The Project Gutenberg EBook of Il Regno d'Etruria, by E. Melchior de Vog

This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
almost no restrictions whatsoever.  You may copy it, give it away or
re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
with this eBook or online at www.gutenberg.org/license


Title: Il Regno d'Etruria
       La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero

Author: E. Melchior de Vog

Release Date: July 9, 2013 [EBook #43174]

Language: Italian

Character set encoding: ISO-8859-1

*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL REGNO D'ETRURIA ***




Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
http://www.pgdp.net (This file was produced from images
generously made available by The Internet Archive)






                                  LA
                            VITA ITALIANA

                              DURANTE LA
                   Rivoluzione francese e l'Impero


                _Conferenze tenute a Firenze nel 1896_

                                  DA

        Cesare Lombroso, Angelo Mosso, Anton Giulio Barrili,
          Vittorio Fiorini, Guido Pompilj, Francesco Nitti,
       E. Melchior de Vog, Ferdinando Martini, Ernesto Masi,
        Giuseppe Chiarini, Giovanni Pascoli, Adolfo Venturi,
                           Enrico Panzacchi.



                                MILANO
                       FRATELLI TREVES, EDITORI

                                 1897.




                        PROPRIET LETTERARIA

                     _Riservati tutti i diritti_.

                        Tip. Fratelli Treves.




                         IL REGNO D'ETRURIA


                             CONFERENZA
                                 DI

                        E. MELCHIOR DE VOG.


Questa conferenza fu tenuta in francese; essa fu tradotta in italiano da
Guido Biagi.




_Signore e Signori_,


Alla _Societ di pubbliche letture_, chiamandomi a Firenze, piacque
concedermi di parlarvi della vostra storia nella mia lingua nativa. Mi
scuser con essa e con voi; e quasi avrei intenzione di scusarmi con
coteste nobili figure di Luca Giordano, avvezze ad ascoltare l'idioma
che Paul Louis Courier, ellenista di gusto cos squisito e sicuro,
affermava "la pi bella delle lingue viventi". Ma un forestiero mal
volentieri si arrischia a balbettare la purissima lingua italiana a
un'eletta di ascoltatori toscani.

Eppure, a Firenze io non mi sento del tutto straniero; e ci torno per
pagare un tributo a quei luoghi che furono i primi educatori del mio
intelletto. Consentite che io mi lasci vincere dai personali ricordi:
perch dinanzi a ognuna di queste pietre eleganti, cos sature di
bellezza e di storica maest, io ritrovo le impressioni lontane che la
vita non pot cancellare.

Uscito di collegio, m'avevano condannato a studiar legge in una delle
nostre citt di provincia: scappai, piantai l le _Pandette_ e le
_Istituzioni_, e spiccato il primo volo di viaggiatore venni a posarmi
in Firenze, dove passai sei mesi nello studio dei vostri monumenti,
delle vostre arti e della storia vostra. Cotesta iniziazione fu per me
una vera ebbrezza: scopersi il mondo della bellezza all'aurora della
vita; e qui cominciai a scrivere, ma fortunatamente per i miei
contemporanei e per me, ho perduto i miei scritti fiorentini: erano una
tragedia in versi sul conte Ugolino che divorava i figliuoli per
conservar loro il padre. Avendola perduta, ho qualche volta l'illusione
di credere che fosse stupenda.

L'amore alla storia, alla storia viva, drammatica, scritta su tutte le
vostre mura, s'impadron di me a Firenze, e mi distolse da quella poesia
da collegio. Gi fin d'allora, leggendo Dino Compagni e i vostri altri
antichi cronisti, mi trovai dinanzi ad uno dei problemi insolubili che
s'impongono allo spirito umano: come si spiega l'eterna contradizione
che esiste fra le cupezze, le follie, le crudelt di cui parlano i
libri, e le cose sorridenti, meditative, pacifiche che qui parlano agli
occhi? Ecco un luogo d'elezione, dove la natura e gli uomini hanno
cooperato per creare di nuovo quell'armonico capolavoro che dopo Atene
non s'era pi visto. Fra le linee di questi orizzonti felici, che cos
bene si accordano, sembra che l'uomo si sia strappato di dentro la
ragione e la grazia. Firenze si mostra nel cielo dell'intelligenza e
dell'arte, sotto la sua luce dorata, come la vediamo in questa stagione
dell'anno, fra la nebbia rosea e bianca dei mandorli e dei peschi che
fanno una cintura di fiori alle sue cupole, a' suoi campanili;  il
giardino in cui tutti i fiori del genio umano sbocciarono, con un'esatta
disciplina d'eleganza prestabilita, di saviezza tranquilla, e come in
virt d'una fraterna premeditazione della terra e dell'uomo per avverare
finalmente il gran sogno di tutti noi, cio una vita perfettamente bella
nel riposo d'una perfetta felicit.

Ma non  che un miraggio! Consultate la storia: qui, come ad Atene, essa
ci mostra nel giardino incantato e perpetuamente devastato, una
sanguinosa arena in cui gli uomini si lacerano fra loro, un campo di
battaglia in cui le nazioni si accapigliarono furiose nel corso dei
secoli, con le loro concupiscenze, accese dalle tentazioni di questa
perfetta bellezza.

Oggi, come quando leggevo Dino Compagni, ho spogliato alcune pagine
della storia fiorentina, ma di tempi a noi pi vicini; e ci ho ritrovato
quel doloroso problema, ci ho ritrovato l'uomo che si accanisce a recare
il turbamento e il disordine ne' luoghi in cui sembrava splendere una
divina potenza pacificatrice. Vi parler liberissimamente di coteste
cose passate, di quel confuso marame d'istinti, d'interessi e di idee
che, al principio del nostro secolo, l'onda rivoluzionaria francese
rovesci sulle terre d'Italia. E mi ricorder che qui, con tante altre
lezioni, mi fu data la norma per giudicare della storia.  nella
Galleria degli Ufizi una tavola d'un ignoto quattrocentista: una Madonna
col Bambino, pittura di pregio mediocre, opera incerta di alcun povero
scolaro di Giotto. Pure, ho sempre sul mio scrittoio la fotografia di
quel quadro. Sotto cotesta Vergine, che fu certamente affissa in qualche
pretorio d'un palazzo di giustizia, una mano indica allo spettatore ed
al giudice l'iscrizione in grandi lettere gotiche: "_Odi l'altra
parte._"

_Odi l'altra parte!_ la Madonna degli Ufizi ci porge cos la prima
regola dei nostri giudizi nella vita, nella storia, in quella scienza
embrionale ed oscura, che noi chiamiamo, mentre  ancora _in fieri_,
politica, e che un giorno sar storia pur essa.

La vostra _Societ di letture_ ebbe la felice ispirazione di assegnare
al corso di ciascun anno un periodo di storia. Vi hanno gi parlato in
addietro del Medio Evo e del Rinascimento; vi narreranno in questa serie
la vita italiana durante le tempeste della Rivoluzione e dell'Impero. In
questo ciclo ho scelto un episodio minuscolo, la breve esistenza del
Regno d'Etruria. Ma prima di raccontarvelo, permettetemi di fare alcune
riflessioni sulla legge misteriosa che trascina i nostri due paesi entro
una medesima orbita.

