche
cognac, e faceva danze in liberta con una sua amica. L'Inghilterra e mal
fida, benche alleata.

                                   *

Viene adesso la nota di quella signorina che mi ha fatto soffrire di
piu: la signorina N. Y., cioe New York, perche di tipo americano. E
italiana pero; ed appartiene a quella classe distinta a cui appartengo
io: suo padre, prima della guerra era esportatore in America di
medicinali italiani fatti in Germania. Miss N. Y. e ricca, e si sente
padrona del mondo. Ha vent'anni; statura sotto la media forse; ma e
potente. E la sanita fiorente. Una vivacita gaia la trasforma. Sarebbe
il tipo adatto per la _confezione_ dell'erede. La sua voce, venata di
_erre_ parigino, sembra cantare l'inno della sua giovinezza. _Ci ci!_
canta sui rami dell'albero della vita. I suoi genitori le lasciano una
liberta un po' americana. _Ci, ci!_ L'ho vista a una fiera di
beneficenza per la Croce Rossa, dove ha fatto sborsare anche a me cento
lire. _Ci, ci!_ L'ho vista di sera ad una conferenza futurista. Capiva
tutto ed era entusiasta. _Ci, ci!_ L'ho vista, sul ghiaccio, pattinare
come un geroglifico. _Ci, ci!_ L'ho vista al volante guidare
l'automobile. _Ci, ci!_ L'ho vista ai funerali del banchiere Rodh. Lei
era davanti con sua madre, io ero dietro con suo padre, e si parlava di
affari. Tranne casi imprescindibili come quelli del banchiere Rodh, io
evito i funerali perche mi pare che dietro una bara tutti siano pallidi,
e cio danneggia la salute. Ma Miss N. Y., anche vestita di nero, era
splendente, _Ci, ci!_ Esuberante creatura! La vita per lei e un albero
su cui lei muta ramo, cioe muta _toilette_, e canta il suo inno: _Ci,
ci!_

Parla bene l'italiano, ma al suo cane, un cane molto educato, parla in
francese.

Ho avuto l'onore di ospitarla in casa mia, che il babbo e la mamma
volevano visitare il secondo piano, rimasto sfitto, della mia palazzina.
In quella occasione siamo rimasti soli.

"Magnifico!" disse alludendo alla mia palazzina.

"Ah, si!" risposi. "Palazzina dei conti Tornamali: oggi mia proprieta,
_miss N....!_"

Ma vide una poltrona inglese; vi si sedette di un balzo, rimbalzo su, e
poi si rincantuccio: "Si sta molto bene qui". Era di maggio. Ella
portava un cappello fantasia di tulle, costellato di bolle nere, su la
cui aureola spiccava il suo profilo, col suo nasino: l'abito di
mussolina aveva sopraposti certi ricami di draghi e serpi, d'oro e di
argento. Le belle braccia erano guantate di pelle bianca, le gambette
erano tutte bianche, e protendevano ardite con le scarpette pur bianche.

Mi pareva uno scoiattolo orientale.

Mio Dio, possedere in casa questo animaletto prezioso! Se le allungo un
braccio, mi balza sopra e si avvolge intorno.

Infatti balzo dalla sedia a sdraio, e fece _ci, ci_:

"Lei manca di una cosa, Sconer."

"Io manco di una cosa?"

"Si, lei non ha libreria."

"Infatti."

"Prenda nota!"

"Prendo nota".

Mi detta una serie di libri in _off_ e in _eff_.

"Scrittori russi?" domando.

"Ah, molto interessanti i russi!"

Poi mi detta un nome che non riesco a scrivere.

"Rabindranath Tagore! Un poeta senza precedenti. Fa parlare un bimbo
alla mamma in un modo _delizioso_."

"E lei, _miss N_...." domandai con intenzione, "non penserebbe a far
parlare un bimbo con la sua voce deliziosa?"

"Prendere marito? Gia! Ma in Italia offre un grave inconveniente."

"Quale, _miss N....?_"

"Che una _girl_ quando prende marito, si siede."

"Cioe?"

"Cioe non e piu libera, non puo piu cercare, piu _flirtare_, piu
saltare, piu comandare, piu fare quello che vuole. La liberta! Mi
sposerei in America, dove, piu tardi, si puo anche divorziare,
rimaritarsi, seguendo il proprio beneplacito. In Italia il matrimonio e
un'istituzione che si regge sull'adulterio. In America su la liberta!"

In quell'occasione, se i miei affari me lo avessero permesso, sarei
andato in America.

                                   *

Signorina O***, terribile, e anche molto ricca. Dove aveva imparato a
rovesciare gli occhi cosi? La tinta della sua pelle era prodigiosa; ma
del tutto naturale: diafana! Pareva non nata come nascono tutte le
donne, ma ricavata da uno scultore magico per entro la polpa di quelle
pesche cotogne che sono gialline gialline. Vestiva con una personalita
straordinaria; cioe sempre abiti di un colore diafano, sbiadito,
intonato al colore della pelle. Io non so dire se era bella, perche io
ero mezzo stregato. "Nasconda quella lingua," io le diceva, perche ogni
tanto lei metteva fuori dalle labbra la puntina della lingua: questa
pero non era diafana, ma rossa. "Nasconda almeno quelle gambe," perche
lei aveva l'abitudine di mettere in esposizione le gambe, diafane ancora
quelle, cioe con scarpette e calze di seta, sempre color diafano. "La
turbano?" "Non mi fanno dormire!" Mi diceva nettamente: "Se mi vuole
sposare, signor Sconer, approfitti finche sono libera". Io la avrei
anche sposata, ma e che essa era contro-indicata ad uno dei due fini per
cui io intendevo di accedere al matrimonio. Lei non voleva avere
figliuoli "perche questa operazione rovina la pelle". Io volevo aver
lei, ma anche l'erede. Lei si, la potevo avere, ma l'erede no. "Sono i
contadini -- affermava -- che si sposano per aver figliuoli".

Essa inoltre pretendeva come condizione di matrimonio che il marito
facesse, ogni mattina, esercizi, per venti minuti, con manubri da venti
chili.

Anche questa signorina mi ha fatto molto soffrire.

                                   *

Signorina P***, che puo essere bella o brutta, secondo che vi pare. La
ho conosciuta in villeggiatura. Essa va sempre in bicicletta. Quando va
a piedi cammina con passo sgraziato. Eppure e graziosa! Si puo calcare
su la testa il feltro di suo babbo, si puo buttare -- come fa -- su le
spalle la maglia della nonna, ma e elegante lo stesso. Ha denti di can
cerviero, naso appuntito, mento appuntito, due occhi in punta nera:
tutte queste cose in punta hanno una mobilita che producono il capogiro.
E pallida come la cera, ma non e mai ammalata. Ha i capelli lunghi,
ondulati, feroci, a cui fa fare i giuochi attorno alla testa come se
fossero biscie. A tirarli, le arrivano sino al ginocchio. Ed e proprio
vero! Come ha fatto ad avere una laurea se per studiare bisogna star
fermi? Si vede che si puo avere una laurea senza studiare.

Ma a sentirla chiamare _dottore_, mi fa un certo effetto.... Ha una sua
voce fresca, aspra, saltellante, che non si capisce mai quello che vuol
dire, perche non conclude mai. Non si adira mai: tutt'al piu manda un
grido di gazzella. Cosa fara? Dove andra? Come finira? Non si sa! Eppure
e assennata.

Non cerca: e cercata, ma se ne _strafotte_, perche lei dice anche le
parolacce. Eppure e damigella!

Subisce un fidanzato ufficiale: un giovane di ricca famiglia. Costui la
segue a fatica in bicicletta. Lei lo chiama: "Idiota, idiotino,
imboscato, imboscatissimo, figlio di papa". Lui e felice. Non mi pare
una signorina adatta per il matrimonio, e glielo ho fatto garbatamente
capire, presente il fidanzato. Risponde lei:

"Cosa importa? C'e lui che fara per casa".

"Io sono il suo cameriere," conferma lui.

Io ho domandato poi alla signorina, cosi, un giorno che la incontrai,
insieme col fidanzato, per un solitario viale del bosco:

"In confidenza, non e pericoloso perdersi tutto il giorno per le
campagne col fidanzato dietro?"

"E innocente come l'acqua fresca -- mi risponde. -- Gli ho promesso un
bacio per la settimana ventura. E vero che ti ho promesso un bacio?"

Dice il fidanzato:

"Ah, come deve essere sdegnato il Dio d'Amore a vedere quanto mi farai
soffrire!"

"Meriteresti anche di piu," dice lei.

Risponde il fidanzato:

"Ah, e proprio vero, come dice il cav. Sconer, che tu non sei adatta per
il matrimonio!"

"Tu, piuttosto, non sei adatto," risponde lei. E a me dice in segreto:
"Come faccio a sposare un uomo cosi timido? C'e una gioventu
impossibile, ora! Sono tutti riformati. Dica lei, Sconer, posso
cominciare a tradirlo subito? Ma che vuole? Io sono una buona ragazza, e
fare il male con premeditazione, mi ripugna".

Io avrei potuto sostituire il fidanzato senza pericolo di complicazioni.
Eppure sono rimasto timido anch'io. Perche? Quel titolo di _dottore_ mi
ha dato soggezione.

                                   *

Signorina P***, un bel tipo, e cosi anche sua madre. "Signor Sconer --
mi dice sua madre -- guardi!" "Che cosa?" "Non glielo posso dire. Ma non
vede da lei?"

"No!" "Non vede gli occhi della mia bambina? Splendono! Io non so: e
strano! Appena siamo in un luogo, dopo quindici giorni la mia bambina e
proclamata la piu bella".

In fatti e bella: una persona slanciata, elegante. Ma perche la mamma la
chiama: "La mia bella odalisca?" Dove ha trovato questa parola? Cosa
crede mai che voglia dire? "Signore, signore, mi dice la mamma, ha
visto?" "Che cosa?" "Un aeroplano di guerra". "Ne passano tanti!" "Eh,
si! -- fa misteriosamente, chiudendo gli occhietti -- ma lei non ha
osservato una cosa!" "Che cosa?" "Che l'aviatore quando passa per qui,
si abbassa sempre. E sa perche? Per vedere la mia bella odalisca".

Anche lei, la sua bambina, dice: "Io non so, e strano! Appena sono in un
luogo, sono proclamata la piu bella. Dicono che io assomiglio a Lyda
Borelli, dicono!" Descrive il suo corredo da sposa coi calzoncini corti,
larghi, e i pizzi di vera _valenciennes_: descrive gli abiti che le ha
fatto la famosa Abeille, il primo _atelier_ di Torino, che ha tanti
_mannequins_ aristocratici, che insegnano anche la lingua francese. Si e
fatto fare tutti abiti ieratici! "Adesso sono di gran moda gli abiti
ieratici," dice lei. Ma adesso non puo portarli perche e crocerossina.

"Se vedesse, signor Sconer, -- dice sua madre -- come le sta bene
l'abito di crocerossina! Gia le sta bene tutto! Quando passa per un
reparto dell'ospedale, i feriti si rizzano tutti". Ma le altre
crocerossine le hanno fatto una guerra spietata. Allora l'hanno messa
alla stazione. Alla stazione ha distribuito le bibite a tutto un treno
di prigionieri austriaci. Sua madre dice che il fatto e avvenuto perche
la sua bambina e tanto di cuore. Ma le altre signore dicono che e invece
perche non ha capito che erano austriaci. Il suo fidanzato e morto in
guerra, e lei porta sul petto il medaglione col ritratto del suo
fidanzato. Anche lei e molto patriotta.

"Un giorno -- racconta la mamma -- mentre eravamo a un _five o' clock
tea_, con tanti signori distinti, passa un corteo socialista. La mia
bambina va alla finestra e sventola il fazzoletto bianco, rosso e verde
e grida: Viva l'Italia! E stato in tutti noi un momento di terrore; per
poco non scoppia una rivoluzione". Le altre signore invece dicono che
lei aveva scambiato il corteo socialista per una manifestazione
patriottica. Adesso che il fidanzato ufficiale e morto, ne ha tanti
altri. "Il tale? il tale? il tale? Ma e di famiglia distinta? Crede lei,
signor Sconer -- mi domandano madre e figlia -- che il tale sia di
famiglia distinta?" Anch'io sono passato per ventiquattro ore per suo
fidanzato ufficiale: una cosa molto seria, dico, perche se lei descrive
i suoi calzoncini coi pizzi di _valenciennes_, non c'e pero niente da
scherzare in quanto che lei avverte che ha un fratello che "sa essere
gentiluomo e anche villano secondo i casi, e assomiglia a Maciste,
quello dei cinematografi".

"Dove e questo suo fratello, signorina?" domandai un poco preoccupato.

"E al fronte!"

Un ragazzo abile! Appena scoppiata la guerra, ha avuto l'intuito
commerciale di andare al fronte e ha comperato -- che le davano per
niente -- tutte le pelli dei buoi che morivano nei parchi o si
ammazzavano per i soldati. Suo babbo era calzolaio, e figurarsi! Adesso
hanno uno dei piu ricchi _scarpifici_ d'Italia.

La storia di quel fratello Maciste mi ha molto raffreddato.

                                   *

Signorina Q***, non e patriotta, ma pianista. "Io sono ipersensibile"
dice lei, e anche sua madre dice: "Poverina, la mia Mary e
un'ipersensibile!" "Noi artisti -- dice la signorina Mary -- siamo di
un'altra razza. Che m'importa della guerra? Che m'importa chi comanda e
chi e comandato? Tra Salandra che ha dichiarata la guerra e me, cosa c'e
di comune? Tra me e il Kaiser? Perche immischiarmi nei loro litigi? Il
Kaiser e il re dell'Ottentozia per me sono la stessa cosa".

Lei suona Moszkowski, Stravinski, Debussy, Ravel. Suona? Vorrebbe
suonare, ma non puo. Stende su la tastiera, racconta lei, _le mani
lunghe con le unghie di onice aguzzo_, e poi accadono fatti strani, come
anch'io ho visto un giorno che sono venute a provare il mio Bechstein.
Comincia, e subito, dopo un po', diventa pallida. "Impallidisce -- mi
avverte la mamma. -- Sempre cosi! Ah, e terribile! Cade in _trance_".
"Cognac!" dico io. Si rimette un po' e dice: "Suonando, mi si vuotano le
vene, i sogni mi sferzano, i capelli scendono per le mie guance come
serpi di chimeriche meduse. La musica di Ravel, che io adoro, esaspera
la mia sensibilita come un succhiello traforante: appena tocco i tasti,
sento il magnetismo". Anche qui per l'erede non c'e da far nulla. E poi
qui c'e un'esagerazione di sensibilita che puo riuscire pericolosa.

                                   *

Signorina R***, profumata al _trefle incarnat_. Anch'io l'ho conosciuta.
Si tratta di una fanciulla prodigio, cosi come vi sono i bimbi prodigio.
Secondo altri si tratta di una fanciulla _Sfinge_. Lionello pero che non
ammette la donna _Sfinge_ se non per gli imbecilli, la chiama _Proteo
multiforme_. Essa e piuttosto piccolina, con un musetto tirato come un
topolino, con due occhietti azzurri, fermi, un poco trasversali. Nella
pettinatura e nel vestire e quasi monacale: ma ecco si leva in piedi,
pare di elastico, si allunga e balla certe danze ieratiche sussultorie,
che fanno rabbrividire, e anche imparare la storia, perche sono le danze
di Salome, di Cleopatra, di Sibilla, di Santa Teresa. E molto giovane,
ma la sua voce possiede certe inflessioni profonde come di donna matura,
con la quale affronta qualsiasi argomento, anche di filosofia con quelli
che se n'intendono. Viceversa -- se le gira -- e capace di rifare il
verso e la smorfia di tutti: in dialetto, in francese, e anche in
tedesco, secondo le persone: basta che le veda una volta. Come imita il
teppista! Ha rifatto anche me! Questo e il suo genio comico, ma possiede
anche il genio tragico, perche recita certi versi francesi di Pelleas e
Melisenda in modo da far paura. Questa signorina, messa sul
palcoscenico, potrebbe raccogliere gloria e milioni a palate. Invece
niente di tutto questo. Essa non ha altro desiderio che di essere
_amante amata di un uomo, e vivere in umilta_. Ma c'e una condizione:
deve essere _un magnifico amante_! Tanti vorrebbero essere amanti, ma
nessuno e _magnifico_. Lei domanda per amante l'_uomo rude_, l'_Ulisside
dalla gran mano dominatrice_. Sinora non l'ha trovato. Pero, uno
studente di liceo si e suicidato per lei; un uomo serio con moglie e
figli e impazzito; un capitano d'artiglieria e tornato al fronte con la
testa sconvolta, e invece di allungare il tiro su gli austriaci, ha
fatto un massacro dei nostri: poi si e sparato.

Io sono fuggito.

                                   *

Ma ecco un avviso-_reclame_, in un giornale tedesco, mi presenta l'erede
gia confezionato. _Christliches, Einziges Glueck! Sehr nettes, ehrliches
Maedchen, mit einem Kinde und sehr reicher Aussteuer, sucht einen
ehrlichen Gatten_, ecc., ecc. che vuol dire: "Famiglia cristiana, unica
felicita! Simpaticissima, onesta fanciulla con un figlio e ricchissimo
corredo, cerca un onesto marito". E il sistema tedesco del _dumping_.




                      IV. -- _FRAeULEIN_ VIOLETTA.


-- Lionello -- dissi un giorno -- tu che fai morire tutte le tue
meravigliose eroine, non te ne avanza nessuna che vada bene per me?

Lionello nei suoi libri fa morire tutte le donne di morte romantica. Le
sue lettrici gli scrivono da tutte le parti: "Non la faccia morire, la
salvi! E tanto cara, e tanto gentile. Non deve morire".

Ma lui e inesorabile: o in un modo o nell'altro le fa morire tutte.

-- Tu sei un po' idiota -- rispose Lionello alla mia domanda.

L'ho pregato di spiegarsi.

-- Le mie eroine -- disse -- o sono uccise o si uccidono per una
necessita reclamata dal pubblico, il quale e _schifosino_ come te; ma
vuole la morale. Pare incredibile, ma e cosi! Ora anche tu capisci
benissimo che non si puo fare il dramma o il romanzo con la morale:
senonche quando io ho fatto morire le mie eroine, io le ho purificate;
ed ecco fatta la morale; come tu con i grassi fetidi fai le tue
saponette. Ma nella vita le mie eroine godono di ottima salute, sta pur
sicuro!

-- E allora prestamene una.

-- Impossibile! -- rispose Lionello.

-- E perche?

-- Perche nessuna delle mie eroine ti potra mai amare.

-- Perche dici cosi, Lionello? Perche mi avvilisci? Sono brutto forse
io?

-- No, amico, anzi sei un campione discreto; ma non hai quel tipo, sai,
dell'uomo fatale, _macro_, mefistofelico, che disorienta la donna come
una coppa di _champagne_, che la fa capitolare, che le fa dire:
"Vigliacco, ti adoro.... To'!".

-- E a te capita?

-- Certo.

-- Sei un genio, Lionello, -- dissi tristemente.

-- Lo so. Non hai nemmeno al tuo attivo uno di quei gesti che
affascinano le donne: non so, un delitto passionale, uno scandalo
estetico; non hai corso un _raid_, non hai vinta una coppa in una gara
qualsiasi; non possiedi nemmeno una di quelle anomalie che rendono
stuzzicante un uomo.... Per esempio, quello che vende i giornali sul
corso, che e un nano: tutte le _cocottes_ lo accarezzano, e le serve se
lo rubano. Per di piu, tu possiedi il piu grave dei difetti per ottenere
dedizioni incondizionate.

-- Cioe?

-- Amico, le belle donne amano gli uomini generosi!

-- Sono generoso anch'io.

-- A te parra di essere: ma tu misuri, cioe ragioni. Ma ti pare che una
bella donna che strapperebbe le stelle dal cielo per farsi piu bella,
possa amare te, uomo che misuri? Esse sono capaci anche di donar tutto;
ma all'uomo che si mostra capace di buttar via tutto, la ricchezza non
solo; ma l'onore, la vita. Ma a te che tieni immensamente alla vita, a
te che non dormiresti la notte se perdessi qualche biglietto da mille al
_baccarat_, a te che tieni in ordine il libro del dare e dell'avere, a
te che hai lo scadenzario, io non posso fornire nessuna delle eroine dei
miei romanzi.

-- Mi atterrisci, Lionello; ma credo che tu ti sia formata una cattiva
opinione di me: tu pensi che io sia avaro....

-- Un po' tirchio.

-- No, Lionello. T'ho detto: io sarei disposto a nominarti mio erede
universale; ma e, vedi, che io sono nato cosi: ordinato, metodico,
previdente. E che colpa ho io se il denaro va a radunarsi sempre nelle
tasche degli uomini metodici, ordinati, previdenti? E bello, vedi,
leggere nei tuoi romanzi la vita fugace e folle di quelle donnine
sperperatrici: capisco che debbano dare grandi soddisfazioni. I miei
sensi ne sono perturbati. Mi piacerebbe anche a me di provare: ma poi
metto in bilancio, e m'accorgo del passivo. Per me sperperare sarebbe
una forma di suicidio. Vedi che Ginetto Sconer e un uomo sincero. Non ti
pare, Lionello?

                                   *

Ma due giorni dopo questo colloquio, vedo Lionello che precipita come un
bolide nel mio studio.

-- Sconer -- dice -- un caso eccezionale, un caso del tutto
straordinario, del tutto convenevole per te.

Credevo che si trattasse di qualche affare, perche in quell'ora (erano
circa le tre del pomeriggio) io sono orientato verso gli affari. No! Si
trattava del matrimonio. Ho dovuto -- per cosi dire -- togliere la
comunicazione del centralino del mio cervello per mettermi in
comunicazione con Lionello. Egli si impazienti; ma io lo pregai di
accomodarsi.

-- Sconer -- comincio a dire Lionello --, sai tu qual'e la piu bella
donna del mondo? Bada che esiste un plebiscito! Nicoletta, meglio nota
sotto il nome di _fraeulein_ Violetta, perche fu a Vienna che ella vinse
le prime battaglie dell'arte.

Risposi a Lionello:

-- Io non ho visto mai la faccia viva di _fraeulein_ Violetta: la ho
vista al cinematografo, e la _reclame_ di quella sua faccia stravolta
che pare abbia il mal di mare, e impressionante.

-- Come sei sempre borghese nelle tue espressioni! -- disse con
disprezzo Lionello. -- E _fraeulein_ Violetta che dissolve la sua
bellezza nella canzone dell'arte. -- E prosegui: Conosci tu la storia di
_fraeulein_ Violetta...? No?... Allora te la racconto. _Fraeulein_
Violetta proviene dalla lirica: anzi dal campo dell'operetta viennese.
Di membra delicate, esile di vita, opalina di colore, minuta di
lineamenti, calma, quantunque un po' beffarda. Ma i suoi capelli neri,
duri e forti come la coda di un cavallo di battaglia, testimoniano la
energia psichica che si nasconde sotto quell'apparente delicatezza.
Artisticamente parlando, essa e una creatura di eccezione, come diciamo
noi. Essa e uno dei piu esuberanti temperamenti che sappiano far vibrare
l'anima delle folle, attraverso le eroine sentimentali e gaie di tutto
un vastissimo repertorio....

-- Fermati, Lionello! (Mi pare un periodo dei suoi romanzi).

--.... il suo canto era impeccabile, -- prosegui; -- pronto a tutte le
inflessioni! Ebbene, ritorna da una _tournee_ nel nuovo mondo, dove
aveva eccitato la piu grande ammirazione consolidando vie piu la sua
fama, quando improvvisamente....

-- Fu silurata da un sottomarino tedesco.

-- Peggio, amico. Perdette la voce. Che cosa doveva fare? E diventata
artista di cinematografo. Studio la grande arte muta, e con la
perseveranza di chi vuole arrivare ad una meta di gloria, con volonta
ferrea, con la coscienza sicura e severa delle necessita artistiche,
spicco il volo, con ali d'aquila, verso le eccelse vette della tragedia.
Sai tu, Sconer, come e stata definita Nicoletta da un grande scrittore
francese? _Toutes les femmes dans une femme._ Sai come la ha definita il
poeta Flebis? "L'universo rinchiuso in una guaina di _chinchilla_",
perche allora eravamo d'inverno. E la donna dinamica per eccellenza! In
lei stanno raccolte le mille assise della femminilita, Thais e Salome;
Nana e Giulietta: ella rivive tutte le creature del genio e vibra nei
molteplici aspetti dell'amore, dell'odio, della volutta, della gelosia:
felina, raffinata, dolce, implorante....

-- Tu mi cominci, Lionello, un altro dei tuoi meravigliosi periodi.

-- Sai tu cosa guadagna Nicoletta, cioe _fraeulein_ Violetta? Piu di
tutti i poeti italiani, compreso Dante.

-- Questo lo credo, -- risposi.

-- Si, vedi, perche _fraeulein_ Violetta, sotto apparenze anarchiche,
nasconde un genio pratico di primo ordine, come ti e dimostrato dal
fatto che essa riesce a mantenere il primato in mezzo a un'enorme
concorrenza. Ora tu saprai la leggenda che corre sul conto suo: leggenda
che ha il sapore dell'assurdo, ma cosi e. Dimmi, Sconer, tu hai mai
veduto _fraeulein_ Violetta quando agonizza nell'estasi dei sensi? Non
hai mai visto _Volutta_, interpretata da _fraeulein_ Violetta? Ebbene,
essa e Vestale!

-- Cioe?

-- Cioe di quelle donne antiche, che se non erano di prescrizione,
venivano sepolte vive.

-- Vergine?

-- Press'a poco. Pensa, Sconer, questa donna, che ha sverginato diverse
generazioni di adolescenti, e vergine! Cioe passa per vergine, che e lo
stesso. "Non vi vergognate, _fraeulein_ Violetta, -- le abbiamo detto --
di questa leggenda che corre sul vostro nome?" "Voi conservate vostro
pulcellaggio?" domando il poeta Flebis che segue in arte le forme
tradizionali. "Voi catafratta?" Pensa, Sconer, una donna che in
apparenza e di velo, e in sostanza e coperta di piastre come una
_dreadnought_!

"Voi lo fate per _reclame_" le abbiamo detto anche. "Puo darsi" ha
risposto. "E una originalita che vi fa torto, _fraeulein_ Violetta".
"Voi dovete esser fornita di una insensibilita di pietra...!" "Credete?"
disse con ambiguo sorriso. A me poi, come a fratello in arte, essa ha
confidato che realmente la cosa si impone per non sciupare la linea. E
poi e anche un mezzo di difesa. Essendo cosa notoria che e _vestale_,
puo rifiutare ogni uomo. Sai che la sua condizione e terribile? Riceve
pacchi di lettere come una sovrana; e alcune impressionanti di gente che
ha perduto la testa. Ebbene, Sconer, ora ti dico una cosa che e anche
piu meravigliosa della leggenda: _fraeulein_ Violetta ha annunciato da
qualche tempo l'intenzione di prendere marito. Una cosa che ha
scandalizzato tutti noi. Ma cosi e. Si e precipitata una mezza dozzina
fra blasonati, banchieri, milionari. Respinti! Ci siamo presentati noi
artisti, poeti. Trattandosi di _fraeulein_ Violetta, si poteva fare
eccezione. Santamaria, che e architetto, si e persino offerto di
costruirle un grattanuvole in istile assiro-babilonese dove lei potra
approdare col suo velivolo. Siamo stati respinti, con bella grazia, ma
respinti. "I poeti, gli artisti, gli uomini di genio in genere -- ha
detto -- sono miei buoni amici, ma il mio ideale di marito e un altro".
Avrebbe tutt'al piu fatta eccezione per il poeta Flebis, ma unicamente
-- e etico -- per sentimento di umanita. "Tanto voi, caro Flebis --
disse Nicoletta, -- dovete morire, e io vi potrei abbreviare
l'esistenza, facendovi spirare sopra il mio seno. Comporreste la vostra
lirica migliore".

-- Cosi brutale?

-- E una sua specialita la brutalita. Ebbene, amico mio, c'e una terza
cosa anche piu stupefacente della sua verginita, del suo matrimonio; ed
e che l'ideale di marito per _fraeulein_ Violetta, sei tu.

-- Io?

-- Si, tu: Violetta ha dichiarato che sposera solamente un uomo di
perfetto tipo borghese.

"Un vile borghese?" abbiamo esclamato noi. "Si, -- ha risposto
_fraeulein_ Violetta, -- un vile borghese, ma ordinato, equilibrato,
purche sia fisicamente tollerabile e capace di farmi molti figli". Tu
sei capace, e vero, Sconer? "E inaudito" abbiamo detto tutti noi. "Ma
voi -- dico io -- volete ricostituire la famiglia cristiano-borghese!
Voi vi volete dare alla pollicultura!" "Cosi e!" ha risposto _fraeulein_
Violetta. "Ma questo e uno snobismo di nuovo genere, mia cara!"
"Nicoletta -- ho esclamato allora -- se voi avete deciso proprio cosi,
io ho trovato l'individuo che va bene per voi". E ho pensato a te,
Sconer. Mi sono alzato prima del solito e, come vedi, sono venuto da te.

Rimango esterrefatto.

-- Pensa, -- mi dice Lionello, -- alla gloria che verra sul tuo nome.

-- Io non sono letterato -- rispondo -- e non ci tengo.

-- Allora al vantaggio che verra alla tua Ditta. Tu lanci subito un
articolo alla _fraeulein Violetta_, e tu sei celebre.

-- Questo e vero!

-- E poi pensa che Violetta e ricca, molto ricca.

-- Si, ma chi ha fornito tutta questa ricchezza?

-- Tu no, certo, anima esosa, anima avara; ma chiunque ha il culto della
divina _bellezza_. Esiste cosa superiore alla divina _bellezza_? No!
Esiste un piacere superiore a quello che puo dare una bella donna? No! E
allora una bella donna non e mai pagata abbastanza.

-- Dici tu....

-- Dice lei, _fraeulein_ Violetta. Ma sai che lei fa una propaganda in
questo senso: che e ora di smetterla con questo sfruttamento indegno
della _bellezza_! E come per il genio di noi scrittori: sfruttato! Chi
lo vuole, se lo paghi! E cosi la _bellezza_! La _bellezza_ costituisce
il genio della donna; chi la vuole se la paghi!

-- Dici tu.

-- Dice lei, _fraeulein_ Violetta. Ma sai che anche moralmente e una
donna straordinaria? Le signore dell'aristocrazia, le borghesi perche
sono ricche, si permettono di fare un'atroce concorrenza all'onesto
proletariato delle lavoratrici, e buttano per niente sul mercato la
divina _bellezza_.

-- Ma chi dice cosi?

-- Lei, sempre lei: ti dico che e una donna di genio! Ora _fraeulein_
Violetta e la piu bella donna del mondo. Esiste un plebiscito, e tu puoi
capire com'e ricca _fraeulein_ Violetta.

-- Ma in tale caso non e piu vestale.

-- Anima mercantile di borghese, -- esclamo Lionello -- che non imagina
una partita senza la contro-partita! Ma non sai tu che quando
_fraeulein_ Violetta ha esposto la sua divina nudita, quando ha regalato
il suo sorriso, ha pagato? Tu lanci le fialette dell'acqua da bagno di
_fraeulein_ Violetta, e hai un successo strepitoso! E hai _gratis
fraeulein_ Violetta! Vieni! Ti presento a _fraeulein_ Violetta.

-- Viva?

-- Certamente.

                                   *

Domando tempo per riflettere e vado a consultare la ben nota sapienza
del dottor Pertusius.

Come e grande Lionello! Parla di donne con la sicurezza con cui un
cavallerizzo parla di polledre. Come e artista! Quando dice _bellezza_,
fa una parola lunga lunga, e tutti i capelli gli tremano. A me non
riesce.




               V. -- I REQUISITI PER UNA MOGLIE IGIENICA.


Il dottor Pertusius e quell'uomo di talento, scoperto da me, che ha
scritto per la nostra Ditta, dietro mia indicazione, quel capolavoro che
e il libro di _reclame_: "Come devo preservare la mia vita". Ma certo il
suo talento deve essere colpito da qualche invisibile squilibrio, perche
un uomo che arriva povero all'eta dei capelli grigi, e molto discutibile
se sia fornito di vero talento.

I ricchi clienti non devono conoscere i novanta scalini dell'abitazione
del dottor Pertusius; e la mia _limousine_ deve essere la prima
automobile che sosta alla sua porta.

L'appartamento del dottore e di una semplicita cosi deprimente da far
cadere ogni deferenza per la virtu della modestia. Vi e diffuso un
odorino di aglio soffritto; e la donna che viene ad aprire, sigillata
nel suo grembialone di massaia, e in perfetto stile con l'appartamento e
con l'odore dell'aglio soffritto. Credo che sia la serva. Commetto una
_gaffe_: e la moglie del dottore: "la mia ottima consorte".

Il dottore e un uomo dalla testa in disordine abituale.

I capelli della testa entrano nel dominio della barba; i baffi formano
delle stalattiti sopra le labbra; i peli delle ciglia sembrano ribelli a
qualunque brillantina. E una testa fuori di posto. E dire che da quella
testa e sortito il capitolo sull'igiene della testa!

Quella mattina la testa del dottor Pertusius era anche piu del solito
fuori di posto, perche stava sopra un libro che parlava di una stella
che non c'e piu, eppure "noi ne vediamo -- dice lui -- ancora la luce,
tanto smisurata e la distanza! Le nostre cifre mortali non bastano piu.
Non sente lei, cavaliere -- mi domanda -- vacillar la ragione?"

-- Per questo no. Ma se crede, discendiamo dalle stelle. Io sono venuto
da lei per parlarle di un ottimo affare. Lei ricorda di aver compilato
per la nostra Ditta quel manualetto: "Come devo preservare la mia vita".
Si tratterebbe di farne un altro anche piu simpatico: "Quali sono i
requisiti per riconoscere una moglie perfetta". Per questo secondo
manuale noi saremmo disposti a versarle, invece di duecento lire, anche
duecento cinquanta lire. Naturalmente un libro a base scientifica,
stuzzicante, scritto con _verve_, come sa far lei; pero su certe cose,
_glissons, n'appuyons pas!_ Il nostro libro deve poter stare in
qualunque salotto.

-- Ma il matrimonio e in crisi, non sa lei, cavaliere? -- dice lui.

-- E appunto perche e in crisi -- dico io -- noi facciamo il _vademecum_
del matrimonio moderno: cioe rapido, pratico, razionale, con esclusione
dell'antica tragedia. In crisi? Ma, caro lei, una bella mogliettina, che
dedichi tutta se stessa alla felicita di suo marito, e una di quelle
istituzioni che andranno sempre bene, con o senza crisi.

-- Anche _bella_ la vuole lei, cavaliere? Ah, la bellezza, la bellezza,
-- esclamo lui, di colpo. -- La terribile bellezza!

Lui l'ha su con la bellezza.

-- La divina bellezza, -- correggo io, come dice Lionello.

-- Terribile, terribile la bellezza -- ripete. -- Eppure cosa e? cosa e
la bellezza? Sempre la stessa storia: una bertuccina con un musettino,
con un nasino, con un orifizio boccale, con un sorrisino, con due iridi
di qua e di la del naso; il tutto servito sopra un _mannequin_ di
pannicolo adiposo, con contorno di lussureggiante capigliatura. Mistero
di Dio!

Veramente io non condivido questa opinione. Egli presenta le donne come
articoli fabbricati a serie, mentre, invece, ogni donna ha una
lavorazione speciale.

-- Ma lasciamo stare -- dico -- i misteri di Dio, se no e come per la
stella; non la finiamo piu.

-- Il terribile inganno della natura! -- continuo il dottor Pertusius.
-- Eppure la natura e stata quasi benigna nella sua frode. Che cosa era
la bellezza di Eva all'epoca della creazione? Una cosa quasi innocua. E
cosi era Adamo: quasi innocuo. Infatti che cosa sarebbe la violenza di
Adamo limitata alle semplici energie naturali? Un piacevole esercizio
ginnastico. Invece Adamo ha poi creato la selce appuntita, l'ascia, la
scure, poi la mitragliatrice, poi la chimica applicata alla guerra. La
donna, -- ne convengo -- non ha creato niente di tutte queste cose, come
non ha creato le piramidi, i motori elettrici, ecc., ecc. Queste cose le
ha create l'uomo. Pero la donna ha creato la donna! Ha perfezionato,
sino al grado dell'irresistibile, l'arma naturale della sua bellezza.
Questa e opera di Dio o di Satana? Mistero!

