The Project Gutenberg EBook of Carlo Darwin, by Michele Lessona

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Title: Carlo Darwin

Author: Michele Lessona

Release Date: April 1, 2014 [EBook #45296]

Language: Italian

Character set encoding: ISO-8859-1

*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CARLO DARWIN ***




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                         NOTE DEL TRASCRITTORE

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                             CARLO DARWIN


                              M.  LESSONA





                             CARLO DARWIN


                              1 MIGLIAIO

                                 ROMA

                    CASA EDITRICE A. SOMMARUGA E C.
                        _3, Via Due Macelli, 3_

                                 1883


                         PROPRIET LETTERARIA

           332.--Firenze, Tip. dell'Arte della Stampa--1883




                             AL PROFESSORE

                           FRANCESCO TODARO




                                   I


Il _Times_ non ha la pretesa di governare e volgere a sua posta la
pubblica opinione ma si contenta di esserne specchio.

Quel giornale, annunziando la morte di Carlo Darwin, ha queste parole:

....Non  ancora deliberato dove debbano essere sepolti i suoi avanzi
mortali, ma il posto della sepoltura deve essere nel tranquillo
cimitero del villaggio di Down presso il luogo dove Darwin pass quasi
quarant'anni della sua vita....

Ma la voce potente del popolo inglese grid che la salma di Carlo
Darwin doveva collocarsi nella abbadia di Westminster cogli antichi re
e cogli uomini pi grandi di quella grande nazione, accosto al Newton.
E ci segu immediatamente.

L'amplissimo giornale parl della cosa come se non avesse potuto essere
altrimenti e rifer a lungo le onoranze di quella sepoltura.

Nella famiglia di Carlo Darwin il lavoro intellettuale e lo studio
della natura erano cosa ereditaria.

Erasmo Darwin, nonno di Carlo, fu uno degli uomini pi insigni del suo
tempo, medico e naturalista originalissimo. Parler di lui a lungo pi
oltre.

Terzo figlio di Erasmo Darwin, dal suo primo matrimonio, fu Roberto
Waring Darwin, padre di Carlo. Egli volse tutte le sue forze,
tutt'altro che scarse, alla medicina. Si riferisce che avesse una
meravigliosa potenza nel diagnosticare le malattie, col sussidio solo
di pochissime interrogazioni; egli indovinava anche senza parlare,
colla sola potenza investigatrice degli occhi, ci che si passava
nella mente dei suoi malati. Era un uomo dabbene, pieno di benevolenza
pei suoi simili. Carlo Darwin, che si compiaceva nel parlare di suo
padre e rammemorarne le virt, raccontava spesso l'aneddoto seguente.
Per beneficare i poveri, in Shrewsbury, dove esercitava la medicina,
Roberto Darwin si propose di dare gratuitamente i medicamenti a
chi, abbisognandone, non avesse potuto pagarli, e fece sapere la
cosa in paese. Egli rimase sorpreso di ci, che pochissimi poveri
malati si acconciavano a godere di quel benefizio. Investigando le
ragioni del fatto, credette riconoscere che la ragione si fosse
questa, che ai poveri dispiaceva ricevere per carit le boccette; che
volentieri avrebbero gradito il dono dei medicinali, ma non sapevano
risolversi ad aver in elemosina i recipienti. Allora Roberto Darwin
fece sapere che avrebbe dato bens i medicinali gratuitamente, ma
che voleva essere pagato delle boccette. Egli assegnava a queste un
prezzo insignificante, e i poveri accorrevano numerosi. L'aneddoto 
caratteristico tanto del medico quanto del contadino.

Prendo questi, come altri ragguagli, dal giornale inglese _Nature_ che
pubblic nel corrente anno una serie di articoli di varii naturalisti
intorno a Carlo Darwin.

La madre di Carlo Darwin discendeva pure da uno stipite nobilissimo;
era figlia di Giosu Wegdwood, quel grande fabbricatore di porcellane
che fu artista e scienziato e di cui anche oggi  in tutta Inghilterra
popolarissimo il nome. L'eredit, di cui doveva il Darwin studiare
tanto accuratamente gli effetti, lo aveva servito bene.

Nato a Shrewsbury add 12 febbraio 1809, gli furono dati i nomi di
Carlo e Roberto, ma quasi sempre egli firmava solo col primo: pass
in quella piccola citt i suoi primi anni, nella libera vita della
campagna, tanto favorevole allo sviluppo dei fanciulli. Frequent la
scuola della citt ed ebbe a maestro il reverendo dottore Butler, che
fu poi vescovo di Lichfield.

In et di sedici anni Carlo Darwin lasci Shrewsbury per andare
agli studi in Edimburgo. Suo padre lo destinava alla medicina e
in Inghilterra si credeva che gli studi medici in quella citt si
facessero meglio che non altrove. Poi, suo nonno Erasmo aveva studiato
medicina in Edimburgo. Ebbe a maestro col il professore Jameson, che
non fu guari contento del suo scolaro; lo dichiar svogliato degli
studi della storia naturale e inetto alla medicina.

Se il maestro era poco contento dello scolaro, lo scolaro non era guari
meglio contento del maestro. Dichiarava, in fatto di cognizioni intorno
al regno animale, di non essere andato al di l delle volpi e delle
pernici e, in quanto a medicina, di non volerne proprio sapere.

Allora il dottore Roberto Darwin deliber di avviare suo figlio per la
carriera ecclesiastica, e lo mand a Cambridge al collegio del Cristo.
Ma egli col fu preso in breve di tanto amore per la storia naturale
che si volse tutto ad essa e non se ne stacc pi mai per tutto il
rimanente della sua vita.

La cosa avvenne, se dobbiamo credere a ci che il Darwin stesso
afferma, merc l'opera di un buon maestro, che lo innamor dello
studio della natura e si conquist in sommo grado la sua affezione e
la sua ammirazione, tanto che egli lo am ardentemente fin che visse
e ne conserv poi sempre affettuosissima memoria. Quel maestro era
il professore Henslow, che allora aveva lasciato lo insegnamento
della mineralogia per assumere quello della botanica, ma era pure
valente entomologo e in pari modo geologo valente e, in una parola,
versatissimo in ogni ramo della storia naturale.

Il professore Henslow portava seco il Darwin in escursione, lo
ammaestrava nello osservare e nel raccogliere, e in breve si destava
ardente nel giovane studioso l'amore delle collezioni, segnatamente per
la entomologia. Lo stesso Darwin ricordava sovente anche negli ultimi
anni della sua vita come il suo nome fosse stato stampato la prima
volta quando appunto egli studiava a Cambridge sotto la direzione del
professore Henslow, in proposito di un insetto di palude che egli aveva
trovato.

Nel giornale inglese _Nature_, che gi ho citato, trovo riferito uno
scritto dal Darwin intorno al professor Henslow, che merita di essere
testualmente tradotto. Eccolo:

Andai a Cambridge sul principio dell'anno 1828, e feci subito la
conoscenza, per mezzo di un entomologo mio compagno, del professore
Henslow, il quale prendeva interessamento e aiutava tutti coloro
che si dedicavano a un ramo qualsiasi della storia naturale. Non vi
poteva esser nulla di pi semplice, cordiale e senza pretese, quanto
l'incoraggiamento che egli dava ai giovani naturalisti. Divenni in
breve molto intimo con lui, perch aveva un modo di fare suo proprio,
per cui i giovani si sentivano a loro bell'agio in sua compagnia,
quantunque fossimo tutti meravigliati della somma di cognizioni che
egli possedeva. Prima di conoscerlo, io aveva sentito un giovane
riassumere il suo sapere con queste semplici parole:--Egli sa ogni
cosa.--Quando rifletto come in breve tempo si diveniva famigliari con
un uomo pi vecchio, e per ogni verso tanto grandemente superiore
a noi, penso che ci dipendeva tanto dalla somma sincerit del suo
carattere, quanto dalla bont del suo cuore, e forse anche pi dal non
avere egli per nulla una grande idea del proprio valore. Ci accorgevamo
subito che egli non pensava mai alle sue varie cognizioni, o al grande
intelletto, ma si occupava solo dell'argomento che stava trattando.
Un altro punto del suo carattere tanto simpatico ai giovani si era
che il suo modo di fare con una persona alto locata era lo stesso che
adoperava col pi giovane degli studenti: con tutti la stessa attraente
cortesia. Egli mostrava interessamento alla pi insignificante
osservazione sulla storia naturale e, per quanto assurdo fosse l'errore
fatto, egli lo dimostrava con tanta chiarezza e bont, che si andava
via senza provare sconforto, ma deliberati ad essere un'altra volta
pi attenti e accurati. Cosicch nessun uomo sapeva meglio di lui
guadagnarsi la fiducia dei giovani e animarli a proseguire nelle loro
ricerche....

Durante gli anni in cui fui tanto famigliare col professore Henslow,
non vidi mai una volta sola il suo umore alterarsi. Non prendeva mai in
mala parte il carattere di alcuno, sebbene fosse tutt'altro che cieco
sui difetti degli altri. Mi faceva sempre meraviglia vedere come la
sua mente non potesse provare nessun basso senso d'invidia, vanit o
gelosia.

Malgrado questa uguaglianza di carattere, e questa notevole
benevolenza, il suo carattere non era insipido. Bisognava esser ciechi
per non accorgersi che sotto a quella apparente placidezza vi era una
volont forte e piena di fermezza. Quando si trattava di un principio,
nessuna potenza umana avrebbe potuto rimuoverlo di un capello....

Per ci che riguarda l'intelletto, per quanto io potessi giudicare,
vi predominavano una grande potenza di osservazione, buon senso e
criterio molto cauto. Nulla pareva dargli maggiore soddisfazione quanto
il trarre conclusioni da osservazioni minute. Ma la sua mirabile
memoria sulla geologia di Anglesea ci mostra quanto grande fosse la sua
attitudine per osservazioni estese e larghezza di vedute. Riflettendo
sul suo carattere con gratitudine e riverenza, i suoi attributi
acquistano una preminenza, come segue nei caratteri pi elevati, sopra
la sua intelligenza.

Nell'anno 1831 Carlo Darwin consegu il grado di baccelliere nella
Universit di Cambridge, e si proponeva di prendere poco dopo quello
di maestro nelle arti, che corrisponde a un dipresso alla laurea in
filosofia come si d nelle Universit germaniche, ed ebbe fra noi il
Gen nella Universit di Pavia. Ma sopravvenne una vicenda che gli fece
ritardare fino all'anno 1837 quella laurea, e gli anni che trascorsero
fra il baccellierato e la laurea ebbero una suprema importanza nella
vita e nelle opere del grande naturalista.

Un giorno, nell'autunno dell'anno 1831, il Darwin era in escursione col
professore Henslow, e il professore gli tenne il seguente discorso:

--Ho ricevuto questa mattina una lettera del professore Peacock. Questo
mio amico mi scrive che il capitano Fitz-Roy sta per imprendere il giro
del mondo sopra una nave dello Stato, e che avrebbe caro di avere a
bordo un naturalista giovane e valente. Vorreste voi andare?

Carlo Darwin si compiaceva molto della lettura dei libri di Humboldt e
vagheggiava i grandi viaggi coll'ardore de' suoi ventidue anni. Accett
di slancio.

Il padre di Carlo Darwin fece qualche obbiezione, perch non gli pareva
che quella fosse per suo figlio la via pi corta per arrivare allo
stato ecclesiastico cui lo aveva destinato. Tuttavia si arrese in breve.