Anche se differiscono i tempi, il fondo dell'uomo rimane invariabilmente
il medesimo. Di questo permanenti rassomiglianze  facile persuadersi
paragonando i sanguinosi conflitti nei quali le nostre razze si
accapigliarono, cos nel Rinascimento come durante la Rivoluzione. Pi
ci medito e pi scopro un'identit fondamentale fra il movimento che
rovesci in Italia le milizie di Carlo VIII, di Luigi XI, e di Francesco
I e quello che vi ricondusse le soldatesche del Championnet, dello
Schrer, del Bonaparte. La stessa operazione di segreta alchimia si
riproduce nello stesso crogiuolo.  un parto laborioso, che si compie,
secondo l'eterna e dura legge della riproduzione, in mezzo al sangue e
agli spasimi.

 nota a voi tutti una teorica che, se non il cuore, appaga
l'intelligenza: quella dello Schopenhauer sull'amore. Secondo lo
spietato filosofo, due esseri che si amano cedono all'inganno della
natura; inconscienti e ingannati, non fanno che obbedire alla volont
d'un terzo essere, il quale si serve di loro per conseguire i suoi fini,
e arrivare alla vita. La spiegazione dello Schopenhauer, se  vera,
potrebbe adattarsi egualmente a ci che  il rovescio dell'amore,
all'odio: vale per la guerra delle razze come per la guerra dei sessi.
Quando due nazioni si scannano, con l'illusione di soddisfare a
cupidigie individuali e immediate, esse preparano inconsciamente una
nuova forma di civilt che vuol nascere dal loro conflitto. Questa legge
si manifesta in tutte le epoche della storia; e segnatamente nei
violenti contatti fra i popoli al di l e al di qua delle Alpi. Mentre
gli uomini bagnan di sangue e si contendono le feconde valli fra le Alpi
e l'Adriatico, una divinit serena ed ironica contempla le loro lotte,
dalla vetta di quelle Alpi dove le nuvole la nascondono agli sguardi dei
mortali: impassibile e indifferente alla diversit di razza, di patria e
d'interessi, essa rappresenta il genio della storia. Non dice come il
Bonaparte a' suoi soldati: "In coteste fertili pianure troverete il pane
e le scarpe che vi mancano!" Ma grida: "Andate, operate, poveri
esecutori de' miei disegni: ho bisogno della vostra ignoranza e delle
vostre atrocit per conseguire i miei fini; andate e in coteste pianure
risvegliate lo spirito della vita, la scintilla che vi ripose l'antica
Roma: ne ho bisogno per illuminare l'immagine de' tempi avvenire, che
nascer e prender forma e figura sulle rovine da voi lasciate." E alla
sua voce il miracolo si compie. I soldatacci brutali ed entusiasti,
cupidi ed ubriachi, che si sparsero per l'Italia dietro Gastone di Foix
e il La Trmouille, ricondussero in Francia, nel riflusso d'una
controinvasione, Leonardo, Benvenuto, il Primaticcio, parecchi
letterati, e dotti ed ellenisti: il Rinascimento sbocci, lo spirito de'
tempi moderni aleggi sul carnaio ove caddero gli estremi lottatori
dell'et feudale. Parimente, quando i volontari della Rivoluzione
piombarono in Italia, spinti dagli stessi principii, attirati dallo
stesso miraggio, essi non s'accorsero che preparavano la formazione
d'una novella Europa, e che, vagheggiando il loro sogno, aiutavano
l'effettuazione dell'antico sogno italiano, cio la resurrezione d'una
patria comune.

Il mio amico Alberto Sorel ha messo in evidenza l'idea madre, ormai
accettata da tutti gli storici, che deve regolare i nostri giudizi
quanto all'opera della Rivoluzione e dell'Impero oltre le frontiere
francesi. Gli uomini del 1789 e i loro violenti continuatori avevano un
ideale nobile, generoso, ma chimerico quanto mai; i primi volevano
largire al mondo e gli altri imporgli per forza cotesto ideale di
libert, d'uguaglianza, d'emancipazione umana nella fusione di tutti i
popoli fratelli. Ma la sementa che i soldati della Rivoluzione e
dell'Impero portarono nei loro zaini cambi natura -- per dir cos --
nelle terre straniere dove fu sparsa: l'idea di libert astratta vi
germogli e fruttific sotto altra forma, con l'idea dell'indipendenza
nazionale, e con il risveglio dello spirito particolare a ciascun gruppo
etnico; e cos la Rivoluzione che credeva di unificare l'Europa prepar,
in fatto, la ricostituzione delle nazionalit che dalla voce di quella
furon richiamate alla coscienza dell'esser loro. Gli ultimi avanzi
dell'Epopea, testimoni di cotesto infrenabile movimento delle
nazionalit, non poterono riaversi dallo stupore: rimasero come la
gallina che si avvede di aver covato le uova d'un'anatra. Quindi
malintesi infiniti: e quel che il Sorel comprende oggi cos chiaramente,
non fu mai capito da uno storico come il Thiers.

Nell'ora dei primi contatti tra la Francia rivoluzionaria e l'Italia,
quest'Italia degli antichi governi aveva sentito aleggiare uno spirito
precursore: le sorde speranze, affiochite da secoli, ritrovavano la
voce. Il Muratori insegnava di nuovo agl'Italiani le loro origini:
Pietro Verri e l'Alfieri con il fuoco della poesia tenevano accesa la
fucina dove si preparavano le sorti della patria italiana; e quando il
Vico con i suoi occhi veggenti perlustrava la storia, ne' grandi
orizzonti dove chiamava a raccolta l'umanit, altro non vedeva che
l'Italia rigenerata. Nel 1789 il conte Napione parlava gi come un
precursore del Cavour: e anche fuori della penisola, si presentiva
cotesta futura possibilit. La grande Caterina scriveva col suo spirito
perspicace: "L'Italia attende e spera." E cotesta intuizione politica
coincideva col primo risveglio del Romanticismo, uscito dall'anima di
Gian Giacomo Rousseau: e la terra della bellezza classica doveva per
prima profittare di questo nuovo modo di considerare il mondo. Gi lo
Chnier esclamava in una delle sue elegie:

    _Belle encore, l'Italie attire l'univers._

Mossi dal fascino della fata misteriosa, venivano a lei i viaggiatori,
pieni d'una sacra ebbrezza che i loro precursori non conoscevano ancora.
Paragonate i sentimenti dello Chateaubriand, di madama di Stal, del
Lamartine, simili al Goethe che faceva datar dalla sua venuta in Italia
la sua seconda nascita, paragonateli alla curiosit puramente classica
del presidente De Brosses e degli altri viaggiatori del XVII e del XVIII
secolo. Un mondo s' rivelato: non soltanto ai poeti, ai maestri delle
intelligenze, ma ai semplici, ai soldati trascinati dalle guerre. Lo
Championnet si reca in pellegrinaggio alla tomba di Virgilio. Udite
questo passo del d'Hauteroche, giovane ufficiale della Rivoluzione:
"Avevo diciott'anni, le spalline di sottotenente nuove fiammanti, un
gran pennacchio bianco, il pi grande che avessi potuto trovare....
Partii per Lione. Mia madre pianse, la mia sorellina pianse; io, io per
me ridevo e piangevo insieme, ero tanto contento di partire per
l'Italia!" Un altro, il chirurgo aiutante-maggiore Lamare, diciottenne
anch'esso, previene la chiamata e parte per Napoli "con un _bistur_
nell'astuccio, un microscopio nel sacco, e, con in tasca l'Eneide."