Da quanto tempo, dopo Eva, la donna ha iniziato il suo progresso? Da
tempo immemorabile! Giuditta quando volle andare alla tenda di Oloferne
per sedurlo e poi tagliargli la testa, che cosa fece prima di tutto?
Lavo il suo corpo, si unse di unguenti preziosi, scomparti la chioma del
suo capo, si pose in testa la mitria -- il cappellino di quei tempi --
si vesti delle sue vesti di comparsa, si mise ai piedi i sandali, prese
i braccialetti, gli orecchini, gli anelli, e apparve di grazia
incomparabile. Che cosa fanno le pulcelle per piacere al re Assuero?
Seguitano per sei mesi ad imbiancarsi la pelle con unguenti e aromati
preziosi.

-- Questo e un particolare molto interessante!

-- E perche Ester fra le pulcelle e quella che piace di piu al re
Assuero? Perche e la piu bella! Assuero, il terribile, voleva condannare
a morte Mardocheo, l'amico di Ester. Ma Ester si presenta al re, e il re
stupefatto le dice: "Se anche mi domandi la meta del mio regno, te la
daro". E Sansone, quel balordo, quell'idiota di Sansone, perche rivela a
Dalila dove e il segreto della sua forza? Perche Dalila lo fece
addormentare sopra le sue ginocchia e posare il capo sul suo seno, _et
in sinu eius reclinare caput_. E chi era Dalila? Una prostituta di quei
tempi.

-- Diciamo, _demi-mondaine!_ Ma caro lei, cosa pretende, che io offra ai
miei clienti una moglie brutta? "Un caporale di pubblica sicurezza come
sua moglie?" volevo dire.

-- Bisogna distinguere -- dice lui -- tra bellezza e bellezza.

-- Allora distinguiamo.

Chino la faccia. Poco dopo la alzo, e mi domando:

-- Conosce lei i funghi?

-- Li conosco _trifolati_.

-- Ma lei, cavaliere, non deve ignorare come, tra i funghi che si
mangiano, cresce la _Amanita muscaria_, detta volgarmente _cocco_, che
contiene il terribile veleno, detto appunto muscarina, che produce
vertigini, allucinazioni, incoerenza di idee, sopore, e finalmente la
morte. Per quale mistero la tremenda _Amanita muscaria_, e piu ancora la
orrenda _Amanita phalloides_ -- sente che nome? -- cresce tra i funghi
onesti? per quale mistero il fungo mortifero si presenta anzi piu
iridato e attraente degli altri funghi? Ecco un enigma che non e ancora
stato svelato.

-- Lasciamolo velato.

-- Ecco qui. -- E levo dal suo cassetto un ritratto di donna. -- Guardi!

-- Molto carina -- dissi io.

Era una testolina soave, triangolare, come un dolce cuore, piegata
vezzosamente su la curva di una spalla perfetta: bocca a giglio, occhi
di una dilatazione stupefacente.

-- Mi piace molto -- ripetei.

-- Se ne guardi bene -- disse il dottore. -- Questo e stato in vita uno
degli esemplari piu formidabili della specie....

-- Morta? Oh, poverina!

-- Cento anni fa. Lady Hamilton, detta altrimenti Emma Leona.

-- Allora se e morta, si puo toccare.

-- Pericolosa anche morta! Un'_Amanita phalloides_ delle piu terribili.
Vede quell'ambiguo sorriso, che pare angelico, cavaliere? Questa donna
ha prodotto la vertigine, l'incoerenza in molti uomini insigni; e quando
non ha fatto perdere la vita, ha fatto perdere l'onore.

-- Dottore, questa e cosa seria; ma scusi, sa: mi pare che lei sia come
l'_imbonitore_ di un serraglio di bestie feroci: "ecco la terribile
sirena dei mari del nord che mangia i cadaveri vivi". Ehi, dico! Che non
sia il caso dell'eta pericolosa anche per lei?

Il dottore mi guardo con due occhiacci.

-- E adesso osservi questo -- disse levando un altro ritratto.

-- Questo fa proprio paura.

Era un volto non di donna, ma di uomo, cosi brutto che guai se lo avessi
incontrato vivo di notte.

-- Ah, questo lo riconosce anche lei -- disse il dottore con molta
soddisfazione. -- Lei ha davanti a se il "delinquente congenito; l'uomo
epilettiforme!" Vede le stigmate degenerative? Assimmetria facciale per
sviluppo abnorme dello scheletro, sporgenza della mascella inferiore su
la superiore....

-- Sembra -- dissi -- che voglia mangiare gli uomini vivi.

-- In antico, infatti, li mangiava crudi. Fossa canina profonda del
mascellare superiore, sporgenza eccessiva delle arcate sopraciliari,
obliquita della rima palpebrale. E ora guardi l'orecchio: orecchio, col
lobulo aderente, mancanza di elica, presenza del tubercolo di Darwin,
come nei fauni....

Io mi toccai l'orecchio un po' spaventato, e:

-- Dottore -- dissi -- in me non ci sara mica niente di tutto questo!

-- Lei e perfetto.

-- Quello che dico anch'io. Ma scusi, perche questa lezione sui
delinquenti con tutte queste brutte parolacce?

-- Perche -- disse trionfante il dottore -- nella donna delinquente
avviene il fenomeno opposto dell'uomo. L'uomo delinquente porta scritto
sul volto "Io sono delinquente". Nella donna, niente! Anzi il piu delle
volte la delinquenza della donna sta nascosta sotto la maschera di
quella fatale bellezza che prima le accennavo: bellezza spesso iridata
da un fascino intellettuale che puo simulare la intelligenza. Possono
essere tali donne mistiche o sensuali: ma insensibili sempre! ma
menzognere sempre! Non la menzogna comune, badi! bensi quella che noi
chiamiamo pseudologia patologica: la menzogna cioe incosciente, che puo
sembrare sincerita. Sono costoro le grandi isteriche, le grandi
voluttuose, sono quelle che hanno esercitato un'azione velenosa sui
centri nervosi della storia, come Cleopatra....

-- Intesa nominare.

--.... come Semiramide, come la imperatrice Caterina di Russia, come
Emma Leona qui presente, come le grandi etere, come certe regine del
palcoscenico, e via dicendo. Loro carattere e la distruzione: dove
passano, bruciano.

-- Non c'e pericolo, dottore, che lei esageri?

-- Non esagero: sono le Attila femmine con l'angelico volto; mentre gli
Attila maschi hanno volto ferino. Generalmente bruciano anche se stesse.
Ma se campano molto, ecco tu le vedi improvvisamente sfasciarsi, cadere
l'intonaco della ingannevole bellezza. Ecco apparire, o la deforme
pinguedine o la ributtante magrezza: ecco la voce roca, ecco il cinismo
che spunta dove era la intellettualita. E badi ancora: generalmente sono
infeconde; e noi sappiamo che soltanto la maternita da l'intelligenza
alla donna. E i poeti esaltano queste creature, _flagellum Dei!_

-- Evitare i poeti, d'accordo -- dissi io --; ma lei ammettera che una
_reclame_ con queste cose non si raccomanda alle signore.

-- E cosa me ne importa a me della _reclame_ e delle sue signore! --
esclamo il dottor Pertusius. -- Ma io vado anche piu in la.

-- Questo mi pare difficile.

Disse allora il dottore cosi:

-- Tutte le donne oggi vogliono essere belle....

-- E la nostra gloria, dottore! -- risposi.

-- Io non so, io non so.... -- Medito un poco, e disse: -- Mi pare oggi
che tutte le donne aspirino ad accostarsi, come a un ideale, a questo
tipo di donna delinquente. E l'uomo che cosi vuole per spremere dalla
donna una volutta piu tormentata? e la donna che gode di questo sfacelo
dell'uomo? Non so, non so. E cosi. Dove e piu la _casta porpora_ di cui
era sparso alle donzelle il viso?

-- Superata dalla nostra cipria _ravissante_, _naturelle_, rosa
incarnato, lire sette la scatola.

-- Ah, lei scherza! Si, si, io la prendo in parola, cavaliere. Guardate
la moda, essa e altamente significativa. La gente crede che la moda sia
cosa da poco, di cui si curano soltanto sarte e modiste. Essa e cosa
molto filosofica.

-- Bravo, dottore! Questo lo metta pure nel libro.

-- Non vedete per via certe donne eleganti, che hanno un fare da
teppista?

-- Oh, dottore! Questo no! _Glissons!_

-- E certe altre che si vedono con strani mantelli neri che sembrano
quelle falene paurose che si chiamano atropo? E certe altre che
trascinano le loro carni e i loro pennacchi, che sembrano bersaglieri
della morte in lussuria? E certi atteggiamenti stupefatti del volto che
sembrano meditare una irrumazione? Dove e piu la puberta? Vi sono esili
fanciulle quasi impuberi che ondeggiano come Ermafroditi.

Prego di spiegare queste altre brutte parole.

Mi spiega. -- Oh, che porcherie!

-- Porcherie, io? Porcherie loro. Cioe _porcherie_? Segni dei tempi. La
verginita, che prima era un onore della famiglia, oggi e tenuta in non
cale.

(Tranne che per _fraeulein_ Violetta. Ma io non la sposero).

-- Il marasma sociale si avvicina non soltanto col piede ferrato del
proletario, ma anche col piedino di seta gemmata della bella donna.

-- Non occupiamoci di politica, dottore, perche non e igienico.

-- E crede lei che io me ne preoccupi? Io sto alla finestra. Cosa crede
lei che io voglia fare da carabiniere alla societa?

Io osservo il fenomeno con la obbiettivita dello scienziato. Le ha viste
mai nei ritrovi mondani, nelle _halls_ degli alberghi, ai teatri, ai
caffe? Hanno i profondi sdilinquimenti, i profondi rapimenti. Poi _frin
frin_. Si puliscono le unghie. Poi cadono in estasi nelle poltrone.
Sospirano, ridono il riso folle, fanno lo sguardo meduseo. Poi si levano
con brivido serpentino, trascinano le membra al passo delle danze in
voga: le sottane corte e i manti strascicanti contro i deretani. Questi
sono i modelli. Che mogli, che madri ne vuole lei ricavare?

-- Anche lei -- dissi io -- sotto un altro aspetto, e artista, come il
mio amico Lionello. Ma non esageriamo! Secondo lei, una mogliettina
estetica e nel tempo stesso igienica, non e attuabile?

-- Non dico questo: dico che bisogna cercare bene.

-- Cercare come?

-- Cercare un'altra forma di bellezza che e meno appariscente, cioe la
bellezza soave, vestita di purita; e specillare ben l'occhio, invece di
altre cose! L'occhio e il solo punto indifeso per cui si puo accedere
alla fortezza del cervello. Gli occhi della donna che io dico, devono
essere assolutamente limpidi, liquidi, impavidi: vi si deve poter
scorgere sino in fondo quello che la donzella non vi puo dire: cioe la
purita morale, e non la sola purita naturale. Quegli occhi che si
occultano come biscie, e poi saettano e tremano, sono da evitare. Puo,
anzi, deve la femminile pupilla velarsi d'un amabile velo di pianto, ma
per giusta ragione. Poi il sorriso ed il riso....

-- La signorina deve ridere?

-- Certo. Riso sano, caro, squillante: ma per giusta ragione! Quel
bocchino ristretto, con quella smorfia stereotipa, e un sintomo
pericoloso. Poi cantare.

-- Benissimo, dottore: io adoro la musica.

-- E io odio la musica -- esclamo il dottor Pertusius -- perche e l'arte
emolliente.

-- Mi rimetto a lei in questo: ma come puo cantare la signorina senza
musica?

-- Senza musica, senza piano! cosi per letizia come fa l'augelletto che
si desta al mattino. E niente romanzi! Il meglio che possa capitare e
quell'aria incantata di donne fatali che non sanno far nulla per casa.

-- E altri dati?

Pertusius rispose: -- Evitare il colore lunare, il color rosa-thea, il
color pallido-crema. Lasciarlo ai poeti, romanzieri, e simile gente
scriteriata. E vero che Ovidio Nasone nella sua "Arte di amare" ha dato
il precetto, _pallat omnis amans_, "ogni amante deve essere pallido," ma
idiota e meretricio anche lui! Sotto il pallido-crema dei poeti scorre
la scrofola e il pus. E nemmeno niente colore tenuemente rosato. "Oh,
viola! oh, pervinca! oh, giglio!" sospirano i poeti. Dite piuttosto:
"bacillo di Koch".

-- Scusi, quale colore, allora?

-- _Nigra sum sed formosa!_

-- Mi dispiace, ma non capisco.

-- Vuol dire quel colore bruno, forte, naturale.

-- E poi?

-- I denti! Denti forti, ben incastrati nelle gengive: bianchi si, ma
mica diafani, madreperlacei, mica con l'oro o col platino! E poi
informarsi a che ora la signorina si alza al mattino. Come sono gli
occhi? Puliti naturalmente? E gaia o triste al mattino? A che ora va a
letto la sera? E coraggiosa? La madre come e? Informarsi come sono la
madre e il padre. Saremmo noi da meno di un mercante da fiera, che
guarda la vacca madre quando vuol comprare la vitella? E attiva? Vi sono
certe fanciulle che seducono gli uomini con la loro indolenza.
"Indolente come una creola -- dicono i poeti --: sdraiata sui divani
come un'odalisca." Idioti! Deve essere attiva, svelta, capace di fare da
se; non aver sempre dietro la cameriera. E quanto alla sensualita,
meglio poco che troppo. Sono cose che crescono con l'esercizio.
Dimenticavo la cosa piu importante: come digerisce? naturalmente?

-- E spoetizzante, dottore -- dico io.

-- Spoetizzante il contrario -- ribatte lui. -- Quando la signorina vi
dice: "ho l'emicrania, ho la malinconia," allora si e spoetizzante. Oh!
e pulita? Intendiamoci: pulita si, ma con un limite: una signorina
occupata eccessivamente a risciacquarsi, fa venire in mente certi cuochi
d'albergo che lavano lavano la selvaggina perche e putrefatta. E unghie
pulite.

-- Questo mi piace.

-- Si, ma non occupata tutt'il giorno a tagliarsi le pipite.

-- E ancora: la signorina come calza? Ah, quelle perfide seriche calze;
ah, quelle scarpine che le fanno andare con quel passo isterico! Belle
scarpe piatte! Cosi lei e sicuro che quando la signorina la sera va a
letto, non le infliggera lo spettacolo dei suoi piedi deformi.
Bisognerebbe che le donne venissero al mondo come le bambole di
Norimberga, o stessero instivalate sul letto come le meretrici. E,
infine, non cercar moglie per volutta! Tobia, nella Bibbia, quando sposo
Sara, disse: "Io prendo questa fanciulla per moglie, non per principio
di libidine, ma per amore della prole". E il Signore benedi Tobia e
Sara, che vissero felici. La signorina, inoltre, deve essere profumata.

-- Ecco un'altra cosa che mi piace.

-- Intendiamoci: profumata senza profumi. Lei sa che in latino c'e una
preziosa sentenza: _mulier bene olet quae nil olet._

-- Cioe?

-- "La donna e ben profumata quando ha odore di niente", cioe odor
naturale.

-- Dottore -- dico io -- mi pare che noi tiriamo sassi in piccionaia.

-- Come sarebbe a dire?

-- Sarebbe a dire che un manuale _reclame_, scritto nei termini
surriferiti, sarebbe un disastro per la nostra Ditta. La nostra Ditta,
di cui io ho l'onore di essere gerente, lavora appunto in _cachets_
digestivi, in pomatine, in ciprie per isbiancamento, in tinte per i
capelli, in polveri per le unghie che nobilitano la mano, in profumi
che, come noi proclamiamo nelle nostre _reclames_, donano il fascino
della personalita. Un manuale in questi termini e contrario al nostro
interesse; senza contare poi che la signorina che lei propone, e un
articolo che non si trova piu in commercio. La vera donna comincia dalle
calze di seta!

                                   *

Cosi ci siamo lasciati.

Il manuale non si fara.




                   VI. -- L'ARCIERO DEL CINQUECENTO.


"E anche il matrimonio di Ginetto Sconer non si fara a quel che pare."
Torno a casa e trovo nel salotto Maioli. Costui e un uomo straordinario.
Lo conosco da quando io facevo la piazza di P***. Lui dice che era
ufficiale di cavalleria al tempo della battaglia di Custoza, ma e
rimasto sempre uguale; magrolino, a passettini svelti svelti, zazzera
bianca, cravattina bianca, fiorellino all'occhiello. Il suo volto e
fresco e roseo come quello di un bambino. Dopo che ha parlato, fa sempre
un risolino di felicita. Non lo fa certo per mostrare i denti perche e
una dentiera: deve essere una misura igienica, ridere. Quando una cosa
gli piace, compone le labbra a ventosa, e succhia. Quando, invece, una
cosa non gli piace, fa il contrario, buffa; e quando poi si commuove,
piange: e anche queste devono essere misure igieniche.

"Lei, mi insegna -- gli ho detto piu volte -- come ha fatto a
conservarsi cosi bene dal tempo della battaglia di Custoza, ed io la
metto nelle mie _reclames_ come esempio vivente dell'efficacia della mia
_vitalina_, piu le regalo dieci mila lire."

Anche pei vestiti deve avere un segreto: ogni tanto lo vedo ricomparire
con certi abitini che ho conosciuti tanti anni fa. "Lei e sempre
elegante" gli ho detto. -- "E la figura elegante -- mi ha risposto -- e
poi e la contessa mia moglie".

Quando nomina la _contessa sua moglie_, si commuove sempre.

Dove vive? Vive in provincia nella citta di P*** con la contessa sua
moglie; "che e un tesoro per la casa"; i suoi canarini, che sono cosi
intelligenti; i suoi fiori, che sono cosi belli; e le sue anticaglie,
fra cui deve essere la contessa sua moglie. Giacche Maioli si intende di
vecchi quadri, di vecchie stoffe, di vecchi cocci; e siccome a P*** c'e
tutto uno _stock_ di famiglie nobili in liquidazione, cosi qualche
affare lo rimedia.

Quando non e a P***, e ospite "nel castello del suo buon amico il conte
A***; o nella villa dell'altro suo buon amico, il marchese B***". Deve
essere un ospite piacevole, perche sa fare in fine dei pranzi le
strofette all'antica, come _la vispa Teresa_; possiede una dozzina di
vecchi _bons mots_; ricorda la cronaca galante del tempo che fu.

E venuto da me per sentire se gli cedo un certo automobile, che mi dara
in cambio un quadro del Pinturicchio. "Cosi nobilitate -- dice lui --
questo vostro appartamento". Ringrazio, ma non accetto.

-- E che voi ignorate il Pinturicchio.

-- Sara benissimo, ma non vendo.

-- Gia, quando uno ha un appartamento cosi, non puo apprezzare il
Pinturicchio.

-- Perche? Cosa c'e nel mio appartamento? c'e forse cattivo odore?

Vedo che raggrinza il naso come sentisse cattivo odore.

-- Ma, mio buon amico, levate intanto dalla porta quel tappeto con su
scritto: "prego pulire le scarpe". Si, e bello: scale di marmo,
_parquets_, termosifone, ma ci manca quel non so che, quel non so
che.... Scommetto che ve lo ha messo in ordine un mobiliere questo
appartamento.

-- Macche "manca quel non so che!" C'e tutto.

-- Si, ma troppa roba fresca, troppo oro, troppo stucco. L'occhio non
riposa. I sopramobili, scusate, mio buon amico, sono da fiera di
beneficenza. L'avete scelto voi questo appartamento?

-- E mio!

-- Caspita! L'avete fabbricata voi questa palazzina?

-- E stata una favorevole combinazione. Era prima dei conti Tornamali, e
adesso e mia proprieta.

Sbuffa.

-- Cosa c'e da sbuffare, caro conte?

(Io lo chiamo cosi in omaggio alla contessa sua moglie: cio a lui fa
piacere e a me non fa danno).

-- E che le vecchie case se ne vanno....

-- E vengon su le nuove -- dico io.

-- E anche il giardino e vostro?

-- Si intende.

-- Gia, cosi e. Voi potreste esser capace di mettere qui un cameriere in
istile, invitare ad un _garden-party_, parlare anche di arte, fare anche
della beneficenza....

-- Non ci trovo niente di straordinario.

Guarda attorno, guarda me, e poi dice:

-- Sta il fatto che voi, mio buon amico, potreste formare la felicita di
molte signorine per bene.

(E quello che dicono tutti. Cio mi piace, e lo prego di rimanere a
colazione).

-- Ma perche, mio buon amico -- mi domanda -- non prendete moglie?

-- E quello appunto che sto cercando, ma non trovo. -- E gli racconto in
succinto le mie peripezie.

-- Ma naturale, -- esclama lui -- naturale, mio buon amico! Voi cercate
la moglie nella vostra classe di gente quattrinaia. Non la potete
trovare: troverete roba da capriccio: _satin_, cotone mercerizzato: non
una vera moglie.

-- Lei ha _crepe de Chine_ da offrirmi?

-- Macche _crepe de Chine_! Broccato a gigli d'oro! di quelle stoffe
antiche _ancien regime_, che dopo due secoli sono ancora fresche, belle,
che sembrano fatte ieri....

-- Scusi, caro conte, lei mi vuol dare una moglie _ancien regime_ di
parecchi secoli?

Scuote la zazzera compassionevolmente e dice:

-- Voi, perdonate, mio buon amico, ma non capite. Voi non potete capire
che cos'e l'_ancien regime_. Io avrei da offrirvi -- _offrirvi_, badate
bene, perche non vi garantisco se lei accettera -- la vera eroina, la
donna misteriosa e superba che nobiliterebbe questo vostro appartamento,
e anche, permettete, la vostra persona.

-- _Ancien regime_ di che eta? -- domando io.

-- Non diciamo sciocchezze: la piu bella donna del mondo.

-- Mi dispiace, -- rispondo -- ma il posto della piu bella donna del
mondo e gia occupato: _fraeulein_ Violetta. Esiste un plebiscito.

E do alcune spiegazioni intorno all'incomparabile _fraeulein_ Violetta.

-- Puah! -- esclama Maioli, e fa con la manina certi gesti, come
mandasse via uno sciame di mosche. -- Sono le vostre degne beccamorte:
prima vi spoglieranno e poi balleranno il _can-can_ rivoluzionario su la
vostra pietra _tombale_.

Se lo sentisse Lionello e gli altri poeti a parlare cosi di _fraeulein_
Violetta! -- Ma, dicevo: questa signorina, che lei mi propone, e Vestale
anche lei come _fraeulein_ Violetta?

-- Basta, basta! Quando si scherza su certe cose sacre, io non parlo
piu. Da farne?

-- Come s'e fatto cattivo! Ma parliamone, anzi. Sara, m'imagino, ma non
importa, senza un quattrino come tutti i nobili del vostro paese.

-- Volete far l'affare anche col matrimonio? Danaro e danaro, voi
volete. Brillanti e brillanti! Solo un soffitto del palazzo di donna
Ghiselda vale come tutta questa vostra chincaglieria. Bramante
autentico. E non vi dico altro.

Per far pace con Maioli, do ordine di portare una bottiglia di
_champagne_. -- Dunque dicevamo: stato decente di conservazione
matrimoniale. E sarebbe capace di fare un erede?

-- Due, se ne volete.

-- E adesso diciamo un'altra cosa: e grassa o e magra? alta o bassa?
bruna o bionda?

-- Sono cose -- dice Maioli -- che bisogna vedere; non si possono
descrivere. Vi diro una cosa sola: come questo _champagne_. Che cosa e
questo vostro eccellente _champagne_? Raggio di sole imprigionato. Ma il
turacciolo balza, ed ecco il sole. Povera, cara fanciulla!

Maioli teneva davanti agli occhi la coppa dello _champagne_; e due
lagrime gli cadevano giu per le belle guancine.

-- Si calmi, conte. Mi dica almeno se e sana.

-- Sana? Come un arciero giovanetto del Cinquecento.

-- E non e pericolosa?

Maioli fa gli occhietti feroci: -- Vi compatisco perche voi non avete
mai veduto donna Ghiselda.

-- Il nome mi piace. Sara per lo meno duchessa -- dico, perche Maioli
non avvicina che gente titolata.

-- Contessa -- dice con solennita.

Domando dove si puo vedere questo _champagne_, quest'arciero del
Cinquecento, questa contessa.

-- Non pretenderete mica che ve la porti qui! Se voi una domenica, verso
mezzogiorno, capitate a P***, alla pasticceria della Maddalena, sul
corso, ve la posso presentare. Io verso quell'ora prendo il mio
_vermut_, e donna Ghiselda vi capita dopo l'ultima messa a fare qualche
acquisto di dolci.

-- Va a messa questa contessina?

-- Ma certamente! Tutti noi, nobili, andiamo a messa; se non altro per
protestare dignitosamente contro la canaglia che non ha piu religione. E
poi, scusate: senza una religione che matrimonio pretendete di fare?




                    VII. -- LA CONTESSINA GHISELDA.


Ho dato quest'ordine a Biagino, il mio _chauffeur_:

-- Domani, che e domenica, tenete pronto per le nove. Andiamo a P***.
Vedete di arrivarvi per le undici e mezzo.

Perche questa decisione?

Non so: ma l'idea di sposare una contessina, mi fa sentire un sapore di
alta dominazione. Non ci avevo pensato al sangue blu. Vedo l'avvenire
quando avro sposato la contessina. Naturalmente, da principio, lei non
mi ama. Mi ha sposato, perche e povera. E stata comperata! E delizioso
comperare una contessina. Si aggira altera, disdegnosa, per questo
appartamento. Ma io sono pieno di riservatezza e di delicate premure;
non domando niente, attendo! Finche un bel giorno la contessina mi dice:
"Ginetto Sconer, voi siete la perla degli uomini, l'ideale dei mariti."
Come nel "Padrone delle Ferriere". E strano: ma con quell'affare dello
_champagne_ di Maioli mi sono creata in testa un'imagine di donna
bionda. Ma forse e anche l'effetto dei romanzi di Lionello. Quando
quell'uomo lavora le donne nella padella dell'arte, le gonfia cosi bene
che non si possono dimenticare.

Maioli e un mirabolano; e chi sa invece che roba sara questa contessina
di provincia, senza soldi. Comunque, ho fatto una _toilette_ anche piu
accurata, e mi sono messo molto denaro nel portafogli. Perche? Perche mi
pare di andare a comperare la contessina. Se e il caso, ordineremo un
letto gemello, e ci faremo mettere sopra un arazzo col bambino Gesu. Del
resto, e un lusso che mi posso permettere.

Il viaggio e stato bellissimo; la mia potente _limousine_ filo nel sole
di maggio, entro in P*** alle undici e tre quarti: si e fermata, fra la
ammirazione dei buoni provinciali, davanti alla pasticceria della
Maddalena, indicata da Maioli.

Maioli era proprio li che prendeva il vermut.

-- Oh, caro, caro, amico -- mi fa --. Mai piu pensavo di rivedervi cosi
presto.

-- Noi uomini di affari siamo di una puntualita tedesca.

-- E questa la vostra automobile?

-- Si, ma non quella del Pinturicchio. Essa e riservata per lei, se le
cose andranno bene.

-- Volete -- mi dice con tono misterioso -- che andiamo in chiesa? Fate
a tempo a vederla mentre prega. E un punto di vista interessante.

-- Preferisco qui alla pasticceria.

-- Allora vi presento il proprietario: uno dei grandi artisti dell'arte
dolciera: burro autentico, marmellate di vera frutta. Nel fare i conti
farfuglia un po'. Non dice chiaro che il totale. Ma ecco che la messa e
finita.

-- Come lo sa, conte?

La risposta e data da uno sciame di signorine che fanno irruzione nella
pasticceria. Gran fruscio, gran cinguettio. Si girano tutte su le
sottanine gonfie; son tutte fiorite; tutte stanno diritte su le scarpine
lucide: in alto dondolano pennacchietti. Si spande odore di vestine
fresche. Dietro vengono le mamme nere, che dicono: "Adagio, adagio,
bambine!". Libriccini di preghiere sono deposti sui cristalli delle
vetrine: piccole manine; manine nude, manine guantate spuntano; occhioni
si spalancano; pacchettini dei dolci si formano. Ne mangiano anche col
permesso di mama. Allora graziose bocchine si aprono. "Io prendo un
cannoncino con la cioccolata. Tu, Mary, prendi un africano? Questo
_bigne_ come e buono! Oh, le sfogliatelle fresche!" Sgretolano con i
musini in avanti le sfogliatelle e con le manine scuotono le schegge
dalle vestine. "Dio, che straordinario! Come ha parlato stamattina!
Vero, mama, che adesso va a Roma?"

"Si, carina, ma bada che ti sbrodoli tutta col _bigne_". Sono tutte
piene di entusiasmo; e io non capisco bene se per i _bigne_, le
sfogliatelle, o per qualcos'altro. Percio domando a Maioli:

-- Di che parlano?

-- Di un predicatore forestiero che ha tenuto una serie di conferenze
nell'oratorio del duomo su la missione della donna. Oh, c'e ancora della
religione qui a P***.

Altre signore, signorine entrano. Improvvisamente io dico: -- Questa e
lei.

-- Avete indovinato -- dice Maioli con solennita.

Un'irradiazione d'oro e entrata. E maggio, ma la luce e aumentata, come
dice Lionello. E lei! lei! Ha la veletta. Ma il mio cuore fa _tac!_ Una
mano solleva la veletta che si posa sul naso. Dio, che naso
aristocratico! L'altra mano prende un _marron glace_; la bocca si apre,
il _marron glace_ scompare. Felice _marron glace!_

Stringo la mano al conte in silenzio. E commosso. Anch'io!

Ma ecco, le signorine si fanno attorno alla contessina.

Una, due parlano: tutte parlano. "Si, si, si, contessina: vogliamo lei
presidentessa del comitato per le onoranze al padre. Si, si, si".
"Bisogna fare pero due comitati" dice una vocina. -- "No! Un comitato
solo" dice un'altra vocina. -- "Ma impossibile -- esclama quella dal
_bigne_ -- che io stia in un comitato dove c'e anche la mia sarta. Vi
pare?"

Sento la contessina che risponde gravemente: "Signorine, io sono
desolata, ma le prego di dispensarmi. Oh, in modo assoluto." Ma come
ella s'accorge della presenza di Maioli, "Ah, _pardon!_" e in un momento
si disimpegna da quelle signorine, e la vedo apparire dritta davanti al
nostro tavolo. Il suo volto, prima cosi serio, ora che ella volta le
spalle alle signorine, si scompone in una smorfia di marioleria.

-- Auf! Grazie, caro Maioli -- dice -- di avermi liberata da tutte
quelle mimose pudiche. Ora sono tutte in vibrazione per il predicatore.

-- Donna Ghiselda, cara donna Ghiselda, ma che piacere! -- diceva Maioli
agitando per la emozione la zazzera d'argento. -- Ho pero inteso dire
che e un predicatore molto valente.

-- Ma si: un pretino discretamente abile, che sa fare del _pathos_. Ha
condotto per tutto questo mese di maggio le matrone e le mimose pudiche
a rabbrividire sui margini del peccato. Certe storielle di Abelardo e
Eloisa, di Ruth e Noemi le ha saputo presentare con garbo. Adesso le
signorine ripetono: _dovunque andrai tu andro io, e dove starai tu, ivi
pure staro._ Sono gia venute da me a domandarmi la Bibbia. "Proibito,
signorina!" "Abelardo e Eloisa". "Piu proibito ancora". Mai piu prestar
libri! Ne ho avute abbastanza di noie quella volta che diedi da leggere
"Madame Bovary". Ah, ah, ah!

Io naturalmente ero balzato in piedi con rigidita militare. Confesso che
rimasi sconcertato, perche anche il vestito di lei era sconcertante. Non
rispondeva alle ultime esigenze della moda, eppure non era provinciale
come quello delle signorine. Ella era alta, piu alta delle signorine:
eppure era al livello delle signorine!

Si, era un arciero del Cinquecento; ma ben inteso che si capiva, ahime!
che era un'arciera.

Che eta! Mio Dio, che eta? forse venticinque, forse trenta. Ma e certo
che anche visto da vicino, il di lei volto non temeva l'analisi del mio
acuto sguardo.

Quando ella fini con quell'ah, ah, ah! mi venne in mente lo squillo
metallico del mio Bechstein, e dissi a me stesso: "Ginetto, sta in
gamba!"

Disse Maioli:

-- Donna Ghiselda, si accomodi, la prego.

-- Un momentino solo, perche aspetto mama.

-- Permetta intanto che le presenti il mio buon amico cav. Ginetto
Sconer, arrivato adesso adesso con la sua automobile da Milano.

Io allora ho fatto un inchino protocollare, e ci siamo seduti.

-- Guardavo bene -- disse la contessina -- di chi poteva essere quella
_limousine_: ah, e sua?

-- Con l'onore di servire.

Ho subito un rapido interrogatorio da parte della contessina, su la mia
automobile.

-- Nuovo modello, si, contessina. 16-24 HP, messa in moto automatica,
luce elettrica.

-- E la prima volta che viene a P***?

-- Ci sono stato altre volte, ma non mai in cosi fortunata occasione.

-- Allora lei conoscera le antichita artistiche di P***.

-- Mi dispiace -- ho risposto -- ma la di lei presenza mi esonera dal
conoscere le antichita artistiche di questo paese.

La contessina torna ancora a fare, ah, ah, ah! Poi dice:

-- Molto galante il signore.

-- Contessina -- rispondo gravemente -- io sto sul terreno della realta.

-- Lei viene da Milano?

-- Direttamente.

-- Ha molte relazioni con artisti a Milano?

-- Lionello....

-- Ah, lei conosce Lionello? Delizioso, delizioso, delizioso!

(Fortunato Lionello! Dovunque io vada, tutte le signore lo chiamano
"delizioso").

-- Con qualche riserva -- dico io.

-- Sarebbe a dire?

-- Non oso, signorina.

-- Osi liberamente.

-- E un po'.... un po'.... Come dire? In certe situazioni dei suoi
drammi e un po' audace....

La contessina ripete, ah, ah, ah, in modo sconcertante per me.

-- Ma in arte, caro signore -- mi dice -- non usa piu menare il can per
l'aia per trecento pagine. Fa dispiacere a lei? E moralista forse lei?

-- Me ne guardo bene.

Mi scruta un po', e poi mi domanda:

-- Lei e artista?

-- Si, signora! Artista della bellezza.

Allora parlo Maioli e disse che io sono gerente della Casa X*** e
compagni. -- Un uomo mercantile, pur troppo! Ma che farci? Oggi il mondo
cammina cosi.

La contessina ripete i suoi ah, ah, ah!, in modo quasi offensivo al mio
confronto.

Io sono molto _gentleman_ con le donne belle, salvo a rifarmi con le
donne brutte; e percio non rilevo la sconvenienza di quegli _ah, ah,
ah_; ma al signor Maioli dico: Gli _uomini mercantili_, prego notare,
sono essenzialmente energetici e valgono per lo meno come i pittori e i
poeti, in quanto costituiscono la piattaforma, solida e nel tempo stesso
girevole, su cui passa tutto il treno della civilta. _Sleeping car_,
prima classe, terza classe, e anche carro bestiame. Capisce lei?

Io ho parlato con energia.

La contessina si fa seria e dice:

-- Ma e molto intelligente il suo amico, caro Maioli.

-- Certo. Ogni uomo che arriva al milione e intelligente, pur troppo! --
sospiro ancora Maioli.

-- Oh, Maioli, -- dissi io -- il milione! Si diceva una volta. Ma oggi
che cosa e il milione? Appena quanto basta ad un modesto ritmo della
vita. Ma cos'e il milione, cos'e il miliardo rispetto alla divina
bellezza? l'epifania della bellezza, come dice Lionello? Nulla!
Un'entita evaporante.

-- Ma e molto simpatico questo suo amico, caro Maioli -- dice la
contessina.

-- Un uomo felice -- dice Maioli.

-- La felicita e un dovere -- dice la contessina.

-- Questo mi piace, -- dico io. -- Benche da mezz'ora a questa parte, io
non so piu se sono felice o infelice.

-- Sarebbe a dire? -- domando la contessina sconvolgendo in modo tragico
tutto il suo volto.

-- Non oso.

-- Ma lei non osa mai!

-- Ebbene, contessina, la di lei conoscenza....

Il volto tragico si scompone in un volto comico e torna ancora a fare
ah, ah, ah! Questa donna e sconcertante.

                                   *

-- Oh, ecco mama -- esclamo di scatto la contessina.

Una carrozza si era fermata alla porta della pasticceria.

Donna Ghiselda si levo, e corse alla porta.

Si alzo anche Maioli per andare alla porta ad ossequiare la vecchia
dama. Io rimasi li, solo, e aprii il libro da messa, che la contessina
aveva posato sul tavolo, quando mi sentii dire:

-- Ah, ma lei scopre i miei segreti. Lei e molto curioso.

Era la contessina, balzata ancora verso di me, per riprendere il suo
libro da messa.