La nave che doveva fare quel viaggio di circumnavigazione sotto il
comando del capitano Fitz-Roy si chiamava il _Beagle_.

Il capitano Fitz-Roy doveva proseguire l'opera iniziata dal capitano
King dall'anno 1826 all'anno 1830. Egli doveva visitare diligentemente
la Patagonia e la Terra del fuoco, le spiagge del Chil e del Per e
alcune isole del Pacifico, e compiere una serie di misure cronometriche
intorno al mondo.

Carlo Darwin s'imbarc, e fu accordato che egli non avrebbe avuto
stipendio, ma che sarebbe rimasto padrone delle sue collezioni. Fin
d'allora egli si proponeva di dare poi quelle collezioni a pubblici
istituti, come realmente fece.

Quel viaggio dur cinque anni, e il Darwin ne raccont le principali
vicende in un volume intitolato: _Viaggio d'un naturalista intorno al
mondo_, che  certamente la cosa pi bella che siasi mai fatta in tal
genere, sebbene molti naturalisti, diplomatici, viaggiatori di vario
genere abbiano pure narrato i loro viaggi in modo non indegno e talora
anche degnissimo e per pi di un verso piacevole e vantaggioso.

Io ho tradotto questo volume di Carlo Darwin, e le ore che ho
consacrato a una tale traduzione le annovero fra le pi piacevolmente
e nobilmente spese della mia vita. Ho imparato allora ad amare Carlo
Darwin, e ci non pu a meno di avvenire a chiunque sia per leggere
questo suo libro. La semplicit dell'animo, la bont del cuore, la
finezza del criterio, la rettitudine del giudizio, la vastit delle
cognizioni, l'abilit nell'osservare e nel tener conto d'ogni fatto pi
minuto tanto nel campo delle cose fisiche e naturali quanto in quello
pi arcano delle passioni umane, il collegare fra loro i varii fatti
e segnalare il legame fra gli effetti e le cause, le considerazioni
sul passato e i prevedimenti dello avvenire, la maestrevolezza della
pittura, la potenza dei tocchi, la brevit mirabile e la mirabile
evidenza, la imparzialit in tutto e su tutto, fanno s che ogni
lettore trova in questo libro diletto, ammaestramento, benefizio e
sollievo.

Sono trascorsi dieci anni da che mi venne fatta quella traduzione, e in
questo decennio, come in tutta la mia vita, non ho avuto guari tempo a
gustar la dolcezza di riposarmi col pensiero nel passato. Pure oggi ho
quel viaggio nella memoria come quando lo traduceva, e ancora tengo
dietro a passo a passo al grande viaggiatore, e sento vivo pi che mai
l'affetto per lui che non ho mai veduto, con cui non ebbi mai che fare
altrimenti che per la lettura e lo studio de' suoi libri; ma il lungo
addentrarmi nel suo pensiero, il seguirlo nel suo vagar di spiaggia
in spiaggia e pi nel pellegrinaggio sublime della mente, mi hanno
affezionato a lui per modo che egli ha preso posto nell'animo mio fra
le persone pi care cui sia mai stata legata la mia esistenza.




                                  II


Il _Beagle_, salpando da Devonport, lasci l'Inghilterra il giorno
27 dicembre 1831 e, toccando qualche punto secondario, il giorno 29
febbraio dell'anno 1832 approdava al Brasile, a Bahia, e il giorno 4
aprile a Rio-Janeiro.

L ebbe il Darwin la prima occasione di fare quello che sempre
cerc poi di fare lungo il viaggio, e invero ripetutamente fece,
una escursione dentro terra. Un inglese di cui aveva fatto, appena
arrivato, la conoscenza, doveva andare a visitare un suo podere,
discosto oltre cento miglia dalla citt; gli fece l'invito, che molto
di buon animo egli accolse, di tenergli compagnia. Partirono add 8
aprile.

La giornata, dice egli, era terribilmente calda, e nello attraversare
i boschi ogni cosa era immobile, tranne le grandi e splendide farfalle
che svolazzavano qua e l. Il paesaggio veduto nell'attraversare le
colline dietro Praia Grande era bellissimo; i colori intensi, e la
tinta dominante l'azzurro scuro; il cielo e le tranquille acque del
golfo splendevano a gara. Dopo di avere attraversato un po' di terra
coltivata, entrammo in una foresta, di una maest al tutto insuperata.
Giungemmo a mezzogiorno ad Ithacaia; questo villaggetto  posto
in una pianura e intorno alla casa centrale stanno le capanne dei
neri. Queste, per la loro forma regolare e per la loro posizione, mi
rammentarono i disegni delle abitazioni degli Ottentoti nell'Africa
meridionale. Siccome la luna si alzava di buon'ora, determinammo di
partire la stessa sera per andare a dormire a Lagra Marica. Mentre
andava facendosi buio, passammo sotto uno di quei massicci, nudi e
scoscesi dirupi di granito che sono tanto comuni in questo paese.
Questo luogo  notevole per essere stato da lungo tempo la dimora di
alcuni schiavi fuggiti, i quali, coltivando un pezzetta di terra presso
alla cima, riuscirono a sostentarsi. Alla fine furono scoperti, e una
compagnia di soldati spedita contro di loro s'impadron di tutti gli
schiavi, salvo una vecchia, la quale anzich ricadere in schiavit
am meglio morire precipitandosi dalla rupe. In una matrona romana
quest'atto sarebbe stato chiamato amore nobilissimo di libert; in
una povera nera era solo brutale ostinazione. Continuammo a cavalcare
per alcune ore. Per le ultime poche miglia la strada era intralciata,
e attraversava una landa deserta, sparsa di paludi e di lagune. Il
paesaggio veduto al chiaro di luna aveva un aspetto desolatissimo.
Alcune poche lucciole svolazzavano accanto a noi; e il beccaccino
solitario mandava, spiccando il volo, il suo grido lamentoso. Il
lontano mormorio del mare rompeva appena la quiete di quella notte.

Lo spettacolo della schiavit contrist profondamente l'animo del
Darwin. Pi volte egli ne parla e quando, compiuto il viaggio, il
_Beagle_ torn a Rio-Janeiro, al momento di salpare egli ha queste
parole:

Ringrazio Dio di non aver mai pi da visitare un paese di schiavi.
Fino ad oggi, se sento un gemito lontano, esso mi richiama alla mente
con dolorosa verit il senso che provava quando passando vicino a una
casa di Pernambuco, udiva gemiti pietosissimi, e non poteva supporre
altro che la tortura di qualche povero schiavo, mentre sapeva che
io era tanto impotente quanto un fanciullo per fare anche solo una
rimostranza. Io sospettava che quei gemiti venissero da qualche schiavo
torturato, perch mi fu detto che questo era il caso in un'altra
circostanza.

Presso Rio-Janeiro io abitava in faccia ad una vecchia signora che
aveva uno strumento a vite per schiacciare le dita delle sue schiave.
Io ho dimorato in una casa ove un giovane maggiordomo mulatto era
giornalmente e ad ogni ora avvilito, battuto e perseguitato per modo da
rendere stupido l'animale pi basso. Ho veduto un fanciullo di sei od
otto anni, colpito tre volte con una frusta (prima che io avessi potuto
intervenire) sul capo nudo, per avermi portato un bicchiere d'acqua
non ben pulito; vidi il padre di quel bimbo tremare ad una occhiata
del padrone. Fui testimonio di queste ultime crudelt in una colonia
spagnuola, nella quale si  sempre detto che gli schiavi son meglio
trattati che non dai Portoghesi, dagli Inglesi, e da altre nazioni
europee. Ho veduto a Rio-Janeiro un nero robusto spaventato ripararsi
da uno schiaffo che credeva rivolto alla sua faccia. Era presente
quando un uomo molto compassionevole stava in procinto di separare per
sempre gli uomini, le donne, i bimbi di un gran numero di famiglie che
da lungo tempo eran vissuti insieme. Non menzioner neppure le molte
dolorose atrocit che ho udito menzionare da fonti autentiche; n avrei
riferito i rivoltanti particolari suddetti, se non avessi incontrato
certe persone, le quali, accecate dalla indole naturalmente allegra
del nero, parlano della schiavit come di un male sopportabile. Quelle
persone hanno frequentato in generale le case delle classi pi agiate,
ove per solito i domestici schiavi sono trattati bene; e non hanno
vissuto al pari di me fra le classi inferiori. Cosifatti investigatori
chiedono ragguagli agli schiavi intorno alla loro condizione; essi
dimenticano che lo schiavo deve essere ben stupido se non calcola la
conseguenza che pu avere la sua risposta se venisse all'orecchio del
padrone.

Si  detto che l'interesse proprio pu impedire una eccessiva
crudelt; come se l'interesse proteggesse i nostri animali domestici,
che son molto lontani dal somigliare a schiavi degradati nel destare
la rabbia dei loro selvaggi padroni.  un argomento contro il quale
da lungo tempo ha protestato con nobile sentimento, e con esempi
notevolissimi, il sempre illustre Humboldt. Si  cercato spesso di
palliare la schiavit comparando lo stato degli schiavi con quello dei
nostri pi poveri contadini; se la miseria dei nostri poveri non fosse
cagionata dalle leggi della natura, ma dalle nostre istituzioni, il
nostro peccato sarebbe grande; ma non vedo come questo abbia rapporto
colla schiavit; sarebbe come se per difendere l'uso delle tanaglie per
stritolare le dita in un paese, si dicesse che in un altro gli uomini
vanno soggetti a qualche terribile malattia. Coloro che considerano
con tanta benevolenza il padrone, e con tanta freddezza lo schiavo,
non si sono mai messi nei panni di quest'ultimo--quale desolato
avvenire, senza neppure la speranza di un mutamento! Immaginatevi
la probabilit, che sempre vi sta sul capo, di vedere vostra moglie
e i vostri bambini--che anche allo schiavo la natura d il diritto
di chiamare suoi propri--strappati dal vostro petto e venduti come
animali al primo offerente! E questi fatti sono compiuti e sostenuti
da uomini che professano di amare il loro prossimo come loro stessi,
che credono in Dio, e dicono pregando che la Sua volont sia fatta su
questa terra! Fa bollire il sangue, tremare il cuore, il pensiero che
noi inglesi ed i nostri discendenti americani, col loro vantato grido
di libert, abbiano compiuto e compiano ancora simili delitti; ma 
una consolazione pensare, che noi almeno abbiamo fatto un sagrifizio
maggiore, non mai fatto da nessuna altra nazione, per espiare il nostro
delitto.

