The Project Gutenberg EBook of Nozze d'oro, by Enrico Castelnuovo

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Title: Nozze d'oro

Author: Enrico Castelnuovo

Release Date: June 18, 2013 [EBook #42976]

Language: Italian

Character set encoding: ISO-8859-1

*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK NOZZE D'ORO ***




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                         ENRICO CASTELNUOVO


                             NOZZE D'ORO


                               ROMANZO



                               MILANO
                CASA EDITRICE BALDINI, CASTOLDI & C.o
                  Galleria Vittorio Emanuele, 17-80
                                1904


PROPRIET LETTERARIA RISERVATA

MILANO -- TIP. PIROLA & CELLA di R. CELLA




I.


-- Proprio non viene stasera? -- disse in tono di rimprovero Angela
Torralba al dottor Vignoni che s'avviava al cancello conducendo a mano
la sua bicicletta.

-- No -- rispose il dottore -- non vengo... Presto non potrei e tardi non
voglio. Si preparano al suo babbo e alla sua mamma delle giornate
campali, ed  bene che questa sera si corichino prima del solito.

-- Persuaderli! -- sospir l'Angela. -- Dormono cos poco.

-- Non importa... Riposeranno almeno... E farebbe bene a riposare anche
lei.

Ella si strinse nelle spalle. -- Io?... Se la fatica mi giova!

Il dottore squadr l'Angela Torralba dalla testa ai piedi e soggiunse: --
Eh, non ha tutti i torti... Noi medici siamo dei gran minchioni. Io le
predicavo sempre: Non si strapazzi, non ha salute da buttar via... E
invece in queste ultime settimane, a lavorar come una bestia da soma,
scusi il paragone, ella ha guadagnato sotto ogni rispetto... Parola
d'onore, mostra diec'anni di meno.

L'Angela tentenn il capo. -- Estate di San Martino.

-- Certo -- riprese Vignoni -- che dopo questa baraonda, avr bisogno di
quiete.

Ella si annuvol in viso. -- Della quiete?... Ne avr anche troppa...
Basta, sar quel che sar... Intanto l'essenziale era di riuscire...
Ancora, glielo confesso, mi pare un sogno.

-- Ma -- chiese il dottore -- recapitolando, quelli che vengono sicuramente
quanti sono?

-- Il conto  presto fatto -- rispose l'Angela. -- Mia sorella Letizia con
due figliuoli; la Marial col marito e con la ragazza; Luciano con
Tullio; Girolamo, con o senza la moglie; e Cesare finalmente, Cesare che
dev'esser partito da Nuova York il 25 o 26 di Settembre e di cui aspetto
con ansiet un telegramma da Genova.

-- Il comandante Alvarez non viene?

-- No,  imbarcato.

-- E la Francese?

-- La moglie di Luciano?... Dice ch' indisposta, che non vuol lasciare i
bimbi... Pazienza!... Chi sa che idee porterebbe?

Vignoni sorrise. -- Questa nuova cognata non  mai stata sul suo buon
libro.

L'Angela tentenn la testa. -- Io non ho nulla con lei, ma certo la prima
moglie di mio fratello m'era pi simpatica... E poi era la madre di
Tullio...

Chiacchierando cos erano giunti al cancello.

-- Arrivederci -- disse il dottore che s'accingeva a montar sulla
bicicletta.

-- Aspetti... Non abbia tanta furia -- soggiunse la Torralba. -- E ora non
rida delle mie incoerenze... Sono riuscita, non  vero?... Dovrei esser
contenta?... Ebbene?... Di tratto in tratto mi piglia uno scrupolo... Se
questa scossa fosse fatale ai miei vecchi?

Vignoni si affrett a tranquillarla. -- Perch?... Sono vecchi,
s'intende... Le nozze d'oro non si festeggiano dai giovani... Ma hanno i
visceri sani... Il commendatore, se non fossero gli occhi, sarebbe un
miracolo...

-- Gli occhi e i denti -- interruppe l'Angela.

-- Questi pu sempre rimetterli... A ogni modo, non mostra i suoi
ottant'anni... E la signora Laura  piena d'acciacchi, lo so, piena di
disturbi nervosi e reumatici, il cuore  un po' debole, ma, per ora, di
serio, di grave non c' nulla... E se ci pensasse meno sarebbe tanto di
guadagnato... Questa distrazione forzata non le far male... No, no,
signorina, vedr che non succederanno guai.

Rinnovati i saluti, Vignoni inforc il suo cavallo d'acciaio e sparve in
un nembo di polvere, accompagnato dagli abbajamenti furiosi di Lupo, il
cane della fattoria.

-- Lupo! Lupo! -- chiam l'Angela. E l'animale, chetatosi per incanto,
venne ad accovacciarsele ai piedi, mentr'ella gridava dietro al dottore:
-- Dica a sua moglie che se vuol portare oggi i bimbi troveranno ancora
dell'uva sotto la pergola...

-- Grazie -- rispose la voce che si perdeva lontano.

L'Angela si chin ancora una volta a carezzar il cane; poi
discorrendogli come a una persona lo indusse a tornar verso la fattoria.

-- No, Lupo, sai che non si entra... Sai che il padrone non vuol bestie
in giardino.

Lentamente, ella ritorn sui suoi passi. Il sole, uscendo fuor dalle
nuvole, illumin la facciata della vecchia casa grigia, illumin, sul
portone, il quadrante del vecchio orologio.

-- Quasi le nove... La mamma mi aspetta per alzarsi -- pens Angela
Torralba salendo i pochi gradini che mettevano alla sala terrena. Sul
ripiano si volt; aveva sentito uno scalpicco sulla ghiaja.

Era Battista, il procaccia telegrafico di San Vito al piano, con un
espresso.

-- O Battista -- disse, precipitandoglisi incontro l'Angela che lo
conosceva. -- Date qu... Come siete sudato, pover'uomo!

-- Ho corso, e bench si sia in Ottobre fa caldo.

-- Passate in cucina e fatevi versare un bicchier di vino... Or ora verr
io col danaro.

Il dispaccio ch'era diretto al commendatore Ercole Torralba ma che
l'Angela aperse senza esitazione non conteneva che poche parole:

_Sono sbarcato felicemente Genova. Arriver San Vito domattina alle 8.
Abbraccio tutti._

                                                            CESARE.

L'Angela Torralba baci il foglio e i suoi occhi s'inumidirono.

-- Caro Cesare! -- ella esclam con tenerezza. E spingendo la portiera a
vetri entr in casa col telegramma spiegato.




II.


Da parecchi mesi Angela Torralba era affaccendata a preparar quella
festa che dopo tanta dispersione doveva riunire almeno per un giorno
l'intera famiglia. Da parecchi mesi, vegliando parte della notte,
cogliendo ogni ritaglio di tempo lasciatole libero dalle occupazioni
domestiche e dalle cure filiali ella scriveva lettere su lettere ai
fratelli, alle sorelle, alle cognate, ai nipoti. Scriveva a Napoli, a
Roma, a Firenze, a Parigi, a Nuova York. Argomentava, discuteva,
pregava. -- Date questa gioja ai nostri vecchi, date questa gioja a me
che ne ho avute cos poche nella vita. Fate uno sforzo, fate un
sacrifizio. Che il 15 Ottobre vi trovi tutti raccolti qu. Venire a pi
riprese, gli uni prima, gli altri dopo, non  lo stesso. La festa non si
pu celebrar che una volta sola, il 15 Ottobre, ch' appunto il
cinquantesimo anniversario del matrimonio. Bisogna che in quel giorno
siate tutti insieme a Villarosa, tutti i figliuoli almeno, se non tutti
i nipoti... Villarosa  grande abbastanza per contenervi. Ci siamo pur
stati nella nostra infanzia, e allora il povero zio Luigi teneva due
stanze per s, e c'era il nostro fratello Manlio, e c'era Mademoiselle
Lucie, e nell'autunno non mancavano gli ospiti... A ogni modo, se sarete
un po' pigiati, se starete un po' a disagio non ve ne dorrete pensando
alla gioja di questa riunione di famiglia, pensando che sarete
aggruppati ancora una volta, forse l'ultima volta, intorno al babbo e
alla mamma. -- E l'Angela insisteva su questo punto, su quest'_ultima
volta_.  -- Il babbo  robusto, s, ma ha ottant'anni, e non s'arrischia
solo nemmeno in giardino; la mamma, che ne ha settantaquattro, ne mostra
molti di pi ed  spesso inchiodata sulla sedia da dolori alle giunture
e da gonfiezze alle gambe che Vignoni, nonostante il suo ottimismo, non
esclude possano derivare da vizio di circolazione... Vedete bene che non
c' da far troppo assegnamento sull'avvenire.

Questo, nella corrispondenza dell'Angela, era per dir cos, il fondo
comune; naturalmente le lettere variavano di tenore secondo le persone a
cui erano scritte. Alle osservazioni del fratello Luciano, ammogliato in
seconde nozze e stabilito a Parigi, il quale tentava di dimostrarle la
grande difficolt d'impegnarsi a lasciare a data fissa la Banca del
suocero di cui egli era gerente, ella replicava: -- Sono ragioni
inammissibili. In una settimana tu puoi venire, stare e tornare. E io
non riuscir a persuadermi che tu non sia in grado di consacrare una
settimana ai tuoi parenti. Viaggi pure ogni momento pei tuoi affari; vai
a Londra, vai a Vienna, vai a Berlino... fosti anche in Italia
l'altr'anno senza passare per Villarosa (vergogna!) e non potrai far in
modo d'aver liberi cinque o sei giorni intorno al 15 d'Ottobre? E
sarebbe questa un'eccellente occasione per accompagnare in Italia la tua
_Julie_ che abbiamo vista qu solo un paio di volte e le due bimbe che
non abbiamo visto mai. Di Tullio non si parla nemmeno; quello non s'
lasciato infranciosare e viene pi spesso che pu ad abbracciare i nonni
e la zia.

A Girolamo, l'uomo politico residente a Roma, il quale avrebbe voluto
mutar la data della cerimonia, adducendo certi obblighi assunti co' suoi
elettori per l'inaugurazione d'una mostra bovina alla met di Ottobre,
l'Angela replicava infastidita: -- Che i buoi e gli elettori anticipino o
aspettino. Le ragioni elettorali non devono prevalere alle ragioni
domestiche.

Con Cesare ch'ell'aveva tenuto sulle ginocchia ella faceva valere la sua
autorit di sorella maggiore. -- A te meno che agli altri  lecito di
esitare. Tu hai dato un immenso dispiacere al babbo e alla mamma
abbandonando l'Italia e l'Europa; tu, se fissi realmente la tua dimora
in America, non potrai essere al loro letto di morte; tanto pi 
necessaria ora la tua presenza; dopo ripasserai l'Oceano, starai forse
altri cinque anni senza rivedere la patria. Perch sono cinqu'anni,
cinque lunghi anni dacch sei partito. Basta, se di l dai mari puoi
fare la tua fortuna, se hai trovato cost un'occupazione confacente ai
tuoi gusti, finiremo col rassegnarci a saperti cos lontano. Ma intanto
vieni. Non dubitare di non essere bene accolto. I nostri genitori,
poveretti, non hanno pi la forza di serbarti rancore. Se non ti
scrivono, gli  perch non iscrivono pi a nessuno. Io poi mi faccio una
festa della tua venuta. Penso alle lunghe serate autunnali in cui,
davanti al caminetto, ci racconterai le tue avventure... Perch gli
altri si tratterranno qu due o tre giorni;... tu ti fermerai almeno un
mesetto, non  vero?... Non si traversa l'Oceano per ripartire subito
dopo l'arrivo...

Cosa strana, le lettere dirette dall'Angela alle sorelle, pur essendo
ugualmente insistenti, avevano un'intonazione meno confidenziale. Si
capiva che ne' suoi rapporti con loro c'era stata qualche ombra, si
capiva che o per la posizione in cui si trovavano, o per la vita che
conducevano, esse avevano allentato, pi ancora dei fratelli, il vincolo
che le univa alla famiglia, alla casa.

-- A te, a tuo marito, se sar sbarcato in quel tempo, e ai tuoi due
figliuoli che allora saranno certo in vacanza, -- ella scriveva alla
Letizia Alvarez -- riservo il quartierino ch'era abitato dallo zio Luigi
e ove sei stata anche tu anni fa. Ora  ristaurato e confido che tu non
abbia a trovarviti male. Tu e tuo marito avrete la camera con gli
stucchi; Max e Fritz si accomoderanno nella biblioteca.  ingombra dagli
scaffali, ma due ragazzi che devono avvezzarsi alle cabine dei loro
bastimenti non ci baderanno tanto pel sottile. In fine, se porterai la
tua cameriera, troveremo un buco anche per lei. Non posso offrirvi pur
troppo gli splendidi orizzonti e gli agi della vostra villa di Posilipo;
Villarosa  rimasta su per gi quella ch'era ai tempi della nostra
infanzia; ma a te almeno i ricordi dell'infanzia la renderanno cara... E
vedendo co' tuoi occhi la nostra vita modesta ti persuaderai che la
parzialit del povero zio Luigi (parzialit alla quale dal canto mio
avrei rinunziato ben volentieri) non ci ha fatto piovere i milioni in
casa.

Mentre queste frasi alludevano a una di quelle nefaste questioni
d'interesse che, nelle famiglie ricche sopra tutto, aprono sovente
ferite insanabili, le lettere che l'Angela dirigeva alla Marial
lasciavano indovinare un antico dissidio derivante da una causa pi
delicata, pi intima.

-- Puoi venire con animo tranquillo, Marial, puoi venire in compagnia di
Giulio. Il passato, gi tanto lontano per s, mi par sepolto addirittura
nella notte dei tempi. Pensa; dopo il tuo matrimonio (vent'anni fa!) non
ci siamo viste che alla sfuggita: a Cremona e ad Aquila dove il babbo
era Prefetto; qu a Villarosa tre volte sole, per poche ore. E una di
quelle volte, in una ben triste occasione, pei funerali dello zio.
Nell'autunno del 1892 che ti ci sei fermata per quindici giorni coi tuoi
figliuoli, quasi a farlo apposta, hai approfittato del tempo in cui ero
assente, ospite di Luciano. La tua Antonietta la conosco sopra tutto per
corrispondenza; gli altri miei nipoti non li conoscerei se non avessi le
fotografie. E vivete a Firenze, a poche ore da qu!

Insomma l'Angela Torralba non aveva mai spiegata tanta attivit e tanta
energia.

Rimasta sola in casa a custodia dei vecchi parenti, zitella a 44 anni e
senza speranza di matrimonio, ell'era una di quelle donnette savie e
tranquille che sono la provvidenza delle famiglie, e che le famiglie si
avvezzano a considerare come esseri sbiaditi e subalterni, liberandosi
in questo modo dall'obbligo della gratitudine. I fratelli e le sorelle
dicevano: -- Quell'Angela manca di ogni _charme_ femminile. Non  da
stupirsi se non ha trovato marito. -- E i genitori, che dell'Angela
avevano bisogno come dell'aria e del pane, ripetevano a saziet: -- Dei
nostri sette figliuoli quella  stata la meno favorita dalla natura. 
buona, anzi buonissima, ma non ha slancio, non ha brio, non ha vita. Non
 stata mai giovine.

Ebbene, come il dottor Vignoni aveva notato, ora l'Angela pareva
ringiovanita. E non solo pel suo fervore epistolare, ma per l'assiduit
infaticabile con cui ella attendeva a tutti i preparativi necessari per
la buona riuscita del suo disegno. Giacch l'ottener l'assenso di quelli
che sarebbero dovuti venire non bastava; bisognava far s che non si
pentissero d'esser venuti, che quella vetusta casa di campagna situata
in una pianura disamena, quella Villarosa la quale d'allegro non aveva
altro che il nome, non apparisse troppo umile, troppo incomoda, troppo
inospitale a gente ormai usa alle raffinatezze delle villeggiature
moderne.  certo intanto che se l'invito fosse stato accolto nel senso
pi largo; se i fratelli e le sorelle si fossero tirati dietro le mogli,
i mariti e tutti quanti i figliuoli, sarebbe stato un affar serio il
trovar posto per tutti. Ma l'Angela non si confondeva, tra perch'era
sicura che pi d'uno avrebbe mancato, tra perch aveva ormai preso i
debiti accordi col giardiniere e col fattore, affinch, in caso estremo,
cedessero per pochi giorni le loro abitazioni.

Rivelando a s stessa qualit organizzatrici fino allora ignorate,
ell'aveva compilato tre specie di preventivi: il minimo, il medio, e
quello ch'ella chiamava della _massima gioja_ e che, oim, sarebbe stato
anche del massimo disturbo e doveva servir nell'ipotesi che le varie
famiglie giungessero in massa. Tante stanze, tanti letti, tante persone
di servizio ausiliarie occorrevano nel primo caso, tante nel secondo e
tante nel terzo. E com' naturale, le spese sarebbero state
proporzionate al numero degli ospiti.

Questo della spesa era un affar serio, e guai se l'Angela non vi avesse
contribuito liberalmente col suo peculio particolare! Perch il
commendatore Ercole Torralba, ex Prefetto, invecchiando, era diventato
avaro e si spaventava d'ogni strappo fatto al suo bilancio ordinario. --
Non voglio mica morir sulla paglia per solennizzar le mie nozze d'oro --
egli aveva dichiarato alla figliuola. Ma ella gli aveva risposto: -- Non
aver paura. Faremo le cose con giudizio.

E per far le cose con giudizio l'Angela aveva venduto in silenzio una
sua cartella di 500 lire di rendita e attingeva a piene mani nella somma
che ne aveva ricavata. -- Poich lo zio Luigi mi ha favorita nel suo
testamento -- ella pensava --  ben giusto che le mie entrate vadano a
benefizio dell'intera famiglia.




III.


Niente di pi naturale che in quella sera di gioved 12 Ottobre ch'era
la vigilia dei primi arrivi, si fosse un po' nervosi alla Villa. Per la
nervosit del commendatore Ercole Torralba aveva in s qualche cosa di
acre che impensieriva la buona Angela.

-- Oggi non capita nessuno -- brontolava l'ex Prefetto; -- n Vignoni, n
don Antonio, n il farmacista, n il segretario... Si  fatta correre
una parola d'ordine...

-- No -- disse l'Angela sollevando gli occhi dal giornale; -- avranno
creduto che tu volessi coricarti pi presto del solito.

Il commendatore si strinse nelle spalle. -- Sciocchezze!... Cos si passa
da un estremo all'altro... Oggi un mortorio, domani uno schiamazzo
indiavolato.

-- Domani Cesare ci racconter le sue avventure -- soggiunse la figliuola.

-- Belle avventure, s -- ribatt il padre. -- Un ragazzaccio che ha
provato cento mestieri senza fermarsi su nulla.

-- Ora s' fermato -- riprese l'Angela con dolcezza.

-- Chi lo sa?... A ogni modo, per fermarsi  dovuto andare in America...
Ha piantato i suoi genitori, ha piantato te... Poteva viver tranquillo
qu, prendere il posto lasciato vuoto da suo fratello Manlio, investire
in fondi la somma ereditata dallo zio, e invece...

-- Non aveva vocazione per l'agricoltura...

-- Gi, tu lo hai sempre difeso... per amor dei contrasti.

-- Babbo! -- supplic l'Angela colta da un subito sgomento. -- Non
amareggiamoci questi giorni che devono esser giorni di felicit e di
concordia... Saremo tutti uniti,... tutti quelli che rimangono... ed era
tanto tempo che non eravamo uniti!... Se pur ci furono attriti in
passato, dimentichiamoli, non diamo posto fra noi ai tristi ricordi...
Non dico bene, mamma, non sei della mia opinione?

Questa interrogazione era rivolta a una vecchietta in cuffia bianca e
vestito nero di seta che se ne stava rannicchiata su una poltrona, con
uno sciallo sulle spalle e una coperta di lana sulle gambe.

La vecchietta era sempre stata dell'opinione di qualchedun altro, e
questa volta ell'aveva il desiderio vivissimo d'esser dell'opinione
della sua figliuola, ma non osava parlare per tema di dar torto al
marito il quale la teneva compressa sotto il suo pugno di ferro.

Nondimeno ella balbett: -- Eh s... tu dici bene... s... anch'io...
L'unione nelle famiglie  una bella cosa...

Subito dopo ella se la prese con le sue doglie. -- Ah questo braccio,
questo braccio... Neanche il massaggio ha servito.

-- Niente di quello che ordinano i medici serve -- borbott Torralba.

-- Credo sia l'ora della mia pillola -- ripigli la signora Laura.

-- No, mamma -- rispose la figliuola. --  presto.

-- Mi pareva...

-- Sta tranquilla che ci penso io.

-- Pillole e unguenti -- disse il commendatore Prefetto. -- Ecco le
allegrezze della nostra et... Tu l'hai spuntata, Angela. Ti sei messa
in quattro a questa impresa, e ormai non si pu pi tirarsi indietro. Le
festeggieremo le nostre nozze d'oro. Ma, credilo, non c' sugo a
chiamare a raccolta i figliuoli perch ci vedano ciechi, sordi,
sdentati, rammolliti, impotenti. Quelli che ci son stati sempre vicini,
quelli dinanzi a cui siamo declinati a grado a grado si capisce che ci
portino le loro congratulazioni per un avvenimento che a loro sembra
giocondo... Ma gli altri si poteva contentarsi che ci mandassero i loro
auguri per lettera...

Come se questa tirata l'avesse stancato, Ercole Torralba chin la testa
sul petto e parve assopirsi.

L'Angela rasciug in fretta una lacrima e avvicinandosi a sua madre
inerte sulla poltrona tent divagarla col richiamar l'attenzione di lei
sui regali ch'erano disposti in bell'ordine tutt'all'intorno. Regali dei
figli e delle figliuole, dei generi e delle nuore, regali dei nipoti e
delle nipoti, regali di qualche raro amico superstite e memore. Alcuni
s'adattavano all'et delle persone a cui erano destinati; pantofole
ricamate, sacchi da piedi, coperte di seta, guanciali di piuma, paralumi
e paraventi; altri erano i soliti gingilli che si trovano dal
chincagliere: album, vasi, coppe, statuine, calcafogli, ecc. ecc.

-- E ne verranno ancora domani -- not l'Angela mentre lo sguardo della
signora Laura si posava distrattamente sui vari oggetti.

-- S, s, -- sospir la vecchia signora. -- Ma nessuno mi regaler un
specifico per i miei reumatismi.

Il commendatore si scosse, spinse indietro con una mano il fiocco del
berretto che gli era caduto sul fronte, e chiam: -- Angela! Angela!

-- Eccomi, babbo.

-- Perch non mi leggi i giornali, stasera?

-- Sono pronta... Credevo che tu dormissi.

-- Gi -- rimbecc l'ex Prefetto. -- Tu credi sempre ch'io dorma.

Con la solita aria rassegnata, l'Angela sedette al tavolino e spieg la
_Tribuna_.

-- C' un articolo di fondo sul _Transval_.

-- Me n'importa molto del _Transval_! -- disse il commendatore con una
spallucciata. -- E nel _Corriere_ che cosa c'?

-- Ci son due colonne sul _Ministero e il paese_ -- rispose la figliuola
aprendo l'altro foglio che le stava dinanzi. E nel legger quel titolo la
voce di lei aveva una certa esitazione, perch'ella sapeva benissimo che
se la politica estera non interessava suo padre, la politica interna
aveva quasi sempre la virt di farlo uscire dai gangheri.

-- Il ministero e il paese! -- esclam sarcasticamente Ercole Torralba. --
L'uno val l'altro... Ah, se quarant'anni addietro si fosse potuto
prevedere quello che sarebbe successo non si avrebbe rischiato la pelle
per mettere in piedi questa baracca.

Invero il Torralba la pelle non l'aveva rischiata; era giustizia
tuttavia il riconoscere che in giovent egli era stato un buon patriota
e s'era adoperato secondo le sue forze in pr della causa nazionale. Ma
egli non era uomo d'idee larghe e d'animo alto; aveva una certa facilit
e apertura d'ingegno che, non corretta, non regolata dalla meditazione e
dallo studio, lo rendeva spesso avventato ne' suoi giudizi e gli dava un
concetto eccessivo di s; aveva la stretta probit ch' bastevole perch
uno faccia il proprio dovere; non la delicatezza orgogliosa che ci vieta
di mercanteggiare i compensi per questo dovere adempiuto. Onde, entrato
nei pubblici uffici, era stato sempre un funzionario inquieto, ombroso,
incontentabile. Gli pareva che si disconoscessero i suoi servigi, gli
pareva che gli si preferissero altri men degni; e le promozioni e le
onorificenze che pur gli venivano largite arrivavano troppo tardi per
disarmarlo. Prefetto successivamente in varie provincie del Regno, s'era
fitto in capo che l'alta carica dovesse fruttargli un seggio al Senato,
e tempestava di sollecitazioni deputati e ministri, e deluso a ogni
infornata tirava gi a campane doppie contro la camorra trionfante. Si
pu figurarsi se i suoi umori si fossero inaciditi dopo il suo
collocamento a riposo nel 1880. Sebbene fosse in fondo d'idee
conservative, il suo linguaggio verso il Governo somigliava a quello dei
pi scalmanati ed egli si univa con questi nel pronosticare la rovina
del giovine Regno d'Italia. Un paese che mancava di riguardi a lui era
un paese immeritevole, nonch di prosperare, di esistere.

-- Una baracca da fiera di villaggio -- seguit il Torralba -- ove i
Ministri ballano sulla corda e i deputati fanno da pagliacci, e il
pubblico, ch' poi composto di tutta la nazione, fischia ma paga.

-- Per -- riprese timidamente l'Angela -- quando Girolamo le dice lui
queste cose, tu gli dai sulla voce.

-- Sicuro. Lui non ha il diritto di dirle... Che sacrifizi gli  costata
l'Italia? Ha trovato il pranzo pronto e s' seduto a tavola. Se si son
commesse delle ingiustizie (e quante e quali!) a danno di suo padre,
egli non s' guastato il sangue... A lui tutto andava a seconda. Mentre
noi ci rifugiavamo in quest'eremo egli piantava a Roma il suo studio
d'avvocato, sposava una donna ricca, gettava le basi della sua
candidatura al Parlamento, e tra i clienti e la consorte e la politica
aveva un'infinit di buone ragioni per non venir qu che a ogni morte di
Papa... Ora siede all'estrema sinistra e si atteggia a tribuno, ma in
casa sua fa l'aristocratico e tien carrozza e cavalli e servitori in
guanti bianchi e lascia che sua moglie si freghi intorno alla nobilt...
No, no, non c' logica, non c' altro che il tornaconto.

-- Ebbene, babbo, io prego te e pregher Girolamo di non tirare in campo
nei vostri colloqui n il Governo, n il Parlamento, n il paese, n la
democrazia, n l'aristocrazia, n niente di tutto quello che pu esser
fonte di dissidi.

Forse nell'animo dell'ex Prefetto balen l'idea della vanit d'ogni
contrasto per chi era come lui all'orlo della tomba, ed egli accolse con
inusata mansuetudine le raccomandazioni della figliuola limitandosi a
borbottare: -- Per me tanto... ormai...

Dalla sua poltrona la signora Laura piagnucol: -- Angela, questa
pillola.

-- Alle dieci, mamma, alle dieci, non prima. -- Sai che il medico vuol che
ci siano almeno quattr'ore d'intervallo fra l'una e l'altra.

Quando la signora Laura si fu quetata, l'Angela riprese in mano i
giornali e ne lesse ad alta voce qu e l alcuni brani, saltando tutto
ci che poteva eccitare la suscettivit di suo padre.

Alle dieci e un quarto i due vecchi si coricarono.




IV.


-- Non moverti di qu fin che non torno -- disse l'Angela alla Maddalena,
la cameriera fidata ch'era in casa gi da vent'anni. -- E se mi chiamano
-- ella soggiunse guardando i due usci aperti di destra e di sinistra che
mettevano alle camere del suo babbo e della sua mamma -- di' che torno
subito... Se sei stanca, sdrajati sulla mia poltrona.

Gi da un pezzo, rinunciando alla camera propria, l'Angela dormiva in
quella specie d'andito che divideva le stanze dei suoi genitori.

-- Oh, si figuri -- replic la Maddalena. -- Lei piuttosto dovrebb'essere
estenuata e farebbe meglio ad andare a letto.

-- No, no. Non vado a letto fin che non ho visto co' miei occhi se tutto
 in ordine... Ma!  una casa alla vecchia, e vi mancano quegli agi che
le mie sorelle e i miei fratelli, a eccezione forse di Cesare, giudicano
indispensabili.

-- Al solito lei si ammazza pegli altri e non riuscir a contentarli --
not la cameriera.

Pentita d'aver toccato questo tasto, l'Angela riprese: -- Non perdiamoci
in chiacchiere. Quelli l mi aspettano in cucina.

Con l'indicazione generica di _quelli l_, l'Angela voleva alludere a
Giacomo, il domestico sessagenario ma ben portante, alla cuoca Marianna,
e a Pietro il cocchiere.

I tre personaggi seduti intorno alla tavola su cui ardeva una lucerna a
petrolio si alzarono al giungere della padroncina.

-- Dunque, Pietro -- ella disse -- siamo intesi... Qualche minuto prima
delle sette andrai alla stazione ad aspettare il signor Cesare... E
quando hai attaccato mi fai avvertire... Se posso, vengo... Chi sa se
potr?

Indi la colse uno scrupolo. -- Se pur non vengo, sei ben sicuro di
riconoscerlo, il signor Cesare?

Pietro protest. -- Come non lo riconoscerei?... Mi par jeri l'ultima
volta che l'ho accompagnato alla ferrovia... Aveva un bagaglio
leggero... Si credeva che facesse solamente una corsa a Parigi, dal
signor Luciano... Invece...

-- Invece due settimane appresso s'imbarcava all'Havre.

Congedato il cocchiere, l'Angela si rivolse alla Marianna, la cuoca. Era
una donna di mezza et, sempre in grembiule e cuffia bianca, grassoccia,
lucida in viso come se portasse sull'epidermide il riflesso delle sue
casseruole.

-- Se non ci sono ritardi nel treno, il signor Cesare sar a Villarosa
alle 8 e tre quarti circa... Forse avr fame.

-- Non dubiti che la colazione sar pronta.

-- Domattina vi sar anche la Lisa per ajutarvi. Ha promesso di esser qu
per le sette.

-- Ci sar senza dubbio -- afferm Giacomo. -- L'ho vista due ore fa.

La Marianna, che compensava con la petulanza le deficienze della
statura, atteggi le labbra a un risolino sarcastico.

-- Per gli ajuti che pu dar la Lisa!

-- L'avete pur scelta voi -- not l'Angela.

-- Naturale. Piuttosto di quel cuoco che volevano far venire da Milano e
che avrebbe preteso di comandare a bacchetta.

-- E perch vi lagnate?

-- Non mi lagno. Basta che non pretendano l'impossibile. Non si pu da un
giorno all'altro passare da una cucina casalinga per tre persone a una
cucina di lusso per dodici... Quando sono entrata al loro servizio ne
sapevo pi di adesso...  molto se si accende il forno una volta per
settimana.

-- Via, via, -- disse in tono conciliante l'Angela che non voleva
provocare una crisi in un momento cos difficile -- ora avrete campo di
farvi valere... Del resto, non vi sar nessuno che abbia esigenze
superiori ai vostri meriti.

Rabbonita dagli elogi, la Marianna ripigli:

-- Domani a pranzo saranno in dieci, non  vero?

-- Appunto... In dieci... semprech non vi siano sorprese.

-- Uno di pi uno di meno non importa... Si prepara per dodici... Doman
l'altro poi?...

-- Per ora non sono annunziati che i miei due fratelli di Roma e di
Parigi e quel mio nipote Tullio ch' gi stato parecchie volte.

-- Un gran bravo giovine -- dichiar la cuoca con accento di profonda
convinzione. -- Gli piace tanto il mio _vol-au-vent_.

-- Benone! Per doman l'altro ci farete un _vol-au-vent_.

La cuoca assent con un cenno dignitoso del capo. Ma a un tratto,
battendosi il fronte, ella esclam: -- A proposito, signorina, ha pensato
che doman l'altro saranno in tredici?

-- Come?

-- Scusi; domani sono in dieci, ne arrivano tre nella giornata di sabato:
dieci e tre tredici... Del resto, si fa subito il conto.

E con mirabile rapidit ella principi e fin la sua enumerazione.

-- Il signor Prefetto, la padrona e lei, questi son tre; la signora
Letizia e due figliuoli, tre e tre sei; il signor Cesare, il signor
Girolamo, il signor Luciano e il signor Tullio, sei e quattro dieci; la
signora Marial col marito e la ragazza, dieci e tre tredici.

Giacomo, che assisteva al colloquio, parve maravigliato d'una precisione
di calcolo che la Marianna non soleva possedere nell'addizionare la
cifra delle spese; ma la pi confusa fu l'Angela che non si capacitava
d'aver trascurato una circostanza cos grave... Non era superstiziosa,
ma insomma quel tredici a tavola in una solennit domestica l'era di
cattivo augurio.

Tuttavia ella si limit a rispondere: -- Non  ancora ben certo che non
venga una delle mie cognate; in ogni modo c' sempre il tempo d'invitare
il dottore, o il parroco, o qualche amico, e in tredici non saremo. E
adesso coricatevi pure, Marianna, che domattina dovete esser lesta di
buon'ora anche voi.

L'Angela fece un cenno a Giacomo che con un lume in mano precedette la
padroncina su per le scale e intraprese con lei il giro delle camere
riservate agli ospiti, cominciando da quella del signor Cesare, il primo
che doveva arrivare.




V.


-- Saranno dieci anni in Febbrajo -- not Giacomo -- che  morto qu il
povero signor Manlio.

-- Proprio in Febbrajo -- sospir l'Angela mentre si assicurava che le
coperte del letto erano sufficienti. -- Allorch'egli era un ragazzo e
Cesare era appena uscito dalle mani della bambinaja era questa la camera
ove stavano tutti e due nelle poche settimane di primavera e d'autunno
che passavano a Villarosa. Dopo, Cesare principi la sua vita randagia e
la camera rimase al solo Manlio. V'erano per sempre i due letti... te
ne ricordi?

-- S, s.

-- E ogni volta che Cesare faceva una corsa alla villa, egli ripigliava
il suo posto presso il fratello a cui voleva tanto bene.

-- E quanto ne voleva a lui il signor Manlio! E come lo chiamava in
quegli ultimi giorni!

-- Cesare era allora a Costantinopoli... Non ci fu il verso d'avvertirlo
-- replic l'Angela. --  stato un precipizio.

Troncando il discorso penoso, l'Angela volle verificar co' suoi occhi se
c'era l'acqua nella brocca del lavamano, se c'erano i fiammiferi sul
comodino e i pettini sul tavolino da _toilette_.

-- Cesare potrebbe aver bisogno di riposarsi un pajo d'ore -- ella disse.
-- Devono essere quasi quindici giorni ch'egli non dorme in un buon
letto... E faceva di quei sonni quand'era un ragazzo!

Dalla camera di Cesare l'Angela, sempre accompagnata dal servo, pass
nel quartierino assegnato alla Letizia Alvarez e ai suoi due figliuoli.
La camera della Letizia era forse la pi bella della villa, esposta a
mezzogiorno, sul giardino, e non c' dubbio che le cognate di Roma e di
Parigi, se fossero venute, ne sarebbero state gelose. Meglio dunque, per
questo lato, che non venissero. In quanto a Marial, aveva tanti altri
difetti, ma era tagliata pi alla buona e non badava a certe piccinerie.
Quella benedetta Letizia invece aveva i suoi fumi fin da ragazza, fin da
quando, venticinque anni addietro, alla Prefettura di Salerno, faceva
lei gli onori di casa in sostituzione della sua mamma sempre timida ed
impacciata. Poi ell'aveva conosciuto il tenente di vascello Alvarez,
che, sposandola, le aveva comunicato le sue arie di grande di Spagna _in
partibus_, bench, con tutto il suo Alvarez, egli fosse di famiglia
borghese arricchitasi nel commercio di oggetti di tartaruga. E anzi
questo traffico, abbandonato dal padre di lui, fu continuato sino
all'ultimo da uno zio che aveva bottega in Piazza del Plebiscito e che
in mancanza di parenti pi vicini lasci erede il nipote. Costui si
affrett a cedere il negozio, con l'espresso divieto di far figurare in
qualsiasi modo il nome di Alvarez nell'insegna della nuova ditta, e
mentre ereditava il patrimonio riusciva a far sparire dalla casa ogni
traccia di tartarughe e dal cuore ogni ricordo dello zio generoso.

-- Speriamo -- disse l'Angela la quale aveva fatto addobbare a nuovo la
camera -- che queste tappezzerie incontrino il gusto di mia sorella.

--  un alloggio da regina -- ribatt Giacomo. -- Vorrei vedere che non ne
fosse contenta!

-- Tu non sai che luogo di delizie abbia mio cognato a Posilipo -- riprese
l'Angela. -- Io conosco la posizione, un incanto; non conosco la villa
che fu fabbricata solo negli ultimi anni; ma mio nipote Tullio che ci fu
due volte me ne faceva una descrizione entusiastica. E s ch'egli vive
parte dell'anno a Parigi e anche a casa sua si trattano da gran signori.

Giacomo era poco persuaso. -- Per la posizione, sar. L c' la collina,
l c' il mare, e qu non abbiamo che una pianura bassa. Ma per la
camera, via... neppure sua sorella ne avr una migliore di questa.

-- Almeno avesse il bagno accanto! -- soggiunse l'Angela.

-- Se vorr fare il bagno -- not il servo -- scender a pianterreno come
gli altri... come, del resto, scendeva tre anni fa...

-- Ti ricordi che se ne lagnava? E ripeteva sempre: Nella villa che
stiamo fabbricando a Posilipo il bagno  attiguo alla camera da letto.

Giacomo si strinse nelle spalle. -- In fin dei conti, quanto tempo si
tratterr qu? Cinque o sei giorni.

-- Forse meno.

-- E allora, scusi, che pretese ha? Viene a Villarosa per una festa di
famiglia; dovrebbe pazientare se pur non ha tutti gli agi di casa sua.

-- Hai ragione, ma...

E intanto l'Angela esaminava il tavolino da _toilette_ su cui erano
disposte boccette e boccettine d'acqua d'odore, e spazzole d'ogni misura
per le unghie e pei denti, e scatole di cipria e lime e pinzette.

-- Qu mi pare ce ne sia d'avanzo -- ella osserv. -- Gi non c' dubbio
che la Letizia porter seco tutto quello che le occorre.

-- Ella, padroncina, non ha mai avuto tante smorfie -- borbott Giacomo.

-- Io sono una zoticona, sono una campagnuola...

-- E il defunto signor Luigi, poi, figuriamoci!

-- Oh, quello era un filosofo... I suoi libri, le sue passeggiate, la sua
pipa, e non voleva altro... Lo dicevano un orso.

-- Ce ne fossero di quegli orsi! -- esclam il servo.

E la nipote seguit. -- Solo chi non lo conosceva poteva dirne male. Che
cuore sotto quell'aspetto ruvido!

-- S' visto a' suoi funerali -- disse Giacomo. -- Da dieci, da venti
miglia son venuti per rendergli onore.

-- Povero zio! Era di cinqu'anni pi giovine del babbo... Potrebb'esser
oggi con noi... E chi sa?... Forse mio fratello Cesare sarebbe rimasto,
forse certi attriti sarebbero stati evitati.

--  morto tredici mesi giusti dopo il signor Manlio, in Marzo.

-- Appunto; in quell'anno non finiva mai di nevicare.

-- E l'han portato via in mezzo alla neve..... Che tristezza!

L'Angela diede una capatina nella stanza attigua ch'era l'antica
biblioteca dello zio e ov'ella aveva fatto collocare due letti pei due
nipoti Alvarez.

-- Certo ch' molto ingombra e che quei due ragazzi saranno un po'
pigiati. Ma sono due futuri militari e si adatteranno.

-- Mi ricordo d'averli visti un'unica volta, da bambini... ed erano
sprezzanti e scontrosi pi del bisogno -- borbott Giacomo, mentre,
traversando la sala, s'avviava con la padroncina alla camera che, da
ragazzi, Luciano e Girolamo Torralba dividevano insieme e che ora
l'Angela destinava al primo dei due fratelli.

Per la Marial e pel marito era pronta la camera gialla, l'antica camera
delle ragazze, ampia ed ariosa, ove le tre sorelle avevano scambiato
tante chiacchere e fatte tante allegre risate, ove nessuna delle tre si
svegliava la notte senza svegliare le altre due e richiamar la loro
attenzione sul russare romoroso di _Mademoiselle Lucie_, la governante
francese, che dormiva l presso. Allora le tre birichine russavano
anch'esse con certe note nasali cos stravaganti e caratteristiche che
_Mademoiselle Lucie_ si destava in sussulto e gridava picchiando sul
muro: -- _Mais, Mesdemoiselles, est-ce que vous ne pouvez pas dormir sans
ronfler? C'est tout  fait inconvenant._

Oh felici autunni di Villarosa, quando la famiglia era tutta riunita, e
i genitori erano sani e robusti, e non un'ombra turbava l'accordo delle
tre sorelle! L'Angela non invidiava n la bellezza florida e regolare
della Letizia, n la bellezza capricciosa e vivace della Marial: anzi
ell'era superba di loro, superba dell'ammirazione ch'esse destavano;
sempre la prima a magnificare i loro pregi, sempre l'ultima ad
accorgersi dei loro difetti. Ella non vedeva, non voleva vedere il
freddo egoismo che si nascondeva sotto le apparenze corrette della
Letizia, non vedeva, non voleva vedere, dietro il sorriso affascinante
della Marial, nei movimenti felini della sua persona leggiadra, una
smania morbosa di piacere, di soverchiare, un desiderio insaziato di
lodi e di adulazioni, una sensualit raffinata ed irrefrenabile.
All'Angela bastava che quelle sue sorelle l'amassero, che cos la
maggiore come la minore (ell'era di tre anni pi giovine dell'una, e di
due pi vecchia dell'altra) ricorressero a lei per consiglio e per
ajuto, e perch aveva anch'ella un poco di vanit (chi non ne ha a
questo mondo?) si godeva a sentirsi dire: -- Tu sei pi savia, tu sei pi
buona di noi.

Ah, quelle parole la Letizia gliele aveva ripetute con amara ironia dopo
la morte dello zio Luigi: -- Era naturale che lo zio ti preferisse nel
suo testamento. Tu sei la pi savia, tu sei la pi buona... anche con
gli zii ricchi...

Questo aveva osato rinfacciarle la Letizia Alvarez, tornando dal
cimitero, in una giornata rigida di Marzo, ed ella, colpita nel cuore
dall'ingiuria immeritata, non aveva saputo nemmeno difendersi, non aveva
saputo che inghiottir le lacrime che le rigavano il viso. Ah, in quel
giorno ella s'era dovuta persuadere che non aveva pi sorelle...
L'altra, Marial, la sua dolce Marial, ella l'aveva perduta prima, fin
da quando la bella inconsciente le aveva preso il cuore di Giulio
Frassini e se l'era sposato...

Avrebbero ora dormito insieme in quella camera, Giulio Frassini e la
Marial, egli forse innamorato sempre della moglie ancor bella e
seducente a quarantadue anni, ella con la testa piena di fisime galanti
e di null'altro tanto sollecita quanto di conservare il pi a lungo
possibile il suo impero sugli uomini.

-- Mia sorella  freddolosa -- disse l'Angela dopo aver dato un'occhiata
al letto. -- Bisogner che domattina la Maddalena aggiunga una coperta.

Ritto sulla soglia, reggendo con la destra il candeliere e posando la
sinistra sulla gruccia d'un uscio, Giacomo aspettava.

-- Apri, apri -- ordin la padroncina, ed entr dietro di lui nella stanza
che vent'anni addietro era occupata da _Mademoiselle Lucie_, e ch'ella,
l'Angela, aveva presa per s dopo il matrimonio delle sorelle, pur non
passandovi la notte gi da due anni, da quando cio, per vigilar meglio
i suoi genitori, ella dormiva al pianterreno.

Oggi quella camera era preparata per l'Antonietta, la primogenita della
Marial che doveva avere ormai 18 anni compiti, e che l'Angela non
vedeva da tempo. Per, da quando la ragazza era uscita di collegio, zia
e nipote s'erano scambiate lettere affettuosissime, e questa
corrispondenza aveva fatto nascere tra loro una viva simpatia. Gi
all'Angela sorrideva l'idea di poter riportare sulla giovinetta la
tenerezza ch'ella provava un giorno per la sorella. E ora, alla vigilia
dell'arrivo di lei, ella pregustava la gioja di venire la mattina presto
a chiamarla e di condursela in giro pel giardino e per l'orto e di far
lunghe chiacchierate insieme.

-- L'ultimo ritratto che abbiamo dell'Antonietta -- ella osserv --  del
1895 quand'ell'era all'Annunziata a Firenze ed era tanto bellina, anche
nel vestito da collegiale che generalmente ingoffisce.

-- Nel 1892 -- soggiunse Giacomo -- allorch la signora Marial giunse
improvvisamente a Villarosa coi figliuoli e vi si trattenne un paio di
settimane, la signorina Antonietta era in sottane corte e aveva i
capelli gi per le spalle. Era un po' magra, ma che splendidi occhi
aveva! E che sorriso! E com'era piacevole e manierosa!

-- I miei ricordi personali risalgono al 1890 -- sospir l'Angela; -- al
giorno dei funerali del povero zio... Nel 92 ero a Parigi da Luciano;
nell'autunno del 96 la Marial pass a Villarosa un giorno solo coi due
maschi ch'ella accompagnava in Svizzera nel collegio ove sono tuttora.

-- O che non ci sono scuole da noi? -- domand il servo.

-- Ma! Ognuno ha i suoi gusti... Io, se avessi avuto figliuoli, non li
avrei messi certo in collegio. Perch allontanarli da s?

Giacomo, ch'era un savio, fece una riflessione da par suo.

-- Gli  che quelle che sarebbero nate per esser madri non si sposano; si
sposano invece quelle per le quali i figliuoli sono altrettanti impicci.

-- Bisogner ricordarsi di far portar domani in questa camera una coppa
di rose -- riprese l'Angela lasciando cader l'allusione. -- Una ragazza
non pu non amare i fiori.

-- Il giardiniere diceva oggi che delle rose ce ne son poche.

--  tardi, lo so. Ma ce ne saranno abbastanza da riempirne una coppa...
Villarosa, Villarosa!  un nome che crea degli obblighi...  vero per
che converrebbe far nuovi innesti, nuove piantagioni, e quando i padroni
non se ne occupan loro...

-- Il signor Manlio e il signor Luigi avevano una passione pel
giardino...

-- Anch'io l'avrei... Ma non ho tempo... purtroppo!

-- E sacrificata sempre...

-- No, Giacomo, non  la parola giusta... Non  un sacrifizio, il mio; 
un dovere sacrosanto che mi augurerei di poter compiere fino all'ultimo
giorno della mia vita... Triste, triste cosa il veder invecchiare coloro
a cui si vuol bene!

Dopo una breve pausa, e senza indugiarsi in altre considerazioni,
l'Angela ripigli: -- Ora siamo quasi al termine del nostro giro. Non ci
restano che le due camere del signor Girolamo e del signor Tullio...
Animo, facciamo quest'ascensione.

Le due stanze erano al secondo piano, tutt'e due in buonissima plaga;
non avevano che l'incomodo della scala un po' erta.

-- Girolamo capir che non si poteva diversamente -- disse l'Angela. --
Luciano  piuttosto corpulento e non era possibile collocarlo quass...
Anche mia cognata, se viene, s'adatter... Non saprei proprio in che
altro modo accomodarla... Per bisogner domattina portar su una
poltrona...

-- Di dove la leviamo? -- chiese Giacomo. -- Ha voluto che tutti gli ospiti
ne avessero una!

-- Non  vero... Tullio non ne avr... Qu metteremo la mia.

-- Vuol privarsi di tutto...

-- Credi pure che in questi giorni avr altro da fare che sdraiarmi sulla
poltrona!... Gi me ne servo sempre pochissimo... E ora un'occhiatina
alla camera di mio nipote, e poi scenderemo... Dev'esser tardi?

-- Non ha sentito?... Saranno gi dieci minuti che l'orologio di sala ha
battuto la mezzanotte.

-- Qu non c' nulla di troppo -- disse l'Angela guardando lo scarso
mobilio della camera ove avrebbe dormito suo nipote...

-- Oh, il signor Tullio non ha esigenze...

-- No, affatto...  un gran ragazzo simpatico.

-- E per quello che ci star lui nella sua camera!... Monter all'alba
sulla sua bicicletta e non torner fino a ora di colazione.

L'Angela fece un segno negativo col capo. -- Intanto io credo che questa
volta non l'avr mica con lui la bicicletta... E se non viene che per
due tre giorni non avr mica tanta fretta d'andare in giro per la
campagna... Per -- ella soggiunse come se le rimordesse di non aver
pensato anche a questo, -- per, in caso disperato, potremo trovare una
bicicletta a prestito... C' quella del giardiniere, c' quella del
fattore...

-- Ormai non c'' altra abbondanza -- not Giacomo. -- Perfino la moglie
del segretario comunale ha la sua... Ella, padroncina, non ha mai voluto
saperne...

-- Tutta questa, caro mio,  roba da giovani e non fa per me.

-- O ch' vecchia forse?

-- Si  quello che le circostanze ci fanno. Son vecchia, anche pi della
mia et... Mi basta vivere fin che vivono quei due poveri infermi...
Come tirerebbero innanzi s'io non ci fossi?... Andiamo, Giacomo...
Riaccompagnami gi.

La Maddalena sonnecchiava nella poltrona. Al giungere dell'Angela ella
si scosse, si freg le palpebre e si alz in piedi.

--  lei, signorina?

-- S... Mi hanno chiamata?

-- Nossignora... Dormono.

Dalle due camere di destra e di sinistra si sentiva il respiro corto,
sibilante dei due conjugi. Oh nozze d'oro, nozze d'oro!




VI.


La campana che a' bei tempi di Villarosa annunziava l'ora dei pasti ai
membri della famiglia ed agli ospiti e il cui allegro e insistente _din
din_ richiamava i dispersi dalla strada, dal giardino, dall'orto, la
campana che aveva cessato di suonare da quando la villa era abitata da
tre sole persone, fece, quel sabato, un po' prima del tocco, riudir la
sua voce che il lungo silenzio non aveva irrugginita.

E nella sala terrena ove la tavola era apparecchiata per quattordici
entrarono primi l'ex Prefetto a braccio della Letizia e la signora Laura
a braccio di Luciano; indi, alla rinfusa, Girolamo, sua moglie Adele che
dopo molte incertezze s'era decisa a venire e con la sua presenza
scongiurava oggi il pericolo dei tredici a tavola, la Marial col marito
e con l'Antonietta, Cesare, l'Angela e Tullio e i due fratelli Alvarez,
Max e Fritz.

L'Angela segn i posti.

-- Qu il babbo, qu la mamma... Fra loro due seggo io. -- E soggiunse pi
piano: -- Bisogna che li ajuti, poveretti... Tu, Letizia, mettiti l, di
fronte a me... La Marial a destra del babbo, Luciano a sinistra della
mamma... Dirimpetto a lei l'Adele... Fra l'Adele e la Letizia si metta
Frassini... Alla destra della Letizia Girolamo e Cesare... I ragazzi ai
due capi della tavola... Ma non cos... Max e Fritz potrebbero
dividersi.

La Letizia intervenne. -- No, lasciali stare... Son sempre insieme.

-- Capisco, ma...

Guardandosi intorno, l'Angela incontr gli occhi supplichevoli di Tullio
e dell'Antonietta ch'erano seduti accanto e che parevano dire: -- Per
amor del cielo, cara zia, non guastar le cose.

L'Angela non insistette e sorrise a questi due nipoti che le destavano
tanta maggior simpatia degli Alvarez, duri e impettiti come due figurini
d'un giornale di mode.

-- Cstore e Pollce -- disse scherzosamente Cesare Torralba. -- Per quei
due figliuoli, quando saranno ufficiali, stenteranno a farsi imbarcare
nello stesso bastimento.

-- Non saranno ufficiali -- replic la Letizia con un'intonazione acre
nella voce.

Vi fu un grido di meraviglia. -- Oh bella! Non sono all'Accademia navale?