-- _Pardon_, -- dissi.

-- Vuol vedere? Perche lei e curioso, vero?

Apri ella stessa il libro, e io lessi: Paul Verlaine: _Confessions_.

-- Conosce?

-- Mi dispiace....

-- Poesie religiose, o quasi.

                                   *

Ho accompagnato anch'io la contessina alla porta. Un _coupe_ nero era li
fermo: dentro al _coupe_, una figura argentea imponente: la contessa
madre. Ma la nuova presentazione non pote essere fatta che in modo
sommario perche quella signora e sorda. La contessina sali, lo sportello
fu chiuso: noi ci inchinammo.

-- Ah, Maioli -- disse d'un tratto la contessina sporgendo la testa
mentre la carrozza girava, -- lei potrebbe combinare col signore una
gita per visitare i monumenti artistici.

-- Quale onore! -- esclamai.

Un vecchio cavallo nero, coperto di vecchi finimenti, stemmati
d'argento, levo un piccolo trotto, e il _coupe_ si avvio.

-- Povero Grifone! -- esclamo Maioli.

-- Chi e Grifone?

-- Il cavallo della contessa madre.

-- Quel cavallo -- dissi io -- deve avere conosciuto i tempi eroici
della famiglia.

-- E che tempi, amico! -- sospiro Maioli. -- Voi non avete che
intravveduto la contessa madre! E stata una delle donne piu affascinanti
e, diciamo, piu radio-attive che io abbia conosciuto. Ma _ancien
regime!_ Ah, mio buon amico, chi non ha conosciuto l'_ancien regime_,
non sa, come diceva il principe di Talleyrand, cosa e la gioia di
vivere. Che donna, la contessa madre! Io la avevo definita: "un mazzo di
rose in un confessionale". Bello, eh? Il suo salotto desta malinconia di
ricordi negli uomini della mia eta. Eravamo in pieno romanticismo
allora, e tutti i giovani erano cavalieri.

-- E la contessa era al servizio della cavalleria.

-- Come siete sempre plebeo, caro Sconer, nelle vostre espressioni! Voi,
d'altronde, non potete ignorare che una donna di grande bellezza non puo
sottrarsi a certi doveri inerenti alla sua stessa bellezza.

-- E la figlia, non c'e pericolo, caro conte, che cammini su le orme
materne?

-- Lodo la vostra previdenza; ma escludo, e per una ragione semplice:
perche Ghiselda e essenzialmente un'intellettuale.




              VIII. -- GLI AMORI EROICI DELLA CONTESSINA.


Ho pregato Maioli di salire in automobile e venire a fare colazione con
me all'albergo.

L'albergo dell'Aquila d'Oro, dove io, passando, avevo preso alloggio,
era un edificio tetro e solitario, come e solitaria e tetra tutta la
citta, tranne quel pezzetto del Corso.

-- In questo albergo hanno alloggiato Giuseppe II, Carlo di Borbone,
Carlo Felice.... -- diceva Maioli.

-- Si vede -- dissi io -- che quei signori, a quei tempi, avevano poche
pretese.

Finalmente comparve nel salone da pranzo un cameriere con un _frac_
preistorico e Maioli da lui gli ordini al cameriere.

-- Avete i tortelloni di ricotta col ragu? Benissimo. Ma fumanti! E
dopo, cosa preferite, Sconer, un'_omelette_ coi tartufi, o le
costolettine di vitello col prosciutto? Sono specialita di P***.

Quando arriva il piatto fumante dei tortelloni col ragu, gli basta una
severa occhiata per sincerarsi che tutto e proceduto con ordine.

-- Senza precedenti, eh? -- disse allora Maioli filando con grazia nella
sua bella bocchina il primo tortellone tutto lagrimoso di burro.

-- Che cosa? I tortelloni?

-- No! Donna Ghiselda. Dite la verita: voi non credevate, Sconer.

-- _Mica male._ E impressionante anche per uno che viene da Milano. A
sciogliere quei capelli viene giu un Niagara di biondo.

-- Ma poi la resistenza! -- dice Maioli. -- Vedete, le vere bellezze
sono quelle resistenti, organiche, di razza. E avete osservato? In donna
Ghiselda voi avete la fusione del rettilineo col curvilineo;
dell'evanescenza con la consistenza; della belta classica con il
capriccio moderno. E il modo come cammina? Adesso queste donnette
borghesi camminano a passo artefatto. Ma Ghiselda e naturale, come una
berlina a otto molle del buon tempo antico, e nel tempo stesso e ritmica
come se genietti nascosti le segnassero il passo al suono di gighe e
violini. La vera bellezza, vedete Sconer, ubbidisce sempre ad un ritmo
in tutti i suoi movimenti. E le estremita? Amico, avete osservato le
estremita? A Venere callipigia date due piedoni, e Venere e rovinata.
(In questo punto entrarono le costolette col prosciutto. Maioli si
arresto, esamino le costolette: si, anch'esse erano in regola, onde
prosegui:) Le estremita, amico! questa disperazione della natura, della
pittura, e, diciamo, della borghesia. Vedete, Sconer, io ammiro il
progresso moderno di una mano curata dalle _manicure_. Ma sa di
meccanico. Io non posso imaginare una dea che ricorre alla _manicure_ e
alla _pedicure_.

-- Conte -- dico -- forse la contessina e un po' troppo imponente per
me.

-- Mi aspettavo questa vostra obbiezione. Badate intanto che quelle
bertuccine in formato _pocket_, rappresentano una degenerazione. Nel
caso poi di Ghiselda, io vi spieghero perche vi pare imponente: perche
voi non siete abituato alla maesta della razza. Ma avete osservato come
ride?

-- Si, ho osservato. Non si capisce perche fa sempre ah! ah! ah! Pare
che prenda in giro la gente. Pero mi piace, perche pare che abbia delle
perline in gola.

-- E gli occhi, mio buon amico? Stupefacenti.

-- Gli occhi, infatti -- dico io -- sono eccezionali. Forse un po' di
_maquillage_, ma non mi dispiace.

-- E cio e prova del vostro buon gusto -- dice Maioli --: i ritocchi al
volto delle signore erano gia in uso al tempo degli Egiziani. E la
intelligenza di Ghiselda? Essa era destinata, in altre eta, a lasciare
impronta di se nelle storie. Ma se Ghiselda vi fara onore di essere
vostra moglie, la vostra casa sara il _rendez-vous_ delle piu spiccate
personalita dell'arte e della politica.

-- Vediamo, caro conte, di non precorrere gli avvenimenti. Piuttosto
sarebbe interessante sapere come mai la contessina, in un'eta di
primavera alquanto avanzata, sia ancora signorina.

-- Ma e naturale, scusate! Pretendereste forse che potesse amare un uomo
comunale? In relazione poi alla domanda che mi fate, vi diro che
Ghiselda ha consumato, pur troppo! i suoi anni migliori in una passione
infruttifera verso un giovane che dava grandi speranze di se.

-- Conte -- interrompo io -- questa cosa mi pare grave.

-- Niente _grave_, perche in donna Ghiselda tutto e puro. Si tratta di
un amore eroico!

-- Allora proseguiamo.

Maioli con la linguettina libo il bicchierino della _chartreuse_, ma
invece di proseguire, mi rivolse questa domanda:

-- Sapete, e vero, quale e il male maggiore di cui soffre l'Italia?

-- Che non sa farsi la _reclame_.

-- Questo e poco serio, Sconer! Il male d'Italia e che manca
un'aristocrazia! e che le forze sane della nazione non sono organizzate
contro la canaglia! Ci siamo, e vero, noi nobili, che abbiamo
sacrificato i nostri interessi per l'Italia; ma questa e la gratitudine,
che, se si parla, dicono: "Taccia lei, che e un reazionario!" Per
vivere, bisogna che noi non ci facciamo sentire. In questo paese, poi,
la canaglia e peggio che a Milano, che a Torino, che a Bologna, ed e
tutto dire! Basta, un giorno comparve fra noi un uomo di genio. Genio?
Ohime! Noi l'abbiamo creduto! Parlava benissimo; affrontava la canaglia
con apostrofi magnifiche: "I miserabili, capaci soltanto di puntellare
le porte per cui deve passare l'uomo di genio! Bestie da soma che valete
solo a portare il peso della gloria della nazione! Nessuna tregua con la
canaglia! Se la canaglia andra al potere, la prima cosa che fara, sara
di innalzare la forca per noi. Innalziamola noi per loro, finche siamo a
tempo". Bello, eh? Ma il genio vero non era lui, era Ghiselda! La cara
fanciulla ha dato tutto per la gran causa. Lei era la Ninfa Egeria di
lui! Ce ne siamo accorti al tempo delle elezioni che lui non era un
genio. Quella lotta elettorale e stata un vero disastro, mio buon amico.

-- Questo lo credo. Per me in politica e indifferente tanto la
_omelette_ coi tartufi quanto le costolettine di vitello col prosciutto,
ma nel primo caso ci vogliono le uova, e nel secondo ci vuole un
vitello.

-- Come sarebbe a dire?

-- Sarebbe a dire che voi avete fatto fiasco perche siete fichi
secchi....

-- Oh! oh oh! -- esclama Maioli, scandalizzato. -- Noi potevamo
affrontare un colpo di spada, ma non un'artiglieria di fango!

-- Dopo ci si lava -- risposi io. -- Li fabbrichiamo noi i saponi. E ci
ando di mezzo anche la contessina?

-- Terribile, mio buon amico! Terribile! Allusioni su le loro sconce
gazzette, frasi da trivio, e durante le elezioni persino cartelloni
impudichi sui muri. Quella gente ignora la cavalleria. La poverina non
si poteva piu far vedere per le strade; ed io, uscendo la mattina di
casa, mi sentivo tremare le gambe.

-- E l'amore per quell'uomo di genio?

-- Scomparso! Voi capite che quando un uomo di genio fa fiasco, non e
piu uomo di genio. Povera fanciulla! Il popolino diceva che era stata
lei a rovinare lui. Vi basti sapere che si e dovuta appartare per
qualche tempo nella magnifica villa di famiglia: le Cipressine.

"Maioli -- mi diceva -- e terribile! Io sono disperata. Pur di non
vivere piu a P***, sposerei il primo che mi capita."

-- E allora avete pensato a me -- dissi io.

-- Sconer! Sconer, voi mi offendete! Invece vi diro che dopo qualche
tempo Ghiselda si tranquillo: un'altra forma di attivita la assorbi
totalmente. L'arte, amico. Ah, sublime, si, l'arte! Voi non potete
capire, ma sublime.

                                   *

Mentre cosi parlavamo si udi un _plaf ciac_, nella sottostante via
silenziosa.

Maioli quasi mi rovescia tavola e stoviglie per affacciarsi al balcone.

-- E lei. Venite. Presto. Ah, e troppo tardi. E passata! Tuttavia
venite, venite; ammirate la parte posteriore, Venere callipigia.

Mi affacciai: ebbi appena il tempo di vedere la contessina, vestita da
amazzone, che svoltava via con un cavaliere monturato.

-- Ma con chi e?

-- Con suo fratello, il conte Desiderio, tenente di cavalleria.




                         IX. -- GITA ARTISTICA.


La notte mi sono sognata la contessina. Io ero un pascia, come si vede
in quel quadro dove c'e un pascia turco sul trono che compra le schiave
nude. Io comperavo Ghiselda: palpavo, esaminavo bene. Davo a Maioli, che
era il negriero, un numero considerevole di quei fedeli amici che sono i
biglietti da mille. Lei era umile e muta, vestita soltanto con la sua
capigliatura: una cosa da fare impazzire!

Mi stavo vestendo al mattino, e il cameriere mi recapita questo
biglietto: "Caro Sconer, donna Ghiselda vi fa l'onore di esservi guida
nella visita ai monumenti e dintorni. Tenete pronta automobile ore
quattordici. Maioli".

"E va bene -- dico --. Passeremo una bella giornata".

Macche! Mi hanno fatto consumare due latte di benzina, col prezzo che
costa oggi, e non mi sono divertito niente.

Ecco come sono andate le cose.

Alle due mi vedo arrivare la contessina, Maioli e un terzo individuo:
una specie di nanerello, che mi arrivava appena alla spalla, con un
abito sport, color kaki.

"Cioccolani," mi dice la contessina, presentandomi costui. Soltanto
Cioccolani! Il nanerello si limita a piegare la testa, come se gliela
avessero tirata giu controvoglia con lo spago. Maioli mi spiega che quel
signore mi onora di essere la guida artistica. E va bene. Dico: "prego,"
e lui non si fa pregare: prende posto accanto alla contessina, e prende
il comando lui dell'automobile.

Si comincia il giro artistico: chiese, battistero, chiostri, palazzi,
conventi, ecc. Ecco, diro: a me non importava niente di vedere queste
cose, ma gia che la proposta veniva da loro, cortesia voleva che
avessero dovuto dare le spiegazioni. Invece, come se io non ci fossi
stato! In ogni luogo dove andavamo, gran discussioni fra di loro, tanto
che una volta venne fuori un prete a sgridare.

A me dicevano: "Guardi li! Vede questo? Vede quello?" Intanto nelle
chiese e tutto scuro e non si vede niente: e poi a me cosa importava? Il
bello poi era questo che, quando Maioli mi diceva: "Guardi in su,
divino, ah! giottesco, oh! Pinturicchio, abside" che so io, sentivo loro
due che ridevano, e lui che ripeteva: "Dinamite, dinamite!"

Mi accosto e guardandolo dall'alto della mia persona, gli domando: --
Dinamite, e perche? -- Egli leva verso di me la sua faccia impertinente
e dice: -- Per buttar giu tutti questi cimiteri del passato, che mettono
il loro _tabu_ su l'avvenire. Lei e forse di opinioni contrarie?

-- Si figuri! Per me si accomodi pure. Anche noi, a Milano, abbiamo i
futuristi che la pensano come lei.

-- Superati, oramai -- mi risponde.

-- Ah, benissimo.

-- Sconer, Sconer, -- mi dice Maioli commosso -- guardi lassu quel
trittico. Divino, oh!

-- Non si metta a piangere, Maioli, e mi dica piuttosto: quella _mezza
cartuccia_ chi e?

-- Un artista.

-- Un architetto?

-- No.

-- Un pittore?

-- No: un poeta.

-- E del paese?

-- Una gloria paesana.

-- Ma cosa fa? come vive?

-- Un grande poeta.

Questa e stata la gita artistica ai monumenti. A me fu riserbato
l'ufficio di dare le mance.

                                   *

Dopo, e venuta la gita pei dintorni. Lui, la guida artistica, da gli
ordini. Era quasi piacevole sentirlo, con una calma che pareva lui il
proprietario dell'automobile, comandare: "Velocita, velocita". E volta
di qua, e volta di la, su, giu, gran velocita. "Velocita! Oh, salire al
Carro di Boote! infrangersi a Vega!" sentivo che diceva alla contessina.
La contessina agitava con la mano una lunga rama di rose, e diceva
anch'essa: "Velocita!"

Un momento, perche l'automobile e mia.

Biagino, il mio _chauffeur_, era fuori della grazia di Dio. Prendo posto
vicino a lui, perche se mettiamo sotto qualcuno, chi ci va di mezzo sono
io.

Era supponibile che li, nella campagna, dovessero andar d'accordo:
perche la campagna e quella che e.

Ma niente affatto! -- La natura -- gridava il poeta -- bisogna
violentarla, prenderla a calci e a pugni.

-- Ma no! accarezzarla -- diceva Maioli.

-- Ma no, Maioli -- dice lei. -- Soltanto la violenza e dinamica. _Stop!
stop!_ -- grido poi.

-- Fa il piacere, ferma -- dico a Biagino. Ci fermiamo.

-- Sentiamo lei, signor Sconer -- dice la contessina, -- che e un'anima,
direi cosi, vergine: che cosa vede?

-- Io?

-- Si, signore -- dice la contessina, -- che cosa vede davanti a se?

-- La strada, che se non stiamo attenti....

-- No, io parlo del paesaggio.

-- Ah!

Era verso le sei e mezzo: il sole tramontava con un bel tempo di maggio:
c'erano belle collinette verdi; su le collinette, belle casettine
bianche con le finestre aperte, e una gran pace.

-- Cosa vedo? delle case su la collina -- rispondo.

-- Guardi bene.

-- Guardo bene: case su la collina.

-- Questa e la prima sensazione -- dice la contessina: ma lei si
concentri e avra una seconda sensazione. In altre parole, se lei fosse
pittore che cosa dipingerebbe?

-- Casette su la collina -- dissi io.

-- Ma non vede -- insistette la contessina -- qualche altra cosa
fluttuare nell'atmosfera?

-- Mi dispiace; ma non vedo.

La guida artistica fece un gesto d'impazienza. Cominciava a diventare
seccante quel signore.

-- Scusate -- dice Maioli, -- anch'io non vedo che casette su la
collina....

-- Perche lei e vecchio -- salta su a dire la guida artistica. -- Il suo
occhio non e ne piu ne meno di una macchina fotografica: lei non ha
sensazioni: lei non vede il movimento vibrante. Le casette danzano in
lento ritmo, ma danzano: le finestre aperte esclamano per la
beatitudine: oh, oh, oh! Bisogna esprimere questa danza e questa
beatitudine. Io per esprimere quelle che quel signore (questo son io!)
chiama casette, farei una teoria di fanciulle ondeggianti in ritmo, che
con la bocca aperta per la beatitudine fanno oh, oh, oh!

La contessina e entusiasta.

-- E chi non ha questa sensazione -- conclude lui -- e un rinoceronte!

Lui parla con Maioli, ma pare che si riferisca a me. Mi pare che sia il
caso di rilevare l'offesa.

-- Si -- dico -- signore, per me e indifferente o casette o fanciulle.
Ma lei mi sembra che conosca poco la modestia.

-- La modestia? Ah, ah, ah!

Tutti e due si mettono a ridere come matti.

Vorrei sapere cosa ho detto da far ridere a quel modo.

                                   *

Questa e stata la gita artistica; per effetto della quale l'anima saggia
di Ginetto Sconer ha preso sempre piu il sopravvento. Con quella gita mi
e stato fornito una specie di campionario di quello che sara la mia casa
quando essa diventera il _rendez-vous_ delle piu spiccate personalita
dell'arte e della politica.

Il giorno seguente prendo le mie informazioni: ed ecco quello che
risulta. La contessa vecchia e stata di una galanteria cosi generosa che
ha distribuito i suoi favori, oltre che ai cavalieri, anche alla
fanteria di casa: il conte, padre, si e occupato, a Montecarlo, della
liquidazione del suo patrimonio. Il figlio Desiderio, ufficiale di
cavalleria, seguirebbe, se potesse, le vie paterne. Ultima speranza, il
matrimonio con una figlia di un ricchissimo formaggiaio. Ma e sfumato
anche il matrimonio, perche i genitori della ragazza hanno fatto capire
che in tempo di guerra un ufficiale puo morire, e percio non si fanno
nozze con prospettiva di funerali. Vi e gente che ha ancora la testa su
le spalle.

Rimane il palazzo, coperto di ipoteche, rimane il sangue blu, benche
molti dicano che il sangue blu del padre non c'entra. Rimane Grifone,
cavallo nero e storico, che, con finimenti d'argento, trascina su la
vecchia carrozza la vecchia contessa.

Quanto poi alla contessina, chi sostiene che le manchi qualche altra
cosa oltre alla totalita del sangue blu; chi si limita alla mancanza di
un venerdi.

Ora anche Ginetto Sconer, per quanto sensibile, ha la testa su le spalle
e, fra le orecchie, il cervello.

-- Caro conte, -- dico a Maioli -- mi dispiace: il matrimonio non e una
lirica ma un poema continuativo. Ho pensato, e rifiuto.

(Esclamazione di meraviglia).

Proseguo: -- Potrei dire che la merce non e uguale al campione.

(Esclamazioni di sdegno).

-- Ma non e per questo. Lei voleva _cacciare l'articolo_, come dicono a
Milano. Lei mi ha parlato del sangue blu, ma non mi ha mica detto che e
un sangue blu mezzo matto, che non sa cos'e il preventivo, e cos'e il
consuntivo.

-- Ma che linguaggio e questo? -- esclamo Maioli. -- Io vi facevo
capitano della piu bella fregata che sia stata varata nell'oceano
femminile, e voi mi parlate di consuntivo e di preventivo.

-- Si, per essere poi silurato!

-- Voi siete un uomo glaciale, un calcolatore! ma voi sarete punito!
L'amore concede le sue gioie supreme soltanto a chi e pronto ai supremi
cimenti. Voi siete un pusillanime. Non sarete mai amato, mai!

E mi volto le spalle.

Quell'uomo e idiota e terribile.




                   X. -- LA SIGNORA DALLE CARAMELLE.


Io sono stato _tranchant_, come e il mio solito; pero ho molto sofferto.
"Perche -- dicevo fra me, sorbendo un buon caffe alla pasticceria della
Maddalena, deserta in quell'ora, ore dieci del mattino, -- sui
precedenti della contessina ci si puo passar sopra, ma la mancanza di un
venerdi.... Se l'erede mi viene fuori anche lui senza un venerdi, io
avro accesa un'ipoteca tremenda su tutto il mio patrimonio, materiale e
morale. Ah, questo no! Ebbene, facciamo le valigie, e torniamo a
Milano."

Una piramide di _marrons glaces_ attiro la mia attenzione. Ne presi uno
e lo mangiai. Che malinconia! Mi venne in mente il _marron glace_
scomparso due giorni prima nella bocca della contessina.

Cosi sono scomparse le mie speranze! Ebbene, onoriamo i defunti, e siamo
sempre cavalieri! Io faro omaggio alla contessina di una scatola di
_marrons glaces_. -- Prepari -- dico al pasticcere -- una scatola di
_marrons glaces_ e altri ingredienti, che lei mi fara il piacere di
recapitare alla contessina Ghiselda.

Forse il dono e un po' volgaruccio, ma rimedieremo con un biglietto che
esprima con eleganza questi miei sentimenti.

Io ero tutto occupato a _stillare_ il biglietto, e sentivo dalla parte
del banco un confuso discorrere di caramelle, del prezzo delle
caramelle, della crisi delle caramelle, quando d'un tratto fui colpito
da queste parole:

-- Sicuro che ne consumo di caramelle! Ogni mattina, quando mio marito
esce di casa, gli metto in bocca una caramella.

Ma chi mai ha proferito queste straordinarie parole?

Chi e la prodigiosa creatura che ogni mattina mette in bocca a suo
marito una caramella? Alzai gli occhi, e vidi una signora in colloquio
col pasticcere: una signora di mezza eta, ma ben portante, vestita con
serieta. Mi feci attentissimo.

Il pasticcere lega il sacchetto delle caramelle e lo consegna con largo
gesto alla signora, dicendo:

-- E tanti, tanti saluti all'avvocato.... (Questo e il marito, l'uomo
felice). -- e tanti saluti anche alla signorina! Le dica pure che se
vuol venire questo settembre a vedere come si fa a fare la cotognata,
venga senza complimenti....

(Ma questa e la figlia, o una figlia! Io sono intuitivo! Se la madre
mette in bocca a suo marito una caramella, si puo presumere che anche la
figlia mettera in bocca a suo marito una caramella, o qualcosa di
dolce).

Io sono stupito della mia scoperta.

Rimane da sapere se questa figlia risponde anche alle esigenze
estetiche.

Appena la signora e uscita, domando:

-- E un avvocato da potersi fidare il marito della signora?

-- Lo puo prendere a occhi chiusi, come si prende la moglie.

-- La moglie si prende a occhi chiusi?

-- Se la prende a occhi aperti, non la prende piu.

(Sono intelligenti i pasticceri in questo paese).

Dico:

-- Hanno una figliuola bruttina pero....

-- Oh! Un bottoncin di rosa!

-- Ma e piccina, mi pare.

-- Era piccina l'anno scorso, ma adesso e cresciuta: le ragazze crescono
come l'erba, notte e di.

-- Non si vede quasi mai in giro, pero, questa signorina _bottoncin di
rosa_.

-- Di quelle che lei vede in giro c'e poco da fidarsi -- mi risponde il
pasticcere, facendo una faccia assai brutta.

                                   *

Assumo altre informazioni: l'avvocato e un buon professionista. Ha lo
studio in casa propria, via X***; ma non abita in citta che nei mesi
d'inverno. Per tutta la buona stagione abita con la famiglia in una
villetta a tre chilometri dalla citta; viene giu la mattina, ritorna a
casa la sera.

Della sua signora non mi hanno saputo dir niente, ne in male ne in bene.
Allora deve essere una signora per bene; perche le signore per bene sono
quelle di cui non si sa dire niente.

Quanto alla signorina essa e completamente ignorata.

"Ma e naturale, caro Ginetto -- dico a me stesso. -- Se la signorina
appartiene realmente alla classificazione del dottor Pertusius, questo
_bottoncin di rosa_ e una violetta mammola, e le viole mammole, stanno
nascoste".

                                   *

Ho sospeso la partenza. Non faro piu le valigie, faremo un sopraluogo.
Forse ho trovato moglie!




                        XI. -- LA VIOLA MAMMOLA.


Era un bel pomeriggio di maggio, come si legge nelle descrizioni, e io
do ordine a Biagino di fare un giro, piano piano, per i dintorni dove si
trovano le collinette verdi con sopra le villette bianche con le
finestre aperte.

Cerchiamo di individuare quale sara la villetta della signora dalle
caramelle.

Eravamo ai piedi di una salita e guardavo attorno, quando sento: _drin,
drin, drin!_ e vedo dall'alto della strada venir giu a scatto libero una
bicicletta con sopra una signorina, dritta. Scarta e passa via come un
lampo. -- Quella li e lei! Non l'ho potuta veder bene in faccia, ma
dev'esser lei.

Infatti, dopo un quarto d'ora, ecco che la vedo tornare indietro: ma
questa volta a piedi, e in compagnia d'un uomo: il papa.

Carina! Era andata incontro al suo papa. Venivano su tutti e due, piano
piano, soli soli, parlando fra loro, e non hanno badato nemmeno alla mia
automobile ferma. D'altronde io ero cosi ben truccato con gli occhiali e
col berretto che non mi avrebbero mai potuto riconoscere.

In faccia non la ho potuta veder bene ne meno allora; ma come figura,
molto carina.

Un po' faceva _caro_ al suo papa con la manina; un po' faceva festa
ballonzolando avanti per la via, e poi si appendeva al braccio del papa,
che conduceva lui la bicicletta a mano. Come si dondolava graziosa anche
lei al braccio del papa!

Ho potuto individuare anche la villetta: un che di mezzo tra la casa
rustica e la villa; un cancelletto ben verniciato, un vialetto con
sassolini tenuti puliti. I margini del vialetto sono formati da
alberelli fruttiferi a spalliera; e lungo il vialetto, gran vasi di
limoni. Poi intorno c'e l'orto. Nell'orto vi sono piselli, insalata, ed
altra botanica da mangiare.

Una mattina, presto, ho veduto la signora Caramella che impartiva
comandi a una servetta. _Cocode, cocode!_ si avanza una superba schiera
di galline. Non e molto fine tutto cio: ma si puo considerare sotto
l'aspetto dell'_home_ inglese; e allora diventa fine. Del resto, una
signora che attende alla pollicoltura presenta ottime garanzie.

Quanto alla signorina, ho osservato che tutti i giorni, verso quell'ora
del pomeriggio, va incontro al suo papa fin dove arriva il tram con
l'ultima fermata.

Venerdi soltanto la signorina non e venuta.

Verso le dieci del mattino, la servetta viene giu con la sporta a far la
spesa nelle botteghe fuori di porta.

Ho deciso: affronto la servetta. La apposto in una svolta della strada.




                     XII. -- INTERVISTA ANCILLARE.


La servetta veniva giu per la stradicciuola fra le due siepi di
biancospino, col cesto della spesa: passo baldanzoso; testa scoperta.

E una ragazza rossiccia, solida, sagomata alla campagnola, con qualche
sovrapposizione di capriccio cittadinesco. Labbra grosse, guance fiorite
di salute, nonche di bitorzoletti.

Le attraverso la strada e le parlo cosi:

-- Permettete una parola, signorina: in quella villa, lassu, avvengono
cose molto sospette. Si sentono grida; si vedono segnalazioni con
bandiere bianche. Ogni sera, poi, una signorina precipita sino alla
linea del tram a dare appuntamento ad un signore con un plico nero.
Tutte le sere, e non il venerdi. Perche non il venerdi? Cio e
misterioso. Voi non ignorate che siamo in tempo di guerra.

La ragazza un po' si mette a ridere, un po' ha spavento.

-- Lei e uno della questura?

-- Tutto puo essere.

-- Gli strilli -- dice -- sono della signorina che canta.

-- Col piano, canta?

-- Senza piano: e la bandiera bianca e la biancheria lavata.

-- La biancheria la lava il lavandaio.

-- E invece la mia signora fa il bucato in casa. Ma lei quante cose vuol
sapere? Se andasse invece a prendere i ladri, sa quanto farebbe meglio!

(Forse la servetta ha ragione, e muto sistema).

-- Sentite: io sono un uomo d'affari e ho bisogno di alcune informazioni
riservate sul conto del vostro padrone; e questo e per voi. -- Cosi
dicendo le presento un bel biglietto nuovo da dieci lire, che la fa
sorridere.

Rifiuta il denaro, perche del signor avvocato non puo dire che bene.

-- Cio vi fa onore, ma il denaro di regola non si rifiuta mai. Dunque la
signorina canta?

-- Tutte le mattine come un fringuello.

-- Allora non e melanconica la signorina?

-- Melanconica? Gia che si sta a questo mondo, si deve anche essere
melanconici?

-- Mi piace, perche questa e anche la mia opinione. Dunque allora la
signorina si alza presto al mattino?

-- Certamente, perche la sera va a letto presto. Si, ma lei vuole sapere
della padroncina e non del signor avvocato.

Lodo la sua perspicacia e la prego di accettare una moneta d'oro. Io
premio sempre la intelligenza, perche cio costituisce sempre un ottimo
affare. Pero la avverto di non cambiare alla pari perche le monete d'oro
stanno diventando rarita di museo. L'oro e un metallo prezioso, in
quanto fa sorridere di felicita.

La servetta sorrise anche lei e mi parve disposta a stringere con me un
patto di alleanza.

Domando alla servetta perche venerdi la signorina non e andata incontro
a suo padre.

-- Forse perche aveva mal di testa?

-- La signorina non ha mai mal di testa.

-- Forse perche aveva mal di denti?

-- La signorina non ha avuto mai mal di denti.

-- Allora perche ha preso il purgante?

-- Ah, signore....

-- Potete voi assicurare che la signorina non ha preso il purgante?

La servetta assicura che la signorina non fa uso di purganti.

-- Ma lei fa bene delle vaghe domande....

-- Vi prego di occuparvi della risposta e non della domanda. Allora la
signorina leggeva venerdi qualche romanzo....

Ah, i romanzi! quella cosa che fa liquefare il cuore!

Dove era stata prima a servire, c'era una signorina che leggeva sempre
romanzi, e lei era chiamata a partecipare alle emozioni della lettura.
Ma la signorina Oretta non legge romanzi.

-- Si chiama Oretta la vostra padroncina?

-- Si, Oretta.

-- Mai inteso: ma un bel nome. E se non suona il piano, se non legge
romanzi, che cosa fa tutto il giorno?

-- Cosa fa? ah, cosa fa? anzi cosa facciamo tutto il giorno? Lo domandi
alla padrona. Non si finisce mai di lavorare in quella casa.

-- Allora -- dico io -- venerdi la signorina Oretta era occupata a
scrivere una lettera all'innamorato.

Oh, che cosa io avevo mai detto! -- Bene e vero -- osservo la servetta
-- che oggi le signorine cominciano a parlare di fidanzati dal tempo
delle sottanine corte; -- ma ella mai aveva inteso dalla signorina
Oretta proferire discorsi di fidanzati.

-- Voi garantite che non ha fidanzati?

-- Ma se ne avesse uno, sarei io la prima a saperlo.

-- Allora perche non e venuta venerdi?

E un segreto che la servetta mi confida dietro promessa di non palesarlo
a persona. Due anni fa la padrona e stata molto male; e durante la
malattia la signorina ha fatto un voto al Signore: che se la mamma
guariva, tutti i venerdi non sarebbe mai uscita dalla sua camera. La
signora e guarita, e lei tutti i venerdi non esce di casa.

-- Sa lei, signore, che e una cosa ridicola?

-- E vero, -- risposi, -- ma vuol dire anche che la signorina fa onore
ai suoi impegni, e cio mi piace.




                 XIII. -- SECONDA INTERVISTA ANCILLARE.


Questa signorina Oretta risponde alle esigenze eccezionali del dottor
Pertusius. E un po' primitiva; ma trapiantata da questo ambiente
rusticano nel mio giardino, ecco, il fiorellino semplice diventera
fiorellino doppio. Io pregustavo -- standomi ancora al mattino nel letto
dove dormi Giuseppe II e tutti quei re -- la gioia di questa
trasformazione operata dalla mia mano possente su la semplice Oretta; ed
ella esclamava: "Ginetto, tu mi fai soffrire troppo!"

Pero non e bene che tu pensi tutto per te. C'e anche l'erede.

L'erede fara _ua ua!_ e altre cose contrarie all'estetica, fara; ed e un
pretendere troppo che Oretta con una mammella dia a te la sciampagna
eccitante, e con l'altra il latte calmante all'erede. La nascita
dell'erede era decretata; e percio deliberai una seconda intervista
ancillare.

Questa volta mi recai all'appostamento della servetta in tutto lo
splendore di una _toilette_ primaverile; e percio la ragazza, quando mi
vide, rimase offuscata, e quasi non mi riconobbe. (Il giorno prima mi
ero truccato in modo indegno).

-- Altre meraviglie vi aspettano, ragazza mia, -- dissi. -- Ma prima di
tutto il vostro nome.

-- Lisetta.

-- Ebbene, Lisetta, noi siamo destinati a diventare intimi amici. Voi
dovete essere la mia collaboratrice.

-- Che dica ben su....

-- Ecco di che si tratta.... -- Ma la Lisetta aveva, oltre al cestello
della spesa, un involto in un giornale da cui pendevano laccioli.
Evidentemente, un paio di scarpe. -- Le vostre, Lisetta?

-- No, della signorina.

-- Fate, fate vedere.

Guardo. La vista di quelle scarpe, benche conformi alle idee del dottor
Pertusius, mise una spina nel mio cuore.

-- E ben fatto -- domando -- il piede della signorina?

-- Come il mio....

-- Oh, ma in proporzioni minori, vorrei credere.

Dal piede risalii con domande riservate alle regioni superiori; ma qui
la Lisetta non seppe darmi che vaghe referenze. Poteva ben dirmi di
altre signorine, perche portavano camiciole di pizzo che arrivavano
appena a coprire....

-- Ho capito. Proseguite!

--.... e poi facevano i quadri plastici davanti alla specchiera; ma la
signorina Oretta porta una camicia lunga come quella di Santa Veronica.
Pero brunetta ella e.

-- Ma queste scarpe sono da buttar via -- dissi.

-- Buttar via? Le porto a risolare. Vada, vada a dire alla mia signora
"buttar via". Oggi, poi, col prezzo delle scarpe! Non si butta via
niente: nemmeno la broda dei piatti.

-- Oh!

-- C'e il maiale in casa.

Un utile animale, ma spoetizzante. Galline in casa, pazienza, ma anche
il maiale....

Comunque dico:

-- Ascoltatemi, Lisetta: vi sarebbe uno di quei giovani assolutamente
eccezionali: bello, ricco, come si legge nei romanzi: un perfetto
signore, disposto, forse, a sposare la signorina Oretta, vostra
padroncina.

-- E lei forse? -- e mi squadra.

-- Perche? Non vi piaccio? Trovereste forse qualcosa da eccepire sul mio
conto?

-- Io trovo che lei e un simpatico signore.

-- Lodo la vostra intelligenza.

-- E poi con un'automobile cosi bella!

-- Cosi che voi credete, Lisetta, che la vostra padroncina rimarrebbe
favorevolmente impressionata all'annuncio che un giovane ricco,
simpatico, serio, sarebbe disposto ad iniziare serie trattative di
matrimonio?

-- Se glielo dico io, mi manda in cucina. Tutte le volte che le ho detto
certi bei pensierini d'amore, lei mi dice: "Lisetta, va in cucina!" Io
direi che lei, signore, cercasse di entrare in simpatia del papa e della
mamma. La padrona se viene poi a sapere che lei e ricco....

-- Questo e un particolare interessante! Ma per entrare in simpatia,
prima bisognerebbe entrare in relazione.

-- Ah, signore! -- esclamo Lisetta battendosi d'un tratto con la mano la
fronte, -- se non e che per questo, lei non poteva capitare in un
momento migliore.