In quelle prime sue gite nello interno del Brasile, poco dopo
l'approdo, imbattutosi per avventura in una discreta _venda_, o
locanda, dice:

Siccome la _venda_ era qui molto buona ed io ho la piacevole, sebbene
rara, rimembranza di un eccellente desinare, mi mostrer riconoscente,
e la descriver come tipo della sua classe. Queste case sovente
sono grandi e fabbricate con pali spessi, diritti, con intreccio
di ramoscelli e quindi intonacate. Di rado hanno un pavimento, e
non mai finestre a vetri, ma per lo pi hanno un tetto ben fatto.
Generalmente la facciata  aperta, e forma una sorta di veranda,
nella quale sono allogate tavole e panche. Le stanze da letto stanno
ai due lati, e l il viaggiatore pu dormire comodamente quanto gli
 possibile, sopra una piattaforma di legno, coperta di un sottile
materasso di paglia. La _venda_  posta in un cortile, ove mangiano
i cavalli. Appena arrivati solevamo toglier via la sella ai nostri
cavalli e dar loro del grano indiano; poi, dopo un leggero inchino,
domandare al _senore_ di favorirci qualche cosa da mangiare.--Tutto
ci che volete signori,--era la risposta consueta. Per le prime
volte io ringraziava a torto la Provvidenza di averci condotti da
un uomo tanto buono. Mentre la conversazione continuava, il caso
diveniva costantemente deplorevole.--Potreste favorirci un po' di
pesce?--Oh! no, signore.--Un po' di minestra?--Oh! no, signore.--Un
po' di pane?--Oh! no, signore.--Un po' di carne secca?--Oh! no,
signore.--Quando eravamo fortunati, dopo aver aspettato un paio d'ore,
si otteneva qualche pollo, un po' di riso e farina. Non di rado
accadeva che eravamo obbligati ad uccidere a sassate il pollame per
la nostra cena. Allorch, sfiniti al tutto dalla stanchezza e dalla
fame, osavamo timidamente esporre il nostro desiderio di aver presto la
cena, l'altera, e (sebbene vera) poco soddisfacente risposta era:--Sar
pronto quando sar pronto.--Se avessimo ardito d'insistere ancora,
ci avrebbero detto di continuare il nostro viaggio, siccome troppo
impertinenti. Gli osti hanno modi sommamente sgarbati e spiacevoli;
le loro case e la loro persona sono spesso molto sucide;  comune la
mancanza di forchetta, di coltelli e di cucchiai; e son certo che non
si trova una capanna o un tugurio in Inghilterra tanto sprovvisto di
comodit. Tuttavia a Campos Novas fummo trattati sontuosamente; pel
desinare ci vennero ammanniti polli, riso, biscotto, vino, liquori;
caff alla sera, e pesce e caff per la colazione. Tutto questo,
compreso un buon nutrimento pei cavalli, ci cost solo due scellini
e mezzo a testa. Tuttavia l'oste di quella _venda_, essendogli stato
chiesto se sapeva dirci qualche cosa di una frusta perduta da uno della
compagnia, rispose sgarbatamente:--Che cosa posso sapere io? perch non
ci avete badato? Credo che i cani l'abbiano mangiata.--

Il _Beagle_ doveva passar due anni nella esplorazione delle coste
meridionale e occidentale al sud della Plata. Ci diede campo al Darwin
a rimanere a lungo in quelle contrade. Da Maldonado fece una escursione
al fiume Polianco, dove trov superata la sua aspettazione rispetto
alla ignoranza di quelle genti, da cui, per la loro agiatezza, il
viaggiatore si potrebbe aspettare qualche cosa di meglio. Egli era l
come un essere per ogni rispetto straordinario, e destava sovratutto
meraviglia una bussola che egli teneva in tasca. Ecco in qual modo
parla di ci:

In tutte le case mi chiedevano di mostrar loro la bussola, e con
quella ed una carta geografica segnare la direzione dei varii luoghi.
Destava una viva ammirazione vedere che io, al tutto estraneo, potessi
conoscere la strada (perch la direzione e la strada sono sinonimi in
quella ampia regione) verso luoghi ove non era mai stato. In una casa
una giovane donna, ammalata in letto, mi mand a pregare di andarla a
trovare per mostrarle la bussola. Se la loro sorpresa era grande, la
mia era ancor maggiore nel trovare una tale ignoranza in persone che
posseggono migliaia di capi di bestiame ed _estancias_ estesissime.
Questo non si pu attribuire ad altro se non al fatto che quella parte
cos remota di paese  visitata raramente dagli stranieri. Mi fu
domandato se sia la terra o il sole che si muova; se al nord faccia pi
caldo o pi freddo; dove sia la Spagna, e molte altre domande di questa
sorta. La maggior parte degli abitanti aveva un'idea indistinta che
l'Inghilterra, Londra e l'America settentrionale siano paesi separati
ma confinanti, e che l'Inghilterra sia una grande citt di Londra. Io
portava con me alcuni zolfanelli, cui accendeva mordendoli; sembrava
cos meraviglioso che un uomo potesse far fuoco coi denti, che per
solito si riuniva tutta la famiglia per vedere questo fatto; mi fu una
volta offerto un dollaro per farlo. Il lavarmi la faccia al mattino
dest grande stupore nel villaggio di Las Minas; uno dei principali
mercanti mi fece molte domande intorno a una pratica cos singolare,
ed anche perch portassimo la barba a bordo, cosa che aveva udito
raccontare dalle nostre guide. Egli mi guard con molta diffidenza;
forse aveva sentito parlare delle abluzioni della religione maomettana,
e, sapendomi eretico, ne concluse probabilmente che tutti gli eretici
siano turchi.  costume generale in questo paese di chiedere l'alloggio
per la notte nella prima casa all'uopo. La meraviglia della bussola,
ed altri miei fatti da prestigiatore, mi erano fino a un certo punto
vantaggiosi, perch con ci, e colle lunghe storie che narravano le mie
guide del mio spaccare sassi, delle mie cognizioni intorno ai serpenti
innocui e velenosi, della raccolta che faceva d'insetti ecc., io li
ripagava della loro ospitalit. Scrivo come se fossi stato in mezzo
agli abitanti dell'Africa centrale; Banda Oriental non sarebbe molto
lusingata dal paragone; ma allora i miei sentimenti erano questi.

La vita dei gauchos, il modo in cui adoperano il _lazo_ e le _bolas_,
si descrivono maestrevolmente dall'autore, che parla poi a lungo della
lotta fra gl'indiani e i bianchi, e della parte che aveva al tempo del
suo viaggio il generale Rosas nelle vicende della sua patria.

La lotta fra i bianchi e gli indiani  lotta di esterminio, e sono,
naturalmente, gli indiani quelli che hanno la peggio.

A Bahia Blanca un cotale raccontava al Darwin come un indiano inseguito
gli domandasse misericordia, mentre nascostamente si scioglieva le
_bolas_ dalla cintura per slanciargliele alla testa; poi soggiunse:

Ma io lo atterrai con un colpo di sciabola, e poi, sceso da cavallo,
gli tagliai la gola col coltello.

Soggiunge il Darwin:

 questa una scena terribile; ma quanto pi tremendo  il fatto
certissimo che tutte le donne le quali sembrano avere pi di venti
anni vengono massacrate a sangue freddo! Quando io diceva che questo
mi pareva piuttosto inumano, mi si rispose:--Come si fa? sono tanto
feconde!--

Vide l il Darwin due fanciulle spagnuole di meravigliosa bellezza, che
i bianchi, in uno scontro cogli indiani, avevano prese prigioniere;
quelle fanciulle erano state nella infanzia rapite ai genitori; non
ricordavano pi nulla n della famiglia n della lingua in cui avevano
detto le prime parole.

Quattro uomini in un combattimento fuggirono insieme; vennero
inseguiti, uno fu ucciso, tre presi vivi; si trov che erano messaggeri
o ambasciatori di un grosso corpo d'indiani, uniti per la difesa
comune presso le Cordigliere. La trib alla quale erano stati mandati
stava per tenere un gran consiglio; il festino di carne di cavallo era
apparecchiato e il ballo pronto; il mattino dopo i messaggeri dovevano
ritornare alle Cordigliere. Erano uomini notevolmente belli, di
carnagione chiara, alti 1 metro e 80 circa, e tutti in et di 30 anni.
I tre superstiti erano naturalmente bene informati, e per farli parlare
furono posti in fila. I due primi essendo interrogati risposero _nos_
(non so), e fucilati l'uno dopo l'altro. Il terzo disse pure _nos_,
soggiungendo:--Sparate, sono uomo e posso morire!--Non dissero sillaba
che potesse recar danno alla causa del loro paese! La condotta del
sopra menzionato cacico fu ben diversa; salv la vita svelando il piano
di guerra concertato e il punto di unione nelle Ande.

Ecco in qual modo il Darwin racconta l'eccidio di una trib d'indiani e
il modo in cui un vecchio cacico riusc a salvarsi.

Quando le truppe vi giunsero per la prima volta, vi trovarono una
trib d'indiani, dei quali ne uccisero una ventina o una trentina. Il
cacico si salv in modo meraviglioso. I capi indiani hanno sempre uno o
due cavalli legati che tengon pronti per ogni occasione urgente. In una
di queste il cacico balz sopra un vecchio cavallo bianco prendendo
con s un suo bambino. Il cavallo non aveva n sella n briglia. Per
sfuggire alle palle l'indiano cavalcava nel modo particolare alla sua
nazione; vale a dire tenendo un braccio al collo del cavallo e con una
gamba sola sul dorso. Sospeso in tal modo, egli accarezzava il capo del
cavallo e gli parlava. I persecutori fecero ogni sforzo nella caccia;
il comandante mut tre volte il cavallo, ma invano; il vecchio indiano
col suo figlio furono liberi.

Che bel quadro ci possiamo formare nella mente: la nuda ed abbronzata
figura del vecchio indiano col suo bambino, cavalcando come Mazzeppa
sopra un cavallo bianco, lasciando lontano l'orda dei persecutori!

Il Darwin fece per via di terra tutto il lungo tragitto da Bahia Blanca
a Buenos-Ayres, e all'ultima stazione ecco quanto gli avvenne:

A sera cadde una pioggia dirotta; arrivati alla casa di posta, il
proprietario ci disse che se non avessimo avuto un passaporto in piena
regola, noi avremmo dovuto continuare la nostra strada perch vi erano
tanti ladri da non prestar fede pi ad alcuno. Quando lesse per il
mio passaporto, che cominciava con queste parole:--El naturalista
Don Carlos,....--il suo rispetto e la sua cortesia non ebbero limiti
come prima i suoi sospetti erano stati illimitati. Di ci che sia un
naturalista n lui n i suoi compatriotti non hanno, credo, neppure
l'idea; ma probabilmente il mio titolo non perdette per questo nulla
del suo valore.

In una escursione da Buenos-Ayres a Santa F dovette il Darwin passare
due giorni a letto per mal di capo, e ci gli porse modo di avere un
concetto della medicina del paese.

Una buona vecchia che mi accudiva, mi consigli di provare molti
singolari rimedii.  qui una pratica comune il legarsi una foglia
di arancio, o un pezzetto d'impiastro nero, sopra le tempia; ed 
ancora pi comune spaccare una fava in due, inumidirne le due met e
metterle sopra ogni tempia, ove aderiscono agevolmente. Non si crede
bene di toglier via le fave o gli impiastri, ma si lascia che cadano
da loro, e talvolta se si domanda ad un uomo che cosa siano quegli
oggetti appiccicati sulla sua testa risponde:--Ho avuto mal di capo
due giorni fa.--Molti dei rimedii adoperati dalle genti della campagna
sono stranamente ridicoli, ma troppo disgustosi per essere menzionati.
Uno dei meno nauseanti  quello di uccidere e spaccare due cagnolini e
fasciarli da ogni lato di un membro rotto. I piccoli cani senza pelo
sono molto ricercati per farli dormire sui piedi degli ammalati.

In quella escursione rischi il Darwin di rimaner prigioniero e non fu
senza difficolt che riusc a potersene andare. Egli esprime cos la
sua contentezza.