-- Erano -- rispose la madre, -- ma li abbiamo levati, e non torneranno
pi... Anche mio marito, quando avr terminato il suo imbarco, dar le
sue dimissioni... Non si pu servire questo governo... Il babbo lo sa.

Il commendatore Prefetto assent alle parole della sua primogenita. -- 
vero, ma ignoravo che voi pure foste vittime di qualche ingiustizia.

-- Altro che ingiustizie! Lascio stare il modo in cui trattavano i
ragazzi all'Accademia; senz'alcun riguardo al nome che portano; due
Alvarez!... Ma Pasquale, vedersi saltato anche nelle ultime
promozioni!... Veder nominati contrammiragli in vece sua degli uomini da
nulla...

-- Ma, cara sorella -- interruppe Girolamo, il deputato, -- se mi scrivevi
facevo un'interpellanza.

-- Se ci fornite i dati necessari -- soggiunse l'Adele, la donna politica
-- si potr risuscitare la questione alla riapertura della Camera.

-- Per me -- riprese Girolamo -- non domando di meglio che di raccoglier
elementi per combattere il Ministero.

La Letizia tentenn la testa. -- Sentir da Pasquale. Ma credo ch'egli
non vorr... Ormai  deciso. Ha trent'anni di servizio e si far
liquidare la sua pensione.

-- E i ragazzi che carriera sceglieranno? -- ridomand Cesare.

-- Vedremo... Penseremo... Non c' fretta... Grazie a Dio, hanno da
vivere senza mettersi al servizio di nessuno.

Alle savie parole della genitrice i due fratelli si scambiarono
un'occhiata piena di compiacenza e di fatuit.

-- Tanto meglio! -- disse Cesare Torralba che non aveva mai avuto troppo
buon sangue con sua sorella Letizia e che non poteva soffrirne i
rampolli. -- Questo per non li esonera dall'obbligo di scegliersi
un'occupazione... Non possono mica andar sempre in _tandem_.

L'allusione fece ridere. E in vero era parso un po' strano a tutti che
gli Alvarez sentissero il bisogno di portare un _tandem_ a Villarosa e
di montarvi su ogni momento, isolandosi dal resto della compagnia.

-- Se vanno in _tandem_, non so a chi facciano male -- ribatt, piccata,
la Letizia.

-- Anzi, anzi... quando si divertono... -- interpose l'Angela in tono
conciliante.

-- _Eh bien, petite mre_ -- disse Luciano tra due cucchiajate di
minestra, -- come va?

Dacch aveva fissato la sua dimora a Parigi, e sopratutto dopo il suo
secondo matrimonio, Luciano Torralba interpolava sovente delle paroline
francesi ne' suoi discorsi.

La signora Laura, con la sua voce querula, cominci la lunga
enumerazione de' suoi mali. Debolezza di stomaco, frequenti vertigini,
dolori vaganti... E il braccio sopra tutto, il braccio sinistro quasi
paralizzato...

-- Non  paralisi -- obbiett l'Angela. --  reumatismo.

-- S, s, la conclusione si  che non posso adoperarlo, che son
diventata un automa. Mi vestono, mi spogliano, mi danno da mangiare...

L'Angela fece un segno negativo col capo.

-- Non  vero, la mamma esagera, non si fa che aiutarla... Del resto se
la cava benissimo da s, e se volesse...

Mentre la vecchia signora protestava contro l'insinuazione della
figliuola, il commendatore Ercole, parlando con la Marial che gli era
vicina, tracciava una pittura altrettanto pessimista del proprio stato.
Delle sue forze in generale non si lagnava; le gambe lo reggevano
ancora; lo stomaco funzionava discretamente; ma che importano le gambe
per uno che non ci vede e che non pu far due passi fuori delle sue
stanze se non  accompagnato; e che importa lo stomaco per uno che non
ha denti e deve rinunziare alle vivande pi saporite?... E che giornate
interminabili erano le sue! Egli, ch'era stato sempre avvezzo a
occuparsi, non poter scrivere una lettera, non poter leggere un libro,
un giornale!... Almeno avesse avuto il sonno a sua disposizione!...
Nossignori... Sonnolenza, s... non foss'altro che per effetto della
noja; ma una buona ora di sonno profondo, ristoratore, mai, meno forse
di giorno, dopo il pranzo... Ah gran brutta vita!

-- Gli  che Villarosa  fatta apposta per ammalarsi -- sentenzi la
Letizia. -- Cos triste, cos umida, cos fredda...

L'Antonietta Frassini non pot trattenere un'esclamazione.

-- Trovi triste Villarosa, zia?... A me par tanto allegra...

Tullio era dell'opinione della cugina.

-- Villarosa  calunniata... Non  in una posizione amena, siamo
d'accordo, ma non  triste... Il giardino  cos bello, ha di cos belle
piante... Io ci fui anche d'inverno e vi ho trovato dei giorni di sole
come questo... Certo che se piove  un'altra faccenda... Ma la pioggia
getta un velo di tristezza da per tutto... Vorrei che vedeste Parigi.

-- _Es-tu bte, mon enfant?_ -- interruppe Luciano, il padre. -- Che
confronti!... Con la pioggia o col sole Parigi  sempre allegra... E poi
importa molto la pioggia o il sole a chi  nel vortice degli affari?

E soggiunse che in quanto a lui non comprendeva la vita fuori d'un gran
centro, senza giornali, senza listini di borsa, senza telefono, senza
telegrafo. -- Pensare che qu bisogna far cinque chilometri per poter
mandare un dispaccio, e che l'ufficio non  nemmeno aperto la notte!

-- Siamo agli antipodi, caro cognato -- dichiar Frassini, il pittore
rifiutato da anni a tutte l'Esposizioni. -- Il vostro telegrafo, il
vostro telefono, le vostre strade ferrate hanno rovinato il mondo... A
forza di sentir le voci degli altri non sentiamo pi la nostra... A
forza di veder passare dinanzi a noi dei fantocci non abbiamo pi occhi
per cogliere i grandi simboli che soli chiudono la verit... L'arte ha
smarrito la strada.

Luciano si accingeva a rispondere. Marial lo prevenne.

-- Se badassi a mio marito si andrebbe a vivere sulla cima d'un monte, o
in mezzo a un deserto... Ci andrai tu, amico mio.

-- Il povero babbo finisce sempre col fare quello che vuole la mamma --
sussurr l'Antonietta nell'orecchio al cugino. -- In quanto a me, avrei
molti de' suoi gusti.

L'Adele, la donna politica, volle dire anch'ella la sua.

-- Io sono d'accordo con Luciano. Un gran centro ci vuole. Fuori di Roma
non mi ci potrei vedere.

-- A Roma -- ribatt il commendatore Prefetto -- non ci starei nemmeno
dipinto... Mi pare che tutte quelle fucine d'intrighi, Parlamento,
Ministeri, eccetera eccetera, debbano emanare delle esalazioni
pestifere... Quel Ministero dell'interno  una camorra...

-- E quello della marina? -- esclam la Letizia.

-- Chi ve lo nega? -- soggiunse il deputato. -- Sono uno peggio
dell'altro... Il guasto  nel sistema... Bisogna rinnovare ogni cosa _ab
imis fundamentis_... E noi dell'estrema siamo l per questo.

L'ex Prefetto si strinse nelle spalle.

-- Voi?... Voi farete un monte di rovine, ecco quello che farete.

Luciano assent.

-- Voi rovinate il credito del vostro paese... Se fosse dipeso da voi, la
Rendita italiana sarebbe oggi a 60...

-- E voi, uomini di Borsa... -- replic Girolamo.

Ma l'Angela interruppe la disputa.

-- Per amor di Dio, lasciate dormir la politica e la finanza... Non
occupiamoci n di Parlamenti, n di Ministri, n di Borsa, n di Parigi,
n di Roma... Restiamo a Villarosa.

-- Ma! disse Cesare. -- Quanti anni che non ci troviamo seduti a questa
tavola noi sei, fratelli e sorelle, intorno al babbo e alla mamma!

Si fecero i conti, si passarono in rassegna i vari avvenimenti, anche i
tristi, in occasione dei quali la famiglia s'era riunita... Ora mancava
l'uno, ora l'altro. Alla morte del povero Manlio, Cesare era lontano; ai
funerali dello zio Luigi non era potuto venire Luciano, trattenuto da'
suoi affari a Parigi... Conveniva risalire al matrimonio di Marial,
vent'anni addietro.

-- Gi, gi -- osserv il commendatore Ercole nel Settembre 1879... l'anno
prima del mio collocamento a riposo,... quand'ero a disposizione del
Ministero... Ministero Cairoli-Depretis.

-- Tre di quei giovinetti non c'erano per la buonissima ragione che non
erano nati -- ripigli Cesare accennando ai due Alvarez e
all'Antonietta... C'era Tullio...

-- Sicuro che c'ero -- afferm costui. -- E rammento...

-- Che cosa vuoi rammentare? -- interruppe la Letizia. -- Ella s avrebbe
rammentato, la mia povera Laura... Aveva cinqu'anni allora.

-- E io -- ribatt Tullio -- rammento benissimo ch'eravamo insieme e che,
in chiesa, la zia Angela ci sollev tutti e due perch vedessimo
meglio... Vestita di bianco, la zia Marial mi pareva un angelo.

La Marial arross come una collegiale. Avvezza a ricever di questi
complimenti, avvezza anzi a cercarli, ella non sapeva dissimulare la
soddisfazione che l'era procurata da ogni nuovo omaggio alla sua
bellezza. E la ingenuit della sua civetteria era forse una delle sue
maggiori seduzioni, era uno dei coefficienti di quella sua aria
giovanile che, a quarantadue anni, l'avrebbe fatta credere, piuttosto
che la madre, la sorella maggiore dell'Antonietta.

Giulio Frassini, il marito, la guard attraverso la tavola con un misto
d'ammirazione e di dispetto. Ell'era stata, ell'era sempre il suo idolo
e il suo cattivo genio. Ell'aveva in lui avvilito l'uomo e ucciso
l'artista, s'era impossessata di tutto l'esser suo, del suo corpo e
della sua anima; aveva preso il suo tempo, sciupato il suo ingegno,
trascinata nel fango la sua dignit... E nondimeno, anche oggi, dopo
vent'anni di matrimonio, egli sentiva che non avrebbe potuto vivere
senza di lei; anche oggi egli si maravigliava che vi fosse stato un
momento un cui egli le aveva preferita la sorella Angela, la buona e
sbiadita creatura che gli sedeva dirimpetto, occupata a sminuzzar le
vivande per renderle mangiabili ai suoi genitori.

E com'era commossa l'Angela, e con che studio teneva bassi gli occhi,
tanto da non lasciar veder le lacrime che le gonfiavano le palpebre! Il
matrimonio della Marial! Tutte le pi minute circostanze ella ne
ricordava; l'ora in cui s'era svegliata, l'abito che aveva indossato, il
guanto che le si era stracciato calzandolo, le poche goccie di pioggia
ch'eran cadute nel ritorno dalla stazione dopo l'accompagnamento degli
sposi, il fazzoletto di batista ch'ell'aveva bagnato di pianto nel
silenzio della sua camera, lo sforzo che aveva fatto per nascondere a
tutti la sua emozione... E nessuno aveva capito, nessuno, dallo zio
Luigi in fuori, aveva saputo niente. Ella lo sentiva ancora sulla fronte
il bacio dello zio Luigi; sentiva le sue parole: -- Quel balordo di
Frassini se ne accorger dello sproposito che ha commesso sposando la
Marial invece di te.

Ella non aveva allora che ventiquattr'anni, eppure in quel giorno
ell'aveva compreso che la sua giovinezza era tramontata, che il suo
primo disinganno le aveva aperto nel cuore una ferita non sanabile mai.
Ed ella aveva, in quel giorno, letto chiaro nell'avvenire. Sposate le
sorelle, dispersi pel mondo i fratelli a eccezione di Manlio, ell'aveva
previsto che le sarebbe convenuto rinunziare alle gioje di moglie e di
madre e consacrarsi tutta quanta ai genitori e allo zio che
probabilmente non si sarebbero mossi da Villarosa. I fatti le avevano
dato ragione. Dopo un'effimera Prefettura durata pochi mesi, il
commendatore Torralba aveva dovuto abbandonare in modo definitivo il
servizio e s'era ritirato nella villa spezzando ogni legame col mondo;
indi la morte di Manlio e dello zio Luigi, le vicende varie di Cesare e
la partenza di lui per l'America avevano gettata una nuova ombra sulla
casa e ribadite le catene dell'Angela. No, non l'era possibile, non
l'era lecito pensare a s stessa. E non vi aveva pensato pi, aveva
compito il suo sacrifizio umile, quotidiano, quel sacrifizio che nessuno
avverte appunto perch' quotidiano, perch lo si crede diventato una
seconda natura.

Ecco ci che significava per l'Angela il matrimonio di Marial, ecco
perch il richiamo di quelle nozze in questo giorno, in quest'ora, le
recava un insolito turbamento. Tutti, quanti erano intorno a quella
tavola, avevano vissuto o vivevano; con le loro passioni, coi loro
capricci, coi loro gusti nobili o puerili, coi loro ideali grandi o
meschini: l'ambizione politica, la febbre degli affari, la smania delle
avventure, la galantera, la vanagloria; ella viveva fuori della vita;
tutti avevano memorie e speranze; ella delle speranze non ne aveva, e le
sue memorie non erano che tristi; per trovarne di liete l'era forza
risalire all'infanzia... E ancora, fin che c'erano i suoi genitori,
ell'aveva un'occupazione, uno scopo... Ma poi?...




VII.


Verso la fine del pranzo, Luciano, il primogenito dei Torralba, alz il
bicchiere colmo di vino.

-- Alle nozze di diamanti!

-- Evviva! -- risposero in coro i presenti levandosi in piedi.

Ma con un gesto il commendatore li invit a sedere e trattenne quelli
che si avvicinavano a lui e alla signora Laura per rinnovare gli augur.

-- Non diciamo sciocchezze... Ce n' d'avanzo delle nozze d'oro, e badate
che l'anniversario se ne festeggia domani soltanto e alla nostra et non
si sa mai...

Sorse una protesta unanime.

-- Eh via, che discorsi!

-- Discorsi di stagione... Comunque sia, se domani saremo al mondo, vi
permetter i brindisi...

-- A proposito di stagione -- salt su la Letizia, -- il babbo, la mamma e
l'Angela dovrebbero venir quest'inverno a Posilipo... Converrete che,
almeno d'inverno, il soggiorno di Villarosa  impossibile.

-- Cara mia -- riprese l'ex Prefetto -- c' una cosa pi impossibile
ancora, ed  quella che noi ci moviamo di qu.

-- Ma perch? Ma perch?

-- Perch siamo vecchi, perch siamo invalidi, perch io ci vedo appena,
e tua madre  piena di doglie.

-- Non mi posso muovere, no, io, -- piagnucol la signora Laura. -- Voi
piuttosto dovreste esser meno avari delle vostre visite...

E la vecchia signora tacque, stupita di aver avuto il coraggio
d'esprimere un suo desiderio.

Ma! Tutti sarebbero voluti venire, ma tutti avevano qualche impedimento,
erano presi in qualche ingranaggio che toglieva loro ogni libert
d'azione.

-- Quando si  a capo d'una Banca -- sospirava Luciano.

E Girolamo diceva: -- Quando si prende sul serio la deputazione!

-- Quando c' di mezzo l'Oceano! -- soggiungeva Cesare.

E la Letizia accampava la scusa della sua numerosa famiglia (oltre a Max
e Fritz aveva due bimbe rimaste a casa) e la Marial in mancanza
d'argomenti plausibili (non poteva confessare che non era capace di star
una settimana in un luogo ove non ci fossero uomini che le facessero la
corte) si trincerava dietro vaghe promesse. Chi sa?... Forse.

-- Veniamoci, mamma, quest'inverno a Villarosa -- preg l'Antonietta.

-- Proprio d'inverno?

-- Ma s... Scommetto che con la neve non  punto triste.

-- Brr!

-- Io -- interpose Tullio -- se i nonni e la zia me lo permettono, ci verr
senza dubbio quest'inverno... anche pi d'una volta.

-- Bravo, Tullio! -- grid la zia Angela -- Che regalo ci farai!

-- Ecco, mamma -- soggiunse l'Antonietta, -- si potrebbe mettersi
d'accordo.

-- Oh che bella cosa fareste! -- esclam l'Angela giungendo le mani e
guardando con infinita tenerezza i due cugini che, gi, nella sua mente,
ella vedeva stretti da un vincolo pi sacro e tenace.

La Marial se la cav con un'altra di quelle frasi che non impegnano. --
C' tempo... ci penseremo.

Giacomo, il servo, che girava col piatto della frutta, susurr una
parola all'orecchio della padroncina.

L'Angela si rivolse prima al suo babbo e alla sua mamma, poi al resto
dei commensali.

--  una cos bella giornata... Lo volete prendere in giardino, il caff?

-- S, s, in giardino.

Per la signora Laura tentennava. -- Con le mie doglie?

-- Qu davanti c' il sole -- disse la figliuola. -- Ti ravvolger nel tuo
sciallo.

-- Ma dopo mi accompagnerai in camera.

-- S'intende... E anche il babbo far il suo chilo.

L'ex Prefetto assent energicamente.

-- Sfido io!...  la sola ora che dormo bene.

Intanto i due Alvarez insegnavano con molta gravit alla zia Marial il
modo di sbucciar le pere tenendole sollevate con la forchetta e senza
toccarle con le dita.

-- _Parfaits!_ -- disse la Marial con un'ammirazione un po' ironica. --
Potreste aprire un corso di belle creanze.

Indi ella chiese all'Angela: -- Sono le vecchie pere di Villarosa, non 
vero?

-- S, quelle piantate a spalliera nell'orto.

-- Ai nostri tempi non venivano mai a maturit.

-- Le mangiavamo acerbe.

-- E come s'arrabbiava lo zio Luigi!

-- Una volta ha amministrato a me una lezione coi fiocchi -- osserv
Cesare. -- Nella mia sbadataggine avevo svelto un ramo del prezioso
arbusto.

-- E il pesco, il bel pesco che sorgeva dietro la casa del giardiniere,
c' ancora? -- domand Luciano.

-- No, pur troppo -- rispose l'Angela. --  morto nell'inverno del 1895 in
seguito ai geli... Oh, quello fu un anno fatale pei nostri alberi
fruttiferi.

-- E non avete ripiantato?

-- Quando in famiglia non ci son pi giovani non si ripianta -- sentenzi
il commendatore. -- Noi non li avremmo visti crescer quegli alberi, e sa
il cielo chi verr a star qu dopo di noi... Nessuno de' miei figli ama
Villarosa.

-- Io, io l'amo! -- avrebbe voluto gridar l'Angela. Ma aveva un nodo alla
gola. Sentiva che le sue parole sarebbero state strozzate dai
singhiozzi. Pur si chin verso suo padre e gli disse piano: -- Se credi,
possiamo alzarci.

Di nuovo il commendatore prese il braccio della Letizia: di nuovo la
signora Laura s'appoggi a quello di Luciano, ordinando in pari tempo
all'Angela di andarle a cercare lo sciallo. Doveva averlo lasciato di
l, in salotto.

-- Eh, lo so che ci sono gli scalini -- protest l'ex Prefetto,
infastidito degli avvertimenti della Letizia.

-- Ci vedi dunque?

-- Che c'entra il vederci?  la forza dell'abitudine. Anche quelli che
son ciechi affatto camminano soli nella loro casa... Io distinguo ancora
gli oggetti, le persone come dietro un velo, come in un'ombra... Le
tenebre complete verranno.

-- Perch dovrebbero venire?... Consulta uno specialista... A Napoli...

-- Che Napoli?... Il Toschi di Milano, una celebrit, che fu qu l'anno
scorso, giudic pericolosa ogni cura energica, non trattandosi gi di
una malattia ma di un indebolimento progressivo del nervo ottico.

S'intese la voce squillante, argentina dell'Antonietta.

-- Oh che bellezza, che sole, che sole!... Par d'essere in estate... E
poi si sosterr che Villarosa  triste!

-- Ecco la mia poltrona -- disse la signora Laura a Luciano, sedendo
faticosamente. -- Ma io non resto che pochi minuti.

Si guard intorno, inquieta. -- Quest'Angela...

-- Son qu -- rispose la figliuola accorrendo con lo sciallo e
ravviluppandone le spalle e il petto della madre.

Anche il commendatore Ercole sedette in una sedia a bracciuoli.

-- Il caff lo verso io -- dichiar la Marial ritta davanti alla tavola
di vimini dove Giacomo aveva posato il vassojo con le chicchere. -- Lo
verso io e l'Antonietta lo distribuir. Credo di ricordare il gusto di
tutti quanti... Il babbo poco zucchero, la mamma molto... Luciano due
pezzi...

-- Per me solo una mezza tazzina -- disse la signora Laura. -- Mi piace
tanto il caff, ma mi agita i nervi. Se badassi al dottore, non ne
prenderei affatto.




VIII.


-- _Lupus in fabula_ -- grid Cesare Torralba additando un uomo di mezza
et che si avanzava lungo il viale. -- Ecco Vignoni.

E gli mosse incontro.

-- Non si sentiva fischiar gli orecchi, dottore?

-- Perch?

-- Perch parlavamo di lei.

-- Davvero?

Ora i due uomini venivano insieme verso il grosso della comitiva.

Cesare disse: -- Gli Alvarez e i Frassini li ha gi visti iersera...
Luciano e Tullio, Girolamo e mia cognata Adele sono arrivati
stamattina... C' bisogno d'introduzione?

-- No, ho avuto il piacere d'incontrarli qualche altra volta -- replic il
medico scambiando saluti e strette di mano. -- Anzi col signor Tullio --
egli soggiunse -- siamo vecchie conoscenze.

-- Giuocheremo di nuovo alle boccie, sa -- disse il giovane.

-- Sono sempre a' suoi ordini.

-- Dottore, desidera un caff? -- domand Marial.

-- Grazie, signora, se mi dispensa.

-- O un bicchierino di cognac?

-- Neppure... Ho appena pranzato.

-- O un bicchiere di vino?

-- Nossignora. Proprio non prendo nulla.

-- Un sigaro almeno -- disse Girolamo aprendo l'astuccio.

-- Grazie... Accetter quello.

-- Un medico di campagna che non beve! -- esclam la Marial -- Che
miracolo! Il suo predecessore aveva altre abitudini.

-- Cos raccontano -- rispose sorridendo Vignoni. -- E ho inteso che negli
ultimi anni sopra tutto...

-- Era sempre brillo -- soggiunse Cesare Torralba terminando la frase. --
Me lo ricordo benissimo. Se non avesse avuto un cavallo savio che
conosceva a menadito tutte le strade e tirava da s il suo biroccino
sarebbe andato a finire in fosso un pajo di volte al giorno.

-- Capiscono che non ho torto se non voglio imitarne l'esempio.

-- Quanti anni sono ch' qu, dottore? -- chiese la Marial. -- Certo 
venuto dopo ch'io mi sono sposata.

-- Sono venuto nel 1885.

-- E ormai non si muove?

-- Ho la mia famiglia, ho un poderetto che coltivo da me.

-- Coltivar la propria terra, quella dev'essere una soddisfazione --
sospir l'Angela. -- Quando la si affitta, si cessa d'essere in comunione
con lei.

-- La terra! -- borbott Luciano consegnando a sua nipote Antonietta la
chicchera vuota. -- La terra  esausta. Chi pu viver pi della terra?

-- Scusi -- ribatt Vignoni, -- tutti ne viviamo, anche coloro che la
disprezzano. -- Se talora essa ci sembra stanca, impoverita, gli  che le
domandiamo troppo... Si vuole ch'essa nutra quelli che la lavorano,
quelli che la fanno lavorare e quelli che la cedono a chi la fa lavorare
agli altri... senza contare le delizie del fisco.

Il commendatore Ercole si scosse. -- La propriet fondiaria  gravata in
un modo indecente.

-- Il nostro sistema fiscale  un cumulo d'iniquit -- sentenzi Girolamo,
l'onorevole.

-- Oh non isperiamo niente neanche da voi radicali -- soggiunse, stizzito,
il commendatore. -- Figuriamoci se voi pensereste ad alleggerire i
proprietari!

-- Noi ridurremmo le spese... esercito, marina...

Luciano protest: -- Dio guardi l'Italia dalla finanza dei demagoghi...
Altro che ridur le spese!... Voi le raddoppiereste... Troppa gente avete
da contentare...

Mentre i due fratelli si bisticciavano, la signora Adele ammiccava a
Vignoni.

-- Il dottore  un po' socialista, se non m'inganno... Anch'io...

Ma la signora Adele non pot svolgere le sue idee perch quasi
contemporaneamente gli suoceri reclamarono Vignoni per s.

-- Dottore, non stia a discorrer di politica, e venga qu -- disse l'ex
Prefetto col suo tono alquanto imperioso.

E la querula signora Laura, che rimproverava l'Angela di averla fatta
uscire in giardino, disse alla sua volta:

-- Me ne appello a lei, dottore. Non  un'imprudenza, co' miei
reumatismi, di rimanere all'aria aperta?

-- Fin che c' questo bel sole, no.

-- Ma -- riprese la vecchia valetudinaria -- il sole  sul punto di
nascondersi dietro gli alberi... E meglio ch'io rientri in casa.

-- E a me  appunto il sole che d noja -- brontol il commendatore. --
Quando avevo i miei occhi sani non me ne dava; me ne d adesso che non
ci vedo... Una delle solite canzonature della vita... Del resto, penso
di fare anch'io la mia dormitina... Arrivederci pi tardi.

La Letizia gli riofferse il suo braccio. Ma la Marial sostenne che
questa volta toccava a lei.

-- N l'una n l'altra -- dichiar Ercole Torralba. -- C' l'Angela che ha
pi pratica.

-- E la signora Laura dar il braccio a me -- disse il dottore. -- Io poi
legger il giornale al signor Prefetto fin che si sia addormentato...
Cos la signorina Angela potr trattenersi con gli ospiti.

Questa, che s'era avviata col padre, gir un momento la testa.

-- Allora mi aspettate qu... Torno subito.

-- S, s, ti aspettiamo.

Incontrandosi nello stesso pensiero Luciano e Girolamo guardarono
l'orologio; indi gridarono dietro alla sorella: -- Tarder molto la
posta?... Hai mandato il giardiniere a prenderla?

-- Sicuro, e non pu tardare -- ella rispose di lontano.

Luciano invest l'_onorevole_. -- Vale la pena che tu sia deputato se non
riesci a far organizzar meglio le poste e i telegrafi di questi
paesi?...  incredibile... Una sola distribuzione al giorno...

-- Scusa, in quanto a distribuzioni ce ne son due.

-- Oh, quella della mattina  insignificante... E il telegrafo a cinque
chilometri, e niente telefono... E l'Angela si maraviglia della brevit
e della rarit delle nostre visite!

-- Quando non se ne occupa il deputato del collegio, -- obbiett Girolamo.

-- Chi ? Chi ?

-- Un riccone, Basterini... un moderato di tre cotte.

Giulio Frassini che passeggiava su e gi con aria trasognata si ferm
sui due piedi, e battendo sulla spalla del cognato -- Caro mio --
principi -- tu e Girolamo e Cesare...

-- Chi mi nomina? -- interruppe costui che stava chiacchierando con la
Marial.

-- Io, io -- replic Frassini -- E volevo dire che tutti voi altri, uomini
e donne... forse la Letizia e l'Angela faranno eccezione... siete
ammalati della malattia del secolo, l'inquietudine...

-- O come se non l'avesse, lui, l'inquietudine! -- esclam la Marial.

-- La mia  d'un altro genere... Io inseguo le forme del bello che si
sono perdute nella volgarit universale. Io cerco il simbolo ch'
l'essenza di tutte le cose... Ma la mia inquietudine  puramente
intellettiva... La vostra  fatta d'ambizione, di cupidigia di danaro,
di smania d'avventure... Pu darsi che anche la mia uccida; la vostra
uccide ed abbassa.

-- La nostra conduce a qualche cosa, tu macini il vuoto -- ribatt
Luciano.

Intanto la Marial tentennava il capo come a dire: -- O che prendete sul
serio le fisime di mio marito?

Da parte sua Frassini pareva non prender sul serio i suoi contradditori,
perch senza curarsi delle loro obbiezioni s'era rimesso a camminare con
la testa china e con le mani intrecciate dietro la schiena.

In quella una bicicletta si ferm davanti al cancello e ne scese
Bortolo, il giardiniere, con un fascio di lettere, di cartoline, di
giornali.

-- Qu, qu -- dissero a una voce Luciano e Girolamo indicando la tavola
di dov'era stato tolto da poco il servizio da caff.

-- Non  mai arrivata una posta simile a Villarosa -- osserv Bortolo,
mentre, dopo aver deposto il suo carico, si frugava nelle tasche per
veder se avesse dimenticato qualche cosa.

In fatti aveva ancora un mucchio di biglietti da visita.

-- Sono pel commendatore -- egli disse -- E ci devono essere anche cinque o
sei lettere per lui... Le porter alla signorina Angela... Dov'?

-- Or ora viene... Lasciate qu tutto quanto -- ordin Luciano.

E con ansia febbrile si mise a cercare la sua corrispondenza.

Lo stesso facevano Girolamo e sua moglie.

-- Con vostro comodo -- disse ironicamente la Letizia ch'era rimasta
seduta -- vedrete se c' nulla per gli altri.

La Marial s'avvicin in silenzio alla tavola e prese il _Figaro_.

--  di Luciano, ma ora non lo legge.

S'intesero le due voci di Max e Fritz.

-- Noi aspettavamo delle cartoline illustrate.

-- Ecco, ecco... Sono pi d'una dozzina.

-- Ogni giorno ce ne arrivano.

-- Ah, siete collezionisti?.

-- Cinquemila e cinquecento ne abbiamo -- rispose Max.

-- In venticinque album -- soggiunse Fritz.

-- Pi dieci album di francobolli -- ripigli Max, pavoneggiandosi.

Fritz corresse il fratello.

-- Scusa, sono undici.

-- Hai ragione, undici. Dimenticavo il piccolo.

-- Avete anche bottoni da camicia? -- domand serio serio Cesare Torralba.

I due Alvarez guardavano lo zio col sorriso ebete di chi non capisce.

Intervenne la Letizia in aiuto dei figliuoli.

-- Che spiritosaggini!

-- Non c' niente di male -- ribatt Cesare. -- Ne ho conosciuti io dei
collezionisti di bottoni da camicia... Son gusti innocenti.

-- Questo s -- ripigli la Letizia che voleva slanciare una frecciata al
fratello. -- Son gusti tranquilli che non danno dispiaceri alle famiglie.

L'Angela scendeva frettolosa per la gradinata.

-- Eccomi finalmente... L'avete poi ricevuta la posta?

Assorti nella lettura, Luciano e Girolamo non risposero che con un segno
affermativo del capo.

L'Adele, alzando la testa da un giornale, addit le lettere e i
biglietti rimasti sulla tavola.

-- Saranno congratulazioni per le nozze d'oro. Povero babbo! Gli far
piacere che qualche amico lontano si ricordi di lui.

-- Le apri tu le sue lettere? -- chiese l'Adele ripiegando il foglio.

-- S, in sua presenza... Talora le apre egli stesso, e io le leggo...
Diamo un'occhiata ai biglietti... Oh! _Carlo Tazzoni, senatore del
Regno_... Questo era consigliere delegato a Salerno, quando il babbo era
Prefetto... Letizia dovrebbe ricordarsene.

-- S, s... Me ne ricordo perfettamente... Era allora un bell'uomo,
alto, con due fedine da diplomatico, accurato nel vestire...

-- Ma! -- sospir l'Angela. --  riuscito a esser senatore, lui... Il sogno
di nostro padre...

E seguit a tirar fuori dalla busta i vari biglietti.

-- _Conte commendatore Annibale Zilli, Capo divisione al Ministero
dell'interno -- Onorevole Bariolo, deputato..._

L'Angela stette un momento sospesa.

-- Ora che ci penso, come va che questa gente ha saputo della nostra
festa domestica?... Noi non abbiamo fatto pubblicit.

-- C'era nel _don Chisciotte_ di venerd, a proposito di quella seduta a
cui non potevo assistere -- disse Girolamo. --  il numero che ho
comperato per viaggio. Credo di averlo ancora in tasca.

L'aveva in fatti e lo porse all'Angela, richiamando la sua attenzione su
un trafiletto di cronaca. L'onorevole Torralba mand una lettera al
Presidente della Lega dei contribuenti scusando la sua assenza dalla
seduta di iersera. Iersera appunto egli partiva per Villarosa ove i suoi
genitori celebrano le nozze d'oro. Felicitazioni ed auguri.

-- A me occorrerebbe spedir subito due telegrammi -- salt su a un tratto
Luciano. -- Come si fa ora?

-- Troveremo qualcheduno che li porti -- disse l'Angela.

-- No, no. Preferirei scriverli in stazione... Sono in francese e se non
sono presente io chi sa che _brioches_!... Non c' una bicicletta?

-- Anch'io ho da telegrafare -- dichiar Girolamo. -- Una gran seccatura
questa mancanza d'un ufficio telegrafico!

-- Dio buono! Non avrete mica l'apparecchio in casa nemmeno a Roma e a
Parigi -- esclam l'Angela un po' annoiata nonostante la sua indole
conciliativa.

A Girolamo venne un'idea luminosa.

-- Se Max e Fritz ci prestassero il loro _tandem_ si potrebbe andar
insieme, Luciano ed io, sino a San Vito... Ve ne servite ora, ragazzi?

No, pel momento i ragazzi non se ne servivano, onde, consultata la
genitrice, essi accondiscesero al desiderio degli zii e li precedettero
nella rimessa ov'era depositata la preziosa macchina lucida, levigata,
civettuola come i suoi proprietari.

-- Non ve lo sciupiamo, no -- disse Luciano rispondendo alla muta
raccomandazione dei due giovinetti.

Quando il _tandem_ pass davanti al cancello, quelli ch'erano nella
villa sventolarono i fazzoletti ai due biciclisti.

-- Occhio ai fossi! -- grid Cesare. -- E non discutete di politica.

-- Non c' nulla di pi antiartistico della bicicletta -- osserv
Frassini. --  un prodotto degno di questo secolo di bottegai.

-- Lo volete fare il giro del giardino? -- propose l'Angela.

-- _Le tour du propritaire_ -- borbott la Letizia pure assentendo alla
proposta della sorella.

-- Credo che l'Adele lo conosca appena -- riprese l'Angela.

--  vero; fui qu tre o quattro volte, e il giardino non credo d'averlo
mai girato tutto.

--  abbastanza grande.

-- Grande! Grande! -- ribatt la Letizia col suo tuono sprezzante. -- Il
ricinto non  piccolo, ma non c' orizzonte... da noi a Posilipo c' il
mare, ci son le isole, c' il Vesuvio...

La Marial alz le spalle.

-- Se fai entrare nel tuo giardino anche il Vesuvio!

In fin dei conti a lei non importava nulla n di Posilipo, n di
Villarosa, n di luogo alcuno al mondo se non in quanto vi fosse
l'opportunit di civettare. E il carattere affatto domestico della
presente cerimonia le toglieva la speranza di far valere i suoi vezzi.

-- La giovent con la giovent -- disse l'Angela a Max e a Fritz. -- Perch
non raggiungete l'Antonietta e Tullio che sono avanti gi d'un buon
tratto?

Cesare si mise a ridere. -- Quelli non si confondono.

Ma gli Alvarez chiesero licenza alla madre di salire un momento in
camera per riordinare le loro cartoline. Sarebbero discesi poi.

-- Come vi piace -- rispose la Letizia. -- Non stenterete a trovarci... Non
ci si perde a Villarosa, non c' pericolo.

Indi ella vant i suoi figliuoli. Ubbidienti, rispettosi, amorevoli, non
movevano un passo senza consultarla, quantunque l'uno avesse
diciott'anni, l'altro diciasette.




IX.


Tullio che aveva pi pratica guidava l'Antonietta pei meandri del
giardino.

--  bello, sai, il giardino... Quando il padre del nonno compr
Villarosa, una sessantina d'anni fa, intorno alla casa non c'erano che
praterie. Venne qu un bravo ingegnere da Milano, piant alberi, tracci
viali e sentieri, scav un lago, alz dei monticelli di terreno,
trasform insomma tutto quanto da cima a fondo... Poi si doveva
rifabbricar la casa, ma la spesa era troppo forte e si rimand l'opera
ad altri tempi... Intanto il padre del nonno mor... Perch ridi?

-- Rido a sentirti parlare di fatti avvenuti sessant'anni addietro, come
se tu fossi stato presente...

-- Io dico quello che ho inteso dalla zia Angela...

-- Ma non c'era neppur lei allora...

-- No certo; ma ha raccolto i discorsi del nonno e dello zio Luigi
ch'erano in grado di ricordarsi di tutto.

-- Sessant'anni! -- ripet l'Antonietta compresa dell'importanza di questa
cifra. -- Pare impossibile che vi sia della gente la quale abbia pi di
sessant'anni. Fra noi due...

-- Fra noi due di poco si passa i quaranta.

-- Che disgrazia diventar vecchi! -- sospir l'Antonietta. -- Perdere i
denti, perdere i capelli, metter le grinze... Brr... Mi fanno peccato i
poveri vecchi.

Poi saltando di palo in frasca soggiunse in tuono misterioso: -- Ora
sembra che il pericolo sia passato, ma io avevo una gran paura che i
nostri cugini volessero venir con noi.

-- Max e Fritz! -- esclam Tullio con una risata.

-- S. Non li trovi noiosi?

-- Altro che noiosi!... Intollerabili sono... Gi per me son belli e
giudicati... Son due cretini.

-- O Tullio, come corri!... Tal quale come lo zio Cesare ch' un po'
cattivo con quei due nipoti.

-- Mi piace lo zio... Non ha peli sulla lingua... E che ragione ha! Basta
guardarli quei nostri cugini. Con quelle loro faccie scialbe, con quei
capelli impomatati, e quegli anelli al dito, e quei solini e quelle
cravatte!... Dove metti i profumi che portano addosso e con cui
appestano l'aria?... In fine hanno la mana delle collezioni...

--  un modo d'occuparsi.

-- S, il modo degli oziosi e degli stupidi.

-- Quello ch' certo  che sono molto affezionati tra loro.

-- Al punto di non poter distaccarsi mai... nemmeno quando vanno in
bicicletta... Non  una seria e schietta affezione di fratelli, codesta;
 una smorfia, un'ostentazione, un'infermit...

-- Via, tu esageri.

-- Io, cara mia, detesto tutto quello ch' manierato ed artificioso. A me
piacciono le persone naturali, spontanee, come una certa signorina che
ho in questo momento al mio fianco.

L'Antonietta divenne rossa.

-- Adulatore!

-- Ch? Non adulo mai, io...  piuttosto la signorina che, per eccesso di
modestia, non vuol riconoscere i propri meriti.

Dietro gli alberi si sentirono dei passi e delle voci.

-- Antonietta! Tullio!

-- Siamo qu, siamo qu -- risposero i ragazzi.

-- Perch non venite con noi?

Tullio spieg: -- Faccio vedere all'Antonietta il cedro del Libano
piantato dal nonno... Se voi andate dalla parte della capanna svizzera
c'incontreremo sulla terrazza che guarda il lago.

-- Signor Tullio, se vuol fare una partita di boccie?

-- Pi tardi.

Quello che aveva parlato ultimo era il dottore Vignoni, che, lasciati il
commendatore Ercole e la signora Laura, s'era unito all'Angela, alla
Letizia, all'Adele, alla Marial, a Cesare Torralba e a Giulio Frassini.

La Marial, come soleva, se l'era accaparrato per s, e a fianco di lui
procedeva di alcuni passi gli altri. Non bello, non elegante e d'un
aspetto che mostrava pi de' suoi quarantacinqu'anni, il dottore non
poteva aver nulla di seducente per una donnina mondana qual'era la
Marial; ma ella non si lasciava scappare nessuna occasione di
esercitare il suo fascino sugli uomini d'ogni specie e d'ogni ordine
sociale. Si divertiva a vederli a poco a poco turbarsi, e, a un suo
sguardo, a un suo sorriso, impallidire o accendersi in volto, si
divertiva a sorprendere nei loro occhi, nella loro voce il fremito
dell'ammirazione e del desiderio.

Ora ella dava appena retta all'Angela che le gridava dietro:

-- Ti rammenti, Marial, le nostre corse per questo viale?... Ti rammenti
che qu si faceva la ginnastica?... C'erano gli anelli, le parallele,
l'altalena, il trapezio...

-- E perch non ci son pi? -- disse distrattamente la Marial seguitando
a camminare e a discorrere col Vignoni.

-- O chi fa la ginnastica ormai a Villarosa? -- ribatt l'Angela. -- Se non
la faccio io!

La Marial non replic nulla. Ella pensava ai molti che quand'ella era
ragazza le avevano fatto la corte l in quel giardino negli autunni di
Villarosa; compagni d'Universit de' suoi fratelli, vice-segretari di
Prefettura, tenentini imberbi usciti appena dall'Accademia militare. Gi
non si varcava il cancello di Villarosa senza innamorarsi di Marial...
Di parecchi l'era sfuggito il nome, d'alcuni non sapeva pi n dove
fossero n che cosa facessero: quasi tutti si confondevano nella schiera
infinita de' suoi ammiratori, prima e dopo del matrimonio, di quattro o
cinque soltanto l'eran note le successive vicende. Uno era salito in
alto; era professore, era celebre; uno era a capo d'una grande
industria; un terzo, uno dei tenentini, era morto capitano ad Abba
Carima, morto da eroe... dicevano... Due, che avevano addirittura
chiesto la sua mano e ch'ell'aveva respinti, per consolarsi, s'erano
sposati di l a poco ed eran rimasti vedovi... Poi c'era stato
Frassini... Quello lo aveva voluto lei... Perch lo aveva voluto?
Bisogna ben confessarlo; l'aveva voluto perch'egli s'era permesso di
fare il sentimentale con l'Angela... Ah, come presto la Marial era
riuscita a tirarlo a s!... Come se l'era visto cadere ai piedi proprio
nel viale che percorrevano adesso, e prenderle le mani e baciargliele, e
supplicarla di perdonargli se dov'era lei egli aveva potuto aver occhi
per un'altra!... Che parlantina aveva Frassini in quel giorno!... Lei,
lei sola egli amava, e certo l'aveva amata anche quando credeva di amar
sua sorella; lei, lei sola poteva esser la compagna della sua vita,
l'inspiratrice del suo genio. Le offriva la sua mano, il suo cuore,
tutto s stesso; sarebbero stati felici; ell'avrebbe avuto un'unica
rivale, l'arte. E l'arte, grazie al cielo, a lui era lecito trattarla da
gran signore, senza piegarsi ai gusti della folla, cercando solo
d'incarnare il proprio ideale, perch egli era agiato, perch aveva una
zia straricca di cui era l'unico erede... Insomma, meno d'un anno dopo,
ell'era la signora Frassini... Era stata una cattiva azione verso sua
sorella Angela?... Ma no, ma no... L'Angela sarebbe stata infelicissima
con Giulio Frassini, non si sarebbe _distratta_, avrebbe preso sul serio
tutte le ubbie di quel nevrostenico, di quel mattoide... Via, ell'aveva
reso un servizio all'Angela rubandole l'innamorato... A ognuno il suo
compito... La Marial era nata per far girar la testa ai giovani,
l'Angela per badare ai vecchi, per vegliar sulla casa. E mentre a lei,
alla Marial, era necessario di avere un marito, e Frassini era meglio
di nessuno, l'Angela doveva stimarsi assai pi contenta di esser rimasta
zitella.

Non  a credersi che mentre la Marial faceva queste savie
considerazioni che tranquillavano pienamente la sua coscienza, ella
cessasse di alimentare la conversazione col dottore.

E con la sua vocina dolce e armoniosa lo interrogava sulla sua vita,
sulla sua famiglia, e gli diceva queste cose sbalorditive:

-- Sa che qualche volta ho sognato un idillio? Esser moglie d'un medico
condotto anzich d'un artista; chiudere il mio orizzonte entro le pareti
d'una modesta abitazione di campagna anzich andar sempre in giro pel
mondo; occuparmi dell'orto, delle galline, dei fiori, preparare un buon
pranzetto a quel povero diavolo che affatica da mattina a sera,
accompagnarlo ogni tanto nelle sue visite agli ammalati...

Il medico la guardava incredulo.

-- Parlo sul serio -- ella riprese, mentre con la punta del piedino
irreprensibilmente calzato cacciava davanti a s le pine secche che
ingombravano il viale.

Dietro di lei la Letizia, sempre pronta alla critica, diceva alla
sorella Angela: -- Non  mica tenuto bene il giardino... Questi viali
dovrebbero spazzarli due o tre volte al giorno.

-- Occorrerebbe un personale pi numeroso -- obbiett l'Angela. -- E il
babbo non intende aumentare la spesa... Per quello che lo gode lui il
giardino... Nessuno lo gode... Anch'io sto delle settimane senza
venirci..... Non posso..... non ho tempo... E in ogni caso, di questa
stagione, con gli alberi che si spogliano bisogna rassegnarsi a trovar
le foglie secche per terra.

La Letizia tentennava la testa.

-- Sar... Tuttavia si vede troppo che il giardino  lasciato andare...
Qu per esempio par d'essere in un bosco.

-- Che rimedio c'?... Vorresti abbatter le piante?

-- No, ma diradarle qu e l...  quello che abbiamo fatto noi a Posilipo
sotto la direzione d'un ingegnere olandese.

Giulio Frassini protest.

-- A Posilipo non avete di queste piante d'alto fusto vecchie di oltre a
mezzo secolo... Gi non c' di peggio dei giardini agguagliati,
pettinati, lisciati come se uscissero dalle mani di un parrucchiere.
Fidatevi della natura. Essa  sempre pittoresca.

A sentirlo parlare con insolita animazione, e sostenere idee che
s'accordavano con le sue, l'Angela si tinse d'un fuggitivo rossore. Le
parve che si risvegliasse intorno a lei un'eco d'altri tempi, le parve
che per un istante Frassini tornasse l'uomo di vent'anni addietro,
l'uomo a cui ella non aveva saputo serbar rancore nemmeno dopo esserne
stata indegnamente trattata.

Invero, gi da un pezzo, ella non lo amava pi. Quello che chiamano
amore s'era spento a grado a grado in lei dopo il primo disinganno
ch'ell'aveva accolto senza scatti, senza disperazioni rumorose, ma che
appunto per questo aveva agito come un lento corrosivo sulla sua anima.
Ci ch'ella provava per Giulio Frassini era una compassione triste;
compassione pel suo aspetto precocemente invecchiato, per le sue grinze,
pei suoi capelli radi e grigi, per la sua andatura stanca, compassione
per la sua misera vita conjugale, pel suo ingegno sciupato, per la
vanit della sua opera artistica. Forse anche in giovinezza il suo
ingegno non era che un fuoco fatuo; ma chi sa, con un'altra moglie?...

-- E perch non vai con Cesare a visitare le foreste vergini
dell'America? -- domand ironicamente la Marial a suo marito, fermandosi
di botto, e agitando con la punta dell'ombrellino un mucchio di foglie
secche.

Cesare sorrise.

-- Dove abito io non ci son che foreste di case... Pi in l, pi in
l...

Giulio Frassini si avvicin a sua moglie.

-- Vuoi che andiamo insieme in America?

-- A trovar Cesare?

-- A Nuova York?... No, no, di l non si farebbe che passare... Quei
miliardari mi sono odiosi.

-- Fra le pelli rosse allora?

-- Meglio le pelli rosse dei _yankees_.

-- _Merci bien, mon cher_... Io rester con Cesare fin che tu andrai in
cerca dei selvaggi e delle foreste.

-- Di qu -- disse l'Angela. -- Dobbiamo incontrarci con Tullio e
l'Antonietta sulla terrazza.

E ponendosi in capofila prese una viottola ombrosa che con leggero
declivio scendeva verso il lago.

-- Oh, ecco il famoso ponte -- esclam la Marial.

Era un ponticello di legno che traversava un ruscello minuscolo derivato
dal lago. La Marial si ricordava che su quel ponte, _in illo tempore_,
uno de' suoi primi vagheggini le aveva rubato un bacio.

-- Ed ecco la piccola darsena... E il nostro canotto dov'?

--  tirato in secco... Non lo vedi?

--  sempre quello?  sempre il nostro? Il _Calatafimi_?

-- S.. Ma nessuno l'adopera.

Erano tutti sul ponte. Le assi scricchiolavano.

La Letizia diede l'allarme.

-- Oh, oh non  mica solido il vostro ponte. E si affrett a mettere il
piede in terra ferma.

-- Per sicuro  sicuro -- dichiar l'Angela. -- Ho fatto cambiar qualche
asse anche quest'anno.

-- Rifarlo di pianta bisogna -- ribatt la Letizia. -- Lo so per pratica
quello ch'esige la manutenzione d'un giardino.

-- Ma non c' ombra di pericolo -- disse il dottore che s'era indugiato a
esaminare tanto il piano quanto i due parapetti del ponte in questione.




X.


Lasciato a sinistra un simulacro di capanna svizzera, camminavano lungo
un sentiero ghiajoso che costeggiava il lago.

L'Angela ch'era rimasta indietro con Cesare pass il braccio sotto
quello del fratello e abbassando la voce gli chiese: -- Dunque? Come li
hai trovati?

-- Chi?

-- Oh bella! Il babbo e la mamma.

Cesare scosse il capo tristamente.

-- Vecchi li ho trovati, assai vecchi.

-- Pur troppo -- sospir l'Angela. -- E ancora il babbo, se non fosse cos
indebolito nella vista, non ci sarebbe male.. Ha la sua mente libera, la
sua energia... Anzi Vignoni dice ch' un miracolo...

-- Brontoler...

-- Brontola, s... Poveretto! Bisogna perdonargli... Non sono stati
giusti con lui... E quegli occhi, quegli occhi! A ogni modo, egli ha i
visceri sani... Spero che camper un pezzo... Mi d pi pensiero la
mamma ch' ridotta un'ombra.

-- Era sempre debole e malaticcia.

--  vero... Ma in questi ultimi tempi ha dato un crollo!... Pare
decrepita... E ha cinqu'anni meno del babbo... Tutto l'affatica, non
s'interessa di nulla...

L'Angela si sforzava invano di trattenere le lacrime.

Cesare la guard con simpatia.

-- Che vita di sacrificio ti tocca fare!

-- No, no... Io vorrei che durasse sempre cos... Il mio cruccio ...

Ma s'interruppe per rispondere alla Letizia che le domandava ove fossero
andate a finire le rose da cui la villa aveva preso il nome.

-- Ce ne sono in quantit -- rispose l'Angela -- davanti alla casa. Non le
hai viste?

-- Una volta ce n'erano da per tutto... anche qu sul lago...

-- Quelle son morte tutte in un inverno rigido.

-- Noi a Posilipo... -- principi la Letizia. E si diffuse a descrivere le
sue piantagioni di rose che fiorivano in ogni stagione.

Dall'altra parte del giardino Tullio e l'Antonietta, col fervore della
loro et, discorrevano dei pi svariati argomenti.

E innanzi tutto l'Antonietta aveva manifestato al cugino la sua
ammirazione per l'_italianit_ che egli aveva saputo conservare vivendo
parte dell'anno a Parigi.

-- S, s -- aveva risposto Tullio con vivacit; -- io sono italiano e
voglio restare italiano... Tengo della povera mamma che aveva la
nostalgia dell'Italia... Ero bambino quando ci siamo trapiantati in
Francia, ma ricordo le lacrime della mamma il giorno della partenza... E
mai, mai s' potuta avvezzare... Mai ha voluto rinunziare alla sua
lingua...

-- Il tuo babbo, quello si  infranciosato.

-- Fino a un certo punto, specie dopo il suo secondo matrimonio... Per
ha conservato la nazionalit italiana... E appena ha visto ch'io non
sarei andato d'accordo con la matrigna...

-- Che donna ?

-- Non  cattiva, ma  sempre matrigna... Insomma il babbo con me  stato
d'una grande condiscendenza, e prima ancora ch'io dovessi venire in
Italia a fare il volontariato m'ha permesso di finire i miei studi a
Pisa, e ormai si rassegna a lasciarmi di qu dalle Alpi.

-- Quando facevi il volontariato a Livorno -- disse l'Antonietta -- io ero
in collegio a Firenze... Credo d'averti visto tre o quattro volte.