-- Favorite di spiegarvi, ragazza mia.

-- Ha lei osservato, proprio di contro alla nostra casa, una villetta
piccina piccina? E cosi nascosta dalle piante che gia non si vede. Sono
quattro camerine che la signora ha fatto tirar su con le sue economie
per affittarle ammobiliate; e proprio l'altro ieri le sono rimaste
sfitte. Adesso non le racconto come: le basti sapere che la signora e
rimasta imbrogliata di tutto l'affitto, senza contare il resto. Son due
giorni che ha una luna.... Ha pianto persino dalla bile. Bene: lei si
presenta, prende in affitto la villetta, non tira un centesimo sul
prezzo, e lei e accolto in casa come un Dio.

Eccellente idea! Cosi vedo la signorina _messa in opera_, come si dice a
Milano, senza impegnarmi.

-- E scusate, una domanda: l'avvocato che uomo e? Non e mica un uomo
furioso?....

-- E tanto buono! -- risponde Lisetta. -- Alza qualche volta la voce, ma
non ci si bada.

-- Se l'affare va, la vostra fortuna e fatta, perche -- tenete a mente
-- il sistema della nostra Ditta e tedesco: ricompensare le persone per
quello che rendono.




                  XIV. -- IL PAPA MIO FUTURO SUOCERO.


Sono andato allo studio dell'avvocato per l'affitto della villa. Ma non
ho avuto bisogno di domandare se c'era.

Se ne sentiva la voce dall'anticamera. Gridava come un'aquila, cosa
della quale ero prevenuto.

-- S'accomodi, signore -- mi dice lo scrivano, un gobbetto con certe
mani che spiccavano in nero su la carta bianca.

Veramente quando io sento la gente che declama forte, ho l'abitudine di
ritirarmi.

Lo studio e molto in istile con le mani dello scrivano. Accomodarmi?
dove? Il sofa e occupato da due grossi individui di campagna. Clientela
poco distinta.

La declamazione cresce.

Si sente l'avvocato dire: "Affari sporchi, signore, affari molto
sporchi! Nel mio studio tutto e pulito. (Pausa. Ripresa). Ma si, vada da
chi vuole. Non c'e altra abbondanza che di avvocati".

-- Senti come _el ziga_! -- dicono i due villani pieni di ammirazione.

"No! -- si sente gridare ancora di la, -- e inutile che lei _mi dia
dell'olio_. Sa piuttosto? ringrazi se non la denuncio. Esca, faccia il
piacere: esca!"

L'uscio si spalanca e vien fuori un signore un po' pallido. Passando,
vede la mia distinta persona e dice: "Gli porto un affare che
rappresenta dei buoni da mille e lui dice che gli guasto l'onore. Come
se i buoni da mille fossero _stampigliati_ col bollo d'onore e senza! La
guerra passa e gli affari rimangono".

Non ragiona male, ma io resto impassibile: invece i contadini si guardan
con tanto d'occhi: _Disel da bon?_

Il signore esce.

Vien fuori l'avvocato con una faccia da burrasca, e dice: -- Avanti a
chi tocca.

I due villani entrano.

Il mio futuro suocero manca di distinzione.

-- Sempre cosi coi clienti, il suo principale? -- domando allo scrivano.

-- Eh, quando gli toccano la corda sensibile....

E il gobbetto amabilmente mi spiega la storia del diverbio: si tratta
del salvataggio di una Ditta tedesca, che puo esser messa sotto
sequestro.

-- Patriotta anche negli affari il vostro principale?

-- Sa? -- mi dice il gobbetto, -- e di quelli che vogliono _sgrandire_
l'Italia.

I villani escono.

Entro io.

Ci sediamo: i nostri due volti si trovano vicini e allo stesso livello.
Lui mi guarda con aria truce; ma io lo domo con la mia abituale
correttezza. Comincio il mio _expose_ con la mia parola persuasiva ed
elegante. Il suo volto si rischiara, anzi il mio aspetto di perfetto
_gentleman_ gli insinua degli scrupoli nella coscienza. -- Badi -- mi
dice -- che nella villetta non vi sono tutti quei comodi che lei
potrebbe forse desiderare. Non vorrei poi sentire lamentele.

Faccio un gesto di completa assicurazione.

Mi domanda, un po' dubitosamente:

-- Lei ha referenze in citta?

Io potrei fare il nome della mia Ditta; ma dico:

-- Il signor Maioli.

-- Un dignitoso imbecille -- dice lui.

-- Perfettamente d'accordo. -- (Ma non si trattano cosi gli imbecilli,
signor avvocato! Io li nomino sempre con molto rispetto).

-- Il signor Cioccolani....

-- Padre o figlio?

-- Figlio -- rispondo. -- Perche, c'e differenza?

-- Certo: il padre e un valentuomo e un ottimo agricoltore: il figlio e
la sua croce. Sono disgrazie di noi genitori.

-- Ha anche lei un figlio poeta?

-- Per fortuna no. Ho soltanto una figlia.

Vedo che ha qualcos'altro da dirmi, e dice infatti:

-- Scusi la domanda: ma la villetta e per lei? Lei mi intende.

Ho apprezzato altamente la sua morale. La morale avanti tutto.

-- La villetta -- dico -- e per mia madre, la quale trovasi
presentemente in cura a Salsomaggiore, e dopo avra bisogno di aria
balsamica e di perfetta quiete.

(Eventualmente, faro venire la mia governante, camuffata da genitrice).

-- Per questo -- risponde l'avvocato, -- lei non potrebbe fare scelta
migliore.

                                   *

Ci siamo lasciati perfettamente d'accordo.

Tipo diverso dal mio, ma bell'uomo anche lui, il signor avvocato:
solido, asciutto, baffi alla moschettiera: impressionante. Mi fa
piacere: conserveremo cosi per l'erede tutta la energia della stirpe.
_All right!_ "Egregio avvocato, mettendo al mondo, con la collaborazione
della sua signorina, un erede solido, ordinato, metodico, noi
ingrandiremo l'Italia".




                     XV. -- ATTILA, RE DEGLI UNNI.


Stupore!

Esco dallo studio dell'avvocato, e incontro per il corso la contessina
con la madre.

Innebriante! Trionfale! Porta un bastoncino, ha grandi piume, pare la
figura della _Tosca_. Accanto alla sua magnificenza saltellava sui
tacchi lucidi il poeta Cioccolani, come un cagnolino al guinzaglio. Era
anche lui, come me, tutto primaverile.

E prima la contessina a fermarmi per ringraziarmi dei _marrons glaces_ e
del mio bellissimo madrigale.

-- Ma si copra, la prego.

Io ero rimasto col capo rigorosamente scoperto, con molta ammirazione
dei buoni provinciali, e soltanto al suo comando deposi la maggiostrina
su la mia lucida capigliatura.

-- Ma lor due non si conoscono? -- domanda la contessina.

-- Mi pare, mi pare, -- fa il poeta Cioccolani.

Parlava con l'_erre_ moscio. -- Mo' vada la che mi conosce! -- dico io.

La contessina lo scusa, dicendo che lui va soggetto a distrazioni
incredibili.

Bella _maggia_ questo poeta, come dicono a Milano.

-- Se lei mi permette, contessina, io devo farle un secondo madrigale:
la sua presenza illumina di vibrazioni moderne queste vie da medio-evo.
Il Comune le dovrebbe dare, almeno, un diploma di benemerenza.

A questo mio complimento la contessina scoppia in una serie di "Ah! ah!
ah!" cosi squillante che la gente si volta a guardare. Ma lei ride
finche ha finito. Quando ha finito, mi dice:

-- Il Comune? Il Comune socialista qui di P***? Se potesse, mi darebbe
lo sfratto. Dica, dica lei, Cioccolani.

-- La fine di Giovanna d'Arco -- dice il poeta.

-- _Je m'en fiche_ -- dice la contessina.

La contessa madre, che ha inteso rumore, si fa tradurre all'orecchio il
mio madrigale, e lo trova molto appropriato. Mi vuole far sapere
personalmente che nell'evo-medio i suoi antenati camminavano per le
strade di P*** come su di un proprio feudo.

                                   *

Ci soffermiamo alla solita pasticceria. La vecchia prende un _melange_
con molto latte, perche con molta cioccolata, perche con molto zucchero,
perche con molte paste. La contessina prende un te molto _frappe_: il
poeta solo del gelo, cioe un gelato.

(Io mi sono servito qualche volta di un poeta per fare versi per le mie
_reclames_. Era un uomo spettrale, che beveva liquidi infiammabili.
D'altronde e notorio che i poeti si nutrono di eccitanti).

Manifesto questa opinione: ma non e approvata.

-- No, no, no, liquori! -- esclama la contessina. -- Precisamente il
contrario. Ora poi che Cioccolani e in istato di grazia e di martirio,
guai se prendesse eccitanti.

Domando se il signor Cioccolani sta poco bene.

-- Sta creando -- dice la contessina.

Mi permetto di domandare che cosa sta creando.

Cioccolani si e irrigidito e non risponde.

-- Un poema drammatico -- risponde per lui la contessina.

-- In prosa o in versi? -- domando io.

Il poeta fa una smorfia di disgusto.

-- Superato! In prosa lirica -- dice la contessina.

-- Ah, benissimo -- dico io. -- E sarebbe?

-- L'Attileide, o Attila re degli Unni, ossia la lotta delle stirpi.

-- Press'a poco come adesso -- dico io.

-- Vedete, vedete? -- esclama la contessina. -- Vedete, Cioccolani, che
capisce anche lui?

(Lui sarei io.)

-- Raccontate, raccontate Cioccolani, quante persone vi saranno su la
scena.

-- Piu di trecento -- dice allora Cioccolani: -- Unni coperti di
pardalidi, vescovi mitrati, cavalle avare, nazarei con le cesarie
intonse, gli ultimi legionari romani, le vergini di Santa Genoveffa. La
tragedia si svolge in tre grandi stazioni; la prima ad Aquileja, la
seconda sui campi Catalaunici, la terza in una cattedrale di Pannonia.
Sinceramente, donna Ghiselda, mi sarebbe necessaria almeno una gita ad
Aquileja per qualche studio archeologico: ma adesso le autorita militari
frappongono difficolta....

-- Scusi -- mi permetto di osservare, -- ma mi pare che Attila re degli
Unni sia un personaggio poco simpatico.

Il poeta non risponde: ma la contessina si infiamma: -- Poco simpatico
Attila? Ah! Il magnifico genio della stirpe, il purificatore sublime!

Mi permetto di non capire.

-- E semplice -- risponde la contessina. -- Attila e la _Nemesis_, che
purifica con l'esterminio l'umanita.

-- Mi dispiace, ma non posso condividere questa opinione.

-- La guerra, egregio signore -- dice Cioccolani, -- e nient'altro che
la catarsi di purificazione: l'olocausto offerto ai geni oscuri delle
stirpi.

Senonche a questo punto il poeta Cioccolani muto voce: -- Ma cameriere,
cameriere, venite qui: e inaudito!

Ha trovato una cosa nera nel gelato bianco.

-- Cosa c'e in questo gelato? Guardate! -- E presento al cameriere la
cosa nera su la punta del cucchiaino.

Una mosca!

Disputa se e una mosca. E una mosca constatata.

La contessa madre, che finora ha vuotato mezzo il cestello delle paste,
si sveglia e vuol vedere.

-- Orrore! Una mosca!

Seconda disputa col cameriere se la mosca era caduta allora, o durante
la mantecazione del gelato.

La contessa madre vuole interloquire e dice misteriosamente: -- Adesso
gli operai fanno apposta a mettere le porcherie nelle robe che devono
mangiare i signori.

Terza disputa se e stato quel cameriere oppure un altro cameriere a
portare il gelato. -- Ma pretendete forse -- dice Cioccolani -- che io
vi guardi in faccia per vedere chi e il cameriere che mi serve? Io
constato una mosca. Ignorate, o ignorante, quanti milioni di microbi si
nascondano sotto le ali di una mosca?

Non dice mica male; ma mi pare che si possa risolvere la questione con
l'ordinare un secondo gelato: e cosi il pericolo della mosca e
eliminato.

-- La guerra -- riprese Cioccolani immergendo la paletta del cucchiaino
nella crema del gelato, -- la guerra e sempre un'opera di purificazione.

-- Sara benissimo. Pero scusi, signor Cioccolani -- mi permetto di
osservare, -- io credo che questa sua tragedia non potra avere oggi un
gran successo. Qualche anno fa era di moda la Germania, e andava bene.
Ma adesso...! Pensi che questo inverno, a Milano, e uscita appunto una
satira contro la Germania, col titolo a un di presso come il suo... (Ma
cosa hanno da ridermi in faccia tutti e due mentre parlo?)

-- Ah! ah! ah! -- fa Cioccolani.

-- Ah! ah! ah! -- fa la contessina.

Mi pare che ridano alle mie spalle.

Quando hanno finito di ridere, la contessina mi spiega: -- Ma non e
Attila che vince! Chi vince e Roma, cioe il genio _latino_.

-- Allora siamo a posto.

-- La potenza della tragedia e immensa, -- mi spiega la contessina. --
Lei sa che quando Attila si presento ad Aquileja, sopra il cavallo,
sotto la cui unghia non crescera filo d'erba, la cosa era molto grave.

-- Lo credo bene.

-- I cristiani con qualche secolo di predicazione pacifista avevamo
smobilitato l'esercito delle legioni romane: ma la venuta di Attila
richiama il Papa sul terreno della realta. Che cosa deve fare il Papa?
Mobilitare! ma che cosa mobilita? Non c'e piu esercito. Allora, secondo
una leggenda, popolare anche oggi, ricorre a San Pietro e San Paolo. Ma
che cosa vuole che potessero fare San Pietro e San Paolo? La leggenda
cristiana dice che San Pietro e San Paolo fermarono Attila. Cio e
assurdo: Attila e il principio antitetico al Cristo: l'uno illumina
l'altro, niente piu! Attila, fin che puo, va avanti e non indietro. Lei
capisce benissimo che il giorno in cui Attila accetta di farsi frate, la
storia si ferma come un orologio che ha consumata la carica. Mi guarda,
signor Sconer?

Io la guardavo infatti, un po' inebetito.

-- No! non e il Papa con le sue ideologie, -- prosegui la contessina, --
che ferma Attila; e una donna sublime, santa Genoveffa, che con la clava
spacca la testa di Attila, e allora Attila capisce subito, ed e anche
fermato.

-- Che vorrebbe significare -- dico io -- che, per persuadere i
tedeschi, non c'e che un mezzo: spaccare la testa.

-- Si! si! si! Vedete, Cioccolani? Capisce anche lui. Capiranno anche le
turbe.

(Lui sarei sempre io. Non e lusinghiero).

-- Scusi, contessina -- domando, -- Attila e veramente morto cosi?

-- Attila veramente e morto in un congresso carnale in Pannonia; ma e
stato Cioccolani a ricavare da questo fatto comune un altissimo
significato simbolico.

Cioccolani e commosso, benche silenzioso. Io mi congratulo con lui.

-- Lo rappresentano a Milano questo dramma?

-- A Milano? -- dice allora Cioccolani. -- Questo dramma non puo essere
rappresentato che a Roma, il centro della latinita.

-- E il dramma -- dice la contessina -- che deve destare l'anima delle
turbe romane.

-- Questa -- mi permetto di obbiettare -- credo che sia una cosa
difficile, commuovere i romani.

-- L'arte puo tutto!

-- Allora non parliamone piu.

A questo punto Cioccolani guarda l'orologio sul braccialetto e dice: --
Sono le undici. La messa e gia cominciata. Venite, basilissa?

-- Mi dispiace; c'e mamma che e un po' debole.

(Mi ha vuotato un cestino di paste e la chiama debole!)

Il poeta se ne va.

-- Anche il signor Cioccolani e cosi religioso?

-- Veramente Cioccolani -- risponde la contessina -- va a sentire la
messa cantata per inspirarsi per il terzo atto dell'_Attileide_. Vedete,
Sconer: la messa cantata contiene elementi lirici e drammatici di
primissimo ordine che agiscono su le turbe. Le turbe non capiscono
niente, ma si muovono con la suggestione lirica. I versi di Cioccolani
sono come la messa cantata: non sono versi, sono ponti lirici, su cui le
turbe devono passare. Devono! Il brivido panico, il furore dionisiaco
investe le turbe, e passano la dove vuole il poeta. -- Qui la contessina
si fermo, guardo con occhi strani, e poi disse: -- Ah voi, ma che dico
voi, nessuno puo comprendere quale tragedia interiore si e svolta
nell'anima di Cioccolani, e anche nella mia!

Non capisco; e si deve vedere che non capisco, perche mi domanda:

-- Conosce lei i _Canti Ermetici_ di Cioccolani?

-- Mi dispiace....

-- E stata la sua prima affermazione lirica: il suo cervello e radio!

(Un milione al grammo!)

-- Ebbene, i _Canti Ermetici_ sono passati inavvertiti in Italia.
L'Italia ignora Cioccolani! Ma non e ignorato in Germania: in una
_Geschichte der jungen futuristichen italienischen Literatur_,
Cioccolani e elencato tra i guerrieri piu audaci, _die tapfersten
Soldaten_ che hanno spezzato il marmo sepolcrale della tradizione. Lei
capisce benissimo che unicamente per questo fatto Cioccolani conserva un
obbligo di gratitudine verso la Germania....

-- Scusi, contessina, anch'io sono sempre stato in ottimi rapporti con
le ditte tedesche, ma mi sembrano un po' macellai.

-- E la caratteristica dei grandi popoli, -- risponde con indifferenza.

Io guardo quel suo volto con sempre maggior stupore. Ella, mentre cosi
parla, prende con la mano la tazza del te: con volutta versa il
contenuto giu nella gola. Sento un gorgoglio. Con la lingua ripassa su
le labbra. Te, liquore, sangue: quella donna mi pare avida di volutta.

-- Inoltre, -- riprese ella, -- noi amiamo la Germania; noi invidiamo
(lei naturalmente non lo andra a riferire) questa _elite_ di guerrieri,
di politici e di scienziati, che fanno marciare tutti i senza-patria del
mondo in servizio dell'unica patria germanica! Ebbene, noi abbiamo
sacrificato questi nostri sentimenti personali, io e Cioccolani: e siamo
al servizio d'Italia, di questa democrazia che e il regno
dell'incompetenza. Questa e la nostra tragedia! Ma cosa vuole? Noi siamo
nobili e il nostro dovere e di sacrificarci.

E strano! Ma anche avendo un cervello ordinato metodico come e il mio,
viene un senso di capogiro. Desidero prendere commiato.

-- Torna a Milano? -- mi domanda.

Dico alla contessina che ho preso in affitto, per la mia genitrice, un
piccolo _chalet_.

-- Verremo una sera con Cioccolani e le faremo conoscere i _Canti
Ermetici_.

-- Contessina, scusi, quel _basilissa_ che dice Cioccolani, cosa vuol
dire?

-- Parola bizantina, vuol dire _regina_.

                                   *

Finalmente sono solo. Vado in cerca della mia anima. Oh, povero Ginetto
Sconer! E io stavo per sposare quella donna cosi istruita. Ma io sarei
finito in una casa di salute!




                         XVI. -- CANI E GATTI.


Il giorno ventisei del mese di maggio ho preso possesso della villetta.
Vi trovo madre figlia e servetta che sfaccendano ancora nelle ultime
operazioni di raddobbo.

La mia presenza, di perfetto _gentleman_, incute un po' di soggezione.

-- Ci dispiace che ci trovi cosi -- dice la signora, -- ma gl'inquilini
che c'erano prima, hanno lasciato una casa, una casa....

Mi fa poi osservare la disposizione delle camere; ma a me importa la sua
disposizione. Solida! Anzi diro che se fosse messa con civetteria e non
dovesse diventare mia suocera, vagheggerei che ella non fosse uno dei
casi di fedelta coniugale debitamente constatati.

Mi dice:

-- Questa camera, la piu grande, la riserbiamo per la sua signora madre.

-- Perfettamente.

-- E adesso, Oretta, bambina mia, da al signore la consegna. Hai fatto
per benino la nota di tutto? Sa, per regolarita.... Lei, se vuole, puo
confrontare.

Lodo la sua regolarita amministrativa, ma presento la mano guantata: --
Prego.

In quella occasione sento per la prima volta la vocina della signorina
Oretta:

-- Si, mama, -- e levo dalla tasca del grembialetto un foglio piegato in
quattro, e mi porse _la lista degli oggetti casalinghi consegnati, oggi,
ventisei maggio, al signor...._

-- Ci manca il nome che non lo sapevo.

-- Cavalier Ginetto Sconer.

E un po' mortificata.

Il mio sguardo penetrante passa dalla lista degli oggetti casalinghi,
bicchieri, piatti, posate, alla lista del di lei volto: capelli, naso,
bocca, ecc.

Ma ella non resiste a lungo al mio esame: i suoi occhi devono essere di
quelli secondo la prescrizione del dottor Pertusius perche si turbano
subito, e dice:

-- Scusi _bene_, se non e scritto bene....

-- Oh, benissimo. Bicchieri, piatti, posate.

Certo non e quella scrittura vibrante delle signorine della buona
societa: e una scritturina come lei, e anche la voce e come lei: una
tranquilla cantilena, un po' provinciale. Il volto e regolare, anche
troppo, perche non ha nessuno di quei motivi decorativi su cui il
desiderio si impiglia. E cosi liscio che anzi il desiderio vi scivola.
Gli occhi non hanno specialita: due semplici occhi! Il petto non offre
rilievi visibili: ma certamente si formera, perche la madre autorizza le
piu lusinghiere speranze.

Molto notevoli sono invece i capelli di un nero _nubian_. Se non fossero
li, tirati, tirati, se ne potrebbero ricavare effetti di primissimo
ordine.

"Ci sara molto da fare per ridurvi all'altezza della situazione, il
giorno in cui anche voi, signorina Oretta, amabile oggetto casalingo,
sarete regolarmente consegnata al cavalier Ginetto Sconer"; ma in questo
punto delle mie meditazioni sento qualche cosa che mi fruga dietro, sui
calzoni.

-- Eh, ma cosa c'e? -- dico facendo un salto indietro.

Una testa tremenda era attaccata ai miei calzoni. Era un cane di
proporzioni colossali.

-- Oh, non fa niente, signore; Leone, Leone, vieni qui.

(E il cane della signorina. Veramente, non mi sarei pensato che anche
questa signorina avesse la specialita del cane).

-- Non e mica pericoloso quest'animale?

-- Oh, tanto buono, tanto intelligente. Leone, vedi il signore?
Ricordati, Leone, che devi essere molto educato col signore.

La signorina Oretta parla cosi al suo cane con molta grazia; e sorride.
Veramente prima aveva riso del mio spavento.

Il bestione non mi sembra bene intenzionato.

L'episodio sgradevole mi ha permesso pero di osservare che la signorina
e fornita di magnifica dentatura e, quando ride, le si chiudono gli
occhietti e le si apre la bocca.

Mamma e figlia se ne vanno con il cane Leone, attaccato al grembiale
della signorina.

Rimane la servetta con la quale ispeziono meglio la nuova abitazione.
Molto campestre. Il gabinetto poi e in istato, direi, primitivo.

-- Vedete, ragazza mia, lo stato dei gabinetti e quello che permette di
rilevare il grado di civilta dei popoli. Io, nella casa di mia proprieta
a Milano, ho in ogni appartamento due _closets_: uno per i signori,
l'altro per le persone di servizio....

Ma le mie parole svegliano nella servetta una ilarita infrenabile. Dice:
-- Come se ci fosse una differenza....

-- Non si ride cosi davanti a Ginetto Sconer!

Ma ella prosegui a ridere lo stesso: -- Ringrazi piuttosto se trova la
casa cosi! E da tre giorni che lavoriamo. Lei deve sapere che per gli
inquilini che c'erano prima, era tutto un gabinetto. Guardi il giardino,
che ci avevamo messi tanti bei fiori, in che stato e ridotto! C'erano
quattro diavoli scatenati di bambini che, con la scusa che adesso c'e la
guerra, facevano i tedeschi, rovinando tutto.

                                   *

Ho dormito nella nuova abitazione. Il letto e un po' sconquassato e le
lenzuola un po' ruvide; pero mandavano un odorino di roba fresca che mi
rassicuro. Sono stato un po' in ascolto se sentivo zanzare. Perche,
dico, e una cosa indecente che un uomo sia come una botte di sangue a
disposizione di un animalino che va e viene tutta la notte e vi prenda
in giro col suo ronzio! Non sentendo zanzare, mi sono subito
addormentato.

La notte e passata tranquilla, ma al mattino presto, sul piu bello del
sonno, un gatto mi ha svegliato. Bisognava sentire che miagolii! e poi
me lo vedo entrare in camera con la coda dritta, tutto spelato, con due
occhi e la gola aperta proprio verso di me. Ma questa e la casa delle
bestie! "Gnau, gnau!" "Cosa vuoi? Via!" Macche! "Adesso mi monta sul
letto."

Mi e venuto un pensiero spaventevole: "E un gatto arrabbiato!".

Mi butto giu dal letto, trincerato a buon conto da tutte le coperte, e
munito del candeliere di ottone. Riesco a respingere il gatto e
barricare la porta.

Riprendo il sonno.

Al mattino fatto viene la Lisetta, e dice: -- Che bel sole, eh? -- ma io
le racconto la storia del gatto.

-- Una gatta. E un regalo lasciato dagli inquilini di prima. Povera
bestia! Non ha trovato piu nessuno in casa, ed e rimasta affamata.

-- Ma voi avevate il dovere di spazzare via quella bestiaccia. Che
diamine! Io le daro da mangiare una pillola di stricnina.

-- Non lo faccia, signore! Sa che ammazzare una gatta che da il latte,
porta disgrazia?

-- Da il latte?

-- E il mese di maggio, e la gatta ha fatto i gattini. Ecco qui la
colazione.

La Lisetta aveva una tazza di zuppa per la gatta.

-- Ma voi siete cosi tenera con le bestie?

-- E la signorina.

                                   *

La Lisetta rassetta la camera. Mi pare abituata ad una pulizia molto
sommaria; per lo meno molto a secco. Ah, i miei mobili, i miei
_parquets_ lucidi, odorosi di trementina!

-- No, no. Quelle cose li lasciatele stare: metto in ordine io. -- Ma
lei non se ne discosta. -- Sono i miei arnesi di _toilette_.

-- Quanta roba! -- esclama. -- Questo scatolino cos'e?

-- L'_ongloir_.

-- E questo cosino?

-- Il _polissoir_. La tenuta delle unghie -- dico con intenzione --
distingue la rispettabilita delle persone.

-- Oh, guarda che belle forbicine!

-- Lasciate stare: per le vostre mani non servono.

L'uso dello spruzzatoio lo capi subito, e comincio a pompare con
soddisfazione: -- Come sa di buono!

-- Fate, fate, ragazza mia, ma prima dei profumi, sono indispensabili
molte abluzioni intime e profonde. A proposito, se invece di contemplare
i miei arnesi di _toilette_, mi portaste un po' d'acqua....

-- C'e li la brocca e il catino.

-- Molta acqua, molto piu acqua.

-- Allora dica che lei vuol fare un bagno.

-- Come si potra: _a la guerre comme a la guerre_. Voi, Lisa, e forse
non voi soltanto, non potete imaginare la gioia del bagno. Un mio amico,
che per una crisi economica dovette sostare per qualche settimana a
Regina Coeli, mi confessava che la sua maggior sofferenza era stata
quella di non aver potuto fare il bagno la mattina.

La Lisetta torna su, dopo un po' d'attesa, con due secchi che
traboccano.

-- L'acqua e in fondo al pozzo, e il pozzo e cupo, -- dice.

-- Ah, povera Lisetta! Ma parliamo d'altro. Voi avete qualche notizia su
l'effetto che la mia persona ha prodotto ieri?

Lisetta mi assicura che io ho prodotto un grande effetto, perche la
signorina le ha raccomandato di fare molto bene la pulizia.

-- E non ha detto niente in particolare?

-- Ha detto: "Quando vai da quel signore, mettiti il grembiale bianco".

-- Vedete, Lisetta? La vostra padroncina ha prevenuto quello che io
stavo per dirvi. Credete: voi con un bel grembialino bianco; la vostra
capigliatura un poco piu ravviata, e sopra una cuffiettina bianca; le
vostre braccia nude, e preventivamente insaponate insieme con le mani,
fareste tutt'altro effetto....

-- La livrea delle serve? -- esclamo Lisetta. -- Ah, mai!

-- Pregiudizi, ragazza mia. Chi non porta una livrea? Anch'io indosso
qualche volta il _frac_; l'abito, del resto, piu semplice che vi mette
allo stesso livello con un ministro, col papa, col re, come con voi.

Se ne ando infine; ed io stavo davanti allo specchio _ultimando_ la mia
_toilette_ con un semplice vestito di sana democrazia, quando una voce
mi fece trasalire.

Era ancora Lisetta. Un po' seccante, in verita.

-- Ah, che uomo straordinario e mai lei, signore!

-- Perche?

-- Perche non ho mai veduto farsi la cravatta cosi bene. La tocca, ci da
dei colpettini delicati delicati, qua e la. Pare che fasci un bambino.

-- Il modo di portar le cravatte e il vero _cibolet_ delle persone
distinte. Avete mai visto simili cravatte? Senza fodera, mia cara, e
tutta seta. Hanno un'altra anima le cravatte di tutta seta. E queste
camicie le avete mai viste?

-- Ah, signore! Tutta seta anche le camicie. E questi bottoncini sono
brillanti veri? Mai visto un signore cosi.




                       XVII. -- ED ALTRI ANIMALI.


L'avvocato e venuto a trovarmi, per sentire se avevo bisogno di niente.

Ci facciamo reciprocamente soggezione: io con la mia linea composta, lui
con quei baffi da moschettiere.

E meravigliato vedendo che io avevo gia in mano la mia corrispondenza,
mentre lui aveva fatto tanti reclami.

-- Niente reclami, -- dico io. -- Usi col postino il sistema turco del
piccolo _bascisc_, e sara servito puntualmente.

Passiamo all'esame della casa.

-- Guarda come mi hanno lasciata questa povera casa! -- esclamava. -- La
cucina bisognera farla imbiancare, assolutamente.

Mi racconta la dolorosa storia: gli inquilini precedenti se ne sono
andati via, zitti e quieti, di notte, come un campo arabo che levi le
tende, e, naturalmente, senza pagare.

-- Grave! -- dico io.

Mi fa notare che la villetta era stata data in affitto ad un prezzo di
favore, considerate le condizioni speciali di quella famiglia.

-- Ah, molto grave! -- ripeto io.

-- Non me lo sarei proprio mai imaginato.

-- Molto piu grave ancora -- ripeto io.

Mi guarda meravigliato.

Ma anch'io sono meravigliato. Che vale essere avvocato, avere baffi alla
moschettiera, quando si ignora che fare favori equivale a farsi dei
nemici?

Il mio "grave!" vuol dire tutto questo. Mi limito a domandare se per
caso avesse nella sua villa una rimessa per la mia automobile.

-- Lei ha l'automobile?

-- Ma certamente.

E curioso ed e lusinghiero: per questi piccoli borghesi sentir dire "la
mia automobile" e come sentir dire "io sono conte". E quando poi i
sassolini del vialetto hanno scricchiolato sotto le gomme della mia
_limousine_, constato una profonda impressione.

L'avvocato aveva fatto sgombrare, in fretta e furia, una rimessa, dove
la mia automobile entro a pena a pena.

Vedo la signora che fa due occhi, stringe le labbra in giu; e l'avvocato
dice: -- Perbacco!

Anche la signorina Oretta guarda la mia automobile.

-- Come e bella, e vero, papa?

-- Diciotto-ventiquattro HP, signorina -- dico io -- nuovo modello,
messa in moto automatica, illuminazione elettrica.

La signora mi domando come ho dormito. Volevo rispondere: "Letto molto
sconquassato". Ma vi sostituisco l'affare della gatta.

-- Gia -- mi dice l'avvocato -- hanno portato via tutto; e ci hanno
lasciato i gatti.

Dico io:

-- Pero lei, avvocato, si varra dell'articolo del codice 1950, o qualche
cosa di simile.

-- Oh, bravo! -- mi fa la signora con significazione. -- Senti che te lo
dice anche il signore? Gli infami! Dopo tutto quello che avevamo fatto
per loro. Persino il carbone in cucina ci avevamo messo! E quello che
hanno rovinato! Gli elastici del letto eran novi _noventi_. Cosa ci
facevano poi...? I ragazzi ci saltavano sopra.

Qui interviene la signorina Oretta: -- Lui, papa, ti ha scritto che
paghera.

-- Mi dispiace, signorina, -- dico allora io -- ma _paghero_ non basta.
Tutti possono dire _paghero_. Si dice: _pago!_ signorina.

-- Senti, bambina, -- dice mama, -- il signore come parla bene?

Io ho parlato con amabile sorriso, ma con tutto questo inspiro
soggezione.

La signorina Oretta e confusa, e non risponde.

                                   *

L'accordo fra me e la signora e completo, e diventa piu completo quando
io pago l'affitto subito e senza discussione. Chi discute e lei. Entra
in confidenza con me. Il Comune socialista e il suo incubo, e l'orco che
le mangia la casa, cioe gliela rosica con l'aumento delle tasse.

-- Signora, -- io le rispondo, -- non c'e che un rimedio: loro rosicano
da una parte, e noi rosichiamo dall'altra.

La signora non capisce il mio elegante linguaggio. Dice che mi fara
imbiancare la cucina.

                                   *

E idillico! E una famiglia idillica; e anch'io divento idillico.

Pranzano -- con la buona stagione -- sotto la pergola. Quando si fa
sera, accendono una gran lampada ad acetilene. E la signorina che fa i
servizietti, porta il vassoio, si alza, va e viene, porta i fiammiferi,
quei benedetti fiammiferi, che l'avvocato non sa mai dove se li metta.

Spesso mi invitano a prendere il caffe. La signorina mi serve il caffe
col suo bel tovagliolino.

-- Oh, che bei ricamini! Ricamato da lei, scommetto.

-- Invece sono stata proprio io -- dice madama Caramella.

Faccio le mie piu vive congratulazioni.

Famiglia molto buona, ma anche alla buona.

L'altro giorno, visita, -- chiudeva il corteo il cane Leone -- al brolo,
all'orto. Pere e pesche sono l'ambizione della signora. Ma i bruchi
all'interno e i ladroncelli all'esterno, costituiscono una minaccia
perenne, come il Comune socialista.

-- Non si puo salvar niente! Vi sono queste pesche che vengono mature
adesso, di giugno, grosse cosi, e che sono una bonta. -- Le ha persino
contate. Macche! -- Oh, ma c'e adesso Leone per quei ladroncelli.

Io cito la Svizzera dove le pesche possono pendere sul capo dei passanti
senza che nessuno le tocchi.

-- Quelli son paesi! Da noi non c'e nessun rispetto per la roba degli
altri!

Visitiamo anche il porcello, gia a me ben cognito. Mi dice la signora:
-- Ogni anno, per Natale, ammazziamo il maiale, perche, lei capira, se
si dovesse comperare tutto alla bottega, non si finirebbe piu, col
prosciutto oggi a 0.90 all'etto. Pensi! Noi facciamo in casa i salamini,
i ciccioli, le finocchiate, le coppe, il budino dolce col sangue.

Il porcello, meta roseo e meta bianco, in eta ancor giovanile, viene
fuori baldanzoso e ignaro di queste cose che lo riguardano. Il cane lo
annusa con benevola sopportazione.

-- E un maialino inglese, un Yorkshire -- dice l'avvocato.

-- Carino, eh? -- dice la signora. -- Sentisse che prosciutti!

Mi accorgo che esiste fra tutta quella _menagerie_ una certa
familiarita. Guardo Oretta che mangia i ciccioli e il salamino. Forse
questo matrimonio e una _mesalliance_.

                                   *

Non c'e che il cane Leone che non sia idillico, anzi e insopportabile.

Tutte le volte che varco il cancelletto della villa dell'avvocato, pare
che mi veda per la prima volta: mi sbarra la strada con salti tremendi e
con espressioni di cattivo augurio.

E accorsa la signorina Oretta.

-- Non abbia paura, signor cavaliere. Scherza. E non te l'ho detto,
bestione, che il signore e nostro amico?

-- Io credo, signorina, che converra rinnovare la presentazione -- dico
io. -- Ha una fisonomia sospetta.

-- Tanto intelligente! Leone, da subito la zampa al signore.

Ma la bestia si rifiuto.

-- Guarda che caparbio!

-- Ma e naturale -- dice sorridendo l'avvocato. -- E un cane pastore di
pura razza tedesca.