Una citt bloccata deve essere sempre un luogo di dimora poco
piacevole; in quel caso poi vi erano sempre da temere i briganti
interni. Le sentinelle erano le pi da temersi, perch pel loro ufficio
e per aver le armi in mano rubavano con un grado d'autorit che gli
altri uomini non potevano assumere.

Procedendo nella Banda Oriental, verso Mercedes sul Rio Negro, domand
il Darwin una sera l'ospitalit in un podere presso cui era arrivato.
Dice che quel possedimento era uno dei pi vasti, che il padrone di
esso era uno dei pi ricchi possidenti del paese, che il nipote del
padrone ne aveva allora il governo e la sera in cui egli giunse col vi
si trovava pure un capitano dell'esercito fuggito pochi giorni prima da
Buenos-Ayres. Poi parlando di quei signori prosegue cos:

Considerata la loro posizione sociale, i loro discorsi erano assai
divertenti. Al solito mostravano una illimitata meraviglia della
rotondit del globo, e non potevano quasi credere che un buco fatto
nella terra sufficientemente profondo, verrebbe a riuscire dall'altra
parte. Tuttavia avevano sentito parlare di un paese, ove vi erano sei
mesi di luce e sei mesi di buio, e dove gli abitanti erano altissimi
e sottilissimi. Erano molto curiosi di conoscere il prezzo e la
condizione delle bovine e dei cavalli in Inghilterra. Avendo udito che
non prendevamo il nostro bestiame col _lazo_, esclamarono:--Ah! dunque
adoperate soltanto le _bolas_?--L'idea di un paese con recinti era al
tutto nuova per essi. Finalmente il capitano mi disse che aveva da
farmi una domanda e che mi sarebbe stato molto grato se avessi voluto
rispondergli con piena veracit. Tremai pensando quanto profondamente
scientifica doveva essere quella domanda; ed era:--Se le signore
di Buenos-Ayres non erano le pi belle del mondo.--Io risposi, come
un rinnegato:--Precisamente cos.--Egli soggiunse:--Io ho un'altra
domanda;--Le signore in qualche altra parte del mondo portano pettini
cos alti?--Io con grande solennit lo assicurai di no. Questo fece
loro un grande piacere. Il capitano esclam:--Vedete! un uomo che ha
visitato mezzo mondo dice che questo  il caso; noi lo abbiamo sempre
creduto, ma ora ne siamo certi.--Il mio eccellente giudizio intorno ai
pettini ed alla bellezza mi procur il pi ospitaliero ricevimento;
il capitano mi obblig a prendere il suo letto, ed egli dorm sul suo
recudo.

In sul finire del mese di novembre dell'anno 1833, lasciando la Plata
per veleggiare verso la Patagonia, il Darwin fa, intorno a quella gente
che sta per lasciare, queste considerazioni:

Durante gli ultimi sei mesi ebbi l'opportunit di studiare alcun
poco l'indole degli abitanti di quelle provincie. I gauchos, o
campagnuoli, sono molto superiori a quelli che dimorano nelle citt.
Il gaucho  invariabilmente pi cortese, pi educato, pi ospitale;
non ho mai incontrato un caso di inospitalit o di scortesia. Egli
 modesto, rispetta se stesso e il paese, ma nello stesso tempo 
ardito e spiritoso. D'altra parte si commettono molti furti e molti
omicidii; l'uso di portar sempre il coltello  la causa principale
di questi ultimi.  penoso sentire quante vite umane si perdono in
dispute insignificanti. Nel combattimento, ogni avversario cerca
di segnar l'altro nel volto ferendolo sul naso o negli occhi, come
spesso  dimostrato da profonde e orribili cicatrici. I furti sono
una conseguenza naturale dell'uso comune di giuocare, di bere molto
e della somma indolenza. A Mercedes domandai a due uomini perch non
lavorassero. Uno mi rispose con somma gravit che i giorni erano troppo
lunghi; l'altro che egli era troppo povero. Il numero dei cavalli e
l'abbondanza del cibo sono la distruzione di ogni industria. Inoltre vi
sono molti giorni festivi; poi nulla pu riuscire se non  cominciato
quando la luna cresce, per cui la met del mese si perde per queste due
ragioni.

La polizia e la giustizia sono al tutto insufficienti. Se un uomo
povero commette un omicidio ed  preso, sar messo in prigione e
forse fucilato; ma se  ricco ed ha amici, pu esser tranquillo che
non incontrer alcuna pena.  cosa curiosa che gli abitanti pi
rispettabili del paese aiutano l'assassino a fuggire. Sembrano credere
che l'individuo pecchi contro il Governo e non contro le persone. Un
viaggiatore non ha altra protezione che le sue armi da fuoco, e l'uso
costante di portarle  l'unico ostacolo a pi frequenti ruberie.

Il carattere delle classi pi alte e pi educate che dimorano nelle
citt, partecipa, ma forse in un grado minore, delle buone qualit
del gaucho, ma temo sia macchiato da molti vizii di cui quello va
immune. La sensualit, lo scherno di ogni religione, la pi grossolana
corruzione non sono al tutto insoliti. Quasi ogni funzionario
pubblico pu essere comperato. Il capo dell'uffizio postale vendeva
franchi governativi falsificati. Il governatore e il primo ministro
si accordano apertamente per saccheggiare lo Stato. La giustizia,
quando il danaro entra in giuoco, non esiste pi. Conosco un inglese,
il quale and dal primo giudice cui disse che, non conoscendo gli
usi del paese, tremava entrando nella stanza, e soggiunse:--Signore,
vengo ad offrirvi duecento dollari (di carta del valore circa di 125
franchi), se volete far arrestare prima di un certo tempo un uomo che
mi ha truffato. So che questo  contro la legge, ma il mio avvocato
(e lo nomin), mi ha raccomandato di fare questo passo!--Il primo
giudice ader e sorridendo lo ringrazi, e l'uomo prima di notte era
in prigione. Con questa assoluta mancanza di principii nella maggior
parte dei governanti, col paese pieno di ufficiali turbolenti e mal
pagati, il popolo spera tuttavia che una forma democratica di governo
possa riuscire! Penetrando per la prima volta nella societ di questi
paesi due o tre particolarit colpiscono come singolarmente notevoli. I
modi cortesi e dignitosi che s'incontrano in ogni classe, il buon gusto
delle donne nei loro abbigliamenti, e l'uguaglianza di tutte le classi.
Al Rio Colorado alcuni piccoli bottegai solevano pranzare col generale
Rosas. Il figlio di un maggiore a Bahia Blanca si guadagnava la vita
facendo carta per _sigaritos_, e si offerse per accompagnarmi, come
guida e servitore, a Buenos-Ayres; ma suo padre non acconsent per
timore del pericolo. Molti ufficiali dell'esercito non sanno n leggere
n scrivere, tuttavia stanno nella societ come uguali agli altri.
In Entre Rios, la Camera non  composta che di sei deputati. Uno di
essi aveva una botteguccia, ed evidentemente non si credeva degradato
per questo. Tuttavia ci  naturale in un paese nuovo; nondimeno, la
mancanza di gentiluomini di professione sembra ad un inglese alquanto
strana.

Quando si parla di queste regioni, il modo in cui sono state allevate
dalla loro snaturata madre, la Spagna, deve essere sempre presente alla
mente. Nel complesso forse, si deve dare maggior lode per quello che 
stato fatto, che non biasimo per quello che manca ancora.  impossibile
porre in dubbio che l'estrema libert di questi paesi non debba infine
produrre buoni effetti. Il modo stesso con cui sono generalmente
tollerate le religioni straniere, l'attenzione che si porta ai mezzi di
educazione, la libert della stampa, le agevolezze offerte a tutti i
forestieri, e, specialmente, mi sia permesso aggiungere, ad ognuno che
professi le pi piccole pretese alla scienza, debbono essere ricordate
con gratitudine, da coloro che hanno visitato le provincie spagnuole
del Sud America.




                                  III


In faccia alle pianure sterminate della Patagonia, un ufficiale del
_Beagle_ domandava al Darwin da quanti secoli quelle pianure fossero
nello stato in cui le vedevano, per quanti secoli ancora sarebbero
state per durare in tal modo. Il naturalista rispose colle parole del
poeta Shelley:

  Nissuno sa. Tutto ora sembra eterno.
  Parla il deserto un suo linguaggio arcano
  Che insegna dubbi spaventosi....

La immobilit e il dubbio colpirono il giovane naturalista in quelle
terre desolate soprattutto nel contemplare il proprio simile, l'uomo,
in cos miseranda condizione e fuori d'ogni progresso.

Quando nella Terra del Fuoco il Darwin vide per la prima volta quegli
indigeni, non poteva dar fede ai proprii occhi.

Non potevo credere che la differenza fra l'uomo selvaggio e l'uomo
incivilito fosse tanto grande; essa  maggiore ancora di quella che
passa fra l'animale domestico e l'animale selvatico, per la ragione
che nell'uomo v'ha una pi grande potenza di miglioramento. L'oratore
principale era vecchio, e pareva essere il capo della famiglia; gli
altri erano giovani robusti, alti circa un metro e ottanta centimetri.
Le donne e i bambini erano stati mandati via. Questi abitatori della
Terra del Fuoco sono una razza molto differente da quei rachitici,
meschini, miserabili che stanno pi all'occidente; e sembrano pi
strettamente affini ai famosi Patagoni dello stretto di Magellano.
Il loro unico vestimento consiste in un mantello fatto colla pelle
del guanaco, colla lana al di fuori; lo portano gettato sulle spalle,
lasciando le loro persone tanto coperte quanto scoperte. La loro pelle
 di color rame rosso sudicio. Il vecchio aveva una rete di piume
bianche intorno al capo, che in parte tenevano indietro la sua nera,
ruvida e arruffata capigliatura. Il suo volto era attraversato da due
larghe striscie trasversali; una tinta di un bel rosso brillante andava
da un orecchio all'altro inchiudendo il labbro superiore; l'altra,
bianca di calce, si estendeva sopra e parallelamente alla prima, per
cui anche le sue palpebre erano in tal modo colorite. Gli altri due
uomini erano adorni di righe di polvere nera fatta con carbone. Tutta
la comitiva rassomigliava molto ai demonii che vengono rappresentati in
opere come il _Freischutz_.