-- Vestivi da collegiale.

-- Che orrore!

-- No... Eri tanto bellina anche cos.

-- Zitto!

-- Ma ora sei infinitamente pi bella.

-- Basta!...

-- Sei come doveva essere la tua mamma alla tua et.

-- Oh, la mamma  molto pi bella anche adesso.

-- Tu hai un'espressione pi dolce...

-- Non fidarti.

-- Che tesoro di cuginetta!

-- Finiscila, o scappo.

-- Provati.

-- Chiamer in ajuto Max e Fritz.

E accompagn la minaccia con una sonora risata a cui Tullio fece eco di
cuore.

Ma ricompostasi a gravit ella mut argomento.

-- E vai a studiare ancora?

-- Sempre si deve studiare a questo mondo.

-- Che pedante!... E vai a studiare a Venezia?

-- S, a quegli Archivi.

L'Antonietta arricci il naso.

-- Gi io non capisco niente... Che cosa sono gli Archivi?... Una volta
si and a Bologna... sai, il babbo  bolognese e sino ad alcuni anni
addietro aveva in quella citt una vecchia zia che abitava in un palazzo
antico... Ebbene, l'anno prima ch'io entrassi in collegio, si and a
Bologna con la mamma e col babbo... Una mattina, in casa appunto della
zia morta da pochi mesi, sciorinarono davanti al babbo, ch'era l'erede,
un fascio di carte gialle, polverose, intorno a cui volavano le
tignuole... Un signore calvo, in occhiali, non so se avvocato o notajo,
disse al babbo: -- Queste sono carte dell'Archivio. -- Il babbo,
spaventato, le respinse con la mano e disse a quel signore: -- Guardi
lei, faccia lei. -- ...Io da quel giorno ho pensato che l'Archivio sia un
luogo ove si conservano delle carte sudice e puzzolente...

-- Fino a un certo punto non hai torto.

-- E tu vai a studiare in un Archivio?... A sternutir tutto il giorno in
mezzo alle cartacce.... A me, per farmi sternutire,  bastato che
sciogliessero un pacco...

-- Ah cara cuginetta mia, -- replic Tullio -- gli  che in quelle cartacce
c' anche qualche altra cosa... Senti, non ti son mai venute delle
curiosit retrospettive?

-- Spiegati.

-- Per esempio, quando visiti un monumento non t' mai venuto il
desiderio di conoscerne le origini, le vicende?

-- S, anche a noi, in Collegio, insegnavano le origini di Santa Maria
del Fiore, di Palazzo Vecchio...

-- Ebbene, chi ve le insegnava come le sapeva queste cose?

-- A me lo domandi?... Le sapeva, credo almeno... Sta a vedere che ci ha
insegnato delle corbellerie.

-- Speriamo di no... Chi le insegnava si sar appoggiato ai documenti...
Senza documenti non c' storia.

-- Che parole difficili!... Documenti, curiosit retrospettive...

-- Mi canzoni, birichina?

-- Tutt'altro... Ma che rapporto c'?...

-- Ce n' moltissimo... Anche le scritture che si conservano negli
Archivi sono documenti del passato, ci permettono cio di assicurarci se
certe cose sono avvenute e come sono avvenute.

-- E a Venezia?

-- Figurati centinaja e centinaja di stanze piene di buste d'alto in
basso, e in quelle buste chiuse le memorie di molti secoli, le memorie
di ci che generazioni e generazioni d'uomini hanno operato, pensato,
sofferto; leggi, relazioni, sentenze, condanne, note di spese e note di
entrate, fogli aridi come le cifre che portano scritte e fogli
palpitanti come le glorie e i dolori che narrano;... eccoti gli Archivi
di Venezia, d'una citt che fu per tanto tempo regina dei mari...

L'Antonietta pendeva estatica dalle labbra dell'eloquente cugino.

-- Ora credo d'intendere anch'io... Se gli Archivi son cos,  naturale
che uno vi si deva interessare... Ma c' da spenderci dentro la vita....

-- La vita?... Supposto che un uomo per cinquant'anni di fila perdesse
l'intera giornata sulle carte di quella colossale raccolta, egli, dopo
mezzo secolo, sarebbe appena al principio.

-- Misericordia! -- esclam la ragazza inorridita. -- Quand' cos, 
inutile sobbarcarsi all'impresa.

-- Ma nessuno si sogna di compulsar tutto un Archivio... Si studia un
breve periodo; un singolo avvenimento, un solo incidente talvolta...

-- Come pagherei di vederli questi famosi Archivi! -- disse l'Antonietta.

-- Vieni a Venezia... Ti accompagner io -- riprese Tullio con calore.

-- Eh no -- ella soggiunse. -- Il babbo non vuol pi saperne di Venezia
dopo che gli hanno rifiutato un quadro all'Esposizione del 1895...
Peccato... Io sono entusiasta di Venezia.

-- Ci sei stata dunque?

-- Parecchi anni fa... Ero piccolina... Ma rammento perfettamente la
Chiesa di San Marco, la Piazza, il Palazzo Ducale, la Riva degli
Schiavoni, e una gita in gondola... Era un dopopranzo d'estate... con un
cielo limpido, con un'acqua chiara, tranquilla che pareva uno
specchio... E, in fatti, vi si riflettevano come in uno specchio le case
e i palazzi... Che magnificenza!

-- Ah se tu venissi a Venezia quando ci son io, vorrei condurti a spasso
per tutti i canali della citt.

-- Magari! -- disse l'Antonietta saltando per l'allegrezza. -- Oh... che
c'?

E fece per alzar la mano, ma Tullio la prevenne, e delicatamente tolse
dai capelli della cugina una foglia di platano ingiallita agli orli che
vi si era posata.

-- Da' bei rami scendea -- egli principi.

-- Oh,  un verso?

-- Sicuro.

-- Tuo?

-- No, d'uno che valeva meglio di me, Messer Francesco Petrarca.

E riprese a declamare:

    Da' bei rami scendea,
    Dolce nella memoria.
    Una pioggia di fior sovra il suo grembo...

-- Quella non era che una foglia -- interruppe l'Antonietta.

-- Fa lo stesso.

Tullio continu:

    Ed ella si sedea
    Umile in tanta gloria...

-- Chi, _ella_?

-- Laura, l'amante di Petrarca.

-- Sua moglie?

-- No, veramente. Era moglie d'un altro.

-- Che vergogna.... Per -- soggiunse l'Antonietta con un sorriso
malizioso -- dev'essere un gran piacere il sentirsi recitar dei versi
fatti in proprio onore.

-- Vuoi che ne faccia io per te?

-- Tu?... Sei poeta?

-- Si diventa per l'occasione.

Camminarono un tratto in silenzio. E in silenzio passarono accanto al
cedro del Libano piantato dal nonno, il famoso cedro che Tullio s'era
proposto di mostrare alla cugina e di cui non si ricordavano pi n
l'uno n l'altra. Di l dagli alberi che andavano via via spogliandosi
si vedeva lo scintillo del lago.

L'Antonietta batt palma a palma.

-- Ecco l'acqua.

E affrett il passo. Ma poich Tullio non la seguiva si ferm sui due
piedi. E guardandolo chiese:

-- O che hai? Che vai borbottando?

-- Senti! -- egli disse con aria inspirata.

    Vorrei fossimo insieme in mezzo al mare...

-- Versi? -- domand di nuovo l'Antonietta in tono dubitativo.

-- S -- rispose Tullio. -- Ma non farmi perdere il filo.

E ripet:

    Vorrei fossimo soli in mezzo al mare...

-- Bellissimo! -- mormor l'Antonietta in un soffio mentre pendeva dalle
labbra del vate, non ben sicuro che l'estro gli durasse sino alla fine.

    Sopra uno schifo

ripigli Tullio. Ma non parve contento dello _schifo_, e corresse:

    Sopra un naviglio dalla bianca prora...

A questo punto l'Antonietta and in brodo di giuggiole e non seppe darne
migliore dimostrazione che quella di ripetere anch'ella i due versi:

    Vorrei fossimo insieme in mezzo al mare,
    Sopra un naviglio dalla bianca prora...

-- E poi?

Tullio s'impazient.

-- E poi? Credi che fare un sonetto sia come sorbire un ovo?

-- Ah,  un sonetto?

-- Avrebbe l'intenzione di essere un sonetto -- conferm il cugino. -- Ma 
un'impresa seria... Occorrono quattordici versi e finora non ne ho
improvvisati che due.

-- Se potessi ajutarti? -- insinu timidamente l'Antonietta.

Tullio sorrise.

-- Oh s, brava, un sonetto in collaborazione.

E andava masticando:

    Sotto un limpido ciel... sotto un limpido ciel.

-- Se ti fa male, smetti -- disse la giovinetta pietosa.

    Sotto un limpido ciel, soli nell'ora
    Che fra rosei vapor la luna appare,

declam Tullio trionfante.

-- Oh Tullio! -- proruppe l'Antonietta non trovando parole per esprimere
il suo entusiasmo.

Senonch Tullio era ripiombato nello scoraggiamento. Certo quella era
una quartina, ma ne occorreva una seconda. E dopo la quartina
occorrevano due terzine.

Il poeta estemporaneo s'era fermato e l'Antonietta ne aveva imitato
l'esempio, e ora guardava lui, ora guardava uno stuolo di formiche che
attraversavano obliquamente il sentiero.

Visto per che l'inspirazione tardava a venire, Tullio riprese a moversi
a passi lenti.

Egli borbottava:

    Vorrei fossimo soli in mezzo al mare,
    Sopra un naviglio dalla bianca prora;
    Sotto un limpido ciel, soli nell'ora
    Che tra rosei vapor la luna appare.

E da capo:

    Vorrei... vorrei...

Per fortuna, a questo punto, Tullio Torralba fu invasato dal Nume. E
afferrando la mano dell'Antonietta che lo seguiva come un cagnolino
declam quasi tutto d'un fiato:

    A un'isoletta ti vorrei portare
    Ove fiorisse primavera ognora,
    E vorrei dirti: Sei la mia signora,
    Ti star notte e giorno ad adorare.

-- No, no,  troppo -- esclam l'Antonietta commossa fino alle lacrime. E
ne' suoi occhi c'era tanta ammirazione quanta non n'ebbe mai quella
civetta a freddo di Madonna Laura pel suo Petrarca n quel pezzo in
ghiaccio teologico di Beatrice per Dante Allighieri.

-- Vedi -- spieg Tullio -- qualche volta per trovar l'estro bisogna
rifarsi da capo, come chi prende la rincorsa per un salto. Ora mancano
le due terzine.

-- Ma ora devi riposarti -- supplic l'Antonietta con affettuosa
sollecitudine. -- Gi potrebbe bastare cos.

-- Brava! Un sonetto senza terzine... Tal quale una carrozza a cui
manchino le due ruote davanti.

Senz'accorgersene erano arrivati in vista della terrazza ove gli altri
della brigata li avevano preceduti da qualche minuto.




XI.


-- Sia lodato il cielo -- grid Cesare accennando ai due nipoti di
affrettarsi. -- C'era la zia Angela inquieta.

In fatti l'Angela voleva che suo fratello andasse alla ricerca dei due
cugini. La Marial l'aveva trattenuta con un gesto dicendo: -- Che vuoi
che succeda?

-- Eccoci, eccoci.

-- L'avete ammirato a vostro agio il cedro del Libano? Com' bello, non 
vero?

Il cedro del Libano! Ora soltanto si risovvennero della pianta che aveva
servito loro di pretesto per appartarsi dalla compagnia.

Colta in fallo, l'Antonietta arross. Tullio biascic qualche parola che
si perdette nella lontananza.

Alla terrazza si accedeva in due modi; o per un sentiero che saliva
dolcemente a zig zag, o per una scaletta a chiocciola scavata nel muro.

Tullio e l'Antonietta scelsero quest'ultima via, e giunsero ansanti.

-- Come siete scaldati!... Come sei rossa, Antonietta! -- disse l'Angela.

-- E pur non siete mica venuti correndo -- soggiunse la Marial.

--  stata la scala... Ci son certi scalini -- not il futuro compulsatore
di documenti.

-- Ma s -- ripigli l'Angela. -- Non la si fa mai quella scala.

Il dottor Vignoni si strinse nelle spalle.

-- Via, che un po' di ginnastica  sempre utile. Questo scambio
d'osservazioni fu interrotto da un movimento subitaneo della Letizia che
con un'agilit insolita in lei si affacciava alla ringhiera della
terrazza.

-- Oh, oh!

-- Che c'?

C'era questo. Al punto estremo del lago sbucava lenta fuor da una
macchia di salici una barchetta vogata da due rematori in un
elegantissimo vestito completo di lana a quadri bianchi e neri. Erano
Max e Fritz.

Un lampo d'orgoglio brill negli occhi della Letizia. Quali _sportsmen_
erano i suoi figliuoli!

Ma l'orgoglio cedette il posto all'ansiet quand'ella ud sua sorella
Angela gridare: -- No, ragazzi! Che ghiribizzo v' saltato di entrar nel
canotto? Non lo si adopera pi da anni... Far acqua certamente...
L'avevo fatto tirare in terra apposta.

Pare che i due fratelli si fossero gi accorti di qualche avara, perch
dopo essersi avanzati fino in mezzo al laghetto si affannavano a tornare
alla riva.

Per la cosa non era facile. Una grossa falla si era aperta nel fondo, e
il canotto andava via via sommergendosi.

La Letizia metteva degli strilli da pavone.

-- Max! Fritz!... Ajuto!... Presto!

L'appello disperato era rivolto agli uomini che pur essendosi mossi
dalla terrazza non accorrevano con sufficiente rapidit in soccorso dei
naufraghi.

-- Eh -- grid Cesare Torralba dal basso, -- non siamo mica in mezzo
all'Oceano... Sapranno nuotare, spero?

La Letizia accenn col capo di s.

-- O che c' dunque da spaventarsi? Se la caveranno con un bagno freddo.

Intanto il canotto s'era adagiato con molta calma sul fondo del lago. I
giovinetti che avevano l'acqua fino alla cintola non trovavano il verso
d'uscirne.

Tullio si tolse le scarpe e le calze, rimbocc i calzoni fin sopra il
ginocchio, e slanciatosi coraggiosamente nel terribile pelago si accinse
all'opera di salvataggio.

Indi tocc all'Antonietta ad essere in angustie.

-- Bada, Tullio, bada!

La Letizia se la prendeva con l'Angela.

-- Dovevi farlo distruggere o farlo racconciare, quel canotto.

-- Hai ragione -- rispose la mitissima donna. -- Ma se tu sapessi quanti
grattacapi ho avuto negli ultimi tempi!

La Marial e l'Adele ridevano.

-- Siete pur le gran confusionarie. Non vedete che in questo lago
durerebbe fatica ad affogare un bambino? Non vedete che camminano
comodamente?

Camminavano infatti; Tullio davanti diguazzando nell'acqua come
un'anitra; gli Alvarez dietro di lui, con maggior sussiego e dignit,
lagnandosi perch'egli li spruzzava e riparandosi il viso con le mani.

Il primo a guadagnar la riva fu Tullio che in un attimo si rimise le
calze e le scarpe, e bench tutto grondante si accost agli zii e al
dottor Vignoni commentando allegramente la goffa avventura.

Ma gli Alvarez, accolti dalla madre ch'era scesa trafelata a
incontrarli, si affrettavano con lei verso casa.

-- Ci sar, spero, della stipa da accendere il fuoco nel caminetto --
diceva la Letizia.

-- Ce n' fin che vuoi -- rispose l'Angela che, mortificata dell'accaduto,
seguiva la sorella a pochi passi di distanza. E soggiunse rivolgendosi a
Tullio:

-- Ce n' anche in camera tua... Va, va subito a mutarti... Rischi di
prendere un reuma.

-- Andr or ora. Non sono mica _une poule mouille_, io -- replic il
salvatore.

Ultime sopraggiunsero la Marial e l'Antonietta, la quale si avvicin al
cugino e gli susurr carezzevole: -- Sono io che ti prego di non rimanere
coi vestiti fradici addosso... Fa questo piacere a me.

-- Lo desideri proprio? -- diss'egli con un garbato cenno del capo.

-- Proprio.

-- Quand' cos, bisogner ubbidire.

E s'avvi.

-- O che ci stiamo qu a fare noi altri? -- salt su la Marial. --
Accompagniamo il nostro eroe.

E avvolgendolo del suo sguardo fascinatore gli si pose al fianco e,
bagnato com'era, gli prese il braccio.

-- Tu sei un uomo, almeno.

Tullio arross fino alla radice dei capelli.

L'Antonietta non era pi contenta come prima.




XII.


Quella sera stessa, dopo cena, davanti alla tavola che la Lisa
sparecchiava lentamente, Luciano, Girolamo e Cesare Torralba sedevano
fumando un sigaro e sorseggiando il cognac. Giulio Frassini, inquieto,
ora passeggiava per la stanza sbirciando la Lisa, ora usciva in giardino
a godersi il fresco Il resto della comitiva era passato nel salotto
attiguo di dove venivano degli accordi di pianoforte.

I tre fratelli Torralba tacevano o scambiavano qualche frase
insignificante. Finch s'era trattato di evocar insieme le rimembranze
comuni, la loro conversazione era stata calda e animata; esaurito questo
tema, essi avevano scoperto che il tempo, la lontananza, le diverse
abitudini avevano in modo straordinario allentati i vincoli della
parentela, cresciute le differenze originali che c'eran fra loro. Erano
come i congegni d'una macchina smontata da un pezzo e che non si riesce
pi a combinare. E ora Luciano pensava alla sua Banca e a un sindacato
per la emissione di certi titoli e Girolamo si doleva seco medesimo
della coincidenza tra le nozze d'oro de' suoi genitori e la Mostra
bovina del suo collegio elettorale, onde a lui era stato impossibile
d'intervenire all'inaugurazione di quella Mostra e di pronunziarvi il
discorso d'apertura; Cesare in fine, il poeta della famiglia, concretava
nella sua mente il disegno di una grande istituzione da lui immaginata a
favore degli emigranti italiani agli Stati Uniti. Cos era in tutti e
tre i fratelli, dissimulata forse, forse avvertita con un senso intimo
d'amarezza, la segreta impazienza di andarsene da Villarosa, di
rientrare ciascuno nella sua sfera d'attivit, in un ambiente favorevole
alle proprie idee, ai propri interessi, alle proprie ambizioni.

Luciano fu il primo ad alzarsi in piedi e ad accostarsi all'uscio del
salotto.

-- Chi  che suona? -- chiese Girolamo reprimendo uno sbadiglio.

-- L'Antonietta -- rispose Luciano.

--  carina nostra nipote -- disse Cesare. -- Quando poi la paragono a
quelle due marionette dei figliuoli di nostra sorella Letizia.

Qu non c'erano dissidi possibili. Max e Fritz parevano a tutti due
caricature ridicole.

Girolamo gett via il sigaro.

-- E che muso avevano stasera! Sar pel bagno involontario d'oggi che
sciup loro un vestito e li costrinse a indossare lo _smoking_.

-- Li costrinse? -- esclam Cesare. -- Nemmen per sogno. Hanno portato con
s un intero guardaroba... Ma la sera vestono sempre di nero, all'uso
inglese.

-- Ebbene -- propose Girolamo, -- vogliamo assistere al concerto?

-- _Faute de mieux_ -- sospir Luciano. -- A Parigi ove della musica se ne
pu sentire oltre il bisogno, io mi guardo bene dall'accompagnare mia
moglie, che, lei, si d delle arie di artista.

-- In quanto a me -- confess Cesare -- di musica non capisco niente. Non
posso sentire una sonata senza correre involontariamente col pensiero a
quella scena del _Bourgeois gentilhomme_ di Molire, ove il professore
di filosofia combina, non so in quanti modi diversi, per istruzione di
M.r Jourdain, la frase _Belle marquise, vos beaux yeux me font mourir
d'amour_. Cos, quando un maestro ha trovato un'idea musicale, ve la
ripete all'infinito condita in tutte le salse: _Belle marquise, vos
beaux yeux me font mourir d'amour... D'amour mourir me font, belle
marquise, vos beaux yeux... Vos yeux beaux d'amour me font, belle
marquise, mourir..._ E via di questo passo per una mezz'ora.

Luciano e Girolamo sorrisero per compiacenza. Era strano; questo loro
fratello che non aveva terminato i suoi studi, che dal Liceo, ove
scaldava le panche, era passato all'Istituto tecnico, e nemmeno
all'Istituto tecnico era riuscito a conseguire la sua licenza, pareva
conoscere a menadito una quantit di autori ch'essi, usciti entrambi
dall'Universit con la loro brava laurea, conoscevano appena di nome...
Bah! Fors'era appunto per questo ch'egli non aveva fatto fortuna. Non 
l'erudizione letteraria quella che spinge avanti nel mondo.

Venne dal salotto un rumore d'applausi.

-- Entriamo! -- disse Girolamo. -- Il concerto  finito.

-- Entriamo pure -- soggiunse Cesare. -- Ma per vostra regola i concerti
non finiscono mai.

In fatti, prima che i tre fratelli avessero richiuso l'uscio dietro di
s, l'Antonietta aveva attaccato un altro pezzo.

-- Tss! -- fece la signora Laura portandosi il dito alla bocca con una
vivacit inconsueta. E dalla fisonomia di lei come da quella dell'Angela
che le sedeva vicino traspariva un godimento intimo e schietto.

Non tutto per l'uditorio si trovava nelle stesse disposizioni d'animo.
Se il dottor Vignoni era in estasi e ritto accanto al pianoforte voltava
le pagine alla suonatrice, se la signora Cesira, la maestra comunale di
San Vito, affetta da uno strabismo che si esacerbava per ogni emozione
inconsueta pareva guardar fuori del mondo conosciuto, se il signor
Domenico Sarni, il farmacista, si leccava i baffi come per un buon
boccone mangiato, se Tullio nel suo entusiasmo per la cugina prorompeva
in continue esclamazioni ammirative, il commendatore Ercole, col
berretto calato sul naso, sonnecchiava sulla poltrona, l'Adele,
accostata la sedia alla tavola, sfogliava la _Tribuna_, la Letizia e i
figliuoli avevano un risolino sarcastico sul labbro, e la Marial, poco
o punto curandosi dei successi pianistici della sua ragazza, mostrava
l'inquietudine della civetta la quale non sa persuadersi che nessuno si
occupi di lei.

-- Cara, cara, cara!... Vieni qu che ti dia un bacio -- grid la signora
Laura dopo che l'Antonietta si fu fermata sulle ultime note del coro
d'introduzione della _Norma_.

-- E un bacio anche a me! -- soggiunse l'Angela. -- Non foss'altro, pel
piacere che di alla nonna.

-- Torna al pianoforte -- riprese la vecchia signora, che,
nell'eccitazione di quella sera, scordava i suoi reumatismi e si moveva
e gestiva come non s'era mossa e non aveva gestito da un pezzo. -- C'
tanta musica l in quello scaffale.

-- L'Antonietta legge a prima vista con grande facilit -- sentenzi la
Letizia rivolgendosi a sua sorella Marial, -- ma spero che a casa la
farai studiare sul serio.

-- A Firenze ha preso sei lezioni da Buonamici e poi non ha pi voluto
saperne.

-- Sfido! -- protest l'Antonietta. -- Mi rimetteva agli esercizi.

-- Naturale, i fondamenti ci vogliono.

-- Lasciali discorrere e va al pianoforte -- torn a dire la signora
Laura.

Ma la Letizia non si diede per vinta.

-- A Firenze almeno suoner dell'altra roba. Qu a Villarosa avete ancora
le riduzioni d'opere teatrali ch'erano in voga quand'eravamo bambine
noi, e che son fatte per sciupar la mano di chi eseguisce e l'orecchio
di chi ascolta. Non lo rinnovate mai il vostro repertorio?

La Letizia poteva anche aver ragione, ma i suoi modi sprezzanti
riuscivano a irritar perfino la pazientissima Angela.

-- Oh -- ella rispose. -- Lo sai che nessuna di noi tre e nessuno dei
nostri fratelli aveva disposizioni speciali per la musica... Da ragazze
strimpellavamo il pianoforte, ecco tutto... E quando son rimasta sola in
casa ho seguitato a strimpellarlo ripetendo le vecchie sonate che la
mamma riudiva volentieri... Ma ormai da anni e anni lo stromento non si
apriva pi... La mamma non ci trovava pi gusto... Ci voleva
l'Antonietta per fare il miracolo.

-- Vuoi mettere il tocco dell'Antonietta col tuo? -- salt su la signora
Laura con la crudelt con cui si parla alle persone che sacrificano la
loro vita per noi. -- Sicuro, l'Antonietta ha fatto il miracolo... Ha
sentimento, ha espressione... Per merito suo ho risentito della musica
che va al cuore... Torna al pianoforte, Antonietta, e non badare agli
sproloqui di tua zia Letizia... Cerca le riduzioni della _Sonnambula_,
della _Lucrezia Borgia_, dei _Lombardi_, del _Trovatore_, del
_Rigoletto_, della _Traviata_, dell'_Aida_, del _Faust_.

La ragazza si mise a ridere.

-- Ci sarebbe da tirare innanzi fino a domattina.

-- Tira innanzi fin che puoi... Mi ringiovanisci di trent'anni.

-- Vede, signora Laura -- not il dottor Vignoni -- vede se non ho ragione
io quando sostengo che i suoi mali sono per una buona met fatti
d'immaginazione, e che s'ella si sforzasse...

Ma le parole del medico richiamarono la valetudinaria ai consueti
piagnistei.

-- Voi dite delle sciocchezze, Vignoni... Li aveste voi per un'ora i mali
che ho io, ve ne accorgereste... Ma ha ragione mio marito... Voi altri
medici non capite nulla.

Il commendatore Ercole si scosse, cacci indietro il berretto che gli
copriva gli occhi, stir le braccia e si guard intorno.

-- Oh, oh... qualcuno sonava, mi sembra.

-- Era l'Antonietta -- rispose la moglie. -- Suona come un angelo.

-- In fatti -- ripigli l'ex Prefetto -- ho dormito meglio del solito... E
perch non suona pi?

Bench a malincuore, l'Antonietta sedette di nuovo al pianoforte.
Ell'avrebbe voluto chiacchierare un poco con Tullio, avrebbe voluto
chiedergli se avesse finito il sonetto cos ben iniziato durante la loro
passeggiata in giardino. E la infastidiva altres che quella sera la sua
mamma lo avesse accaparrato per s e ch'egli non sapesse liberarsene e
lasciasse al dottor Vignoni l'ufficio di voltarle le carte della musica,
ufficio che ragionevolmente spettava a lui, il cugino.

Era stata la Marial che aveva fatto segno a Tullio di avvicinarsele, ed
egli s'era affrettato a ubbidirle, con quel segreto compiacimento che
gli uomini provano alla minima preferenza di una bella donna. E poi,
pensava Tullio, non era ella la mamma dell'Antonietta? Non doveva egli,
per questo solo, usare particolari riguardi?

Allorch il docile nipote aveva accostato la sua seggiola a quella di
lei ella non gli aveva detto niente, s'era contentata di ringraziarlo
con un cenno amichevole e con uno di que' suoi sorrisi radiosi che
mettevano in mostra, fra due labbra rosee, una doppia fila di denti
candidi, uguali, perfetti. Indi s'era tirata alquanto nell'ombra, dietro
la poltrona della madre, e su quella poltrona posava la mano
scintillante d'anelli. La svelta, elegante persona si disegnava
mirabilmente nell'attillato vestito di seta grigia, a risvolti di
velluto nero, che un po' aperto sul davanti lasciava a nudo il collo
bianchissimo e il principio del seno; i capelli abbondanti, fini,
ricciuti, l'avvolgevano come d'un nimbo, e tutto intorno a lei si
spandeva un sottile profumo di viola. Tullio non poteva a meno di
paragonarla all'altre sue zie che si trovavano nella stanza; la
giunonica Letizia a cui non restava quasi pi traccia dell'antica
avvenenza, l'esile Angela alla quale la vita d'infermiera aveva dato
quella tinta scialba, e quell'andatura dimessa che le suore acquistano
negli ospedali, la magra ed ossuta Adele, moglie dello zio Girolamo,
verde e fegatosa, quasi si fosse guastata irrimediabilmente lo stomaco a
sentire e a legger discorsi parlamentari. E poich la nonna non entrava
nel conto, e la signora Cesira, quantunque giovine d'et, ci entrava
anche meno, Tullio era tratto a concludere che quella sera, nel salotto
di Villarosa non c'erano che due donne degne d'esser guardate,
l'Antonietta e la Marial. E, sotto il rispetto puramente fisico, egli
non avrebbe saputo davvero a quale delle due, fra la madre e la
figliuola, spettasse la palma.

Dei confronti mentali che il suo vicino andava facendo la Marial non si
curava n punto n poco: sentiva che in quel suo nipote aveva un
ammiratore di pi, e ci bastava a lusingare la sua vanit. Ella non
supponeva nemmeno che in quel momento l'Antonietta la considerava come
una rivale e che nel cuore, pur buono, della fanciulla s'andava
accumulando un astio segreto contro di lei che le insidiava le prime
dolcezze dell'amore; a' suoi occhi l'Antonietta era sempre una bimba e
non poteva fermar l'attenzione degli uomini... Il suo tempo sarebbe
venuto... molto pi tardi.

Il commendatore Ercole s'era finito di svegliare e seguiva con un certo
interesse, sebbene con minore entusiasmo di sua moglie, le esercitazioni
musicali dell'Antonietta.

-- Quindic'anni che non vado ad un'opera -- egli borbottava.

-- Son quasi venti -- rettific la signora Laura. -- Da quando ci siam
seppelliti qu.

L'ex Prefetto, ch'era sdrajato sulla poltrona, si puntell con le due
mani ai bracciuoli, e su su si lev a sedere con una particolare
espressione di maraviglia sul viso. Gi nel dormiveglia di prima lo
aveva stupito la parlantina della consorte, ora lo stupiva in grado
molto maggiore l'udirla manifestare un'opinione contraria alla sua, lei
che delle opinioni non soleva avere che quelle degli altri, e che, sopra
tutto, non osava mai contraddire n censurare il marito.

Comunque sia, prima che il vecchio autocrata aprisse la bocca per
reprimere questo tentativo d'emancipazione coniugale, la Letizia slanci
una delle sue frecciatine.

-- Avreste proprio bisogno di tornarci a teatro per riformare i vostri
gusti antidiluviani... Se verrete nell'inverno a Napoli, vi accompagner
io a sentir della musica che non sia una strimpellatura buona al pi per
grattar gli orecchi.

-- Lo so, lo so -- ribatt il commendatore; -- oggi la musica l'andate a
prendere di l dall'Alpi... Non c' che Wagner al mondo. Tutti i maestri
italiani passati e presenti sono asini... E c' da giurare che di cento
che vanno in solluchero per queste nenie tedesche novantanove non
capiscono niente.

Frattanto una singolare nervosit s'era impadronita dell'Antonietta che
non giungeva pi al termine di nessuna sonata, ma dopo poche battute,
senza curarsi delle proteste dell'uditorio, ordinava a Vignoni di
spiegarle sul leggo un nuovo quaderno.

Max e Fritz, inorriditi, s'erano tirati in un angolo e svolgevano un
album di fotografie, borbottando: -- Par d'esser in una fiera di
villaggio.

Ora le agili dita della ragazza richiamarono sul pianoforte il patetico
lamento della _Traviata_.

    Addio del passato bei sogni ridenti.

-- Oh -- dichiar Ercole Torralba -- questo vogliamo sentirlo tutto.

-- Mi ricordo quando lo cantava la Spezia -- disse la signora Laura.

-- E la Boccabadati?... L'abbiamo intesa a Livorno.

-- E la Piccolomini?

-- E la Patti?

-- La Patti aveva pi voce e pi arte, ma la passione della Spezia non
l'aveva nessuna...

-- Nessuna in quest'opera valeva la Boccabadati -- replic in tuono reciso
l'ex Prefetto.

-- Per me la Spezia.

-- Ma che? Ma che?

Era strano. In quella rievocazione di fatti che risalivano a oltre una
quarantina d'anni, i due vecchi, pur bisticciandosi, si sentivano pi
vicini che abitualmente non fossero, sentivano che ognuno dei due
sarebbe stato pi triste, pi solo il giorno che l'altro fosse venuto a
mancare, sentivano ch' una gran cosa l'esser vissuti insieme in un
tempo lontano del quale coloro che vi attorniano hanno appena una
confusa notizia.

    Addio del passato bei sogni ridenti.

Per la decima volta la melodia diluita nella mediocre riduzione correva
sui tasti del pianoforte quando l'Antonietta cess di sonare ad un
tratto e ruppe in un pianto dirotto.

-- Cosa c'? Cos' stato?

La giovinetta balz dalla seggiola, respinse sua madre e Tullio e il
dottor Vignoni e gli altri ch'erano accorsi, e singhiozzando butt le
braccia al collo della zia Angela.

-- Ma cos'hai, bimba? Spiegati.

-- Non lo so -- ella susurr in modo da non essere intesa che dall'Angela.
-- Vorrei morire anch'io come Violetta...

-- Insomma che dice? Che ha?

-- Niente, niente -- ripeteva l'Angela. -- Non agitarti, babbo, non ti
agitare, mamma... E non vi movete.

La Marial sorrise.

-- Nervi, nervi... Ci va soggetta... Passa subito...

-- Antonietta, Antonietta! -- supplicava Tullio, clto da una vaga
inquietudine, fatta di rimorso e di vanit. Se il suo contegno di quella
sera non fosse stato estraneo al turbamento della cugina?

-- Lasciala in pace -- intim la zia Angela. -- La conduco io a respirare
una boccata d'aria.

-- S, zia, mi conduci all'aperto... E dov' il babbo?

-- Gi, dov' Frassini?

-- Ma! -- disse Girolamo. -- Prima era di l con noi, poi  uscito in
giardino.

-- Meglio. Lo troveremo noi -- ripigli l'Angela cingendo col braccio la
vita dell'Antonietta e trascinandola seco. -- No, no,  inutile che
nessuno ci accompagni.

Le due donne avevano appena rinchiuso dietro di s la portiera a vetri,
quando un'ombra pass davanti a loro correndo, e gridando, rivolta a
qualcheduno che la inseguiva: -- Smetta! Basta!...

In pari tempo un'altra ombra sbuc d'improvviso fuori d'una macchia
d'alberi, s'arrest di botto, scomparve nuovamente nel folto delle
piante.

Pallidissime, la zia e la nipote s'erano fermate senz'articolar parola.
La prima a rompere il silenzio fu l'Antonietta.

-- Rientriamo -- ella disse con una calma che contrastava con
l'eccitazione di poco fa. --  inutile cercare il babbo ora.

-- Perch? -- balbett l'Angela.

-- Oh! Credi che non l'abbia riconosciuto? Credi che non abbia
riconosciuta la Lisa?

E soggiunse, in uno scoppio di pianto: -- Hai visto? La mamma  espansiva
con tutti gli uomini tranne col babbo... Lui, si perde dietro alle
serve!... Non ho ragione d voler morire?




XIII.


Se l'Angela Torralba aveva dormito poco nelle notti precedenti, quella
notte ella dorm ancora meno. Gl'incidenti della sera, riaprendo nel suo
cuore piaghe ch'ella credeva rimarginate, sconcertando disegni che
sorridevano alla sua fantasia, avevano avvelenato per lei la gioia di
quella festa di famiglia. Ella non sapeva che cosa pi l'avesse ferita:
o la civetteria incorreggibile della Marial, o il libertinaggio volgare
di Giulio Frassini, o la leggerezza di Tullio, che, pur volendo bene
all'Antonietta (bisognava esser ciechi per non accorgersene) non si
vergognava di far lo smorfioso con la madre di lei. E come le suonavano
all'orecchio le parole della nipote: _la mamma  espansiva con tutti gli
uomini tranne col babbo... Lui si perde dietro le serve!_ Che luce
gettavano sulla vita coniugale di sua sorella e di suo cognato!
Passavano gli anni e la Marial era sempre la stessa, sempre giovine,
sempre bella, sempre affascinante... e sempre viziosa... Ma egli, oh
quanto s'era mutato! L'artista si rodeva ormai nella sua impotenza,
l'uomo era abbrutito... Ah forse con un'altra donna non sarebbe stato
cos!

Pur l'Angela capiva che non c'era pi modo di salvar n l'uomo n
l'artista; e in ogni caso che mezzi aveva ella per tentare quest'opera?
Ma l'Antonietta, quella s doveva esser ancora possibile di salvarla, di
toglierla dall'ambiente corrotto ov'ella viveva. Bastava trovarle un
marito degno di lei... Tullio? Sicuro, Tullio, quest'era il compagno che
fino a iersera l'Angela destinava in cuor suo alla nipote, pregustando
la gioia delle prossime nozze, accarezzando con volutt l'idea della
famigliola che, per riconoscenza, sarebbe venuta spesso a Villarosa, vi
avrebbe portato un soffio d'amore e di giovinezza... Ora per la sua
fede era scossa... Chi le diceva che Tullio fosse disposto a sposarsi?
Chi le diceva ch'egli non fosse uno dei tanti damerini che scherzano
volentieri con una ragazza, che la lusingano e poi la piantano l?... E
l'Antonietta? O che c'erano prove positive ch'ella fosse innamorata sul
serio di Tullio?... Degl'indizi, s, in quantit, ma delle prove?...
Iersera, in giardino, l'Angela si proponeva di strapparle una
confessione esplicita, ma l'episodio grottesco della Lisa e di Frassini
aveva mandato ogni cosa all'aria... Dunque?... Dunque il bel castello di
carte non si reggeva, e le balde speranze concepite dall'Angela Torralba
impallidivano al punto di non esser che un pio desiderio.

Se nonch, ostinato, indomabile, il desiderio rianimava a poco a poco le
speranze, rianimava la volont, persuadeva l'Angela della necessit di
moversi, di agire, di conoscere a fondo i sentimenti dei due cugini.
Perch se quelli si amavano davvero, sarebbe stato facile di togliere i
malintesi fra loro, di superar gli altri ostacoli che certo si sarebbero
incontrati per via.

Ed ecco che qu le si affacciavano nuove difficolt. Il colloquio con
ciascuno dei due nipoti, che sarebbe stato in condizioni normali la pi
agevol cosa del mondo, come, quando averlo, oggi, con la casa piena
d'ospiti, con la giornata densa di occupazioni? Avrebbe l'Angela avuto
un ritaglio di tempo per s?

All'alba forse, quando tutti ancora posavano. Ed ella, rivoltandosi fra
le coltri, aspettava l'alba con impazienza. Al primo raggio di luce che
penetrasse attraverso le imposte sarebbe balzata dal letto, avrebbe
ordinato alla Maddalena di vigilar sui padroni, sarebbe salita da
Tullio. S, ell'avrebbe parlato a Tullio pel primo, tanto pi che
dall'Antonietta ella non poteva andare; l'Antonietta dormiva con la
Marial la quale non aveva voluto saperne d'intimit coniugali. La
camera che la zia aveva allestita per la nipotina, la camera
ov'ell'aveva fatto portare le pi belle rose del giardino, era occupata
invece da Giulio Frassini. Ironie della sorte!

Quando le parve giunto il momento, l'Angela si alz, a tastoni,
senz'accender il lume, senza far rumore. Ma i suoi genitori avevano il
sonno leggero e si destarono tutti e due. Da destra e da sinistra ella
sent chiamarsi:

-- Angela! Angela!

Ella dovette recarsi nell'una e nell'altra camera, dar una ragione
qualunque del perch fosse mezzo vestita, persuadere i due vecchi a
starsene tranquilli nel loro letto e non pensar neanche di muoversi fin
che non fosse tornata lei.

Cos ella perdette un'ora buona, e allorch finalmente usc nella sala
era giorno fatto.

-- Tu sta attenta al babbo e alla mamma -- ella disse alla Maddalena
ch'era in piedi da un pezzo. -- Io devo parlare a mio nipote Tullio. Non
l'hai mica visto scendere?

-- No; ma ho sentito uno scalpicco per le scale... Non so se fosse il
signor Tullio; per qualcheduno in giardino c' sicuramente...

Dalla cucina sbuc Giacomo, il servo.

-- Il signor Tullio?... Saranno dieci minuti ch' sceso... E non  stato
il primo...

-- Tutti cos mattinieri?

-- Tutti no... Ma la signora Letizia e il signor Girolamo passeggiavano
insieme davanti alla casa poco dopo le sei e mezzo... E ora che ci
penso, il primo dev'esser stato il signor Giulio... Non  per uscito
con loro... Credo sia in salotto... Se vuole che lo avverta.

-- No -- disse bruscamente l'Angela. E soggiunse: -- Nessuno ha preso il
caff e latte?

-- Dalle sette mezzo in poi la prima colazione sar pronta per chi la
desidera -- replic Giacomo. -- Non si poteva immaginarsi che quei signori
si alzassero al canto del gallo... Del resto, per lei il caff ci
sarebbe...

-- Lo prender pi tardi.

E imbacuccandosi nello sciallo fece per aprir la portiera che dava in
giardino.

Una voce maschile chiam: -- Angela!

Era Giulio Frassini.

Ella, che pur era stata avvertita della presenza del cognato, trasal e
s'imporpor in viso.

-- Addio, Giulio... Scusa se ti lascio... Devo dar qualche ordine al
giardiniere.

-- Non posso accompagnarti? -- egli chiese umile, quasi supplichevole. --
Non posso dirti una parola?

Come respingerlo? Ella fece uno sforzo e rispose:

-- Vieni pure... Ma capisci bene che son piena di faccende.

-- Non ti tratterr a lungo -- ribatt Giulio, mentre, a fianco
dell'Angela, scendeva la scalinata.

-- Che cosa penserai di me? -- egli disse a bassa voce, col tuono di chi
si sente gi condannato e accetta la propria condanna.

Ella tent di schermirsi.

-- Perch mi rivolgi questa domanda?

-- Dopo quello che hai visto iersera...

Sempre pi inquieta e nervosa, l'Angela lo preg di desistere. -- Non
t'intendo... Non ho visto niente.

-- Oh non lo dire... Che lo dica l'Antonietta  naturale... per non far
arrossire suo padre.

-- E tu hai parlato di questo con la tua figliuola?

-- No... questa volta no.

L'Angela lo guard con un'espressione tra severa e dolente.

-- _Questa volta?_ -- ella ripet.

Egli taceva seguendola a capo chino.

Passarono dinanzi all'oratorio che sorgeva, semplice e bianco, accanto
alla casa. Proprio allora ne usciva un lavorante reggendo una scala a
piuoli; dietro di lui Bortolo, il giardiniere, che si lev
rispettosamente il berretto.

-- Com' mattiniera, padroncina!

-- Oh, appunto di te cercavo -- ella disse avvicinandosi a lui nella sua
impazienza di troncare il colloquio con Frassini. -- Hai visto mio nipote
Tullio?

-- Sissignora. Credo sia andato di l.

E accompagn la parola con un gesto della mano.

-- Verso il lago?

-- Appunto.

-- Lo raggiunger.

-- Non vuole dar prima una capatina in chiesa?... Sentir come odora...
Ho spogliato tutte l'ajole per infiorarne l'altare.

-- Ma... mi dispiacerebbe che intanto passasse Tullio.

-- Non dubiti... Vado io da quella parte... per preparar l'aranciera...
ch domani o doman l'altro penso di metter le piante al sicuro... Il
barometro  abbassato.

-- Durasse almeno per oggi il bel tempo!

-- Speriamo che per oggi durer... C' appena qualche nuvola laggi.

E mentre l'Angela s'affacciava alla porta spalancata dell'oratorio, il
giardiniere soggiunse:

-- Tutto  in ordine. Veda come son lucidi i banchi, il pavimento, i
vetri delle finestre... Ieri s' fatto un _repulisti_ generale...
Davanti ci sono le due poltrone pel commendatore e per la padrona.

L'Angela si decise ad entrare. Bortolo chiese licenza.

-- Se mi permette...

-- Va, va, e che Tullio m'aspetti sulla terrazza.

Tre dei Torralba dormivano l'ultimo sonno sotto le pietre di quel
tempietto domestico: il signor Luciano, padre del commendatore Ercole,
il signor Luigi, fratello di questo, e il giovine Manlio. E l sotto,
fra non molto, l'Angela avrebbe composto i suoi parenti, e anch'ella, in
un giorno che si augurava non troppo lontano, sarebbe discesa a
raggiungerli.

Per quelli della sua famiglia che vi riposavano ormai, pegli altri che
vi avrebbero riposato fra poco, l'Angela amava il piccolo oratorio,
sebbene, tranne al Natale e alla Pasqua, non vi si celebrassero funzioni
religiose; ch il suo babbo non era punto osservante delle pratiche del
culto, e la sua mamma, debole e malaticcia, era naturalmente dispensata
da quanto potesse recarle la pi lieve fatica. Ella, l'Angela, se
qualche domenica voleva ascoltar la messa, andava alla chiesa di San
Vito, e schermendosi dal prender posto nelle prime file destinate alle
persone notabili del luogo, sedeva in mezzo ai contadini che tutti la
conoscevano e l'avevano cara. Poich'ella intendeva cos la religione:
piuttosto che un complesso di dogmi e di riti, un'elevazione dell'anima,
verso l'inconoscibile, un livellamento delle disuguaglianze sociali
nella scambievole simpatia che ravvicina gli uomini in nome delle gioje
e dei dolori comuni.

A ogni modo, nel cuore della donna resta sempre qualche cosa delle
credenze e delle consuetudini antiche, ed era stata lei, l'Angela, che
aveva insistito perch in questa solenne occasione l'oratorio della
villa s'aprisse e una benedizione di sacerdote scendesse sul capo dei
suoi genitori.

Un'ombra discreta avvolgeva ancora il tempio silenzioso e raccolto; solo
in alto un pallido raggio di sole penetrava fra gl'interstizi di due
tende e lambiva la vlta. Dall'altare ov'erano due coppe di rose si
spandeva intorno un'acuta fragranza... come al giorno delle nozze di
Marial.

Come al giorno delle nozze!... A ci pensava in quel momento Giulio
Frassini che l'Angela credeva fosse rimasto in giardino e che invece era
dietro di lei, ritto, immobile, appoggiato a uno degli stipiti della
porta.

Di nuovo egli la chiam a nome: -- Angela!

Ella si scosse. -- Mi hai fatto paura.

-- Rose, rose! -- egli borbott. -- Quante ce n'erano anche la mattina del
mio matrimonio!... E sarebbe pur stato meglio che la terra mi si fosse
sprofondata sotto i piedi!

-- Insomma, Giulio -- interruppe l'Angela. -- Che discorsi son questi?

Frassini ripigli: -- Te ne scongiuro, non mi sfuggire. Ho bisogno d'uno
sfogo... ho bisogno di spiegarti...

L'Angela era sui carboni ardenti.

-- Ma se non ti chiedo nessuna spiegazione... Ma se non ho tempo... Via,
sii ragionevole, lasciami...

Egli le sbarrava l'uscita.

-- Cinque minuti, concedimi cinque minuti.. Di qu, se passa Tullio,...
perch tu cercavi Tullio, non  vero?... di qu lo vediamo.

-- A che pr, Dio buono? -- diceva l'Angela attorcendo convulsamente il
fazzoletto alle dita.

Giulio Frassini abbass la voce.

--  stata _lei_ che m'ha ridotto cos... Perch'io non disturbassi le sue
galanterie, perch non fossi che un marito d'apparenza, s' compiaciuta
del mio abbrutimento, ha gettato fra le mie braccia le sue serve, le sue
cameriere...

-- Ma basta! -- supplicava l'Angela coprendosi il viso con le palme e
vergognandosi per lui e per s.

Egli non le diede retta.

-- E quando son caduto nel laccio -- egli seguit -- _ella_ band ogni
ritegno... port in trionfo i suoi amanti sotto i miei occhi... E s'io
mi ribellavo, _ella_ diceva: -- Mi curo io forse di quel che tu fai? --
Cento volte io, il marito, mi sono umiliato. -- S, ho anch'io le mie
colpe... perdoniamoci a vicenda... ricominciamo da capo... riprendiamo a
volerci bene. -- _Ella_ alzava le spalle e continuava a respingermi...
Non pi una carezza, non un bacio...

Il linguaggio di Giulio Frassini scompigliava tutte le idee, offendeva
tutti i pudori dell'Angela, ormai invecchiata nell'austerit
verginale... Che sozzura il mondo, che sozzura la vita!

-- Sei vile! -- ella balbett.

-- Non lo nego... Oh da un pezzo... Quella donna mi ha stregato... fin da
quando per lei ne ho abbandonata un'altra... ho abbandonato te... Perch
non t'ho sposata, Angela?

E fece per prenderle la mano.

Ma ella si ritrasse bruscamente, livida, contraffatta, con un sorriso
amaro sul labbro.

-- Se Marial ti vedesse!...

-- Oh non sarebbe gelosa... Mai non sono riuscito ad ingelosirla.

-- E vorresti ora... per mezzo mio?... Levati di l... Lasciami passare.

Egli la tratteneva col gesto, con la voce, con l'umile preghiera degli
occhi.

-- Ancora un minuto... Non interpretar male ogni mia parola... Ascolta...
Allorch l'Antonietta  rientrata in casa...

-- Ebbene? domand ansiosa l'Angela come pacificata a quel nome. -- Non 
stata un freno per voi?

Giulio Frassini ebbe un istante d'esitazione.

-- S, forse la Marial  meno sfacciata.

-- Ma tu, tu?

-- Ma verso di me sempre gli stessi rigori.

L'Angela batt i piedi impaziente.

-- Che me ne importa? Credi ch'io t'abbia domandato questo?... Tu, a quel
che sembra, se pur c' l'Antonietta, non ti confondi.

--  stata una fatalit... Ho perso la testa...  _lei_... sempre _lei_
che me la fa perdere... Perch chiudermi la sua porta?... Perch mutar
la disposizione che tu avevi data alle nostre camere?

-- In nome di Dio, finiscila -- esclam l'Angela. -- Mi fate schifo, tu e
la Marial... E l'Antonietta mi fa piet... Era ben meglio sposarla
appena uscita di collegio.

La fisonomia di Giulio Frassini si atteggi a un'espressione di
sgomento.

-- Tu pure mi parli del suo matrimonio, tu pure?... E anch'io a volte ci
penso... e vorrei spogliarmi d'ogni egoismo e trovare un giovine che
fosse degno di lei.

-- Ah s? -- disse l'Angela con uno slancio improvviso di simpatia che
contrastava col tuono ironico, tagliente di prima. E stava per
comunicare al cognato la sua idea di unire l'Antonietta e Tullio, ma
Frassini mut subito tono.

-- Di l a poco invece -- egli ripigli con veemenza -- sento che non 
possibile, sento che se c' per me una tavola di salvezza  la mia
figliuola... Ella mi compatisce, ella mi perdona... ella mi ajuter a
ricuperare la mia dignit, il dominio su me stesso... Ella che non
deride la mia arte, il mio genio, mi ajuter a dar forma alle visioni
della mia fantasia... Perch c' della roba qu dentro -- e si picchi la
fronte -- a dispetto dei critici, a dispetto dei giur che rifiutano i
miei quadri... Oh, mi renderanno giustizia... Ma che non mi portino via
l'Antonietta... Quella sarebbe la mia sentenza di morte come artista e
come uomo... M'intendi, Angela?... O l'Antonietta resta con me, o...

Non termin la frase, non aspett la risposta, fece un gesto disperato e
scapp via, piantando l'Angela pi turbata, pi confusa che mai.




XIV.


-- E ora che dir a Tullio? -- ella chiedeva a s stessa uscendo
dall'oratorio.

Ci ch'ell'aveva udito, ci ch'ell'aveva visto avrebbe dovuto
raffermarla nel convincimento ch'era necessario di provveder subito
all'avvenire dell'Antonietta. E pur ella sentiva che Giulio Frassini
aveva detto il vero; sola tavola di salvezza per lui era la sua
figliuola.

E la vinceva una piet immensa di quel povero cervello sconvolto in cui
vaghe aspirazioni al bene lottavano con gl'istinti pi volgari e pi
bassi e ove la coscienza del proprio decadimento non escludeva i fumi
dell'orgoglio e i sogni ambiziosi di grandezza e di gloria.