-- Papa, ti prego! Sai che mi fai dispiacere. Non e vero Leone che sei
italiano?

Il cane Leone agita il testone festoso, e le dimostra tutto il suo
nazionalismo. La signorina Oretta eseguisce una lotta a corpo a corpo
col bestione: e molto graziosa.

Il cane e abbattuto e sta.

Contemplo.

La testolina della signorina Oretta, con quei capelli, un po' sconvolti,
mi appare piu seducente; gli occhi splendono all'improvviso come se
dentro si fosse sviluppato un incendio.

-- Figlia mia! La mia piccola primavera -- disse l'avvocato quasi
sospirando.

"E anche la mia" -- pensai.

                                   *

Riscontro dei motivi di decorazione anche su la signorina Oretta: il
nasino posa sopra le mensole di due graziosi ricami. Sul naso, in alto,
sta un neo, non avvertito prima, ma non guasta perche si confonde con le
sopracciglia. Le guance sono coperte di una peluria come le pesche. La
bocca e disegnata con colorito assai forte, e quando ride le si formano
agli angoli due piccoli ghirigori birichini. Pero l'apertura delle
labbra sembra che non chiuda bene; questa cosa permette tuttavia di
vedere il ricamo dei denti. Da quella bocchina semi-aperta mai ho visto
venir fuori la punta della lingua; ma sembra che debba venir fuori
quella vocina che dira sempre cose stupidine ma molto gentili.

In complesso mi piace, e mi dichiaro soddisfatto.

                                   *

L'altra mattina che sono partito presto per Milano, mentre salivo in
automobile, la signorina mi ha domandato come sta mia madre.

-- Benissimo, signorina. Vuol venire a Milano?

-- Col papa e la mama.

"Si, stella, caricheremo tutti." Carina quella fanciulla! La purita,
checche ne dica Lionello, e un articolo che andra sempre.

                                   *

Rivedo il mio appartamento, a Milano. Curioso! Mi pare deserto. Direi
che ci sia caduta la polvere.... Cosa inverosimile e oltraggiosa per la
mia governante. Eppure mi fa un certo effetto.... No, non e la polvere:
e che c'e poco sole. Eppure c'era il sole a Milano! Ma poi ci colloco,
con la fantasia, la signorina Oretta, che e diventata signora Oretta, e
mi pare che vi sia una fontanella di campagna che sparge intorno la sua
deliziosa freschezza.




                      XVIII. -- ORETTA O GHISELDA?


Mi piace proprio la piccola signorina Oretta? Ecco una cosa che non
riesco ad individuare con quella precisione che e nel mio sistema.

Io sono un uomo morale. La piccola Oretta e un frutto che sta maturando
sull'albero della vita. Nel mio idillio campestre io godo nel
contemplarla.

Ma quando ritorno a Milano, non mi piace piu! La povera signorina
Oretta, la in quella specie di _basse-cour_, mi produce un senso di
sconforto. "Adagio, Ginetto, prima di sposarla". Certo se colloco la
signorina Oretta nel mio appartamento, io trasporto a Milano l'idillio
campestre. E cio e igienico. Come abbracciava laggiu con grazia quel
bestione del suo cane! Quando abbraccera qui, cosi con grazia, anche me?
E quegli occhietti? Sereni come due laghetti alpini. Le nubi dei
desideri del di la non si sono ancora riflesse su quella serenita: e
molto carina. Io la bacierei anche tanto volontieri. Io la vedo, quando
sara mia moglie, li, tutta tranquilla, come un _pecorino_. Io arrivo a
casa dal mio stabilimento, mi accosto piano, in punta di piedi, le
sfioro la nuca con un soffio di bacio. "Ginetto, sei tu?" "Si, sono io".
Essa mi ricambierebbe un bacio tanto virtuoso. Pero mi pare che nei
primi tempi, almeno, in questo mio salotto, lei si trovera come
sperduta. Io non riesco a figurarmi Oretta in _toilette_ di ricevimento.
Oretta e una barchettina modesta con cui posso andare a riva a riva.

Ma ecco sopravviene la contessa Ghiselda, la gran nave da battaglia, e
mi manda a picco la barchettina. Io mai la sposero, ma con cio non e
meno vero che quella donna ha colpito la mia imaginativa. Ma non
soltanto la signorina Oretta, ma tutte le donne vanno a picco quando
passa la contessina.

Io non diro che la contessina non si lavi, ma e certo che lei e diversa
dalle altre donne eleganti. Che profumo ha? Non lo so. E si che io me ne
intendo! Profumo di selvaggina. Le altre donne eleganti sono troppo
lavate, troppo lavorate, e lo dico contro il mio interesse! Sono come
quelle costolette, preparate bene, ma che non si capisce piu che carne
e.

Io colloco anche la contessina nel mio salotto; e anche lei, per un
altro verso, non va, non combina.

E poi dico: se lei mi trasporta nell'amore l'entusiasmo che ha per la
letteratura, dove si va a finire? "Velocita! Velocita!" come diceva quel
giorno che agitava, come uno staffile, quel fusto di rose. Si va a
finire a Vega! No! Noi sposeremo Oretta, piccola cornamusa campestre,
dolce idillio trasportato a Milano. Canta, Oretta, al tuo Ginetto con la
tua piccola cornamusa la dolce cantilena.

                                   *

Mi balena un'idea.

Suono: compare Desdemona. -- Desdemona -- dico -- lo so, voi non siete
quello che si dice un _cordon bleu_, pero avete del buon gusto. Se per
caso io capitassi qui, a giorni, con forestieri, voi preparerete un
pranzo con tutte le regole. Mi raccomando la cristalleria, e la _jatte_
d'argento in tavola con molti fiori. Il portinaio si mettera il _frac_ e
i guanti e servira a tavola. Ma tutto deve apparire come abituale, come
ordinario.

Ho deciso: Imbarco tutti e li porto a Milano e cosi colloco in luce nel
mio salotto la signorina Oretta, la metto in opera: vedo che effetto fa.




                  XIX. -- LE OPINIONI DI MIA SUOCERA.


Appena sono di ritorno a P*** enuncio all'avvocato il mio programma di
una bella corsa a Milano in automobile. "La signorina Oretta non conosce
Milano? -- domando. -- Questo e grave".

Papa era entusiasta: una bella gita in automobile. Ma Oretta disse che
bisognava sentire mama.

-- Ebbene, sentiamo mama.

Abbiamo sentito mama: ma abbiamo trovato una opposizione che non
sospettavo.

-- Milano? A cosa fare a Milano? -- domanda mama.

-- Che cosa fare a Milano? A vedere Milano.

-- Condurre la mia bambina in giro per Milano e vedere quelle donne che
sembrano le maschere che si vedevano una volta di carnevale, nelle
vetrine? L'ultima volta che sono stata a Milano, ho detto a mio marito:
"Andiamo via, che mi pare di essere una donna perduta".

Lodo il suo elevato spirito di moralita, ma osservo che si tratta di una
stilizzazione, di una valorizzazione della bellezza: direi un concetto
democratico: la bellezza uguale per tutte! -- Creda, signora, che sotto
quelle stilizzazioni ci sta la massima irreprensibilita.

-- Sara -- dice madama Caramella -- ma quando una donna si mette la
maschera, ha sempre un secondo fine. Io che da giovane non ero una donna
da buttar via, tanto e vero che sono piaciuta a quell'uomo li, ho sempre
portato la mia faccia.

-- Signora, -- dico gravemente, -- lei non e stata, lei e una bellissima
donna!

E commossa, ma non la persuado.

-- E vedere delle ragazzine -- continua lei -- della eta della mia
Oretta, vestite da _bebe_, con una faccia che non si capisce se sono
ragazze o cosa sono? E quelle sottane che fanno vedere tutte le gambe?

-- Cosi carine! -- dico io.

-- Una indecenza! -- dice lei.

-- Signora -- dico io, -- se lei frequenta un salotto della buona
societa, trova la padrona di casa che permette la visione delle piu
seducenti specialita del gentil sesso. Cio e normale.

-- E perche voi altri uomini siete dei pervertiti.

L'avvocato taceva tormentandosi i baffi. Oretta serbava un decoroso
silenzio.

Sarebbe stato interessante sapere se il signor avvocato si sentiva della
mia opinione o di quella della sua signora.

-- Avvocato -- dissi, -- difenda lei la nostra causa.

-- Veramente.... -- comincio l'avvocato.

-- No, no, no! -- interruppe madama Caramella.

Dopo i quali tre _no_, si capisce che non e piu ammissibile il _si_.




                       XX. -- ENTRO IN INTIMITA.


-- Lei pero, signorina, -- domandai -- ci sarebbe venuta volontieri a
Milano. Parigi in piccolo. -- Vedere un po' di gran mondo....

-- Mama ha detto di no.

-- Certo: sempre quello che vuole papa e mama. Mama pero esagera: e
stata troppo intransigente con le belle signore di Milano. Sua madre, mi
permetta, non tiene abbastanza conto dei diritti della bellezza.

Mi spiego: e tengo alla signorina Oretta questo elegante discorso: --
Imagina lei, signorina, che cosa sarebbe il mondo senza la visione della
bellezza? E che cosa e la bellezza? E la visione del gentil sesso. E
percio si capisce il culto della bellezza, e anche il raffinamento della
medesima. Del resto, quest'opera di raffinamento si compie per tutti i
prodotti naturali. Permetta che io approfitti di un esempio che lei
stessa mi offre.

La signorina Oretta coi grossi ferri da calza, stava -- sotto la pergola
-- lavorando un grosso calzettone da un grosso gomitolo.

-- Se io con questa calza ordinaria -- continuai persuasivamente --
copro un vezzoso piedino (e sollevo il mostruoso calzettone), in tale
caso io spengo la fiaccola della bellezza....

La signorina mi guarda.

Pare il volto di una di quelle Madonnine di terracotta.

-- La fiaccola della bellezza, signorina, deve stare sopra il moggio;
non sotto il medesimo. Non dico di esagerare, come certi romanzieri che
mettono in valore anche i minimi particolari dei _dessous_ del gentil
sesso....

Non sussulta.

Vi sono delle signorine che a questi discorsi vibrano come il manto di
un destriero.

Niente.

Oretta sollevo gli occhi con la lentezza con cui si leva la stupefatta
luna d'agosto.

Le faccio i nomi di Lionello e di tanti altri scrittori che mettono giu
quei libri d'amore che Dio li benedica!

Questa fanciulla ignora totalmente la letteratura.

Le piacerebbe andare a teatro a sentire i drammi seri.

-- Ma non si va piu a teatro -- dico -- per sentire i drammi seri.

-- E allora perche si va a teatro?

-- Per tante altre ragioni: vedere come sono vestite le attrici....

Riprende il _tic e tac_ coi ferri. Sara effetto di quella lana grigia,
ma e una realta che quelle mani non invitano a deporre un bacio.

Proseguo:

-- Ah, io sono molto dolente che la sua signora madre abbia _declinato_
il mio invito in modo cosi inverosimile. Sarei stato altamente lusingato
di farle vedere la mia casa stile rococo: troppo lusso per me; ma e
cosi. -- Descrivo il mio modesto appartamento. -- Ahi! troppo grande per
me, che sono solo. A mangiare da solo -- creda, signorina -- vengono le
idee melanconiche.

-- Ma lei non sta con la sua signora madre?

-- Gia, ma non basta a colmare i vuoti di un tenero cuore....

Non attacca. Seguita a fare _tic e tac_ con i ferri da calza. E
deprimente. Questa ragazza e rivestita di caucciu.

                                   *

Manca uno stile a questa ragazza. Non e nemmeno in istile _nature_, come
_Sbrindolo_, ultima creazione di Lionello, che ha avuto un successo
strepitoso: _Sbrindolo_ fiore selvaggio di campo, fanciulla con tutte le
esuberanze di un'anima primitiva. Naturalmente muore, perche Lionello e
il gran carnefice di tutte le sue creature.

Invano io descriverei alla signorina Oretta la _sensazionale_ creazione
di Sbrindolo. "Cane Leone, papa, mama!" Allora si commuove un poco. Essa
e come la sala da ricevere dell'avvocato: senza stile, coi frutti di
scagliola sotto le campane di vetro.

Ma chi li mangia se sono di scagliola? La campana di vetro e inutile,
signora Caramella. Vostra figlia e buona, buona, molto buona. Cio va
bene per voi, ma per me ci vuole qualcosina di piu. La bonta e come la
camicia lunga di Santa Veronica; capito, signorina?

Qualche volta papa, l'avvocato, torna a casa con la luna di traverso: i
giudici, i colleghi, il tribunale, la cassazione, il mestieraccio. Io mi
diverto. Male; male, avvocato! Un avvocato che si lamenta dei giudici,
vuol dire che guadagna poco.

-- Se mio marito -- dice madama Caramella a me -- non fosse coscienzioso
com'e, l'automobile, eh! eh! l'avremmo messo su anche noi da un pezzo!

-- Ma quando siamo contenti noi tre -- dice la signorina Oretta, -- non
basta, mama?

L'avvocato allora se l'e presa, strofinata, baciucchiata sui baffi, e
cane Leone faceva intorno una cornice di salti.

                                   *

Mi e sembrato di scoprire nella signorina Oretta una vibrazione di altro
genere, oltre a mama, papa e cane Leone. Io ne ho subito approfittato.

La signorina guarda con attenzione un giornale illustrato dove c'e un
figurino di moda: _Manteau_ con _fourrures_, costume di Parigi.

-- Bello, eh, signorina? Anch'io appartengo al comitato che c'e a Milano
per la moda italiana. Cio e patriottico, ma non se ne fara nulla. Parigi
e Parigi.

Strano! Le mie spiegazioni non interessano.

C'era presente l'avvocato, che dice:

-- Ma come? le pelliccerie per le signore che siamo oramai d'estate?

-- Eppure e di gran moda -- dico io. -- Probabilmente le signore
vogliono soffrire il caldo, come i soldati in trincea; e cosi d'inverno
usera molto il nudo per soffrire anche loro il freddo.

L'avvocato non ride, e la signorina nemmeno.

Allora, giacche non si apprezza il mio spirito, parliamo sul serio:

-- Caro signore, sta il fatto che le grandi case di pelliccerie di
Parigi non hanno mai stipulato tanti contratti come quest'anno: le
nostre sarte e modiste hanno importato in _robes_ e _manteaux_ per ben
quindici milioni!

-- E la nostra lira, -- dice l'avvocato, -- perde trentasei centesimi
sul cambio.

-- Perdera anche di piu, -- dico io.

-- E siamo alleati! -- dice lui.

-- Veda, avvocato, negli affari i rapporti sono automatici....

Ma il nostro colloquio e interrotto da un'esclamazione della signorina
Oretta:

-- Oh, che infamia! ma come si fa a stampare questi giornali?

Cosa c'e?

Guardiamo: in una pagina c'era il _manteau_ con _fourrures_, costume di
Parigi, e nella pagina di contro alcuni cadaveri di soldati.

Ha le pupille dilatate.

-- Ma quando finira questa orribile guerra?

-- Signorina, -- rispondo io, -- ci vorra ancora un po' di tempo. V'e
tanta gente che ci guadagna sopra. Per esempio, a proposito di bottoni
automatici, la piazza di Milano, che fornisce l'Italia, si e trovata
improvvisamente sprovvista. Venivano dalla Germania. Un mio amico e
riuscito a farne venire dalla Svizzera una grossa partita, e ha
realizzato un forte guadagno. E gli automatici, come lei sa, sono
piccolini cosi. Imagini poi per le cose piu grosse....

Mi guarda a me, come se la guerra fosse colpa mia. Si rivolge a papa e
dice:

-- Ma andranno bene tutti all'inferno!

Papa e muto a questo proposito.




                XXI. -- LA LETTURA DEI "CANTI ERMETICI"


E venuta la contessina col poeta Cioccolani. Questa volta lui si ricorda
chi sono io; e dice:

-- Buon giorno, caro Sconer.

-- Cavalier Sconer, se permette. _Caro Sconer_ me lo faccio dir dalle
amiche. (Mi pare che non abbiamo mai mangiato pasta e fagioli insieme.
Buon giorno? ma veramente era sera oramai).

-- Delizioso, delizioso, -- esclama la contessina -- questo _chalet_,
sepolto nel verde. Venite a vedere, Cioccolani. Oh, come l'avete
scoperto, Sconer?

-- La prego, contessina -- dico -- non entri. Staremo fuori, qui nel
giardino.

-- Avete misteri? qualche ninfa dei boschi e prigioniera forse nel
vostro castello, Sconer?

-- Contessina, che cosa sento mai! Con la di lei imagine nel cuore, e
possibile?

-- M'avete l'aria di essere donnaiolo, voi.

-- Oh!

-- Siete forse un uomo pudico, voi?

La contessina chiama il suo mammalucco per giudicare se io sono
donnaiolo o uomo pudico. Ma subito dopo e chiamato per altra faccenda:
-- Cioccolani, Cioccolani, venite, venite. Ah, superbo!

Cioccolani e la contessina sono saliti su la montagnola. Sento lei che
dice:

-- La, la, dall'altra parte, quella sciabolata di luce verdelettrica! I
cipressi che si incendiano lassu come candelabri pazzi! Quella nuvola
che si sfalda; ecco ecco: cadono le torri, i cornicioni d'oro. Cavalle
in corsa frenetica, liocorni, chimere!

-- La demogorgone! -- risponde lui.

Che cosa era successo? Una cosa che accade tutti i giorni: tramontava il
sole.

Lei gestiva e gridava come fa la Valchiria quando si rappresentavano le
opere tedesche alla Scala. Lui, immobile, pareva Napoleone primo che
assiste a una battaglia.

Io ne approfitto per andare alla villa dell'avvocato: -- Lisetta, presto
-- dico -- fate il piacere: ho degli ospiti. Pregate la signora se ha
qualche cosa da servire, quello che c'e: caffe, rosolio, vermut.

Mi vien da ridere: mi pare di essere corso per chiamare i pompieri che
vengano a spegnere l'incendio della contessina.

-- Ma dove era lei? -- mi dice quando io ritorno. -- Ha perso un
magnifico spettacolo: il sole agonizzava col suo piu rosso e soffocato
singhiozzo.

-- Lo vedremo domani a sera.

-- Siamo venuti -- dice la contessina -- a leggere i _Canti Ermetici_.
Si ricorda, vero?

"Proprio no", ma rispondo: -- Perfettamente! Eccellente idea! E perche,
scusi, "ermetici"?

-- Perche in apparenza non si capiscono....

-- Ah, benissimo.

-- Non si capiscono -- corresse Cioccolani -- nel senso delle parole
tradizionali; ma danno il senso panico anche alla persona piu idiota.

-- Cosi che lei vuol vedere che effetto fanno i suoi versi sopra una
persona idiota? Caro lei, non si confonda: dica pure. Pero guardi che
lei e un bel tipo.

Non si confonde mica.

-- "Idiota" vuol dire -- dice gravemente -- nel suo senso primitivo,
_persona non iniziata_.

-- Per lei vorra dire cosi, per me vuol dire, "stupido". Ma lei parla in
poesia e la cosa non mi riguarda.

-- Sconer, vedete -- si affretta a dire la contessina --, e come per la
messa cantata di cui vi parlavo. Ammetterete, Sconer, che il popolo non
comprende i versetti rituali; ma ne subisce la suggestione.

L'incidente e esaurito.

Viene Lisetta. Porta un bell'apparecchio: tovagliolini, rosoli gialli,
biscottini, e.... caramelle.

La contessina si drappeggia in una sedia di vimini.

La seduta e cominciata. Quanto e durata? Non so. Certo molto tempo.
Ricordo che la Lisetta aveva portato poi due lampade da giardino: da
principio le due fiammelle non facevano lume. C'era ancora sospeso il
crepuscolo: poi fiammeggiarono, poi si consumavano rapidamente.

Deve essere trascorso molto tempo.

Da principio sospettai che si volessero prendere gioco di me. Io non
capivo niente. No: facevano sul serio. E allora mi venne da ridere
dentro di me.

Lei stava ora immobile come una statua: e lui in piedi, con il libro in
mano, si sbracciava e strideva forte con quella vocina: _Io sono un
bolide lanciato nell'infinito. I grilli, seghe che sfaccettano il nero
enorme della notte cristallina; i grilli, tendini di musica tesi
disperatamente nello sforzo di tener ferma la notte che straripa._

Era poesia, ma mi e venuto questo pensiero: "Se io dovessi scrivere cosi
ai clienti, mi sospenderebbero il pagamento delle tratte"; e allora ho
provato una gran compassione per quel povero Cioccolani.

-- Stia attento -- mi avverte lei, toccandomi.

Sobbalzai.

-- Arrivano gli spettri.

-- _Gogo, gogogo, Orin Orin!_ -- fa lui. -- _Arrivano di corsa gli
spettri! ecco gli scheletri che battono le nacchere: gogogo!_ -- e
faceva una voce che mi venne in mente la gatta di quella mattina. --
_Noi siamo insaziati di volutta, gogogo! La vita non ci ha dato la
volutta! Gogogo!_ -- Povero giovane!

Forse leggera tutto il libro. La contessina stava immobile, e anch'io:
ma io guardavo la contessina. Quelle due cosine gelatinose, di cui la
signorina Oretta e tuttora sprovvista, li, invece, davanti alla
contessina, si sollevavano lentamente e poi si abbassavano. Anche se non
sono di moda, stanno sempre bene. _Gogogo!_ Venivano i brividi anche a
me. Le caviglie delle gambe ogni tanto le guizzavano; e guizzavo
anch'io.

-- _Gogo, gogogo.... Orin!_ -- seguitava lui.

E lei diceva a me:

-- Sente i ritmi, gli anapesti, gli ottavini?

Ma io, negli intervalli del _gogogo_, sentivo certi tuffi soffocati.

Sono corso via, un momento. Era la Lisetta, dietro lo _chalet_, che
scoppiava dal ridere.

-- Fa il piacere, va via!

                                   *

La seduta e finita. C'era la luna. Cioccolani si asciugava il sudore.

Mi parve che seguisse un po' di silenzio imbarazzante.

-- Veramente di effetto -- dissi io.

-- Vero? -- esclamo la contessina, come riscossa da un sogno. -- Mi fa
piacere, Sconer, sentir lei parlare cosi. E una lirica assolutamente
pura! Adesso lei non prova che un _arriere-gout_; ma ad una seconda
audizione, sentira tutto il dinamismo del Pan ultra-sensibile.

-- Perfettamente.

Silenzio con la luna.

Per me la "lirica" era lei, e ne sentivo tutto il dinamismo.

-- E l'_Attileide_, signor Cioccolani -- domandai a lui -- e del genere?

-- Supera -- dice la contessina.

-- Gli altri poeti -- declamo allora Cioccolani -- hanno plasmato
modeste imagini; noi abbiamo soffiato il nostro alito dentro le imagini
stesse. Non basta! Quella era l'umanita. Noi vogliamo superare
l'umanita. Ed io ho l'onore, o signore, -- conclude tragicamente -- che
al mio paese mi chiamano imbecille.

-- Anche a me e accaduto qualche volta -- risposi, -- ma io non ci bado.
Sono cose che accadono agli uomini superiori.

-- Bravo, Sconer -- esclama la contessina con entusiasmo. -- Fate largo
alla divina giovinezza che viene!

Ma la luna si era fatta bianca e alta lassu: le candele gocciolavano.

Dico io: -- Contessina, se loro vogliono accettare la mia ospitalita,
ben volentieri. Ma li prevengo che l'ultimo tram passa alle undici e
mezzo. Mi dispiace che lo _chauffeur_ dorma lontano di qui, se no, li
farei accompagnare con la mia _auto_.

                                   *

Cosi li ho accompagnati sino al tram. C'era la luna, e un lume nella
campagna come di giorno.

Disse la contessina: -- Sventuratamente bisognera per l'_Attileide_
rinunciare al teatro all'aperto come era nostra intenzione, e sopprimere
molti Unni.

La luna batteva in pieno sul volto della contessina. Pareva di
madreperla. Parlavano poi della luna. Che cosa dicessero non so bene, ma
parlavano della luna. Disse la contessina guardando la luna: -- Tutta
questa terribile bellezza da sostener da sola!

-- Ah, poteste, Ghiselda, sostenere voi la parte di Genoveffa! -- disse
Cioccolani.

Ma che facciano proprio sul serio? Perche, dopo tutto, anche per i poeti
viene il momento di farsi una posizione riconosciuta.

E percio domandai:

-- Lei, signor Cioccolani, intende anche nella vita di seguitare a fare
il poeta?

Mi guardarono tutti e due come se il pazzo fossi io.

-- E i suoi genitori sono contenti?

-- Non parliamo di quella gente -- disse la contessina. -- Suo padre
avrebbe la pretesa che andasse dietro alla trebbiatrice a contare i
sacchi di grano. I genitori sono inutili quando non comprendono un
figlio di genio.

Finalmente arrivarono gli occhioni bianchi del tram.




                    XXII. -- FACCIO DELLE _AVANCES_.


L'altra mattina, domenica, l'avvocato mi ha voluto condurre su al primo
piano a vedere la sua libreria con "i suoi cari libri", i libri "del suo
caro babbo," con il ritratto "del suo caro nonno"; e appunto ho sorpreso
Oretta nel cosi detto salotto che spolverava e rassettava. Non era
ancora pettinata, e cosi un po' discinta, in gonnellino, ed un
fazzoletto rosso annodato in testa, era in istile: pareva una beduina.

Nel passare le ho detto: -- Oh, che brava massaia! Ma tenga un paio di
guanti vecchi per non guastarsi le manine.

L'avvocato mi presenta i suoi cari libri, a cui suo padre, quando era
vivo, "faceva caro" con la mano, e anche lui "fa caro".

-- Questa e un'intera biblioteca. Legati molto bene, -- osservo io.

Mi presenta anche l'avo, cioe il ritratto: una faccia liscia come un
cammeo, che usciva da una gran cravatta girata attorno al collo.

-- Bel quadro! Gia allora usavano le cravatte cosi. Come si vede l'uomo
posato!

-- Eppure era un'anima da artista.

Ascolto la biografia degli antenati.

-- Questa stanza -- osservo io -- si potrebbe chiamare la galleria degli
antenati.

-- Ogni famiglia -- risponde l'avvocato -- dovrebbe avere una specie di
sacrario in casa.

-- Con gli affitti cosi cari, e impossibile! Pero constato con piacere
che tutti i suoi antenati sono vecchi.

-- Siamo infatti piuttosto longevi in famiglia.

(Ecco un particolare interessante per l'erede).

-- Del resto, anch'io in un libro che ho scritto....

Pare che l'avvocato si meravigli.

--.... modestamente, si: un libro di igiene, dove sostengo il dovere di
arrivare ai novantanove anni, che, del resto, e l'eta stabilita da Mose
per le persone per bene.

-- Bisognerebbe non inquietarsi mai....

-- Ecco appunto quello che io sostengo: avere sempre una visione serena
della vita.

L'avvocato spalanca il balcone. Splendido panorama!

-- Guardi, da quassu, come si vede il mio _chalet_! -- dico io.

-- E si sente! -- dice l'avvocato. -- L'altra sera hanno dato
trattenimento sin tardi. Non credevo che lei si occupasse di poesia,
cavaliere.

-- Affatto, -- e spiego come e andata la cosa.

-- Quel Cioccolani! -- dice l'avvocato --. Sa come lo chiamano in paese?
_Theobroma, bevanda degli Dei._ Io rideva l'altra sera, ma mia moglie
era furibonda: "Quell'imboscato! e quella matta in casa mia!" Le donne,
sa bene, bisogna lasciarle dire. Certo se l'equilibrio mentale della
contessa Ghiselda fosse pari alla bellezza, ella sarebbe una creatura
perfetta: ma forse non avrebbe il fascino che ha. Io non mi vergogno di
dirle, che, molte volte, quando la incontro, mi domanda a che cosa serve
il nostro codice.

Mi congratulo con l'avvocato. Anche lui, alla sua eta, ha il culto della
bellezza.

-- E tanto piu -- dice lui -- che, poverina, ella e vittima di se
stessa. La nobilta della razza c'e sempre in fondo a tutte le sue
stravaganze.

-- Oh, si vede il tipo aristocratico! Guardi il naso. E quel Cioccolani
e cosi ricco per darsi il lusso di fare il poeta?

-- Suo padre, come gia le dissi, e un modesto proprietario, che ha la
disgrazia di aver quel figliuolo. Il vecchio dice che gliel'hanno
cambiato a balia; ma intanto bisogna che se lo sopporti. Ma sciagurato!
Se vuoi fare della poesia, va nei campi di tuo padre. No, lui cerca la
poesia a Roma, a Milano, a Parigi, come fanno le modiste per i
cappellini. La poesia sta nella realta, mica nei fogli di carta!

-- Perfettamente la mia opinione.

-- Aver figli, oggi, e disgrazia -- conclude sospirando.

-- Ma lei, scusi -- osservo io -- ne e esente: lei ha una figliuola
sola, e un modello.

-- Per un altro verso -- dice lui -- e un pensiero anche questo. Ma
scusi, ma dica, cavaliere, ai tempi che corrono una figliuola come
Oretta, di un sentire cosi delicato, che avvenire ha? Prima di questa
guerra Oretta veniva qui in questa stanza, io le insegnavo qualche cosa,
leggevamo buoni libri. Mi pareva che i miei morti stessero a sentire.
Era una delle piu care gioie della mia vita. Ma adesso non so, non so
piu cosa dire, cosa insegnare a mia figlia. E cosi cambiato il mondo!
Sii buona? sii pietosa? sii pudica? Si, pudica! Non dire bugie? Spesso
Oretta mi dice: "Papa, perche non mi chiami piu a studiare?" Io trovo la
scusa che non ho tempo, ma sapesse che pena nel cuore!

Condivido i suoi lodevoli sentimenti.

-- Anch'io -- dico --, quand'ero piccino, mi ricordo che mia madre mi
diceva: "Ginetto, sii buono, sii pudico, non dire mai bugie!" Ma poi
quando si diventa grandi, creda che si trovano degli accomodamenti con
queste cose, e tutto va a posto. Ma volevo domandarle, scusi, sa: lei
non ha mica destinata la sua signorina al celibato?

-- Perche? -- mi domanda stupefatto.

-- Perche la signorina dovra pur prendere marito....

Gli ho toccato la piaga segreta del cuore.

-- E ancora cosi bambina -- dice.

-- Capisco: ma cresce notte e giorno. La bambina un bel giorno si
sveglia, ed e un dovere provvedere a tempo.

-- Le pare facile a lei?

-- Eh, un po' difficile! La guerra sta provocando una vera crisi nella
disponibilita dei giovani. Aggiunga poi il fatto economico: lei
comprende benissimo, avvocato, che se prima della guerra una moglie
costava per uno, oggi costa per due, e domani costera per tre. Il
matrimonio e oggi una istituzione un po' barcollante.

-- Pur troppo! E il vizio che fa strage nella nostra gioventu?

-- Perfettamente, avvocato. Evitare il vizio! Esso e il piu grande
alleato contro la perfetta salute. Un giovane solido, lei deve cercare.
Solido, ma equilibrato....

-- E dove si trovano, che sono tutti dal piu al meno squilibrati?

-- Pero se ne trovano. E lavoratore, perche, creda, avvocato: l'ozio,
come diceva mia madre, e il padre di tutti i vizi. Naturalmente non
povero, perche la poverta e una specie di malattia.

-- Ma lei mi propone l'araba fenice, -- dice l'avvocato.

-- Perche? Tutto si trova. E questione di avere la vista perspicace.
Certo, un giovane con queste belle qualita, che porti stampato sul suo
biglietto di visita: _Io cerco moglie!_ rappresenta un tesoro. Ma si
trova! E allora lei oltre alla collezione degli antenati, fa anche la
collezione dei posteri. E il giorno in cui dovesse chiudere gli occhi,
sentirebbe dal suo mausoleo i figli dei figli che _fanno caro_ a lei
come lei _fa caro_ ai libri del suo riverito antenato, qui presente.

-- Mi pare che lei, cavaliere, sia di temperamento allegro.

-- E un dovere, caro avvocato.

                                   *

Ma un forte abbaiamento di cane Leone interruppe il nostro colloquio.

-- Mi pare, avvocato, che ci sia un guerriero laggiu al cancello.




                            XXIII. -- MELAI.


Vediamo madama Caramella che va incontro verso il cancello; e dice
forte: "Ma si figuri!" E poi chiama Oretta: "Oretta, vien giu".

I sassolini del viale scricchiolarono sotto le scarpe ferrate: ma la
presenza del guerriero non corrispose al rumore delle sue scarpe.

Era un ragazzo un po' smilzo, un po' biondino, che quando ci vide si
mise in posizione d'attenti, con una bocchina che sorrideva. Noi
ordinammo: "riposo!"

Madama Caramella spiego che era uno "dei suoi feriti," e che era venuto
a prendere delle calze che gli avevano promesso.

-- Ma -- dice lui -- io non volevo venire; ma siccome domani ci si veste
e si va, cosi ho detto fra me: gia che te le hanno promesse quelle
calze, tant'e che tu le prenda, che ti faranno bene lassu. Ma io proprio
non volevo venire. Volevo venire l'altra sera, ma poi mi han fatto
sbagliar strada. Sarei venuto domani, ma e che domani si parte.

L'avvocato fa entrare in casa, e vuol presentare, ma non sa il nome.

-- Melai, signor si. Sono Melai. -- Pare che si desideri sapere un po'
di piu, e allora vien fuori tutto un getto come da un botticino a cui e
tolto lo spillo: -- Marco Melai da Firenze, tanto per dire, perche
allora mio babbo era di guarnigione a Firenze. Quando scoppio la guerra,
io mi trovavo a Torino, studente per mo' di dire. Si faceva baldoria. E
allora ho detto: "Melai che stai a fare?" Capira, ero solo. Papa al
fronte, che e colonnello; signor si.

-- E la mamma? -- domanda l'avvocato.

-- Mammina e tanto che non c'e piu. Signor no. E mi sono arrolato prima
del tempo in cavalleria. "Se ti va bene, se ti va, puoi far carriera",
dico fra me. Ambizioni da ragazzi, si sa! Credevo allora che sarei
entrato, sciabolando, a Trieste, e urlando: "Savoia, Savoia". Si seguito
poi per sei mesi a far baldoria a Torino, tanto che mi fecero persino la
canzonetta futurista.

L'avvocato vuol sentir la canzonetta.

Signor no, signor si, Melai finisce col cantare.

    O Melai, se tu tornassi,
    si farebbe a Torino baldoria;
    gia si sa che la tua gloria
    finira tra quattro sassi.

-- E poi? -- domanda l'avvocato.

-- Poi la cavalleria l'hanno appiedata e sono passato negli alpini. Oh,
ma dopo che ho passato l'inverno lassu, ho messo giudizio. Signor si,
sopra Cortina. Ora ci si ritorna. Dove? Non so. Ma domani si parte
definitivamente.

Ride.

L'avvocato fa portare da bere. Melai fa il complimentoso e beve come una
damina.

-- Vero -- dice madama Caramella -- che pare una signorina? Biondino
come e!

-- Me l'hanno detto anche altri -- dice Melai.

-- E pensare che ha gia fatto la guerra! -- dice l'avvocato.

Oretta vien giu col pacchetto delle calze, legato con un filo tricolore.
Melai prende per il filo, e grandi ringraziamenti. Madama Caramella
spiega che son calze di vera lana, fatte coi ferri e con il sentimento;
non per divertimento come fanno le signore.

                                   *

Accompagnamento generale al cancello. Auguri e saluti.

-- Ma tu non dici niente? -- domanda l'avvocato a Oretta.

Oretta non dice niente.

-- E cosi timida questa ragazza.

Ritorno in silenzio.

Il silenzio e rotto dall'avvocato. Dice:

-- Chi fa la guerra? Contadini comandati da questi ragazzi.

-- Si, capisco -- mi permetto di dire io -- ma per scorticare quei
signori la, ci vogliono tipi come me e come lei. Questi ragazzi si fanno
ammazzare cavallerescamente, si; ma come fringuelli.

Io ho detto cosi nel modo piu innocente: ma non avessi mai pronunciato
queste parole!

Oretta sgrana due occhi che fanno scomparire tutta la serenita ai laghi
alpini. Dice come in un singhiozzo: -- Ma se si porta via la fede a chi
non ha che la fede, che cosa resta? Ah, e vile tutto questo, signore!

-- Oretta! -- esclamo mama.

-- Ma Oretta! -- esclamo il papa. -- Chiedo io scusa per lei, cavaliere.

-- Non c'e di che -- dico io, -- anzi mi piace constatare che la
signorina non e timida. Io non ho avuto l'onore di farmi intendere: io
volevo dir questo: in guerra, il primo dovere e di ammazzare, ma non di
farsi ammazzare.