Il loro aspetto era basso e triviale, e l'espressione del loro volto
era la diffidenza, la sorpresa, e lo sgomento. Dopo che noi avemmo
loro regalato qualche pezzo di panno scarlatto, che si ravvolsero
immediatamente intorno al collo, si fecero subito famigliarissimi.
Il vecchio mostrava ci battendosi sul petto colla mano, mandando
un suono chiocciante, come fanno alcuni quando danno da mangiare ai
pulcini. M'incamminai col vecchio, e questa dimostrazione d'amicizia
fu ripetuta parecchie volte; e fu conchiusa con tre forti percosse che
mi furono date sul petto e sul dorso contemporaneamente. Egli allora
si scoperse il petto onde potessi rendergli il complimento, ci che
feci con sua grande soddisfazione. Il linguaggio di questo popolo,
secondo le nostre nozioni, non merita quasi il nome di articolato. Il
capitano Cook lo ha paragonato al suono che fa un uomo rischiarandosi
la voce; ma certamente nessun europeo si  mai rischiarato la voce
mandando suoni cos aspri, gutturali e chioccianti. Sono eccellenti
mimi; appena qualcheduno di noi tossiva o sbadigliava, o faceva un
qualche movimento strano, essi immediatamente lo imitavano. Taluno
della nostra comitiva cominci a guardar biecamente e far smorfie;
ma uno dei giovani indigeni (il volto del quale era tinto di nero,
tranne una striscia attraverso agli occhi) riusc a far smorfie ancor
pi brutte. Ripetevano correttissimamente qualunque parola di ogni
frase che noi rivolgevamo loro, e per un certo tempo si ricordavano
quelle parole. Tuttavia noi europei sappiamo quanto sia difficile
distinguere bene i suoni di un linguaggio forestiero. Chi di noi, per
esempio, potrebbe tener dietro ad un indigeno americano in una frase
che avesse pi di tre vocaboli? Tutti i selvaggi sembrano avere in
un grado non comune questa facolt d'imitazione. Mi fu detto, quasi
colle stesse parole, che questo curioso costume esiste fra i cafri;
parimente gli australiani sono da un pezzo conosciuti per la facolt
che hanno d'imitare e di descrivere l'andatura di taluno in modo da
farlo riconoscere. Come si pu spiegare questa facolt?  dessa una
conseguenza di maggiore acutezza nei sensi, comune a tutti gli uomini
nello stato selvaggio, paragonati con quelli degli uomini civili?

Della parte occidentale della Terra del Fuoco era anche pi miserando
lo spettacolo che gl'indigeni presentavano al navigante.

Un giorno, dice il Darwin, mentre andavamo a terra presso l'isola
Wollaston, passammo vicino a una barchetta con sei indigeni. Queste
erano le creature pi abbiette e miserabili che io avessi mai vedute.
Sulla costa orientale, gli indigeni, come abbiamo detto, hanno
vestimenta di guanaco, e sulla costa occidentale posseggono pelli di
foca. Fra queste trib centrali gli uomini generalmente hanno una pelle
di lontra, o qualche simile cencio largo appena come un fazzoletto,
che non basta quasi a coprir loro le spalle fino ai lombi.  tenuto
con cordicelle che attraversano il petto, e secondo la parte d'onde
soffia il vento  fatto girare da un lato all'altro. Gli indigeni
della barchetta erano al tutto nudi, e anche nuda era una donna che
si trovava con essi. Pioveva dirottamente, e l'acqua dolce unita alla
salata loro sgocciolava sul capo. In un altro porto non molto lontano,
una donna, che allattava un bambino nato da poco tempo, venne un giorno
vicino alla nave e vi rimase un certo tempo per semplice curiosit,
mentre il nevischio cadeva e s'induriva sul suo petto nudo e sulla
pelle del suo nudo bambino! Questa povera gente appariva stentata nel
crescere, i suoi orridi volti erano imbrattati di pitture bianche, la
pelle sucida e untuosa, i capelli arruffati, la voce discorde e i gesti
violenti. Guardando quella sorta di uomini non si poteva quasi credere
che fossero nostri simili e abitanti dello stesso mondo.  argomento
comune di congettura pensare quale piacere possano godere nella vita
gli animali inferiori: quanto pi ragionevolmente si potrebbe fare
la stessa domanda rispetto a questi barbari! La notte, cinque o sei
esseri umani, nudi e appena protetti dal vento e dalla pioggia di
questo tempestoso clima, dormono sul terreno umido raggomitolati come
bestie. Quando l'acqua  bassa, d'inverno o di estate, di notte o di
giorno essi debbono alzarsi per staccare le conchiglie dalle rocce; e
le donne allora si tuffano per raccogliere ricci di mare, oppure stanno
pazientemente nelle loro barche e con una lenza adescata senz'amo,
fanno saltar fuori i pesciolini con una sferzata. Se una foca viene
uccisa, o il carcame galleggiante di una balena putrefatta viene
scoperto, allora si fa festa; a questo miserabile cibo vengono aggiunte
alcune insipide bacche e funghi.

Sovente soffrono la fame; ho udito il signor Low, navigatore maestro,
il quale conosce intimamente gl'indigeni di questo paese, dare una
curiosa relazione dello stato di cento cinquanta indigeni della costa
occidentale, i quali erano magrissimi e in grande miseria. Una serie di
uragani aveva impedito alle donne di raccogliere molluschi sulle rocce,
ed essi non potevano uscire colle barche per prender foche. Una piccola
brigata di questi uomini part per un viaggio, e gli altri indigeni gli
dissero che erano andati per un viaggio di quattro giorni in cerca di
cibo; al loro ritorno Low and a incontrarli, e li trov eccessivamente
stanchi; ogni uomo portava un gran pezzo quadro di balena imputridita
con un buco nel mezzo, pel quale avevano passato la loro testa, come
fanno i gauchos nei loro mantelli. Quando il pezzo di balena era in
un wigwam, un vecchio lo tagliava in fette sottili, e brontolandovi
sopra le faceva arrostire per un minuto, e le distribuiva alla famelica
brigata, che durante questo tempo conservava un profondo silenzio. Il
signor Low crede che quando una balena vien gettata sulla sponda, gli
indigeni ne seppelliscono grossi pezzi nella sabbia per adoperarli poi
in tempo di carestia; e un fanciullo indigeno che egli aveva a bordo
trov una di queste provviste sepolte. Le differenti trib quando
fanno guerra sono cannibali. Secondo concorrente testimonianza del
fanciullo preso dal signor Low e di Jemmy Button,  certamente vero che
quando in inverno sono stretti dalla fame, uccidono e divorano le loro
vecchie donne prima di uccidere i loro cani; il fanciullo al quale il
signor Low domand perch facessero questo, rispose:--I cani prendono
le lontre; le vecchie no.--Questo fanciullo descriveva il modo in cui
sono uccise, essendo tenute sopra il fumo e in tal modo soffocate; egli
imitava per scherzo le loro grida, e descriveva le parti del corpo che
sono considerate migliori da mangiare. Per quanto orribile debba essere
la morte ricevuta dalle mani degli amici e dei parenti, i terrori
delle vecchie quando la fame comincia a farsi sentire sono ancora pi
dolorosi da immaginare; ci fu detto che sovente esse fuggono via nei
monti, ma che sono inseguite dagli uomini e ricondotte indietro per
essere macellate nelle loro proprie case!

Le varie trib non hanno nessun governo e nessun capo; tuttavia ognuna
 circondata da altre trib nemiche che parlano differenti dialetti, e
sono separate fra loro soltanto da una landa deserta o da un territorio
neutrale: la causa della loro guerra sembra essere il modo di
sostentamento. Il loro paese  una massa rotta da aspre rocce, da alte
colline e da intatte foreste, e queste si vedono in mezzo alle nebbie
e alle infinite burrasche. La terra abitabile  ridotta ai ciottoli
della spiaggia; per cercarsi il cibo essi sono obbligati a girare
continuamente da un luogo all'altro, e la costa  cos scoscesa che non
possono muoversi se non nelle loro miserabili barchette. Non possono
conoscere il piacere di avere una casa ed ancor meno quello degli
affetti domestici; perch il marito  per la moglie padrone brutale di
una laboriosa schiava. Si vide mai un fatto pi mostruoso di quello che
vide Bynoe, di una povera madre che raccolse il suo bambino morente e
coperto di sangue, che il marito aveva spietatamente slanciato contro
le rocce per aver lasciato cadere un cestino di ricci di mare! Quanto
poco possono le pi alte facolt della mente venir poste in giuoco!
che cosa vi  qui perch l'immaginazione possa dipingere, perch la
ragione possa comparare, perch il giudizio possa decidere? Staccare
una conchiglia dalla roccia non richiede la pi piccola maestria, il
pi piccolo lavoro mentale. La loro abilit pu essere per alcuni
rispetti comparata agli istinti degli animali; perch non  migliorata
dalla esperienza; la barchetta, l'opera loro pi ingegnosa, per
quanto povera,  rimasta la stessa, come vediamo da Drake, durante
questi ultimi duecento cinquanta anni. Osservando questi selvaggi si
pu domandare: d'onde sono venuti? Che cosa pu aver tentato, o qual
mutamento pu avere obbligato una trib di uomini ad abbandonare le
belle regioni del nord, a scendere le Cordigliere, la spina dorsale
dell'America, a inventare e fabbricare barche che non sono adoperate
dalle trib del Chil, del Per e del Brasile, e poi entrare in una
delle pi inospitali contrade del mondo? Quantunque queste riflessioni
debbano a prima vista occupare la mente, possiamo esser certi che sono
in parte erronee. Non vi  ragione per credere che gli abitatori della
Terra del Fuoco diminuiscano di numero; perci dobbiamo supporre che
godano di una certa tal quale felicit, qualunque essa possa essere,
che rende loro cara la vita. La natura facendo l'abitudine onnipotente,
e i suoi effetti ereditarii, ha reso l'abitatore della Terra del Fuoco
acconcio al clima e alle produzioni del suo miserabile paese.

Tre indigeni della Terra del Fuoco, un uomo adulto, un giovinetto e una
giovinetta, s'erano imbarcati sul _Beagle_ in Inghilterra. Il capitano
Fitz-Roy era gi stato una volta, nel 1826, in quelle regioni, aveva
portato con s quelle persone, le aveva fatte ammaestrare e quanto
meglio fosse possibile incivilire, e le riportava ora a casa loro.
Lo studio fisico e morale che fa il Darwin di quei fuegiani a bordo
insieme agli inglesi, e i fatti che racconta seguiti dopoch essi
furono riportati a casa loro, costituiscono uno dei brani pi piacevoli
e ammaestrativi di questo suo libro che io non so ripetere abbastanza
quanto per ogni verso sia ammaestrativo e piacevole.

Prima di lasciare l'Oceano Atlantico per passare nel Pacifico, per due
volte il _Beagle_ approd alle isole Falkland, e il Darwin, secondo
il suo consueto, fece lunghe e fruttuose escursioni nell'interno, e la
parte del suo viaggio che si riferisce a questo arcipelago non  meno
delle altre ricca di cognizioni importanti e di giusti apprezzamenti
sull'uomo e sulla natura.




                                  IV


Valparaiso val quanto dire Valle del Paradiso. Ci basta a far
comprendere quanto debba essere attraente la regione cui venne dato un
tal nome. Ma quanto pi doveva riuscire attraente ai naviganti che vi
avevano approdato col _Beagle_, venendo dalle spiagge desolate della
Patagonia.

Quella lunga striscia di terra che ha da tergo le Cordigliere e
davanti i flutti ora carezzevoli ora furiosi dell'Oceano Pacifico
rammenta, fatto il ragguaglio dal grande al piccolo, quella striscia
di terra tanto bella e cara fra noi, bagnata dal mare e sovrastata
dall'Appennino, che  la Liguria.

Come aveva fatto dalla parte dell'Atlantico, cos pure il _Beagle_
doveva fare dalla parte del Pacifico, uno studio diligente delle
spiaggie dell'America meridionale. Perci veleggiando per oltre un
anno and su e gi lungo la costa del Chil e anche a quella del
Per esplorando arcipelaghi, isole, seni e porti. Come aveva fatto
dall'altra parte, il Darwin colse anche qui ogni opportunit che gli
si offerisse, sempre secondato dal degno comandante del _Beagle_,
per visitare le terre e farvi dentro lunghe, e talora lunghissime
escursioni.