Poteva ella, che lo aveva amato, contribuire alla sua rovina? Spingerlo
a qualche passo estremo? Al suicidio forse? Ma, d'altra parte,
l'Antonietta non meritava di esser felice a ogni costo? Non era una
colpa imperdonabile il lasciarla fra una madre corrotta e un padre
abbrutito?... E s'ella e Tullio s'amavano, era lecito sacrificarli,
impedir loro di vivere insieme, di farsi una famiglia gioconda, sana,
virtuosa?

Combattuta tra pensieri diversi, l'Angela avrebbe volentieri ritardato
il suo colloquio col nipote, ma poich'ella gli aveva mandato a dire per
mezzo del giardiniere che l'aspettasse sulla terrazza sent che non
l'era lecito farlo aspettare invano e s'avvi a quella volta, prendendo,
per giungervi pi presto, un sentiero che rasentava l'orto e dall'orto
era diviso da un'alta e fitta siepe di bosso. Senonch, dopo una
trentina di passi, la colp un suono di voci, ch'ella tosto riconobbe
per quelle di suo fratello deputato e di sua sorella Alvarez. Desiderosa
d'evitar incontri che l'arrestassero sul suo cammino, ella era sul punto
di sgattajolare per una viottola laterale, quando s'accorse che le due
voci venivano di l dalla siepe e ch'ella poteva tirare innanzi non
vista e non disturbata.

Infervorati in una conversazione vivace, la Letizia e Girolamo parlavano
basso; non tanto per che alcune frasi non giungessero distinte
all'orecchio dell'Angela.

-- Con quella sua aria di santa s'ingegna -- diceva la Letizia.

E Girolamo borbottava un assenso in cui l'Angela colse questa frase: --
Il testamento dello zio Luigi...

-- Sar lo stesso ora -- replicava l'Alvarez. -- Tutta la disponibile sar
per lei...  inutile; con la vostra apatia...

L'onorevole protest: -- La nostra?... E tu?... E Luciano?... E la
Marial?

Con la morte nell'anima, l'Angela si cacci nel fitto degli alberi,
dimentica della mta che s'era prefissa, non d'altro bramosa che di
togliersi da quel luogo nefasto, ove il suo mal genio l'aveva condotta,
ove una forza maggiore di lei l'aveva inchiodata per qualche secondo...
Erano questi dunque i pensieri che, nel giorno delle nozze d'oro de'
suoi genitori, occupavano la mente di sua sorella Letizia e di suo
fratello Girolamo? Per questo ell'aveva raccolto la famiglia dispersa?
Per questo aveva scritto tante lettere, prodigato tante cure, speso
tanto danaro? Per questo, per sentir discutere di testamenti e di
eredit, per sentirsi accusar d'ignobili intrighi, di macchinazioni
venali? E chi sa? O in un altro angolo del giardino, o su in casa, la
Marial e Giulio Frassini, Luciano e l'Adele, riuniti in conciliabolo,
manifestavano la stessa opinione sul conto suo... E Cesare?... Oh,
Cesare lo avrebbero lasciato in disparte come complice probabile della
sorella. Non era stato anch'egli favorito dallo zio Luigi?

Il contrasto fra la realt e le apparenze, fra la bassezza rivelata dal
colloquio ch'ell'aveva sorpreso e lo spettacolo di piet filiale, di
tenerezza paterna che di l a poco si sarebbe svolto sotto ai suoi
occhi, offendeva l'Angela in ci ch'ell'aveva di pi intimo e sacro, le
faceva chiedere a s medesima com'ell'avrebbe potuto, a s breve
intervallo, trovarsi faccia a faccia co' suoi denigratori, e stringer
loro la mano e sorridere...

Un rumore di passi interruppe le sue meditazioni dolorose.

-- Chi ? -- ella grid dando un passo indietro.

Curvandosi e rimovendo i rami e le fronde, Tullio sbuc da una macchia
di sempreverdi.

-- Sono io, zia... Quanta brina su queste piante!

E nel dir cos si scoteva come un cane appena uscito dall'acqua.

Indi riprese: -- Il giardiniere mi fece la tua ambasciata... Ma ti ho
attesa e non venivi... Non ho avuto pazienza... Ma cos'hai?... Sei
pallida...

-- Non ci badare...  il freddo,  l'ora... Ho dormito poco.

-- Sei tutta fradicia -- disse Tullio passando il braccio sotto quello
della zia. -- Andiamo verso la terrazza... c' il sole...

-- S, andiamo dove c' il sole... Ma non verso la terrazza... verso casa
ormai -- ella rispose tirandolo dall'altra parte. -- Di qu, di qu...

-- Come credi.

Uscendo dal bosco, sbucarono sopra un largo sentiero coperto di ghiaja
umida che luccicava ai raggi del sole.

-- Ebbene? Volevi parlarmi? -- cominci l'Angela.

-- Io?... S... Ma tu pure...

-- Parla, parla -- ella insist. Ell'era in preda a un'eccitazione
febbrile, le sue labbra tremavano, ogni suo movimento era convulso.

Tullio seguitava a interrogarla con lo sguardo.

-- Perch mi guardi cos? -- diss'ella infastidita da quell'insistenza. --
Non voglio esser squadrata dalla testa ai piedi come una bestia rara.

Ma ella mut subito intonazione, e fissando in volto al nipote i suoi
occhi limpidi e dolci: -- Senti, Tullio -- ella esclam -- ho bisogno che
tu sii buono, che tu sii leale, ho bisogno d'aver fede in te.

-- Perch questo preambolo, zia?... T'ho dato motivo della mia sincerit?

-- No... finora.

-- Dunque?... Non hai nient'altro da dirmi?... Niente da parte
dell'Antonietta?

La faccia dell'Angela, che alla luce del languido sole d'Ottobre
appariva ancora pi bianca e pi smorta, si color di un fuggitivo
incarnato.

-- Le vuoi bene davvero? -- ella chiese in un soffio.

-- Se voglio bene all'Antonietta?... E me lo domandi?

-- Che specie di bene? -- ripigli la zia. -- S' quello che si vuole ad
una parente, sii cortese con lei, sii affettuoso, espansivo... ma che
non ti sfugga nessuna di quelle parole che possono turbare una fanciulla
inesperta.

-- E s' un bene diverso?

Memore del discorso tenutole da Giulio Frassini, l'Angela domin la sua
emozione.

-- Bada, Tullio, sei molto giovine. Sei in un'et che si lascia spesso
ingannare dalle apparenze e non  in grado di distinguere una simpatia
passeggera da un affetto profondo... D tempo al tempo... Interroga te
stesso nel silenzio, nella solitudine... lontano da _lei_... S... anzi
se tu dessi retta alla zia, partiresti da Villarosa dopo la cerimonia...

-- Mi scacci! -- proruppe il giovine con amarezza.

-- Oh Tullio... puoi credere che la zia Angela ti scacci?... Partiresti
oggi per tornar di qu a poco, quando Villarosa fosse rientrata nella
solita quiete... Ti confideresti meco, e se tu non avessi mutato
pensiero nell'intervallo, allora... chi sa?

-- Ch'io parta senz'aver riparlato con l'Antonietta? -- ribatt Tullio
punto persuaso delle ragioni dell'Angela. -- Ch'io parta senz'aver avuto
la chiave di certe contraddizioni inesplicabili? Ah no, zia, non lo
sperare...  da jersera, e ci ho almanaccato tutta la notte... Oggi poi
trovo cambiata anche te, che, invece d'ajutarmi, mi scoraggi... Tu sei
stata a tu per tu con l'Antonietta; che ti disse?... Che aveva
jersera?... Perch si alz dal pianoforte a quel modo!... Perch mi
respinse con tanta durezza?

L'Angela cercava invano di schermirsi da quell'incalzar di domande, che
Tullio rinnovava con insistenza sempre maggiore.

-- Nervi... Noi donne siamo nervose... La musica poi ci agita, ci
esalta... S'era stancata, ecco...

-- Ma che ti disse di me?

-- Nulla.

-- Oh,  impossibile..

-- Sei presuntuoso, Tullio, sei vano... Vuoi proprio che l'Antonietta non
abbia altro in mente?... Per quello che tu badavi a lei jersera!

Appena l'Angela si fu lasciata scappar questa frase ella se ne pent, ma
era tardi.

Imporporandosi in viso come se l'allusione sibillina avesse destato in
lui un rimorso, Tullio balbett:

-- Ella suonava, io ascoltavo...

-- Tu ascoltavi la Marial... Tu eri incantato ad ammirare la Marial --
replic l'Angela, ormai non pi padrona di s.

-- La zia?

Le labbra dell'Angela si atteggiarono a un amaro sorriso.

-- S, una zia come me... Ma per la Marial gli anni non passano, ma la
Marial  una di quelle che, anche senza volerlo, fanno girar la testa
agli uomini.

-- La mamma dell'Antonietta! -- ripet Tullio. -- E tu supponevi?... E
l'Antonietta ha supposto?

Ora tocc all'Angela di arrossire fino alla radice dei capelli. Come
aveva potuto tenere un discorso simile? Come aveva potuto scagliarsi con
tanta acrimonia contro la propria sorella? E tradirsi con Tullio? E
fargli balenar l'idea che l'Antonietta fosse gelosa della madre?...
Ella, la savia, la buona, la rassegnata, ubbidiva dunque a non sopiti
rancori, cedeva al risentimento d'un'offesa vecchia gi di vent'anni? E
cos n prendendo risolutamente sotto il suo patrocinio l'amore dei due
nipoti, n risolutamente adoperandosi per soffocarlo nel nascere, ella
non riusciva ad altro che a portar nell'animo di Tullio lo scompiglio,
la confusione ch'erano nell'animo suo.

Mentre, nell'agitazione crescente di chi s'accorge d'aver perduto la
bussola, ella s'affannava a correggere, a mitigare il senso delle sue
parole, Tullio si dichiarava in colpa, dava ragione all'Antonietta.

--  giusto... Jersera ho avuto anch'io uno strano contegno... Ma ne far
ammenda onorevole... Ne domander perdono in ginocchio...

-- No, Tullio, non far sciocchezze -- supplicava l'Angela.

Egli non le dava retta.

-- Ora mi spiego... Ah zia cattiva che pretendevi di non sapere!...

-- Se ti giuro che non so niente...

-- Non ti credo.

Ella cercava d'impietosirlo.

-- Abbi misericordia, Tullio, non mi tormentare... Vedi come sono
abbattuta questa mattina... Ha fatto impressione anche a te il primo
momento.

Tullio ebbe un po' di rimorso.

--  vero... Sei pallida... Cos'hai?

-- Eh, i nodi vengono al pettine... Mi sono tanto affaticata nei giorni
scorsi... E oggi ancora, quando penso alle brighe infinite che avr...
alla responsabilit che pesa su me...

-- Povera zia, senza di te le nozze d'oro non si celebravano..

A lei salivano le lacrime agli occhi.

-- S, la ho voluta io questa festa... Mi pareva cos bello riunir ancora
una volta l'intera famiglia intorno ai nostri vecchi...

-- E ci sei riuscita.

-- Son riuscita -- ella ripet con voce sorda chinando il capo. -- Ma oggi
 la giornata campale e non vedo l'ora, non vedo l'ora che sia questa
sera... Ho sempre paura...

Scosse il capo e si sforz di sorridere

-- Saranno ubbe. Ma  una ragione di pi perch tu non mi dia
dispiaceri... Oh, ecco qualcheduno che si dirige dalla nostra parte...
Avranno bisogno di me, per miracolo.

In fatti, mentre un uomo in cui l'Angela riconobbe il procaccino
telegrafico di San Vito, s'avanzava frettoloso lungo il sentiero, un
altro (era Giacomo, il servitore) gridava a pieni polmoni, fermo presso
una macchia d'abeti:

-- Signorina, i padroni si sono svegliati e domandano di lei.

-- Vengo, vengo -- ella grid alla sua volta, accelerando il passo.

Cammin facendo ella prese di mano al procaccia i due telegrammi e disse
a Tullio: -- Firma tu la ricevuta... Io non ho un minuto da perdere... Ho
da vestire i nonni, ho da vestir me... e poi... e poi tutto il resto...
A pi tardi... Abbi pazienza...

E coi due dispacci aperti (due dispacci d'auguri) risal la scalinata.




XV.


Dalle nove in poi l'Angela s'era sentita come presa in un ingranaggio,
come travolta in un turbine, e bench avesse dovuto provvedere a tutto,
vigilar su tutto, le pareva d'esser vissuta in un sogno, d'esser stata,
anzich una volont direttiva e cosciente, un cieco stromento di forze
ignote ed imperscrutabili. Ora (erano quasi le cinque) insieme col
dottor Vignoni, aveva riaccompagnato i suoi vecchi nelle loro camere, e
mentre il medico somministrava ad essi qualche calmante, ella,
nell'andito che divideva le due stanze, abbandonata sopra una sedia, con
la faccia tra le mani, cercava di raccoglier le sue impressioni, di
fermar le immagini che, come accade nel sogno e quasi non si riferissero
a scene pur dianzi svoltesi davanti a lei, si confondevano nella sua
mente.

Prima, la _toilette_ del suo babbo e della sua mamma. Egli, nella
_redingote_ attillata, con la sua commenda dei Santi Maurizio e Lazzaro
al collo, faceva ancora una certa figura; ma lei, nel vestito di seta
nera che dava maggior risalto al pallore del viso scarno e aggrinzito e
si sgualciva in mille pieghe sulla persona esile, curva, rattratta, era
proprio una rovina... Poi la cerimonia religiosa. Era strano; di quella
cerimonia voluta da lei, di quella cerimonia che, nel suo pensiero,
doveva santificare la giornata, l'Angela non si ricordava che qualche
futile particolare: l'acuto profumo di muschio che i suoi nipoti Max e
Fritz spargevano intorno a s; la tenda d'uno dei finestrini che
gonfiandosi di quando in quando a un fiato di vento lasciava intraveder
le teste ricciute dei bimbi del giardiniere, arrampicatisi sugli sporti
del muro esterno per guardar dentro nell'oratorio; il risolino
sarcastico errante sulle labbra del commendatore Ercole nel momento in
cui don Luca, il parroco di San Vito, terminata la messa, aveva creduto
bene di aggiungere il suo bravo fervorino magnificando un vincolo
conjugale suggellato da mezzo secolo di amore e di fede reciproca,
lodando la piet dei figliuoli accorsi da lidi remoti a rendere omaggio
agli autori dei loro giorni, raccomandando il rispetto alla religione,
l'ossequio alla Chiesa, porto unico di salvezza...

Poi tutti s'erano alzati in piedi, e allora, allora s l'Angela aveva
avuto una grande emozione. Ch ad uno ad uno i figliuoli, il genero, la
nuora e i nipoti avevano deposto un bacio sulla fronte degli eroi della
festa, ed ella che poche ore innanzi aveva creduto cos difficile di
trovarsi faccia a faccia con la Letizia e con Girolamo, aveva sentito,
in uno scoppio di pianto, in un impeto di tenerezza, spegnersi ogni
rancore, e le sue labbra s'erano sporte e le due braccia s'erano aperte
volonterose a quelli che l'avevano ingiuriata coi loro sospetti...

-- Signorina Angela! Signorina Angela!

Gli altri erano in giardino, in attesa del pranzo; ella, chiamata dalla
servit, aveva dovuto sorvegliar gli ultimi apparecchi della tavola
imbandita per ventiquattro persone, scintillante di cristalli, lucente
d'argenterie, sparsa di fiori...

Dalla porta spalancata le giungeva l'eco delle conversazioni vivaci,
udiva le risate della Marial che se la godeva un mondo a ingalluzzire
il parroco don Luca e l'arciprete don Antonio, e vedeva passare e
ripassare l'Antonietta a braccio del padre, e Tullio dietro a loro, come
un'anima in pena.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

_Din, din, din..._ A tavola, a tavola.

Un rumore di sedie smosse, un acciottolio di stoviglie, un tintinno di
bicchieri; quindi un relativo silenzio; solo dopo la seconda portata il
sussiego cess. E d'allora in poi fu un continuo _crescendo_, fin che il
baccano tocc il suo culmine allo sciampagna. I tappi delle bottiglie
volavano in aria con lo strepito secco di colpi di rivoltella, la
schiuma traboccava dai calici, i brindisi si succedevano,
s'intrecciavano, si accavallavano gli uni sugli altri. All'Angela,
bench avesse appena accostato il bicchiere alla bocca, una morsa
d'acciajo stringeva le tempie, una nebbia pesante gravava gli occhi, e
in mezzo a quella nebbia la tavola le pareva ondeggiare e le figure dei
commensali avvicinarsi e allontanarsi a vicenda. Una per le spiccava
dinanzi netta e precisa. Era quella della Marial, nel suo abito chiaro
guarnito di pizzi, con una rosa tea inserta nei capelli bruni, con un
sorriso provocante sul labbro. E accanto a lei, l'uno a destra, l'altro
a sinistra, don Luca e don Antonio con gli occhi imbambolati di chi ha
troppo bevuto...

Dopo il pranzo il ricevimento in giardino, all'aperto, approfittando
della giornata mitissima, forse l'ultima giornata mite dell'anno, perch
il barometro seguitava a scendere e l'occidente andava via via
coprendosi di nubi.

Il segretario comunale e il farmacista di San Vito con le rispettive
consorti, l'assessore anziano, il maestro di scuola, l'organista, tutti
acidetti, perch non erano stati invitati al banchetto, ove pure s'era
creduto bene d'invitare il dottore con la consorte e la signora Cesira e
don Antonio, e altri ancora... Gi si sa, per tutti non c'era posto...
bisognava scegliere le persone di maggior conto... Ah, non per questo
gli auguri erano meno sinceri... anzi...

E apportatori d'auguri e di voti vennero anche il cavaliere Soldani
proprietario d'una fornace nelle vicinanze, e l'ufficiale postale di San
Vito, e certo signor Mazzi ex negoziante di salumi, il quale, avendo
anni addietro comperato in quei dintorni una villa da un'antica famiglia
patrizia in rovina, s'era trovato _conte_ di punto in bianco, senza suo
merito e senza sua colpa, perch i suoi coloni vissuti sempre alle
dipendenze di gente titolata non potevano ammettere d'aver per padrone
un plebeo. Il _conte_ Mazzi era sordo e rinminchionito, ma appunto per
questo il commendatore Ercole lo riceveva volentieri, nell'amara
compiacenza di vedere una decrepitezza peggior della sua in un uomo
assai meno vecchio di lui. Invece l'Angela ne soffriva, costretta
com'era, ella mite e pietosa, ad alzar la voce per farsi intendere, ad
ajutarsi con lo sguardo e col gesto per rimettere in carreggiata quel
povero diavolo, il quale, ostinandosi a rispondere a caso, ne diceva
d'ogni colore. E oggi il _conte_, o fosse pi sordo del solito, o lo
turbasse la presenza di molte persone, non ne aveva azzeccato una, aveva
parlato della sua salute quando gli avevano chiesto della vendemmia, e
della sua stalla quando gli avevano domandato notizie di sua moglie
inferma, provocando cos un'ilarit mal repressa di cui egli aveva
finito per accorgersi e che lo aveva indotto ad accorciar la sua visita.
L'Angela s'era sentita una stretta al cuore allorch nel salire sul suo
biroccino egli le aveva detto: -- Il suo pap ci vede poco, ma io mi
cambierei con lui... Creda pure, una gran disgrazia la sordit. -- E
poich'ella gli susurrava qualche parola di conforto, il _conte_ le aveva
risposto tutto commosso: -- Grazie, grazie... Come va che a _lei_ la
capisco?...  buona, _lei_.

Poco dopo del _conte_ Mazzi s'era accommiatato don Luca, offrendo un
posto nella sua carrozzella all'arciprete che aveva addotto un pretesto
qualunque per rimanere ancora a barattar quattro chiacchiere con quella
deliziosa signora Marial... Il suo superiore gerarchico l'aveva
fulminato con un'occhiata, ma egli, don Antonio, s'era stretto nelle
spalle. Gi a lui vescovo non lo facevano in nessun modo e per quello
che s'aspettava dalla Curia valeva proprio la pena ch'egli si negasse
ogni svago onesto!...

Il veicolo di don Luca aveva appena oltrepassato il cancello che
l'Angela s'era vista circondata dalle bimbe della Scuola comunale di San
Vito di cui ell'era ispettrice. Venivano, guidate dalla sottomaestra
Zorani, a portar le loro felicitazioni, si schieravano in semicerchio
davanti al commendatore Ercole e alla signora Laura, e una di loro,
quella ch'era in fama di pi svegliata, cominciava a recitare un
complimento, fatica particolare della signora Cesira, la quale, ospite
di Villarosa sin dalla mattina, aveva aspettato con ansiet questo
momento solenne.

-- _In questo giorno..._ -- principiava la bimba.

Ma un _oh_ doloroso dell'ex Prefetto, non abbastanza preparato alle
gioje di un'accademia di declamazione, la faceva restare in asso.

-- _In questo giorno... in questo giorno..._

-- _Di letizia_ -- suggeriva la signora Cesira, rossa come un gambero.

-- _Di delizia_ -- biascicava la bimba.

-- _Letizia, letizia_ -- ripeteva furibonda la maestra provocando con la
voce e con lo sguardo un'irreparabile catastrofe.

Perch, mentre la voce colpiva in pieno petto la declamatrice, gli
occhi, divergendo l'uno a destra e l'altro a sinistra per effetto dello
strabismo, sembravano fissarsi con espressione minacciosa sulle due
bimbe collocate ai due capi opposti del semicerchio e le facevano
prorompere in dirottissimo pianto. Animata dall'esempio, la vera
colpevole era scoppiata in lacrime anch'essa, e il commendatore Ercole,
alzando le mani al cielo, s'era messo a gridare: -- Basta, basta per
carit!

Per calmar la burrasca l'Angela aveva spedito tutta la comitiva
infantile a mangiar dell'uva sotto una pergola non ancora vendemmiata
interamente; indi, esercitando la sua virt consolatrice verso la
signora Cesira, l'aveva pregata di trascriverle, senza fretta, il suo
_bel lavoro_. Certe cose si gustano pi a leggerle che a sentirle.

-- Sei buona, tu -- aveva esclamato dietro dell'Angela una voce fresca e
giovanile.

Era l'Antonietta che, passando, le buttava un bacio.

Ma, di l a un momento le si avvicinava Tullio, torvo e cruccioso.

-- O zia Angela, perch l'Antonietta mi sfugge come un appestato?...
Parlale, fa che si spieghi...

-- Tullio mio, vedi bene se posso...

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Sulla strada, in mezzo a un nembo di polvere, il sordo muggito d'una
folla che si avanzava. A un tratto, uno squillare di trombe.

-- Oh Dio, la marcia dell'_Aida_!

-- Angela, che roba  questa?

-- Abbi pazienza, babbo...  la banda di San Vito.

-- E l'hai fatta venir tu?

-- Si sono offerti loro... Come si poteva rifiutare?

-- E bisogner star qu a sentirli?

-- Per pochi minuti... Non si pu usar uno sgarbo... Li mando subito di
l dal bosco, nel prato.

-- Ma io...

-- Babbo, te ne scongiuro... Anche voi altri -- e si rivolgeva alle
sorelle, ai fratelli, ai nipoti -- non vi squagliate tutti quanti... Per
pochi minuti soli...




XVI.


Della condiscendenza mostrata nel lasciarsi assordare dai _viva_ dei
contadini che avevano invaso la villa e nell'assistere all'esecuzione
d'una _Marcia trionfale Torralba_, composta in suo onore dal capobanda
di San Vito su motivi della _Bella Elena_, l'ex Prefetto, discorrendo
nella sua camera col dottore, si rifaceva con recriminazioni infinite
ch'erano per l'Angela come tanti colpi di spillo.

-- Ah se sapevo, se m'immaginavo... Mai pi permetter all'Angela di agir
di sua testa... Son io il padrone e intendo di essere il padrone fino
all'ultimo... Anzi ho piacere che l'Angela mi senta... E di l, non 
vero?

-- S -- rispondeva Vignoni --  nell'andito... Avrebbe assoluta necessit
di riposo...  in piedi fin dall'alba.

-- Colpa sua, colpa sua... Ha montato lei questa macchina.

-- Non si lagni, commendatore... Non sia ingiusto...

Ma il vecchio Torralba tentennava ostinatamente la testa.

-- Ch? Ch?... Un'idea sbagliata... Non si festeggia la decrepitezza...
I figliuoli potevano venir a uno a uno... in giorni diversi... senza
solennit... E a ogni modo, ce n'era d'avanzo di riunir la famiglia...
Ma la scuola... ma la banda... ma il popolo... il buon popolo.

-- Una cosa tira l'altra.

-- Gi, e i danari che si spendono?

-- Oh, per una volta!

Nella stanza dirimpetto la signora Laura brontolava con la Maddalena, la
cameriera.

-- Ero sicura che avrei scontato tutti questi strapazzi... Sento gi
esacerbarsi i miei reumatismi... Aspetta, aspetta domani.

-- Eh, non faccia brutti pronostici... Non accadr nulla... Le rester
invece la compiacenza d'aver avuto la visita de' suoi figliuoli lontani.

-- Visita di congedo -- biascic la signora Laura.

-- Eh via... Un secolo deve campare.

-- Son proprio di quelle, io... Ahi, ahi!... Il mio braccio!... E il
dottore non pu venire un momento da me?

-- Vengo, signora Laura, vengo -- grid Vignoni dall'altra camera.

-- E non la finiscono pi quei cani? -- grugniva l'ex Prefetto, stringendo
i pugni. -- Sta a vedere che tornano da questa parte.

In fatti gli accordi musicali che giungevano prima confusi e indistinti
accennavano ora a riavvicinarsi.

L'Angela si lev faticosamente dalla sedia e affacciatasi alla soglia
della camera da letto del suo babbo disse:

-- Se ne andranno forse.

-- Se ne vadano, senza sonare, per Dio!

Messi di buon umore dalla musica, dal ballo e dal vino (due barili che
l'Angela aveva fatti portare nel prato erano stati vuotati in un attimo)
i contadini sbucavano da ogni parte rumoreggiando e si accalcavano
dinanzi alla casa.

-- Viva! Viva! Viva la nobile famiglia Torralba!

E la banda riattaccava la marcia trionfale.

-- Ma basta! -- urlava il commendatore. -- Non ci sar nessuno a farli
tacere?

-- Or ora -- disse l'Angela accingendosi ad aprir la finestra.

Fu peggio. Quelli ch'erano gi, vedendola dietro i vetri, si credettero
in obbligo di salutarla con un tonante: -- Viva la signorina Angela!

-- Non aprire! -- strillava intanto la signora Laura... -- Ne ho presa
anche troppa dell'aria.

-- Anzi apri e mandali al diavolo! -- ordinava il commendatore Ercole. --
Se no, vengo io stesso.

-- Se credono, scendo in giardino e li licenzio io -- propose il dottore.

-- Senza cerimonie -- soggiunse il vecchio Torralba.

-- Con buone maniere -- raccomand l'Angela.

Vignoni si mise a ridere.

-- Ah sentano. Tutto considerato,  meglio che se ne incarichi la
signorina.

E appressandosi a lei le susurr nell'orecchio:

-- Tanto qu non la lasciano in pace... Quando poi ha persuaso quegli
energumeni a battere in ritirata, cerchi un angolo tranquillo della
casa, qualunque sia, e procuri di dormire un'oretta... Non abusi delle
sue forze.

-- Oh s, ci vuol proprio quel poggiapiano della mia figliuola --
borbottava, malcontento, il commendatore vedendola avviarsi. E poich le
acclamazioni si ripetevano, dava in ismanie sempre maggiori.

-- Bifolchi! Bifolchi! Pagate i vostri debiti, altro che gridar _viva
viva_!

Mescolandosi alla folla plaudente, l'Angela non dur troppa fatica a
ottener silenzio. Ringrazi in nome di tutta la famiglia delle cortesi
dimostrazioni, assicur ch'ella in particolare avrebbe conservato
perenne memoria di questo giorno, ma soggiunse che i suoi genitori erano
affranti e avevano bisogno di quiete.

-- Giusto -- disse qualcuno dei pi ragionevoli, -- troppo giusto... Ora ce
ne andiamo.

-- Viva la signorina Angela!

-- Viva i nobili signori Torralba!

-- No, no -- supplicava l'Angela portandosi il dito alla bocca.

Il capobanda la interrog con lo sguardo.

Ella fece un segno negativo, e gett una parola: -- Fuori del cancello.

Ancora un applauso tosto represso, indi, con la musica in testa, la
processione s'avvi abbastanza ordinata. Soltanto fuori del cancello,
secondo il desiderio dell'Angela, le trombe ripresero a suonare la
marcia dell'_Aida_.

--  finito -- pensava l'Angela risalendo la breve gradinata che metteva
alla sala terrena della villa. --  finito. Fra poco Villarosa sar
tornata un mortorio.

Al primo piano s'aperse una finestra, quella della camera abitata dalla
Letizia.

-- Non ti fendono gli orecchi anche di lontano? -- grid dall'alto
l'Alvarez rivolgendosi alla sorella. -- C' da stare allegri a Villarosa
in fatto di musica. Fra le sonate preistoriche di nostra nipote e i
concerti della vostra banda, c' da stare allegri.

L'Angela non rilev le parole sprezzanti; si limit a dire: -- Ora che
non c' pi nessuno, perch non scendi?

-- No, no, ho bisogno di rinfrancarmi... Quel frastuono mi ha
intontita... E sono cos stanca...

-- Ti sei alzata molto presto stamane? -- domand l'Angela con un tono
ironico che non l'era consueto.

Ma l'altra non se ne avvide o finse di non avvedersene, e rispose
semplicemente: -- S, molto presto.

L'Angela non rispose nulla, pentita gi della sua richiesta insidiosa. A
che pr? Chiese invece: -- Che ce n' di tutta questa gente? Luciano,
Girolamo, Cesare, l'Adele, la Marial, Frassini, i tuoi figliuoli?

-- Si sono dispersi. Effetti della musica... Max e Fritz sono partiti per
una passeggiata in _tandem_. Frassini dev'essere uscito a piedi con la
figliuola... Luciano, Girolamo e l'Adele credo che stiano sbrigando la
loro posta... la Marial e gli altri saranno in salotto... Brr! Che aria
frizzante! Il tempo vuol cambiare.

E in fretta richiuse i vetri.

L'Angela guard il cielo che si copriva di cirri. All'occidente l'occhio
del sole mostrandosi or s or no fra le nuvole pareva una pupilla velata
di pianto.

--  finito -- ella ripet fra s. --  finito.

E stava per rientrare quando fu chiamata da Tullio.

-- Zia Angela!

-- Mi hai fatto paura -- ella esclam. -- Di dove sei sbucato?

-- Non so... Ero qu in giro.

-- Dio, che faccia scura hai!... Vieni.

-- No -- egli rispose, -- scendi tu in giardino un momento... Ho da
dirti...

-- Che cosa?

-- Scendi un momento -- egli insist. -- Non sar poi un gran sacrifizio.

L'Angela compiacque al desiderio del nipote.

-- Ebbene?

-- Tu non hai voluto parlare -- ripigli Tullio concitatamente; -- ho
parlato io.

-- Con chi?

-- Con l'Antonietta. Siamo intesi.

L'Angela fu colpita dal contrasto che c'era fra queste parole e il modo
singolare in cui erano pronunciate.

-- Intesi su che?

-- Sul romper tutto... Sicuro... L'Antonietta mi dichiar che ha
riflettuto, che non si sposer ne ora, n mai, che il suo obbligo  di
consacrarsi a suo padre.

Ecco, pensava l'Angela, Frassini ha catechizzato la figliuola, le ha
tenuto un discorso analogo a quello tenuto a me, e la poveretta ha
consentito a sacrificarsi, a immolare la sua felicit e la sua
giovinezza.

-- Credevo fosse un ripicco, e non volevo prenderlo sul serio -- continu
Tullio -- ma ella ribatt il chiodo, e allora tocc a me di perdere la
pazienza, e le diedi della matta, della commediante, della civetta...

-- Oh Tullio! -- esclam la zia in tuono di rimprovero.

-- Avr fatto male -- convenne il giovine. -- Ma gi ella non s' troppo
offesa... Oh,  d'una serenit, d'una equanimit degna d'una matrona di
quarant'anni... Mi stese la mano, mi disse che non mi serbava rancore, e
ch'era certa che le avrei reso giustizia, e che si sarebbe rimasti due
buoni cugini, due buoni amici.

-- E tu?

-- Oh... io le dissi che non ci saremmo rivisti mai... E appunto per
questo son venuto ad annunziarti che parto.

L'Angela non pot reprimere un grido.

-- Parti?

Ironicamente, Tullio riprese: -- Perch fai le maraviglie?... Non era
quello che mi consigliavi stamattina?... Allora mi suggerivi d'andarmene
per non turbar la pace dell'Antonietta; ora che quella pace non  in
pericolo sono io che me ne vado per amore della _mia_ pace... Torner a'
miei studi, mi seppellir ne' miei archivi, guarir di questa
scalmana... In fin dei conti, perch dovrebb'esser altro?... che la
conosco a fondo l'Antonietta?... Prima che ci trovassimo insieme in
quest'occasione l'avevo vista forse cinque o sei volte, l'avevo vista
ch'era una ragazzina in sottane corte... E venti minuti passati insieme
in giardino dovrebbero esser bastati a farmene innamorare?... No, no...
fuochi di paglia, fuochi di paglia... Ma siccome anche i fuochi di
paglia posson appiccar davvero un incendio, il meglio  di battere in
ritirata.

E Tullio rideva d'un riso amaro che mal dissimulava i singhiozzi.

L'Angela si sforzava di cercar una soluzione che non compromettesse
l'avvenire.

-- Partirai, ma senza precipitazione... e sopra tutto in buona armonia
con l'Antonietta.

-- Gi... da buoni cugini, da buoni amici -- egli soggiunse
sarcasticamente, ripetendo le frasi che la ragazza gli aveva dette
pocanzi.

-- E perch no? -- chiese l'Angela. -- Oggi siete tali; domani, s'
destinato, diverrete qualche cosa di pi l'uno per l'altra... Credilo,
Tullio mio, vi sono avvenimenti che si compiono attraverso tutti gli
ostacoli... Non accusar l'Antonietta... Oggi forse ella non poteva
parlarti in modo diverso... Un giorno muter linguaggio.

-- Quand'ella avr mutato linguaggio io avr mutato cuore -- replic
Tullio. -- No, cara zia, io non ho il tuo fatalismo... Gli avvenimenti li
facciamo noi, non si fanno essi da s... Intanto, domattina presto,
poich stasera non ci son pi corse, io prender il treno...

Un colpo di vento improvviso gli fece portar la mano al cappello.

-- Oh, come il cielo s' annuvolato!

--  un pezzo che si va annuvolando... Non te n'eri accorto? -- disse
l'Angela avviluppandosi nello scialle. -- Rientriamo... Discorreremo con
calma.

Tullio scosse il capo energicamente.

-- Rientra tu... Ho bisogno di respirar quest'aria di temporale...
Rientra, zia, rientra...

Ella esitava; egli le cinse con un braccio la vita e l'accompagn fin su
della scalinata.

In quella, Cesare Torralba spalancava la porta a vetri della sala e
attirava a s sua sorella.

-- Ma vieni dunque... Vuoi pigliarti un malanno... E tu, bel ragazzo?

Ma quest'ultime parole non ebbero risposta perch Tullio era gi
lontano.

-- Ha i gusti che avevo io alla sua et -- disse Cesare con una
spallucciata. E chiuse in fretta la portiera.




XVII.


Fermo in mezzo al viale, sempre con la mano al cappello perch il vento
non glielo portasse via, Tullio guardava le nuvole che si rincorrevano,
guardava le masse degli alberi che si staccavano cupe sul cielo plumbeo
e a ogni raffica si piegavano e si contorcevano con uno schianto secco
dei rami e un fremito doloroso di tutte le foglie.

Uno strider di ruote sulla ghiaja lo scosse, ed egli si fece da parte
per lasciar passare un carretto ov'erano allineati in due file alcuni
vasi di limoni. Il carretto era tirato da un mulo che un contadino
teneva per la cavezza; veniva dietro, sorvegliando il lavoro, Bortolo,
il giardiniere.

-- Oh signor Tullio -- disse costui. -- Sta a prendersi il fresco.

Il giovine tentenn la testa in aria d'uomo scontento.

-- No, non son questi i temporali che mi piacciono... Appena se si sente
brontolare il tuono in distanza.

-- Ah! -- soggiunse Bortolo ridendo -- A lei piacciono i lampi e le
saette... Non  la stagione... Oggi tutto finir in pioggia... Mi
basterebbe intanto mettere al coperto questi limoni.

-- L'avremo presto la pioggia?.

Bortolo diede un'occhiata in giro e rispose: -- Temo di s... Del resto,
 gi una buona mezz'ora che il tempo minaccia e quei signorini che sono
partiti in _tandem_ potrebbero essere ormai di ritorno... E anche gli
altri, se non sono andati tanto lontano...

-- Chi? Chi? -- domand Tullio.

-- In _tandem_ sono partiti i signorini Alvarez -- spieg il giardiniere.

Tullio fece un gesto d'impazienza.

-- Che me ne importa?... Chi sono gli altri?

-- Il signor Frassini e la signorina Antonietta... Sono usciti insieme a
piedi verso le quattro.

-- E avevano ombrello?

-- Non mi sembra... Allora non c'era che qualche nuvola sparsa.

Tullio continuava a interrogare.

-- Da che parte si sono diretti?

-- Saperlo!... Forse dalla parte di San Vito...

Dimentico delle sue bizze di poco fa, ormai Tullio aveva un solo
pensiero; quello di correre incontro all'Antonietta e di ajutarla a
cercarsi un ricovero se un acquazzone la coglieva per via.

-- Dalla parte di San Vito, avete detto? -- egli ripigli.

-- Suppongo... Non son mica sicuro.

-- A ogni modo, andando per di l  probabile che li trovi.

-- E non si provvede d'un ombrello? -- chiese Bortolo.

Tullio accenn alla casa ch'era un cinquanta o sessanta metri pi
indietro.

-- Non ne vale la pena. Perderei tempo.

In quella, sotto un ombrellone aperto bench ancor non piovesse,
sbucarono sul viale i tre bimbi del giardiniere. Rosso in viso e con
l'aria d'uomo che sia conscio della gravit del suo ufficio, Piero, il
maggiore, teneva forte con ambe le mani l'asta dell'arnese troppo
pesante per lui; i due piccini, la Lina di quattr'anni e Cencio di tre
si stringevano al fratello ridendo e strillando ogni volta che una
folata di vento faceva cigolar le stecche e scuoteva con violenza la
stoffa del baldacchino che li riparava.

-- Bada... Si rovescia.

-- Ecco... Or ora si vola.

-- Piano... Mi schiacciate.

-- Oh!... C' il babbo.

Qu la baldoria ebbe fine perch in un batter d'occhio Bortolo tolse
l'ombrello alle mani inesperte del suo primogenito, lo chiuse e lo
consegn a Tullio, dicendogli:

-- Se si degna, prenda questo... Non  elegante, ma  solido e ci si sta
sotto comodamente in tre persone... Lo prenda, lo prenda, e lasci fare i
conti a me con questi signorini... Chi v'ha permesso?... Dov'era la
mamma?

Mentre i bimbi, piagnucolando, spiegavano al genitore come fossero
usciti di casa in un momento che la mamma era salita a chiuder le
imposte del primo piano, Tullio, decisosi ad accettare l'offerta, si
dirigeva di corsa verso il cancello, e in mezzo a un nembo di polvere
infilava lo stradone.

Frattanto, appesa al braccio del fratello Cesare, l'Angela camminava
lentamente su e gi per la sala terrena. Chi l'avesse vista alla luce
sarebbe rimasto colpito dal suo pallore, ma Cesare non se n'accorgeva,
sia perch l'ombre avevano ormai invaso la sala, sia perch'egli era
infervorato a discorrere de' suoi disegni per l'avvenire. Ah, egli non
sapeva che male le aveva fatto con quella sua semplice comunicazione:

-- Sorellina mia, m' arrivata una lettera che mi chiama a Roma per
Mercoled.

Ella ebbe appena la forza di balbettare: -- Vai... a Roma?

-- S, mi pare di averti detto che ci sarei dovuto andare... Ma non
credevo che fosse cos presto...

-- Per tornare?... -- soggiunse l'Angela, trepidante.

Ed egli aveva risposto: -- Ripasser certo di qu... per due o tre
giorni... Anche dall'America mi sollecitano.

Come? Egli partiva!... Che disgrazia! Che disgrazia! Quando, nel
rientrare in casa, l'Angela s'era trovata a faccia a faccia con Cesare
l'incontro l'era parso provvidenziale. Chi meglio del suo fratello
prediletto avrebbe potuto consigliarla, ajutarla nei dubbi, nelle
angustie in cui ella si dibatteva? Aver l'intimo convincimento che
Tullio e l'Antonietta si amavano, poter forse con una parola toglier di
mezzo l'equivoco che li divideva, e quella parola non aver il coraggio
di pronunciarla, e con la propria indecisione, col proprio silenzio
servire al meschino egoismo di chi insidiava la felicit di due esseri
nati l'uno per l'altro, ecco il cruccio dell'Angela, ecco ci che
l'avrebbe spinta a confidarsi con Cesare, ad attingere da lui l'energia
necessaria per lottar con s stessa, per vincer dentro di s l'influenza
malefica delle cose morte contrastanti alla vita.

Ma ora a che pr? Le avrebbe egli dato ascolto? Avrebb'egli, a ogni
modo, avuto il tempo d'occuparsi del piccolo romanzo domestico che le
stava a cuore?

Egli parlava, parlava con impeto giovanile d'un'opera buona da lui
iniziata a Nuova York, d'una serie d'istituzioni, che insieme con alcuni
fra i migliori della colonia italiana egli voleva fondare in vantaggio
dei nostri poveri emigranti, taglieggiati, insidiati, indifesi, esposti
a tutte le tentazioni cattive... E per questo, poich occorreva il
patrocinio del nostro Governo, per questo aveva domandato udienza al
Ministro, e avendola tosto ottenuta si recava a Roma... Gli avevano
promesso il loro appoggio due o tre deputati autorevoli... non Girolamo
per col quale egli si sarebbe ben guardato dal toccar pi
l'argomento... Figuriamoci! A una lettera scrittagli dall'America
Girolamo aveva risposto che c'era in Italia un'unica questione urgente:
buttar gi il Ministero; e che a quella egli doveva consacrar le sue
forze... Che miseria!

L'Angela gli badava appena. Ripeteva soltanto, quasi non credendo a s
stessa: -- Tu parti... Se hai da essere a Roma Mercoled, parti doman
l'altro...

-- Appunto -- conferm il fratello. -- A Roma mi tratterr il meno
possibile, verr a risalutarvi di volo, e alla fine del mese
m'imbarcher a Genova o a Napoli.

Ella non pot a meno di esclamare:

-- Oh Cesare, Cesare!... Avrai traversato l'Oceano, sarai venuto nella
tua casa, nella tua famiglia dopo cinque lunghi anni d'assenza per
rimanervi meno di una settimana! E sar l'ultimo addio che avrai dato ai
tuoi genitori!... E potrebb'esser l'ultima volta che vedrai Villarosa!

-- Perch dici questo?

-- Perch chi sa quello che accadr _dopo_? -- replic l'Angela con le
lacrime nella voce. -- Chi sa in quali mani finir questo luogo pieno di
tante memorie?... Chi sa dove finir io?

Cesare premette il braccio di lei sotto il suo.

-- Tu? Tu?... Ma dovunque io sia tu potrai sempre raggiungermi... Un
posto per la mia sorella ci sar sempre presso di me.

-- Grazie, Cesare. Ma tu dimentichi che non sarai sempre solo... che
forse oggi stesso c' chi ti aspetta laggi.

-- Una donna, tu credi?

Ella tacque.

Cesare riprese: -- E t'avrei tenuta all'oscuro d'una cosa di tale
importanza?... Non t'ho sin dall'infanzia messa a parte d'ogni mio
segreto... perfino di quelli che si tacciono alle sorelle?... Non ci
sono ne fidanzate, n amanti... Ho una nobile impresa da compiere... non
altro mi chiama di l dall'Oceano... Ah se t'avessi compagna! Che
preziosa alleata saresti!

L'Angela scroll il capo malinconicamente.

-- Come t'inganni, Cesare mio!... Io non ho pi che un ufficio nella
vita, e non so neanche se mi baster la lena per quello... Render meno
penosi gli ultimi anni ai nostri vecchi, ecco la mia unica ambizione...
E quando avr chiuso loro gli occhi non impetro che una grazia dal
Signore: morire anch'io, morir qu, in questa villa.

Sciogliendosi dal fratello, s'era accostata alla portiera che metteva in
giardino, aveva posato la fronte sui vetri.

Cesare le port una sedia.

-- Devi essere esausta... Non hai avuto un minuto di requie in tutta la
giornata.

--  meglio ch'io non segga -- ella disse. -- Fin che la macchina va...
Dormir un'ora di pi domattina.

Guardava fuori, nella luce sempre pi fievole del crepuscolo. Il vento
continuava a infuriare; cadevano sull'ajole l'ultime rose; divelti dai
gracili rami, i bianchi fiori stellati del bel gelsomino che
s'arrampicava tra le finestre volteggiavano in aria come fiocchi di
neve, e venivano ad ammucchiarsi sul ripiano della scalinata...

--  l'inverno,  l'inverno che s'annunzia -- sospir l'Angela. E la
tristezza della sua anima si confondeva con la tristezza della natura.

Pareva invece che il brutto tempo ed il bujo avessero ingalluzziti
quelli che si trovavano in salotto. Fra risate ed applausi una voce di
donna, la voce della Marial, canticchiava una strofa sguajata della
_Vie parisienne_.

-- Beata lei che ha sempre buonumore! -- esclam l'Angela rivolgendosi al
fratello.

Cesare rispose: -- S, ma se verr il momento in cui nessuno pi le
faccia la corte, morir disperata.

-- Non verr mai quel momento -- soggiunse l'Angela con un'intonazione
amara in cui si tradiva il malanimo della donna virtuosa e non bella
verso l'avvenente e leggera alla quale vanno tutti gli omaggi.

-- Verr tutto in una volta, non dubitarne -- ribatt Cesare Torralba. -- E
allora sentir il vuoto della sua vita... sentir che cosa sia non esser
stata n buona moglie, n buona madre.

La Marial, accompagnandosi sul pianoforte, seguitava a cantare:

    _Je suis la veuve... la veuve d'un colonel._

Ma s'interruppe ad un tratto, e spalancando l'uscio fece irruzione nella
sala.

-- O che non ci son lumi in questa casa?

Dietro di lei, nel vano della porta, si movevano alcune ombre: don
Antonio, la signora Cesira, il maestro di scuola, l'organista di San
Vito.

Don Antonio borbottava: -- Che bisogno c'era di lumi?

-- Gi -- ribatteva petulantemente la Marial; -- a lei piace l'oscurit...
Scommetto che le riceve all'oscuro le sue pecorelle... Ah don Antonio,
don Antonio, se lo sapesse don Luca!... E lei, signora Cesira, non vada
mica a confessarsi da quel poco di buono.

Don Antonio alzava la voce per protestare, ma la Marial lo fece tacere
con un gesto, ed essendosi accorta della presenza dell'Angela la
sollecit a dar gli ordini perch accendessero i lumi.

-- Ci tieni come le galline, diavolo!




XVIII.


Quasi si fossero dati l'intesa, Luciano, Girolamo, la Letizia e l'Adele
scendevano contemporaneamente le scale, lagnandosi delle tenebre in cui
erano immersi. I due uomini avevano ciascuno un fascio di lettere da
impostare.

-- Questa Villarosa  un paese barbaro -- brontolava Luciano. -- N gaz, n
luce elettrica... Come si fa a viverci?

-- Si vive come si pu -- rispose l'Angela dopo aver sonato il campanello
per chiamare il domestico.

-- Ormai la luce elettrica l'hanno tanti paesi piccoli -- osserv
Girolamo. -- Che cosa ci vorrebbe a introdurla qu?... La forza d'acqua
l'avete.

-- Ci vorrebbe qualcheduno che se ne occupasse -- rimbecc l'Angela. -- Non
potete pretendere che se ne occupino il babbo o la mamma... o che me ne
occupi io... che ho gi abbastanza pesi sulle spalle...

Montato sopra uno scaleo di legno, con un muso lungo due palmi, Giacomo
consumava i fiammiferi senza riuscir ad accendere la modesta lampada a
petrolio appesa alla volta. I presenti mormoravano, egli, in alto,
sbuffava.

-- Tira aria da tutte le parti... Bisogna chiuder quell'uscio... quello
l, di fronte alla scala.

Quando la difficile impresa fu condotta a termine, il servitore discese
fra grida ironiche di _bravo, bene_.

-- E ora fa pi bujo di prima -- disse la Marial, mentre Giacomo,
trascinandosi dietro lo scaleo, s'avviava al salotto.

-- Benedetta la luce elettrica! -- esclam la Lucrezia Alvarez. -- Noi
l'abbiamo anche nella nostra villa di Posilipo e non c' che da girare
una chiave per accendere e spegnere...  un risparmio immenso di tempo e
di lavoro. Col numero di lampade che abbiamo noi, ci vorrebbe un
accenditore apposta.

-- La luminaria di Pisa addirittura -- mastic Cesare fra i denti.

Luciano e Girolamo agitavano i loro pacchi di lettere sotto il naso
dell'Angela.

-- Avrai una persona da mandare a San Vito?

Don Antonio, il maestro di scuola e l'organista si fecero avanti.

-- Se vogliono consegnarle a noi... Noi dobbiamo pur recarci a San Vito.

-- Oh, oh -- salt su la Marial. -- Non restano a cena con noi, loro tre e
la signora Cesira?

-- Per me  impossibile... pur troppo -- replic don Antonio. -- Devo
essere alla parrocchia stasera... Con don Luca non si scherza.

-- Lo lasci cantare -- disse la Marial con una spallucciata.

-- Oh s... Gi che sono nelle sue grazie, dopo che l'anno scorso m'ha
clto a cacciar sui suoi campi...

Anche il maestro e l'organista, per varie ragioni, erano costretti ad
andarsene; solo la signora Cesira non fiatava perch aveva paura dei
lampi (non c'erano ancora ma potevano venire) e avrebbe preferito che le
permettessero di passar la notte a Villarosa... in un cantuccio
qualunque.

-- Corpo di bacco! -- borbottava don Antonio che s'era avvicinato alla
portiera. -- Corpo di bacco! A star di l in buona compagnia non ci si
era accorti di quel po' po' di temporale che minacciava... E ora
incomincia a piovere.

Grossi goccioloni percotevano obliquamente i vetri delle finestre,
cadevano, rimbalzando, sul marmo della gradinata.

-- Pazienza! -- sospir don Antonio. -- Tanto bisogna avviarsi.

-- Coraggio! -- soggiunse il maestro di scuola costretto dalla sua
condizione sociale a dar l'esempio delle virt civili.

E l'organista si rimboccava i calzoni guardando con aria patetica le sue
scarpe nuove destinate ad inzaccherarsi.

Ma l'Angela che s'era allontanata in silenzio torn portando una parola
consolatrice.

-- O credono che li lasci andare a piedi?... Che diamine!... Ho ordinato
gi di attaccare... Cos la carrozza li deporr sani e salvi a San Vito,
e Pietro, il cocchiere, s'incaricher delle lettere... Sono in quattro
che partono... Bisogner che si ristringano il pi possibile.

-- Benedetta quella nostra signorina Angela! -- esclam don Antonio con
entusiasmo. -- Lei pensa a tutto, lei provvede a tutto.

Clta da una subitanea inquietitudine, la Letizia Alvarez girava su e
gi per la sala.

-- E Max e Fritz che non si vedono ancora!

-- Sono in giro anche Frassini e l'Antonietta -- soggiunse con calma la
Marial. -- Piglieranno un po' d'acqua. Non sar poi una disgrazia
irreparabile.

-- Loro sono usciti col sereno -- osserv Luciano.

-- Un bell'originale  mio figlio Tullio che venti minuti fa si dirigeva
a gran passi verso il cancello con un ombrellone sotto il braccio... Io
che stavo fissando un'imposta della mia camera mi provai a chiamarlo...
Oh s... non m'ha sentito, o non m'ha dato retta.

-- Dove sar andato? -- pensava l'Angela ricordandosi i discorsi del
nipote e la sua dichiarazione di voler partire. Ella non poteva credere
ch'egli fosse veramente partito cos, senza salutar nessuno, senza
prender la sua roba; ma, allora, dov'era andato, in nome del cielo? Non
aveva proprio piet di lei? Non gli pareva ch'ell'avesse bastanti
emozioni in quel giorno?