Questi pellegrini armati ebber da prima liete accoglienze nel paese che
tanto li attraeva. Tranne nel Piemonte, fedele e devoto alla vecchia
Casa di Savoja, c'era poca affezione per le dinastie nomadi che i
Francesi spodestavano. I patriotti italiani videro di buon occhio questo
aiuto rivoluzionario, che li liberava dai loro padroni stranieri e che
per essi trasformavasi in un'aurora dell'indipendenza e della libert
italiana. Il Monti, Ugo Foscolo, composero odi alla gloria di "Bonaparte
liberatore". Ma il disinganno fu rapido. I filosofici liberatori,
divenuti alla lor volta padroni stranieri nei paesi che avean liberato,
si fecero ben presto odiare dai sudditi. Le tentazioni e le necessit
della conquista alterarono l'idea originale della Rivoluzione: in
Bonaparte conquistatore, e gi prima di lui nello Schrer e nel
Championnet, l'Italia disingannata malediceva di nuovo i successori,
gl'imitatori di Carlo VIII e di Luigi XI.

Le memorie del generale Thibault, pubblicate recentemente, mostrano per
qual naturale cammino la guerra difensiva divent guerra di conquista e
per quale logica metamorfosi l'entusiasmo dei liberatori si cambi in
spirito d'invasione e di rapina e quello dei liberati in odio contro i
nuovi oppressori. Si rabbrividisce a leggere le scene di carneficina e
di devastazione che l'inconsciente Thibault descrive allegramente,
quando racconta l'occupazione di Napoli e delle Calabrie. Ma pi ancora
di questi sanguinosi eccessi, la rapacit dei vincitori esasper
gl'Italiani. Li spogliavano dei tesori d'arte, nei quali la coscienza
nazionale vedeva con ragione i veri emblemi della patria smembrata, le
pi salde garanzie del diritto che essa aveva a pretendere un destino
pari all'altezza del suo genio. Paul-Louis Courier testimone dell'esodo
di questi di lari, gi lo rimpiangeva nelle sue eloquenti lamentazioni:
"Tutto quel che apparteneva ai Certosini, a Villa Albani, ai Farnese,
agli Onesti, al Museo Clementino, al Campidoglio,  portato via,
saccheggiato, perduto o venduto. Gl'Inglesi ne hanno avuto una gran
parte, e alcuni commissari francesi, sospettati di aver fatto cotesti
traffici, son qui arrestati; ma la cosa non avr seguito. Una squadra di
soldati, entrati nella Biblioteca Vaticana, ha fra le altre rarit
distrutto il famoso Terenzio del Bembo, per prender le poche dorature
onde il manoscritto era ornato. La Venere di Villa Borghese  stata
ferita in una mano da qualche discendente di Diomede, e l'Ermafrodito,
_immane nefas!_, ha un piede rotto."[1]

  [1] _Lettres de Rome_, 1799.

In Toscana, come a Roma e a Napoli, il triennio, gli anni di guerra
civile e straniera corsi tra il 1798 e il 1801, fu un'ra dolorosa di
disordini, di esazioni, di miseria per il popolo. Francesi, Napoletani,
Austro-Russi e insorti paesani opprimevano ugualmente i poveri abitanti
estenuati. Mai fu meglio appropriato il grido del poeta:

    Ahi, serva Italia di dolore ostello,
    Nave senza nocchiero in gran tempesta!

Le vittorie del Primo Console, nell'anno 1800, restituirono l'ordine se
non l'indipendenza e la libert. L'anno dipoi la Toscana riaveva un
regolare assetto sotto il nome di Regno d'Etruria. Questa la prima, in
ordine di tempo, delle sovranit effimere che Napoleone doveva far
sorgere su tutta la superficie d'Europa, per mettervi e rimettervi come
altrettante sentinelle i principi della sua famiglia. Sembra che il
futuro distributore di tante corone abbia voluto farsi la mano, per
questo grandioso pallggio, a Firenze. Per tale rispetto, l'esperienza
etrusca merita d'esser dallo storico presa in considerazione; ed oggi ci
 ben nota, merc dei lavori eruditi di Pierfilippo Covoni, e del libro
compilato sui documenti dei nostri archivi diplomatici da Paul
Marmottan.

Il granduca Ferdinando III fin dal marzo 1799 aveva abbandonato Firenze,
per ordine del generale Gauthier comandante il corpo francese
d'occupazione. Ma il principe lorenese non fu definitivamente spodestato
che dopo la conclusione del trattato di Lunville, per il quale i
diritti di lui furono trasmessi ai Borboni di Parma. Il trattato, quanto
all'assetto dell'Italia, ebbe compimento con una convenzione conclusa ad
Aranjuez, il 21 marzo 1801, fra Luciano Bonaparte e il principe della
Pace. Ai termini del concordato, l'antico granducato di Toscana, eretto
in Regno d'Etruria, passava al giovane infante Luigi di Parma, cugino e
genero del Re di Spagna. Una stipulazione espressa determinava che il
nuovo re e la sua sposa traverserebbero Parigi prima d'entrare nei loro
Stati. L'immaginazione del primo console erasi infiammata all'idea di
mostrare alla Francia repubblicana il primo re creato da lui, e di
accompagnare sulla Piazza della Rivoluzione, con un corteggio di
regicidi e con un cerimoniale abolito, un nipote di Luigi XIV, un
discendente di Luigi XVI.

Don Luigi aveva ventott'anni, l'infante Maria Luisa venti. Erano ombre
leggiere, come tant'altre che svolazzarono al principio del secolo, ne'
rami meridionali della Casa di Borbone: deboli rampolli del gran tronco,
estenuati da troppo sole, da troppo potere, da troppe passioni. Nella
galleria degli Ufizi  il ritratto di Don Luigi: un esile fantasma,
elegante, col suo abito verde e co' suoi calzoni scarlatti, con un viso
pallido e il naso caratteristico della famiglia; i capelli d'un biondo
pallido son intrecciati in una catenella racchiusa entro una borsa di
seta nera. La testa di lui si piega sotto il peso del Toson d'oro:
quella povera testa non doveva a lungo resistere sotto il pondo d'una
corona cascatale sopra.

Maria Luisa non era bella: piccola, pienotta, colorita, trasparivale una
cert'aria di maest nella fisonomia e tutto il fuoco della Spagna negli
occhi neri. Avea uno spirito perfettamente incolto, ma abbastanza
sciolto, che pure mostravasi sommesso ai preti, i quali dirigevano la
sua devozione puerile.