Le fatiche di queste escursioni furono cos grandi che alla fine di una
di esse, trascinandosi con molta pena gli ultimi giorni, arrivato a
Valparaiso il giorno 27 settembre 1834 dovette subito mettersi a letto
e vi rimase fino alla fine del mese di ottobre. Un inglese, il signor
Corfield, gli fu largo di una ospitalit della quale egli si ricord
sempre poi con animo gratissimo.

Il Darwin trov nel Chil un qualche maggior grado di incivilimento e
nota la differenza fra i guasos e i gauchos.

I guasos del Chil, che corrispondono ai gauchos dei Pampas, ne sono
tuttavia ben diversi. Il Chil  il pi civile dei due paesi, e per
conseguenza gli abitanti hanno perduto gran parte del loro carattere
individuale. Le distinzioni di classi sono molto pi fortemente
segnate; il guaso non considera per nulla ogni uomo come suo eguale,
ed io fui molto sorpreso trovando che ai miei compagni non piaceva di
mangiare con me nello stesso tempo. Questo sentimento di disuguaglianza
 una conseguenza necessaria dell'esistenza di un'aristocrazia del
danaro. Si dice che alcuni dei pi grandi proprietari posseggono da
125,000 a 250,000 lire all'anno; questa disuguaglianza di ricchezze
non credo che si incontri in nessuno dei paesi di allevatori di
bestiame all'est delle Ande. Un viaggiatore non incontra qui quella
illimitata ospitalit che rifiuta ogni pagamento, ma che viene
accettata senza scrupoli. Quasi ogni casa del Chil vi accoglier per
una notte, ma l'indomani mattina sar necessario dare una mancia; anche
un uomo ricco accetter due o tre scellini. Il gaucho, quantunque possa
essere un assassino,  un gentiluomo; il guaso per alcuni rispetti ne 
migliore, ma nello stesso tempo  un uomo volgare e grossolano. Questi
due uomini, sebbene per molti riguardi abbiano le stesse occupazioni,
hanno costumi e aspetto differenti; e le particolarit di ognuno sono
universali ne' loro rispettivi paesi. Il gaucho sembra far parte del
suo cavallo e disdegna qualunque esercizio, tranne quello che fa
cavalcando; il guaso pu esser preso a giornata per lavorare nei campi.
Il primo vive interamente di cibo animale, il secondo quasi tutto di
vegetale.

Dall'una e dall'altra parte delle Ande la vita dell'uomo si lega a
quella del cavallo, dalle due parti v'ha tanta abbondanza di questi
animali che l'uomo li adopera senza piet. Ci mostra Darwin colle
seguenti parole:

Un giorno mentre io cavalcava nei Pampas con un rispettabile
estanciero, il mio cavallo essendo stanco restava indietro. L'uomo
mi diceva spesso di spronarlo. Quando io gli diceva che io non aveva
cuore, perch il cavallo era stanchissimo, egli esclamava:--Perch no?
Non ci badate; spronatelo; il cavallo  mio.--Mi ci volle una certa
difficolt a fargli capire che io non adoperava gli sproni per amore
del cavallo e non per amor suo. Egli con uno sguardo tutto meravigliato
esclam:--Ah! Don Carlos, que cosa!--Evidentemente quell'idea non gli
era mai passata per la testa. I gauchos sono conosciutissimi per essere
eccellenti cavalieri. L'idea di cader da cavallo, qualunque cosa faccia
quest'ultimo, non passa mai loro per la mente. Secondo la loro opinione
un buon cavaliere  un uomo che sa domare un puledro selvaggio, o
che, quando il cavallo cade, scende di sella sui proprii piedi, o sa
compiere altre cosifatte gesta.

Ho sentito parlare di un uomo che scommetteva di gettar gi il suo
cavallo venti volte ed egli rimaner ritto diciannove. Mi ricordo d'aver
veduto un gaucho che cavalcava un cavallo molto resto, il quale per
tre volte di seguito si rizz tanto alto da cadere violentemente
all'indietro. L'uomo cavalcava con meravigliosa freddezza e spiava il
momento acconcio per scender gi, non un momento prima n uno dopo
del tempo giusto; ed appena il cavallo era di nuovo in piedi, l'uomo
gli balzava sul dorso, ed alla fine partirono di galoppo. Il gaucho
non sembra mai esercitare nessuna forza muscolare. Un giorno io stava
osservando un buon cavaliere, mentre galoppavamo rapidamente, e pensava
fra me:--Certo se il cavallo fa un salto, tu che sembri cos noncurante
sulla tua sella, devi cadere.--In quel momento uno struzzo maschio
sbuc fuori proprio sotto il naso del cavallo, il giovane puledro
spicc un salto da una parte come un cervo; ma tutto quello che si
sarebbe potuto dire dell'uomo era che egli si era scosso e spaventato
col suo cavallo.

Nel Chil e nel Per si accudisce molto di pi la bocca del cavallo
che non nella Plata, e questo evidentemente  una conseguenza della
natura pi intricata del paese. Nel Chil un cavallo non  tenuto per
veramente domato, finch non si possa farlo fermare di botto, quando 
in piena carriera, sopra un punto particolare; per esempio, sopra un
mantello steso sul terreno; oppure slanciarlo contro un muro e farlo
alzare e graffiarne la superficie cogli zoccoli. Ho veduto un animale
pieno di spirito, il quale, guidato soltanto con due dita, prese
il galoppo attraverso un cortile, e fu fatto girare intorno ad uno
steccato di una veranda, con grande speditezza, ma conservando sempre
la stessa distanza, tantoch il cavaliere tenendo il braccio steso,
sfreg per tutto il tempo il suo dito contro lo steccato, poi facendo
un volteggio in aria, coll'altro braccio steso nello stesso modo, egli
ricominci a correre con meravigliosa forza nella direzione opposta.

Un cavallo cosiffatto  ben domato, e per quanto questo possa parere
a prima vista inutile, non lo  per nulla. Non si fa che quello che
ogni giorno vuol esser fatto, con perfezione. Quando un toro selvatico
 inseguito e preso col lazo, si mette talora a galoppare in giro, ed
il cavallo spaventato del grande sforzo, se non  ben domato, non
si metter subito a girare come il perno d'una ruota. In conseguenza
di ci molti uomini sono stati uccisi, perch se il lazo si avvolge
per caso intorno al corpo di un uomo, esso viene all'istante, per la
forza dei due opposti animali, quasi tagliato in due. Per lo stesso
principio non si fanno grandi corse, e queste sono della lunghezza di
due o trecento metri, volendo avere cavalli che facciano uno slancio
veloce. I cavalli da corsa non sono ammaestrati soltanto per toccare
coi loro zoccoli una linea, ma per portare tutti quattro i piedi
insieme, onde al primo sbalzo mettere in giuoco la piena azione delle
parti posteriori. Mi fu raccontato al Chil un aneddoto, che credo
vero; esso presenta un buon esempio dell'uso di un animale ben domato.
Un rispettabile signore incontr, un giorno, mentre era a cavallo,
due uomini, uno dei quali montava un cavallo che quel signore sapeva
essergli stato rubato. Egli li accus di questo; essi risposero
sguainando la sciabola ed inseguendolo. L'uomo, sul buono e veloce
cavallo, si tenne sempre a poca distanza da loro; mentre egli passava
accanto ad un fitto cespuglio, cominci a correre attorno a questo e
mise il suo cavallo dietro a questo riparo. Gli inseguitori furono
obbligati a slanciarsi dall'una e dall'altra parte. Allora sbucando
fuori repentinamente, proprio dietro di essi, immerse il suo coltello
nel dorso di uno degli uomini, fer l'altro, ricuper il suo cavallo
dal ladro moribondo, e se ne and a casa. Per queste gesta ippiche
sono necessarie due cose; un freno molto forte, come quello dei
mammalucchi, la forza del quale, sebbene adoperata di rado,  notissima
al cavallo; grandi sproni spuntati che possono essere adoperati talora
come un semplice tocco, talora come uno strumento dolorosissimo.
Comprendo che gli sproni inglesi, i quali pungono la pelle al menomo
tocco, sarebbero impossibili da adoperare con un cavallo domato al modo
del sud America.

In un podere presso Las Vacas un gran numero di cavalle vengono
uccise ogni settimana per la loro pelle, sebbene questa non valga pi
di cinque dollari di carta, o dodici franchi e mezzo l'una. Sembra
dapprima strano che valga la spesa di uccidere tante cavalle per un
prezzo cos minimo; ma siccome in questo paese  tenuto come cosa
ridicola domare o cavalcare una cavalla, esse non hanno altro valore
tranne che da la loro riproduzione. L'unico caso in cui vidi adoperare
cavalle era per levare il grano dalla spiga; perci erano fatte girare
in un recinto circolare ove i covoni erano distesi. L'uomo incaricato
di macellare le cavalle era celebre per la sua destrezza nel maneggiare
il lazo. Allogatosi alla distanza di dodici metri dall'ingresso del
recinto, egli aveva messo pegno che avrebbe preso le zampe di ogni
animale senza mancarne uno, mentre gli passava di corsa vicino. Vi
era un altro uomo il quale diceva, che egli sarebbe entrato nel
_corral_ a piedi, avrebbe preso una cavalla, le avrebbe legato le zampe
anteriori insieme, l'avrebbe tirata fuori, gettata a terra, uccisa,
scuoiata, e preparata la pelle per seccare (quest'ultima faccenda 
molto noiosa); ed egli si impegnava a compiere tutte queste operazioni
sopra ventidue animali in un solo giorno. Oppure ne avrebbe ucciso e
scuoiato cinquanta nello stesso tempo. Questo sarebbe stato un compito
prodigioso, perch viene considerato come una buona giornata di lavoro
lo spelare e preparare le pelli di quindici o sedici animali.

Il concetto dell'ufficio di un naturalista, secondoch il Darwin ebbe
campo a riconoscere, non era pi preciso dalla parte occidentale delle
Ande di quello che egli lo avesse trovato ad Oriente.

Un giorno, un raccoglitore tedesco di storia naturale chiamato
Renous venne a farci una visita, e quasi nello stesso tempo venne
pure un vecchio avvocato spagnuolo. Mi divertii molto al sentir la
conversazione che ebbe luogo fra loro. Renous parlava lo spagnuolo
tanto bene, che il vecchio avvocato lo prese per un Chiliano.
Renous volendo parlare di me, gli domand che cosa pensava del
re d'Inghilterra che mandava un naturalista nel loro paese, per
raccogliere lucertole e scarafaggi e per spaccar pietre? Il vecchio
signore rimase meditabondo per qualche tempo e poi disse:--Non va
bene--_Hay un gato encerrado aqui_ (vi  un gatto chiuso qui). Nessuno
 tanto ricco per mandare in giro un uomo a raccogliere cosiffatte
porcherie. Non mi piace. Se uno di noi andasse in Inghilterra a fare
queste cose non credete che il re d'Inghilterra ci manderebbe via
subito da quel paese?--E questo vecchio signore, per la sua professione
apparteneva alla classe pi istruita e pi intelligente! Renous stesso,
due o tre anni prima, aveva lasciato in una casa a San Fernando alcuni
bruchi, sotto la sorveglianza di una fanciulla, perch desse loro da
mangiare e divenissero farfalle.

Questo venne saputo nella citt e finalmente consultatisi insieme i
Padres ed il governatore, furono d'accordo per dire che doveva essere
qualche eresia. In conseguenza quando Renous torn, venne arrestato.