Pian piano qualcheduno le si avvicin per di dietro, le pose le mani
sulle spalle.

-- Ancora qu, signorina Angela, ancora in piedi? Non le avevo
raccomandato di riposare?

-- Oh Vignoni -- ella disse voltandosi con uno sforzo manifesto e senza
rispondere alla interrogazione. -- M'ero dimenticata di lei.

-- Brava!

-- E il babbo? E la mamma?

-- Li ho lasciati in questo punto... Pisolavano tutti e due... Credo che
dormiranno fino a ora di cena... Ma lei, lei, signorina Angela?

Sfuggendo lo sguardo indagatore del medico ella borbott: -- Pi tardi,
pi tardi... Sa che con questo tempaccio met dei nostri ospiti sono a
spasso?

-- E per questo? Che vuol che succeda?

Fuori, nella notte precoce, il rumore d'una carrozza che si fermava
davanti alla scalinata. La fiamma dei fanali oscillava, mossa dal vento.

-- Chi ? Cos'?

Era il legno che l'Angela aveva fatto attaccare.

-- Oh -- chiese l'organista; -- il dottor Vignoni viene anch'egli con noi?

-- Perch no? -- disse don Antonio. -- Non siamo mica colossi... E in caso
disperato uno di noi si prende sulle ginocchia la signora Cesira.

Offesa nella sua verecondia, la maestra fece un gesto d'orrore. E poich
il suo intimo desiderio era quello di rimanere, ella dichiar che cedeva
volentieri il posto al dottore, che non aveva fretta e che forse il
tempo si sarebbe rabbonito pi tardi ed ella avrebbe potuto andarsene
con le sue gambe... In ogni modo, se pur fosse stata bloccata a
Villarosa, si sarebbe contentata di passar la notte su una poltrona,
avvolta in uno sciallo pesante.

Certo, in condizioni ordinarie, l'Angela non avrebbe esitato a offrire
asilo alla maestra, ma oggi tra perch la villa era piena, tra
perch'ella si sentiva esausta e sfinita, non le parve vero che il dottor
Vignoni rispondesse in vece sua.

-- No, signora Cesira, in carrozza ci vada lei... A me quattro goccie
d'acqua non danno disturbo e anche in mezzo alla pioggia la mia
bicicletta mi porter a casa in un quarto d'ora.

E chinandosi all'orecchio dell'Angela, il dottore soggiunse: -- Sono
ostinato e non vado via di qu finch non la ho accompagnata in un
angolo tranquillo ov'ella possa, se non dormire, almeno distender le
membra.

Ella gli strinse la mano.

-- Grazie, Vignoni.... Resti con noi che sar una gran bella cosa. Ma non
voglia l'impossibile... Se trova un angolo tranquillo in tutta
Villarosa,  bravo.

-- Oh per questo, lasci fare a me... appena avremo spedito quella gente.

E accennava alla signora Cesira, a don Antonio e agli altri due, ormai
pronti alla partenza.

-- Buona sera e buon viaggio...

-- Brr! Che aria!

-- E che acqua!

-- Presto, che piove anche in sala.

-- Avanti la _dama_ -- diceva il galante arciprete. -- Avanti la signora
Cesira... Adagio nello scender gli scalini, che se va con le gambe
all'aria ci da qualche brutto spettacolo.

L'organista e il maestro di scuola risero sguajatamente.

La signora Cesira fece il cipiglio.

-- Lei, don Antonio, col vestito che indossa, non dovrebbe tenerli di
questi discorsi.

-- To', che male c'?

-- Pietro, le lettere son bene al sicuro? -- gridarono Luciano e Girolamo.

-- Sicurissime, non dubitino -- replic il cocchiere scuotendo le briglie
sul collo del non focoso quadrupede che si avvi al piccolo trotto.

Cresceva intanto l'agitazione della Letizia.

-- E non ci sar un altro legno che possa andar alla ricerca di quei
ragazzi?... Ho il presentimento d'una disgrazia.

-- Non abbia di queste paure -- disse pronto il dottor Vignoni -- Non siamo
n sulle Alpi, n in un deserto, n al polo... Le nostre strade sono
diritte, larghe e piane... Da qu a San Vito non ci son precipizi, non
ci son fiumi, non ci sono neanche fossati profondi.

-- Il _tandem_ pu essersi ribaltato a ogni modo...

-- Che? Che?... I suoi figliuoli ne saranno discesi e se lo tireranno
dietro pacificamente... A meno che non si siano ricoverati in una
fattoria, in un casolare di contadini, ad aspettare che cessi la pioggia
o che cessi il vento... Non mi maraviglierei che mentre parliamo fossero
tutti insieme a contarsela davanti a una bella fiammata, i signorini
Alvarez, il signor Frassini, la signorina Antonietta e il signor Tullio;
perch... se non ho sentito male quando entravo in sala... son fuori
anche loro.

-- Gi -- rispose la Marial sedendo sopra una cassapanca e invitando
Vignoni a fare altrettanto; -- son fuori, ma non vedo che ragione ci sia
di guastarsi il sangue... In fin dei conti, lo sapete che ora
abbiamo?... Mancano dieci minuti alle sei, e se fosse bel tempo non
sarebbe ancora notte piena.

-- Dieci minuti alle sei? -- ripeterono in coro i tre fratelli Torralba
guardando l'orologio per persuadersi della verit dell'affermazione...

-- Bisogna collocarsi proprio sotto il lume per distinguer le sfere e i
numeri del quadrante -- brontol Luciano. -- _Quel clairage, mon
Dieu!_... Appunto, mancano 8 o 10 minuti... E... _quelle est l'heure de
souper?_... Scusate: a che ora si va a cena?

-- Alle 8, al solito -- disse l'Angela.

-- _Sacrebleu!_ Come s'impiegano queste due ore e tre quarti?

E Luciano pens alla sua banca, e Girolamo ai corridoi della Camera e ai
tavolini del Caff Aragno, e Cesare al movimento febbrile di
_Wallstreet_ a Nuova York.

-- _In illo tempore_ c'era un bigliardo -- osserv Girolamo reprimendo uno
sbadiglio. -- Era qu in sala.

L'Angela fece il gesto di chi accenna a cose remote.

-- Son tanti anni che non c' pi... da quando il babbo cominci ad aver
la vista debole e a non poter maneggiare la stecca... Per noi era un
ingombro e lo abbiamo ceduto ad un villeggiante vicino, quel conte Mazzi
ch' stato prima a farci visita.. Se volete gli scacchi, il domin, le
carte...

Luciano propose un _whist_.

I fratelli acconsentirono.

-- L'Adele far il quarto... a meno che la Marial o la Letizia...

L'Adele, la donna politica, che s'era ritirata in un angolo con un
mucchio di giornali, udendo pronunziare il suo nome, alz gli occhi
dalla _Tribuna_ e chiese: -- Chi mi domanda?

Ma la Letizia scoppi con la violenza d'un tubo di gaz.

-- Siete gente senza cuore... Mi vedete in queste angustie e venite a
propormi una partita al _whist_!... Altro che _whist_!... Giacch fra
tanti uomini non ce n' uno che si muova, andr io stessa incontro ai
miei figliuoli... Salgo a prendere il mio _impermeabile_, e vado.

-- Aspetta, via, sii ragionevole... Se alle 6 non saranno tornati,
penseremo a qualcosa -- disse l'Angela.

-- E se vorrai assolutamente prender parte alla spedizione t'accompagner
io -- seguit Cesare per rabbonire la sorella maggiore verso la quale
egli riconosceva d'esser stato in quei giorni un po' aspro e mordace.

-- Dio! Che tragedie inutili! -- esclam la Marial. -- Cercherete anche di
mio marito e di mia figlia.

-- E di Tullio -- soggiunse Luciano.

-- Poi se tarderemo -- ripigli Cesare ridendo -- organizzerete una
spedizione nuova in nostro soccorso. Peccato che non ci siano cani di
San Bernardo a Villarosa.

La Letizia divenne rossa rossa e stava per esplodere una seconda volta,
quando, dall'uscio dell'andito che dava in cucina, si sporse un visetto
florido e tondo e una voce femminile chiam: -- Signorina Angela,
signorina Angela.

Era la sottocuoca, quella Lisa, che, la sera innanzi, aveva solleticato
gli appetiti di Giulio Frassini.

-- Ebbene?

-- I signori mandano a dire che vanno a mutarsi vestito e scenderanno
subito.

-- Che signori?

-- I signorini Max e Fritz... poi la signorina Antonietta e suo padre...

-- Di dove son passati?

-- Dalla parte della cucina per far pi presto... Son saliti per la
scaletta di servizio.

-- E il signor Tullio non era con loro? -- chiese l'Angela.

La Lisa rimase perplessa. -- Non ci ho badato... oh, ma ci sar stato
anche lui... Eran cos frettolosi.

-- Hai sentito, Letizia?... Sono arrivati felicemente.

Ma, sin dal primo annunzio, la Letizia s'era dileguata.

--  andata a rasciugare _i bimbi_ -- disse la Marial. -- Come li avvezza
bene!... Per me attendo qu di pi fermo il mio signor consorte e la mia
figliuola... Anzi, se credete di cominciar la partita, far io _il
quarto_... Mi pare che l'idea venisse da Luciano...

-- S, ma volevo pur sapere se Tullio  rientrato con gli altri.

La stessa risposta diede l'Angela al dottore che insisteva per mandarla
a riposare.

-- S, ma dopo che avremo visto se c' anche Tullio.




XIX.


-- Tullio? -- disse l'Antonietta che fu la prima a comparir in sala. --
No... noi non l'abbiamo incontrato.

-- Ma di dove venite?... Da San Vito?

-- Oh no... Dalla parte opposta... da una localit che chiamano dei
_Platani_... Sai, zia Angela, dove c' quel platano grande grande
circondato da altri minori... Ci si va voltando a destra della
fattoria...

-- Vuoi che non sappia?

La ragazza continu: -- Il babbo, approfittando del cielo coperto, s'era
fermato per buttar gi uno schizzo... egli odia gli effetti di sole...
quando si lev il vento e convenne battere in ritirata... Appunto nel
ritorno c'imbattemmo in Max e Fritz che facevano una passeggiata in
_tandem_ senza una mta fissa... Oh, furono d'una galantera perfetta...
Vollero a tutti i costi scender dal _tandem_ e camminare con noi... 
vero che non conoscevano bene la strada... E v'assicuro che non ci 
parsa una strada breve con quel po' po' di vento che soffiava e a volte
ci toglieva il respiro, a volte minacciava di rovesciarci. Sul pi bello
 cominciata la pioggia e con la pioggia s'ebbe un cambiamento di scena.
Se prima eravamo avvolti da nembi di polvere, adesso eravamo accecati
dall'acqua, e l'acqua e la polvere mescolandosi insieme formavano per
terra uno strato di fango in cui il piede s'affondava sino alla
caviglia; se prima le mie sottane si gonfiavano come vele adesso mi si
appiccicavano, fradicie, intorno alle gambe impedendomi il passo; n i
miei disgraziati cugini stavano meglio di me, con quel loro pesantissimo
_tandem_ da spingere innanzi nella mota e nelle pozzanghere.

-- Non potevate ripararvi in un casolare, in un pagliajo? -- Chiese la
Marial.

-- Oh s... sarebbe convenuto internarsi nei campi e non ci si vedeva pi
in l del naso... E poi Max e Fritz avevano una gran fretta d'arrivare e
piagnucolavano: -- Che cosa dir la mamma? -- In confidenza... non c'
mica la zia Letizia?... io propenderei a credere che un tantino di paura
quei giovinetti l'avessero... Bah!... Non c' l'obbligo di nascere
eroi... Insomma, eccoci qu sani e salvi... Ma di Tullio nessuna
traccia...  evidente ch'egli ha preso la via di San Vito.

-- In tal caso -- osserv Luciano -- la carrozza lo avr raggiunto e lo
avr raccolto... Egli andr fino al paese con la signora Cesira e coi
suoi compagni e torner indietro solo con tutto comodo... Mi sembra che
possiamo principiar tranquillamente la nostra partita... Dunque, chi 
che fa il quarto? L'Adele o la Marial?

-- Se mi lasciaste in pace? -- borbott l'Adele che aveva deposto la
_Tribuna_ e stava spiegando _Il Capitan Fracassa_.

-- Un momento e vengo io -- disse la Marial ch'era occupata ad aggiustar
la _toilette_ dell'Antonietta. -- C' la mia figliuola che, nella fretta
di scendere, non s' neanche rasciugati i capelli n agganciati i
bottoni del vestito.

-- Ci accusano di gingillarci davanti allo specchio -- replic
l'Antonietta mal celando la sua impazienza. -- Ho voluto mostrare che al
bisogno sappiamo far pi presto degli uomini.

-- A far pi presto in questo modo c' poca bravura -- riprese la Marial.

-- Oh, ecco un altro reduce! -- esclam Cesare Torralba accennando a
Frassini che entrava con l'aria cupa d'un cospiratore e salutava appena
i presenti.

-- Dunque -- gli chiese pronta l'Antonietta svincolandosi da sua madre, --
non rimane proprio nessuna traccia?

Giulio Frassini sospir: -- Nessuna. L'acqua ha scancellato tutto... 
una fatalit. C'era qualcosa l dentro, c'era un'idea, un simbolo.

Cesare non pot trattenersi dall'interrompere.

-- Benedetto uomo! Lavora col sole come i semplici mortali.

Frassini guard il cognato con profonda commiserazione.

-- Il sole  buono pei mestieranti, pei virtuosi della forma. La vera
arte sdegna i contorni e il colore. Che cosa ci vuole per riprodurre i
contorni? L'abilit della mano. E pel colore? Una felice disposizione
dell'occhio. Qualit subalterne. L'essenziale sta nell'esprimere
l'inesprimibile, nell'afferrare l'inafferrabile. E questi si rivelano
assai meglio nell'ombra che nella luce.

Qu Giulio Frassini s'accorse che nessuno dei presenti era in grado
d'intender le sue teorie estetiche, e traversata rapidamente la sala
evitando di scontrarsi a faccia a faccia con l'Angela, si rec nel
salotto ove il fratello Luciano era entrato prima di lui e accendeva le
candele sul tavolino da gioco.

-- Oh bravo! -- disse costui. -- Poich quelle donne fanno le preziose,
scritturo te per il _whist_.

Ma la Marial che s'affacciava in quel punto alla soglia dichiar che in
quanto a lei era pronta.

-- _Tant mieux._ In tal caso, non mancano che Cesare e Girolamo. Bisogna
chiamarli.

Girolamo, senza fretta, rispose all'appello, ma Cesare, impegnato in un
colloquio con Vignoni, fece pregare che lo dispensassero.

Luciano s'impazient.

-- Siamo da capo. Se Cesare diserta il campo, venga Frassini.

-- Io! Io! -- biascic l'artista in compenso. -- Per quello che so il
gioco, io!

-- Non importa. Mettiti l... _Allons, vite!_

Appartati all'estremit della sala, il dottor Vignoni e Cesare Torralba
discorrevano di cose molto importanti, a giudicarne almeno dalla cura
che ponevano nel tener lontani i seccatori.

Il fatto si  che il dottore confidava a Cesare le sue apprensioni circa
allo stato dell'Angela, la quale scontava oggi l'attivit esuberante
delle ultime settimane. Sulle prime s'era illuso anche lui, gli era
parso che l'entusiasmo con cui ella s'era accinta all'impresa di
raccoglier per poco intorno ai genitori la famiglia dispersa le avesse
recato un rifiorimento di giovent; oggi egli era costretto a
ricredersi; notava in lei certi sintomi che lo impensierivano, temeva
che realmente ell'avesse abusato delle sue forze, che avesse raggiunto
quel limite oltre il quale la corda troppo tesa si spezza. Desiderava,
sperava ingannarsi; tuttavia era suo debito insistere perch la
signorina fosse lasciata in riposo non per un'ora, non per qualche ora,
ma pel tempo necessario a rimettere in equilibrio i suoi nervi. D'altra
parte non ci poteva esser quiete per lei finch'ella non aveva neppure
una stanza propria, finch per dormire, per raccogliersi non aveva che
quel misero andito tra le due camere del suo babbo e della sua mamma, i
quali, nell'inconscio egoismo dei vecchi e dei malati, la chiamavano
ogni momento, di giorno e di notte. Per ci appunto egli, il dottore, si
rivolgeva alla persona di famiglia che gl'inspirava maggior fiducia e ne
invocava la efficace cooperazione. Eran parecchie le difficolt da
vincere, e senza dubbio le pi gravi erano quelle di persuadere la
signorina Angela e di trovar chi la sostituisse presso il commendatore e
presso la signora Laura. Per la camera....

-- Oh, per la camera -- interruppe Cesare -- offro la mia.

-- Ecco -- ripigli Vignoni -- io avevo pensato a quella del signor
Tullio...  naturale che si scomodi lui, un giovinotto...

-- No, no; la mia  pi adattata. Io invece domander ospitalit a mio
nipote... Non si tratta che di due notti... Parto marted mattina.

Il dottore non seppe nascondere l'impressione penosa prodottagli da
questo annunzio.

-- Come mai?... Io che la credevo dei nostri per un pajo di mesi?

-- Magari! -- sospir Cesare. -- Non c' rimedio... Tanto pi urge
provvedere, perch io sono pienamente del suo avviso e anzi la ringrazio
d'esser ricorso a me... Posso parlar subito con mia sorella... Ha
tastato il terreno?

-- Le ho ripetuto a saziet che deve riposarsi. Ma non si riesce a nulla
fin che non sia tornato il signor Tullio. --  l che lo aspetta.

E il dottore segn col dito l'Angela che al capo opposto della sala,
avviluppata nello sciallo, sedeva immobile presso una delle finestre,
con gli occhi intenti verso il giardino.

-- Sembra tranquilla -- disse Cesare Torralba.

Vignoni tentenn la testa. --  la stanchezza... In fatti, s' decisa a
sedere... Ma provi a voler moverla di l... Vedr come si ribella... Il
signor Tullio poteva ben risparmiarle questo motivo d'inquietudine.

-- Deve per convenire che sono inquietudini assurde... Che pericoli ci
sono?

-- Ah... nessuno.

Frattanto, preceduti dalla madre, scendevano dalle loro stanze i due
Alvarez. Indossavano lo _smoking_ coi risvolti di seta, erano pettinati,
lisciati, profumati come se fossero usciti allora dalle mani d'un
parrucchiere di via Toledo.

La Letizia si guard intorno, non si cur del fratello Cesare e del
dottore ch'erano assorti nella loro conversazione, ma indirizzandosi
all'Angela, chiese: -- E gli altri?

L'interrogata accenn al salotto attiguo, onde la Letizia s'avvi a
quello in compagnia dei figliuoli, la cui apparizione fu accolta da un
_oh_ tra ammirativo ed ironico.

Cesare tocc il braccio del medico.

-- Sono due gran caricature que' miei nipoti.

Vignoni si content di sorridere.

Di l dai vetri si disegn un'ombra, l'Angela balz in piedi, la
portiera si spalanc con fracasso, e Tullio, gocciolante da tutte le
parti, si precipit nella sala, gett lungi da s il cappello sformato,
gett l'inutile ombrello e disse affannosamente:

-- Ebbene?... Sono andato quasi fino a San Vito senza incontrar
nessuno...  tornata?

L'Angela non ebbe bisogno di rispondere, perch parte di quelli che si
trovavano in salotto s'erano mossi al rumore, e l'Antonietta, dimentica
delle contumelie slanciatele dal cugino, fu la prima a presentarglisi e
a commiserarlo.

-- Oh povero Tullio! In che stato! Sembri una fontana.

La similitudine non aveva nulla di offensivo, essendovi fontane che sono
capolavori d'arte, ma un uomo ch' fradicio fino al midollo e cola acqua
dai capelli, dagli occhi, dalle narici non  tenuto ad avere una grande
equanimit, e Tullio cominci gi ad esser ferito dalla piet
canzonatoria di colei per amor della quale egli aveva affrontato la
bufera. Anzi vedendola cos asciutta mentr'egli era cos bagnato gli
venne il dubbio d'essere stato preso in giro, e insinu stizzosamente:

-- A che gioco giochiamo?... Sarei per scommettere che non hai nemmeno
messo il naso fuori della porta.

-- Questa  grossa! -- esclam l'Antonietta alzando le mani al cielo. --
Meno male che ho i miei testimoni... Max! Fritz!... Avanti!

I due giovinetti s'inoltrarono con la cautela di persone che non
volevano arrischiare un piediluvio nel lago che andava via via
formandosi intorno a Tullio.

-- Rispondete subito -- intim l'Antonietta. -- Ero o non ero una mezz'ora
fa in aperta campagna esposta alla pioggia ed al vento?

-- Altro che esserci! -- replicarono in coro i due Alvarez. -- Eravamo
insieme.

Ma la constatazione del fatto, in luogo di calmare gli spiriti bollenti
di Tullio, rese il suo linguaggio pi ostile e pi provocante.

-- Ah, eran quelli i tuoi cavalieri? -- egli disse.

-- Gi. Ero col babbo, e nel ritorno si accompagnarono a noi Max e Fritz.
Che c' di strano?

L'Angela, Cesare, il dottor Vignoni esortavano Tullio a smettere, ad
andarsi a spogliare, ch'era la cosa pi urgente, ma egli aveva bisogno
di sfogar il suo malumore, e, con un profondo inchino all'Antonietta,
replic:

-- Anzi me ne congratulo tanto.. Specialmente se quei signorini erano in
punto e virgola come ora... Eravate in _smoking_, cari?

La Letizia Alvarez sfoder gli artigli in difesa della prole.

-- Che modi son questi?... Chi ti d il diritto di assumere quell'aria di
superiorit verso i miei figliuoli?.. Se ti guardassi un po' nello
specchio vedresti come sei ridicolo...

-- Non mai come quelle due teste da parrucchiere.

-- Tullio! -- supplicava l'Angela, mentre lo zio Cesare e il dottor
Vignoni lo prendevano ciascuno per un braccio e si sforzavano di tirarlo
verso la scala.

Inviperita, la Letizia si scagliava contro la sorella.

-- Tu che sei la padrona di casa avresti l'obbligo d'insegnar la creanza
a chi non l'ha... Ma tu hai le tue preferenze, credi forse che non ce ne
siamo accorti?... L'Antonietta e Tullio, Tullio e l'Antonietta, non c'
altri al mondo che loro.

L'Angela cercava di rispondere ma non trovava le parole, e si passava e
ripassava la mano sulla fronte come se fosse oppressa da un
intollerabile peso.

-- Che c'entra l'Antonietta? -- salt su la Marial intervenendo
improvvisamente nella discussione.

Qu Luciano Torralba che s'era staccato a malincuore dal tavolino del
_whist_ cerc di far valere la sua autorit di fratello maggiore.

-- Volete finirla?

-- A me lo dici? -- rimbecc la Letizia che non era in vena di
mansuetudine. -- Dillo a tuo figlio.  lui che ha bisogno delle tue
lezioni.

Sul pi bello s'apr pian pianino l'uscio che dalla sala metteva nella
camera del Commendatore Ercole, e la Maddalena, insinuando la testa
nello spiraglio dei due battenti, chiam:

-- Signorina Angela! Signorina Angela!... Il padrone s' svegliato (sfido
io con questo strepito!) e domanda di lei.

Nello stesso tempo si ud una forte scampanellata.

-- E questa  la padrona -- ripigli la Maddalena. -- Io non posso mica
esser da tutte le parti.

-- E io -- balbett l'Angela ricadendo sulla sedia e stringendosi le
tempie fra le dita -- io non ne posso pi... Ah, come la sala gira!

Biascic ancora poche parole incoerenti, allarg le braccia, protese in
avanti il capo ed il petto, e sarebbe stramazzata per terra se il dottor
Vignoni, che non l'aveva persa d'occhio mai, non fosse accorso a
sorreggerla.

-- Dell'acqua!... Presto!... Dell'acqua!... E del ghiaccio!




XX.


Quando in una casa passa il soffio gelido della morte, e sia pur che
passi soltanto e non s'arresti,  come se accadesse una rivoluzione
improvvisa in tutti i congegni d'una macchina. La macchina non cessa
d'agire, ma sembra trasformarsi ad un tratto; il suo centro si porta l
dove la lugubre visitatrice s'annunzia, e, per quell'adattabilit ch'
propria degli organismi morali, al nuovo centro le varie parti si
coordinano e si subordinano. Consuetudini inveterate si lasciano,
ostacoli che parevano insormontabili si abbattono, istinti che parevano
ribelli a qualunque freno si domano, fatiche che parevano eccessive si
affrontano, contrasti che parevano eterni si placano. Non tace, no,
l'egoismo umano; anzi se sopito si sveglia nell'animo stesso ove meglio
fiorisce la poesia divina del sacrifizio. Pensa ognuno: -- Che sar di
_me_ se la minaccia si compie? Qual posto prender _io_ nella famiglia
allorch'essa si ricomponga dopo la sventura che sta per colpirla? Sar
pi libero o pi sottomesso? Sar (oim, anche a questo si pensa) pi
ricco o pi povero? E nondimeno tanto coloro in cui l'_io_ s'afferma
brutale quanto quelli in cui esso si nasconde ipocrita, o si ritrae
vergognoso, o si riscatta con miracoli d'abnegazione, sentono la tragica
solennit dell'ora, sentono che le cure quotidiane rimpiccioliscono e
devono cedere il passo innanzi al gran dramma svolgentesi sotto il tetto
domestico.

Cos quella sera a Villarosa lo stato dell'Angela divenne di punto in
bianco l'oggetto unico delle preoccupazioni di tutti; le dispute
cessarono per incanto, ogni discorso che non si riferisse a lei ammutol
sin dall'istante che pallida, inerte ella fu trasportata nella camera e
posta a giacere nel letto del fratello Cesare.

-- Non si accalchino tutti qu -- disse con fermezza Vignoni ch'ebbe il
merito di non perdere il suo sangue freddo. -- Resti una delle sorelle, e
se crede resti anche lei, signor Cesare... Il signor Tullio potrebbe
mettersi a mia disposizione per andare a San Vito... La carrozza 
tornata?

-- No -- rispose Giacomo, il servo, ch'era salito anche lui e si torceva
le mani vedendo la sua padroncina in quello stato: con gli occhi
immobili, con una vescica di ghiaccio sulla fronte e senz'altro segno di
vita che l'ansar frequente del petto. -- No, non ancora:... ma si pu far
attaccare il biroccino, di cui si alza il mantice.

-- Ed io son pronto -- soggiunse Tullio rivolgendosi al dottore.

-- Ma si cambi prima... Non si tenga addosso quei panni fradici.

-- Se devo prender dell'altra acqua....

-- Non importa... Si cambi... Ha il tempo... fin che attaccano... Chi
guida?

-- Io stesso se occorre -- replic Tullio.

-- No, no -- ribatt Giacomo. -- Ci sar il ragazzo del fattore che ha
pratica.

-- Spicciatevi allora -- ordin Vignoni al vecchio servo che s'indugiava,
quasi aspettasse una parola rassicurante.

Dal pianterreno si udiva uno scampanellare continuo.

-- Ma non lascino soli quei due vecchi -- insist il medico... E voi,
Maddalena, che fate qu?

-- Ci vorr pure una donna.

-- Si, ci vorr per la notte... O la Lisa, o la cuoca... Voi dovete
invigilar sulla casa, sui padroni... Andate intanto... Anche loro, li
prego... E non spaventino il commendatore e la signora Laura... dicano
ch' un deliquio provocato dalla stanchezza... ch' indispensabile un
riposo assoluto.

-- E se volessero venir di persona?

-- No, s' possibile, che non vengano... Verranno domani... Dunque resta
il signor Cesare...

-- E a me non  permesso di rimanere? -- chiese l'Antonietta.

-- Pi di due, no... O lei, o la sua mamma, o una delle sue zie... Veda,
signorina, forse la sua presenza sarebbe pi utile gi, coi nonni...

La Marial diede ragione al dottore.

--  vero,  meglio che tu scenda... Qu posso star io...

-- Ma... -- principi l'Antonietta.

-- Dar il cambio alla sua mamma... Non dubiti... Verr il suo turno...
verr il turno di tutti.

E Vignoni, con le buone maniere, accompagnava i ricalcitranti fino alla
soglia.

-- Insomma,  un caso grave? -- gli domandavano.

Il dottore tentennava la testa.

-- Grave?... Temo di s, pur troppo...

-- Non  un semplice svenimento?

-- Magari! Si sarebbe gi riavuta.

-- Una paralisi?

-- Un arresto della circolazione?

-- Una minaccia di meningite?

-- Una congestione cerebrale?

Prudente, il medico si schermiva.

-- Speriamo di no... Bisogna star a vedere... Dichiaro per che, da solo,
non assumo la responsabilit della cura... Si tratta di un'esistenza
preziosa... Io voglio sentir un'opinione autorevole... E se non hanno
obbiezioni io telegraferei subito... l'ufficio di San Vito sar chiuso,
ma si pu farlo aprire... telegraferei a Milano a Locresi ch' stato mio
professore e che mi conserva molta benevolenza.

Era uno dei primi clinici d'Italia e il suo nome ottenne l'assenso
generale.

-- S, Locresi, Locresi... Poich'ella crede indispensabile un consulto.

-- Indispensabile -- ripet Vignoni. -- Telegrafando stasera, per urgenza,
Locresi potrebbe partir domattina con la prima corsa ed essere a
Villarosa per mezzogiorno.

-- Telegrafi lei, in nome nostro -- disse Luciano Torralba. -- Ha qu
l'occorrente?

-- C' tutto -- rispose il dottore dopo aver dato un'occhiata alla
scrivania.

Richiuse l'uscio, si riavvicin alla malata, si curv ad ascoltarne il
cuore; poi si prov a chiamare:

-- Signorina Angela, signorina Angela!

Cesare e la Marial, i soli rimasti in camera, lo guardavano ansiosi.

-- Non si risente?

-- Per ora, no... Provino loro.

-- Angela, Angela!

-- Eh no -- riprese il medico. --  inutile... Applicheremo le sanguisughe.

Tullio, che s'era deciso a mutar vestito, entr in punta di piedi.

-- Eccomi. Nulla di nuovo?

Vignoni fece un segno negativo col capo, scrisse rapidamente la ricetta
e il dispaccio, scrisse una riga per sua moglie avvertendola che sarebbe
rimasto a Villarosa la notte e disse a Tullio:

-- Il farmacista s'incaricher lui di farle aprir l'ufficio telegrafico;
il biglietto lo lascer passando per casa mia... E ora, aspetti un
momento... Faccia un tentativo anche lei... La chiami.

-- Zia Angela! Zia Angela!

Gli angoli della bocca, i muscoli del viso ebbero una leggera
contrazione; un lampo fuggevole balen nelle pupille smorte.

-- Zia Angela, mi conosci?

Le contrazioni e i movimenti di prima si rinnovarono, pi lievi, quasi
impercettibili.

Il dottore intervenne.

-- Basta... La coscienza non  spenta del tutto, ed  gi molto... Vada,
signor Tullio, e torni presto.

-- Per me... Se non piovesse andrei in bicicletta e in mezz'ora sarei di
ritorno... A ogni modo se sar possibile prenderemo col biroccino la
scorciatoja che ho preso io stasera venendo a piedi.

-- Adesso capisco perch non hai incontrato la carrozza -- not la
Marial.

E mentre il nipote s'allontanava fece anch'ella una carica a fondo
contro Villarosa.

-- Come si pu abitare in questo deserto, a cinque chilometri dal
telegrafo, dalla ferrovia, dal farmacista, dal medico?

-- Il medico non  a cinque chilometri -- osserv sorridendo Vignoni. -- 
a meno di quattro. Del resto, lo vede, io sono a Villarosa met della
giornata.

-- Ma lei  un'eccezione, lei  amico di famiglia. No, no, non difenda
Villarosa... Starci uno o due mesi all'anno, passi... ma sempre!... Il
babbo vi si  voluto seppellir vivo per un ripicco, ecco la morale della
favola. La mamma, al solito, ha subto la legge.

A questo punto la Marial si volt verso suo fratello e susurr a bassa
voce:

-- Vorrei poi sapere come farebbero a rimanerci se succedesse una
disgrazia...

-- Non fermiamoci su questa ipotesi -- interruppe Cesare, rabbrividendo. --
Zitto!... Chi ?...

L'uscio s'aperse, e sulla soglia, appoggiato al braccio dell'Antonietta,
comparve il commendatore Ercole.

Vignoni gli si precipit incontro.

-- Oh commendatore, perch...?

-- Non voglio esser trattato come un bambino -- disse il vecchio Torralba
arrestandosi a pochi passi dal letto della figliuola. -- Non voglio che
mi si nasconda la verit...  perduta?

Il dottore protest.

-- No, no... ho fede che la salveremo, che supereremo la crisi...
Tuttavia mi parve necessario un consulto...

-- Lo so -- riprese l'ex Prefetto respingendo una sedia che gli era
offerta dalla Marial. -- Luciano mi disse che Tullio portava a San Vito
un dispaccio pel dottor Locresi... E va bene... Ma potevano
interrogarmi... Ora pi che mai -- e le parole di Ercole Torralba
s'indirizzavano specialmente a Cesare e alla Marial -- ora pi che mai,
durante la malattia dell'Angela, intendo aver io il governo della
casa... E anche dopo... se guarir... Mi duole d'averla lasciata agir di
suo capo in questa occasione... Non volevo dar tanta solennit a queste
nozze d'oro, io... Avevo il presentimento d'una disgrazia.

-- Nonno, non siedi proprio? -- ripigli l'Antonietta che avrebbe
desiderato ch'egli lasciasse il suo braccio per poter avvicinarsi alla
zia Angela.

Il commendatore rifiut nuovamente.

-- No, ora si scende. Qu non facciamo nulla di utile.

E interrog il medico.

-- Non conosce?

Vignoni rispose con un gesto dubitativo.

Il commendatore Ercole ordin al dottore di avvertirlo, anche nel corso
della notte, se mai vi fossero novit; poi disse alla nipote: -- Andiamo!

Misurando il suo passo sul passo lento e pesante del nonno, l'Antonietta
travers la stanza al fianco di lui. Giunta sulla soglia gett un bacio
all'inferma e si rasciug una lacrima col dorso della mano.

Prima di richiuder l'uscio il dottore le grid dietro: -- Abbia la
compiacenza di mandar su qualcheduno con un'altra vescica di ghiaccio.

-- Se non ha fatto l'effetto d'una vescica di ghiaccio questa visita! --
brontol la Marial. -- Piuttosto che veder l'Angela voleva catechizzar
noi... ricordarci ch' lui il padrone.

-- Bisogna compatire i vecchi -- soggiunse Vignoni. -- Son tutti cos...
Quanto pi sentono sfuggirsi di mano le redini della famiglia tanto pi
assumono un piglio autoritario... Son fuochi di paglia.

-- In questo caso lo credo... Per il babbo ha avuto sempre l'umore
d'autocrata... Me ne appello a Cesare... E per questo, alla larga da
Villarosa.

Cesare n negava n assentiva. Una gran tristezza s'era impadronita
dell'anima sua. La parola infiammata dell'Angela l'aveva indotto a
traversar l'Oceano, l'aveva persuaso della bellezza, della santit di
questa riunione domestica, e ora, giunto sul luogo, sentiva che tutti
gli antichi vincoli erano allentati, che i suoi genitori erano divenuti
quasi estranei per lui, che di tutti coloro, maschi e femmine, con cui
egli aveva trascorso tanta parte dell'infanzia sola una donna gli era
veramente cara come negli anni giovanili, e quella donna era l
agonizzante e forse sarebbe morta senza che un raggio di sole avesse
rischiarato la sua grigia giornata. Povera Angela! E nessuno aveva la
coscienza de' propri torti verso di lei; non il padre e la madre che
l'avevano oppressa, non la sorella che le aveva tolto il fidanzato e che
ora sedeva indifferente al suo letto, non l'amante che l'aveva tradita,
non gli altri, fratelli e sorelle, che l'avevano sacrificata al loro
egoismo! Egli stesso, che pure l'amava, quali prove d'affetto le aveva
dato? A che pensava in quel momento se non, morta o viva, a lasciarla
fra poco?




XXI.


L'annunzio, molto attenuato, del male che aveva clto l'Angela non fece
sulle prime una grande impressione sull'animo della signora Laura. Ella
credette realmente che si trattasse di un'indisposizione leggera, e,
appunto per questo, cominci a esaminare le cose da un punto di vista
affatto personale... Chi mi far il massaggio?... Chi mi ajuter a
vestirmi e a spogliarmi?... Chi si ricorder di darmi la pillola all'ore
stabilite?... L'Angela sapeva, l'Angela aveva pratica... La Maddalena
non ha mai imparato.

-- Impareremo noi -- avevano risposto in coro la Letizia, l'Adele,
l'Antonietta.

Ma la vecchia signora era rimasta poco persuasa.

-- Non S'impara mica in un giorno... E prima che abbiate imparato vi sar
nuovamente l'Angela... A ogni modo, per questa sera, il dottore potr
insegnarvi...  su ancora, Vignoni?

-- S,  su...

-- Ma scender, naturalmente... Non andr via senza esser passato di
qu... Perch poi l'Angela  andata a finire al primo piano?... Non si
poteva farle subito il letto al solito posto, fra le nostre due
camere?... Non sarebbe stato pi comodo anche per la servit?

Senonch a grado a grado, tra per le risposte evasive che le si davano,
tra pel lungo indugio di Vignoni, tra per l'assenza di Cesare, della
Marial e di Tullio, tra pel frequente appartarsi e discorrer sottovoce
degli altri, la signora Laura sent sorger nell'anima il vago sospetto
che le si nascondesse qualche cosa, e le sue querimonie si fecero pi
vive e insistenti... Non c'era dunque nessuno che le volesse dir la
verit?... Nessuno, fra tanti figliuoli e nipoti, che volesse portarla
dall'Angela?... Da s, pur troppo, non era capace di far le scale,
neppure di alzarsi della poltrona... Ahi, i suoi dolori!... Bastava ogni
emozione per esacerbarli... A ogni modo, se qualcuno la reggeva...
L'Antonietta?... Dov'era l'Antonietta?

Dalla camera vicina la ragazza cominci a rispondere timidamente: --
Ma... son qu.... col nonno...

Senonch la voce di lei fu coperta da quella imperiosa del commendatore
Ercole.

-- L'Antonietta  con _me_, l'Antonietta accompagna _me_ dall'Angela...
Tu non ti movere fino ch'io non torno... E non facciamo casi, non
facciamo confusione.

Ipnotizzata, anche di lontano, dal suo domatore, la signora Laura non
fiat pi e rimase inchiodata al suo posto.

E quando il marito si degn di venir da lei dopo la breve visita alla
figliuola ella dovette contentarsi di ci che a lui piacque di riferire
sommariamente. Era una crisi cagionata dalle troppe fatiche degli ultimi
giorni. Era sperabile che tutto si risolvesse presto con la semplice
cura del riposo... Per un di pi Vignoni aveva desiderato un consulto e
Tullio s'era offerto d'impostar lui il telegramma.

-- E ora -- concluse il vecchio Torralba la cui energia era in parte
frutto dell'eccitazione nervosa -- ora andiamo in salotto...  inutile di
rimanere in questa camera... Che uno di voi dia il braccio a vostra
madre -- e l'esortazione era rivolta alla Letizia, a Luciano, a Girolamo;
-- io m'appogger come prima all'Antonietta.

-- Tocca a me -- disse Luciano. -- _Par droit d'anesse_.

Ormai la povera signora Laura avrebbe continuato volentieri a starsene
sulla sua poltrona, ma per non dispiacere al consorte, su su, ajutata
anche da Girolamo, si lev in piedi e si lasci trascinare dietro gli
altri.

Nel traversare la sala ella piagnucolava, si lagnava del freddo.

-- Dio, Dio! Che differenza di temperatura!

La Letizia le gett uno sciallo sulle spalle.

-- Ci son tante porte... e le aprono ogni momento... anche quella che d
in giardino... In salotto starai meglio.

In fatti, nel salotto ove i due vecchi furono accomodati su due
seggioloni, si manteneva all'incirca la mite temperatura della giornata;
solo di tanto in tanto i vetri delle finestre tintinnavano e un filo
d'aria pi fresca penetrava per qualche spiraglio facendo ondeggiare
lievemente le tende e agitando la fiamma della lampada a petrolio appesa
al soffitto e delle due candele che ardevano ancora sul tavolino da
gioco.

Di fuori scrosciava sempre la pioggia.

-- Pi in l, pi in l -- supplic la signora Laura... Qu c' una
corrente.

Il commendatore Torralba, che si sforzava di fare il disinvolto,
interrog a bruciapelo Girolamo e l'Adele.

-- E voi, che siete la coppia politica, che cosa avete raccolto in tutti
i vostri giornali?... Quando si aprir il vostro bel Parlamento? Che
nuove tasse ci preparate?

Anzich dare una risposta diretta, Girolamo prese in mano
successivamente la _Tribuna_, la _Patria_, l'_Avanti_, il _Corriere_, il
_Secolo_ e rifer alcune informazioni che facevano a pugni tra loro.

-- Ecco la voce autorevole della pubblica opinione -- disse sogghignando
il commendatore Prefetto. -- E poi su questi documenti si scriver la
storia.

In fondo le notizie politiche non interessavano quella sera n lui n
nessuno. A ogni lieve rumore che venisse dalla sala tutti tendevano
l'orecchio e si guardavano ansiosi. Ora questo ora quello usciva in
silenzio, e, tornando, doveva o con una frase laconica o con un cenno
rispondere alle mute domande che gli erano rivolte.

Nulla, non c'era nulla di nuovo.

Il commendatore s'impazientiva.

-- Che volete che ci sia di nuovo da un momento all'altro?

E soggiunse per tener in riga la moglie querula e sospirosa: -- Quando la
finirai di soffiar come un mantice?

Ma l'apparizione del servo Giacomo nel vano della porta che metteva in
salotto da pranzo lo fece trasalire.

-- Chi  l? -- egli grid non distinguendo bene la fisonomia, vedendo
solo, come dietro un velo di nebbia, una figura incerta e traballante.

-- Sono io -- balbett Giacomo. -- Volevo dire...

-- Avanti!

-- Sissignore -- replic il vecchio servo la cui eloquenza era inceppata
dai modi bruschi del padrone. -- Volevo dire... che la cena... sarebbe
pronta...

-- Era per la cena! -- esclam il commendatore che s'aspettava di peggio.
-- Che bisogno c'era di tanti preamboli?

-- Oh Dio! -- sospir la signora Laura. -- Come si fa a cenare stasera?

Il marito le diede sulla voce.

-- Come si fa? Come si fa?... Quasich andar a cena fosse andar a una
festa di ballo... Ognuno mangia quello che pu...

E, invero, tutti i presenti, qual pi qual meno, avevano languore di
stomaco e accolsero con intimo gradimento la comunicazione di Giacomo.
Anzi i due fratelli Alvarez si scambiarono un'occhiata di compiacenza
pregustando certi uccellini con la polenta ch'erano gi stati portati in
tavola e il cui odore appetitoso veniva dal salotto vicino.

Quegli uccelletti erano stati argomento di una seria discussione fra la
cuoca e il resto della servit.

--  proprio sera da lodole -- aveva detto la Maddalena tornando in cucina
dopo aver prestato i primi soccorsi all'Angela e averla spogliata e
messa a letto con l'aiuto della Marial e dell'Antonietta.

E il servo Giacomo, che, con le lacrime agli occhi, preparava una
vescica di ghiaccio per l'ammalata, si scagli alla sua volta contro
l'impassibilit della Marianna.

-- Che cosa ci avete voi al posto del cuore?... Siamo tutti quanti pi
morti che vivi per quella santa creatura ch' sospesa ad un filo e voi
non vi movete dalle vostre casseruole come se niente fosse successo.

La Marianna, ch'era intenta a infilzar nello spiedo la sessantesima ed
ultima lodola, si guard bene dall'interrompere la delicata operazione.
Ma finita che l'ebbe, pos lo spiedo sul tagliere e replic
vigorosamente ai suoi denigratori.

-- Io faccio quello che devo... Chi ci bada alle mie casseruole se non ci
bado io?... La Lisa mi d il bell'aiuto che gi prevedevo e senza di me
non si mangia.

E poich la Maddalena e Giacomo si sforzavano di persuaderla che almeno
per quella sera il suo zelo era sprecato e che non ci poteva esser
nessuno che avesse voglia di mettersi a tavola, la cuoca atteggi il
labbro a un sorrisetto di superiorit.

-- A tavola o fuori di tavola, poco importa... Quando lo stomaco 
vuoto... non c' disgrazia che tenga... bisogna riempirlo... Io ho
servito come cuoca in varie famiglie, e da per tutto ci son stati dei
giorni scuri;... malattie, morti, rotture di matrimoni, questioni
domestiche, fallimenti, eccetera eccetera... Ma il giorno in cui, o poco
o molto, non si sia mangiato, quello non l'ho ancora visto... E guai a
me se avessi abbandonato i fornelli per piangere e disperarmi...

Ci detto, la brava donna volt le spalle a' suoi interlocutori come a
significare che non aveva tempo da perdere in chiacchiere, accenn alla
Lisa, allora sopraggiunta, di gettar dell'altra stipa nel fuoco e si
accinse conscienziosamente a caricare il girarrosto.

Che la psicologia della Marianna non fosse sbagliata lo prov la buona
accoglienza fatta ai suoi uccelletti.

-- Sono leggeri, si digeriscono senz'accorgersene -- dicevano, quasi per
scusarsi, i commensali addolorati.

Anche il commendatore e la signora Laura consentirono ad assaggiarli,
dopo che l'Antonietta n'ebbe con cura separata la polpa dagli ossicini.

Per l'ex Prefetto tentennava la testa.

-- Non son cibi per chi non ha pi denti... Noi siamo ridotti al regime
del latte, dei brodi ristretti e dei rossi d'uovo... Ormai non s'ha pi
gusto a nulla.

E nella voce crucciosa e nell'occhio spento del vecchio c'era l'amaro
rimpianto della vita che fuggiva, l'amaro rimpianto delle cose
irrevocabili, il potere, l'influenza, gli onori, i piaceri...

-- Converr poi chiamare quelli che sono di sopra -- soggiunse il signor
Ercole. -- Dall'Angela, per un quarto d'ora, potr stare qualcheduno
della servit... In quanto a Tullio, gli serberemo la cena...

L'Antonietta fece per alzarsi.

-- Dalla zia Angela vado io.

Il nonno la trattenne. -- Neanche per idea. Avr bisogno del tuo braccio
per tornare in salotto.

E la signora Laura, trepidante, supplicante, si rivolse alla Letizia: --
Se andassimo insieme?

Ma il commendatore marito pose il suo veto.

-- La Letizia.... se vuole.... Tu no.... tu faresti confusione.

-- Oh Dio! -- sospir la signora Laura. -- Non capisco...

-- Basta cos -- interruppe l'ex Prefetto. -- Sar per domattina.

La signora Laura chin il capo rassegnata e disse alla figliuola
maggiore: -- Dalle un bacio per me.

L'Alvarez si mosse senza entusiasmo.

-- Pur che qualcheduno venga a rilevarmi fra un'ora.

Silenziosamente Girolamo segu la sorella e la raggiunse a piedi della
scala che metteva al primo piano.

-- Oh sei tu?...

-- S, son io -- egli rispose salendo a lenti passi con la Letizia -- Tu
prendi il posto della Marial, io prender quello di Cesare.

E continu, smorzando la voce: -- Speriamo che non accada una disgrazia,
ma se accadesse sarebbe necessario provvedere perch il babbo e la mamma
non restassero soli... Tu a Villarosa non ti fermeresti?...

-- Io?... Com' possibile?... Con la famiglia a Napoli?

-- E io, con lo studio a Roma, coi miei impegni di deputato?... Luciano
ha la sua Banca, Cesare ha le sue ubbe americane, la Marial non 
donna da seppellirsi in quest'eremo...

-- E in ogni caso, ella sar bene rappresentata -- soggiunse con amarezza
la Letizia. -- Vuoi sapere quelli che faranno pi lunga dimora a
Villarosa? L'Antonietta e Tullio, i due beniamini dei nonni..

Quest'era il punto a cui Girolamo voleva tirare il discorso.

-- Le tue previsioni sono le mie -- egli replic. -- Ma domando io,  bello
cedere il campo cos?... Perch  facile immaginarsi come va a finire...
Quelli che son vicini sono i preferiti.

-- Il peggio  sempre per me -- not la Letizia Alvarez... Tu non hai
figliuoli, e io ne ho quattro.

Girolamo le batt sulla spalla.

-- Va l che tuo marito  ricco sfondato.

-- Sciocchezze.  assai meno ricco di tua moglie.

Sotto i due alleati spuntavano gi i due rivali.

-- Non bisticciamoci -- riprese Girolamo in tono conciliativo. -- Senti
piuttosto... Se inducessi l'Adele a restar qu sino a Natale?... E in
questo tempo un pajo di volte a Villarosa ci verrei anch'io... Dopo si
studierebbe un modo...

Erano giunti alla mta.

-- Ne riparleremo -- disse la Letizia.




XXII.


Oh la lunga, l'interminabile notte, in cui Villarosa aveva l'aspetto
d'un accampamento!... Da per tutto, nella casa padronale, nella
fattoria, nell'abitazione del giardiniere, c'era gente che vegliava,
gente che dormiva vestita sopra una panca, su un canap, in una
poltrona; da per tutto si vedevano vagar delle ombre e dei lumi, da per
tutto si udiva un bisbigliar di voci sommesse e uno strisciar di passi
guardinghi. Perch, quando se ne eccettuino il commendatore Ercole e la
signora Laura, i quali, messi a letto dalle figliuole, non potevano
scenderne a loro capriccio, gli altri, se pur s'erano coricati, si
alzavano di tratto in tratto, per rispondere a una chiamata dei
genitori, per dare una capatina in camera dell'Angela, o per finire in
salotto da pranzo ove c'era sempre qualcheduno e ove per la vicinanza
della cucina era pi facile ordinare un caff o una tazza di brodo o
dell'acqua bollente per la teiera.

E appunto in salotto da pranzo Luciano che ingannava il tempo facendo un
_solitario_ si trov chiamato a pronunciarsi in una disputa sorta fra
Girolamo e l'Adele da una parte e la Letizia dall'altra.

-- Ecco di che cosa si tratta -- principi la Letizia.

-- Bisogna premettere -- salt su l'Adele -- che noi partiamo dall'ipotesi
dolorosa che succeda una disgrazia.

-- Se non vi dispiace -- interruppe Girolamo -- espongo io la questione.

-- _Ah, mon Dieu, est-ce long?_ -- sospir Luciano continuando a voltar le
sue carte.

-- Ma no... Abbi un po' di pazienza. Eravamo dunque tutti e tre
perfettamente d'accordo che, se mancasse la povera Angela, converrebbe
portar via il babbo e la mamma da Villarosa.

-- Perch? -- chiese Luciano. -- Alla loro et?

Girolamo, invasato da piet filiale, si scandalizz.

-- Che domanda! Precisamente perch son vecchi non possiamo lasciarli in
bala di gente mercenaria.

-- Impossibile -- disse la Letizia.

-- Son tutti servitori fidati -- replic Luciano. -- E nostro padre non 
rammollito. Mi sembra che sappia comandare a bacchetta.

-- Fuochi di paglia -- riprese Girolamo. -- Domani resta appena un pugno di
cenere.

-- E allora -- sugger il primogenito -- voi che vivete in Italia venite
qu per turno... Io sto a Parigi, ho la mia banca, ho famiglia numerosa,
non sono in caso di movermi che di rado e per pochi giorni.

-- Tutti hanno i loro impegni -- ribatt l'onorevole. -- Io ho il mio
studio d'avvocato, ho la Camera...

-- E i viaggi gratis -- sottoline maliziosamente Luciano.

Girolamo si strinse nelle spalle.

-- Per quello!... Il fatto si  che i miei interessi mi costringono a
rimanere alla capitale... Cesare torna in America.

-- Ma le donne, le donne? -- disse Luciano. -- Voi due qu presenti... e la
Marial... Chi v'impedisce di star a Villarosa un po' l'una un po'
l'altra?

La Letizia protest.

-- Se tu hai casa a Parigi, io ho casa a Napoli... Ho i miei figliuoli, e
ho mio marito che ora abbandona il servizio e ha diritto di viver con
sua moglie.