-- E allora, perche lei non ci va?

-- Ma Oretta! -- dice ancora mama.

-- Oretta! -- esclama il papa.

-- Signorina, -- dico io --, noi lavoriamo gia per lo Stato.

-- La perdoni -- mi dice il papa. -- E il gran patriottismo.

(Mi pare patriottismo un po' sospetto).




              XXIV. -- CAPPELLETTI, _CHAMPAGNE_ E TARTUFI.


La Lisetta viene su tutta sudata con la spesa.

Dice: -- Oggi gran pranzo! Cappelletti, pasticcio con quelle cose che
_spuzzano_ ma che costano.

-- Tartufi.

-- Si, bene. La signora ha spuntata la lesina. C'e sul fornello la
pentola con dentro una gallina padovana che era la piu brava di tutte:
un giudizio come me e lei; ma da una settimana non fetava piu e la
padrona dice: "Non fa piu uova, tirale il collo!" Invece era piena,
poverina!

-- E la festa dell'avvocato?

-- No, e la festa per la partenza, per il piacere, cioe, no: per il
dispiacere della partenza di quel soldatino che e venuto l'altra sera.

-- Ma non doveva esser partito?

-- Parte stanotte. La padrona, parlando coll'avvocato, ha scoperto che
il padre di quel Melai e amico d'un suo amico, o una combinazione del
genere: fatto e che lui e andato al quartiere e l'ha invitato a pranzo.
Cosi carino quel biondino....

-- Ma senti? Questa ragazza e gia in liquefazione.

-- Ohi! Cosa crede che io sia di stoppa? Dica piuttosto che ce li
portano via tutti, e noi povere ragazze dovremo stare li a dire il
rosario.

                                   *

Devo partire anch'io. Una favorevole combinazione mi chiama d'urgenza a
Genova.

E proprio verso le ore diciassette, incontro in citta l'avvocato e Melai
che vengono su a piedi. Melai e in tenuta di guerra: montura pelosa:
parte questa sera.

-- Parte definitivamente? -- domando.

-- Definitivamente.

-- Allora partiamo insieme.

L'avvocato mi prega di differire la partenza e venire a pranzo con loro.

-- Impossibile! Domattina devo essere a Genova. Mostro il telegramma:
"Tempo utile martedi. Stop. Ultima parola centomila. Stop. Grossa Berta.
Saluti". _Grossa Berta_ e una espressione convenzionale per dire "buon
affare". E domani e martedi, caro avvocato.

-- Deve andare prima a Milano a trovare il denaro? -- domanda
l'avvocato.

-- Una modesta somma di centomila lire si trova sempre, -- rispondo io.
-- E poi la ho in portafoglio.

-- Beato lei.

Occhi stupefatti del guerriero Melai.

-- Io, a Torino -- dice -- facevo fatica a trovare cento lire. -- Ride.

-- Ma scusi -- fa l'avvocato. -- E allora lei ha a sua disposizione il
direttissimo delle due, poi l'altro direttissimo delle cinque. Ha
l'automobile.

-- Ci pensavo, infatti, di partire con la mia _auto_.

Insiste, insistono tutti e due. -- Cosi stiamo piu allegri -- dice
l'avvocato.

-- Ebbene, ma un momento, perche _noblesse oblige_ -- dico io.

Li prego di aspettarmi dieci minuti li al dazio.

-- Vengo subito.

Mi precipito con la mia _limousine_ alla pasticceria della Maddalena.
Saccheggio quello che c'e di meglio in _fondants_ e in cioccolatini, una
scatola tutta a ricami, degna di un dono nuziale, e tre bottiglie di
_champagne extra dry_.

Ritorno: carico l'avvocato e Melai.

L'avvocato mi spiega come e stata la storia dell'amico dell'amico: fatto
e che diventiamo tutti amici.

-- Parte proprio stasera anche lei, caro Melai?

-- Improrogabile. Tocca a noi, adesso.

                                   *

Arriviamo tutti e tre in automobile. La signora ci attendeva al
cancello. E tutta complimentosa, e a me dice: -- Fara penitenza con noi.
-- Presento scatola e _champagne_.

-- Oh, ma perche si e voluto incomodare? Ma guarda quanta roba!

E i suoi occhi brillarono sopra quella costellazione multicolore di
aristocratica dolcezza.

Lisetta aggiunge una posata di piu.

Pranzo sotto la pergola. Interessante. La signorina Oretta voleva che la
Lisa girasse attorno col piatto come si usa nella buona societa: ma la
Lisa non sa girare. E madama Caramella disse: -- Oh, scusate, io faccio
alla mia maniera. -- Prese il mestolo in mano e comincio a far lei le
porzioni della minestra. Delle terrine piene come fanno _i paesani_.

Oretta voleva il vino nelle caraffe, ma l'avvocato sostenne il diritto
nazionale del fiasco classico: e Melai appoggio quest'opinione col
ricordo di quando si faceva baldoria a Torino.

Pranzo, diremo cosi, non piu di etichetta, ma altamente nazionale.

La gallina padovana non aveva serbato rancore, ma aveva ricamato di
stelle lucenti il suo brodo; dove i cappelletti nuotavano in una
corpulenza patriarcale.

La signora sostenne modestamente la superiorita della manifattura
casalinga dei cappelletti su quelli dell'industria meccanica.

Ma io sostenni l'industria sua particolare, personale, delle sue gentili
mani.

La mia futura suocera mi voleva soffocare di cappelletti.

Anche le manine di Oretta vi hanno contribuito, e speriamo non le
manacce di Lisa.

Povera Oretta! Il suo modo di tenere coltello e forchetta lascia molto,
ma molto a desiderare.

Madama Caramella, poi, e quasi indecente. Non stava a lei a dire sempre:
"Una bonta!" "Oh, cari voi, io faccio con le mani". -- Ecco, signora --
dissi io -- una cosa che e permessa. Si, la questione e ancora in
discussione se il pollo _a la broche_ si possa o non si possa mangiare
con le mani. La regina d'Inghilterra la prima cosa che fece quando sali
al trono, fu di mangiare il pollo con le mani, e l'autorita
dell'Inghilterra in questa materia e molto rispettabile.

Venne poi una _charlotte_ di albicocche, fatica speciale di madama
Caramella. Vennero i miei _fondants_ e il mio _champagne_. Ci
congratulammo reciprocamente; ma con tutto questo, il pranzo non fu
allegro.

Ad un certo punto Melai ammutoli; guardo attorno con occhio strano;
disse: -- Eppure e cosi!

-- Che cosa? -- domando l'avvocato.

E Melai allora parlo.




                         XXV. -- COSE EROICHE.


Melai comincio:

-- Sedendo su questa poltrona, mangiando queste buone cose, bevendo
questo vino cosi buono.... (era il mio _champagne_).

-- Le pare un sogno. E mo' vero? -- interruppe madama Caramella. --
Poverini, poverini, poverini!

L'avvocato ammoni la sua signora che e sconveniente chiamare gli eroi
"poverini".

Ma Melai fece un gesto come per allontanare quella parola _eroi_; e poi
disse: -- Mi pare di perdere l'anima che io avevo lassu.

Capi che noi non capivamo, e disse: -- Lassu, vicino alla morte, si
acquista un'altra anima. Si ha la sensazione che nel mondo non c'e
nulla. Se anche avessi cento milioni, non avrei nulla! Si sente la
rinuncia di tutto, anche alla giovinezza, anche all'amore.

-- Oh, e terribile! -- disse l'avvocato.

-- No, e piacevole -- disse Melai. -- Si diventa come i frati che hanno
rinunciato a tutto. Eppure si possiede tutto, perche si sente l'anima.
Sara forse perche io ero sul Cadore, una zona relativamente tranquilla.
Lassu, sul Cadore, luce, selve odorose, monti, neve, orizzonti divini.
Lassu a quelle altezze -- io non so come -- trovavo da per me certe idee
che credevo non esistessero se non nei sogni dei poeti. Sanno che
ciccavo lassu? Ho imparato a mordere tutte le erbe amare dei monti. Di
notte attendevo il sole; quando c'era il sole, attendevo le stelle. Non
ho mai avuto la sensazione della meraviglia del giorno, come lassu. Il
sole e le stelle rotavano insieme come una giostra. Che cosa
meravigliosa il giorno! Non ve ne siete mai accorti che e una cosa
meravigliosa il giorno? Un verso di Dante mi nasceva in mente e bagnava
l'anima: _l'ora del tempo e la dolce stagione._ Lo ciccavo anche quello
come le erbe amare. Mi pareva che ogni mattina al sorger del sole, Iddio
lavasse, in silenzio, la terra insanguinata. Fisicamente ero immondo,
puzzavo. Ma dentro sentivo una gran purita, sentivo la gioia del cuore
che batte. Se si muore, si muore bene.

Domandai io allora:

-- Molte bestioline e vero, lassu?

-- Oh, si, tante! Io portavo la testa rasa come i frati. Eppure, veda
stranezza! Avevo con me questo tubetto di profumo, e mi dava la
sensazione di cose pulite, un'ebbrezza quasi sensuale. Eccolo!

Guardo. -- Oh! Fornito da noi! Nostra fabbricazione. (Che caro giovane!)

-- Certo -- continuo Melai -- bisognerebbe non ritornare in Italia!
Sanno che io nei primi giorni avevo la nostalgia dei tremila metri? A
Torino, a Milano, caffe aperti, cinematografi aperti, la luce elettrica,
la gente che vi guarda con occhi strani. Batte le mani, guarda con
curiosita. Non sanno che andiamo a morire? Gli amici vi riconoscono e
dicono: "Oh, chi si vede!" Come dire: "Non sei ancora morto?" No, il
paese non sente la guerra! Quegli altri si, la sentono! Anche il nostro
soldato non sente la guerra; si batte bene, muore; ma per lui la guerra
e _disgrazia_. Chi sa? Forse per questo siamo eroi. Ma i giornali questo
non l'han detto.

-- Ma non interessano i giornali? -- domando l'avvocato.

-- Non interessano.

-- E chi vincera la guerra?

-- Non interessa! Interessa a chi poi scrivera la storia; a chi, dopo,
dividera la terra; ma a chi deve morire non interessa.

-- Ma la patria? ma la gloria? -- domando l'avvocato.

-- Si, certo -- disse Melai. -- Ma non so perche: tutti quelli che
sentono la patria o la gloria se li porta via la morte. Sono come dei
predestinati.

Madama Caramella era con la gola aperta, come avesse dentro una domanda
che voleva venir fuori. E venne fuori.

-- Fanno molta paura i morti?

-- Molta paura? No. Un po' di notte che sembrano guardare la luna, ma
paura, no. Sono morti. Un po' di puzzo.

-- Cosi che lei non avrebbe paura -- domandai io -- ad ammazzare una
persona.

-- Perche dovrei aver paura?

-- Ma non siamo tutti cristiani? -- usci dalla bocca aperta di madama
Caramella.

-- Si dice: ma nella guerra si domanda la mia pelle, e io gli domando la
sua.

Soltanto una volta Melai aveva provato un certo senso....

Lo preghiamo di raccontare.

Racconto.

-- C'erano, lassu, in una villetta due signorine molto gentili, che
erano rimaste sole: parlavano veneto con grazia, accoglievano a
trattenimento i nostri ufficiali. Una notte, il capitano scopri che
dalla villetta partivano segnalazioni. Non c'era dubbio: le signorine
avevano gli apparecchi in casa. Del resto la sorella maggiore ha
confessato, e si e presa la responsabilita anche per la piu piccola.

-- Ed e stata messa in prigione? -- domando Oretta.

-- No, la abbiamo fucilata.

Oretta guarda smarrita Melai. Lo guardiamo anche noi. Melai sorride: --
E come si fa?

Silenzio.

-- Ed e morta?

-- Eh, gia.

-- E come e morta?

-- Molto bene: avanzo, grido: "Franz Joseph, Urra! Urra!". Caduta,
pareva una rondine.

Silenzio.

Oretta trema; l'avvocato aveva il sigaro spento.

In quel punto nel silenzio della campagna si senti _tin tin_,
dolcemente. Era l'Ave Maria.

Oretta fece il segno della croce. Quasi ci segnavamo anche noi.

                                   *

Abbiamo accompagnato Melai al tram per la partenza definitiva. La
signora mia suocera lo ha avvertito che in fondo alle calze trovera la
sorpresa di una caramella.

Io gli ho detto affettuosamente:

-- Lei, signor Melai, e un po' alto di statura. Veda di non sporgere con
la testa. E se mi permette, eviti le azioni cavalleresche. Io, intanto,
le mandero della polvere di nostra creazione contro le bestioline.

Il ritorno fu molto eloquente fra me e l'avvocato; monosillabico con la
signorina Oretta.

-- Si ha da vedere -- dice l'avvocato -- dopo tanti anni che e stato
fabbricato il mondo, dopo Grozio, dopo Alberigo Gentile, che gli uomini
si devano scannare, massacrare! Chi l'avrebbe mai detto?

-- Qualche cosa, pero, si capiva -- dico io. -- Mi ricordo
dell'esposizione di Milano, nel 1906. Qui c'era il padiglione della
Francia: era l'arte _de se deshabiller_. Di fronte c'era il padiglione
della Germania. Bene, sa lei che cosa ci avevan messo all'ingresso
principale? Due bocche di cannone. "Ohi la!" mi ricordo che ho detto. E
l'anno scorso, un commesso di una casa di Lipsia mi diceva: "Fate buoni
acquisti, signor Sconer, perche quando nostro imperatore dara il
segnale, la Germania si muovera come un serpente d'acciaio". Cosa vuole?
Non avevano piu soldi, e l'imperatore ha detto: "Ragazzi miei, perche
volete rubare in casa del vostro buon papa? Andiamo a rubare in casa
degli altri". E stata una festa per tutti i partiti. Se la va, la va! La
guerra e un affare.

-- Ah, -- esclama forte madama Caramella-e perche non c'e piu religione.

-- Brava! -- dico io. -- Quello che diciamo noi a Milano: _non c'e piu
religione._

Ma ecco che l'avvocato _da fuori da matto_, e dice:

-- Se non ci fosse quest'angioletto, andrei a farmi ammazzare anch'io.

Allora l'angioletto _da fuori da matta_ anche lei, e dice:

-- No, papa! no, papa, anche tu.

-- Ma ci sara bene la Divina Provvidenza! -- dice ancora madama
Caramella.

-- Gia, ma non si muove -- le dico io. -- Ma sa, avvocato, che ora
abbiam fatto? Oramai e mezzanotte. E domattina devo essere a Genova.
Parto con l'automobile.

                                   *

Mentre lo _chauffeur_ metteva in ordine la macchina, l'avvocato diceva:

-- Guarda che luna!

Gli alberelli, fermi nella luna, parevano d'argento.

-- E pensare, in una notte cosi serena, quella povera Francia, quel
povero Belgio....

-- E anche questa povera Italia, caro avvocato -- dico io --, perche non
si sa mai! -- Ma tu -- dissi allo _chauffeur_ -- non guardare la luna e
non pensare al Belgio, perche vogliamo arrivare a Genova: e non a Vega,
o in fondo a qualche burrone.




                   XXVI. -- UNO SPETTACOLO INDECENTE.


L'affare di Genova si presentava eccellente ma alquanto complicato. Si
trattava di riscattare subito una polizza di pegno di oggetti preziosi.
La mia lungimirante pupilla prevedeva, che l'impiego di capitali in
brillanti ed in perle, in questo precipitare dei valori cartacei,
sarebbe stato un ottimo investimento; e nel tempo stesso mi procuravo
doni nuziali, degni di me.

A Milano (perche ho dovuto andare anche a Milano a consultare il mio
legale), sgradevole sorpresa: Biagino, il mio _chauffeur_, chiamato
sotto le armi. Peccato, un bravo ragazzo! Rubava su la benzina e su le
gomme in modo del tutto soddisfacente. Altra sorpresa sgradevole:
tornando un giorno a casa mia, quattro soldatini feriti, allineati
contro il muro al passaggio della mia automobile, levarono le stampelle
contro di me, dicendo: _Managgia li cani!_ Si capiva che erano romani,
ma anche che i tempi si fanno climaterici.

Smettiamo l'automobile!

Sinceramente, fui molto felice quando potei commutare nei gioielli gli
assegni bancari che avevo preso con me quando mi recai la prima volta a
P*** per comperare la contessina dalla chioma d'oro.

"Ebbene, compreremo invece Oretta dalla chioma bruna".

Quei gioielli erano bellissimi.

V'era tra essi una collana di perle di un oriente perfetto che
rappresentava da sola un valore non troppo inferiore al totale della
somma da me impiegata.

"Gran Dio -- dicevo tra me -- quando io faccio vedere questo spettacolo
a madama Caramella, essa e capace di commettere delle sciocchezze
personali. Ebbene no, signora. Si tratta di un semplice regalo di
nozze". E voglio vedere se gli occhi di Oretta si fisseranno con
indifferenza su queste gioie degne di una principessa di casa regnante.
"Via, signorina, che il tempo delle violette mammole e trascorso, e alle
rose convengono si fatti ornamenti".

Ebbene, quello che e successo appartiene al numero dei fatti inauditi,
fantastici: direi cinematografici.

Io ne ho segnata la data memorabile: venerdi, sette giugno, ore undici e
mezzo del mattino.

                                   *

Ma procediamo con ordine. Ero tornato da Genova a P*** col treno, dopo
un viaggio disastroso; accaldato, assonnato, perche quando si porta con
se una borsetta di simile valore non e il caso di addormentarsi.

Pensavo con piacere a Lisetta: "appena arrivato, faccio levare due
secchi d'acqua, di quell'acqua gelida dal fondo del pozzo". Ne sentivo
in fantasia la sferzata dolce e ristoratrice. "Presto, Lisetta! Il mio
pijama e questi due marenghi per voi: uno per secchio". Godevo a questo
fresco pensiero.

Appena sceso a P***, ho preso una carrozzella e, con la mia borsetta in
mano, mi sono fatto condurre al mio _chalet_. Il cavallo andava assai
piano, ma non importa. Appena fuori della porta, l'aria della campagna
comincio a ventilare. V'era l'odore fresco del trifoglio rosso nei
campi, v'era l'odore caldo delle spighe, mature ormai; v'erano i
grappoli bianchi delle acacie. "La natura -- pensavo -- e
sostanzialmente profumiera come me".

Ma il cavallo andava assai piano, tanto che apersi la busta di un
biglietto che mi giaceva in tasca. Era del mio meccanico e diceva: "Se
torno, riprendero servizio presso di lei, se non torno, diro: Viva
l'Italia". "Ma che bravo ragazzo! Siamo tutti patriotti, adesso.
Speriamo che ogni cosa vada a finir bene, e allora faremo belle gite per
queste colline idilliche, con la signora Oretta, e forse con l'erede, a
cui presenteremo il mondo sotto il suo aspetto piu simpatico".

Ma quando fummo al piede della salita, il cavallo si rifiuto di salire.

-- Queste povere bestie -- disse il vetturale -- non mangiano piu biada
e non hanno piu forza.

-- Ebbene -- risposi, -- faremo quest'ultimo tratto a piedi.

Sono sceso e, con la mia borsetta in mano, mi sono avviato verso lo
_chalet_.

Ma che cosa videro sotto la pergola le mie esterrefatte pupille?

E lui o non e lui?

Era Melai.

Ma non era partito? Se era lui, evidentemente non era partito.

Ho avuto una specie di turbamento premonitore.

Melai si intravedeva, sotto la pergola, pacificamente seduto su la
poltrona di vimini. Fumava beato una sigaretta e spingeva le spire del
fumo verso il cielo.

Ma non era solo. Oretta era in piedi davanti a lui.

E papa? e mama? Nessuno! Nessuno, fuor che cane Leone, addormentato.

Fin qui nulla di eccezionalmente grave; ma io avevo la percezione che
stava per succedere qualche cosa di grave; percio, quasi senza volerlo,
mi trovai giu nel fosso e guardavo attraverso la siepe quello che stava
succedendo sotto la pergola.

La scena era muta ma si capiva lo stesso. Gli occhi di Melai erano
imbambolati nella contemplazione di Oretta; ed io sentivo che i miei
occhi diventavano feroci.

Ad un tratto la manina di Oretta si mosse, prese dalla scatola, che era
sul tavolino di vimini, un cioccolatino: lo spoglio dolcemente, allungo
la manina. La bocca di Melai era anche essa imbambolata. Butto via la
sigaretta, e la signorina gli insinuo il cioccolatino nella bocca. E
seguito.

"Ma che confidenze son queste? Ma questo e un male ereditario! Ma quella
scatola e la mia scatola, quei cioccolatini sono i miei cioccolatini!".

Melai teneva ora chiusi gli occhi come alla prima comunione.

"Ah, e questa la rinuncia, o impostore?" esclamai. "Ma qui succede
qualche cosa di molto piu grave".

Ad un tratto, cosa vedo? Vedo la signorina Oretta che si accosta anche
piu verso di lui; allunga la mano, e immerge la mano dentro i capelli di
lui.

La mano passava e ripassava come se pettinasse: "la dama pettinava il
damigello". Lui andava indietro con la fronte e si lasciava pettinare.
Era uno spettacolo grandioso: muto. Ma io sentivo fischiarmi le
orecchie. Mi parve ad un tratto che nella campagna ci fossero come
nascosti dei piccoli genietti che accompagnassero quella scena con i
violini. Forse erano le cicale.

Poi, non so, o era il sole che si moveva sotto la pergola, o erano i
miei occhi esterrefatti, ma le due figure si spostavano stranamente.

Oretta si piegava sempre di piu, o si lasciava piegare; le pupille loro
si avvicinarono; i due volti si confusero, e allora non si mossero piu.
Ma questo evidentemente e un bacio! La musica dei genietti si fermo, e
anche il sole si fermo.

Non so per quanto tempo Melai e Oretta rimasero cosi, perche io ero
oramai paralizzato in fondo al fosso. Mi riscossi un po' per volta, e
dicevo: "Ma si baciano sempre! Brava, signorina Oretta, e
congratulazioni anche a lei, signor Melai, congratulazioni! Ah, un bel
santo!"

Volevo apparire dicendo cosi, ma non potei, perche, d'improvviso, cane
Leone si desto; latro con rabbia, latro con ferocia: lo vidi, con la
gola spalancata e tutta la pelliccia furibonda, balzare verso di me.

Mi sono trovato nel mio _chalet_, sporco come un mostro. Per fortuna
avevo ancora con me la mia borsetta.




                 XXVII. -- MI ADIRO PER LA PRIMA VOLTA.


Soltanto quando mi trovai nel mio _chalet_, e lo specchio mi rimando la
mia figura deformata e sudicia, ebbi la completa sensazione del mio
dolore. Io ruggivo: "Infame! Santarellina! _Mamz'elle Nitouche!_ Tira
via, non c'e papa! Ah, e timida, dice papa".

L'edificio da me costruito con tanta cura, dispendio di tempo e --
diciamo pure -- di denaro, era crollato. E volendo essere esatti,
bisogna dire: "seguitava a crollare". Una ragazzina minorenne, davanti
alla quale io, con suprema delicatezza, mi sono trattenuto sempre dal
proferire le parole sacramentali: "Signorina, io vi amo" dare dei baci
cosi! baci di donna provetta. Ah, falsa minorenne! Forse non esistono
piu minorenni. Probabilmente mentre io mi spazzolavo il vestito, essi
seguitavano ancora a baciarsi; e allora dovetti constatare che io
soffrivo. Infatti avevo gli occhi fuori della testa. E piu forse del
bacio, mi faceva fremere la visione degli atti preparatori del medesimo,
quando lei pettinava lui cosi dolcemente con la mano; quando lei gli
insinuava nella bocca i miei cioccolatini. Cosi! Faceva cosi! E feci a
me stesso l'atto di insinuarmi in bocca i cioccolatini col rosolio. "Tu
soffri realmente, Ginetto Sconer, tu soffri!" Il sapore di quella
fanciulla, che dovevo gustare io, se lo e invece gustato Melai. Guai se
io fossi un uomo sanguinario come usa adesso! A quest'ora sotto quella
pergola esisterebbero due cadaveri.

                                   *

La mattina seguente stavo un po' meglio, ma non cosi che, quando venne
Lisetta per rassettare le camere, io non dicessi:

-- Ah, belle cose, belle cose che succedono in questa casa!
Congratulazioni, molte congratulazioni con la vostra padroncina.

-- Perche, signore? -- mi domando Lisetta.

-- Voi non sapete forse quello che ieri e successo verso quest'ora, la,
sotto la pergola?

E raccontai quello che avevo veduto: -- Uno spettacolo indecente. Non
saprei dire per quanto tempo ha seguitato a pettinarlo.

-- Capira, signore, che finche lo pettina lei, non lo pettina la morte.
Faceva cosi tutte le mattine nei giorni che lei e stato via.

-- Voi dite?

Ella diceva cosi.

-- Ma quella sera che io sono partito, e partito anche lui! Allora era
una falsa partenza.

-- Non so, signore -- disse Lisetta --, ma io credo che abbia ottenuto
una proroga per affari di famiglia.

-- Ah, li chiamate affari di famiglia? Ah, un bell'ordine nell'esercito!

-- La mattina dopo che lei e partito, signore, lo abbiamo visto
comparire ancora qui, e la padrona gli ha fatto tanta festa.

-- Allora sua madre sapeva tutto.

-- Io credo di si.

-- E anche lui, il padre?

-- Oh, lui sa sempre le cose per ultimo.

-- Ma questo amore come e nato?

-- Chi lo sa, signore? L'amore nasce cosi!

-- Ma come "cosi"? Cosi sotto la pergola?

-- Tutto puo darsi, anche sotto la pergola.

-- Ma voi Lisetta, che sapevate le mie intenzioni, voi che vedevate che
io ero assente, perche non siete corsa ai ripari?

-- Ah, signore -- esclamo Lisetta mortificata -- io ho fatto quello che
potevo fare; e appena ho potuto, ho parlato alla signorina.

-- Ebbene?

-- Io non glielo volevo dire, signore, per non darle dispiacere.

-- Vi autorizzo a parlare.

-- Ebbene, gia che lo vuol sapere, la signorina ha detto: "Taci, taci
Lisetta! Io sposare un uomo cosi grosso e rosso che potrebbe essere mio
padre?".

-- Cosi ha detto? Inaudito!

-- Precise parole.

-- Ma voi dovevate insistere: "un uomo che sa quel che dice, che sa quel
che vuole, che conta qualche cosa nel mondo".

-- L'ho detto, signore.

-- E lei?

-- Lei? Lei ha detto: "con tutte quelle sciocchezze che dice, che fa
venire il latte ai ginocchi".

-- Idiota fanciulla! Dovevate dirle che io ero d'accordo con suo padre.

-- Anche questo ho detto.

-- E vi ha risposto?

-- Che piuttosto che sposare un parrucchiere, fosse anche coperto d'oro,
si butterebbe giu dal campanile di San Fulgenzio, che e il piu alto
della citta.

-- Ma e pazza quella fanciulla!

-- E innamorata, signore!

Lisetta tacque, e anch'io.

Ma quelle parole atroci riferite da Lisetta mi fischiavano alle
orecchie. Io parrucchiere? Io sono un costruttore della bellezza, e
anche di civilta, perche chi usa i miei prodotti e educato e civile.
Sentivo in me un'auto-intossicazione di furore.

-- Io tirero le orecchie a quel signore -- dissi.

-- Non lo faccia, per carita -- disse Lisetta. -- Tutti quelli che sono
stati in guerra hanno preso lo spirito sanguinario.

-- Credete forse che io abbia paura?

-- Oh, no, signore: ma dico che e un momento succedere una disgrazia.

-- Io, del resto, non voglio fare tragedie, ma gli parlero ad ogni modo
e gli diro il fatto mio: "Ah, lei, bel giovane, che contemplava le
stelle. Lei preferisce pero contemplare qualche altra cosa sotto la
pergola. Congratulazioni!" Oh, gli diro questo ed altro.

-- E impossibile perche e partito.

-- Non ci credo, perche doveva gia essere partito tante volte. Sara
partito provvisoriamente.

-- No, definitivamente.

-- Allora gli scrivero: "Ah, falso sentimentale! Le piacciono invece le
cose di questo basso mondo, compresi i miei cioccolatini". E, quella
infelice, preferisce uno sbarbatello, che oggi c'e e domani non c'e, a
me che nel mondo conto per qualche cosa. "Dico sciocchezze", io! "Un
uomo grosso e rosso", io!

-- Lei e un uomo che puo dare soddisfazione a qualunque donna.

-- Voi avete proferito una grande verita. Ma voi non sapete tutto.
Sapete perche io sono andato a Genova? Questo, vedete, e il terribile!
Io sono andato a posta a Genova per comperare il regalo di nozze. E
proprio mentre io comperavo i gioielli piu rari, ero tradito.

-- Oh, povero signore! Ma davvero proprio?

-- Dubitereste forse di quello che io dico? Venite qui, venite qui,
Lisetta. Guardate. Guardate, tanto per avere un'idea di chi sono io.
Questo era il regalo di nozze.

La ho condotta nella mia stanza e ho aperto la borsetta.

-- Maria santissima! Spavento!

-- Guardate soltanto questa collana. Per darvene un'idea, neppure la
regina ne ha una cosi.

Allungo il dito per toccarla.

-- Voi dovete sentire il peso.

-- E sono perle vere?

-- Vere? Vero oriente. Mica scaramazze.

-- E costano tanto?

-- Come voi, come lei, come lui, come tutta questa catapecchia, con
l'avvocato e sua moglie compresa. Si, si, pigliate pure. Gia tanto io me
ne andro di qui. Quelle forbicette, quella cipria. Anche quella pompetta
dell'acqua d'odore, se vi fa voglia.

E le permisi di saccheggiare la mia toletta.

                                   *

Scesi in giardino perche sentivo che avevo gli occhi feroci, e la mia
fisonomia era in disordine. Non vedevo piu niente. Ma quando ho visto i
gattini di Oretta che immergevano la linguetta rossa nel latte bianco,
attorno alla ciotola, ho dato un calcio formidabile: due gattini sono
saltati in volata sopra la siepe.




            XXVIII. -- DIVENTO QUASI FILOSOFO E ANCHE POETA.


Quel giorno mi sono eccitato; ma poi dopo mi sono calmato. Pero dentro
mi e rimasta una sensazione amara e disgustevole.

Eccola la, la impudica fanciulla!

Io la vedevo dalla finestra del mio _chalet_, sotto la pergola, che
lavorava, e c'era ai suoi piedi quell'abbominevole cane Leone. Chi
avrebbe mai imaginato che colei fosse stata capace di dare dei baci
cosi? di fare delle carezze cosi? Una fanciulla ancor minorenne! "No,
signorina! voi eravate una falsa minorenne, un surrogato del giglio. Voi
avete sorpreso la mia buona fede".

Io rivolgevo mentalmente queste parole dalla mia finestra alla signorina
Oretta quando mi accorsi che nel mio giardino c'erano dei gigli. Come
erano nati? Probabilmente erano gia nati, e si erano dischiusi senza che
io me ne avvedessi.

Cosi forse e avvenuto di Oretta: si e dischiusa sotto l'amore. Le donne
di Lionello si dischiudono d'estate e d'inverno; ma lo spettacolo
naturale e piu bello. Se non che dovevo essere io a dischiudere, signor
Melai. Io, non voi! Voi avete requisita la mia proprieta! Era la
gelosia. Che spaventoso sentimento! Agisce da pompa aspirante al cuore e
porta via tutto il sangue, tutta la proprieta. Voi non avete piu la
vostra proprieta. Si! Eccola la, ma non e piu vostra: e di un altro. La
proprieta di una donna non e come quella della mia palazzina. Non c'e
altra abbondanza che di donne, ma che importa? E quella donna! Con quel
ricamo della bocca, con quel sorriso, con quel sapore non ce n'e che
una. Perche, Oretta, non hai fatto le carezze a me? Perche non hai
pettinato, cosi, cosi i miei capelli?

Mentre io facevo cosi e cosi, mi accorsi che questa operazione non si
poteva compiere troppo bene, perche i miei capelli sono alquanto
incatramati dalla pomatina. Ritrassi infatti la mano profumata bensi; ma
appiccicata.

Posso convenire che i capelli di Melai si prestano meglio a questa
operazione.

Ma cio non toglie che voi, signor Melai, abbiate requisita la mia
proprieta. La quale si lascio requisire. E allora mi ritornarono alla
mente quelle abbominevoli parole di lei: "Un uomo grosso e rosso...!".

Ah, signorina Oretta! Un uomo grosso e rosso, io?

"La vostra opinione, signorina -- la apostrofai dalla finestra -- e
errata! Io sono io! Non saro un ragno, vestito in grigio-verde; ma io
sono un uomo _in gamba_ e che conta qualche cosa nel mondo; e il vostro
Melai e uno che oggi c'e, e domani non c'e. E voi, signorina? Io vi
credevo capace, non solo di pudore, ma anche di comprendere il vantaggio
della posizione eccezionale che io vi offrivo. Questa poesia di tipo
superiore voi non la avete capita. Tal sia di voi".

                                   *

Stavo ravviando col pettine i capelli disordinati, quando entro la
Lisetta.

-- Vi pare, Lisetta, che io sia grosso e rosso? I capelli rossi! No,
rossi: tizianeschi. Lasciate, lasciate passare un po' di tempo, e poi
vedrete che la vecchia e la giovane avranno a pentirsi amaramente.

-- Forse lei, signore, ha ragione -- disse Lisetta. -- Sapesse adesso la
mia padroncina quanto soffre da quando lui e partito. Non dorme piu, non
mangia piu; e diventata pallida.

-- Questa notizia -- dico io -- mi fa piacere. Prenda il papavero! Oh,
non capita mica tutti i giorni ad una povera provinciale di trovare un
marito con centomila lire di regali in soli gioielli, oltre il resto.

-- Poverina! Sara calata, da quando lui e partito, di tre buoni
chili....

-- Un chilo al giorno, -- dico io.

-- Adesso si che non digerisce piu bene!

-- Prenda la cascara sagrada, -- dico io.

-- Prega tutto il giorno perche il Signore lo faccia salvo.

-- Ditele che faccia anche un altro voto: di non uscire di casa il
sabato, cosi sono due giorni, venerdi e sabato.

-- Ma lei e ben cattivo, signore!

-- Pretendereste forse che io fossi buono con chi mi ha fatto del male?




            XXIX. -- L'INUTILITA DELLA MIA SAGGIA ELOQUENZA.


Io non avrei avuto questa conferenza con la signorina Oretta, se la
persistenza di lei sotto la pergola non avesse eccitato sempre piu la
mia indignazione. E d'altra parte il mio amor proprio oltraggiato
domandava qualche riparazione.

Ella si stava mattina e sera, sola soletta, sotto la pergola, curva a
lavorare; con cane Leone, immobile ai suoi piedi.

Deliberato il colloquio, feci una _toilette_ come per una visita di
condoglianza. Infilai un paio di guanti e mi inoltrai per il vialetto.
Il mio passo scricchiolante su la ghiaia fece voltare la testa ad
Oretta. Cane Leone -- maledetto sempre -- era anche lui tetro: non volto
la testa, non latro: ma si limito a mostrarmi i suoi denti.

-- Buon giorno, signorina Oretta -- dissi. -- Io sono dolente di non
aver potuto salutare ancora una volta il signor Melai, tanto caro e
simpatico giovane.

-- E partito.

-- Definitivamente, lo so.

(Silenzio).

-- Permette, signorina, che io mi sieda?

-- Ma la prego.

("E anche lei permette, e vero?" -- dissi con lo sguardo a cane Leone).
Mi sono seduto su la poltroncina di vimini, dove sedeva Melai.

-- Permette anche, signorina Oretta, che le parli?

-- Ma la prego.

Ella stava sempre con la testa in giu, sul ricamo. Ed io allora ho
iniziato verso la signorina Oretta un discorso patetico e insieme
persuasivo: -- Signorina Oretta -- cominciai --, le parlero, come dire?
non poeticamente ma praticamente: prima di venerdi sette giugno, ore
undici e mezzo del mattino, io vivevo nel convincimento che ella non
avesse mai varcato la frontiera, come dire? dell'Amore. Anzi credevo che
ella ne ignorasse persino l'esistenza: per conseguenza, io, da quel
perfetto _gentleman_ che mi onoro di essere, mi sono mantenuto verso di
lei sempre in un decoroso riserbo. Ho l'onore di essere ascoltato, e
vero, signorina?

La signorina Oretta non disse nulla ed io proseguii:

-- Ma la mattina di venerdi sette giugno, alle ore undici e mezzo,
reduce appunto da un mio viaggio a Genova, che ha, se permette, qualche
relazione con quanto sono per dirle, ho dovuto constatare, in modo -- la
prego di credere -- del tutto casuale ma irrefragabile, che lei sotto
questo _berso_ era gia a conoscenza, per non dire in possesso, del
territorio d'Amore. Specifico: e stato cosi e cosi....