Non era molto pi chiaro il concetto che si aveva l della differenza
fra un cattolico e un protestante. Presso Santiago.

La sera si giunse ad un comodo podere, ove si trovavano varie belle
signorine. Esse furono molto scandalizzate sentendo dire che io
era entrato in una delle loro chiese per pura curiosit. Esse mi
domandarono:--Perch non vi fate cristiano, mentre la nostra religione
 la buona?--Le assicurai che io ero una specie di cristiano, ma non mi
vollero credere, riferendosi alle mie parole:--Non  vero che i vostri
preti, i vostri vescovi prendon moglie?--L'assurdit di un vescovo
ammogliato era ci che le colpiva maggiormente e non sapevano quasi se
ridere o inorridire d'una tale enormit.

Al sud del Chil  ancora numeroso l'elemento indiano puro, o misto,
e nell'isola di Chiloe il Darwin, parlando di una famiglia indiana
da lui veduta, e intorno alla quale d, secondo il solito, con poche
parole importanti ragguagli, esclama:

Fa piacere veder gli indigeni giunti allo stesso grado
d'incivilimento, per quanto basso esso sia, al quale sono giunti i loro
conquistatori bianchi.

Questo grado d'incivilimento invero non  guari elevato.

Gli abitanti, come quelli della Terra del Fuoco, girano principalmente
sulla spiaggia o nei loro battelli. Quantunque vi sia cibo in
abbondanza, gli abitanti sono poverissimi; non vi  richiesta di lavoro
ed in conseguenza le classi pi basse non possono mettere insieme
danaro sufficiente anche per comprarsi le pi piccole superfluit.
V'ha pure una grande deficienza di mezzo circolante. Ho veduto un uomo
che portava sul dorso un sacco di carbone, col quale voleva comprare
qualche piccola cosa, ed un altro portava una tavola per mutarla
contro una bottiglia di vino. Quindi ogni negoziante deve anche essere
bottegaio, e vendere di nuovo le merci che prende in cambio.

A Castro, antica capitale di Chiloe, ora abbandonata e deserta,

Si poteva ancora scorgere la disposizione quadrangolare delle citt
spagnuole, ma le strade e la piazza erano ricoperte di una bella erba
verde sulla quale brucavano le pecore. La chiesa che sta nel mezzo 
al tutto fabbricata di legno, ed ha un aspetto piuttosto pittoresco
e venerabile. Si pu immaginare la povert di quel luogo da questo
fatto, che quantunque contenga alcune centinaia di abitanti, uno della
nostra brigata non riusc in nessun luogo a trovar da comperare una
libbra di zucchero o un coltello comune. Nessun individuo possedeva un
oriuolo, ed un vecchio, il quale si supponeva avesse un'idea giusta del
tempo, era incaricato di suonare la campana della chiesa cos a caso.

Nell'isola di Lemuy gli abitanti furono meravigliatissimi di veder
arrivare gli inglesi, e compresero allora perch poco prima avessero
veduto un gran numero di pappagalli e perch il Cheucau, un uccellino
del petto rosso, mandasse con tanta insistenza un certo grido con cui
suole destare la loro attenzione nei casi pi straordinarii. Quegli
abitanti

Furono subito molto volonterosi di fare cambi. Il danaro non valeva
quasi nulla, ma la loro avidit pel tabacco aveva qualche cosa di
straordinario. Dopo il tabacco veniva subito l'indaco, poi il capsicum,
le vecchie vestimenta e la polvere da schioppo. Quest'ultimo articolo
era richiesto per uno scopo innocentissimo; ogni parrocchia ha un
moschetto pubblico, ed hanno bisogno della polvere per far rumore il
giorno della festa del santo o di altre feste.

Quella gente sa contentarsi. A Castro

A notte cominci a piovere dirottamente, ci che bast appena ad
allontanare dalle nostre tende la folla dei curiosi. Una famiglia
indiana, che era venuta per trafficare in una barca da Caylen,
bivaccava accanto a noi. Non avevano nulla che li riparasse dalla
pioggia. Al mattino domandai ad un giovane indiano, bagnato fino alle
ossa, come avesse passata la notte. Pareva di buonissimo umore e
rispose:--_Muy bien, seor._--

Il giorno 20 febbraio 1835, a Valdivia, mentre il Darwin s'era sdraiato
nella foresta sulla spiaggia del mare per riposarsi, sent una scossa,
per cui balzato in piedi prov l'effetto del mal di mare in un grado
leggero, come quando il bastimento non fa che dondolarsi. Era un
terremoto che il Darwin descrive in alcune pagine che sono fra le pi
dotte e belle del suo dottissimo e bellissimo libro.

Il Chil  terra classica pei terremoti, e in tutti i libri di geologia
si citano gli effetti prodotti in quella contrada dal terremoto
del 1822. Questi effetti ebbe campo ad esplorare il Darwin nelle
sue ricerche geologiche, che lo spinsero ad attraversare le Ande
partendo da Santiago e scendendo da Mendoza, pel passo del Patille
all'andata e per quello Acomagne o Uspallate al ritorno. Egli spese
ventiquattro giorni in quelle gite e dice che non aveva mai provato
tanta soddisfazione in tale spazio di tempo. Si pu soggiungere
che difficilmente il lettore pu ricavare da una lettura tanto
ammaestramento quanto  quello che si ricava dalle poche pagine in cui
egli descrive la sua gita.

Nelle numerose e lunghe sue escursioni al Chil il Darwin si occup
pure delle miniere, anche dal punto di vista applicato. Egli parla cos
di quei minatori:

I minatori chiliani sono pei loro costumi una singolare razza di
uomini. Vivendo per alcune settimane nei luoghi pi deserti, quando i
giorni di festa scendono nei villaggi, non v'ha eccesso o stravaganza
cui non si abbandonino. Talora guadagnano una grossa somma, ed allora,
come fanno i marinai del loro danaro, essi cercano il mezzo pi spiccio
per poterla scialacquare. Bevono all'eccesso, comprano un numero
sterminato di vestiti, ed in pochi giorni tornano senza un soldo nei
loro miserabili tugurii, per lavorare peggio di animali da soma. Questa
spensieratezza, come quella dei marinai,  evidentemente l'effetto di
un consimile tenore di vita. Il loro cibo giornaliero  assicurato, e
non acquistano nessuna abitudine di risparmio; inoltre, la tentazione e
le occasioni per cedere sono nello stesso tempo in loro potere.

Ci disgraziatamente non segue solo al Chil. Come non segue solo al
Chil che una societ di miniere che potrebbe fare buoni guadagni vada
in rovina per mala amministrazione.

Il Darwin parla di societ inglesi di miniere al Chil e dice che
malgrado i grandi vantaggi, come  ben noto, finiscono per perdere
somme immense di danaro. La prodigalit del maggior numero dei
commissarii e degli azionisti va fino alla pazzia, in certi casi si
sborsano venticinquemila franchi all'anno per pagare le autorit
chiliane; biblioteche di libri di geologia ben rilegati, minatori fatti
venire per metalli particolari, come lo stagno, che non si trova nel
Chil, contratti per fornire di latte i minatori, in luoghi ove non
si trovano vacche; macchine ove non  possibile adoperarle, e cento
simili disposizioni che dimostrano grande assurdit e che fino ad oggi
sono argomento di risa agli indigeni. Tuttavia non v'ha dubbio, che
lo stesso capitale bene adoperato in quelle miniere avrebbe dato un
immenso profitto; un amministratore di fiducia, un minatore pratico ed
un saggiatore  tutto quello che ci sarebbe voluto.

Egli trov l un minatore inglese del Cornovaglia, sopraintendente
di una miniera presso Quillota, il quale aveva sposato una spagnuola
e aveva rinunziato al pensiero di ritornare in patria, pur sempre
conservando una carissima rimembranza e una grande ammirazione per le
miniere della Inghilterra.

Quel soprintendente di miniere fece al Darwin la seguente domanda:

Ora che  morto Giorgio Rex, quanti membri della famiglia Rex
rimangono ancora?

Il Darwin dice che questo Rex per certo deve essere parente del grande
autore FINIS, che scrisse tanti libri.

Al Per, che si direbbe un paese condannato all'anarchia permanente,
le cose non andavano meglio di oggi quando il _Beagle_ approd ad
Iquique e quindi al Callao. Perci, tranne una diligente visita alle
cave di nitrato di soda di Iquique, il Darwin non pot dar guari
opera a ricerche di storia naturale. Egli fa invece assennatissime
considerazioni intorno alle febbri di quel paese e alle cause in
generale delle malattie prodotte dalla malaria, e riferisce certe sue
importantissime osservazioni intorno alle tracce che si riscontrano l
delle dimore e della vita degli abitatori antichi e antichissimi di
quella contrada, chiss quanti secoli prima che l'uomo incivilito vi
ponesse il piede.




                                   V


Il conte Camillo di Cavour stette ascoltando con molta attenzione un
progetto che gli veniva esponendo un signore di piccola statura, di
giuste forme, del sembiante quanto mai simpatico e intelligente, pel
quale il grande ministro mostrava molto riguardo. Questo signore era il
conte Giuseppe Canevaro.

Le isole Galapagos costituiscono nell'Oceano Pacifico un arcipelago
sulla linea equatoriale, a cinquecento o seicento miglia di distanza
dalla spiaggia americana della repubblica dell'Equatore. Presentano un
singolarissimo aspetto anche all'occhio di chi non abbia l'abito di
osservare e discernere le varie foggie e la varia natura dei rilievi
della superficie terrestre; sono di origine vulcanica e si contano un
duemila crateri che in periodi remotissimi della vita del nostro globo
sono stati in eruzione. Strane piante vestono quelle isole che nelle
parti pi elevate hanno una vegetazione abbastanza rigogliosa, e le
popolano i pi strani animali. L'uomo non vi pose mai ferma dimora.
Vi approdarono di tratto in tratto filibustieri e balenieri, vi si
allogarono un due o trecento banditi della repubblica dell'Equatore.

Il conte Canevaro voleva fondare l una colonia italiana.
Centocinquanta famiglie genovesi ne avrebbero costituito il primo
nucleo. Egli aveva gi divisato il modo della distribuzione di quelle
famiglie e i varii compiti da assegnarsi a caduno dei loro componenti.

Dai segni frequenti di viva approvazione che di tratto in tratto era
venuto dando il conte Cavour, che non ne aveva mai interrotto il
discorso, dal vivissimo sguardo con cui cercava di leggergli negli
occhi, dal frequente animarsi della sua fisonomia tanto intelligente
ed espressiva, il conte Canevaro si aspettava che il ministro avrebbe
accolto con passione il suo progetto. La sua meraviglia fu quindi
estrema quando, finito il suo parlare, si sent rispondere:--Non ne
faremo nulla.

Il ministro ammir il progetto del Canevaro e se ne commosse e non fu
avaro di parole ad esprimere la sua ammirazione; ma gli spieg pure
che una colonia di quella fatta aveva bisogno di essere sostenuta e
all'uopo protetta con tutta l'efficacia da un governo abbastanza forte
per non indietreggiare in faccia a nissuna evenienza, e che egli non si
sentiva di impegnarsi in una tale impresa.

Oggi con Assab ci andiamo pi alla svelta.

Dal Per il _Beagle_ fece vela verso le isole dell'arcipelago
Galapagos, dove approd il 15 settembre e rimase fino al 20 ottobre
dell'anno 1835, navigando poi per tremila e dugento miglia per arrivare
a Tahiti di cui fu in vista il giorno 15 di novembre.