-- E noi siamo in due -- soggiunse l'Adele. -- Se me ne vado io, tant' che
Girolamo si collochi in qualche pensione... Per me sarebbe gi troppo
l'assentarmi da Roma un pajo di mesi all'anno.

Luciano credette di aver trovato una soluzione.

-- Un pajo di mesi tu, un pajo di mesi la Letizia, e gli altri otto mesi
se li potrebbero dividere la Marial e l'Antonietta alla quale non avevo
pensato.

Ma la proposta fece uscir dai gangheri le due cognate.

-- La Marial?...  proprio la donna che ci vuole per custodir due
vecchi!

-- E l'Antonietta? Una bimba...

-- Figuriamoci poi se la Marial consentirebbe a relegarsi per met
dell'anno a Villarosa!

-- N lei consentirebbe, n noi potremmo esser tranquilli -- dichiar
Girolamo.

-- _Sacrebleu! On n'en vient jamais  bout_ -- esclam Luciano
arrabbiandosi con un asso di quadri scoperto fuor di proposito. --
_Pardon..._ Me la prendevo con le carte.

E rinunziando ormai a terminare il suo gioco si atteggi a paziente
aspettazione.

-- Fuori dunque il vostro progetto.

-- Se succede la disgrazia -- principi la Letizia --  necessario
persuadere il babbo e la mamma a venir ad abitare a Napoli, con noi...

-- Niente affattissimo -- grid l'Adele -- Devono venire a Roma.

Girolamo reclam di nuovo il diritto di parlar lui. -- Esaminiamo le cose
pacatamente, obbiettivamente. Se i nostri genitori avessero dieci anni
di meno, se non avessero acciacchi, il partito pi ragionevole sarebbe
ch'essi dimorassero ora con l'uno, ora con l'altro dei figli... Nelle
condizioni presenti, si capisce che, movendoli di qu, bisogna portarli
in un luogo dove possano finire in pace i loro giorni... Roma, che la
Letizia mi scusi,  pi adattata di Napoli...

-- Pagherei a saperne il motivo -- disse la Letizia.

-- Intanto il viaggio per arrivarvi  meno lungo.

-- Gran differenza!... Cinque o sei ore... Quando si  in treno...

-- Cinque o sei ore aggiunte alle tredici o quattordici da Villarosa a
Roma non sono certo una bazzecola... E sfido chiunque a dire che, anche
per le eventuali riunioni di famiglia, Roma, cos centrale, non si
presti meglio di Napoli... Ma quello che d il tracollo alla bilancia 
questo: Noi siamo in due, marito e moglie, e la nostra casa, piena
d'aria e di luce,  disposta in modo da permetterci di assegnare ai
nostri ospiti delle camere interamente disobbligate. Voi altri Alvarez
siete in parecchi e da voi non ci pu esser la quiete indispensabile a
due persone in et avanzata.

L'Adele approvava col gesto e con la voce. --  chiaro.

Senonch la Letizia protest che ora toccava a lei di far valere le sue
ragioni. E dopo aver dimostrato che i pochi inconvenienti di Napoli
erano risarciti ad usura da infiniti vantaggi, si appell a Luciano.
Egli era stato a Roma ed era stato a Napoli; aveva alloggiato da suo
fratello Girolamo e aveva alloggiato da lei. C'era confronto possibile
per la vista, per la posizione, per tutto? E la villa di Posilipo non la
contava? Una villa ch'era un Paradiso e ove si era portati dalla
carrozza in un'ora circa, lungo una via deliziosa?... E in quanto alla
quiete, le sue due figliuole minori stavano in collegio nove mesi
dell'anno e i due maschi, Max e Fritz, erano forse ragazzi da dar
disturbo? Fossero garbati come loro tutti i giovinotti italiani!... Pur
troppo invece...

La Letizia non volle insistere su quest'allusione che l'era stata
strappata involontariamente dal ricordo dei modi inurbani usati da
Tullio verso i suoi rampolli, ma torn a svolger con enfasi la sua tesi,
irritandosi a ogni interruzione dell'Adele e di Girolamo e scoccando
loro qualche frecciatina che l'Adele, dal canto suo, rimandava con
sollecitudine di buona cognata.

Avvezzo alle combinazioni finanziarie che si liquidano con grandi cifre
rotonde di profitti o di perdite, Luciano non aveva da principio
sospettato i fini reconditi dello straordinario zelo filiale ond'erano
accesi i suoi interlocutori. La sostanza dei vecchi Torralba,
quand'anche vi si fosse aggiunto quello che l'Angela aveva ereditato
dallo zio, doveva arrivare appena alle quattrocentomila lire, compresa
Villarosa, ch'era una passivit. Sicch la parte disponibile sarebbe
stata di duecento mila lire al pi. Come supporre che gente provvista
gi d'una larga agiatezza si guastasse il sangue per disputarsi questa
magra polpetta? Alla lunga per il battibecco fra le due femmine, meno
caute di Girolamo nel loro linguaggio, apr gli occhi al banchiere e lo
fece arrossire di tanta piccineria. L'avidit dei grossi bocconi egli la
capiva, ma l'avidit delle briciole offendeva la delicatezza dei suoi
sentimenti.

Tuttavia, da uomo prudente, egli non volle impegnarsi in una discussione
d'ordine morale, e si lev d'impiccio con molta disinvoltura ed abilit.

-- Care mie -- egli disse rivolgendosi di preferenza alla sorella e alla
cognata che lo instigavano a pronunziarsi, -- io credo che la questione
sia prematura, _oui, tout  fait prmature_. In primo luogo  sperabile
che l'Angela si salvi e che le cose possano rimanere nello _statu quo_.
Poi, data la catastrofe, bisognerebbe interrogar nostro padre sulle sue
intenzioni, e io son convinto _qu'il ne voudra pas bouger_. A
ottant'anni uno non muta soggiorno e abitudini. Se infine, _par hasard_,
egli consentisse ad andarsene, dipenderebbe sempre da lui e solamente da
lui lo sceglier Roma o Napoli. In qualunque caso, _mes chres enfants,
vous ne devez pas compter sur moi_... Io son qu per poco... Figuratevi
che avevo stabilito di partir marted... Ritarder, ma, _cote que
cote_, pel 23 del mese  indispensabile la mia presenza a Parigi...
Intanto aspetto l'esito del consulto per telegrafare...

A questo punto Luciano si risovvenne che l'ufficio telegrafico era
distante cinque chilometri, e scaravent contro Villarosa una filza
d'improperi in francese e in italiano.

-- _Sacr pays!... Vilaine bicoque!..._ Peggio che nelle Calabrie!... N
ferrovia, n telegrafo, n telefono, n gas, n luce elettrica.

-- Questo ti prova -- insinu Girolamo -- quanto sia giusta la nostra idea
di portar il babbo e la mamma in un luogo pi civile.

Luciano per, scorgendo in queste parole un nuovo tentativo
d'immischiarlo in una faccenda noiosa, alz le braccia e aperse le palme
nell'atto di chi vuol ripararsi da una tegola che stia per cadergli sul
capo.

-- _Arrangez vous._

E con la scusa di andar a prender notizie dell'Angela usc dalla stanza.

-- Era naturale ch'egli se ne sarebbe lavato le mani -- disse la Letizia.
-- A lui non conviene metter bastoni nelle ruote al suo figliuolo che
sar qu ogni momento e si accaparrer l'animo dei nonni, mentre noi,
che pure abbiamo interessi comuni, non riusciamo a concluder nulla.

-- Santo cielo! -- rimbecc l'Adele. -- Sei tu con la tua ostinazione...

-- Io?... Come se voi foste remissivi.

-- Non ricominciamo adesso -- supplic Girolamo. -- Un espediente si
trover... Alla peggio torneremo alla mia prima idea... ch' poi anche
quella di Luciano... Darsi il cambio a Villarosa, starvi quanto pi sia
possibile, e tener tanto d'occhi aperti...

Ma la prospettiva di una lunga dimora a Villarosa era intollerabile a
tutt'e due le cognate. Rinunziar per mesi a Napoli, a Posilipo, alle
scarrozzate per la riviera di Chiaja, ai ricevimenti, ai teatri? --
pensava la Letizia. -- Rinunziar a Roma, alla Camera, alle conversazioni
politiche? -- pensava l'Adele.

-- Se poi vi pesa qualunque sacrifizio -- brontol Girolamo alquanto
seccato della cattiva accoglienza fatta alla sua proposta -- non c'
altro che lasciar correr l'acqua gi per la china.




XXIII.


Per la quinta o sesta volta Giulio Frassini si avvicin, senza entrare,
alla camera della cognata.

L'Antonietta, ch'era nella stanza, lo riconobbe al passo e usc in punta
di piedi.

-- Non ci sono peggioramenti -- ella disse. -- Ma tu, babbo, perch non vai
a letto?

-- Potrei fare a te l'identica domanda -- replic il padre.

-- Bisogna pure che qualcheduno stia alzato -- riprese la ragazza, con
quella cert'aria d'importanza che deriva dalla persuasione di prestar
opera utile. -- Non ho potuto lasciar i nonni che poco fa; ora il dottor
Vignoni mi prega di rimaner presso la zia... Va, va a dormire... Io
torno di l.

Egli la trattenne, e chiese: -- Ti conosce?

-- No, in apparenza no... E tuttavia il medico ha notato che quando ci
son io ha la fisonomia pi composta, la respirazione pi regolare.

-- E chi altri c'?

-- C' lo zio Cesare, c' Tullio...

-- E il dottore non s' mai mosso?

-- Ancora non si fida...  molto buono, Vignoni,  pieno di premura... Ed
 cos affezionato alla zia Angela... Io giurerei che la salver.

-- Dio lo voglia! -- sospir Frassini. -- Ma non parla, non conosce...
Quanto tempo si pu durare in questo stato?

-- Il dottore assicura che anche ventiquattr'ore, anche trent'ore si pu
durarci... No, Vignoni non dispera, e non dobbiamo disperare neppur
noi... Ma mi sono indugiata troppo... Addio...

-- Aspetta... E tua madre?

-- Era prima con noi, dalla zia... Dev'essersi ritirata nella sua
camera..... Se tutti vegliano contemporaneamente, domani non ci sar
nessuno che possa reggersi in piedi... Buona notte, babbo, buona notte.

E gli porse le labbra.

Frassini vi accost le sue come a una fonte da cui sgorghi un'acqua
salubre. E dopo averla baciata le tenne strette ancora per un istante le
mani e la guard umile, riconoscente, quasi intendesse dire: -- Mi vuoi
sempre bene? Mi compatisci?

-- Buona notte -- ella ripet staccandosi con dolcezza dal padre e
tornando a prendere il suo posto al capezzale dell'Angela.

Egli ritravers a capo chino la sala, e docile ai consigli della
figliuola entr nella sua camera, si gett mezzo vestito sul letto, si
ravvolse in una coperta di lana, chiuse gli occhi e cerc un'ora di
quiete e d'oblio. Ma fu invano. Due visioni lo perseguivano: quella
dell'Angela moribonda e quella della Marial che riposava nella stanza
contigua alla sua e della quale, attraverso l'uscio chiuso per di
dentro, egli sentiva il placido, tranquillo respiro. Ah, Marial,
Marial! Che rivelazione di freddo egoismo e di spaventosa inconscienza
era, in quell'ora, in quel luogo, quel respiro placido e tranquillo! E
che tempesta esso scatenava nell'anima del consorte rejetto! Che vampe
d'odio feroce e d'amore bestiale agitava!... Oh s'egli avesse osato
abbatter con un colpo vigoroso la porta sottile che lo divideva dalla
donna perversa, e sorprenderla sola, indifesa, le belle membra allentate
nel sonno, e stringerla fra le sue braccia un'ultima volta, e un'ultima
volta succhiare il veleno della sua bocca; e poi trascinarla nuda,
palpitante ai piedi _dell'altra_ che agonizzava, _dell'altra_ ch'egli
aveva tradita per lei, e ucciderla, e darsi la morte... se avesse osato!
Quante colpe, quante vergogne e quante vilt si sarebbero lavate in quel
bagno di sangue!... Cos egli si esaltava in proponimenti folli, e come
sogliono i deboli si vergognava ad un tempo e de' suoi pensieri cattivi
e della sua impotenza a tradurli in azione... N resse a lungo a quella
tensione estrema dei nervi... Balz dal letto, torn nella sala che un
lume appeso al soffitto rischiarava debolmente, si ferm pochi secondi,
trattenendo il respiro, presso l'uscio dell'Angela; indi scese al
pianterreno, e attratto da qualche rumore si diresse verso la cucina. Ma
la paura d'imbattersi nella Lisa lo arrest sulla soglia, ed egli diede
invece una capatina nel salotto da pranzo ove non c'erano in quel
momento che Max e Fritz spediti col dalla diplomazia della madre.

-- Su, su, ragazzi -- ell'aveva detto rientrando nelle sue camere dopo il
colloquio con Girolamo e con l'Adele. -- Tutti sono in moto stanotte e
non dovete esser da meno degli altri. Della zia Angela  inutile che
cerchiate d'andare, ma tenetevi pronti ad ogni chiamata dei nonni.

E i due fratelli, che non dormivano, s'erano affrettati a ubbidire, dopo
aver discusso alquanto fra loro sul genere di _toilette_ richiesto dalle
circostanze. L'enorme baule ch'essi avevano portato con s e che
addossato alla parete faceva l'effetto d'un'arca sepolcrale nella
cappella d'un tempio era fornito d'ogni ben di Dio; ma tutti i casi non
si possono prevedere, e n il baule conteneva, n il codice della moda
insegnava il vestiario che due giovinotti eleganti avrebbero dovuto
indossare alzandosi nel cuor della notte per una zia in fin di vita.
Stretti dall'urgenza, fermarono la loro scelta sopra un _tout de mme_
di lana grigia, camicia di colore non inamidata, sciarpa di seta nera a
stelline bianche col nodo un po' a sghimbescio, tanto da tradir la furia
e l'agitazione della mano che l'aveva fatto. Avviatisi in questo arnese
senza un programma ben chiaro nella mente, incontrarono sul pianerottolo
il vecchio Giacomo che saliva con una brocca d'acqua calda e gli
chiesero chi vi fosse dai nonni.

-- Si son chetati da mezz'ora -- egli rispose. -- E del resto c' la
Maddalena. -- Meglio lasciarli in pace... Forse troveranno in salotto da
pranzo il signor Girolamo con la signora Adele... Almeno c'erano prima.

In realt, non c'erano pi; anzi non c'era nessuno. Sulla tavola la
teiera fredda, due tazze con un fondo di t, una bottiglia di cognac
quasi piena, un pajo di giornali sgualciti, le carte che avevano servito
al _solitario_ di Luciano, un portacenere con dentro un mozzicone di
sigaro e tre o quattro fiammiferi spenti; in alto la lampada che
languiva e scoppiettava spargendo un odore sgradevole. Gli Alvarez si
guardarono in viso incerti se rimanere o tornarsene indietro... Ma
rimasero, e approfittarono del non aver testimon per dibattere insieme
un argomento delicatissimo. Perch non s'erano risentiti subito delle
insolenze di Tullio? Perch avevano permesso alla genitrice di assumer
le loro difese? A ogni modo, chi impediva loro di risollevar la
questione entro il termine fissato dalle leggi cavalleresche e di
esigere dal cugino una spiegazione o una riparazione?

Slanciata questa idea, i due fratelli si grattarono entrambi la nuca.

-- Un duello? -- disse Max che pure aveva iniziato la discussione.

-- Io crederei di no -- replic Fritz. -- Tullio dar spiegazioni
soddisfacenti.

-- Uhm! -- fece l'altro. --  cos poco gentiluomo.

Fritz rincar la dose. --  un bifolco.

-- E non essendo gentiluomo potrebbe anche rifiutare di battersi -- not
Max.

-- Meglio! -- scapp detto a Fritz.

Max si accarezz i baffi nascenti per attingerne forza e coraggio.

-- In ogni caso -- egli riprese -- nell'ipotesi del duello, toccherebbe a
me... Io sono il primogenito.

-- La mia opinione sarebbe -- obbiett Fritz con magnanimit -- che la
sfida fosse collettiva com' stata comune l'offesa. Poi la sorte
deciderebbe quale di noi due dovesse scender sul terreno.

-- Nemmeno per sogno.  chiaro che tocca al fratello maggiore -- insist
Max. -- Piuttosto -- egli soggiunse col tuono di uomo colto da uno
scrupolo improvviso, -- piuttosto bisognerebbe riflettere, se dopo il
doloroso incidente della zia Angela, e dato lo scompiglio e l'agitazione
in cui si trova la famiglia, non fosse opportuno di soprassedere, di
evitare uno scandalo qu a Villarosa.

Fritz si mostr compreso della gravit di queste ragioni.

-- Certo che per i nonni sarebbe un gran dispiacere.

-- E per nostra madre.

-- E per tutti.

-- Per la zia Angela poi, se, riacquistando la coscienza avesse il pi
lontano sentore della cosa, sarebbe il colpo di grazia.

-- Verissimo, e noi saremmo responsabili della sua morte.

I due bravi giovinotti conclusero che fosse meglio frenarsi, salvo a
rintuzzare con energia qualunque nuova provocazione, e, lieti della
vittoria riportata sui loro istinti belligeri, si offersero
scambievolmente una sigaretta.

Allorch lo zio Frassini entr, essi fecero atto d'alzarsi con la
deferenza di nipoti che conoscono il Galateo; egli, stralunato secondo
il solito, li salut appena e and a sedere in un angolo.

-- Notizie? -- si arrischi a chiedere Max.

Frassini scosse il capo come chi non ha nulla da dire; poi mastic fra i
denti: -- Che tempo!

-- C'era stata una sosta -- osserv Fritz.

-- Bella sosta! -- mugol Frassini accennando col pollice alla finestra di
l dalla quale si sentiva scrosciar la pioggia e urlare il vento.

-- Ha ripreso -- disse Max in tuono conciliativo.

Il pittore non rispose; adocchi la bottiglia del cognac sulla tavola e
alcuni bicchierini sulla credenza, ne riemp uno e lo trangugi d'un
fiato. Indi torn al suo cantuccio, ma non vi stette pi di cinque
minuti, e balzato in piedi si ferm dinanzi a certe stampe del secolo
decimottavo ch'erano appese alle pareti e ch'egli si ricordava d'aver
viste a quel posto fin dalla prima volta ch'era venuto a Villarosa e che
l'Angela e la Marial l'avevan condotto in giro per la casa. C'era anzi
stata, a proposito di quelle stampe, una piccola disputa fra le due
sorelle. -- Anticaglie! -- le aveva chiamate sprezzantemente la Marial. E
l'Angela pronta: -- Anticaglie, sicuro... Quando il nonno comper la
villa c'erano gi, e io le amo appunto per questo, le amo perch son
vecchie...

Come le parole, cos, dopo tanto tempo e tante vicende, Giulio Frassini
rievocava l'accento con cui erano state pronunciate, rievocava la voce,
l'espressione malinconica e dolce del viso. Con la stessa voce, ma pi
velata e pi stanca, l'Angela gli aveva rivolto il discorso in quella
mattina; con la stessa espressione malinconica, ma d'una malinconia pi
profonda, ell'aveva accolte le sue tristi confidenze. E forse ora la
voce era spenta per sempre, forse il viso s'irrigidiva nella sinistra
immobilit della morte... A questo pensiero, Frassini sent le lacrime
gonfiargli gli occhi e i singhiozzi rompergli il petto, e si slanci
fuori della stanza e sal di corsa al piano superiore nel bisogno
irresistibile di sottrarsi a quel dubbio angoscioso. Nella sala quasi
buja (la lampada sospesa era spenta e solo una candela posata sopra una
cassapanca gettava intorno una luce fievole e incerta) gli si par
dinanzi qualcuno. Era Tullio, uscito allora dalla camera dell'inferma
per fissare un'imposta che il vento sbatacchiava. Frassini gli salt
addosso prima che l'altro lo ravvisasse, lo afferr per ambe le mani, e
con un gemito soffocato: --  morta? -- chiese. -- Perch esiti a
rispondere?

-- Oh zio! Sei tu? -- esclam il giovine riavendosi dallo stupore. -- Che
hai?

-- Rispondi!  morta?

-- No. Se fosse morta, credi che sarei cos calmo?... Vedrai anzi che non
morr... C' qualche segno di risveglio... qualche miglioramento.

-- Proprio? non m'inganni? Lo dice Vignoni? Dice ch' fuori di pericolo?

-- Questo non pu dirlo... Ma  contento del polso, del respiro; 
fiducioso insomma...

Frassini baci e ribaci il nipote per ringraziarlo dell'annunzio e
riprese con solennit:

--  necessario che l'Angela guarisca.  necessario. Quella donna l,
tientelo bene a mente, vale pi dei suoi genitori, delle sue sorelle,
dei suoi fratelli; vale pi di tutti noi...

Senza lasciar tempo al nipote di replicare una sillaba, il bizzarro uomo
rifece a precipizio la scala, infil l'impermeabile ch'era appeso
all'attaccapanni nell'andito, se ne cal in testa il cappuccio, e come
se l'agitazione de' suoi nervi non potesse quietarsi che all'aria
libera, aperse la portiera a vetri, e gi d'un salto in giardino sotto
un diluvio di pioggia.

Max e Fritz, fin da quando lo zio li aveva piantati bruscamente, s'erano
scambiati un sorrisetto che voleva dire: -- Quello l starebbe bene in
manicomio.

Per siccome anche dai matti si pu imparar qualche cosa, i due bravi
giovani pensarono di seguir l'esempio di Giulio Frassini bevendo subito
un bicchierino di cognac. E dopo il primo ne bevettero un secondo, e
dopo il secondo s'addormentarono.




XXIV.


Verso mattina il dottor Vignoni si decise finalmente ad abbandonare per
poco il capezzale dell'ammalata e a portarne di persona le notizie al
commendatore Ercole e alla signora Laura che lo avevan fatto gi
chiamare pi volte. Non cantava vittoria; un nuovo aggravamento era
sempre possibile; una gran vigilanza era sempre necessaria; ma
nell'ultima parte della notte molto si era ottenuto; la signorina Angela
mostrava ormai di conoscere, di sentire, d'intendere, e solo l'estrema
debolezza le impediva di rispondere alle parole che l'erano indirizzate.
Ora ella riposava, e questo sonno tranquillo, tanto diverso dal letargo
di prima, apriva l'adito alle maggiori speranze. Nondimeno Vignoni
aspettava con impazienza il verdetto di Locresi.

-- E se non fosse a Milano? -- obbiett l'ex Prefetto. -- Se non potesse
venire?

-- A Milano dev'essere -- replic il medico. -- Le sue vacanze se le prende
dalla met di Agosto alla met di Settembre... Potrebb'essere
momentaneamente fuori di citt per un consulto. In ogni modo avr
ricevuto il nostro dispaccio e telegrafer, perch quando egli si
assenta lascia sempre l'ordine di fargli proseguire i telegrammi che
arrivan per lui, e risponde a tutti... Del resto, io preferivo Locresi,
ma se non venisse, ci sarebbe il Fabiolo di Bologna.

Il commendatore si turb.

-- Quello non si muove per meno di mille lire... Eh, ho avuto occasione
di conoscerlo sin da quando ero Prefetto, non per me, grazie a Dio... In
fin dei conti, a che cosa servono questi consulti?.. A dar la polvere
negli occhi... Noi abbiamo fiducia in lei, e se, come pare, c'' un
miglioramento progressivo...

Ma Vignoni insist. Il consulto era una garanzia e per la famiglia e pel
medico curante, ed egli, pur grato della fiducia, voleva sentir
l'opinione d'un collega che avesse pi autorit e pi esperienza di lui.

-- Bene, bene -- concluse il commendatore, -- se viene Locresi non c'
nulla da dire. Se no, riparleremo.

Meno inquieti per la figliuola, i due vecchi Torralba avrebbero preteso
che il dottore si trattenesse da loro, ascoltasse con pazienza le loro
lamentazioni, suggerisse nuovi rimedi ai loro disturbi. La signora Laura
specialmente non la finiva pi. Le fatiche di quei giorni avevano
esacerbato i suoi mali; lo spavento preso per l'Angela aveva fatto il
resto... Non aveva un punto della persona che non le dolesse... Ahi,
ahi, ahi!... E l'Angela sola aveva pratica, sapeva vestirla, spogliarla,
farle il massaggio, darle in tempo le sue pillole, le sue polverine...
Povera Angela!... Se pur guariva, chi sa quando sarebbe stata in grado
di ripigliare i suoi uffici?... Intanto le sorelle sarebbero partite...
Per quello che si curavano dei genitori!... E poi non avevano la mano
leggera... Neanche la Maddalena l'aveva... Era cos goffa,
impacciata!... Bisognava assolutamente che del massaggio se ne
incaricasse lui, Vignoni, come nei primi tempi... O che non le dava
retta?... E sonnecchiava?... Bravo, Vignoni, bravissimo!... I vecchi
sono buoni pel camposanto, non  vero?

Occorse al dottore una bella dose di diplomazia per calmar la querula
signora, e per indurre lei e il marito a starsene in letto tranquilli e
a cercar di dormire sino a giorno fatto.

La Maddalena accompagn il medico fuori della stanza.

-- Va meglio, proprio?

-- Ora va meglio. Speriamo che duri.

-- Dio lo voglia! -- soggiunse la cameriera. -- Non solo per lei ch' una
santa, ma per tutti... Se muore la signorina Angela, il caso pi
fortunato che possa toccare ai padroni  di morire anche loro... Se ne
accorgeranno, se ne accorgeranno... E non la tenevano mica nel conto che
merita, sa... La tormentavano... Sono, uno per un verso e l'altra per
l'altro, due temperamenti difficili...

-- Sono vecchi, mia cara, e a una certa et...

-- Adesso poi -- continu la Maddalena accingendosi ad aprir le imposte --
se non c' chi prenda il timone mi dir lei come si tira innanzi... Il
commendatore fa di tratto in tratto la voce grossa, strapazza questo e
quello, minaccia punizioni e licenziamenti; ma tra perch ci vede poco,
tra perch va perdendo la memoria non pu sognarsi di essere ubbidito e
di governar la casa; la signora  un automa e non si occupa che della
sua salute... Era la signorina Angela che, con la sua quiete, pensava a
tutto, disponeva tutto. Anche per l'assistenza ci vuole una regola...
Stanotte non s' coricato nessuno, e per una notte tanto, passi... Ma in
seguito?... Bisogner darsi il cambio, bisogner che si sappia chi deve
dormire e chi deve vegliare...

--  naturale -- rispose Vignoni -- e per metter ordine a questa faccenda
dell'assistenza son qu io... Come medico, ho diritto d'ingerirmene...
Pel rimanente non ho voce in capitolo.

E, portandosi una mano alla bocca per nascondere uno sbadiglio,
s'accost alla finestra.

L'alba era fredda e triste. Non pioveva pi ma il cielo era plumbeo e
l'aria satura di umidit; era cessato il vento, ma di tratto in tratto
gli alberi, scossi come da un brivido di febbre, rigettavano con un
rumore di piccole cascatelle l'acqua raccolta nel cavo dei rami. E dai
rami si staccavano, con l'inerzia di cose morte, ad una ad una le
foglie, e tacite e lente andavano ad aggiungersi a quelle che
infracidivano a piedi dei tronchi o che il turbine aveva disperse qu e
l. Sull'aiole devastate i virgulti, gli steli ed i fiori si fondevano
con la terra in una grigia poltiglia; solo in un punto alcune dalie
rosse giacenti in mezzo ai fusti abbattuti mettevano una nota pi viva,
come di sangue rappreso.

-- Che nottaccia  stata! -- esclam Vignoni. -- E oggi avremo poco di
meglio.

-- Vuol credere -- riprese la Maddalena -- che proprio nel cuor della
notte, quando pioveva a secchie rovescie, il signor Giulio si divertiva
a passeggiare in giardino?

-- Eh via!

-- Positivo. Sar rientrato da un'ora, aprendo la portiera con tanto
fracasso che il padrone mi ha ordinato di andar subito a vedere cos'era
accaduto. Era lui, il signor Giulio, pu immaginarsi in che stato. -- Un
po' di pioggia fa bene -- egli mi disse prevenendo le mie osservazioni.
Pover uomo! Bisogna compatirlo. Non ha il cervello a posto.

-- Doveva sposare la signorina Angela, non  vero?

-- S, e la sorella gliel'ha portato via.

-- Non  stata una gran perdita...

-- Eh, se avesse sposato la signorina Angela non si sarebbe ridotto
cos... Era un giovine a modo, lui, ma _quella donna_  stata la sua
rovina.

-- Chi sa poi...

-- Gli uomini la difendono sempre -- protest, stizzita la Maddalena. --
Una svergognata...

-- Tss, tss! -- fece il medico che subiva suo malgrado il fascino della
Marial. Si riavvicin alla finestra e disse abbottonandosi la
giacchetta: --

-- Il termometro dev'essersi abbassato di parecchi gradi... Bisogner
riscaldare... almeno le stanze del commendatore e della signora Laura e
quella ove c' la signorina... C' stufa lass?

-- C' un caminetto che lascia il freddo che trova.

-- Alla peggio servir per cambiar l'aria... Anche in questa sala c' un
odore di chiuso!

-- E figuriamoci qu! -- soggiunse la cameriera mentre spalancava l'uscio
del salotto da pranzo.

Ma si tir due passi indietro, respinta dal fumo e dal puzzo.

-- Misericordia!... C' da morire asfissiati... Hanno lasciato spegnere
il lume... Gi se non viene qualcheduno ad aiutarci...

E la Maddalena corse in cucina chiamando: -- Giacomo! Lisa! Marianna!

Dal salotto da pranzo intanto si levarono due _oh_ strascicati come di
persone che si svegliano a fatica, e il dottor Vignoni vide agitarsi nel
fondo due ombre che avanzandosi poi fino sulla soglia presero le forme
dei due giovinetti Alvarez. Pallidi in viso, gli occhi gonfii e
cerchiati di turchino, i capelli arruffati, le vesti in disordine (essi,
i maestri dell'eleganza!) si fregavano le palpebre, si passavano e
ripassavano la mano sulle tempie pesanti, e parevano non capir bene n
in che luogo fossero n perch vi fossero.

Fritz fu il primo ad aprir la bocca.

-- Oh diavolo! Abbiamo dormito!

Max si lamentava: --  curioso... Tutto mi gira intorno... E il capo mi
martella orribilmente.

-- Anche a me -- disse Fritz. -- Mi sembra d'aver il mal di mare.

E Max riprese: -- Appunto... Come poi siamo qu?...

-- Non ricordi? -- replic Fritz. -- Ci aveva mandati la mamma pel caso che
potesse occorrer l'opera nostra.

Max finalmente si raccapezz.

-- Ah s...  vero... E in causa della zia Angela.

E riconoscendo il dottore gli si rivolse per chiedergli: -- Come sta la
zia?

-- Non ci son guai -- rispose Vignoni. -- Speriamo che si rimetter... E
loro due, signorini, vadano pure a letto, che la loro presenza non 
necessaria... Se vedessero che cera hanno!

Questa constatazione medica del loro pallore non valse certo a tinger in
roseo le gote dei due Alvarez. Pi smorti in viso che mai, essi si
strinsero addosso a Vignoni balbettando: -- Ci trova in cattivo stato,
dottore? Ma che cosa crede che sia?

Vignoni si mise a ridere. -- Per carit, non si allarmino... Hanno il
capo ingombro e lo stomaco sconvolto perch non si sono accorti che il
lume si spegneva e hanno dormito in un'atmosfera viziata... Due ore di
sonno nella loro camera, fra le loro lenzuola di bucato, basteranno a
rimetterli interamente... Vadano, vadano... Sono le sei e un quarto..
Alle nove saranno freschi come rose e in grado di rendersi utili.

Li accompagn sino a piedi della scala, e vistili salir con bastante
disinvoltura and in cucina a vedere se ci fosse un caff pronto. Era
proprio sfinito.

Una contadinotta di mezza et, magra ed arzilla, con un fazzoletto rosso
avvolto intorno ai capelli, gli disse, voltandosi dai fornelli:

-- Buon giorno, dottore. Se ha pazienza un minuto glielo verso io.

-- Ah siete voi, Giuditta -- esclam Vignoni che aveva riconosciuto la
moglie del giardiniere. -- Brava! Siete venuta a dare una mano...

-- Sfido! -- interruppe la donna. -- Se non ci si ajuta in questi
momenti... E si tratta della signorina Angela!... Si figuri chi non si
getterebbe nel fuoco!... Ma siamo in porto, non  vero?

-- Magari! Non m'arrischio a dir tanto... Spero bene, ecco tutto.

-- Io ho fede che la Madonna la salver -- ripigli la Giuditta, ritirando
il bricco dal fornello. E grid verso la sbrattacucina di dove veniva un
tintinnio di porcellane acciottolate: -- Ehi, c' una chicchera pulita ed
asciutta?

-- Sicuro -- rispose una voce squillante. E un braccio ritondetto e nudo
fino al gomito porse la chicchera richiesta.

--  l'Eufemia, la nipote dell'ortolano che sta rigovernando le stoviglie
-- spieg la Giuditta. -- La Marianna e la Lisa non si reggevano sulle
gambe e sono andate a buttarsi sul letto.

-- Troppo giusto... Anche quelli di l avrebbero diritto di riposare
un'oretta -- soggiunse il medico alludendo a Giacomo e alla Maddalena,
intenti a spazzare e spolverare l'attiguo salotto da pranzo.

-- Presto sar qu Bortolo -- disse la Giuditta. -- Ha voluto far prima un
giro in giardino per verificare i guasti prodotti dal temporale... E poi
manderanno qualcheduno dalla fattoria...

-- Tanto meglio... Ma non  deposto questo caff?

-- Cercavo la zuccheriera.

Il dottore fece un segno negativo col capo.

-- Niente zucchero.

-- Allora, eccomi qu -- ripigli la Giuditta, riempiendo fino all'orlo la
tazza. -- Sar troppo leggero.

Vignoni aspir voluttuosamente l'aroma che si sprigionava dalla tazza
fumante, e dopo aver bevuto due sorsi dichiar: -- Va benissimo...
Pretendono che sia un veleno, ma basta il profumo per rintonare i nervi.

-- E che bisogno... -- principi la donna.

-- Zitto! -- interruppe il dottore. -- C' gente di l, e mi par d'aver
sentito pronunziare il mio nome.

-- Ora lo cercheremo -- diceva una voce maschile.

-- Quest' Bortolo -- osserv la Giuditta tendendo l'orecchio.

-- Era qu un momento fa -- replicava un'altra voce, quella della
Maddalena.

A rischio di bruciarsi la lingua e il palato, Vignoni vuot in un colpo
la tazza, la pos sulla tavola e corse in sala.

-- Sono qu ancora. Che c'?... Ah, un telegramma...

-- Viene da Milano -- disse il procaccia.

-- Lo so, lo so -- rispose tranquillamente il dottore ammaestrato
dall'esperienza a non chiedere l'osservanza del segreto telegrafico ai
piccoli uffici dei paesi di campagna. Dopo aver spiegato il foglio e
lettone il contenuto, trasse un respiro di soddisfazione, e riprese,
dirigendo la parola alla Maddalena: -- Quel medico che abbiamo chiamato a
consulto arriver a San Vito con la corsa delle 11; gli andr incontro
io alla stazione... Ma che la carrozza sia pronta per le 10... Cos,
cammin facendo, mi fermer dieci minuti a casa mia.

Diede un'occhiata a Bortolo e al procaccia ch'erano inzaccherati fino al
colletto della camicia, e soggiunse in tono interrogativo: -- Strade
pessime, non  vero?

-- Un orrore.

-- Impossibile servirsi della bicicletta?

-- Impossibile.

-- Pazienza! Tenter pi tardi, a piedi -- sospir Vignoni che doveva far
due o tre visite nei dintorni.

Firm la ricevuta del telegramma e risal dalla sua ammalata.




XXV.


La carrozza che doveva riportare il dottor Locresi alla stazione di San
Vito era ferma davanti alla scalinata, e il celebre clinico, aitante
della persona malgrado i suoi sessantacinque anni, stava accommiatandosi
da quelli della famiglia (a eccezione dei due vecchi Torralba c'erano
tutti) che facevano cerchio intorno a lui nella sala d'ingresso.

-- A parer mio  scongiurato il pericolo -- egli ripeteva -- e non 
nemmeno probabile una ricaduta se non si rinnovano le condizioni che
hanno prodotto la crisi. Certo occorrono grandi riguardi nella
convalescenza. Le risparmino qualunque emozione, non stiano mai in
troppi nella sua camera, non la lascino parlar troppo, non la
contraddicano... La trattino un poco come si tratta una puerpera.

Poich in quel momento gli sali al naso un acuto odore di muschio, il
dottor Locresi fece un sorrisetto e continu: -- E appunto come dalle
puerpere, niente profumi...

I due Alvarez, i quali dopo un sonno ristoratore s'erano lavati,
pettinati e vestiti con la solita cura, arrossirono sentendosi in colpa
e si tirarono in disparte; ma la Marial finse di credere che
l'allusione potesse colpire anche lei, e toltosi dal seno un innocente
mazzetto di gagge lo porse con garbo civettuolo a Locresi.

--  l'unico profumo che ho addosso e ne faccio volentieri il sacrificio;
lo accetta?

Un lampo giovanile pass negli occhi del vecchio scienziato che in altri
tempi non era stato sordo ai dolci inviti d'amore. Egli infil il
mazzolino nell'occhiello del soprabito, e stringendo nella larga mano
muscolosa le piccole dita affusolate da cui veniva l'offerta -- Questo
non avrebbe fatto male a nessuno -- rispose -- ma fa troppo bene a me
perch io non lo accetti con gratitudine.

-- Quando torna, dottore? -- domand Cesare Torralba.

--  poi necessario ch'io torni? -- chiese, alla sua volta, Locresi. -- Il
nostro bravo Vignoni...

-- No -- interruppe questi. -- Una sua seconda visita mi sembrerebbe molto
opportuna.

-- Torni, torni -- soggiunse la Marial.

E gli altri insistettero anch'essi: -- Torni, torni.

Dopo aver consultato il suo taccuino, Locresi ripigli: -- Prima di
gioved  impossibile...

-- Gioved dunque -- disse la Marial. -- Ci trova ancora...

-- Come?  sulle mosse?

-- Siamo tutti sulle mosse -- spieg Cesare. -- Io per non abbandoner
Villarosa fin che mia sorella non sia ristabilita.

-- E neppur io -- afferm con enfasi Tullio.

L'Antonietta si avvicin carezzevole alla sua mamma. -- Anche noi
resteremo, non  vero?

Invece la Letizia Alvarez e Luciano e Girolamo, se le cose prendevano
una buona piega, sarebbero dovuti partir prestissimo. Anzi Luciano non
era nemmeno sicuro di rimanere fino a Gioved.

Di l dalla portiera il cocchiere fece un segno con la frusta.

--  tardi? -- chiese Cesare Torralba insinuando la testa fra i due
battenti.

-- No -- rispose Piero -- ma nello stato in cui sono le strade non si pu
correr troppo.

-- In tal caso, buon giorno a tutti -- disse Locresi. E scambiate le
ultime strette di mano, scese frettoloso la scalinata e si cacci nel
_coup_.

-- A gioved -- gli gridarono dietro, mentre la carrozza si metteva in
movimento, ed egli, abbassato a mezzo il vetro dello sportello, salutava
con replicati cenni del capo.

Indi il crocchio si sciolse. La Marial e l'Antonietta entrarono nelle
stanze del commendatore Ercole e della signora Laura; Cesare e il dottor
Vignoni tornarono dall'Angela; Luciano, Girolamo e l'Adele si ritirarono
per attendere alla loro corrispondenza; la Letizia e i due figliuoli,
ancora tutti rimescolati dalle peripezie della notte, pensarono bene di
salir nelle loro camere per riposarsi; Giulio Frassini, che aveva gi
fermato l'attenzione sopra un _motivo grigio_ degno del suo pennello,
and a piantare il suo cavalletto presso una finestra del primo piano,
luogo propizio per aver ogni momento notizie della cognata.

Tullio intanto scese in giardino con l'idea di fare una camminata fuor
della villa malgrado il cattivo tempo; poi, giunto al cancello, si
arretr spaventato dal fango della strada maestra, e rimase a passeggiar
su e gi davanti alla casa, sulla ghiaja minuta che pareva sgretolarsi e
fondersi sotto i suoi piedi. Era stato sino a poco addietro cos in
angustie per la zia Angela che avrebbe dovuto esser lieto delle
assicurazioni esplicite di Locresi; e certo _di queste_ era lieto, ma
ora egli sentiva rinascere in s un'altra pena, un altro cruccio; come
chi non si libera da un sogno angoscioso che per ricadere in una diversa
ma non men triste realt. Gli tornava alla mente il suo ultimo colloquio
con l'Antonietta; gli risonavano all'orecchio gli amari sarcasmi ch'egli
le aveva slanciati a proposito dei due Alvarez, e non sapeva capacitarsi
che i suoi rapporti con la cugina dovessero, di punto in bianco, essersi
mutati a quel modo... Non eran trascorsi che due giorni, e nel giardino
pieno di fragranza e pieno di sole le loro anime s'erano intese, i loro
cuori s'erano promessi; e jeri, jeri invece l'Antonietta lo aveva
rispinto con quella sua dichiarazione di donna seria e matura che
rinunzia all'amore e al matrimonio... Per il padre, diceva lei... Ma
perch? Il padre non era n vecchio, n infermo, era un _mattoide_
tranquillo, infatuato d'un'arte che nessuno capiva. Che poteva fargli
l'Antonietta?  vero, Giulio Frassini non aveva conforti dalla moglie,
sempre in traccia di nuovi galanti (e qu Tullio arrossiva rammentando
la vampata di desiderio che gli si era accesa in corpo al cospetto della
bella quadagenaria); ma correva pur voce che il marito si procurasse
anch'egli le sue distrazioni, e da quando in qu il libertinaggio dei
parenti  motivo sufficiente al sacrifizio delle figliuole? No, no; era
necessario che Tullio avesse con l'Antonietta una spiegazione pi ampia,
ch'egli le strappasse di bocca le ragioni effettive della sua
condotta... S'ella era capricciosa, volubile, se le sue simpatie si
trasformavano in ripugnanze dall'oggi al domani, aveva l'obbligo di
confessarlo; egli avrebbe chinato il capo, perdonando forse,
allontanandosi certo per sempre; ma cos no, cos non doveva finire.

Rientrato in casa con questi propositi, Tullio ebbe la fortuna
d'imbattersi subito nell'Antonietta che usciva dalle camere dei nonni
per recarsi dall'Angela.

-- Dove vai?

-- Dalla zia -- ella rispose.

-- Non c' lo zio Cesare?

-- Vado a dargli il cambio.

-- Aspetta... Vengo anch'io.

-- Non troppi in una volta... Hai sentito Locresi?

-- Troppi?... Saremo in due.

-- Meglio che tu venga pi tardi... Arrivederci.

Tullio le sbarr il cammino.

-- Un momento!

E assicuratosi che non c'era nessuno, ripigli a voce bassa: -- Ieri, a
due riprese, ci siamo dette delle cose aspre...

-- Ieri?... Mi pare un secolo... C' passata di mezzo la malattia della
zia.

-- Ora la zia sta meglio e possiamo ben ricordare -- not il giovine. E
ripet: -- delle cose aspre.

-- _Tu_ le hai dette -- interruppe l'Antonietta arrossendo lievemente. --
Ma figurati s'io te ne serbo rancore.

Tullio s'irrit della calma con cui ella gli parlava; s'irrit di quel
suo atteggiarsi a regina offesa e clemente.

-- Pu essere che il mio linguaggio fosse pi acre nella forma -- egli
rispose. -- Il tuo era assai pi grave nella sostanza... Perch
distruggere quello che tu stessa avevi edificato?... Ti rammenti,
Sabato?

Ella s'imporpor in viso.

-- Rammento, s.

-- Ti burlavi di me allora?

-- Oh Tullio -- ella supplic giungendo le mani.

-- E se non ti burlavi, vuol dire che tu muti idea come muti vestito...
Pensa, Sabato, jer l'altro... Io avrei ben diritto di saper quel ch'
accaduto in ventiquattr'ore...

-- Ma Tullio -- replic l'Antonietta -- ho pur cercato di persuaderti...

-- Se non hai migliori ragioni? Quelli eran pretesti...

-- Non lo credere, Tullio...  la verit... Tu non puoi intendere...

-- Precisamente -- egli insist. -- Non _posso_ intendere... E _voglio_
esser messo in grado d'intendere... Mi sembra di non aver pretese
eccessive... Parla!...

-- Non ora, non ora -- pregava l'Antonietta guardandosi intorno. -- Siamo
soli per miracolo.

-- Quando dunque?

-- Oh Dio! Presto... Fra qualche giorno... Quando saremo proprio
tranquilli sul conto della zia Angela... Lasciami, via... Ecco, han
sonato al cancello... Visite, sicuramente... Ma oggi i nonni non
ricevono nessuno... Bisogna avvertire la mamma...  appunto di l, dai
nonni... Me lo fai tu questo piacere... Io salgo dalla zia Angela... Sii
buono, Tullio... Oh, anche tu sei molto cambiato da Sabato -- ella
concluse con quell'arte soprafina che hanno le donne di metter dalla
parte del torto chi discute con loro.

Riuscita cos a liberarsi, infil la scala, mentre Tullio rimaneva l
con un palmo di naso, sapendone quanto prima e pure ammansato dal calore
di quello sguardo, dalla carezza di quella voce il cui eco gli vibrava
ancora nell'anima.

Su, nell'andito del primo piano, Giulio Frassini, seduto dinanzi al suo
cavalletto, chiam la figliuola per mostrarle il suo schizzo.

-- Se riesce, lo destino alla zia Angela... Credi che lo accetter?

-- Perch non dovrebbe accettarlo?

-- Gi non glielo offro se non  degno di lei... Che te ne pare?

L'Antonietta si schermiva.

-- Non me ne intendo, io.

-- Falsa modestia... Credi forse che se ne intendano gli accademici?... O
quei barbassori dei giur di Venezia e di Monaco che rifiutano i miei
quadri?... Sono gli artisti di professione quelli che non se ne
intendono, guastati come sono dai loro preconcetti... Sentiamo... C' il
_grigio_?

Che ci fosse il grigio non c'era dubbio, perch anzi non c'era altro che
quello. E la ragazza non poteva non riconoscerlo.

-- Quando c' il grigio -- ripigli Frassini con una logica inappuntabile
-- non ci pu non esser _l'effetto del grigio_... Mancher qualche
pennellata.

L'Antonietta si abbrancava a questa tavola di salvezza. -- Ecco, bisogna
vederlo finito.

-- Sempre relativamente per -- ribatt il pittore le cui teorie
contraddicevano all'idea del _finito_. -- Sempre relativamente. Che cosa
c' di finito a questo mondo?... Guarda quel cielo... Una nuvola e poi
un'altra... e poi ogni nuvola cambia d'aspetto... Dar l'idea di ci ch'
perpetuamente mutabile con segni che non mutano mai... ecco il cruccio
dell'artista... se l'artista c'... Ma quanti ce ne sono?

-- Povero babbo! -- pensava l'Antonietta rinunziando a seguir lo
svolgimento delle complicate teorie paterne. -- Povero babbo!

Era persuasa anch'ella ch'egli fosse un cervello malato; e pure avrebbe
voluto aver torto, avrebbe voluto veder uscire dalle mani di lui il
capolavoro da tanto tempo promesso; vederlo trionfare de' suoi
dileggiatori e de' suoi nemici... Ah, quand'egli non fosse pi un
debole, un perseguitato, ella non avrebbe pi sentito il dovere di
sacrificarsi interamente a lui, di soffocare le proprie inclinazioni, di
spezzare il proprio avvenire.

Giulio Frassini accenn alla camera dell'Angela che si apriva in quella
saletta d'ingresso.

-- Seguita bene -- egli disse.

-- Spero... Ora vado...

-- S -- ripet Frassini. -- Seguita bene... Lo so da Vignoni ch' passato
dianzi di qu...  andato a riposarsi una mezz'oretta non so dove... Non
ha chiuso occhio in tutta la notte...

--  una gran fortuna aver un medico cos premuroso -- esclam
l'Antonietta. -- Se la zia guarisce  merito suo.

Frassini tentenn la testa.

-- Noi gli dobbiamo certo molta riconoscenza. Ma il merito principale non
 suo...

-- O di chi dunque?

-- Sei tu che l'hai salvata!

-- Io?

-- Tu, tu... E hai fatto opera santa... Non c' che lei in questa casa...
come non ci sei che tu nella nostra... se pur la nostra pu dirsi una
casa...

Il pittore aveva deposto i pennelli e la tavolozza, e alzatosi in piedi
aveva cinto con un braccio la vita della figliuola quasi a difenderla da
un rapitore invisibile. I suoi occhi la covavano con un amore geloso,
egoista, esclusivo.

L'Antonietta scoppi in singhiozzi.

-- Antonietta, Antonietta, perch piangi? -- grid Frassini fuori di s.

-- Non  nulla, non ci badare -- ella rispose frenandosi. -- Sono i miei
nervi... Dopo tante emozioni... Non  nulla... Dalla zia mi quieto
subito.

-- Vuoi presentarti dalla zia cos?

La ragazza s'asciug in fretta gli occhi e si sforz di sorridere.

-- Ecco, la crisi  passata... Lavora, babbo, lavora...

Egli la baci in fronte e l'accompagn fino all'uscio della camera
dell'Angela, senza entrare.

-- Dille che m'informo sempre di lei e che la saluter domani...




XXVI.


Fu quella una giornata campale per la Marial alla quale tocc far gli
onori di casa. E non c' dubbio che quest'ufficio era pi adattato a lei
che a sua sorella Letizia o a sua cognata Adele, tutt'e due scontrose
una peggio dell'altra. Ella almeno era amabile, vivace e priva d'ogni
sussiego. Le visite, si pu immaginarselo, non mancarono. Tutti coloro
ch'erano accorsi jeri a festeggiar le nozze d'oro dei vecchi Torralba
accorrevano oggi a chieder notizie dell'Angela di cui s'era sparsa la
voce che fosse proprio agli estremi.

Tra i primi, s'intende, don Luca e don Antonio, sorpresi di non dover
adempiere alle funzioni del loro ministero, essi che avevano temuto di
arrivar troppo tardi.

--  vero che se ci fosse stata urgenza ci avrebbero chiamati -- osservava
don Luca in tono agrodolce per ricordare alla famiglia i suoi doveri
verso la religione.

-- Meglio che non ce ne sia stato bisogno -- soggiungeva il conciliativo
don Antonio. E s'ingolfava in una discussione medica con la Marial.
Secondo lui la signora Angela aveva avuto una semplice _stornit_
dipendente da imbarazzo di stomaco; e in questi casi non c'era nulla di
meglio che un bicchiere d'acqua di Janos.

Ma don Luca tagli corto ai discorsi e prese congedo, tirandosi dietro
il facondo arciprete che non osava contraddire per due giorni di fila ai
desideri del suo superiore gerarchico.

-- Un sacerdote non ha nulla da guadagnarci a star con quelle donne --
not, cammin facendo, l'austero curato.

-- Per -- obbiettava rispettosamente don Antonio -- sentimenti cristiani
li ha, e si potrebbe sperare con qualche buona parola a tempo e luogo...

-- Vorrebbe convertirla?... Lei? -- salt su il parroco, fiutando una
grossa presa di tabacco e ficcando gli occhietti penetranti in viso
all'arciprete che arross fino alla radice dei capelli e balbett: --
Io?... Non dico questo... Ma qualcheduno pi degno...

Via via si succedettero a Villarosa il maestro di scuola con la
consorte, la signora Cesira, il segretario comunale, e l'assessore
anziano, e il farmacista, e il cavalier Soldani, e la moglie di Vignoni,
una donnetta timida, disseccata e invecchiata precocemente dai parti
numerosi, la quale avendo sentito magnificar dal marito questa sorella
della signorina Angela era stata colta da un principio di gelosia, e
ora, al cospetto della sirena, si consolava pensando che una dama cos
bella ed elegante e d'apparenza cos giovanile non poteva perdere il suo
tempo con un rozzo e maturo medico di campagna.