Don Luigi avea dato segno di una certa curiosit e di qualche attitudine
per le scienze naturali. Con lo Chaptal teneva corrispondenza intorno a
questioni di chimica industriale. Lo scienziato nel 1792 avea ricevuto
dal suo allievo una lettera, che egli ci ha conservato nei suoi
_Souvenirs_ e che non  di un principe imbecille. "La vostra
Rivoluzione, mio caro amico, ci ha insegnato che il mestiere di re non
vale pi nulla: figuratevi quello d'erede presuntivo. Dopo averci ben
riflettuto, mi son deciso a conquistare la mia indipendenza, e credo
potervi riuscire mettendo su delle fabbriche in Ispagna dove mancano. Ma
non posso riuscirvi che mediante il vostro aiuto. Venite a trovarmi e
lavoreremo insieme. Mio suocero ci dar aiuti di denaro e di protezione.
Quando avremo fatto fortuna, andremo a vivere in qualche posto dove
possiamo trovar riposo, se pure esiste ancora su questa terra."

Il Bonaparte stava per dargli la fortuna e un breve riposo. Gl'Infanti
lasciarono la Spagna l'11 di maggio 1801. Viaggiarono sotto i nomi di
conte e di contessa di Livorno. Questa la sola precauzione che prendesse
il Primo console per attenuare lo scandalo d'un ricevimento apertamente
reale. Suo fratello Luigi aspettava le vetture alla Bidassoa, alla testa
del suo reggimento di dragoni: il generale Bessires and incontro ai
sovrani a Mont de Marsan e li scort fino a Parigi. Furon ospitati nel
palazzo del signor d'Azara, ambasciatore di Spagna: Cambacrs e Lebrun
andarono a far loro la prima visita. Subito dopo, i sovrani d'Etruria
presero posto in una vettura tirata da muli, secondo la moda spagnuola,
e si recarono alla Malmaison, dal Primo Console, che circondato da' suoi
generali li attendeva sul peristilio. Don Luigi, timido e imbarazzato,
si ferm come interdetto dinanzi al vincitore di Marengo: non pot
proferir parola e si gett con effusione tra le braccia del suo
creatore. Bonaparte lo rialz con bont, rivolse qualche complimento
alla regina, che, con maggior presenza di spirito del marito, rispose
con parole cortesi le quali tolsero Don Luigi dall'imbarazzo. Giuseppina
s'impadron di Maria Luisa e la colm di regali, di acconciature ch'essa
avea scelte dalle sue modiste; e grazie all'inesauribile argomento della
moda fu presto rotto il ghiaccio fra le due donne, che durante il
soggiorno della coppia reale a Parigi furon viste intime e loquaci come
vecchie amiche.

Ma fra i due uomini non avvenne il medesimo. Don Luigi non poteva
vincere la soggezione che provava dinanzi al Bonaparte. Quando gli
affari richiamavano il Primo Console nel suo gabinetto, il giovane re se
la svignava scappando nel salone degli aiutanti di campo, dove ritrovava
la sua disinvoltura e il suo vero carattere. Superbo di possedere una
bella voce baritonale, cantava il _Tantum ergo_ o il _Magnificat_ a
quegli antichi volontari della Repubblica che cantavan con lui. Poi li
faceva mettere in fila per saltare sulle loro spalle e far le capriole
sul tappeto. Questa puerilit serviva a puntino ai disegni del
Bonaparte. Dopo la partenza degl'infanti, dinanzi a' generali ne
prendeva occasione per dire: "Avete visto che cosa sono cotesti principi
della Casa di Borbone, cotesti eredi di Carlo V e di Luigi XIV? 
possibile che gente fatta cos risponda alle necessit del nostro
secolo?"

Pure il Console us a' suoi ospiti ogni maggior riguardo, e moltiplic i
divertimenti: partite di piacere, balli, ricevimenti magnifici alle
Tuileries, presso i ministri, parate della guardia consolare al
Carrousel, spettacoli all'Opera, al Teatro francese. Alla zecca si coni
in presenza dei sovrani la medaglia di prammatica _Rex Etruriae_. Essi
assisterono alla seduta dell'Istituto e ascoltarono dotte comunicazioni
dello Chaptal, del Cuvier, del Laplace. Presero con loro doni preziosi
di Svres e dei Gobelins. Maria Luisa, consigliata da Giuseppina, usciva
fuori in gran gala e per risparmiarsi la fatica di cambiare
abbigliamento, la Spagnola si vestiva fin dalle sette di mattina con lo
strascico di corte e portava il diadema senza pi levarlo fino a quando
andava a riposare.

Il mobilissimo popolo parigino accoglieva con grande entusiasmo il primo
Console e il re, su quella stessa piazza dove, ott'anni prima, aveva
ghigliottinato il loro buon _zio_ Luigi XVI, come doveva chiamarlo pi
tardi Napoleone. I manifesti attaccati alle cantonate avevano preparato
la pubblica opinione: si diceva che quella memorabile visita era al
mondo pegno di pace, e dell'universale concordia che i negoziatori
d'Amiens eran sul punto di restaurare. E poi, in cotesta folla, ogni
granatiere che aveva traversato scalzo l'Italia poteva dire ai vicini:
Cotesto re e cotesta regina li ho fatti io! -- L'entusiasmo fu tale che
sorpass i desider del Bonaparte, onde il Gabinetto del Primo Console
mand ai prefetti istruzioni segrete per temperare lo zelo delle
popolazioni lungo il tragitto che avrebbero percorso i Reali. Il 30
giugno, gl'infanti presero commiato dal Bonaparte e da Giuseppina, e
affermarono la loro eterna riconoscenza in un ultimo abbraccio a cos
grandi amici.

Presero la via dell'Italia scortati da uno squadrone di ussari comandati
dal Grouchy. Il generale Clarke, che a Firenze doveva essere il loro
tutore, li accompagnava. Dovunque gli stessi segni di rispetto, le
stesse ovazioni. Il Murat li attendeva in Toscana, poich l'eroe piumato
riempiva allora con la sua petulanza e magnificenza teatrale queste sale
del palazzo Riccardi. Egli diresse l'insediamento di re Luigi a Palazzo
Vecchio, e, lasciatolo l sotto la sorveglianza del Clarke, ripart per
Milano.

Ci voleva un altro ingegno, assai maggiore a quello di questo principe
debole ed infermiccio, per rafforzare un trono malfermo in quella
Toscana rovinata, lacerata dalle fazioni, occupata dai soldati
stranieri, indifferente al sovrano che il caso le imponeva. Le
difficolt gravissime del nuovo regno ci sono rivelate dai carteggi del
Clarke e del Tassoni, l'accorto inviato della Repubblica Cisalpina,
dalle lettere lamentevoli del re Luigi al Primo Console. Fin dal primo
giorno, l'infante si trova alle prese con le difficolt finanziarie che
sempre aumenteranno. Come ricordo del fausto avvenimento,  costretto ad
imporre ai sudditi una contribuzione di 300.000 franchi per far fronte
alle spese del corpo francese d'occupazione, giacch 6000 uomini eran di
guarnigione a Livorno, donde sorvegliavano gl'Inglesi padroni dell'isola
d'Elba. Invano Don Luigi supplica il suo "carissimo amico", il Primo
Console, di scemare le sue pretese; non pu nemmeno ottenere dal
Bonaparte la restituzione della Venere dei Medici, che allora appunto
peregrinava da Livorno a Napoli e da Napoli a Parigi; non pot neanche
ottenere quel "pi regolare arrotondamento de' suoi Stati", che il
giovane sovrano molto ingenuamente chiedeva in cambio della bella
divinit.