Mentre io specificavo, credevo di essere interrotto: ma non fu cosi.
Credevo che il suo volto arrossisse. Ma niente di tutto questo.

Finii allora di specificare.

Ella si irrigidi.

-- Sono dolente -- dissi -- che il signor Melai sia partito, perche gli
volevo, oh non gia fare scene tragiche, ma cosi, semplicemente dire:
"Congratulazioni, signor Melai, congratulazioni sincere! Constatiamo che
lei, dopo avere proclamato la vanita delle cose di questo mondo, e
ritornato sopra la sua opinione; e che, dopo avere contemplato la luna e
le stelle, ha trovato che e piacevole anche abbassare gli occhi sopra un
amabile volto. Congratulazioni!".

La signorina Oretta comincio a capire il mio significativo linguaggio e
si scosse; ma io proseguii:

-- E congratulazioni anche con lei, che ha saputo chiamare quel giovane
ad una valutazione piu esatta dei beni terreni. Questa cosa ha fatto
piacere a lui, per quanto abbia fatto dispiacere a me. Ma niente di
male, signorina! Li per li, confesso, la cosa mi ha prodotto una certa
impressione, direi sfavorevole al di lei confronto; ma poi ci ho
pensato, e ho trovato che la cosa, o con l'intervento del signor Melai o
con l'intervento di un altro, doveva succedere, o in quel giorno o piu
tardi. Avrei desiderato col mio intervento,... ma non e questo
l'argomento dell'attuale colloquio. Quello che mi premeva di
significare, e che la mia attenzione si era posata con benevolenza sopra
di lei: tanto e vero che mi ero permesso qualche _avance_ di matrimonio
col di lei genitore, e ne avevo avuto buoni affidamenti. Ma io le diro
di piu: il mio viaggio a Genova era avvenuto per acquistare l'omaggio di
alcune bazzecole decorative, le quali non sono sdegnate anche dalle piu
rigide virtu. Senonche la mattina del sette giugno ho assistito
all'assalto della di lei virtu. Questo spettacolo, creda, non era nel
programma del mio viaggio! Ma badi: io non discuto in questo momento la
preferenza data al signor Melai: Melai le e simpatico, e percio io devo
essere antipatico. Il mio orgoglio d'uomo e rimasto ferito. A lei non
importa, lo so. Semplicemente mi sorprende che in una signorina, come e
lei, che io avevo prescelto specialmente per le sue qualita di
equilibrio mentale, abbia potuto aver luogo un fenomeno cosi folgorante
di passione, diciamo cosi, irrazionale. "No! parlo piano -- dissi a cane
Leone che stava attento: -- parlo piano come e mia abitudine: piano, ma
energico e preciso". E attesi una risposta.

Allora la signorina Oretta mosse le labbra, e venne fuori questa
risposta:

-- Noi ci conoscevamo da prima.

-- Ecco un particolare del tutto ignorato -- dissi. -- Con cio ella
vuole significare che esisteva un diritto di prelazione in favore del
signor Melai....

Fece cenno di si.

-- Il mio cuore sanguina; ma l'onore e salvo!

La signorina Oretta ebbe allora un sussulto: con la mano frugo, trasse
una lettera: me la offri.

-- Signorina -- dissi -- ella vuole offrire la documentazione di quanto
asserisce verbalmente; ma non importa, la prego.

Ma ella insistette.

-- Ebbene, quando ella insiste....

Allora io estrassi dalla busta la lettera, apersi il foglio, e lessi le
cose seguenti:

_"Signorina, mi chiamo Marco Melai; sono caporale nel 6o Battaglione
Cividale. Ho ventidue anni e mi trovo in guerra dal 5 ottobre 1915. Sono
stato gia ferito una volta. Mio padre e colonnello; la mia povera mamma
non c'e piu in questo mondo. Credo che questa presentazione sia
bastevole. Dove mi trovo? Sui monti. A lei indovinare. Vuole diventare
la madrina dei miei alpini? La assicuro che sono giovani forti, buoni e
valorosi. Non spetterebbe forse a me il dirlo, ma la verita non sta mai
male"._

Rimisi la lettera nella busta, e gliela restituii con bel garbo.

Ella la ripose nel non voluminoso archivio del suo seno.

-- Ma mi permetta, signorina -- ripresi: -- dallo stile di questa
lettera sembra che questo signore non conoscesse lei di persona.

Oretta rispose:

-- E nemmeno io conosceva lui.

-- Sarebbe indiscrezione domandare qualche schiarimento in proposito?

-- L'anno scorso -- disse allora Oretta -- io ero ancora a scuola,
quando la signora direttrice ci ha invitate a dare qualche libro di
lettura per i soldati.... Io allora ho dato le _Mie Prigioni_ di Silvio
Pellico, dove c'era scritto, sul frontespizio, il mio nome....

-- E probabilmente anche l'indirizzo....

-- Si, signore. E allora una mattina, ecco che viene il postino, e mi
consegna questa lettera qui....

-- Signorina, la prego: si calmi. E appena ricevuta questa lettera, lei
ha risposto....

-- L'ho fatta vedere....

-- A papa!

-- No, a mama.

-- E mama ha detto?

-- Di rispondere con due parole gentili.

-- E lei, naturalmente, ha risposto.

-- Si, signore.

-- E lui ha continuato a rispondere....

-- Si, signore. Dopo io l'ho conosciuto qui all'ospedale, dove andavo
con mama. Una volta, andando all'ospedale, io avevo una rosa con me....

-- E lui gliel'ha chiesta.

-- Si, signore.

-- E lei gliel'ha data.

-- Si, signore.

-- E mama era presente?

-- Si, signore.

(Ho capito: la rosa era diventata un rosaio).

-- Permette ora una domanda? Lei vuol bene a suo papa oltre che a mama,
e vero?

Mi guardo stupefatta.

-- Suo papa e un uomo serio, un uomo positivo. Egli sa che le rose
fioriscono in maggio, ma dopo viene l'inverno. Il suo sguardo vede
soltanto la primavera, ma il nostro e piu lungimirante e si estende in
tutto l'orizzonte della vita. Crede lei, signorina, che il di lei babbo
sara contento quando sapra che lei ha legato il suo destino a quello di
un soldato?

-- Allievo ufficiale, signore!

-- Sia pure _allievo ufficiale_....

Io volevo dire _allievo cadavere_, ma me ne astenni; i due laghi alpini
si venivano velando, e il mio primo sentimento fu di estrarre dalla
tasca il mio fazzoletto, e passarlo su quel visino. Pero provavo piacere
a vederla soffrire.

-- Ma sono queste anime pure -- esclamo d'un tratto -- che si
sacrificano oggi cosi.

La signorina Oretta proferi queste parole con notevole eccitazione, e in
quella circostanza io potei constatare l'agitarsi di quel seno, che fino
a quel giorno brillava per la sua assenza.

-- Signorina -- risposi -- condivido i suoi nobili sentimenti; pero se
lei volesse ritornare sopra le sue deliberazioni, se vuol dimandarne una
dilazione nella risposta, per conto mio sarei disposto a considerare
come non avvenuto il fenomeno apparso sotto questo _berso_, la mattina
del sette giugno.

Ma la risposta fu improvvisa e non quale la mia generosita meritava.

-- Signore -- mi disse -- io ho fatto quello che dovevo fare secondo il
mio cuore. Se lui tornera, ci sposeremo. Se no, sara quello che Dio
vorra.

Lei diceva queste parole per conto suo, e due lagrime intanto, emissarie
dei due laghi alpini, scendevano per conto loro giu per le gote.

-- Quando e cosi, basta, signorina, basta! Quello che lei ha fatto e
sentimentale, ma non e pratico -- dissi presentandole la mano guantata.

Mi sono alzato e mi sono inchinato.

                                   *

La signorina Oretta non poteva dichiarare in modo piu esplicito di avere
abbandonato tutte le sue riserve al prestito nazionale per la guerra.
Tuttavia e un fatto che le donne hanno la tendenza a dare il loro voto
agli uomini di tipo sanguinario. Non mi parve dovere esporre la mia
dignita a ulteriori insistenze. Prosegua, prosegua a piangere, signorina
Oretta! Quando quel signore tornera, se tornera, non trovera che un
naso, i capelli, e quattro ossi in croce della fu signorina Oretta.




                XXX. -- LA VENDETTA E IL CIBO DEGLI DEI.


Seduto davanti allo _chalet_, io eseguivo una specie di bilancio
consuntivo, quando un'ombra intercetto la luce, e si fermo davanti a me.

Era madama Caramella. A quella vista sentii nascere in me un cosi
concentrato furore che, per la prima volta, mi giudicai capace di una
azione violenta.

-- Buon giorno, cavaliere, -- mi dice con adorabile tranquillita. -- In
settimana verra senza fallo l'imbianchino a pulire la cucina.

-- L'imbianchino? Non occorre piu.

-- Ma non viene la sua signora madre?

-- No. E andata ad _Aix-les-Bains_.

-- Oh, quanto mi dispiace!

-- Anche a me.

Silenzio.

-- Mi pare di cattivo umore, cavaliere, -- dice madama Caramella.

-- Io? Puo darsi. Ma lei invece, per quello che succede, mi pare di
troppo buon umore.

-- Qualche cattiva notizia nel bollettino della guerra?

-- Nel bollettino della guerra? Non so: ma nel suo bollettino, si certo.

-- Mio?

-- Suo, si, di lei. Come? Non lo sa? Ma lei e entrata in guerra! Io ne
sono ancora stupefatto: una donna come lei che non e piu una giovanetta,
che fino a ieri aveva dato prova di equilibrio mentale, di senso della
realta, decreta anche lei improvvisamente il salto nel vuoto; e finche
lo fa lei il salto, poco male, ma ci spinge la sua figliuola e quel buon
uomo di suo marito. Io credevo che lei volesse bene alla sua famiglia.

Constato con piacere che madama Caramella e stupefatta alle mie parole.

Madama Caramella mi domanda che cosa e successo.

-- Lo domanda a me? Le sue vesti bruciano, e mi domanda che cosa
succede? Lei lo deve sapere meglio di me. Non e lei che ha permesso a
quel signor Melai di venir qui?

-- Ma sono fidanzati. E naturale!

-- Quanto a _naturale_, nessuno ne dubita. Anzi io le posso dire che tre
giorni fa, alle ore undici e mezzo del mattino, tornando da Genova, ho
assistito la, sotto quella pergola, ad una scena anche troppo naturale.

Descrivo la scena, ma madama Caramella non stupisce, non arrossisce. Si
limita ad osservare che un bacio tra fidanzati e una cosa che usa da
molto tempo. -- Ma, e poi, scusi, cosa c'entra lei?

-- Mi domanda cosa c'entro io? Arriveremo anche a questo punto. Intanto
le faccio osservare che quello era un bacio speciale, come una _film_ di
lungo metraggio, ai cui ultimi quadri io mi sono sottratto per ragioni
di decoro personale. E lei poi si scandalizza per un po' di gambe che
mostrano le ragazze a Milano! Ma lasciamola la! Questo fidanzamento e
avvenuto col suo consenso?

-- Sa lei forse -- domanda madama Caramella -- qualche cosa sul conto di
Melai? Un giovane di famiglia onorata....

-- Non discuto affatto.

-- Un giovane che ha sempre proceduto con la piu scrupolosa delicatezza,
tanto e vero che la prima cosa fu di presentarsi a me con una lettera di
suo padre. E d'altra parte domando e dico: ad un giovane che fa il suo
dovere per la patria, ad un giovane ferito, all'ospedale, solo,
poverino, che domandava di corrispondere con Oretta, potevo io dir di
no? Ma se non ci aiutiamo fra noi, buoni, chi ci deve aiutare?

-- E un'opinione rispettabile, ma non condivido. Il suo preciso dovere
era invece, appena ella si accorse di quella passione, di troncare:
taglio netto. Probabilmente anche lei, madama, si e lasciata sedurre
dalla montura.

-- Oh!

-- Prego, si calmi. Osservi invece -- tanto per incidenza -- come e
ridotta sua figlia. Pareva un fiorellino, e adesso e uno straccio.

-- Ma bisogna bene soffrire qualche cosa in questo mondo....

-- Ma chi le ha dato da intendere questo?

Madama Caramella guarda la mia calma con un principio di alienazione
mentale.

-- Oh, io sono certa -- disse madama Caramella -- che quando mio marito
sapra tutto, dira: "Hai fatto bene!".

-- Io non credo: ma se fosse cosi, direi che il di lei consorte e molto
piu poeta di Cioccolani! Scusi, signora, ma lei sta in piedi e cio mi
dispiace.

Prendo una sedia, e prego madama Caramella di accomodarsi.

Proseguo: -- Mi posso sbagliare, anzi mi auguro di sbagliare; ma lei,
cara signora, ha commesso un'imprudenza le cui conseguenze possono
essere incalcolabili. Lei ha arrestato il benessere della sua famiglia.
Ma certo! Sa lei come vanno in malora le famiglie? Generalmente in
conseguenza di un errore iniziale che passa quasi sempre inavvertito:
che puo essere la firma a una cambiale di favore, un contratto
sbagliato, una mancanza di precauzione igienica, un matrimonio fatto coi
piedi: appunto una mancanza di igiene morale: e il suo caso! Dopo, cara
signora, lei ha un bel seguitare a fare il bucato in casa, tener le
galline, fare i salamini e i prosciutti in famiglia....

Constato con piacere che madama Caramella e presa da un po' di convulso.

-- Ma quando sara finita la guerra, quando lui tornera, saranno felici.
Non crede lei che la guerra finira presto? -- domando con ansia madama
Caramella.

-- Finire? Ma se e appena un anno che e cominciata? Dove ha letto lei
queste panzane? Nei giornali forse? Ma cosa crede lei che scorticare i
tedeschi sia facile come scorticare il suo porcello? Eh! eh! Noi uomini
d'affari ne sappiamo qualche cosa. Finire? Ma, prima, si deve muovere
l'America, che sono cento milioni; poi si deve muovere l'Asia che sono
almeno altri cinquecento milioni. Pensi che adesso, con la telegrafia
senza fili, si puo chiamare tutto il mondo alla guerra.

-- Ma finira una buona volta.

-- Puo darsi; ma dopo verra la rivoluzione, e chi si salvera saremo
appena noi modesti capitalisti che sapremo, se occorre, comperare anche
la rivoluzione.

-- Ma Iddio non permettera.... -- balbetta la povera madama Caramella.

-- Ma cosa vuole che Iddio, con una amministrazione cosi vasta, possa
occuparsi di questi dettagli? Lei ha tempo, cara signora, di iniziare
per la sua figliuola una cura ricostituente.

-- Ma lui tornera, si fara una posizione, e una volta sposi, saranno
felici.

-- Lo auguro, ma elevo dei dubbi. Anche nella migliore delle ipotesi,
lei non deve dimenticare che quel signore faceva baldoria. Io mai fatta
baldoria! Poi lei ha sentito: fucila le signorine! Badi che io ammiro e
amo il signor Melai: ma come individuo che possa dare la felicita alla
sua signorina, escludo. Pero se le fa piacere, ammettiamolo! Se non che,
coi tempi che verranno, il matrimonio sara un lusso che soltanto un
milionario si potra permettere. E invece lei, mia cara signora, aveva
proprio la felicita a portata di mano qui nella sua casa. Io gliene
parlo con la massima calma, come del resto e mia abitudine: ma accentuo!
Permette, signora?

E sono andato di la e ho preso la borsetta. Mi siedo e proseguo:

-- Le cose stanno cosi, signora: i miei occhi si erano posati con
notevole benevolenza su la di lei signorina, e non sarei stato alieno
dal domandarla in isposa. Sarebbe stato un matrimonio razionale, senza
eccessiva passione da parte della signorina: lo posso ammettere. Prego
non mi interrompa. Ma io non credo -- mi potro sbagliare, sa, -- io non
credo che sia necessario fare precedere il matrimonio da un periodo
incendiario, come una reticella Auer che prima bisogna bruciare. No, io
non credo. Certo e che io ho coltivato nel mio cuore una speranza, una
illusione; ma non parlo per me. Capira benissimo che a me non manca a
chi buttare il mio fazzoletto. Parlo per quella povera signorina Oretta,
che ha goduto un momento per un giro di valzer in un mattino di
primavera; ma come deve scontare! E anche mi si stringe il cuore
pensando a quel brav'uomo del di lei consorte, che meritava proprio di
finire i suoi giorni tranquillo. Ma mi preme, signora, di documentare
quello che io dico: io non _bluffo_; io documento!

Aprii la borsetta.

-- Ecco qui. Andai a Genova apposta. Ecco qui: questi, come ella puo
vedere, erano i regali di nozze. Autentici e parecchi: balasci,
smeraldi, turchesi, opere di gran lapidari: mica scaramazze!

Madama Caramella non parla piu.

Io proseguii: -- Invece di deperire, lei vedeva la sua figliuola bella,
felice, moglie del cav. Ginetto Sconer, e da qui un anno lei, scusi, era
nonna e la sua figliuola c'era il pericolo, caso mai, che ingrassasse di
troppo. Destino, cara signora! Ma l'imbianchino ora e perfettamente
inutile.

Cosi ho tolta la seduta.




               XXXI. -- _CHAMPAGNE_, PESCHE E PROSCIUTTO.


-- Cosa state facendo, signor Sconer? Sempre l'uomo georgico?

-- L'ho fatto, ohime, contessina; ma ora sto facendo le valigie. Ero
venuto qui a P*** per un certo affare, ma non si pote concludere. Lo
metteremo alla partita del passivo.

La contessina era venuta da me, questa volta, sola: senza il seguito del
poeta al guinzaglio.

-- Con quest'orribile caldo!

-- Vi disturbo, Sconer?

-- Lei mi perturba, non mi disturba. Certo io non la posso ricevere con
tutte le regole del protocollo. E tutto sottosopra qui.

-- Avete un bicchier d'acqua, Sconer?

-- Ma lei ha sete, lei e sudata, lei e venuta a piedi per quella strada
bruciata da questo terribile sole. (Era quasi mezzogiorno). -- Quando
penso che la pelle del suo adorabile volto, delle sue adorabili mani puo
oscurarsi, c'e da fremere per il rimorso.

-- Avevo i guanti e il velo.

-- Ah, meno male.

-- E poi io mi diverto nella gioia del sole.

-- Io no: d'estate preferisco l'ombra.

-- Io invece il gran sole; e d'inverno andare per la neve, quando tutto
e neve, sentir la gioia di affondare nella neve sino alla caviglia:
respirare la neve.

-- Allora preferisco il termosifone.

Ma perline di sudore le si venivano formando su la fronte. Ella estrasse
un moccichino di merletto del tutto insufficiente perche non era piu
grande della palma della mia mano. Allora io spiegai i miei bellissimi
fazzoletti. -- _Pardon!_ -- e ne posai uno delicatamente sul suo volto,
un altro su la nuca.

-- Voi, Sconer, mi velate come Iside.

-- Veramente io vorrei fare il contrario.

-- Siete ben temerario....

-- Conservero, contessina, questi fazzoletti imbevuti della di lei
persona. Ma dicevamo? Ah, l'acqua. L'acqua qui e in fondo al pozzo, e il
pozzo e cupo. Ma ora che ben mi ricordo, devono rimanere nella credenza
due avanzi di una stirpe infelice. Se lei puo sostituire l'acqua con lo
_champagne_....

(Sono proprio gli avanzi di quelle bottiglie di _champagne extra dry_
che mandai a prendere quel giorno per onorare Melai al pranzo; una delle
quali probabilmente ha servito ad alimentare quell'incendio che io
dovevo contemplare la mattina del sette giugno. Ah, povero mio
_champagne extra dry!_)

-- Probabilmente saranno calde, ma le facciamo subito _frappees_; le
mettiamo giu nel pozzo.

La contessina accetta con piacere.

Realmente nella credenza erano onestamente rimaste obliate le due
bottiglie dal collo d'argento.

La contessina si diverte. Vuole metter lei le bottiglie nel secchio, e
calar lei la fune.

-- Un momento, contessina.

-- Che cosa?

-- Eh, ma se caliamo le bottiglie cosi, dopo, quando il secchio e
nell'acqua, galleggiano e vanno via. E chi le ripesca piu? Bisogna
legarle al secchio.

E meravigliata.

-- Sempre cosi previdente, Sconer?

-- Sempre, contessina. Sistema della Casa.

Leghiamo, caliamo le bottiglie.

Ora i bicchieri. Nella credenza vi sono molti bicchieri, ma non le coppe
per lo spumante. V'e un cavatappi di stile antiquato, ma non serve.

E la prima volta che mi avviene di adoperare gli _oggetti consegnati
oggi sei maggio al cavaliere Ginetto Sconer_ dalla signorina Oretta.
Quante speranze, allora! Ma quel tempo e fuggito. Fiori la speranza al
tempo delle violette, e la speranza mori al tempo delle rose. Non
pensiamoci piu.

Tovagliolini non ve ne sono: ma tovaglioli molti. Ghiselda ne spiega uno
di lino grosso spigato.

-- Pare una tovaglia.

-- No, un tovagliolo. Ne abbiamo anche noi di cosi fatti alla nostra
villa delle Cipressine. Nostra? Credo che sia svanita la villa delle
Cipressine.

Fece un gesto con la mano, e vi soffio sopra come su una bolla di
sapone. -- Peccato! Ero nata la.

Ora tiriamo su le bottiglie.

La vista dell'acqua gelida nel secchio la attrae, vi immerge la mano,
raccoglie l'acqua nella conca della mano e si diverte a farla cascare.

-- Sa come Pindaro chiama l'acqua?

-- Mi dispiace....

-- E sa come la chiama S. Francesco? "Umile e casta!"

-- Oh, infelice! Ma noi berremo _champagne_.

Stappo: il tappo salta. Pum! Lo _champagne_ ci spruzza, ma la contessina
beve.

-- Delizioso bere -- esclama -- quando si ha sete.

Questo lo so anch'io.

-- Un biscotto, Sconer?

-- Ce n'erano tanti, e cioccolatini anche. Ora piu niente! Ma lei ha
fame, contessina!

-- Mio Dio, si.

Guardo con stupore quella meravigliosa creatura, sottoposta anche lei
alla legge della fame: ma sono cose che avvengono a mezzodi. Mi balena
una idea luminosa.

-- Contessina, se noi facessimo colazione?

-- Qui?

-- Si, contessina.

-- Qui all'aperto? Vicino al pozzo? Sotto quest'ombra? Ah, delizioso!

-- Tanto piu, contessina, che il pozzo agisce da termosifone
refrigerante. Gia, ma non c'e niente da mangiare. Un momento, pero.

Esco, trovo Lisetta, le racconto il caso, e la prego di portare qualche
cosa: ma subito.

Ritorno.

-- Occorrera un piatto, delle posate -- dico alla contessina.

(Ecco li la credenza con gli oggetti consegnati al fu cavalier Ginetto
Sconer).

-- Faccio io -- dice lei.

Vuole lei preparare la tavola e mi impone la ubbidienza.

-- Contessina -- dico tuttavia -- se vogliamo (ma come si puo dire
questa volgare parola, _mangiare_?) fare un piccolo _lunch_, io credo
che sia meglio metter prima fuori la tavola e preparare poi.

Trasportiamo un piccolo tavolino vicino al pozzo, presso la siepe,
all'ombria. Dopo di che, ella mi ordina di stare seduto. Rabbrividisco
di piacere al suo ordine. Mentre ella va e viene e porta le stoviglie,
io la ammiro.

-- Contessina -- dico -- mi permetta di farle un complimento. Lei mi
ricorda quelle meravigliose cameriste che si trovano nei romanzi del mio
amico Lionello.

Ride.

Si vedevano, mentre lei va e viene, quelle due cosine gelatinose che
danzavano. Ah, l'estate, col velo che a pena portano le signorine, e una
stagione terribile!

-- Contessina, mi permette un altro complimento?

Ella portava due modeste scarpette di color grigio, che delineavano la
forma del piede cosi dolcemente come una sementina di popone, e due
roselline di perle erano il solo ornamento.

-- Contessina -- dissi -- sinora ho creduto che i tacchi alla _Louis
Kenz_ rappresentassero la piu alta espressione della moda, ma lei mi fa
ricredere. Le sue scarpette sono i guanti _gris-perle_ delle sue
incomparabili estremita.

Si ferma, mi guarda con quei suoi occhi, e dice:

-- Sa che lei, Sconer, dice delle sciocchezze?

-- Tutto puo darsi, contessina.

Ho la sensazione del vuoto.

Mi tornano a mente le parole di Maioli: che Ghiselda e la piu bella nave
che sia stata varata nell'oceano femminile. Che io sia gia trasportato
nell'oceano? Ho paura e nel tempo stesso sento una gioia, una gioia che
mi raddoppia la vita. Dio mio, che sia il bacillo dell'amore di cui
parla il dottor Pertusius? Salvami, dottor Pertusius! No, lasciami
morire. E cosi dolce morire cosi. L'universo mi guarda attraverso gli
occhi di lei; la sua capellatura d'oro mi soffoca. Calmiamoci, Ginetto
Sconer. Dissi allora:

-- Io non dimentichero mai, contessina, questo giorno inaugurale.

-- Perche, signor Sconer?

-- E me lo domanda? Essere servito a tavola da lei! Mi permetta che noti
questa data memorabile: quindici giugno! Essa fara da contrappeso ad
altra data infelice.

-- C'e tutto in tavola, vero? -- mi domando sorridendo.

-- Si, manca una cosa e poi c'e tutto.

-- Ah, i fiori, mancano i fiori.

C'erano ancora dei gigli nel giardino: li coglie, cioe li vuol cogliere,
ma il fusto resiste.

Allora io levo dall'astuccio il mio temperino d'argento, faccio scattare
la lama, offro.

-- Ma lei ha tutto, Sconer!

-- Tutto, contessina.

Cosi ella taglia i gigli. Li aspira, e sospira: -- Ah, deliziosi i
gigli! Sentite, Sconer!

-- Si, deliziosi: ma hanno dentro l'inconveniente di quella cosina
gialla. Vede?

E pulisco la cosina gialla che si e attaccata su la punta del mio naso,
e -- _pardon!_ -- anche sul suo.

-- Piuttosto -- dico -- cogliamo delle rose.

Colgo una rosa, la odoro, ma vedo venir fuori due bestie. Orrore! La
contessina ride, ma io scuoto la rosa e schiaccio le due bestie.

-- Cosa avete fatto, Sconer! Voi avete ucciso due bellissime cetonie.

-- Ma perche erano entrate dentro le mie rose?

-- Per amarsi -- disse la contessina -- e le rose sono il loro talamo
profumato.

-- Fortunate le cetonie -- sospirai io.

Ella prende la rosa, e coi gigli la mette entro una caraffa, e questa
dispone su la tavola. Dice: -- Ora c'e tutto!

-- Mi dispiace -- dico io --, ma manca sempre una cosa.

-- Dio mio! Che cosa? -- Cerca, non trova.

-- Il sale, contessina.

                                   *

La Lisetta viene, intanto, con una fiamminga di fette di prosciutto,
cosi roseo, cosi spirituale che penso anch'io ai misteri della natura,
che ha creato una bestiaccia tanto immonda, per fornire a noi un cibo
tanto distinto. La contessina si siede, mangia. Come e interessante
vederla mangiare! Una rosea fetta scompare nella rosea bocca. Sembra che
mandi giu dei _fondants_.

-- Ma sapete, Sconer, che questo _jambon_ e delizioso?

-- Lo credo. (Deve essere il fratello maggiore del porcelletto della
signora Caramella).

-- Ma mi permetta: non teme lei che a mangiare cosi le possa far male al
corpo?

-- Male al corpo, Sconer? In che modo? Io non mi sono mai accorta di
avere un corpo.

-- Io, si.

Sospirai profondamente.

-- Dunque, contessina, deliziosa l'acqua, delizioso il vino, deliziose
le cetonie, delizioso il prosciutto: tutto delizioso....

-- Ah, si, Sconer; forse anche la morte, deliziosa; ma non ne ho la
sensazione: mi pare di non dover morir mai.

-- Anch'io, contessina. Cioe, deliziosa la morte no; ma voglio dire che
anch'io ho la sensazione di non dovere morire mai. Cosi che se noi due
fossimo marito e moglie, non moriremmo mai.

-- Ah, ah, ah! -- Da in uno scoppio di risa sconcertante che le si vede
sino alla gola.

-- Come Filemone e Bauci.

Non conosco questi signori, ma mi pare che lei prenda la cosa in giuoco.

Ma si fa seria d'un tratto e dice:

-- Mio Dio, cosa stiamo facendo, Sconer?

-- Stiamo facendo colazione, contessina.

-- Ma e compromettente!

-- Magari fosse, contessina.

-- Ma lei e davvero audace!

Io sospiro.

Lei torna a dare in un altro scoppio di risa.

Io sono disorientato. Qui sta per succedere qualche cosa di
straordinario. E il sole che l'ha indorata? lo _champagne_ che l'ha
eccitata? Non so: ma questa donna e titanica, folgorante. E la gioia
trionfante.

Vivere con lei, viaggiare il mondo con lei sempre in un delizioso
_tete-a-tete!_ _Sleeping car_, _Excelsior hotel_, _Palace hotel_.
D'estate al Capo Nord, d'inverno, _orient-express_, in Egitto, su quei
battelli che solcano il Nilo, come in quel quadro che c'e Cleopatra.

-- Ma che cosa ha lei, Sconer?

-- Sogno, contessina.

Questa donna e famelica. Ridendo, mentre io sogno, ha mangiato tutto il
porcelletto. Che cosa devo darle ancora?

Ma il piatto vuoto del porcelletto di madama Caramella mi fa sovvenire
che esistono anche le pesche della medesima. Lei le ha contate: lo so.
Ma non importa.

-- Un momento, contessina -- dico.

Mi allontano, ed eseguisco la requisizione delle pesche: un atto audace,
non diro come furto; che, dopo tutto, vada per i miei cioccolatini che
la signorina Oretta infilava nella bocca di quel signore; ma perche
correvo il rischio di essere sbranato da cane Leone.

Ritorno con le pesche.

Alla vista delle pesche, la contessina e presa da gioia saltellante. --
Lei e ben gentile, Sconer. Lei lo sa che io adoro le pesche? _Tu la
persica che si spicca e ne cola il succo giulio, dammi._

Io do le pesche.

_Lei_, _voi_, _tu!_ ecco, siamo passati al _tu_! Oime, no!

-- Sapete, Sconer, chi dice cosi? E un grande poeta che dice cosi.
Sentite che profumo -- dice, e me le mette sotto il naso, le pesche!

Povero Ginetto!

-- Permettete, Sconer?

Ne prende una e la morde; immerge quei denti nella carne della pesca.

-- Contessina -- supplico -- non faccia cosi.

-- Le vengono i brividi, Sconer?

-- Direi di si.

-- Anche mamma non puo vedere.

-- Veramente io.... non e per le ragioni di mama!

Mi fissa un momento sorpresa; con quelle labbra sanguinanti dalla pesca.

-- Voi siete molto sensibile, Sconer!

-- Tanto, contessina.

Qui sta per succedere qualche cosa che decidera della mia vita. Anch'io,
come madama Caramella, come tutti, entro in guerra.

E se lei non distingue l'attivo dal passivo, che importa? Maioli,
Maioli, tu stai per guadagnare l'automobile. Che fare? Gettarmi ai suoi
piedi? Peccato! Adesso non usa piu.

Mentre pensavo cosi, mi sorprendono queste parole di lei.

-- Sapete, Sconer, che sono venuta qui anche giovedi scorso? Ma mi hanno
detto che voi eravate assente.

-- Infatti son dovuto andare a Genova per un certo affare di oggetti
preziosi.

-- Commerciate anche in oggetti preziosi?

-- Ohime, si.

Vado a prendere la borsetta, la apro. Ella vi immerge la mano. Esamina:
scruta, pesa. Dice:

-- Molto bello. Avevamo anche noi tanta di questa roba.

-- Questi orecchini di brillanti -- dico -- mi sembrano quasi degni di
lei. Mi piacerebbe provare.

-- E inutile: non ho il lobo forato. Non credete?

Ella piego la testa da un lato e, gorgogliando un caro riso, concedette
alla mia mano di sollevare la impareggiabile seta dei suoi capelli,
affinche io constatassi che il lobo non era forato. Ma nel toccare quel
cosino dell'orecchio, elastico e dolce, io rabbrividii.

-- Allora quest'anello, contessina.

-- Oh si, questo smeraldo incastonato all'antica mi piace.

-- Permette -- domandai allora -- che lo mettiamo in opera?

Mi porse la mano. Io provai le dita e infilai l'anello nell'indice:
rabbrividii per la seconda volta. Appressandomi, sentii il calore
profumato di carne del suo alito.

Si contemplo la mano un po' meditabonda.

-- Ne aveva uno cosi anche mama, con uno smeraldo anche piu cupo. Ma io
non ci tengo piu ai gioielli.

-- Nemmeno io, contessina, benche oggi l'investimento del capitale in
preziosi sia molto indicato. Sarebbe come una lirica del capitale! Ma le
confesso che tengo di piu assai alla mia modesta palazzina in Milano, al
mio modesto appartamento.

E io le parlai allora della mia palazzina in Milano, mia proprieta; del
mio appartamento in istile _Louis Kenz_, ma con tutto il _comfort_
moderno. -- Tutto, tutto, c'e tutto, ma manca solamente una cosa....

Ella mi ascoltava pensosa.

Mi attendevo questa deliziosa domanda: "Che cosa le manca, caro
Sconer?".

E invece venne fuori quest'altra domanda: -- Sapete quello che accade a
Cioccolani?




                         XXXII. -- IL DISASTRO.


Al diavolo! Io lo aveva dimenticato, ed ecco, anche in mezzo alla gioia
del simposio, l'ombra di Cioccolani.

-- Ammalato?

-- Peggio. Una cosa indegna! Voi ricordate certamente, Sconer,
l'_Attileide_ di Cioccolani....

Io ero atterrito.

Anche allora, Cioccolani e l'_Attileide_, _Attileide_ e Cioccolani.

-- Ebbene, signora, che cosa e accaduto all'_Attileide_, cioe a
Cioccolani?

-- Questo grande dramma -- disse la contessina -- era destinato
all'aperto; ricordate, e vero?

-- Perfettamente: le turbe, gli Unni, l'organo.

-- Si pensava al teatro d'Albano sui colli laziali: ma il teatro
d'Albano sventuratamente non esiste ancora. Allora abbiamo pensato ad un
grande teatro di Roma, e ci siamo messi in corrispondenza con Roma. Ma
Roma non ha risposto.

-- Anche al telefono e lo stesso: Roma di solito non risponde.

-- Vi prego di non scherzare. Hanno risposto -- dice lei -- ma fanno una
difficolta: il nome di Cioccolani.

-- Non e un bel nome. _Sconer_ e piu bello.

-- Forse avete ragione? E terribile! Un padre ha il diritto di lasciare
a un figlio genio la eredita di un nome volgare! Ma l'obbiezione che
fanno quei signori di Roma e un'altra. Essi dicono: "Cioccolani non e un
nome conosciuto". Non e _piazzato_. Capite? Quello che importa non e
creare i _Canti ermetici_, creare l'_Attileide_. No! _Piazzarsi!_ Ah,
mostruoso!

-- Fino a un certo punto. In commercio, contessina -- mi permisi io di
obbiettare -- si verifica lo stesso fenomeno. Si fabbrica un prodotto;
ma la cosa piu difficile e _lanciarlo_, imporre il nome! "Ficcatevi bene
in testa questo nome!". E si fa un uomo con un chiodo che penetra dentro
la testa. Molte volte e la fortuna di un nome. _Pillole Plak!_ Qualunque
farmacista le puo fabbricare. Ma _Pillole Plak_ si sono imposte. Sente
che nome? _Plak_! Pare un comando. Naturalmente e un suono tedesco, cosi
lo capiscono di piu.

Ma la contessina, invece di ridere, rimase seria.

-- Ah si, -- disse -- per voi, gente mercantile, l'_Attileide_ e i
vostri empiastri sono la stessa cosa. Intanto quel povero giovine ne
morira di dolore.

-- Per cosi poco? Speriamo di no, contessina. Se l'_Attileide_ non potra
essere rappresentata a Roma, si potra rappresentare a Milano: se non
quest'anno, l'anno venturo. E questione di aspettare.

-- Aspettare? Non si puo aspettare.

-- Scusi -- dissi io -- Cioccolani non sara mica una donna, _pardon!_ in
istato interessante, che non puo aspettare un giorno di piu.