Il visitatore pi zelante fu il povero _conte_ Mazzi ch'era gi stato la
mattina presto e torn verso sera. Per disgrazia egli era pi sordo che
mai e pi che mai inetto ad accogliere nel piccolo cervello due idee in
una volta, tantoch essendo riuscito con fatica nella mattina a capire
che l'Angela stava male non sapeva intendere nel pomeriggio ch'ella
stesse meglio e seguitava a profondersi in condoglianze e lamentazioni.

-- Non me ne posso dar pace... Mi figuro lo stato del commendatore e
della signora Laura... Che colpo, che perdita!

La Marial si spolmonava.

-- Ma scusi, non  mica morta.

Il vecchio conte che aveva clto soltanto l'ultima parola alz le
braccia al cielo: -- Morta!

La Marial slanci tre _no_ consecutivi che suonarono come tre colpi di
revolver.

-- Ah, dicevo bene! -- esclam il Mazzi. E Voleva aggiungere, ma la sua
timidezza glielo imped: -- Perch urla? Non sono poi sordo a quel punto.

-- Anzi migliora -- riprese la Marial nello stesso diapason.

-- _Finora_ -- interpret il _conte_ Mazzi. E l'avverbio parendogli strano
ebbe un vago sospetto che la sua interlocutrice lo canzonasse. Onde si
licenzi con molto decoro, balbettando. -- Speriamo... Fin che c' fiato
c' speranza... Si son visti tanti miracoli... Auguro di cuore...

Ma il commendatore Ercole, quando la Marial gli ricomparve dinanzi, non
seppe nascondere la sua impazienza.

-- La finiremo con queste visite... La bella compagnia che ci fate..

Insieme coi genitori c'era il solo Cesare.

-- La Letizia e l'Adele hanno lasciato a me tutte le seccature -- disse la
Marial. -- Sarebbe tempo che si decidessero a scendere... quantunque io
non sappia ormai chi possa venire...

-- Ormai  tardi e, fuor che Vignoni, non deve venir nessuno -- dichiar
in tono perentorio il commendatore. -- Anzi, suona il campanello...

Durante il giorno l'ex Prefetto era stato assai accasciato e pareva aver
dimesso i fieri propositi di riafferrar le redini della casa; l'energia
gli tornava col calar della sera.

E diede una lunga sequela d'ordini alla servit: -- Non introdurre in
casa altri che il medico, chiuder le imposte, accendere i lumi,
rimettere un po' di legna nella stufa, portar la _teiera_ con l'acqua
calda, salir da _quelle signore_ e da _quei signori_ e pregarli di
_favorire_ a prendere il t, mandando intanto qualcheduna delle donne
dalla signorina Angela.

-- Poco fa c'era la Giuditta, la moglie del giardiniere -- osserv Cesare.

Il servo Giacomo soggiunse che c'erano anche la signorina Antonietta e
il signor Tullio.

-- Ma scendano -- ripet il commendatore Ercole. -- Per una mezz'ora pu
bastar la Giuditta, o un'altra delle donne.

E soggiunse che si voleva far passar l'Angela per pi grave di quello
che non fosse.

Egli era salito dalla figliuola prima e dopo del consulto, una volta
solo e una volta con la moglie, e, quantunque i suoi occhi deboli non
gli permettessero di giudicare dell'aspetto dell'ammalata, aveva subito
sentenziato che si esagerava e che Vignoni s'era spaventato fuor di
ragione.

Anche la signora Laura, avvezza a pensar con la testa del marito, diceva
su per gi le medesime cose. L'Angela s'era affaticata troppo
nell'ultima settimana, e poich non era un colosso soffriva
d'esaurimento nervoso. Roba di cui si guarisce con due o tre giorni di
letto. Intanto Vignoni, del quale non si poteva dir mai abbastanza bene
per lo zelo dimostrato in questa occasione, non aveva pi tempo di
badare a quelli ch'erano forse a peggior partito dell'Angela. Ahi, ahi,
ahi! E la querula signora si lagnava, secondo il solito, di dolori in
tutte le parti del corpo. E nessuno le aveva fatto il massaggio, ed ella
non aveva nemmeno preso le sue pillole all'ora giusta, e Locresi non le
aveva dato retta quand'ella gli aveva chiesto di suggerirle uno
specifico pei suoi reumi.

A quest'uscita per il commendatore scattava.

-- O che specifico? Come se tu non avessi gi vuotate le farmacie?... Non
lo sai ancora, povera grulla, che per gente della nostra et non c'
specifico che tenga?... Aspetta che nasca il dottore capace di levarci
trent'anni di dosso, e allora, se saremo vivi, chiameremo quello... In
quanto a Locresi, ha detto di tornar Gioved, e se torna, padrone... Ma
questi consulti son lustre, voluti dai medici che sono in lega fra loro
a spalle dei gonzi... L'Angela non aveva bisogno di Locresi per guarire,
e quando si tratter di firmare il passaporto a noi vecchi ce ne sar
d'avanzo di Vignoni.

Per poco la famiglia stette riunita in camera dell'ex Prefetto a
prendere il t, apparecchiato dalla Marial e distribuito
dall'Antonietta. Poi successe una nuova dispersione; Luciano e Girolamo
fecero attaccare il cavallo per recarsi a San Vito a impostare le loro
lettere; Frassini, sfidando l'umido e il bujo, s'avventur nei meandri
del giardino; i due Alvarez andarono in rimessa a dar un'occhiata al
loro _tandem_ ancora tutto imbrattato di mota dopo la spedizione della
sera precedente; Tullio disse ad alta voce che tornava dalla zia Angela,
nella speranza di tirarsi dietro l'Antonietta. Ma l'Antonietta fu
trattenuta imperiosamente dal nonno, per leggergli i giornali.

-- Dall'Angela vengo io -- dichiar la pomposa Letizia che aveva un po' di
rimorso di non esser stata in tutta la giornata dieci minuti di seguito
dalla sorella.

Coi vecchi rimasero, oltre all'Antonietta, Cesare, la Marial e l'Adele.
Quest'ultima s'era avvicinata alla tavola e leggeva il _Figaro_ per
conto suo.

-- Or ora vedrete che s'arrabbia -- disse piano la signora Laura
rivolgendosi ai figliuoli che le sedevano accanto; -- la politica lo fa
sempre arrabbiare.

Tir un sospirone e soggiunse: -- Pensate che allegria nell'inverno
quando siamo noi tre soli e si deve accendere il lume alle 4!... Ahi!...
Tiratemi un po' su lo sciallo... su questa spalla... Pi alto... Cos...
Tutta una doglia, tutta una doglia...

-- Scioperi, scioperi e scioperi -- brontol l'ex Prefetto. -- Ai miei
tempi ce n'era uno ogni tanto e se ne veniva a capo presto, facendo far
giudizio ai sobbillatori.

-- Aprir gli occhi al popolo non  sobbillarlo -- not l'Adele alzando gli
occhi dal _Figaro_.

-- Ah dimenticavo -- ripigli il commendatore -- che anche tu e tuo marito
recitate la commedia del socialismo.

-- Non  vero. Girolamo siede all'estrema sinistra ma non  socialista.

-- Sar _socialistoide_... poich hanno inventato le parole in _oide_ per
quelli che vogliono salvare le apparenze... Meno male che non  deputato
di questo collegio... Se no, verrebbe a scaldar la testa ai nostri
contadini... Gi, avvocati e deputati, gran pescatori nel torbido.

-- Una volta lei non era col Governo -- insinu la nuora.

-- Col Governo? -- proruppe il commendatore Ercole scandalizzato dalla
supposizione. -- Non ero, non sono e non sono mai stato col Governo...
nemmeno quando ne facevo parte anch'io... Chi pu esser col Governo in
Italia... Da Cavour in poi non s' avuto un uomo... Tutte mezze figure,
tutti fantocci di stoffa, gente che per tenersi a galla ha stretta
alleanza coi farabutti a danno dei galantuomini... Il Governo da circa
una quarantina d'anni semina l'ingiustizia e ora raccoglie quel che si
merita.

-- Dovrebb'esser dunque d'accordo con noi -- ripigli l'Adele.

-- Nossignora, nossignora -- protest con energia il vecchio Torralba. --
Perch quello che ci preparate  peggio di quello che abbiamo, perch
voi tribuni in guanti gialli non siete in buona fede e scrollate la casa
nella sola speranza che il tetto cada sulla testa degli altri... Li
conosco io i tribuni in guanti gialli, sin da quando ero Prefetto...
Mutano le persone, ma il tipo non cambia... Gran democratici, grandi
amici del popolo; ma se un conduttore di ferrovia, se un usciere non
cava loro tanto di cappello, apriti cielo!... Reclamano ordini di
trasloco, ammende, destituzioni, e guai al Ministro che non si piega...
Eh, le democrazie ce ne fanno vedere di belle... Di l dall'Oceano poi,
dove il mio signor figliuolo Cesare ha creduto bene di trapiantar le sue
tende, lo spettacolo sar completo...

Chiamato in causa, Cesare, che aveva taciuto fino allora, se la cav con
poche parole.

-- L'America  un paese _sui generis_ che non si pu giudicare coi nostri
criteri... La politica vi ha le sue magagne come da noi e peggio che da
noi; ma di buono c' questo, che la vita vi si svolge fuori della
politica.

-- Aahh! -- fece la Marial con un comico sbadiglio. -- Non potreste
_svolgervi_ anche voi fuori della politica?... Che gusto c' di
guastarsi il sangue?

Il commendatore si strinse nelle spalle senza rispondere.

Vi fu una breve pausa durante la quale l'Adele usc con un pretesto
qualunque.

-- Devo leggere ancora? -- chiese al nonno l'Antonietta, deponendo un
giornale e prendendone un altro.

-- Che foglio ?

-- La _Tribuna_.

-- Sentiamo i titoli degli articoli principali.

-- _La questione agraria nel Mezzogiorno._

-- Tira via.

-- _Alluvioni in Sardegna._

-- Sempre cose allegre. Avanti!

-- _Il discorso dell'Onorevole Fusi._

-- Oh Dio! Son trent'anni che chiacchiera senza concludere. Non
occupiamocene.

-- _Il delitto di Caserta._

Era un delitto passionale, con particolari alquanto scandalosi che si
trascinava gi da un pajo di settimane nelle gazzette.

La Marial, da madre saggia, intervenne. Ella non si curava molto di ci
che la sua figliuola poteva vedere o udire fra le pareti domestiche, ma,
in quanto alle letture, non transigeva.

-- O babbo, non farai mica leggere quelle porcherie all'Antonietta.

Il commendatore non replic verbo, perch, come gli accadeva
frequentemente dopo essersi eccitato a discutere, aveva chiuso gli occhi
e s'era assopito.

L'Antonietta fece per alzarsi pian piano, ma la signora Laura l'arrest
con un cenno.

-- No, non ti muovere per ora... E continuiamo a parlare fra noi. Se no,
si sveglia in sussulto e quando gli si dice che dormiva va in bestia.

-- Salta alla rubrica _Fiori d'arancio_, e al _Necrologio_ -- soggiunse la
Marial. -- Sentiamo chi s' sposato e chi  morto in Italia.

La Marial che aveva un'infinit di relazioni trovava persone di
conoscenza cos tra i nuovi maritati come tra i defunti, e riferiva
aneddoti e tracciava biografie con una libert di linguaggio da
disgradarne quasi le cronache del _delitto di Caserta_.

-- Marial! -- ammon Cesare in tono di rimprovero, una volta ch'ella
n'ebbe sballata una di troppo grossa.

Ella, fraintendendo ad arte il significato della protesta fraterna, si
mise a ridere.

-- Tanto puritani siete in America?

E continu per un poco finch l'uscio si aperse ed entrarono insieme
Giulio Frassini e il dottor Vignoni.

-- Dio, che aria! -- esclam la signora Laura.

-- Chi ? Cos'? -- disse il commendatore destandosi bruscamente e
stirando le braccia.

Il dottore salut col gesto e con la voce.

-- Buona sera a tutti. Siamo noi, commendatore. Io e il signor Giulio.

E soggiunse, fregandosi le mani: -- Ah, sono proprio contento...

-- E stato dall'Angela?

-- Sicuro. E come dicevo dianzi al signor Giulio le cose procedono
egregiamente... Polso ottimo, testa libera... Debole ancora,
s'intende... ma questo passer... Intanto s' potuta metter a sedere per
qualche minuto sul letto e ha preso sotto i miei occhi una tazza di
brodo con un rosso d'ovo... Ho gi disposto per la notte... Non importa
che vegli alcuno della famiglia...

E poich l'Antonietta e Cesare si offrivano a gara, il medico seguit: --
No, sarebbe inutile... Ho dissuaso pure il signor Tullio... Dalla
signorina Angela fino alle due ci star la Giuditta, dalle due in poi la
cuoca.

-- Dunque la Maddalena torner nella sua camera, presso di noi? -- chiese
la signora Laura.

-- Appunto. Nella sua camera o nell'andito... Ho pensato che a loro
poteva far comodo...

-- Comodo?...  una necessit assoluta... Siamo due poveri invalidi.

Il commendatore Ercole s'infastid.

-- Eh, se avessi la mia buona vista non mi sentirei invalido niente
affatto... Sono questi occhi... Mai avrei immaginato in giovent che mi
toccasse una disgrazia simile...  vero che ormai c' cos poco di bello
da vedere.

-- Via, commendatore -- ribatt Vignoni -- si consoli all'idea che i suoi
occhi, per deboli e stanchi che siano, le serviranno ancora abbastanza
da veder la sua figliuola guarita.

E disgustato di quest'egoismo senile che tutto riferiva a s stesso, e
come non aveva prima voluto comprendere la gravit della catastrofe
minacciante la famiglia, cos oggi mostrava di non apprezzare al suo
giusto valore lo scampato pericolo, il dottore si volt a discorrere con
Cesare e l'Antonietta che lo tempestavano di domande circa alla cara
ammalata. Si sarebbe rimessa perfettamente? Non si sarebbe risentita di
questa scossa? Si sarebbe potuta alzar presto? Sarebbe stata in grado di
riprendere il governo della famiglia?

In quel mezzo Frassini era fatto bersaglio ai sarcasmi della moglie.

-- O che hai traversato una palude? Non t'accorgi che sei inzaccherato
fino al ginocchio. Dov'eri?

-- In giardino.

-- Sotto l'acqua?

-- Che importa? Ci fu un momento in cui la luna apparve tra due nuvoli
con un effetto maraviglioso.

-- Hai le traveggole? La luna? Con questo diluvio?

Fuori scrosciava la pioggia.

-- Per un attimo... Allora cadeva appena qualche goccia.

La signora Laura gett uno sguardo severo sul genero.

-- Tirati in l... Si sente che sei fradicio... Come se ci fosse poca
umidit in queste camere.

La Marial spinse suo marito verso l'uscio.

-- Ors spicciati, e va a mutarti prima di cena... si cener anche
stasera, speriamo... E verranno di l anche il babbo e la mamma.

I vecchi Torralba non erano nella giornata mai usciti dallo loro stanze,
ma Vignoni li persuase a uscirne la sera per cenare col resto della
famiglia.

-- Lei si trattiene con noi? -- disse il commendatore.

-- Se vogliono...

-- Rimanga, rimanga, Vignoni... Cos mi far un po' di massaggio --
soggiunse, in tono di preghiera, la signora Laura.

La cena fu breve e silenziosa. Il commendatore Ercole e la consorte
venuti a tavola contro voglia davano segni manifesti di stanchezza,
Vignoni che non aveva chiuso occhio da ventiquattr'ore cascava dal
sonno, la Marial, ridotta a non poter civettar con nessuno, aveva
perduto tutto il suo brio e durava una fatica enorme a reprimere gli
sbadigli. In generale i commensali, dopo essersi rallegrati a vicenda
del miglioramento dell'Angela, si stillavano invano il cervello per
trovar soggetti di conversazione che non offrissero appiglio a litigi.
Gli  che nella maggioranza di quegli uomini e di quelle donne, pur
congiunti da stretti vincoli di sangue, mancava ogni affinit morale ed
intellettuale, e la lunga lontananza non aveva potuto che acuir le
differenze native. Anche quelli che per un istante avevano creduto
d'aver interessi comuni (Girolamo, la Letizia, l'Adele) sentivano
svegliarsi in cuore i mutui sospetti, e poich non potevano andar
interamente d'accordo si pentivano e vergognavano delle confidenze
scambiate, e, pi ancora, dell'aver ricorso per ajuto a Luciano. Per
peggio, Luciano e Girolamo erano freschi freschi d'una disputa vivace in
carrozza a proposito di _destra_, di _sinistra_, di legge elettorale, di
monarchia, di repubblica. N il sussiego degli adulti era medicato dalla
corrente di simpatia che suol nascere fra i giovani e che sparge un
calore benefico intorno a s. Duri, impettiti nel loro _smoking_
all'ultima moda, nella loro camicia insaldata, nei solini alti e nella
cravatta nera, i due Alvarez slanciavano delle occhiate obblique a
Tullio Torralba, decisi a rintuzzare con energia ogni sua nuova
provocazione e tanto pi fermi in queste disposizioni belligere quanto
meno egli mostrava occuparsi di loro. Invero, se non fosse stato il
profumo di muschio ch'essi esalavano, egli avrebbe appena avvertito la
loro presenza, intento com'era a scrutar la fisonomia dell'Antonietta, a
leggervi, s'era possibile, gl'intimi segreti. Ella, seduta fra i nonni
al posto della zia Angela, si sforzava d'esser disinvolta e serena;
pure, quando lo sguardo del cugino si fissava troppo insistentemente su
lei, un lieve rossore le coloriva le gote, un fremito lieve le
increspava la fronte, le contraeva le labbra in atto di mite rimprovero.
Perch mi tormenti?... Ma, di l a un istante, Tullio sorprendeva, o
credeva sorprendere, nel viso della giovinetta un'espressione diversa,
piena di dolcezza umile ed accorata, quasi di chi implora perdono del
male che fa.

Ah la Sfinge, la Sfinge! Com'ella lo attirava a s, come lo incatenava!




XXVII.


-- Va meglio, va sempre meglio -- disse il Marted mattina Vignoni a
Luciano Torralba che lo accompagnava fino al cancello della villa dopo
la sua prima visita all'Angela.

-- Dunque lei crede che stasera io possa partire tranquillamente?

-- Vuol partire?.. Cos presto?

-- Eh s...  necessaria la mia presenza a Parigi. Se, Dio guardi, fosse
successa una disgrazia, se ci fosse ancora un pericolo, mi sarei
trattenuto due o tre giorni di pi... ma, capisce, laggi ho i miei
affari, ho la mia famiglia... E poi, siamo giusti, con questo tempo
Villarosa  inabitabile.

E Luciano mostr il cielo plumbeo, gravido di nuova pioggia, la terra
fradicia, gli alberi raggrinziti che a ogni fiato di vento lasciavano
cadere a gruppi le foglie.

--  vero -- consent il medico. -- Son giornate tristi... Ma passeranno...
E appena smetta di piovere avremo la caccia... la vendemmia... le
semine... A ogni modo, per brutto tempo che faccia, bisogna armarsi di
coraggio... Un buon impermeabile, un pajo di stivali a tromba e si
affronta l'acqua ed il fango.

-- Gi, gi -- rispose Luciano Torralba -- uno che abbia le sue occupazioni
si trova bene da per tutto... Il male si  ch'io non ne ho...

-- Sono in tanti in casa -- not Vignoni -- riuniti per una circostanza che
non si rinnova... Poi si disperderanno di qu e di l...

-- Pur troppo... _C'est la vie_...  la vita...

-- Peccato che la signorina Angela non abbia potuto goder d'una festa
preparata da lei... Almeno rimanessero fin che sar in grado di
scendere!...

-- Qualcheduno di noi rimarr senza dubbio... Non tutti... E non sarebbe
neanche opportuno che tutti rimanessero... L'Angela vorrebbe ripigliar
in mano il governo della casa e con tanta gente si affaticherebbe peggio
di prima.

L'osservazione era giusta e Vignoni non insistette. Solo dichiar che,
nella migliore ipotesi, non avrebbe dato all'Angela il permesso d'uscir
di camera sino alla settimana ventura. Comunque sia, Gioved si sarebbe
sentito il parere di Locresi.

--  vero -- disse Luciano -- deve tornar Locresi... Una visita inutile
ormai... E io avevo gi annunziato che mi sarebbe stato difficile di
aspettarlo... No, parto stasera... Anche per mio padre e mia madre _il
vaut mieux d'espacer ces dparts_...  meglio non andarcene tutti in una
volta... _Ah, la vieillesse_... la vecchiezza, caro dottore!

Vignoni rispose con una di quelle interiezioni inventate apposta per non
dir nulla: -- Mah!

-- E -- riprese l'altro -- volevo domandarle... Mia sorella, da domenica
sera in poi, io l'ho appena vista... Oggi, naturalmente, prender
congedo da lei... Una visitina di congedo non la stancher?

-- Oh no... si va riavendo molto pi presto ch'io non avrei sperato..
Anzi la freni, perch lei chiacchiererebbe volentieri.

-- Si figuri, non abbiamo mica da discutere.

Cos nel pomeriggio, Luciano si rec dall'Angela ch'era gi informata
della prossima partenza del fratello.

-- Addio, Luciano -- ella gli disse, mentre la Maddalena, dopo averle
rassettato i guanciali dietro la testa, si ritirava silenziosamente. --
Ho sentito che te ne vai?

Pallida in volto, ma calma, composta, serena, senza traccie visibili di
sofferenze, ella gli porse la mano su cui egli depose un bacio.

-- Me ne vado, perch ti so quasi ristabilita. _En effet, petite soeur,
tu es en beaut._

Ella respinse il complimento. -- Via Luciano, non dir sciocchezze... Sono
ancora qu, come vedi... Dio ha creduto ch'io possa essere ancora utile
a qualche cosa.

-- _Allons donc_, non sei mai stata a queste estremit.. Non hai certo
l'aspetto di chi sia scampato per miracolo alla morte.

L'Angela tentenn mollemente il capo.

-- Dolori fisici non ne ho avuti... dopo quella sera... la sera di
domenica... Quella sera s... mi sembrava che mi si conficcassero dei
chiodi nel cranio... A un punto, mi manc la terra sotto ai piedi...
devo esser caduta fra le braccia di Vignoni... Ero una cosa inerte...
Pure la coscienza non la ho mai perduta del tutto... Avevo la vaga
sensazione di scendere gi per una china ripida, in mezzo a tenebre
sempre maggiori, in una paurosa lontananza dal sole... Ma dolori, no...
Anzi ogni dolore era sopito come quando s'allentano le membra
nell'imminenza del sonno... Quanto tempo son rimasta cos?... Non lo
so... So che principiai ad avere una sensazione opposta a quella di
prima... Mi pareva di risalir verso la luce da profondit
incommensurabili... a poco a poco intorno a me le tenebre si facevano
meno dense, il silenzio si faceva men cupo. Erano ombre, erano
bisbigli...

Memore della raccomandazione del medico, Luciano interruppe la
convalescente.

-- _Enfin_ -- egli disse -- _tout cela_... tutto ci  del passato...
L'essenziale  che tu sia guarita.

--  una proroga -- riprese l'Angela... -- breve forse... Ma non ho bisogno
di molti anni per fornire il mio compito nel mondo... Ah questa bella
festa delle nozze d'oro, l'ultima pur troppo che ci avrebbe raccolti
intorno ai nostri vecchi,  stata sciupata per colpa mia...

-- Che idea!

-- Sicuro... Dovevo ammalarmi pi tardi e non darvi uno spettacolo cos
poco allegro... Vi ho funestati tutti... quei ragazzi specialmente...
Come sono stati buoni per me Tullio e l'Antonietta!... Hai un figliuolo
ch' un tesoro... E Tullio rimane a Villarosa? -- chiese l'Angela con una
certa ansiet.

-- _Ma chre_ -- replic Luciano con una scrollatina di spalle. -- Io non
lo porto via... Son gi alcuni anni che Tullio  emancipato.

-- Oh, puoi fidartene...

-- E me ne fido... Gi ho sempre pensato che... con _la contrainte_...
come si direbbe in italiano?... col far violenza non si riesce a
nulla... Tullio era ancora minorenne che lo lasciavo seguir le sue
inclinazioni... Non c' dubbio, io avrei preferito ch'egli entrasse
nella mia banca... Egli volle invece stabilirsi in Italia e dedicarsi
agli studi... Io non gli ho messo bastoni nelle ruote... Credo che
aspiri a una cattedra e speriamo che presto o tardi l'ottenga... Nella
peggiore ipotesi, pu viver del suo...

-- Quanto ha?

-- Centocinquantamila lire, la dote di sua madre su cui io gli passo il 5
per cento. E non ispende mica tutta la rendita... Ha gi un bel gruzzolo
in conto corrente... Il resto verr a suo tempo... _lorsque je filerai 
mon tour_. S'intende che allora la torta dovr andar divisa in parecchi.

-- Coi gusti semplici di Tullio quello che ha presentemente gli
basterebbe anche se dovesse formarsi una famiglia...

-- Non c' furia -- ribatt Luciano. --  cos giovine.

-- Ma anche cos solo -- soggiunse l'Angela.

Luciano scoppi in una risata.

-- _Voil comme les femmes sont faites... Elles pensent toujours au
mariage._

-- Lascia in pace il francese -- rimbecc l'Angela. E soggiunse: -- Non mi
sembra d'averci pensato molto, per me, al matrimonio...

-- Per te? -- esclam Luciano. -- Ma tu, poveretta, sei un'eccezione... Tu
ti sei sempre sacrificata pegli altri... E io intendevo dir questo: che
le donne, quando pur non pensano al matrimonio per s, vi pensano pegli
altri... Sul serio, vorresti dar moglie al mio figliuolo?

L'Angela esit.

-- Non sono che idee vaghe... Ma se c' uno che sia nato per la vita
domestica  Tullio... alieno dai divertimenti... dalle galanterie.

-- D la verit, gliel'avresti anche trovata la sposa?

Il nome dell'Antonietta sal alle labbra dell'Angela, ma uno scrupolo la
trattenne dal pronunziarlo. Temeva d'impegnarsi in una discussione per
la quale non si sentiva ancora forte abbastanza. E fece un segno
negativo col capo.

-- Si discorre cos... accademicamente... Del resto, come tu dicevi,
Tullio  libero.

Luciano allarg le braccia.

-- _Ce qu'il y a de plus libre au monde_... liberissimo... Tuttavia,
spero bene che se prende moglie, me lo far sapere... Ma tu parli
troppo, Angela... Addio, addio... Anzi arrivederci... Torner in
primavera...

Ella gli tese di nuovo la mano.

-- Addio, Luciano... Buon viaggio... Salutami tua moglie e i tuoi
figli... E se vuoi trovarmi ancora, torna presto.

-- _Quelle btise!  ton age!_... Addio, addio...

Poco dopo Luciano Torralba montava in carrozza con Tullio, diretto alla
stazione di San Vito.

Era notte; pioveva.

-- _Sacr pays! Il pleut toujours._

-- Fino a quattro giorni fa s' avuta una stagione deliziosa -- osserv
Tullio. -- Ora piover anche a Parigi.

-- _ Paris, mon cher_... a Parigi uno non si accorge nemmeno se ci sia
pioggia o sole.

-- E ti pare una bella cosa?

-- Bellissima. Ci siamo emancipati dai capricci della meteorologia e col
cielo azzurro o col cielo grigio la vita corre lo stesso, sempre
animata, sempre aggradevole.

--  febbre, non vita -- borbott Tullio.

-- _Cher enfant_ -- ribatt il banchiere dandogli confidenzialmente due
colpetti sulle ginocchia -- tu sei un ragazzo d'ingegno, sei un ragazzo
istruito, ma non capisci Parigi. _Et pourtant tu y a pass des annes._

-- Restando italiano -- disse il giovine.

-- _Moi aussi, moi aussi_ -- protest Luciano. -- Oh, io mi guardo bene dal
rinnegare la mia patria, ma i fatti son fatti, e Parigi  la vera
capitale del mondo...  l che si macina l'avvenire... E l'avvenire 
tutto... Noi altri italiani siamo imbarazzati dal nostro passato come le
signore da uno strascico troppo lungo... Tu, per esempio, ti seppellisci
fra gli archivi, in mezzo alle vecchie pergamene... _Tu es ton matre 
toi, mais c'est une piti._

Tullio non rispose. Il banchiere intanto, traverso i globi di fumo
svolgentisi dal suo sigaro d'Avana, vedeva i telegrammi accumulati sulla
sua scrivania, vedeva il _parquet_ rumoroso della Borsa, e le cifre
cabalistiche del listino, e il mento raso e la cravatta nera di
_Monsieur_ Favart, il suo fido agente di cambio. E gli pareva mill'anni
d'essere in un treno diretto, slanciato a grande velocit sulla via di
Parigi, la sola citt ov'egli potesse vivere.

Una scossa della vettura che aveva urtato contro un sasso gli strapp
un'esclamazione irosa.

-- _Sacr!... Quels chemins!_

E poich dal finestrino mal chiuso s'infiltrava qualche gocciola d'acqua
egli soggiunse: -- Tutto  vecchio in questo paese... le strade, le
carrozze.

Tullio complet il pensiero del padre. -- E le persone, pur troppo...

-- Ma! -- sospir Luciano. -- Quella Villarosa fa una tristezza...

-- E pure tu dovresti amarla per i ricordi della tua infanzia...

-- Sar... Ma non ci si stava mica molto, sai... noi maschi
specialmente... Il babbo era Prefetto e non poteva prendersi lunghe
vacanze... E poi, no, no... Non sono mai liete queste visite in luoghi
ove si  costretti a riconoscere che tutto  cambiato... e i primi a
esser cambiati siamo noi stessi... I tuoi nonni hanno festeggiato le
nozze d'oro, e sfido io a non venire!... Ma, _mon Dieu, quel serrement
de coeur!_... Il babbo, vigoroso s, ma quasi cieco... e la mamma,
un'ombra, una larva... Come non dire lasciandoli: -- Chi sa se li vedr
pi?... E anche l'Angela come invecchia presto!

-- Si rimetter -- obbiett Tullio. -- Ora  malata.

-- _ cause du surmnage, oui_... Si rimetter, speriamo... A ogni modo,
da un pezzo mostra molto pi della sua et... Non deve aver che
quarantaquattr'anni...

--  vissuta fuori del sole.

-- Proprio cos... Vi sono creature predestinate... Non era bella, ma,
pel rimanente, valeva assai meglio delle sue sorelle... Per nemmeno la
Letizia non ha da stare allegra... Com' mutata!... E Girolamo, e
l'Adele, e Giulio Frassini, e Cesare, persino Cesare che non ha compiuto
i quaranta, tutti han dato un crollo in pochissimo tempo... Non c' che
la Marial che si conservi sempre identica... E s che in fatto di
_surmnage_... Basta, m'intendo io.

Luciano fece segno d'inghiottire un boccone e non disse altro. Ma
Tullio, dopo una breve pausa, gli chiese: --  vero che ha portato via lo
sposo alla zia Angela?

-- _Tout ce qu'il y a de plus vrai_... Eh, mio cognato avr avuto molto
da lodarsi del cambio!... Matto era prima, ma con quella moglie!... 
inutile che tu ti formalizzi, ragazzo mio... _Il faut nommer les choses
par leur nom. C'est une franche coquette..._

Proprio in quel momento Luciano si ricord delle parole sibilline
dell'Angela, e volle tastare il terreno.

-- Auguriamoci che la figliuola non le somigli -- egli insinu.

La scarsa luce che il fanale projettava nell'interno della carrozza
permise a Tullio d'imporporarsi in viso senza che il padre se ne
accorgesse. E bench'egli non si fosse ancora formato un'opinione
definitiva sul conto della cugina e non si lodasse del modo in cui ella
lo trattava, sent il dovere di difenderla contro l'ingiusto sospetto.

-- Non mi sembra che l'Antonietta somigli alla madre -- egli disse con
voce abbastanza ferma.

-- Non sembra neppure a me -- assent Luciano.

-- Il male si  che se, invece che alla madre, somiglia al padre si casca
dalla padella nella brace... _C'est un dtraqu._

-- Per me -- ripigli Tullio -- credo poco alla teoria dell'eredit...
Spesso accade in noi una reazione e finiamo col diventare precisamente
l'opposto di quelli con cui siamo cresciuti.

-- In questo caso -- esclam Luciano con una risatina -- l'Antonietta
sarebbe il prototipo della saviezza... _Eh, tu vas trop vite, mon
enfant._

Una dozzina di case, una chiesa, un campanile, quattro lampioni a
petrolio, ecco San Vito. E un centinajo di metri pi in l, dopo un
simulacro di viale spalleggiato da alberi tisici, la stazione.

Luciano Torralba si lasci sfuggire un _enfin_ poco lusinghiero per
Villarosa, e tostoch la carrozza fu ferma aperse lo sportello e fu in
terra d'un salto nonostante la sua corpulenza, quasi che l'idea di
partire gli restituisse l'agilit della giovinezza.

-- Portate dentro la roba -- egli ordin a suo figlio e a un facchino. --
Io vado a spedire un dispaccio... C' tempo?

-- S -- rispose il telegrafista. Ci son dieci minuti.

Il banchiere si volt verso Tullio: -- Vengo subito... Aspettami in sala.

E a Piero che gli dava il buon viaggio mise in mano un biglietto da
dieci lire.

-- _Il faut bien se dbarrasser de ce sale papier._

Impostato il telegramma, Luciano mosse incontro a Tullio fregandosi le
mani con l'aria d'uno scolaro in vacanza.

-- _Aprs demain,  cette heure, je serai dj  Paris... Et toi, mauvais
garnement, quand viendras tu nous faire une visite?... Pour Nol au plus
tard, n'est-ce-pas?_

-- A Natale, s, spero.

-- Ma che spero?... Verrai sicuramente... _Tu es libre, toi_...

La campana annunzi l'arrivo del treno; l'inserviente spalanc la porta
della sala ove non c'erano che i due Torralba. Alcuni viaggiatori di
terza classe erano gi fuori, alla pioggia.

-- Non importa aprir l'ombrello -- disse Luciano. -- Dammi il sacco e tieni
tu la valigia... Ehi, conduttore, primi a fumare?

-- Qu.

Luciano, dopo aver abbracciato il figliuolo, sal in uno scompartimento
mezzo vuoto e colloc nella reticella il bagaglio. Poi, abbassato a
mezzo il finestrino mentre il convoglio gi si moveva, rinnov i saluti.

-- Tienmi informato dei nonni e della zia Qualche telegramma di tanto in
tanto... _C'est plus vite fait... Adieu!... Au revoir!_




XXVIII.


Il giorno seguente giunse a Villarosa un telegramma di Locresi il quale
si scusava di non poter venire il gioved come aveva promesso, essendo
chiamato all'estero da ragioni urgentissime. Sarebbe stato di ritorno
fra una settimana, ma, considerando che la guarigione della signorina
Torralba era gi bene avviata, egli sperava che la sua presenza non
fosse pi necessaria. In ogni caso, se c'era bisogno di lui, pregava di
telegrafargli a Milano.

-- Questa volta dichiaro ch' un brav'uomo -- disse il commendatore
Ercole, fregandosi le mani. -- Capisce che la sua visita  inutile e ce
la risparmia.

La Marial dissimul a fatica il suo dispetto. Ella aveva tenuto per
fermo che Locresi sarebbe tornato, se non per sua sorella, per lei, e la
disinvoltura con cui egli rinunziava alla gita le pareva una suprema
impertinenza. Non ch'ell'avesse pel vecchio dottore alcun trasporto
speciale, ma quell'uomo che portava seco le abitudini e per cos dire il
profumo d'una grande citt, quell'uomo ch'era stato pronto a rendere
omaggio alla sua grazia e alla sua bellezza le aveva fatto l'effetto
d'un raggio di luce nel cielo grigio di Villarosa, ove ormai ell'era
ridotta a dover accettare le sole galanterie di don Antonio. Anche
Vignoni, intimidito forse dalla gelosia della moglie, si teneva in
prudente riserbo, e in quanto a suo nipote Tullio al quale ell'aveva
fatto girar la testa una sera.... via, povero ragazzo.... bisognava
lasciarlo in pace.... almeno per riguardo alla parentela...

E la Marial cominci ad agitare il pensiero della partenza. Se suo
marito e sua figlia volevano restare, padronissimi; ella non intendeva
di finir l'autunno cos. E passava in rassegna le amiche che avrebbe
potuto raggiungere: una sul lago di Como, una seconda a Belgirate sul
Lago Maggiore, una terza a Varese, una quarta a Cava dei Tirreni... No,
da questa non sarebbe andata; se no, per creanza, avrebbe dovuto fare
una tappa dagli Alvarez a Posilipo, e di sua sorella Letizia e de' suoi
nipoti Max e Fritz ella ne aveva fin sopra i capelli. Dunque sarebbe
rimasta nell'Alta Italia, salvo a decidersi per un luogo o per l'altro,
dopo attinte informazioni sulla compagnia che vi avrebbe trovata.

Intanto nel pomeriggio del gioved partirono gli Alvarez per Napoli,
Girolamo e l'Adele per Roma.

Naturalmente presero commiato anche dall'Angela alla quale il dottor
Vignoni aveva per la prima volta dato licenza d'alzarsi per un pajo
d'ore. Povera Angela! Com'era pallida e debole! Come il suo corpo esile,
come il suo viso affilato si perdevano nell'ampia poltrona ov'era
distesa, fra i guanciali a cui ella appoggiava la testa e il dorso,
sotto le coperte di lana onde aveva avviluppate le gambe.

Max e Fritz baciarono la mano alla zia che non pot a meno di storcer la
bocca ed il naso. -- Quel muschio, quel muschio!

-- Ti giuro che oggi non si son profumati -- disse la Letizia mentre
faceva segno ai figliuoli di ritirarsi.

-- Se cambiassero profumo! -- biascic l'Angela.

-- Sai... i ragazzi hanno le loro fissazioni... Per me uso la violetta.

-- Io -- dichiar l'Adele -- mi contento dell'acqua di Colonia.

-- Tornerete presto? -- chiese l'Angela.

-- Io almeno ritorner prima che finisca l'inverno -- rispose Girolamo. --
Ma alla buona stagione dovresti venir tu col babbo e la mamma a Roma ed
a Napoli... Credo che con un piccolo sforzo anche loro potrebbero
intraprender questo viaggio.

La Letizia e l'Adele assentirono.

L'Angela tentenn il capo.

-- N io n loro.. ormai... Siamo destinati a finir qu.

E soggiunse fissando gli occhi in volto alla Letizia e a Girolamo: --
Tocca a voi piuttosto a venir qu per sorvegliare i vostri interessi...

Ell'abbass la voce: -- E per impedire ch'io influisca sul testamento dei
nostri vecchi.

Dominando la sua emozione per queste parole inattese, Girolamo esclam:
-- Chi pu sospettare una cosa simile?

Ma la Letizia illivid. Superstiziosa com'era, ella non riflett che sua
sorella poteva aver sorpreso il colloquio di lei con Girolamo; si figur
che l'Angela le avesse letto i pensieri nella lucidit che precede la
morte, ebbe il terrore di chi  dinanzi ad un giudice a cui nulla si pu
nascondere. E non seppe che balbettare: -- Che dici, Angela... che dici?

-- Voi l'avete sospettata -- ripigli questa senza perdere la sua calma. --
Non lo negare, Girolamo... E tu, Letizia, non mi guardare in quel
modo... Non c' nulla di straordinario... Vi ho sentiti con questi
orecchi... per caso... Siate pur sicuri che non avrei voluto sentirvi...
domenica mattina, presto... Eravate nell'orto.

-- Io non c'ero -- interruppe l'Adele cedendo a un istinto d'autodifesa.

-- Non ho detto che tu ci fossi... Oh, mi ha fatto tanto male...

Troppo altera per umiliarsi, troppo turbata per accampare una
giustificazione plausibile, la Letizia si mordeva il labbro in silenzio;
Girolamo invece tir fuori dei cavilli da legulejo.

-- Con una frase si condanna chiunque... Non puoi aver udito che una
frase staccata...

-- Tss! -- fece l'Angela portando il dito alla bocca. -- Non torturarti il
cervello a pensar delle scuse... Dimentichiamo...  meglio... Io non vi
serbo rancore.... E forse dovevo tacere.... Perdonatemi anche voi...

-- Forse dovevo tacere -- ripet pi tardi la convalescente a suo fratello
Cesare, riferendogli il discorso tenuto alla Letizia e a Girolamo. -- Ma
le parole mi son salite alle labbra mio malgrado.

Si volt verso la Maddalena che aveva finito di riattizzare il fuoco nel
caminetto. -- Ajutami un po' a mettermi a sedere. E rassettami i
guanciali... Cos... Grazie... Ora vattene pure, e se qualcheduno ti
domanda se ho compagnia, rispondi che c' il signor Cesare e che abbiamo
da parlare insieme... Guarda, Cesare, l ci dev'essere una sedia...
Quella appunto... Accostala...

Ella allung la mano fino a toccargli la spalla

-- Non mi par vero di averti vicino a me... E dacch sono tornata a letto
mi sento meglio... Era il primo giorno che mi alzavo, e in quelle due
ore son venuti tutti a vedermi, il babbo, la mamma, la Marial,
Frassini, Tullio, l'Antonietta,... e quegli altri che sono partiti...
Sono stati gli ultimi, e forse perch'ero pi debole, non mi son potuta
frenare.

-- Non aver rimorsi -- le disse Cesare. -- Bisogna pur qualche volta
smascherare la vilt umana... Accusar te di scopi venali, di
sotterfugi... che miseria!

--  triste... fra parenti!

-- Oh, son sempre i parenti che ci rendono di questi servigi... Per me
son beato d'essere tanto lontano...

-- Cesare!

-- Lontano da quelli che intendo io, si capisce; non da te... Lo sai bene
che ho impreso questo viaggio sopra tutto per vederti.

L'Angela congiunse le palme in atto di preghiera.

-- Cesare, Cesare, non per veder me sola, spero... Non volevi abbracciare
il babbo e la mamma?

-- S, anche loro... Ma specialmente volevo abbracciar te... Sentivo
ch'era un desiderio reciproco.

-- E come!... Non crederai per che il desiderio non fosse condiviso dai
nostri genitori?

-- Pu darsi... Bada che a una certa et quello che si desidera sopra
ogni cosa  la propria quiete...

L'Angela non rispose. Ella sentiva che, in parte almeno, suo fratello
aveva ragione. Ma quand'egli soggiunse: -- Gi non sono mai stato nel
loro buon libro -- ella fece un segno di vivace protesta.

-- Ho avuto i miei torti, non lo nego -- ripigli Cesare. -- Ero un ragazzo
indisciplinato... Avevo poca voglia di studiare... Ma chi m'avesse preso
pel mio verso!... Nella famiglia eravate in tre soli a volermi bene; tu,
lo zio Luigi, il povero Manlio...

-- Non  vero, Cesare, non  vero.

Egli continu senza raccoglier l'interruzione: -- Due sono morti; non
rimani che tu...

-- E mi lasci -- disse l'Angela con amarezza. -- Ora che ci penso, saresti
gi dovuto essere a Roma.

-- Da jeri... Ma non me ne andr fin che non t'abbia vista fuori di
questa camera... Voglio darti io il braccio per scender la prima volta
le scale... Non basta; vorrei io accompagnarti nel tuo primo giro in
giardino... Bisognerebbe che il tempo si decidesse a migliorare.

-- Ah! -- sospir l'Angela. -- Mi contenterei che la pioggia durasse
all'infinito, pur che tu non partissi.

-- Partirei ugualmente... pur troppo.  necessario.

-- Che nulla possa trattenerti a Villarosa, lo capisco... Ma che in
Italia tu non abbia a trovare alimento alla tua attivit, ecco quello di
cui non riesco a persuadermi.

-- Non  questo -- ribatt Cesare. -- Gli  che laggi, oltre all'Oceano,
ho uno scopo determinato, ho una mta dinanzi agli occhi... Quando
l'abbia raggiunta... fra alcuni anni, chi sa?

-- Fra alcuni anni -- susurr l'Angela come parlando fra s. -- Quando non
ci sar pi nessuno di noi... Quando Villarosa sar stata venduta.

--  la tua idea fissa... Perch dev'esser cos?

-- Perch? Perch non pu essere altrimenti.. Perch di qu ad alcuni
anni, a pochi anni, a pochi mesi forse, il babbo e la mamma saranno
morti, e io sar morta, e agli eredi non parr vero di mandar all'asta
questa vecchia bicocca e questi campi... a meno che non si realizzasse
un mio sogno...

L'Angela ristette pensosa. Cesare la guard con curiosit.

-- Usami la cortesia di tirar quelle tende -- ella gli disse -- Grazie...
Cos... Ecco che ci si vede un po' meglio... Gran cosa  la luce... E
ora siedi qu... pi vicino...

Ella gli confid il suo segreto. Tullio e l'Antonietta si amavano, ella
n'era sicura... Anzi erano nati l'uno per l'altra... Avevano analogia di
caratteri, di gusti, d'ingegno... Se nei Torralba c'era qualcosa di
buono, era in loro due... Sposandosi, sarebbero stati felici... Ed essi
sarebbero venuti sovente a Villarosa, ed ella, l'Angela, avrebbe chiuso
gli occhi con la speranza che almeno per una due generazioni questi
luoghi pieni di memorie non sarebbero passati in mano d'estranei.

-- Ma si conoscono abbastanza? -- domand, interrompendo, Cesare Torralba.
-- Quante volte s'eran visti prima d'ora?... Accade cos spesso che un
uomo e una donna, incontrandosi, credano di esser fatti l'uno per
l'altra, e di l a poco s'accorgano che un abisso li divide... Perch
soffiare nel fuoco quando non si  certi che non sia un fuoco di
paglia?... Se Tullio e l'Antonietta si amano, s'intenderanno fra loro...
Quali ostacoli insuperabili possono trovar sul loro cammino?... Tullio 
libero... L'Antonietta vorranno maritarla, come qu in Italia si
vogliono maritar tutte le ragazze... E perch non la darebbero a Tullio
ch' un bravo giovine, ha un discreto patrimonio, una carriera onorevole
dinanzi a s?... Lasciamoli a s stessi, s'intenderanno.

Anche l'Angela aveva pensato cos, anche l'Angela aveva parlato cos al
nipote, la domenica mattina; oggi aveva mutato idea, e il terrore di
veder svanir l'ultimo sogno della sua vita la rendeva nervosa,
impaziente.

Ed ella replic con impeto: -- Ma se fra i due  sorto un equivoco che
pu spezzar per sempre la loro felicit, non dovremo far quello che
dipende da noi per salvarli?

-- Un equivoco? Quale?...  un fatto che nei primi due giorni ch'ero qu
parevano in ottimo accordo: mentre da domenica si sfuggono pi che non
si cerchino.

L'Angela raccont al fratello quello che aveva visto, quello che aveva
indovinato. E come ricordava ormai tutto! Le piccole civetterie della
Marial con Tullio nella sera di Sabato, la crisi di lacrime al
pianoforte, l'apparizione grottesca di Giulio Frassini, quella sera
medesima, alle calcagna della Lisa; il grido doloroso dell'Antonietta; e
poi, la mattina appresso, l'atto di contrizione del cognato; e, nel
corso della giornata, a varie riprese, i lamenti di Tullio sul
voltafaccia della cugina, il suo correre a precipizio alla ricerca di
lei nell'imminenza del temporale; e, al ritorno, le parole acerbe contro
la ragazza, lo scatto contro gli Alvarez... E intanto, da parte
dell'Antonietta, quello stringersi con affettazione al padre, quasi per
difenderlo o per esserne difesa, quel riserbo ostinato verso gli altri,
come di chi teme d'esser scosso nella sua fede, nella sua follia di
sacrifizio...

-- Perch  una follia -- insisteva l'Angela mettendo nel suo linguaggio
tutto il calore della giovinezza ch'ell'aveva perduta, tutto il fremito
della rivolta ch'ell'aveva soffocata quando si trattava di s. --
L'Antonietta non deve immolarsi a suo padre.

-- Ah no davvero! -- esclam Cesare in tuono convinto. -- Egli non lo
merita.

Un lieve rossore color le guancie dell'Angela.

--  un disgraziato -- ella disse.

-- Con te fu uno sleale.

-- Non rievochiamo un passato remoto -- supplic l'Angela. -- S'egli ebbe
colpe le ha espiate crudelmente.

-- Per questo non c' dubbio -- rimbecc Cesare con ironia. -- La Marial
ha fatto le tue vendette...  vero ch'egli si consola con le serve...
Del resto, anche Agamennone, re dei re... anche Achille...

-- Non scherzare -- disse l'Angela. E riprese: --  un disgraziato... Ha
rovinato la sua vita, il suo ingegno... ma non  giusto che rovini
l'avvenire della sua figliuola, col farle credere ch'ella sola pu
impedirgli di precipitare nell'estrema abbiezione...

-- Parlagli -- sugger il fratello.

-- Gli parler... Parler a lui, alla Marial... all'Antonietta... a
Tullio... Ma tu devi ajutarmi... Pensaci... studia qualche espediente...
Fallo per me... Sar una sciocchezza, ma mi pare che se la cosa
riuscisse avrei anch'io qualche anno di quella felicit che non ho mai
avuta... e che ormai non posso trovare che nella felicit degli altri...
Veder uniti quei due ragazzi... aver di tratto in tratto la loro visita
qu, nella nostra Villarosa, palleggiar forse tra le braccia i loro
bambini... oh credilo... mi sentirei rinata...

-- Cara, cara Angela -- disse Cesare, posando le sue mani in quelle di
lei. -- Se dipendesse da me!... Ma che devo fare?... Non possiamo
sposarli per forza... Al pi possiamo costringerli a legger dentro s
stessi...

-- Ebbene... io son sicura che quando v'abbiano letto, daranno ragione
alle mie previsioni.

Cesare tentennava.

-- E se accadesse l'opposto?

L'Angela fece segno di no.

-- Che potrei far io? -- continu il fratello seguendo il proprio
pensiero. -- Con nostro cognato non ho linguaggio... E nemmeno con la
Marial... All'Antonietta non tocca a me di parlare su un argomento cos
delicato... Questo zio d'America ch'ella conosce appena, che non 
ancora abbastanza vecchio da imporsi... no, no, non conviene... Con
Tullio...

-- S -- interruppe l'Angela. -- Incaricati di Tullio.

-- Se vuoi... Ma ricordati che noi uomini non abbiamo la mano leggera
come voi altre, che andiamo troppo per le spiccie...

-- Mi fido di te -- disse l'Angela dopo una breve esitazione.

La legna ardeva nel caminetto con uno scoppiettio di scintille brillanti
d'una luce pi viva nell'ombra che andava via via avvolgendo la stanza;
qualche goccia di pioggia batteva sui vetri...




XXIX.


I vecchi Torralba erano contenti della loro nipote Antonietta e glielo
dimostravano confiscandola a proprio benefizio una gran parte della
giornata. Il commendatore Ercole l'aveva _scritturata_ come segretaria
sia per leggergli le gazzette, sia per rispondere sotto dettatura ai
rallegramenti e agli auguri ricevuti da antichi colleghi ed amici in
occasione delle nozze d'oro. E la nitida calligrafia di lei, che gli
occhi stanchi dell'ex Prefetto non erano in grado di decifrare ma della
quale, come dietro un velo, egli riusciva a distinguer la linea
elegante, strappava frequenti approvazioni al suo labbro non facile alla
lode.

-- Leggi e scrivi meglio dell'Angela -- egli le diceva.

Anche la figura slanciata della ragazza si conveniva meglio con la sua
di quella dell'Angela, ed egli le si appoggiava volentieri al braccio
per andar da una camera all'altra o per salire o scender le scale se gli
saltava il ghiribizzo di visitar l'ammalata.

La signora Laura dal canto suo non rifiniva di portare ai sette cieli
l'Antonietta per le sue felici attitudini d'infermiera. Aveva imparato a
farle il massaggio come l'Angela non glielo aveva mai fatto. E con che
esattezza le somministrava le sue pillole! E con che pazienza stava ad
ascoltare il racconto de' suoi innumerevoli guai!

-- Tua zia non ha la tua dolcezza di carattere. S'infastidisce spesso,
non lascia terminare i discorsi, si stringe nelle spalle... No, bisogna
esser giusti,  buona, buonissima, ma ha i suoi difetti... Non
discorriamo poi della Maddalena... La si tollera perch' fedele e perch
alla nostra et non si ama di veder faccie nuove... Ma t'assicuro io che
ha un certo temperamento!