Senza tener conto della pubblica miseria, la Corte spagnola si lasci
andare al fasto e allo sperpero. Non si pensava che al piacere. Il re
avea preso come primo ministro il vecchio Mozzi "astronomo calato
dall'osservatorio al gabinetto", dice un diplomatico forestiero. Cotesto
cortigiano de' vecchi tempi sembra uno dei personaggi dipinti dallo
Stendhal nella _Chartreuse de Parme_. Pure il Mozzi era un galantuomo
che non mancava n d'esperienza n di finezza; ma fu ben presto
sostituito da un intrigante della peggiore specie, il Salvatico che alla
Corte degl'infanti divent ci che era presso i loro parenti di Madrid
il famoso principe della Pace. Cotesto Godoi in sessantaquattresimo
aveva tutti i vizi del suo modello. Per le sue mani passavano le grazie,
e il denaro del Tesoro andava a' suoi compagni di dissolutezza. Da un
solo particolare si pu giudicare del fasto che si permetteva cotesta
Corte indebitata: intorno alla coppia reale erano centoquindici
gentiluomini di Camera e settantacinque dame d'onore. Il Salvatico
accarezzava le manie puerili di Don Luigi e la passione per il piacere,
che nella regina Maria Luisa andava unita ad un superstizioso
bigottismo. La mattina diceva il rosario con i Sovrani; la sera metteva
su a Poggio a Cajano alcune recite nelle quali l'infante faceva ammirare
la sua bella voce. Che autorit poteva conservare un principe che
cantava nel _Barbiere_ la parte di Basilio, mentre il favorito gli
rispondeva in quella di Figaro? E cotesto principe era insidiato dal
male implacabile che d un cos tragico aspetto ai nipoti di Luigi XIV,
consumati sotto il cielo di Spagna dagli eccessi del senso.

Dopo pochi mesi di regno, il disgraziato Don Luigi non era pi che
un'ombra demente. I rapporti del Clarke e del Tassoni segnalano giorno
per giorno il declinare della sua salute, gli accessi furiosi
d'epilessia, la cui frequenza  attribuita "alle troppo frequenti prove
d'amore che il re dava alla regina". Ben presto i ministri cominciarono
a parlare della sua pazzia, senza riguardi. Questo Amleto frenetico
scappava dalla tavola a cui il Murat lo invitava, si chiudeva a forza in
camera, e ne usciva poi in veste da camera, con la sciabola in pugno,
per esterminare i traditori che la sua immaginazione vedeva da per tutto
e non senza ragione! Manc poco che cos non ammazzasse il vecchio Mozzi
e il Salvatico. Dovettero legarlo nel letto con lacci di seta. Il 27
maggio 1803 un'ultima crisi epilettica lo spense a trent'anni, dopo un
biennio di regno. Come parecchi de' suoi congiunti, aridi rampolli d'una
razza esaurita, don Luigi aveva appena appena attraversato la scena del
mondo. Nel risveglio di giovani forze che fremevano all'aurora del
nostro secolo, coteste fisonomie smarrite e invecchiate sembrano gli
ultimi fantasmi d'un mondo che scompare.

Lo seppellirono -- ma per poco, come vedremo -- nella Cappella dei Medici.
Per una di quelle ironie a cui la storia  avvezza, cotest'anima
d'augello spaurito, vagabonda cos nella morte come nella vita, and per
un momento a posarsi fra le grandi figure di marmo e di bronzo, sotto il
_Pensieroso_, alla grave ombra della _Notte_. La miseria dell'erario,
scrive il Clarke, era tale che "per il funerale del re non c'era di che
pagare i ceri; e dalla cereria non vollero darli a credenza: non c'erano
che dodici ceri in un angolo del palco sul quale fu esposto, scoperto,
il corpo del principe sventurato". -- E il ministro soggiunge: "Gli animi
son vicini alla disperazione: le imposte sono cos gravi che i sudditi
toscani pagano pi di quelli della Gran Bretagna: la regina reggente 
abbattuta e scoraggita."

Maria Luisa diventava difatti reggente d'Etruria, in nome del figlio
Carlo Luigi ancora in culla. Il vero reggente era il Salvatico.
Rinchiusa nelle sue pratiche devote, viaggiando di monastero in
monastero con un codazzo di monache, la Spagnola non faceva nulla per
affezionarsi i Toscani. Alla morte dell'Alfieri offese i loro
sentimenti: e gli amici del poeta ottennero a gran fatica il servizio
religioso che il clero gli voleva rifiutare. Nel dicembre 1804,
l'ambasciatore di Spagna Labrador fu dai parenti di Maria Luisa
incaricato di ottenere a qualunque patto l'allontanamento dell'infausto
Salvatico. Il Labrador si rec dalla regina e per tre ore le fu intorno:
essa fin per cedere con mala grazia. Cotesta rivoluzione di palazzo
fece gran rumore in Firenze. Il favorito non lasciava mai la sovrana, ed
entrava da lei a qualunque ora: doveva accompagnarla il giorno appresso
a una partita di caccia; ma grande fu lo stupore, e generale il
sollievo, quando seppesi ch'era stato destituito durante la notte e
condotto con una vettura di posta in una delle residenze suburbane. E la
Reggente dov alla meglio ricomporsi per comparire nel circolo di corte.

D'allora in poi e durante i tre anni che seguirono, la storia della
reggenza d'Etruria non ci presenta che l'agonia d'un potere che si
dissolveva prima ancora di aver governato. Gl'imbarazzi finanziari ogni
giorno crescevano, nonostante gli sforzi e l'abilit del banchiere
Eynard: nel 1805 il generale Verdier metteva il sequestro sulle rendite
della citt e del porto di Livorno per pagare le spese del corpo di
occupazione. Come i soldati stranieri, cos gl'impiegati toscani si
pagavano da loro, e l'amministrazione era dall'alto in basso
incancrenita dalla pi sfacciata corruzione. Da principio la reggente
aveva cercato appoggio e soccorso presso il suo protettore, il
Bonaparte; ma il Bonaparte era diventato Napoleone; e il nuovo
imperatore aveva altre cure, altri pensieri per altri Stati pi
importanti di quello dove il Primo Console aveva fatto il primo saggio
d'una monarchia vassalla. Per un momento pens di maritare Maria Luisa
al fratello Luciano, che rifiut. Di poi lasci libero il campo
agl'intrighi della sorella, l'Elisa Baciocchi; giacch la principessa di
Lucca e di Piombino anelava di succedere alla sua debole vicina; e
insidiare occultamente Maria Luisa, rovinarla agli occhi
dell'imperatore, prendere il suo posto a Firenze, era il disegno
politico dell'ambiziosa Elisa.