-- Questo appunto e il caso -- disse la contessina -- perche se venisse
la pace, l'_Attileide_ e rovinata.

-- Per questo non si preoccupi, contessina. Il governo italiano ha
calcolato la guerra a tre mesi: ma il governo inglese, che e piu
pratico, l'ha calcolata a tre anni.

-- Voi mi consolate, Sconer.

(Vedete le donne! Questa qui, presso il pozzo, vuole la guerra: quella
la, sotto la pergola, vuole la pace).

-- Contessina, -- dissi io -- mi conceda di non capire perche Cioccolani
non puo aspettare.

Si passo sconsolatamente la mano su la fronte come per dire: "Quest'uomo
che non capisce niente!", e mi domando:

-- Lei conosce la storia?

-- Quale storia?

-- Quella che si legge sui libri.

(Caro angiolo, le volevo rispondere, se studiavo la storia sui libri,
non diventavo gerente della societa X*** e compagni).

Risposi:

-- Certamente, contessina.

-- Ebbene, Sconer, per quale ragione gli Ebrei conquistarono la Terra
Promessa?

-- Perche videro -- risposi io -- un campionario di uva bellissima, e
gli Ebrei avevano sete.

-- Bravo! Ma ci volle Mose, l'uomo di genio che disse loro: "Va, rapisci
quell'uva, perche tu sei il popolo eletto e se i Cananei diranno di no,
e tu fanne scempio". E perche Alessandro conquisto l'Asia? Perche disse
ai Greci: Io sono Dio e gli altri son barbari. E perche Napoleone
conquisto il mondo? Perche disse, _liberte, egalite, fraternite_, una
menzogna colossale, ma non importa! _Allons, enfants de la patrie_;
quaranta secoli vi guardano dall'alto di queste piramidi. E perche i
tedeschi vogliono oggi conquistare il mondo? Perche il Kaiser ha detto,
come Mose, _voi siete il sale della terra!_ _Deutschland ueber alles!_
Ebbene, Sconer, credete a me: e una formula che governa il mondo: ogni
formula, ben inteso, e una menzogna, e l'una val l'altra. Ma non
importa! L'essenziale sta nel colpire la imaginativa delle turbe. Basta
un bimbo a guidare una mandria di buoi: basta una grande menzogna a
guidare gli uomini. Non sapete che gli uomini son pazzi? non sanno, non
possono, non devono ragionare? Ma occorre appunto per questo l'epifania
del gran pazzo sublime; l'uomo di genio che li sappia attraversare con
la corrente elettrica della sua parola.

Mi sentivo un certo giramento di testa. Una donna istruita e grande, ma
e seccante.

-- Ebbene, Cioccolani....

(Mio Dio, torna ancora in scena Cioccolani. Cioccolani _for ever_!)

-- Ebbene, Cioccolani e l'uomo di genio che ha trovato la formula
risolutiva: "Volete la pace? Spaccate la testa ad Attila". Ah, voi
ridete Sconer!

-- Io ridevo, perche pensavo "Volete la salute? Bevete il ferro-china".

-- Ma sapete voi, Sconer, che se Cioccolani fosse nato in Germania,
invece di star qui a mendicare che gli si rappresenti il suo dramma,
sarebbe al seguito del Kaiser, nella gran coorte dei poeti che cantano
le sue glorie? Capite ora perche l'_Attileide_ non puo aspettare un
minuto di piu? Il dramma ha un valore immanente; ma ha anche un valore
contingente: supponete che la guerra termini per una combinazione
qualsiasi; supponete, cio che Dio non voglia! che il Kaiser rimanga
sconfitto....

-- In questo caso -- dissi io -- la formula di Cioccolani passa di
attualita perche la testa e gia spaccata.

-- Ed e ben questo il terribile. Il dramma e andato. Oh, finalmente
avete capito!

-- Ebbene, contessina, il signor Cioccolani ne prepari un altro sempre
sul medesimo tema: "Volete la pace? Rifate la testa ad Attila".

                                   *

Mi pareva di essere sopra un'altalena.

Lei aveva certi occhi assenti, e mi faceva quasi compassione.

Il sole aveva girato, e pendeva sopra di noi; per la campagna era un
gran silenzio e mi sembro che nel mondo fossimo rimasti soli io e lei.

La scossi un pochino, le presi la manina, e le dissi queste cose di cui
anche adesso mi meraviglio: -- Contessina, dia retta a me.

-- Che cosa?

-- Perche, contessina -- dissi con la mia voce piu insinuante -- invece
di pensare a tante cose tremende, a tanti uomini in grande stile, come
Mose, Attila, Napoleone, Cioccolani, lei non ha mai pensato ad un uomo
di stile piu modesto, ma piu accessibile, piu pratico....

Mi guardo.

-- Mi guardi, mi guardi: guardi pur me, contessina: ad un uomo -- voglio
dire -- perfettamente _gentleman_, ordinato, equilibrato, fedele
compagno....

-- Un marito come si dice nella comune terminologia?

-- Press'a poco.

-- Col solito _menage_?

-- Si, press'a poco. Anzi con un buon _menage_.

-- E infatti -- mormoro -- l'idea del buon Maioli e di mama.

-- Bisogna dar retta a mama.

Tacemmo e quindi lei domando:

-- E poi?

-- E poi? E poi puo nascere un allegro bamboccio.

-- Io?

I suoi occhi espressero un grande stupore.

-- Io certo no, -- risposi. --..... Un bamboccio ottenuto con onesta
collaborazione -- aggiunsi.

Le sue labbra sorrisero di un piccolo pallido sorriso, che mi
incoraggio.

-- E poi?

-- Lei poi da il latte al suo bamboccino.... -- continuai
persuasivamente.

-- Io dare il latte?

-- Lei o la balia, come preferisce.

-- E poi?

-- E poi il bamboccino diventa grande..., un bel bamboccione.

-- E poi?

-- E poi dara il braccio a mama: diventera la consolazione di papa e
mama, cioe crescera sano, buono, ordinato....

Io parlavo, e lei mi seguiva docilmente, come trascinata da me.

-- E poi? -- domando ancora.

-- E poi, e poi! E poi passa la vita.

-- Allora perpetuare la specie?

Mi guardo con due occhi cosi attoniti che io vidi passare per essi
l'imagine bianca della follia, onde dissi a me stesso: "Ginetto, sta
attento a quello che fai": ma quel giorno ero deliberato a tutto.

Rimasi anch'io sorpreso a quella domanda, _allora perpetuare la specie_.
Io stavo per affrontare una grande battaglia. Colmai i bicchieri: io
bevvi, ella bevve.

-- Contessina -- dissi -- anch'io ho inteso dire che il matrimonio e in
crisi, che e una formula oramai superata: ma con tutto questo, che vuol
che le dica? Mi pare che una mogliettina graziosa, intelligente, buona,
capace di ricevere e dare consigli, congiunta ad un uomo solido,
equilibrato, intelligente, corpo d'un cane!, sia sempre una bella
instituzione.

-- Io dovrei -- disse -- allora diventare proprieta di un uomo.

-- E un uomo, viceversa, sarebbe sua proprieta.

-- Ed io dovrei essere oggetto di piacere per un sol uomo?

-- Questa certo sarebbe la formula desiderabile. Quanto poi al piacere
-- osservai pudicamente --, mi pare che sarebbe una cosa reciproca.

Ella non sorrise nemmeno.

-- E se io mi stancassi? -- domando.

Ella aveva fatto questa domanda impura con tanta purita che io
palpitavo, ma non osai di toccarla.

-- Ah, contessina -- dissi -- ma chi sara mai l'uomo che possedendo lei
non fara di tutto perche lei non si stanchi?

Sorrise come ascoltasse una fola lontana, e disse: -- Io allora dovrei
fare come le altre fanciulle che cercano marito.

Allora io mi buttai nella voragine.

-- Contessina, premetto; -- dissi -- ma nella fattispecie lei non ha
bisogno di cercare, perche vi sono io.

-- Lei?

Con che tenerezza, con che languore proferi quel _lei_! Le sue pupille
mi guardarono. Io vi ero caduto dentro come nel mare.

Ella sorrideva. Non so perche, rimasi attonito anch'io quando quel _lei_
mi fece capire che _lei_ ero _io_. Ripetei.

-- Perche no? Io!

Mi guarda.

-- Non capisco che cosa ci trovi di strano, che mi guarda cosi. Lei
trova tutto bello, tutto delizioso: l'acqua, i fiori, le bestioline. A
me pare che potrebbe trovare passabile anche Ginetto Sconer. Io sono
uomo di parola, io la faccio _basilissa_ sul serio. Lei ha la sua villa
delle Cipressine. Lei le vuol bene perche ci e nata. Noi supponiamo che
vi siano i vetri rotti, i soffitti che cascano, e, sopra, tante
ipoteche. E allora noi porteremo via le ipoteche, metteremo i vetri
nuovi, rifaremo i soffitti. Se poi invece di un bamboccio, ne vogliamo
far due, ne faremo due, ne faremo tanti. Quanti lei vuole. Tanti
contessini e contessine, vestiti di bianco, per il giardino delle
Cipressine, rimesso a nuovo, con tanti bei fiori; e dietro una _nurse_
inglese col manto di viola. D'inverno staremo a Milano, nella mia
palazzina, o andremo anche in riviera, se fa bel tempo. Faremo anche
qualche bel viaggio, se le piace. Non le pare un bel programma? Ma la
pianti con Cioccolani e l'_Attileide_!

Io ero liquefatto, come si vede, da essere raccolto col cucchiaio, come
dicono a Milano. Mi aspettavo di essere raccolto, e invece lei disse:

-- Ah, no!

Ed ella proferi questo _no!_ con tanta passione che l'incanto fu rotto,
e mi sentii come da una forza centrifuga trasportato ancora dalla
voragine del mare su la riva. Il sangue pero mi girava nella testa, e
intanto sentivo la sua voce quasi piagnucolosa che diceva:

-- Anche lei, Sconer, come tutti, contro Cioccolani.

-- Ma vuol mettere me con Cioccolani? Capisco quell'altro, ma
Cioccolani, evvia! Io non potevo farle il torto di credere che lei fosse
innamorata di quel Mardocheo....

-- Ah! -- esclamo come la avessi punta. -- Non lui, ma il suo genio.

-- Ma che genio! Genio, caso mai, sono io che ho realizzato dal nulla.

Io ero furente: io avevo affrontato la pazzia, la poverta, la
letteratura, il matrimonio, per suo amore. Invece niente. Come avessi
raccontata una fola. Nemmeno l'onore del rifiuto.

Io non fumo che in circostanze solenni, ma in quel momento accesi una
sigaretta senza nemmeno domandar compermesso.

Sentivo ancora la sua voce, monotona come la pallina della _roulette_,
che cadeva ancora dentro Cioccolani: sentivo queste parole, _Attileide,
ascesi, genio, superamento, fanciullino, tutti contro il genio che
appare_.

-- Oh, non l'abbandonero io.... -- disse in fine.

-- Se lo tenga.

-- E nemmeno abbandoneremo la partita. Voi ci aiuterete, Sconer, e vero?

Incredibile! L'incoscienza di quella donna arrivava sino al punto di
ignorare che lei aveva offeso mortalmente un uomo come me.

-- In che modo aiutare? Sono un letterato di Roma o di Milano forse io?

-- Ma voi siete amico di Lionello.

-- Ebbene? Che c'entra Lionello?

-- Lionello e un puro.

-- Con qualche riserva. Puro ero io, signora.

-- Intendo dire nel senso che Lionello e un uomo arrivato, superiore
all'invidia, accolto in tutte le grandi riviste, in tutti i grandi
quotidiani. Egli potrebbe far l'atto generoso di aiutare un suo
confratello annunciando con articoli entusiastici, come sa far lui, la
prossima epifania dell'_Attileide_. Che ve ne pare?

-- Uhm! Non ne so nulla.

-- Avevamo pensato ad un giro per l'Italia, dando lettura
dell'_Attileide_.

-- Eccellente idea.

-- E questione della voce....

-- Gia, manca le _phisique du role_.

-- Pero la stampa dell'_Attileide_ e decisa. Prima si penso ad una
grande rivista, poi abbiamo deciso per il volume.

-- Ah, benissimo.

-- La casa editrice di Milano ha pero mandato un preventivo di spesa un
po' forte: diecimila lire.

-- Gente mercantile a Milano. E poi col rincaro della carta....

-- I suoi genitori che non sanno che figlio hanno....

-- Io credo che lo sappiano....

--.... si sono rifiutati di dare dieci mila lire....

Intervallo di silenzio.

-- Per questo motivo anche giovedi scorso sono venuta da voi.

Secondo intervallo di silenzio.

-- Avreste voi, Sconer, da prestare dieci miserabili mila lire?

-- Dieci mila lire, contessina, non sono mai dieci miserabili mila lire.

-- Per me si.

-- Non discuto: sul danaro esistono opinioni disparate, che spiegano il
loro frequente trasloco da una tasca ad un'altra.

Lei si era venuta a sedere vicino a me su di uno sgabelletto, e comincio
a piegarsi per accarezzare con la manina la stoffa dei miei calzoni.
Faceva la boccuccia, e girava gli occhi smorti.

-- Faccia il piacere, contessina, stia ferma con quelle mani.

-- Caro, caro Sconer, fate un piacere a me. Naturalmente il denaro vi
sara restituito, perche il libro avra un enorme successo.

-- Quale libro?

-- L'_Attileide_.

-- Ah, si, l'_Attileide_! Non ne dubito, la fiducia nel successo e la
prima condizione del medesimo. Ma io non ne tratto.

-- E perche non volete trattare?

-- Perche e un affare che non conosco, ed e sistema della nostra Casa di
non trattare gli affari che non si conoscono.

-- Ma se ve ne ho parlato tanto....

-- Non dico di no: ma non e la mia partita.

-- Ebbene, Sconer, trattiamone esclusivamente come affare. Volete una
cambiale firmata da me e da Cioccolani?

-- Me ne guarderei bene.

-- Allora, come volete, Sconer, trattarne come affare?

-- Ne vuole trattare proprio come affare, contessina?

-- Oh, caro, caro Sconer.

-- Contessina -- ripetei -- lei e disposta proprio a trattare come
affare?

-- Certamente.

Cominciai: -- Il fatto e questo: lei vuol varare l'_Attileide_ del suo
Cioccolani.

-- Precisamente.

-- Lei faccia come la signorina Ester.

I suoi occhi si aprirono e mi guardarono.

-- La signorina Ester, lei lo deve sapere perche e tanto istruita,
quando volle salvare il suo Mardocheo, si fece anche piu bella e poi si
presento al terribile re Assuero, e lui quando la vide cosi bella,
disse: "Se anche mi domandi la meta del mio regno, io te la daro". Lei
contessina non ha bisogno di farsi piu bella, io non ho regni da
offrirle....

Mi pare che capisca; ma non nel senso voluto da me.

Ad ogni modo io era avviato e continuai: -- Lei che dice sempre:
_superato, superato!_ Mi pare che si possa superare anche questo punto.

Ma non potei finire che sentii per risposta un'impressione dolorosa.

La mano della contessina si era posata con violenza su la mia guancia
destra. Un rumore, come _plaf ciac_, risuono nel giardino.

Quando mi riebbi, il giardino era vuoto. Mi affacciai fuori.

Vidi, giu per la discesa, la gonna dell'abito _princesse_ che ondeggiava
sdegnosamente sopra le scarpette.

Deve aver detto anche: _Cochon!_

Il mio orgoglio sanguinava. Avevo offerto la morale tradizionale, ed ero
stato respinto; avevo superato anch'io e offerto la morale in liberta,
ed ero stato respinto, anzi schiaffeggiato!

Io non so, io non capisco piu niente. Io avevo fatto alla contessina una
offerta brutale, sia pure; ma e anche vero che io mi ero attenuto alle
piu scrupolose lezioni della psicologia femminile, cioe che una donna ha
pudore davanti all'uomo che ama; ma davanti all'uomo che non ama, non ha
pudore.

E invece un ceffone! Si, perche e stato un ceffone. Delizioso si, ma
ceffone.

                                   *

La mia guancia sanguinava.

Venne Lisetta e disse: -- Cosa e stato? E stato Leone?

-- No: e stata una leonessa.

Lisetta mi applico il taffeta.

Evidentemente e stato il mio anello a produrre lo sfregio su la mia
guancia.

Forse mi sono ferito da me stesso.

Rivedo il volto fantastico del dottor Pertusius; pare che mi dica:
"Acqua profonda di lucida follia; ma sincera. Se ci fosse stata
l'insidia di uno scoglio, lei, cavaliere, finiva infilzato nel
matrimonio. Non si lamenti, anzi lasci a quella nobile giovane l'anello
a documento di riconoscenza."




         XXXIII. -- L'ULTIMO CAPITOLO POTREBBE ESSERE IL PRIMO.


Ho fatto ritorno il giorno seguente a Milano in modo definitivo.

Ho riposato nel mio letto, cosa che non mi succedeva da molto tempo.
Dolce, caro, soffice lettuccio mio. Cosi elegante!

Dopo tante emozioni e disinganni, temevo di soffrire di insonnia. Invece
ho dormito abbastanza bene: la quale cosa e prova che i nervi sono sani
e non mi ammalero mai di neurastenia, perche la storia registra casi
gravi di follia e di suicidio per sventure come le mie.

Pero la tranquillita del mio sonno e stata turbata, nel bel mezzo della
notte, da una visione di sogno molto brutta.

La mia camera e stata invasa da soldati tedeschi, con l'elmetto a chiodo
in testa, e gli scarponi ferrati sul mio tappeto: "Gia i tedeschi a
Milano?"

Dicevano: "_Herr Ginetto Sconer, kommen Sie mit uns!_"

"Perche devo venire con voi?"

"Per la fucilazione."

"Che diamine! Credo bene che loro abbiano intenzione di scherzare."

"Noi mai scherzare."

Ho avuto per la prima volta paura. Io che sono stato diverse volte in
Germania, io che ho avuto sempre ottimi rapporti coi tedeschi, non li
riconoscevo piu. Stavano tutti fermi nella mia stanza, ma tutti aprivano
la bocca con quelle loro mandibole, che parevano _il delinquente
congenito_ del dottor Pertusius.

"Scusate, perche fucilare? Forse perche non mi servo piu della Casa X***
di Lipsia?"

_Nein!_ Non era per ragioni commerciali, era perche io avevo detto che
bisognava spaccare la testa ad Attila. "Etzel spaccare la testa a voi!"

"Lo credo bene. E pensare che prima che voi metteste su quella brutta
faccia, eravamo tanto amici, che si puo dire eravate voi i padroni di
Milano. Del resto, non sono stato io, e stata la contessina, anzi e
stato Cioccolani a dire che bisogna spaccare la testa ad Attila."

"Allora fucilare anche contessina, anche Cioccolani."

"Ma se quelli son vostri amici! E poi l'han detto in poesia. Si dicono
tante cose in Italia, in poesia. Credano, signori, con questo sistema
delle fucilazioni, loro concluderanno pessimi affari."

Macche! Tiran giu le coperte del letto.

Ho fatto un atto energico. Ho girato la chiavetta, e quelle brutte
imagini sono state cancellate dalla luce elettrica.

                                   *

Mi sono riaddormentato; ma al mattino -- come un lampo -- mi e sembrato
di vedere la contessina Ghiselda. Essa si rifletteva su la specchiera
che e di fronte al mio letto. Le chiome le servivano da accappatoio, ma
per vestito aveva soltanto la sua bellezza. Essa era dolce e
liquefacente come un _fondant_.

Ahime, non era Ghiselda! Era Desdemona che apriva le finestre, e un
raggio del sole di Milano feri la specchiera. Un brivido mi percorse il
cuore. "Ah, signora -- esclamai, -- come Ginetto Sconer la avrebbe resa
felice!"

                                   *

Guardo il mio letto, e penso che dovro disdire al mobiliere la
ordinazione del suo fratello gemello. Guardo il mio salone, e penso che
io non ci collochero Oretta, non ci collochero Ghiselda.

Povere mie belle poltrone deserte, miei bei tappeti! Povero Ginetto
Sconer, che rimarra solo, solo, solo!

Mi e venuta allora una certa commozione che e arrivata quasi sino agli
occhi.

Ma non pensiamoci piu.

Mi consolero scrivendo le mie memorie. Cio sara utile anche nella
eventualita che il Fisco voglia mettere una tassa sui celibi come si
dice: io potro allora dimostrare che a me non mancava la buona volonta.

Anzi le dettero.

                                   *

Cosi avendo deliberato, mi recavo in un ufficio di copisteria ad
ordinare una dattilografa, quando in via Dante un signore si ferma e mi
guarda. Anch'io allora mi fermo e lo guardo. Ma lui prosegue, e anch'io
proseguo. Ma dopo un po' si volta e mi guarda.

Evidentemente mi ero voltato anch'io, altrimenti non mi sarei accorto
che lui si era voltato.

Allora siamo tornati indietro tutti e due, e ci siamo trovati a faccia a
faccia.

-- Scusi lei chi e? -- domando io.

-- E appunto quello che io mi domandavo -- risponde lui --: lei chi e?

Finalmente ci siamo riconosciuti. Era il pasticciere di P***.

-- E lei -- disse -- e quel signore....

--.... che ha fatto tante spese nel suo negozio. Ahime, si; sono io.

-- Che tempi, signore, che tempi -- esclamo lui. -- Proibita la
fabbricazione dei dolci. Ah, non lo sa? La nostra industria e la sola
sacrificata. Quelle belle torte, quei bei _fondants_, quelle sfogliate
che erano la nostra gloria! Quei _marrons glaces_, si ricorda?

-- Ah, i _marrons glaces_!

-- Che cosa metteremo piu nelle nostre vetrine? Fichi secchi, castagne
secche, qualche dattero. Ero venuto a Milano per una partita di
caramelle di Torino....

Questo richiamo del passato mi esaspero.

-- Ah, le famigerate caramelle! Buon giorno.

E piantai quel signore sul marciapiede, perche era stato lui a darmi
referenze sbagliate sul _bottoncin di rosa_. Una referenza sbagliata,
tanto in commercio quanto in diplomazia, puo avere conseguenze
incalcolabili. Del resto non creiamoci piu illusioni: le rose, oggi,
nascono aperte.

                                   *

Il giorno seguente la mia governante Desdemona mi avverte che c'e una
signorina che chiede di me.

-- Fate entrare nel salotto.

Entro anch'io. Ma dove e? Ah, eccola la.

Era la dattilografa.

Stava in posa, con una manina guantata sopra il mio pianoforte
Bechstein. Una penna del suo cappellino andava in giu, l'altra in su
come l'elica di un aeroplano. Del volto si vedeva soltanto un naso a
falce, e un occhio solo, perche l'altro era nascosto dal cappello. Ma
quell'occhio era piu grande del vero. Senza il faro di quell'occhio non
la avrei distinta, perche il mio salotto e grande e lei era piccola. La
sua magrezza era cosi impressionante che quasi riusciva seducente.

Mi accosto: essa mandava un profumo violento, ma dozzinale. Sorrido,
perche certo costei ignora di trovarsi di fronte al gerente della ditta
X*** e compagni.

Dice il suo nome. Essa, collocandola in serie, sarebbe la signorina
Zeta.

Ma io la chiamero _la signorina Ossobuco_.

Combiniamo per il giorno seguente, ed io stabilisco un compenso adeguato
per le sue prestazioni.

-- Ma e agile lei? -- domando.

Si spoglia in un momento le braccia dei lunghi guanti e mi agita in
faccia le mani con grazia e rapidita.

Le braccia sono due stecchi, ma le mani sono carine.

Ma rimane li in piedi; cioe la signorina non se ne va.

-- Scusi -- domando -- ha qualche cosa da comunicare?

Fa capire di si; ha qualche cosa da comunicare.

-- Prego, s'accomodi.

Si accomoda su l'angolo di una poltrona.

E esitante. Desidera sapere se io sono _coniugato_ o se sono un _signore
solo_.

Stupisco di questa domanda indiscreta.

-- Perche mi dispiace -- dice --; ma io sono una signorina che ha il suo
onore.

-- Questo non mi riguarda -- rispondo dignitosamente. -- Lei ha degli
scrupoli?...

Ma non mi risponde.

Sta li, mi guarda, sorride.

-- Prego, prego -- aggiungo in fretta e concludo: -- Se ha degli
scrupoli, lei puo andare.

Non se ne va, e mi dice che no, non ha degli scrupoli. Ma ha voluto
preavvisarmi perche....

-- Perche lei e una signorina che ha il suo onore: me lo ha gia detto.

Rimane un po' interdetta; si alza, e mi guarda con occhio lontano come
fanno i conigli.

Dice: -- E poi si vede che lei e cavaliere.

-- Purtroppo.

E una iettatura: io non mi imbatto che in signorine vestali.

                                   *

Domenica e stata la prima seduta. Nel mio salotto _Louis Kenz_: le
finestre sono aperte sul giardino; e io sono seduto -- in pijama di seta
candida -- dentro la mia poltrona inglese, quando la signorina e
entrata.

Avevo fatto portare dallo stabilimento una macchina da scrivere con il
nastro nuovo.

La prego di mettersi in liberta.

Gli occhi di lei, dilatati dall'ammirazione, guardano il giardino. Ora
si vedono tutti e due gli occhi, in quanto si e levata il cappello. E
una testolina piena di piccoli ricci, ma graziosi.

-- Ah, signore -- esclama -- pare qui di essere in campagna.

Cosi e a Milano. Appena vedono un po' di verde, dicono di essere in
campagna. Ah, la campagna? Lei crede ancora alla virtu della campagna!
Ma e un'illusione.

Veramente non e per questo: e perche lei e anemica, e avrebbe bisogno
della campagna. -- Ma come si fa? -- mi domanda. La signorina e
lavoratrice, e deve vivere del proprio onesto lavoro.

-- Ah, non e facile per una signorina vivere del proprio onesto lavoro!

Non rispondo a queste interrogazioni ed esclamazioni. Indico il tavolino
dove ho fatto disporre la macchina, e comincio a dettare: _Cav_, scriva
pure per intero, _cavalier Ginetto Sconer_.

Scrive; ma ecco la signorina si interrompe e dice: -- Mi favorisca uno
sgabello perche volo sui piedi.

Guardo, e infatti non toccava terra.

Suono, e compare Desdemona.

-- Desdemona, vi prego, portate uno sgabello per le estremita della
signorina.

(Mi pare che Desdemona non obbedisca con quella premura che costituisce
una sua prerogativa).

Dunque continuiamo:

_Cavalier Ginetto Sconer, fisonomia rosea, da cui spira intelligenza e
coraggio; capigliatura solida, denti solidi, tutto solido._

Qui la signorina si interrompe: osa guardarmi con quel naso
impertinente, e poi si mette a ridere. Mi pare un po' audace.

Che cosa c'e da ridere? -- Proseguiamo, signorina: _Questo sono io!_

Altro scoppio di risa, e poi la domanda: -- Lei?

-- Si, io. Perche? Non le sembra l'originale conforme al ritratto? Ma
proseguiamo.

Riprende il _tic tac_ della macchina, ma dopo un po' domanda:

-- Signore, per favore: ho caldo. Non avrebbe un bicchier d'acqua?

Suono. Prego di portare un bicchier d'acqua.

Desdemona ricompare con un bicchier d'acqua e con una faccia, questa
volta, anche piu impressionante.

Cio mi preoccupa: ma la signorina, affatto. Prende il bicchiere dal
vassoio di Desdemona, e beve. Beve con grazia e dice anche lei: --
Delizioso!

Questa parola mi perturba. Ah, dolce malinconia! quel giorno, presso il
pozzo: delizioso tutto, l'acqua, lo _champagne_, la morte: tutto,
fuorche Ginetto Sconer.

-- Proseguiamo, signorina.

Ma dopo un po' interrompe ancora e dice con stupore: -- Ma questo e un
romanzo!

-- Ma le pare? Sono le mie memorie.

-- Ma no, e un romanzo. Io me ne intendo di letteratura.

-- Anche lei si intende di letteratura?

-- Certo, ho fatto le tecniche. Oh, ma delizioso, delizioso,
delizioso....

-- Che cosa?

-- Il romanzo.

E da in uno scoppio di nuove risa, che mi ricordano gli squilli della
contessina Ghiselda.

Ma nel ridere, lo sgabello le sfugge, perde l'equilibrio, e mi cade fra
le braccia.

-- Oh, _pardon, pardon_, signore.

Io la prendo e la rimetto in equilibrio, ma in questa operazione dovetti
constatare che sotto la vestina esistevano due quote gemine di una
consistenza che non si sarebbe sospettato; perche realmente questi
fiorellini rachitici, cresciuti sull'asfalto di Milano, sono piu tenaci
che non si creda a prima vista.

Io non saprei ben ridire come sia avvenuto: io era partito dettando le
mie memorie, e mi sono trovato la signorina fra le braccia.

                                   *

Abbiamo sospeso la dettatura. Del resto e cosa nota anche nei ministeri
che la dattilografia complica piuttosto le pratiche, invece di
semplificarle.

Quando lei ha saputo che io ero gerente della societa X*** e compagni,
fu compresa da molta ammirazione.

Cio mi compenso degli oltraggi subiti da quella stupida Oretta.

Io le raccontai le mie sventure ed ella ne ebbe pieta: -- Oh, povero
signore! Ma quelle signorine -- diceva -- non hanno avuto buon senso.

E sempre quello che e parso anche a me, ma non osavo dirlo.

Io stupisco: ho consumato tanto tempo per cercare chi mi dica: "Io ti
voglio tanto bene"; e la signorina Zeta mi ripete spesso: "Quanto sei
simpatico, Ginetto!"

Certo la signorina Zeta e un surrogato; ma noi viviamo nell'eta dei
surrogati: non e indicata per l'erede; ma e tanto tempo che si sente
ripetere che gli eredi devono essere aboliti. In questo caso pensiamo
soltanto alla nostra felicita personale.

Si trascorre qualche ora piacevole con la signorina Zeta: parla con
garbo, non si stupisce di certe sciocchezze, conosce i nomi delle
_films_ del cinematografo, delle attrici, se ne intende di mode, di
vetrine, e entusiasta della produzione della mia ditta. Tratta l'amore
come un fatto di ordinaria amministrazione. Ha un suo decoro, non manca
di rispettabilita. La posso benissimo condurre in qualche gita con me.
In fondo essa e rappresentativa di una classe che si va sempre piu
affermando: il proletariato; un proletariato senza calli, direi
intellettuale, ma riconosciuto. Potra occupare un buon posto nel mio
stabilimento.

                                   *

Ma io mi sono sempre dimenticato: bisogna che mandi venti lire al dottor
Pertusius per le sue prestazioni.


                                  FINE




                      _Opere di_ ALFREDO PANZINI:

_Piccole storie del mondo grande_ L. 4 --
_La lanterna di Diogene_ L. 5 --
_Le fiabe della virtu_, novelle L. 5 --
_Il 1859. Da Plombieres a Villafranca_ L. 5 --
_Santippe_, piccolo romanzo tra l'antico e il moderno L. 5 --
_La Madonna di Mama_, romanzo del tempo della guerra L. 5 --
_Novelle d'ambo i sessi_ L. 3 --
_Viaggio di un povero letterato_ L. 5 --
_Io cerco moglie!_ L. 6 --

                                  ----

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IO CERCO MOGLIE! ***




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    included with this eBook or online at http://www.gutenberg.org

*1.E.2.* If an individual Project Gutenberg(tm) electronic work is
derived from the public domain (does not contain a notice indicating
that it is posted with permission of the copyright holder), the work can
be copied and distributed to anyone in the United States without paying
any fees or charges. If you are redistributing or providing access to a
work with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on
the work, you must comply either with the requirements of paragraphs
1.E.1 through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
Project Gutenberg(tm) trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
1.E.9.

*1.E.3.* If an individual Project Gutenberg(tm) electronic work is
posted with the permission of the copyright holder, your use and
distribution must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and
any additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
will be linked to the Project Gutenberg(tm) License for all works posted
with the permission of the copyright holder found at the beginning of
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Gutenberg(tm) License terms from this work, or any files containing a
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*1.E.8.* You may charge a reasonable fee for copies of or providing
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provided that

  - You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
    the use of Project Gutenberg(tm) works calculated using the method
    you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
    to the owner of the Project Gutenberg(tm) trademark, but he has
    agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
    Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
    within 60 days following each date on which you prepare (or are
    legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
    payments should be clearly marked as such and sent to the Project
    Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
    Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
    Literary Archive Foundation."

  - You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
    you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
    does not agree to the terms of the full Project Gutenberg(tm)
    License. You must require such a user to return or destroy all
    copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
    all use of and all access to other copies of Project Gutenberg(tm)
    works.

  - You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
    any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
    electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
    receipt of the work.

  - You comply with all other terms of this agreement for free
    distribution of Project Gutenberg(tm) works.


*1.E.9.* If you wish to charge a fee or distribute a Project
Gutenberg(tm) electronic work or group of works on different terms than
are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
Hart, the owner of the Project Gutenberg(tm) trademark. Contact the
Foundation as set forth in Section 3. below.

*1.F.*

*1.F.1.* Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
public domain works in creating the Project Gutenberg(tm) collection.
Despite these efforts, Project Gutenberg(tm) electronic works, and the
medium on which they may be stored, may contain "Defects," such as, but
not limited to, incomplete, inaccurate or corrupt data, transcription
errors, a copyright or other intellectual property infringement, a
defective or damaged disk or other medium, a computer virus, or computer
codes that damage or cannot be read by your equipment.

*1.F.2.* LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
Gutenberg(tm) trademark, and any other party distributing a Project
Gutenberg(tm) electronic work under this agreement, disclaim all
liability to you for damages, costs and expenses, including legal fees.
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BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE PROVIDED IN
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ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE LIABLE TO YOU FOR
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written explanation to the person you received the work from. If you
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your written explanation. The person or entity that provided you with
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refund. If you received the work electronically, the person or entity
providing it to you may choose to give you a second opportunity to
receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
is also defective, you may demand a refund in writing without further
opportunities to fix the problem.

*1.F.4.* Except for the limited right of replacement or refund set forth
in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS,' WITH NO OTHER
WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.

*1.F.5.* Some states do not allow disclaimers of certain implied
warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
provision of this agreement shall not void the remaining provisions.

*1.F.6.* INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
providing copies of Project Gutenberg(tm) electronic works in accordance
with this agreement, and any volunteers associated with the production,
promotion and distribution of Project Gutenberg(tm) electronic works,
harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
that arise directly or indirectly from any of the following which you do
or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg(tm)
work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
Project Gutenberg(tm) work, and (c) any Defect you cause.


   Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg(tm)


Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of
electronic works in formats readable by the widest variety of computers
including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
people in all walks of life.

Volunteers and financial support to provide volunteers with the
assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s
goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain
freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation was created to provide a secure and
permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To
learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and
how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the
Foundation web page at http://www.pglaf.org .


  Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
                               Foundation


The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state
of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue
Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is
64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the
Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the
full extent permitted by U.S.  federal laws and your state's laws.

The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr.
S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
throughout numerous locations. Its business office is located at 809
North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
information can be found at the Foundation's web site and official page
at http://www.pglaf.org

For additional contact information:

    Dr. Gregory B. Newby
    Chief Executive and Director
    gbnewby@pglaf.org


Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary
                           Archive Foundation


Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide
spread public support and donations to carry out its mission of
increasing the number of public domain and licensed works that can be
freely distributed in machine readable form accessible by the widest
array of equipment including outdated equipment. Many small donations
($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
status with the IRS.

The Foundation is committed to complying with the laws regulating
charities and charitable donations in all 50 states of the United
States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
with these requirements. We do not solicit donations in locations where
we have not received written confirmation of compliance. To SEND
DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
visit http://www.gutenberg.org/fundraising/donate

While we cannot and do not solicit contributions from states where we
have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
against accepting unsolicited donations from donors in such states who
approach us with offers to donate.

International donations are gratefully accepted, but we cannot make any
statements concerning tax treatment of donations received from outside
the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.

Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
methods and addresses. Donations are accepted in a number of other ways
including checks, online payments and credit card donations. To donate,
please visit: http://www.gutenberg.org/fundraising/donate


 Section 5. General Information About Project Gutenberg(tm) electronic
                                 works.


Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm)
concept of a library of electronic works that could be freely shared
with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
Gutenberg(tm) eBooks with only a loose network of volunteer support.

Project Gutenberg(tm) eBooks are often created from several printed
editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. unless
a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily keep eBooks
in compliance with any particular paper edition.

Each eBook is in a subdirectory of the same number as the eBook's eBook
number, often in several formats including plain vanilla ASCII,
compressed (zipped), HTML and others.

Corrected _editions_ of our eBooks replace the old file and take over
the old filename and etext number. The replaced older file is renamed.
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    http://www.gutenberg.org

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