Cos i Torralba si sdebitavano verso la figliuola invecchiata in casa
per dedicarsi a loro, e verso la cameriera affezionata e devota... Gi
il deprezzare i meriti di chi ci serve  sempre stato un mezzo
infallibile per alleggerire il peso della gratitudine.

L'Antonietta era troppo intelligente da non capire che l'entusiasmo per
lei derivava in massima parte dalla predilezione per le cose nuove e non
sarebbe durato s'ella fosse rimasta un pezzo a Villarosa; tuttavia non
le dispiaceva che il desiderio dei nonni di averla accanto a loro le
offrisse un pretesto di pi per evitare il colloquio decisivo con
Tullio. Anche in camera della zia Angela, ora che ogni ansiet era
cessata, ella stava assai meno, e faceva in modo di non incontrarvisi
col cugino, cercando invece che vi fossero altri contemporaneamente a
lei; o la sua mamma, o la Maddalena, o il dottore... Ella sentiva che
l'Angela era un'alleata di Tullio, e non le voleva meno bene per
questo... oh no!... Ma appunto perch le voleva bene, appunto perch la
stimava tanto, temeva di non esser forte abbastanza, temeva di tradir
con lei il suo segreto... Dio, Dio! Non potevano dunque lasciarla in
pace?...  vero, ell'amava Tullio... Ma era ella forse la prima che
avesse rinunziato all'uomo che amava per compiere un dovere pi alto? Il
suo torto era stato di dimenticar per un momento questo supremo dovere,
di non aver saputo nascondere la simpatia che Tullio le inspirava. E se
non si fosse trattato che di riconoscersi in fallo e di chieder perdono,
ella sarebbe stata pronta; ma con quel benedetto ragazzo non c'era modo
di discorrer tranquillamente. Curioso! Egli passava per un giovine
serio, si occupava di studi fatti apposta per calmare i nervi, e
invece!... L'Antonietta se lo ricordava quel giorno in giardino, a
vicenda appassionato e scherzoso, meditabondo e loquace... Ah, i versi
ch'egli aveva improvvisati in suo onore!

    Vorrei fossimo insieme in mezzo al mare,
    Sopra un naviglio dalla bianca prora...

Che versi! E dire che non li aveva finiti... che mancavano _due
terzine_!... Oim, non li avrebbe finiti pi... almeno per lei!...
Pazienza! Come altre si votano al chiostro, ella si era votata al suo
babbo.

E quando non era coi nonni o con la zia, era con lui. Uscivano insieme a
malgrado del tempo piovoso, facevano lunghe passeggiate, sostando di
tratto in tratto in un casolare, in una fattoria ove l'Antonietta si
rasciugava i panni e Giulio Frassini, che portava sempre con s
l'occorrente per dipingere, buttava gi qualche schizzo, qualcheduno de'
suoi _effetti di grigio_. Quello che aveva cominciato a Villarosa e che
si proponeva di dedicare all'Angela non era riuscito di suo gusto, ed
egli lo aveva distrutto... Ora cercava un motivo nuovo... d'una novit
tale da far crepare di rabbia i pedanti, i _filistei_, gli accademici.

L'Antonietta, attraverso gli scoraggiamenti che pur la coglievano, si
sforzava di credere al successo finale. E pensava alla gloria che si
sarebbe ripercossa su lei se un giorno si fosse potuto dire: -- Giulio
Frassini era un debole e un visionario, ma la figliuola, immolandogli la
sua giovinezza, le sue speranze, i suoi sogni, lo ajut a ricuperar
l'equilibrio del suo spirito e a diventare un grande artista.

Ella aveva anche in animo d'indur suo padre a intraprendere un lungo
viaggio (con lei s'intende) appena avessero lasciata Villarosa.
Frassini, in massima, era favorevole all'idea; solo non riuscivano a
mettersi d'accordo sull'itinerario; l'Antonietta suggeriva la Sicilia,
l'Egitto, le terre fortunate del sole; Giulio Frassini aspirava al Nord,
ai ghiacci, alle nebbie... alle nebbie sopratutto, che fondono le tinte,
smussano i contorni e danno alle cose aspetti fantastici... Lo
assalivano inoltre degli scrupoli di coscienza... Se la Marial avesse
voluto venir con loro?... O ch'era lecito di non interrogarla?... E il
viaggio non sarebbe stato pi bello a farlo in tre?

Ma l'Antonietta non era persuasa. -- No, no, sai che in viaggio la mamma
non si diverte. Ella non ha i nostri gusti... Ella ama i salotti, i
teatri... E non abbiamo il rimorso di lasciarla sola... Ha tanti amici a
Firenze... Sicuro, avvertirla bisogna, ma vedrai ch'ella sar la prima a
dirci: -- Andate voi due.

Nella mente dell'Antonietta il gran viaggio, si capisce, doveva, oltre
al resto, essere un modo di dimenticare il cugino; lo strano si  che,
mentr'ella allargava sempre con la fantasia i confini di queste sue
peregrinazioni future, non curava un rimedio molto pi semplice, ch'era
quello di affrettar la partenza da Villarosa, non foss'altro che per
tornarsene in santa pace a casa sua... Che la tratteneva alla villa ora
che la zia Angela principiava ad alzarsi e che lo stato di lei non
inspirava alcuna inquietudine? Era soltanto la tenerezza pei nonni? Era
una speciale vocazione d'infermiera? O non piuttosto, per una di quelle
contraddizioni che sono proprie del cuore umano e che noi non vogliamo
confessare a noi stessi, ella esitava ad abbandonare i luoghi ove l'era
stata susurrata la prima parola d'amore, quei luoghi ov'ella, pur
mostrando sfuggirlo, incontrava ogni momento Tullio Torralba, e udiva la
sua voce, e si sentiva avvolta dalla fiamma or corrucciata or supplice
del suo sguardo?

Per dir la verit da qualche giorno ella lo vedeva meno. Cedendo alle
sollecitazioni del dottore, Tullio andava la mattina presto a caccia con
lui, e spesso non ricompariva che per ora di pranzo. Da due sere poi lo
zio Cesare se lo accaparrava per s. Si rincantucciavano in un angolo o
se smetteva di piovere scendevano a passeggiare in giardino discorrendo
animatamente fra loro come persone che abbiano da trattare affari
importanti.

-- La bella compagnia che ci fanno quei due! -- borbottava, fra uno
sbadiglio e l'altro, la Marial.

Non certo per elezione ell'aveva prolungato la sua dimora alla villa. Ma
il diavolo aveva messo la coda ne' suoi disegni. Delle amiche presso le
quali ella voleva recarsi una s'era ammalata lei, l'altra aveva ammalato
il marito, la terza, abbandonata l per l dall'amante e non provvista
ancora d'un sostituto, si trovava in uno stato d'animo eccezionalmente
depresso per la sua vedovanza extraconjugale. In questa condizione di
cose, la Marial ebbe un risveglio improvviso di tenerezza pei suoi due
ragazzi ch'erano in collegio a Losanna, e bench li avesse visti appena
due mesi addietro in compagnia di suo marito e dell'Antonietta, decise
di rivederli da sola... Chi pu segnar limiti all'amor materno?... Al
suo ritorno in Italia ell'avrebbe fatto una corsa fino a Montecarlo a
tentarvi la fortuna che in altra occasione simile l'era stata propizia e
a godervi un po' di quello svago che l'era pi necessario che mai dopo
il tempo passato nella funerea Villarosa.

Ma di Montecarlo la Marial non fiat, per non provocare osservazioni
nojose; annunzi invece la sua gita imminente a Losanna. -- Voi gi vi
tratterrete qu per alcuni giorni -- ella disse a suo marito e
all'Antonietta. -- Ci riuniremo poi a Firenze.

-- E quando parti? -- le domand il fratello Cesare ch'era presente.

-- Domani no... doman l'altro forse -- ella rispose.

-- Per Modane o pel Gottardo?

-- Non ci ho pensato... In fondo  lo stesso.

--  vero... E sar lo stesso anche per Tullio che va a Parigi.

-- A Parigi? -- esclamarono in coro Giulio Frassini, la Marial e
l'Antonietta.

E quest'ultima, visibilmente turbata, soggiunse: -- Non aveva accennato a
questa sua intenzione.

-- Va a congedarsi da suo padre -- riprese Cesare.

-- Se sono stati insieme fino a Gioved! -- not l'Antonietta.

-- Sicuro -- rispose lo zio. -- Ma si tratta d'una risoluzione presa
dopo... Tullio viene con me a Nuova York.

Frassini e sua moglie fecero un segno di maraviglia; l'Antonietta
impallid.

-- L'ho consigliato io a venire -- seguit impassibile Cesare Torralba. --
Studier la vita in un paese dove non ci si perde dietro le fisime del
passato, e potr esser pi utile ai suoi simili che seppellendosi negli
Archivi a ricercar quante sottane portasse Caterina Cornaro o quanti
galanti abbia avuto Bianca Capello.

-- Dunque Tullio si stabilirebbe in America? -- chiese l'Antonietta
sforzandosi di non tradire la sua commozione.

-- Dipender dalle circostanze -- replic Cesare. -- Potrebbe non trovarsi
bene e tornar indietro di qu a pochi mesi, potrebbe rimanere degli
anni...

-- Perch no? -- disse ironicamente la ragazza. -- Si trover bene senza
dubbio... Quell'America  il Paradiso terrestre.

-- Ove non ci sono ancora abitanti... forse -- ribatt Giulio Frassini. --
Ma dove Cesare vuol condur suo nipote,  l'inferno... Tra quei paesi e
il polo, sceglierei il polo.

Cesare chin la testa. -- _De gustibus..._

-- Oh! -- salt su la Marial. -- I gusti di mio marito sono sempre
originali... Intanto ecco una piacevole sorpresa per me... Avr
compagnia per una parte del viaggio.

Ma questa _piacevole sorpresa_ di sua madre era fatta apposta per
inviperir l'Antonietta.

-- Si, s -- ella ripigli. -- Bel cuore hanno i giovani verso i vecchi!...
Chi va di qu, chi di l, magari in capo al mondo, e ai nonni che sono
con un piede nella fossa, e alla zia Angela, ch' stata cos ammalata,
non pensa nessuno.

Dimenticando che anch'ella aveva fatto i suoi gran progetti di
peregrinazioni in Europa e fuori, l'Antonietta invest lo zio Cesare.

--  da lei, scusi, che viene il cattivo esempio.

Ella gli dava ora del _tu_ ora del _lei_ secondo i momenti. Adesso,
essendo in collera, ella usava il pronome meno confidenziale.

Cesare sorrise. -- Via, nipotina, non mangiarmi vivo. Vedi che fino ad
oggi il mio esempio non lo ha seguito nessuno... Se oggi lo segue
Tullio, tutto il resto della famiglia, con una chiamata per telegrafo,
pu essere a Villarosa in un giorno.

Stese la mano all'Antonietta per far la pace, ma ella che si sentiva
salir le lacrime agli occhi gli volt bruscamente le spalle e sguisci
fuori della stanza.

-- Cos'ha? -- disse, inquieto, Giulio Frassini guardando verso l'uscio con
la manifesta intenzione di correr dietro alla figliuola.

Ma un gesto della moglie lo intimid.

-- Lasciala andare... Sei ridicolo con quello starle eternamente
appiccicato alle gonnelle... Cos'ha?... Ha i suoi nervi, ecco...

Cesare tentenn la testa. -- Che c'entrano i nervi?

-- O che altro sarebbe?

-- Ci vuol tanto a capirlo?...  innamorata di Tullio, e l'ha con me
perch glielo porto in America.




XXX.


Un languido raggio di sole, il primo che squarciasse le nuvole dopo il
giorno delle nozze d'oro, and a posarsi sulla parete. L'Angela l'ebbe
per un lieto augurio e attacc pi risolutamente il discorso.

Ell'era stesa sulla sua poltrona accanto alla finestra e aveva presso di
s la sorella e il cognato fatti chiamare da lei.

-- Dunque -- ella disse -- ormai lo sapete; l'Antonietta ama suo cugino
Tullio.

La Marial che s'aggiustava le pieghe del vestito replic stringendosi
nelle spalle: -- Sono idee di nostro fratello Cesare.

E Giulio Frassini soggiunse vivamente: -- Ella nega.

Ma non meno vivamente l'Angela ribatt:

-- Non sono idee di nostro fratello, e i dinieghi dell'Antonietta non
valgono... Ella parla cos per stordirsi... parla per partito preso...
per puntiglio... per un concetto esagerato dei suoi doveri filiali.

-- Ih, quanta roba! -- esclam la Marial. -- Per me non le ho mai imposto
gravi sacrifizi.

-- E io ho sempre cercato di contentarla in tutto -- piagnucol Frassini.

L'Angela represse un moto d'impazienza.

-- Non mi capite, o fate mostra di non capirmi... Tanto peggio... Mi
forzate a dirvi delle cose dure.

-- Un momento! -- interruppe la Marial. -- Prima che tu le dica e che noi
le sentiamo, non sarebbe male considerare che nostro nipote Tullio se ne
va in America con suo zio e che quindi, dato pure che l'Antonietta lo
amasse, il meglio sarebbe di levarglielo dal cuore.

Il marito approv: --  chiaro.

-- Sar chiaro per voi -- riprese l'Angela -- che non volete incomodarvi a
guardar pi in l delle apparenze. Ma come non v' venuto il dubbio che
ci sia un intimo rapporto tra il viaggio di Tullio e il contegno
dell'Antonietta?... Ah, v'assicuro io che Tullio non si sognerebbe di
andare in America se la vostra figliuola non lo mettesse alla
disperazione...

-- Allora  lei che non l'ama! -- grid, trionfante, la Marial.

La convalescente s'era levata a sedere e appoggiava i gomiti ai
bracciuoli della poltrona.

-- L'ama, l'ama -- ella ripet con voce concitata e vibrante -- ed  per
cagion vostra ch'ella scaccia da s, come una tentazione pericolosa, la
felicit di tutta la vita... A voi, a voi, si sacrifica.

-- A me no sicuro -- protest la Marial.

-- Lo credi? -- disse l'Angela. -- Ah tu credi che se la vostra fosse una
famiglia come le altre, la tua figliuola avrebbe oggi tanti scrupoli di
coscienza?... Ella esita a impegnare il suo cuore perch sente che
quando non ci sar lei non avrete pi neanche una casa, sarete come due
zingari che gireranno il mondo ciascuno per proprio conto... E di questo
la maggior colpa  tua, Marial.

L'accusata non si cur di difendersi; nella sua calma superba ella
guardava fuori della finestra, guardava le nuvole bianche che si
squarciavano qu e l come una tela sottile, logorata dal tempo. Giulio
Frassini, col viso chinato a terra, biascicava dolorosamente: -- Ma 
impossibile che l'Antonietta se ne vada... Che cosa farei io?

L'Angela scatt. Le sue guancie smorte s'infocarono; il suo linguaggio
divenne aggressivo, quasi brutale.

-- Ecco il grido dell'egoista! _Che cosa farei io?_... E che importa
quello che tu faccia?... Ci che preme  che tu non faccia del male a
tua figlia... Ah, perch la tua esistenza  rovinata,  finita, vorresti
troncare, rovinare anche la sua?

-- Io? -- gemette Frassini. -- Io che per l'Antonietta darei il mio sangue!

-- Tu appunto -- conferm l'Angela. -- Non c' mica un solo modo d'essere
egoisti... E vi sono tenerezze, sdilinquimenti pi funesti
dell'indifferenza... E pure, povero Giulio -- ella soggiunse mutando
tono, e c'era nel suo accento come un'eco del lontano passato, come una
nota dell'amore lontano -- e pure tu non eri cattivo... Sono le tue
fisime d'artista che ti hanno guastato il cuore... E una volta,
pazienza!... Eri giovine, e ai giovani, pare,  permesso di correr
dietro a un loro sogno di gloria, di cercar di raggiungerlo, non badando
alle lacrime che fanno spargere... Ma ormai?... Che speri?... Che
aspetti?... La gloria non viene a chi ha i capelli bianchi... E i tuoi
cominciano ad imbiancare... Contentati d'essere un uomo ordinario, un
buon padre sopra tutto... Val tanto meglio e dovrebb'esser tanto pi
facile.

Frassini si disperava. -- Rinunciare all'arte e perdere l'Antonietta...
Tu non sai quello che domandi, Angela... Non hai proprio piet di me...
Che cosa mi resta se non ho pi l'Antonietta?... Lo sai bene quella l
come mi tratta...

E accenn a sua moglie.

La Marial aperse la bocca a un lungo sbadiglio che mise in mostra i
suoi bei dentini bianchi simili a due fili di perle in uno scrigno di
raso.

-- Dio mio!... Come sei nojoso!

E si alz per andarsene.

Ma l'Angela la trattenne con un gesto.

-- Rimani!

-- A che pr?

-- Tu non puoi lagnarti ch'io ti abbia tediata con le mie querimonie,
Marial -- riprese la sorella. -- Sei passata sopra il mio cuore, e io ho
sofferto in silenzio, augurandoti di render felice l'uomo che m'aveva
abbandonata per te... Desideravo cos ardentemente di non serbar rancore
a nessuno di voi... n a te, n a lui...

-- Oh senti, Angela -- interruppe la Marial -- se vuoi ch'io riconosca il
mio torto di vent'anni fa, son pronta... Dovevo contentarmi di far
girare la testa al tuo spasimante, e poi restituirtelo... Ma tu, cara
mia, perch hai avuto tanta furia di cedere il campo?... E pure era in
gioco tutto il tuo avvenire!... Tu sei di quelle che amano una volta
sola.

L'accento ironico con cui fu pronunciata questa frase che in bocca
d'altri poteva sonare come un elogio fer profondamente l'Angela.

-- E tu sei di quelle che non amano mai -- ella disse.

La Marial ebbe un risolino di compassione.

-- Davvero?

-- Mai -- insist l'Angela. -- Almeno se l'amore  quale io lo intendo... E
quello che intendo io, vedi, pu durare e pu esser confessato in tutte
le et. Il tuo... non saprei che nome dargli...  qualche cosa che dopo
passata la giovinezza non ha neanche una scusa.

Sempre padrona di s nonostante che la voce le tremasse un poco, la
Marial disse freddamente: -- Ti compatisco. Tu non mi perdoni di esser
giovine ancora, mentre tu non fosti giovine nemmeno a vent'anni!... Ma
io non credevo che tu mi avessi chiamata per farmi sentire quanto siano
tenaci i rancori delle vecchio zitelle.

Un intenso rossore sal alla guancie dell'Angela; e fu piuttosto rossore
di vergogna che rossore di collera. Come? Ella ch'era stata sull'orlo
del sepolcro, ella che pretendeva d'esser superiore alle passioni e alle
debolezze del mondo, ella che avrebbe dovuto dar l'esempio della forza e
dell'equanimit a quel povero Frassini, ella s'era tradita in presenza
di lui, ell'aveva permesso che il suo colloquio con la Marial sviasse
dai veri suoi fini, degenerasse in un miserabile bisticcio fra due
antiche rivali!

Ma mentr'ella, decisa di non raccoglier l'ultima impertinenza della
sorella, cercava le parole per tornar sull'argomento del matrimonio di
Tullio e dell'Antonietta, la Marial che s'era levata in piedi ed era
passata dinanzi allo specchio le si riaccost con volto ridente e
sereno. S'era vista ancora cos bella, cos fresca e desiderabile, cos
lontana dal giorno della rinuncia agli omaggi e ai piaceri, nonostante
l'et poco delicatamente rinfacciatale dall'Angela; aveva pregustato la
gioja di tanti futuri trionfi, di tanti cupidi sguardi fissati ancora su
lei, di tante parole ardenti susurrate ancora al suo orecchio, che il
suo cuore s'era disposto alla clemenza e al perdono. E sopra tutto
ell'aveva sentito che le conveniva evitar quei contrasti i quali
turbando la calma dello spirito si portano dietro la cattiva digestione
e l'insonnia e nuocciono alla purezza dell'alito e alla lucentezza della
pelle.

-- Via, via -- ella disse. -- Facciamo la pace... Io non sono una cattiva
diavola, e non mi oppongo alla felicit di chicchessia... Se
l'Antonietta vuol sposare il suo Tullio, e se Tullio vuol sposar lei, si
sposino pure, e che il cielo li benedica.. Cerca piuttosto di convertir
tuo cognato... Sar un osso pi duro.

Con un movimento rapidissimo dell'agile persona la Marial si chin
sulla sorella e le sfior la fronte con le labbra. Indi, senz'attendere
n il ricambio del bacio, n risposta alcuna, usc dalla camera col suo
passo leggero.

-- Chi le darebbe pi di trent'anni? -- sospir Giulio Frassini, scoprendo
il viso ch'egli aveva tenuto fino allora nascosto fra le palme.

-- Oggi  pi generosa di te -- disse l'Angela senza curarsi
dell'osservazione.

-- Perch non le importa n dell'Antonietta n di nessuno -- ribatt
Frassini protestando contro l'indiretto rimprovero. -- A lei non importa
che di s stessa, d'esser bella e di parer giovine... Che bisogno ha di
una casa, di una famiglia, se non si cura d'altro che d'esser
corteggiata, e se i corteggiatori non le mancano mai?... Ma io, ma io...

-- Tu non devi permettere che il tuo amore sia pi fatale all'Antonietta
dell'indifferenza materna -- replic l'Angela.

Egli s'agitava sulla sedia.

-- In nome del cielo, che cosa pretendi da me?... Che, come la Marial,
io ti lasci libero il campo?

-- Ah no! -- proruppe la convalescente. -- Da te pretendo molto di pi...
Mia sorella, in fin dei conti, non era mai un ostacolo serio... Anzi, se
non ci fosse stata che lei, l'Antonietta avrebbe accolto con entusiasmo
il primo sposo che le si fosse offerto... L'ostacolo vero sei tu che,
atteggiandoti a vittima, hai fatto sorger nel cervellino della tua
figliuola l'idea d'esser la tua salvatrice...

-- E non sono una vittima? -- esclam Giulio Frassini. -- E da chi dovrei
aspettare conforti se non da mia figlia?

-- Bada a me, Giulio -- riprese l'Angela, e la sua voce era grave e
commossa. -- Chi  o si crede vittima non ha diritto di far pesare sugli
altri la sua cattiva fortuna... No, no, lasciami parlare... Forse me ne
intendo... La condizione di vittima pu avere le sue dolcezze e la sua
nobilt quand' sopportata con rassegnazione, con la coscienza che se
siamo stati sempre disgraziati, la colpa n' in gran parte nostra...
Vuol dire che c' mancato qualche cosa fin dalla nascita... qualche dote
fisica o morale ch' necessaria al successo.

Frassini la guardava con un'ammirazione mista di sgomento. Ell'avrebbe
avuto ragione di odiarlo, e invece egli sentiva vibrar nella voce di lei
una nota dell'antico affetto... _Se siamo stati sempre disgraziati_ --
ella diceva, associando le loro due sorti... Ma d'altro lato, che stava
ella per chiedergli?

L'Angela lo dispens dal rinnovar la domanda.

Fissa nella sua idea, ella ripigli: -- No, non mi basta che tu sia
neutrale, che tu mi lasci libero il campo... Tu devi essere il mio
alleato... L'Antonietta deve persuadersi che non hai bisogno di lei, che
tu stesso desideri vederla seguir gl'impulsi del suo cuore, cercar la
felicit con l'uomo ch'ell'ama.

-- Angela, Angela,  la mia condanna che tu decreti.

--  la tua redenzione che ti offro... Quest'atto di volont e di
sacrifizio ti ridar la stima di te medesimo... e la mia... Ci tieni
alla mia stima?

-- Oh, Angela, e puoi dubitarne?

-- Riconquistala dunque -- ella disse. E soggiunse, abbassando la voce: --
Pensa come ti ho visto, Giulio... e non ero sola, e c'era tua figlia!...
Ti ho visto, la sera prima ch'io mi ammalassi, correr dietro a una delle
mie serve!.. E t'ho rivisto, prima e poi, dimentico della tua dignit,
querulo, lacrimoso come uno scolaretto di quindici anni, attaccarti alle
gonne della Marial e subire le sue ripulse, i suoi disprezzi, i suoi
sarcasmi... Ho arrossito per te, Giulio!... Ma ora sarebbe peggio se ti
vedessi ostinato a immolar l'Antonietta al tuo egoismo...

-- E pure -- rispose Giulio Frassini difendendo a palmo a palmo il terreno
-- e pure quella mattina, in giardino, non eri cos spietata... Parevi
convinta che lo staccarmi dall'Antonietta sarebbe stata la mia estrema
rovina.

-- Pu darsi ch'io fossi perplessa -- ribatt l'Angela con la mal celata
impazienza di chi  colto in contraddizione. -- Credevo che si potesse
guadagnar tempo... Ora non pi... Ora gli avvenimenti incalzano, e se
questo matrimonio non si combina subito l'occasione  perduta per
sempre... Tullio se ne andr in America con mio fratello Cesare, voi
ripiglierete le vostre peregrinazioni... e addio la mia speranza di
ripopolar Villarosa, di rinnovellarla con un soffio d'amore e di
giovinezza. Quand'anche un giorno i dispersi si ritrovassero qu, io non
ci sarei...

-- Oh Angela!...

--  vano illudersi, Giulio... La mia malattia  stata un avvertimento,
il primo segnale di partenza del treno...

-- Angela! Angela!

Pi dell'esortazioni austere, pi dei giusti rimproveri pot su Giulio
Frassini questa confessione di debolezza, questo grido d'un'anima
chiedente un'ultima, un'unica gioja alla vita che fugge. Egli la sentiva
pi vicina a lui, ora ch'ell'era scesa dalle sue altezze inaccessibili,
ora ch'ella pregava non soltanto pegli altri ma anche per s... Ed egli
le doveva pure una riparazione, egli che l'aveva abbandonata e
tradita... tradita per la Marial!

Una mano dell'Angela pendeva dal bracciolo della poltrona. Frassini la
prese e se la port al cuore.

-- Angela -- egli disse, -- se facessi quello che tu desideri, mi
perdoneresti le mie colpe, le nuove e le antiche, mi perdoneresti di
aver rovinato la tua esistenza?

Il volto dell'Angela s'illumin di contentezza.

-- Tu accondiscendi?

-- Perdonami, perdonami -- egli implorava. -- Ho espiato tanto.

-- Lascia il passato in pace -- ella interruppe con un sospiro. -- Lo sai
che non ho rancori.

-- Non mi basta. Perdonami -- egli ripeteva con l'insistenza di un
bambino.

L'Angela sorrise.

-- Perdono tutto... Ma non pensiamo a noi che siamo vecchi, che abbiamo
finito... Pensiamo a quelli che cominciano.

Giulio Frassini seguitava concitatamente: -- Mi ajuterai a risollevarmi?
Vorrai essere la mia guida, la mia consigliera, la mia confortatrice? Mi
permetterai, nei momenti pi tristi, di cercare un rifugio a Villarosa?

-- Villarosa t' sempre stata aperta -- disse l'Angela. -- Eri tu che ci
venivi cos poco.

-- Non osavo -- egli susurr.

-- Avevi torto.

Ritirando con dolcezza la mano ch'egli copriva di baci, ella lo preg di
suonare il campanello ch'era accanto al letto.

-- Vuoi qualche cosa? -- chiese il cognato timidamente mentre si accingeva
a ubbidire.

Ell'aspett ch'egli avesse suonato e poi soggiunse:

-- Intanto volevo questo... Ora vorr che tu non ti penta delle tue buone
disposizioni e che tu mostri d'esser in pieno accordo con me.

-- Ma... -- obbiett Frassini che non capiva.

-- Tss! -- fece l'Angela portandosi il dito alla bocca. E rivoltasi alla
Maddalena che s'era affacciata all'uscio, le disse: -- Dov' la signorina
Antonietta?

-- Credo sia gi in salotto, coi padroni.

-- Ebbene, che faccia il piacere di salire un momento... subito.

Appena la Maddalena ebbe chiuso l'uscio, Giulio Frassini si alz in
piedi inquieto, turbato.

-- Che precipizio, Angela, che precipizio!

-- A che servirebbero gl'indugi?

-- Potevo parlarle io.

-- No, io le parler in nome di tutti e due alla tua presenza.. Oh, tu
devi fidarti... Non aver paura ch'io le carpisca un _s_ contrario alle
sue inclinazioni... Se l'Antonietta persister nel suo rifiuto, se mi
prover ch'io m'ero ingannata sui suoi sentimenti, io chiner il capo...
Ma io son certa di non essermi ingannata... Quando non ti creder pi
ostile al suo amore, ella non avr pi ragione di fingere... Su, su,
Giulio, ricomponiti... Sii un uomo... Che tua figlia non ti veda cos...
Eccola. Mi par di sentire il suo passo.

L'Antonietta entr, rossa in viso dalla fretta con cui aveva fatto le
scale.

-- Mi avete chiamata?

-- S -- disse l'Angela rizzandosi sui gomiti. -- Il tuo babbo ed io
t'abbiamo chiamata per una cosa molto, molto importante... Siedi qu,
vicino a noi.

Bench la solennit dell'esordio fosse temperata dall'accento amorevole,
una certa ansiet, quasi d'imputato davanti ai suoi giudici, si dipinse
sul volto della fanciulla.

L'Angela and diritta allo scopo.

-- Sii sincera, sii franca con noi, Antonietta... Aprici tutto il tuo
cuore. Non  vero che tu vuoi un po' di bene a tuo cugino Tullio?

Le guancie dell'Antonietta s'imporporarono ed ella protest con enfasi:
-- Non  vero, non  vero niente... Chi lo ha detto?...  stato lo zio
Cesare?... Non  vero.

-- Calma, bimba mia -- ripigli l'Angela con un sorriso. -- Tu neghi con
troppo calore, come una che tema d'aver commesso un delitto... E s che
non ci sarebbe ragione di vergognarsi.

L'Antonietta aveva un nodo alla gola.

-- Perch mi tormentate? Perch dovrei voler bene a mio cugino? -- ella
diceva a scatti con un'irritazione che tradiva lo sforzo. -- Per quello
che abbiamo da stare insieme!... Non  in procinto d'imbarcarsi per
l'America?... Buon viaggio, buona fortuna!

-- Oh, il bastimento non  ancora pronto -- ribatt l'Angela con una
scrollatina di spalle.

E smettendo la celia prosegu con l'eloquenza appassionata di chi vuol
trasfondere in altri la propria convinzione.

-- Via, Antonietta, cessiamo di parlar per indovinelli. Tu non puoi non
aver capito che Tullio ha per te una simpatia... pi che di cugino, e
ch'egli aveva creduto d'inspirarti una simpatia uguale... Ed ecco che
oggi lo respingi, lo sfuggi!... Per qual motivo?... Ah non  certo per
sua elezione ch'egli lascia l'Italia, l'Europa, i suoi studi tranquilli,
la speranza di una cattedra;  per stordirsi, se pu, per dimenticare un
trattamento ingiusto... Vedi se t'ama! Non importa... Amare non basta;
bisogna essere amati. E se tu, leggendo meglio dentro di te, hai
scoperto che c' fra voi due un'incompatibilit profonda, se la tua
passeggera inclinazione  svanita, pazienza! Tullio non avr da lagnarsi
che della sorte... Ma se non siete divisi che da un malinteso, da un
puntiglio, spiegatevi per carit e non giocate sopra una carta tutto il
vostro avvenire... L'America? Ma dipende da te che Tullio ci vada o
rimanga in Italia.

Con occhi umidi e supplichevoli l'Antonietta si volt verso suo padre.

-- Babbo, babbo, perch taci, perch non mi difendi?... Hai scordato i
nostri progetti? Non dovevamo restar sempre insieme, noi due? Non
dovevamo principiare intanto col fare anche noi il nostro viaggio o in
Egitto, o in Sicilia, o al Nord dell'Europa?... Saremmo stati assenti
parecchi mesi con la sola compagnia dei tuoi pennelli e della tua
tavolozza;... tu avresti lavorato senza distrazioni, senza
preoccupazioni...

Era il sogno, era il bel sogno che Frassini aveva accarezzato, e a
sentirlo ora rievocare dall'Antonietta gli veniva una gran voglia di
piangere.

Pur riusc a dominarsi, e tentennando la testa -- No, figliuola mia --
egli disse -- ci ho pensato su... I nostri progetti erano campati in
aria... Chi ha ragione  la zia Angela che ha sempre avuto pi giudizio
di tutti noi... Segui il suo consiglio...

-- No -- interruppe la zia, -- segui la voce del tuo cuore in cui forse ho
visto pi chiaro degli altri, pi chiaro di te stessa... Ma te lo ripeto
ancora una volta, se ho sbagliato, dimmelo schietto ed aperto, e io
cesser di tormentarti, e Tullio ti si lever dai piedi per sempre.

Invece di rispondere, la giovinetta si strinse al suo babbo, e gli
nascose la faccia nel petto.

-- Ah pap mio -- ella singhiozzava, -- perch la zia Angela  cos
cattiva?

-- La zia Angela  savia e buona -- replic Giulio Frassini accarezzando i
folti capelli dell'Antonietta -- e dovremmo tutti adorarla in ginocchio.

-- Per ella non si  sposata -- not la ragazza; -- ella ha preferito
vivere coi suoi genitori.

-- Oh, -- esclam Frassini non avvertendo o non curando i segni che gli
faceva la cognata -- non  ch'ella non volesse sposarsi... Sono state le
circostanze...  stato qualcheduno... Oh, il colpevole darebbe quello
che gli resta di vita per riparare ai suoi torti!

Adagio adagio l'Antonietta alz il capo, e i suoi occhi si posarono
successivamente su suo padre e sull'Angela. Comprese ella la verit?

Fatto si  ch'ella si sciolse dalle braccia paterne, e si gett
piangendo in quelle della zia.

-- Tu credi proprio che Tullio rinunzierebbe a partire? -- ella mormor in
un soffio.




XXXI.


-- S -- disse Vignoni -- fin dove c' il sole, fino al boschetto, non pi
in l... E per 15 o 20 minuti.

Da un pajo di giorni l'Angela scendeva al pianterreno, ma quella era la
prima volta dopo la sua malattia ch'ella usciva in giardino.

E il dottore stesso, e Giulio Frassini, e Tullio e l'Antonietta si
offersero a gara per darle il braccio.

-- Domando scusa -- protest Cesare Torralba -- il braccio devo darglielo
io. C' un impegno preventivo. Non  vero, Angela?

L'interrogata assent.

-- A ogni modo, noi saremo del seguito -- dichiararono in coro gli altri.

La Maddalena batt palma a palma dalla contentezza.

-- Or ora vengo anch'io dietro la mia padroncina.

Dal fondo delle loro poltrone in un angolo del salotto il commendatore
Ercole e la signora Laura si lamentarono.

-- Gi, ci piantate soli. Lo sapete che noi non possiamo muoverci.

La Marial ch'era seduta al tavolino e sfogliava la _Mode illustre_,
disse: -- Rimango io... Va pure, Maddalena.

-- Grazie... Torno subito subito... Del resto, se i padroni volessero,
potrebbero far benissimo due passi al sole...  un'aria cos tepida.

Ma il commendatore diede sulla voce alla petulante cameriera.

-- Non abbiamo bisogno del vostro permesso, e se teneste la lingua a casa
sarebbe meglio.

Dal canto suo, la signora Laura brontolava: -- Son proprio in vena di far
quattro passi... Non ho un punto del corpo che non mi dolga... Anzi,
Marial, se tu chiudessi quella finestra. Il marito si oppose
recisamente.

-- Fin che c' il sole una finestra aperta non d disturbo.

La signora Laura non os replicare e sospirando si strinse lo scialle
sul petto.

-- Viva la signorina Angela! Viva la nostra padroncina!

Cos la servit raccolta in giardino salutava l'apparire dell'Angela sul
ripiano della scalinata.

E oltre all'Angela s'acclamavano l'Antonietta e Tullio. Anzi s'ud un
grido, coronato da unanimi applausi: -- Viva gli sposi!

Veramente la promessa dei due cugini non era ufficiale e s'era convenuto
di non darne la partecipazione ai conoscenti e agli amici che di l a
qualche mese, ma la voce se n'era sparsa e le congratulazioni per queste
nozze future fioccavano a Villarosa insieme con quelle per la ricuperata
salute dell'Angela. Le si accettava s e no, dicendo ch'era una cosa
immatura, che i due giovani avevano tempo da aspettare, che potevano
anche pentirsi, eccetera, eccetera. In fondo, i nonni non vedevano
quest'unione di mal occhio, tanto pi che il matrimonio non sarebbe
successo subito e che nell'intervallo i fidanzati si sarebbero trovati
spesso a Villarosa ove l'Antonietta rendeva gi preziosi servigi, e ove
il signor Ercole sperava di utilizzare le cognizioni archivistiche del
nipote Tullio per l'esame di alcune antiche carte di famiglia.

Ci non impediva per al commendatore di lagnarsi aspramente della
mancanza di riguardi che gli si era dimostrata combinando l'affare senza
consultarlo.

Se n'era lagnato anche con la Marial la quale gli aveva risposto con
una scrollatina di spalle: -- Caro mio, devi prendertela con l'Angela...
 lei che ha combinato tutto.

-- L'Angela, l'Angela! -- borbottava l'ex prefetto. --  una brava ragazza,
e dopo la sua malattia bisogna usarle speciali attenzioni, ma quando
sar proprio ristabilita ce la intenderemo... Padrona assoluta, no.....
Il padrone di casa sono sempre io.

E anche ora il vecchio Torralba s'infastidiva del chiasso che facevano
quelli in giardino.

-- Basta esser giovani per esser egoisti -- egli sentenziava.

-- Se chiudessimo la finestra -- sugger la signora Laura, incaponita
nella sua idea -- si sentirebbe meno rumore, e facendo poi avvicinar le
poltrone si vedrebbe di dietro i vetri.

-- Chiuder la finestra, no -- protest di nuovo il commendatore Ercole,
irritato dell'insistenza di sua moglie. -- Io non voglio morire
asfissiato... E veder che cosa dietro i vetri?... Intanto io vedo appena
a due passi davanti a me... E a ogni modo, domando io, che cosa c' da
vedere?... L'Angela, l'Antonietta, Tullio, non eran qu un momento
fa?... Non torneranno presto?... Se ci si teneva a _goder lo
spettacolo_, si poteva uscire anche noi...

-- Oggi non sono in grado d'uscire nemmeno se mi portano di peso.... Tu
piuttosto.... con la Marial.

-- Son pronta -- disse questa alzando gli occhi dal giornale di mode.

Il commendatore dichiar seccamente che non usciva. E per mutar discorso
chiese a sua figlia: -- Dunque tu parti domattina?

-- S, con Cesare... Viaggeremo insieme sino a Pisa. Ho cambiato
itinerario. Vado a Firenze per assistere alle due recite della Duse. E
approfittando dell'occasione sentir se Madama Lacroix s'impegnerebbe a
fornir il corredo per l'Antonietta.

-- Che furia! -- esclam la signora Laura. -- Non si sposano mica da oggi a
domani.

-- Non importa -- ribatt la Marial. --  meglio non lasciarsi venir
l'acqua alla gola. Se non c'intenderemo con la Lacroix far pi tardi
una corsa a Parigi... verso Natale, quando il mio futuro genero andr a
salutar suo padre.

-- Bisogna convenire -- not ironicamente il commendatore Ercole -- che
anche Luciano  stato trattato con una bella disinvoltura.

-- Oh -- rispose ridendo la Marial -- per lui  tutt'uno... pur che la sua
Banca dia buoni dividendi... Ha telegrafato il suo assenso in due
parole, tal quale come per un affare di Borsa... Del resto era un
assenso di semplice formalit... Tullio  maggiore, ha una sostanza sua
e pu disporre di s come gli piace.

-- Naturale, naturale -- disse il commendatore col tuono di prima. -- Ormai
i vecchi non contano pi.

In giardino Tullio e l'Antonietta erano presto riusciti ad appartarsi
dagli altri. Per un mutuo, tacito accordo rifacevano la passeggiata che
avevano fatto insieme il primo giorno in cui s'erano intesi.

-- Rammenti?

-- C'era pi ombra quel giorno.

-- S, oggi gli alberi sono spogliati. Allora cominciavano appena a
cadere le prime foglie... Rammenti? Rammenti?

L'Antonietta chin gli occhi.

-- Rammento la foglia di platano che s'era posata su' miei capelli e che
tu ne hai tolta.

Tullio ripet la citazione petrarchesca.

    Da bei rami scendea.

-- S, rammento. Ma anche il sonetto che improvvisasti per me:

    Vorrei fossimo insieme in mezzo al mare.

-- Ah, il sonetto di cui mancano le due terzine. Avremo tempo da finirlo.

Le pass un braccio intorno alla vita e la strinse a s.

-- Mi pare un sogno, Antonietta mia. Cattiva, perch mi hai fatto tanto
soffrire?

-- Oh Tullio! -- ella disse. -- Come non hai capito, come non capisci con
tutto il tuo ingegno? E credi ch'io sia senza rimorsi? Povero babbo! Ero
il suo unico conforto.

-- Non ti ha mica perduta.

-- Oh! -- soggiunse l'Antonietta. -- Non  pi la stessa cosa... Non 
stata pi la stessa cosa da quando t'ho incontrato qu... Ho sentito
subito che m'avevi preso il cuore...

-- Cara! E io me n'ero accorto ed ero beato!... Ma di punto in bianco ti
sei mutata... Ricordi quel sabato sera, la vigilia delle nozze d'oro?

La ragazza si turb.

-- Non parlare di quel sabato sera.

-- E la domenica quella tua dichiarazione che non volevi sposarti?... Ah,
non so come io non sia diventato pazzo!

Ella cerc la mano di lui e la premette nervosamente nella sua.

-- Perdonami... Mi pareva di dover fare cos a costo di morirne.

-- Saremmo morti tutti e due.

-- Oh -- disse l'Antonietta -- gli uomini si distraggono facilmente. Tu
andavi in America.

-- S, per disperazione, e sarei morto laggi. Pensi che avrei potuto
resistere lontano da te, dalla mia Italia, dai miei studi? La zia Angela
ci ha salvati.

-- Come ha fatto? Com' riuscita a chiarir tutti gli equivoci, a vincer
tutte le resistenze?... Se non c'era lei!

-- Iddio ce la conservi per un pezzo... Noi verremo sovente a tenerle
compagnia.

-- Oh s, s -- esclam l'Antonietta. -- Anche il babbo verr...  il suo
sogno... Dice che se stesse a Villarosa guarirebbe delle sue malinconie,
delle sue fissazioni... Povero, povero babbo!... Tu lo compatirai, non 
vero, Tullio?... Ha le sue debolezze, ma  buono, ed  stato cos
disgraziato!... Non dovrei dirlo io, ma  stato disgraziato anche nel
suo matrimonio... Troppo bella  la mamma, troppo avvezza a esser
corteggiata, adulata... Col babbo non ha mai avuto pazienza... E s
ch'egli l'ha amata tanto, che l'ama ancora!... Ah, se avesse sposato
un'altra donna non si sarebbe ridotto al punto in cui , nemmeno con la
sua arte... Qualche cosa avrebbe concluso.

Tullio si lasci sfuggire: -- Se avesse sposato la zia Angela...

--  vero dunque che doveva sposarla? -- chiese vivamente la ragazza.

-- Non so...  una mia idea -- replic il cugino, pentito della sua
indiscrezione.

L'Antonietta parve voler insistere; poi, come cacciando da s una
curiosit vana e molesta, sospir: -- Ormai!...

E riprese dopo un breve silenzio: -- L'arte fu la sua passione e il suo
cruccio. A sentirlo oggi, avrebbe deciso di buttar via i pennelli e i
colori... Ma non  possibile. Che farebbe della sua vita?.. E tu non lo
scoraggerai, Tullio? Non lo deriderai?

-- Oh Antonietta! -- protest il giovine quasi offeso del dubbio. -- Me lo
domandi?... Puoi supporre ch'io manchi di rispetto a tuo padre?... Credi
ch'io non intenda il sacrificio ch'egli ha fatto consentendo a separarsi
da te? Credi ch'io non gliene sia riconoscente?

-- Grazie -- mormor commossa, l'Antonietta. E i suoi belli occhi umidi
cercarono quelli di Tullio.

-- Cara! -- egli disse, sfiorandole con un bacio i capelli.

Elia s'imporpor in viso.

-- Bisogner tornare indietro.

-- Perch? Non completiamo il giro?

-- No,  troppo lungo. Arriviamo fino al lago.

-- Ci siamo gi... Non vedi?

In fatti, di l da una macchia di conifere, si scorgeva il luccicchio
dell'acqua stagnante sotto il sole. Accanto agli alberi e tutto coperto
di foglie secche c'era il famoso canotto, tirato a riva dopo la
spedizione disastrosa degli Alvarez.

Il ricordo del _naufragio_ dest l'ilarit dei due fidanzati.

-- Ah, la faccia dei nostri cugini mentre si sommergevano a poco a poco!

-- E gli strilli della zia Letizia!

-- Max e Fritz! Fritz e Max!... Sembrano due nomi da operetta.

L'Antonietta sorrise.

-- E pure ne sei stato geloso!

-- Quella domenica sera, sfido! Saper ch'eri stata con loro, sentir le
loro lodi dalla tua bocca dopo il discorso che m'avevi tenuto nella
giornata...

-- Hai ragione...  naturale esser gelosi quando si vuol bene...
Anch'io...

Tullio fin la frase: -- Anche tu avresti quel difetto?...

-- Credo di s.

-- E io ne son certo... Ma non ti dar mai un pretesto...

-- Mai? Mai? -- fece ella in tuono interrogativo.

-- Mai. Te lo giuro.

Ella susurr come parlando fra s: -- Ci son tante civette!

-- Per me non ci sar che una donna sola -- ribatt Tullio calorosamente.

L'Antonietta sospir: -- Dio lo voglia!

Tullio cerc di convincerla con l'argomento persuasivo d'un bacio, ma
ella si scherm.

-- No, basta ora.

E insist per andare a raggiunger gli altri.

-- Qu non si pu nemmeno camminare... Si affonda nella melma...
Zitto!... Viene qualcuno... Oh guarda, guarda... Il babbo e il dottore.

L'Antonietta salt al collo di suo padre; Vignoni prese a braccetto
Tullio.

-- Andiamo a rifare un po' di corteo alla signorina Angela che rientra in
casa...  stata fuori quasi mezz'ora e non ha punto sofferto... Non
speravo proprio che si rimettesse cos presto.

-- Mi diceva il dottore -- confid Giulio Frassini alla figliuola -- che
vicino alla sua abitazione c' un punto assai pittoresco di dove un
artista potrebbe cavare un bell'effetto... Lo conosci?

-- No

-- Mi accompagnerai pi tardi a vederlo... con Tullio?

-- S, babbo.

-- Oh, -- seguit Frassini con qualche esitazione -- non  gi ch'io abbia
mutato pensiero... L'arte mi ha dato troppi sopraccapi e vi rinunzio...
Non val la pena di occuparsene in quest'epoca di bottegai... Ma due
lavoretti vorrei ancora farli, uno per le tue nozze... l'altro per tua
zia Angela... Gli schizzi che avevo cominciati non vanno...
assolutamente non vanno... Fermar l'idea sulla tela, fermare il simbolo,
ecco quello che occorre...

-- Babbo, babbo -- interruppe l'Antonietta sgomentata di vederlo ripreso
dalle sue ubbie -- non torturarti il cervello... Per me, per la zia
Angela, per Tullio qualunque cosa basta.

Frassini tentenn la testa. -- Voi meritereste il capolavoro.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

-- Eccoci -- disse il dottore sboccando insieme con Tullio e con gli altri
sullo spiazzo davanti alla casa, ove l'Angela sedeva al sole su un
canap rustico, e l'era accanto il fratello Cesare.

L'Angela si alz e con le mani tese mosse incontro ai quattro arrivati.

-- Bravi! Ora si rientra in compagnia. Il nonno ti domanda, Tullio, per
rispondere a certi biglietti... E la nonna vuol te, Antonietta, pel
solito massaggio... Abbi pazienza, finch'io ripiglio le forze.

-- Pronti, pronti! -- gridarono in coro i due giovani. E salirono di corsa
la scalinata.

Seguendoli con occhio amoroso, l'Angela veniva dietro a passi lenti,
appoggiata al fratello. Erano alla sua destra il dottore Vignoni e
Giulio Frassini.

-- Sono raggianti -- ella disse. E rivolgendosi a Cesare soggiunse: -- La
felicit di questi nostri nipoti, ecco ci che rimane di meglio dalla
cerimonia delle nozze d'oro.

Sul primo gradino si ferm, abbracciando con lo sguardo tutto quello che
si vedeva di Villarosa.

-- A che pensi? -- le chiese Cesare.

-- Penso -- ella rispose, e una lacrimetta le rigava la guancia -- che tu
vai lontano lontano, che mai pi l'intera famiglia si trover riunita a
Villarosa.

-- Eh via -- salt su il dottore -- pensi anche a cose pi allegre... Pensi
che il signor Cesare torner e che in ogni caso di qu a un pajo
d'anni... mettiamo pure a tre anni... qualcheduno che non c' ancora
tenter i primi passi fra queste ajuole.

Ella fece un gesto dubitativo.

-- Ci sar?

-- Altro che esserci! Garantisco io.

L'Angela sorrise al cognato.

-- Nonno!

Giulio Frassini si chin ad afferrarle la mano e la port avidamente
alle labbra.


  FINE.





Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, cos come le
grafie alternative (auguri/augur, tintinnio/tintinno e simili),
correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.





End of the Project Gutenberg EBook of Nozze d'oro, by Enrico Castelnuovo

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     and discontinue all use of and all access to other copies of
     Project Gutenberg-tm works.

- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
     money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
     electronic work is discovered and reported to you within 90 days
     of receipt of the work.

- You comply with all other terms of this agreement for free
     distribution of Project Gutenberg-tm works.

1.E.9.  If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
electronic work or group of works on different terms than are set
forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark.  Contact the
Foundation as set forth in Section 3 below.

1.F.

1.F.1.  Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
collection.  Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
works, and the medium on which they may be stored, may contain
"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
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1.F.2.  LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
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LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
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TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
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1.F.4.  Except for the limited right of replacement or refund set forth
in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
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WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.

1.F.5.  Some states do not allow disclaimers of certain implied
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law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
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or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.


Section  2.  Information about the Mission of Project Gutenberg-tm

Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
electronic works in formats readable by the widest variety of computers
including obsolete, old, middle-aged and new computers.  It exists
because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
people in all walks of life.

Volunteers and financial support to provide volunteers with the
assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
remain freely available for generations to come.  In 2001, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.


Section 3.  Information about the Project Gutenberg Literary Archive
Foundation

The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
Revenue Service.  The Foundation's EIN or federal tax identification
number is 64-6221541.  Its 501(c)(3) letter is posted at
http://pglaf.org/fundraising.  Contributions to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
permitted by U.S. federal laws and your state's laws.

The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
throughout numerous locations.  Its business office is located at
809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
business@pglaf.org.  Email contact links and up to date contact
information can be found at the Foundation's web site and official
page at http://pglaf.org

For additional contact information:
     Dr. Gregory B. Newby
     Chief Executive and Director
     gbnewby@pglaf.org


Section 4.  Information about Donations to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation

Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
spread public support and donations to carry out its mission of
increasing the number of public domain and licensed works that can be
freely distributed in machine readable form accessible by the widest
array of equipment including outdated equipment.  Many small donations
($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
status with the IRS.

The Foundation is committed to complying with the laws regulating
charities and charitable donations in all 50 states of the United
States.  Compliance requirements are not uniform and it takes a
considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
with these requirements.  We do not solicit donations in locations
where we have not received written confirmation of compliance.  To
SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
particular state visit http://pglaf.org

While we cannot and do not solicit contributions from states where we
have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
against accepting unsolicited donations from donors in such states who
approach us with offers to donate.

International donations are gratefully accepted, but we cannot make
any statements concerning tax treatment of donations received from
outside the United States.  U.S. laws alone swamp our small staff.

Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
methods and addresses.  Donations are accepted in a number of other
ways including checks, online payments and credit card donations.
To donate, please visit: http://pglaf.org/donate


Section 5.  General Information About Project Gutenberg-tm electronic
works.

Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
concept of a library of electronic works that could be freely shared
with anyone.  For thirty years, he produced and distributed Project
Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.


Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
unless a copyright notice is included.  Thus, we do not necessarily
keep eBooks in compliance with any particular paper edition.


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