La guerra di Spagna son a morto per il regno d'Etruria; e Maria Luisa
sballottata tra Ferdinando suo padre e Napoleone suo protettore,
oscillante fra il partito francese e quello spagnuolo, era destinata
fatalmente ad esser travolta nella disgrazia de' suoi parenti.

Elisa trov un alleato nel successore del Clarke, il residente francese
D'Aubusson de la Feuillade, gentiluomo di vecchia razza, d'ingegno vivo
e aperto a tutte le idee moderne, che si dava in Firenze un gran da
fare. Abitava il palazzo Feroni, in Via dei Serragli, si teneva in gran
lusso e dava sontuosissime feste. Partiti gli ospiti, il ministro
prendeva in mano la penna e dirigeva al Talleyrand delle relazioni
vivaci e argutissime, nelle quali diceva corna della societ che avea
ricevuto. "Il presente governo (dicembre 1806),  composto di quattro
ministri, tutti vecchissimi, debolissimi, indolentissimi. Il vecchio
Mozzi  rimbecillito dall'et. La regina gli mand l'altro giorno
l'ordine di dare 300 zecchini a un corriere che andava in Spagna: ma
egli non ha mai saputo perch quel corriere ci andasse. La regina non ha
fiducia in lui, perch non ha pi che qualche lucido intervallo. Il
Cercignani, vecchio come Erode, debolissimo, decrepitissimo,
sciocchissimo, nemicissimo dei Francesi, chiedeva non  molto a coloro
che sollecitavano la sua protezione, se educassero i figli nel santo
timor di Dio e nell'odio contro i Francesi. Il Martini, ministro da un
anno, non  fanatico; ma questa  la sola sua buona qualit.  lungo,
lento, peso e vecchissimo. Pure ha grandissime pretensioni: ha per
intercalare ch'egli ha per governare pi talento dello stesso
imperatore.... Il quarto ministro Mugnai  ancora vecchissimo e
sordissimo.... Fo quanto posso per scuotere coteste vecchie zucche e far
loro aprire gli occhi semichiusi dagli anni; ma non ci riesco." Nel
giugno del 1807 il D'Aubusson tornava all'assalto e ritoccava cos il
quadro poco lieto: "ministri che non stanno in piedi per le ingiurie del
tempo e per la mancanza di fiducia della loro sovrana, o imbecilli e
inveleniti contro di noi, tutti con la paura di perder l'impiego;
subalterni che valgon quanto loro e anch'essi impauriti, deboli come i
superiori in ogni cosa.

Una regina che per giudizio e istruzione ha sei anni, che non si
rammenta da un giorno all'altro delle cose, ostinata e dispotica come si
suole essere a cotesta et, raggirata da un confessore fanatico e da
sottoposti intriganti i quali vogliono arricchire e dominare e non sanno
nulla prevedere: ecco il vero quadro della Corte."

Pretendevano le male lingue che il D'Aubusson fosse molto addentro nel
favore della Sovrana, da lui dipinta con colori cos poco lusinghieri. 
difficile crederlo, perch lo vediamo prendere a cuore gl'interessi
d'Elisa Baciocchi e con la principessa di Lucca cospirare alla rovina
della Spagnola. La pi gran censura che si faceva al governo etrusco,
continuamente rappresentata al Talleyrand e all'Imperatore, era la
complicit sua con gl'Inglesi che stavano in crociera dinanzi a Livorno,
le agevolezze concedute alle loro merci per rompere il blocco
continentale. L'Elisa e il D'Aubusson sapevano che l'Imperatore su
questo punto era specialmente irritabile. Sembra di fatti che le
risoluzioni di lui fossero precipitate per il pensiero di difendere pi
energicamente il suo sistema di blocco sulle coste d'Etruria. Tutti
aspettavano e reclamavano in Toscana il cambiamento d'un ordine di cose
intollerabile, giacch non c'era pi nulla da sperare da una regina e da
un governo screditati, odiati da tutte le classi della popolazione,
incapaci di porre riparo all'anarchia amministrativa e alla rovina
economica del paese. Napoleone non aveva che da fare un cenno per
distruggere a Firenze il fragile edifizio da lui innalzatovi: e cotesto
cenno fece nell'ottobre del 1807, ma non fu come Elisa desiderava.
Frustrando le speranze della sorella, l'Imperatore decise l'annessione
pura e semplice della Toscana al Regno francese in Italia. La
principessa di Lucca doveva ancora aspettare due anni quel granducato da
essa tanto bramato, che le fu concesso soltanto nel 1809.

Stipulava il trattato di Fontainebleau che la reggente e il piccolo re
d'Etruria, spodestati dei loro dominii, ricevessero compensi nel
Portogallo: Maria Luisa non li ebbe mai. Napoleone, di fronte a lei,
proced con la sua solita brutalit sbrigativa. Disse al generale
Reille: "Reille, avete consegnato nel 1801 al re d'Etruria le chiavi di
Firenze: andate a farvele restituire." Il generale entr nella citt,
nel dicembre 1807, con un corpo di 10.000 uomini. Il D'Aubusson aveva
notificato alla sventurata Regina il colpo che le era preparato: il 10
dicembre, essa firm piangendo il proclama che scioglieva i Toscani dai
loro giuramenti di fedelt. E da quel paese, dove non aveva potuto
radicarsi, la videro fuggire come un'ombra leggiera, circondata da altre
ombre, nella generale indifferenza. Tragica dipartita, quadro parlante
di tutto il sistema napoleonico, di quei perpetui sgomberi di sovrani,
insediati, cambiati, richiamati come sentinelle di fazione: attendati
per alcuni giorni in quelle capitali donde il capriccio di Lui, morti o
vivi, li richiamava. Maria Luisa fece esumare il corpo dello sposo, e
una carrozza che precedeva la sua port il feretro di Don Luigi,
custodito da quattro cappellani: un'altra carrozza portava la culla di
suo figlio. All'inizio del viaggio, il convoglio di scorta era
ragguardevole: ma a Cafaggiolo incontr la principessa Elisa, che
aspettava i cavalli di posta requisiti dalla sua rivale: le due donne
non si videro. La scorta diminu rapidamente, intorno alla regina
errante che partiva senza un soldo: arrivato alla frontiera di Francia,
il corteggio erasi ridotto al morto, al bambino e a quattro donne
spagnole rimaste fedeli alla loro padrona. A Milano, essa aveva avuto un
abboccamento con l'Imperatore: ma abituato alle disgrazie cagionate
dalla sua politica, quella di Maria Luisa non lo commosse pi di tante
altre.

L'Infante raggiunse i suoi parenti e seppell lo sposo ad Aranjuez, dove
"il cadavere del Re arrivato a buon porto, fu ritrovato conservatissimo"
(_Gazzetta Universale di Firenze_). Poco dopo Maria Luisa accompagn la
famiglia nell'esilio di Valenay. Il Talleyrand che aveva offerto nel
1801 alla regina d'Etruria una magnifica festa nella sua dimora di
Neuilly, le offerse ora una prigione nel suo castello di Valenay. Nei
_Souvenirs_ di Madame Cavaignac, che incontr per caso il triste
convoglio, trovo un quadro poco lieto di questo miserie reali: "Fu
appunto a Saint-Jean de Maurienne, credo, che trovai la famiglia reale
di Spagna, mentre recavasi non so dove. Io non ebbi cavalli: tutti erano
ritenuti per essa. C'erano il re, la regina, gl'infanti, la regina
d'Etruria, suo figlio, il principe della Pace. Tutte figure oltremodo
strane e grottesche. Se non avessi visto i corrieri con la livrea
dell'Imperatore, avrei preso tutte quelle carrozzate per altrettanti
ciarlatani ambulanti, venditori d'orvietano o giocolieri. Non ho mai
visto nulla di simile: eran divisi gli uomini dalle donne, comprese le
tre Maest. Mi meravigliai di veder la giovane regina quasi brutta
quanto la madre." -- Uscita da Valenay, Maria Luisa dimor alcun tempo a
Nizza; poi fu mandata a Roma e chiusa nel convento di San Domenico e
Sisto, donde il Murat la trasse fuori nel 1814. -- Inviata a Lucca dal
Congresso di Vienna, vi mor nel 1824. L'infante Carlo Luigi ricuper i
dominii ereditari di Parma nel 1847; abdic nel 1849 in favore di suo
figlio Carlo III assassinato il 27 marzo 1854.

Cos disparve, dopo sei anni d'esistenza, il regno d'Etruria fondato per
un capriccio del Bonaparte. Come tante altre, l'effimera dinastia
spagnola pass fra le pietre forti dei vostri palazzi fiorentini, senza
radicarsi nei cuori. Data in bala a cotesti passeggeri padroni, prima
dalla volont di Napoleone e poi dai calcoli della Santa Alleanza,
l'Italia li guardava alternarsi e passare: essa si raccoglieva e
preparava la propria indipendenza. Di quell'Italia silenziosa,
concentrata nell'attesa de' propri destini, un Michelet avrebbe voluto
scorgere l'imagine simbolica nel David di Donatello: quel David di marmo
che ammiravo ieri al Bargello, quel giovane erede presuntivo, cos
altero e disdegnoso, la cui bocca fiorisce in un misterioso sorriso,
mentre calpesta la testa di Golia. Eppure  Golia che ha rivelato a
cotesto giovane la sua forza e i suoi destini: non sar re senz'aver
lottato contro il gigante. L'invasione rivoluzionaria, da principio
acclamata perch abbatteva i vostri secolari tiranni, fu alla sua volta
opprimente e sanguinosa: la dominazione napoleonica fu conculcatrice,
abusiva, perch la fantasia arbitraria del Grande disconobbe il diritto
dei popoli a governarsi liberamente. Ma cotesta ultima prova era
necessaria per scuotere e staccare l'Italia dall'antico regime, per
risvegliare il sentimento nazionale che doveva ben presto trovare la sua
forma e tradurre in una realt politica il vecchio sogno dell'Alighieri.
Quindi non malediciamo a questi un po' crudeli preparatori dell'idea
patriottica.

Tali sanguinosi conflitti di razze e d'ambizioni hanno avuto la loro
utilit nella storia; ma avremmo fatto ben vano studio di essa, se non
ci avessimo imparato a risparmiare in avvenire tante lacrime e tanto
sangue, a compiere pi semplicemente e pi umanamente le nostre opere
d'incivilimento e di trasformazione. Converrebbe disperare della ragione
e del progresso, se l'inevitabile concorrenza dei popoli non trovasse
ormai pi pacifiche forme: fra noi segnatamente, Italiani e Francesi,
fra le due nazioni sorelle che si laceraron fra loro le tante volte, e
che si aiutarono anche scambievolmente senza potere scindere il loro
ideale. Possiamo almeno riconoscere in avvenire una sol forma di
rivalit e di lotta; e cotesta io me l'auguro ardente, accanita: la
lotta sui campi di battaglia dello spirito, dell'arte, della
letteratura, la lotta dell'umanesimo dove noi svolgeremo a gara, in
diverso modo, gli elementi comuni che hanno formato la nostra anima di
latini.

Ho parlato un giorno, a proposito dei vostri scrittori, del rinascimento
latino. Ho detto come fossimo rimasti colpiti in Francia dalla
recrudescenza del movimento letterario italiano. Noi altri stranieri,
siam forse meglio di voi disposti a misurare la crescente influenza di
cotesto movimento, e la diffusione continua al difuori delle opere che i
vostri poeti e romanzieri impongono all'attenzione dell'Europa. Vedo qui
dinanzi a me un di quei romanzieri che hanno trovato da noi tanta
fortuna; e invito Gabriele d'Annunzio a darmi ragione con nuovi lavori.
Ma non voglio insistere sopra un soggetto che saprebbe di adulazione in
bocca d'un ospite vostro, e che  invece l'espressione d'un meditato
convincimento. Dir soltanto che auguro a' miei figliuoli di trovare
negli scaffali della mia biblioteca ci che ho trovato in quella di mio
nonno e letto con passione all'et loro: alcune grandi opere italiane,
di quelle che illuminano e consolano la vita. Quelli ch'io leggeva erano
i poeti classici dei vostri antenati: Dante e Petrarca, l'Ariosto e il
Tasso. Tocca a voi, miei cari colleghi italiani, di scrivere i bei libri
che saranno un giorno letti dai nostri ragazzi francesi.

E, conchiudendo, ardisco dire -- a costo di tirarmi addosso le folgori di
quella terribile potenza ch' la stampa, -- mandateci molti libri e pochi
giornali, almeno di quei giornali che non illuminano gli spiriti ma
soltanto vi accendono le malvagie passioni. Da voi e da noi, coteste
nocive effemeridi hanno spesso tradito i veri sentimenti dei cuori.
Quando, in alcuna gazzetta di Francia, leggerete cose spiacevoli per
l'Italia, quando noi in un foglio italiano troviamo cose spiacevoli per
la Francia, ricordiamoci entrambi il savio consiglio della Madonna degli
Ufizi; prima di formarci un'opinione, mettiamo in pratica il motto
preservatore di possibili errori, che la mano della Giustizia ci addita
a pi di quel quadro: _Odi l'altra parte!_ E cos giudicheremo meglio,
senza malintesi, senza odio, come convien giudicare di tutte le cose tra
Italiani e Francesi, fraternamente.





Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.





End of Project Gutenberg's Il Regno d'Etruria, by E. Melchior de Vog

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL REGNO D'ETRURIA ***

***** This file should be named 43174-8.txt or 43174-8.zip *****
This and all associated files of various formats will be found in:
        http://www.gutenberg.org/4/3/1/7/43174/

Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
http://www.pgdp.net (This file was produced from images
generously made available by The Internet Archive)


Updated editions will replace the previous one--the old editions
will be renamed.

Creating the works from public domain print editions means that no
one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
(and you!) can copy and distribute it in the United States without
permission and without paying copyright royalties.  Special rules,
set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark.  Project
Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
charge for the eBooks, unless you receive specific permission.  If you
do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
rules is very easy.  You may use this eBook for nearly any purpose
such as creation of derivative works, reports, performances and
research.  They may be modified and printed and given away--you may do
practically ANYTHING with public domain eBooks.  Redistribution is
subject to the trademark license, especially commercial
redistribution.



*** START: FULL LICENSE ***

THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK

To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
distribution of electronic works, by using or distributing this work
(or any other work associated in any way with the phrase "Project
Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
Gutenberg-tm License (available with this file or online at
http://gutenberg.org/license).


Section 1.  General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
electronic works

1.A.  By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
and accept all the terms of this license and intellectual property
(trademark/copyright) agreement.  If you do not agree to abide by all
the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession.
If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.

1.B.  "Project Gutenberg" is a registered trademark.  It may only be
used on or associated in any way with an electronic work by people who
agree to be bound by the terms of this agreement.  There are a few
things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
even without complying with the full terms of this agreement.  See
paragraph 1.C below.  There are a lot of things you can do with Project
Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
works.  See paragraph 1.E below.

1.C.  The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
Gutenberg-tm electronic works.  Nearly all the individual works in the
collection are in the public domain in the United States.  If an
individual work is in the public domain in the United States and you are
located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
are removed.  Of course, we hope that you will support the Project
Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
the work.  You can easily comply with the terms of this agreement by
keeping this work in the same format with its attached full Project
Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.

1.D.  The copyright laws of the place where you are located also govern
what you can do with this work.  Copyright laws in most countries are in
a constant state of change.  If you are outside the United States, check
the laws of your country in addition to the terms of this agreement
before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
creating derivative works based on this work or any other Project
Gutenberg-tm work.  The Foundation makes no representations concerning
the copyright status of any work in any country outside the United
States.

1.E.  Unless you have removed all references to Project Gutenberg:

1.E.1.  The following sentence, with active links to, or other immediate
access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently
whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the
phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project
Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
copied or distributed:

This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
almost no restrictions whatsoever.  You may copy it, give it away or
re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
with this eBook or online at www.gutenberg.org/license

1.E.2.  If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived
from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
posted with permission of the copyright holder), the work can be copied
and distributed to anyone in the United States without paying any fees
or charges.  If you are redistributing or providing access to a work
with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the
work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1
through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
1.E.9.

1.E.3.  If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
with the permission of the copyright holder, your use and distribution
must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
terms imposed by the copyright holder.  Additional terms will be linked
to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the
permission of the copyright holder found at the beginning of this work.

1.E.4.  Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
License terms from this work, or any files containing a part of this
work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.

1.E.5.  Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
electronic work, or any part of this electronic work, without
prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
active links or immediate access to the full terms of the Project
Gutenberg-tm License.

1.E.6.  You may convert to and distribute this work in any binary,
compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
word processing or hypertext form.  However, if you provide access to or
distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than
"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
form.  Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
License as specified in paragraph 1.E.1.

1.E.7.  Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.

1.E.8.  You may charge a reasonable fee for copies of or providing
access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided
that

- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
     the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
     you already use to calculate your applicable taxes.  The fee is
     owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
     has agreed to donate royalties under this paragraph to the
     Project Gutenberg Literary Archive Foundation.  Royalty payments
     must be paid within 60 days following each date on which you
     prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
     returns.  Royalty payments should be clearly marked as such and
     sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
     address specified in Section 4, "Information about donations to
     the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."

- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
     you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
     does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
     License.  You must require such a user to return or
     destroy all copies of the works possessed in a physical medium
     and discontinue all use of and all access to other copies of
     Project Gutenberg-tm works.

- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
     money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
     electronic work is discovered and reported to you within 90 days
     of receipt of the work.

- You comply with all other terms of this agreement for free
     distribution of Project Gutenberg-tm works.

1.E.9.  If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
electronic work or group of works on different terms than are set
forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark.  Contact the
Foundation as set forth in Section 3 below.

1.F.

1.F.1.  Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
collection.  Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
works, and the medium on which they may be stored, may contain
"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
your equipment.

1.F.2.  LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
liability to you for damages, costs and expenses, including legal
fees.  YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3.  YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
DAMAGE.

1.F.3.  LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
written explanation to the person you received the work from.  If you
received the work on a physical medium, you must return the medium with
your written explanation.  The person or entity that provided you with
the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
refund.  If you received the work electronically, the person or entity
providing it to you may choose to give you a second opportunity to
receive the work electronically in lieu of a refund.  If the second copy
is also defective, you may demand a refund in writing without further
opportunities to fix the problem.

1.F.4.  Except for the limited right of replacement or refund set forth
in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.

1.F.5.  Some states do not allow disclaimers of certain implied
warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
the applicable state law.  The invalidity or unenforceability of any
provision of this agreement shall not void the remaining provisions.

1.F.6.  INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
with this agreement, and any volunteers associated with the production,
promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
that arise directly or indirectly from any of the following which you do
or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.


Section  2.  Information about the Mission of Project Gutenberg-tm

Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
electronic works in formats readable by the widest variety of computers
including obsolete, old, middle-aged and new computers.  It exists
because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
people in all walks of life.

Volunteers and financial support to provide volunteers with the
assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
remain freely available for generations to come.  In 2001, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.


Section 3.  Information about the Project Gutenberg Literary Archive
Foundation

The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
Revenue Service.  The Foundation's EIN or federal tax identification
number is 64-6221541.  Its 501(c)(3) letter is posted at
http://pglaf.org/fundraising.  Contributions to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
permitted by U.S. federal laws and your state's laws.

The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
throughout numerous locations.  Its business office is located at
809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
business@pglaf.org.  Email contact links and up to date contact
information can be found at the Foundation's web site and official
page at http://pglaf.org

For additional contact information:
     Dr. Gregory B. Newby
     Chief Executive and Director
     gbnewby@pglaf.org


Section 4.  Information about Donations to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation

Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
spread public support and donations to carry out its mission of
increasing the number of public domain and licensed works that can be
freely distributed in machine readable form accessible by the widest
array of equipment including outdated equipment.  Many small donations
($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
status with the IRS.

The Foundation is committed to complying with the laws regulating
charities and charitable donations in all 50 states of the United
States.  Compliance requirements are not uniform and it takes a
considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
with these requirements.  We do not solicit donations in locations
where we have not received written confirmation of compliance.  To
SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
particular state visit http://pglaf.org

While we cannot and do not solicit contributions from states where we
have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
against accepting unsolicited donations from donors in such states who
approach us with offers to donate.

International donations are gratefully accepted, but we cannot make
any statements concerning tax treatment of donations received from
outside the United States.  U.S. laws alone swamp our small staff.

Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
methods and addresses.  Donations are accepted in a number of other
ways including checks, online payments and credit card donations.
To donate, please visit: http://pglaf.org/donate


Section 5.  General Information About Project Gutenberg-tm electronic
works.

Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
concept of a library of electronic works that could be freely shared
with anyone.  For thirty years, he produced and distributed Project
Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.


Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
unless a copyright notice is included.  Thus, we do not necessarily
keep eBooks in compliance with any particular paper edition.


Most people start at our Web site which has the main PG search facility:

     http://www.gutenberg.org

This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