Dice il Darwin di Tahiti che essa  un'isola che deve rimaner per
sempre classica pel viaggiatore del mare meridionale; ne descrive le
bellezze e le particolarit pi notevoli e dice:

Quello che mi piacque maggiormente furono gli abitanti. La dolcezza
dell'espressione delle loro fisonomie bandisce ad un tratto l'idea di
un selvaggio; e l'intelligenza che vi brilla mostra che progrediscono
in civilt. I popolani quando lavorano tengono la parte superiore
del corpo al tutto nuda, ed  allora che i tahitiani fanno pi
bella figura. Sono molto alti, colle spalle larghe, atletici, e
bene proporzionati.  stato osservato, che basta un po' d'abitudine
per rendere all'occhio di un europeo una pelle nera pi piacevole e
pi naturale che non il suo proprio colore. Un bianco che si bagna
accanto ad un tahitiano, somiglia ad una pianta imbiancata dall'arte
del giardiniere comparata con un bell'albero verde oscuro che cresce
vigoroso in mezzo ai campi. La maggior parte degli uomini sono ornati
di tatuaggi, e questi ornamenti seguono le curve del corpo tanto
graziosamente, che producono un effetto elegantissimo. Un disegno
comune, che varia solo nei particolari,  alcunch simile al capitello
di una palma. Esce fuori dalla linea centrale del dorso, e gira con
grazia intorno ai lati. La similitudine pu parere fantastica, ma io
pensai che il corpo di un uomo cosifattamente adorno fosse simile al
tronco di un albero maestoso, stretto da una delicatissima rampicante.

Molte fra le persone attempate hanno i piedi coperti di figurine,
messe per modo da sembrare uno zoccolo. Tuttavia, questa moda  in
parte scomparsa ed altre le si sono sostituite. Qui, sebbene la moda
sia tutt'altro che immutevole, ognuno  tenuto a seguire quella che
prevaleva nella sua giovent. In tal modo un vecchio ha la sua et
stampata sul corpo, e non pu atteggiarsi a giovanotto. Anche le donne
hanno tatuaggi come gli uomini, e comunissimamente li hanno sulle dita.
Una moda  ora quasi universale che non ist guari bene, cio quella
di radersi i capelli della parte superiore del capo, circolarmente,
tanto da lasciare solo un anello esterno. I missionarii hanno cercato
di persuadere la popolazione a mutare questo costume; ma  la moda, e
questa risposta vale tanto a Tahiti quanto a Parigi.

L'aspetto delle donne produsse in me un vero disinganno; per ogni
rispetto sono molto inferiori agli uomini. L'uso di portare un fiore
bianco o scarlatto sul di dietro del capo, o attraverso ad un forellino
dell'orecchio,  molto grazioso. Portano pure una corona di foglie di
cocco intrecciate per fare ombra agli occhi. Le donne sembrano aver
maggior bisogno degli uomini di qualche moda che vada loro bene.

Quasi tutti gli indigeni capiscono un po' l'inglese; cio, sanno il
nome delle cose comuni, e con questo e con l'aiuto di qualche segno si
pu fare con essi una scarsa conversazione. Tornati a sera alla barca,
ci fermammo per osservare una scena graziosissima. Un gran numero di
bambini si trastullavano sulla spiaggia, ed avevano acceso fuochi
che illuminavano il placido mare e gli alberi circostanti; altri in
cerchio cantavano versi tahitiani. Ci sedemmo anche noi sulla sabbia,
e ci unimmo alla brigatella. Le canzoni erano improvvisate, ed avevano
rapporto, credo, col nostro arrivo: una fanciullina cantava un verso,
che il resto ripeteva in parte, formando cos un coro molto piacevole.
Tutta la scena ci dimostrava con evidenza che eravamo seduti sulla
spiaggia di una isola del rinomato mare del sud.

Pi sotto, dopo d'aver parlato dei pareri discordi di Ellis e di
Beechey e Kotzebue intorno allo stato di quelle genti e all'opera dei
missionari, il Darwin soggiunge:

Nel complesso mi sembra che la moralit e la religione degli abitanti
siano molto rispettabili. Vi sono molti che censurano, anche pi
acerbamente che non Kotzebue, tanto i missionari, quanto il loro
sistema e gli effetti da esso prodotti. Quei ragionatori non comparano
omai lo stato attuale dell'isola con quello di soli vent'anni fa; n
anche con quello dell'Europa d'oggi, ma lo comparano con quello della
pi alta perfezione evangelica. Vorrebbero che i missionari compiessero
ci, in cui non riuscirono neppure gli Apostoli. In qualunque parte
dove la condizione delle genti si scosta da quell'alto punto di
perfezione, si getta il biasimo al missionario, invece di lodarlo per
quello che ha fatto. Essi dimenticano, o non ricordano, che i sacrifizi
umani e la potest dei preti idolatri--un sistema di scelleraggine che
non aveva riscontro in nessuna altra parte del mondo--l'infanticidio,
conseguenza di quel sistema; le guerre sanguinose nelle quali i
vincitori non risparmiavano n donne, n bambini, sono stati aboliti;
e che la disonest, l'intemperanza, e la svergognatezza sono molto
diminuite dopo l'introduzione del Cristianesimo. In un viaggiatore,
dimenticare queste cose  una bassa ingratitudine; perch se egli per
disgrazia naufragasse sopra qualche ignota costa, alzerebbe al cielo
una ben divota preghiera, perch le lezioni dei missionari si fossero
estese fino a quella regione.

In quanto alla moralit  stato detto che la virt delle donne sia
una vera eccezione. Ma prima di biasimarle troppo severamente, bisogna
tener ben presenti alla mente le scene descritte dal capitano Cook
e dal signor Banks, in cui le nonne e le madri della razza presente
avevano molta parte. Coloro i quali sono i pi severi, debbono
considerare come la moralit delle donne in Europa sia dovuta alla
educazione data di buon'ora dalle madri alle loro figliuole, e in ogni
caso individuale ai precetti della religione. Ma  inutile discutere
intorno a cosiffatti ragionatori; credo che delusi per non aver trovato
un campo di licenziosit tanto vasto quanto era prima, essi non
prestano fede ad una moralit che non desiderano praticare, o ad una
religione che non apprezzano, se pur non disprezzano.

Un effetto opposto a quello di Tahiti producono nel nostro viaggiatore
le isole e le genti della Nuova Zelanda per modo che, partendone add
30 dicembre 1835, egli esclama:

Credo che fummo tutti ben contenti di lasciare la Nuova Zelanda. Non
 un bel luogo. Fra gli indigeni non vi  quella graziosa semplicit
che si trova a Tahiti e la maggior parte degli inglesi sono il rifiuto
della societ. Neppure il paesaggio ha molte attrattive.

Due mesi dopo lasciando l'Australia cos esclama:

Addio, Australia. Sei una fanciulla che cresce, e senza dubbio un
giorno regnerai come regina del sud, ma sei troppo ambiziosa per
ispirare affetto.

Il 1 aprile 1836 il _Beagle_ veleggiava nell'Oceano Indiano a un
seicento miglia di distanza dalla costa di Sumatra e aveva alla vista
le isole Keeling, che diedero campo a Carlo Darwin a studiare e
riconoscere il modo di originarsi delle formazioni coralligene, isole
madreporiche, atolli, banchi, scogliere.

Il _Beagle_ proseguendo la sua via tocc l'isola Maurizio, il Capo di
Buona Speranza, S. Elena e nuovamente il Brasile per compiere la misura
cronometrica del mondo. Il giorno 2 ottobre 1836 Darwin rivide la costa
dell'Inghilterra e lasci a Falmouth il _Beagle_ su cui aveva navigato
quasi cinque anni.




                                  VI


Ripensando al suo viaggio e ai vantaggi e agli svantaggi, ai piaceri e
alle pene che pu dare una circumnavigazione, Carlo Darwin parla nel
modo seguente:

Se taluno mi chiedesse il mio parere, prima di imprendere un lungo
viaggio, la mia risposta dipenderebbe dal suo possedere un gusto deciso
per qualche ramo di sapere, che con questo mezzo potrebbe progredire.
Senza dubbio  una grande soddisfazione vedere vari paesi e le varie
razze umane, ma i piaceri che si hanno allora non bilanciano i mali.
Bisogna sperare dall'avvenire la messe per quanto lontana possa essere,
quando un po' di frutto abbia maturato, qualche bene si sia compiuto.

Molte delle perdite che si debbono provare sono evidenti, come la
societ di ogni vecchio amico, e la vista di quei luoghi ai quali si
rannodano le nostre pi care rimembranze. Queste perdite, per, sono
in parte riparate dalla inesauribile delizia di anticipare il giorno
lungamente desiderato del ritorno. Se, come dicono i poeti, la vita
 un sogno, son certo che in un viaggio sono le visioni che servono
meglio a far passare la lunga notte. Altre privazioni, quantunque non
si sentano dapprima, pesano molto dopo un certo tempo; queste sono
la mancanza di spazio, di reclusione, di riposo; il senso divorante
di una continua fretta, la privazione d'ogni piccolo comodo, la
mancanza di societ domestica, anche di musica e di altri piaceri
dell'immaginazione. Quando si  fatto menzione di queste inezie, 
evidente che i veri mali, tranne quelli cagionati da accidenti della
vita di mare, sono terminati. Il breve periodo di sessant'anni ha fatto
una meravigliosa differenza nell'agevolare una lunga navigazione. Anche
al tempo di Cook, un uomo che lasciava la sua casa per imprendere
cosiffatte spedizioni, andava incontro a privazioni talvolta durissime.
Oggi un YACHT, con ogni comodo della vita, pu fare il giro del
mondo. Oltre i grandi miglioramenti nelle navi e nella natura, tutte
le spiaggie occidentali dell'America sono aperte, e l'Australia 
divenuta la capitale di un nascente continente. Quanto sono diverse le
circostanze di un uomo che naufraga oggi nel Pacifico da quello che
erano al tempo di Cook! Dal tempo del suo viaggio un emisfero  stato
aggiunto al mondo civile.

Se una persona soffre molto del mal di mare, questo  un inconveniente
che deve essere molto considerato. Parlo per esperienza: non  un
male di poco rilievo da curarsi in una settimana. Se, d'altra parte,
egli trova piacere nella tattica navale, certamente allora otterr
piena soddisfazione pel suo gusto. Ma bisogna tener bene a mente la
grande proporzione di tempo che, durante un lungo viaggio, si passa
sull'acqua, in paragone dei giorni che si passano in porto. E che cosa
sono le vantate meraviglie di uno sterminato oceano? Una monotona
distesa, un deserto d'acqua, come lo chiamano gli Arabi. Senza dubbio
vi sono spettacoli deliziosi. Una notte di luna, col cielo sereno ed
il mare scintillante; e le bianche vele gonfie dalla dolce brezza di
un vento regolare; una calma perfetta, colla gonfia superficie, liscia
come uno specchio, e tutto silenzioso tranne talora lo sbattere delle
vele contro gli alberi. Per una volta  bello vedere una burrasca
mentre irrompe colla sua furia sempre crescente, o un forte vento
che fa alzare come monti le onde. Confesso, tuttavia, che la mia
immaginazione si era figurato qualche cosa di pi maestoso, di pi
terribile in una grande burrasca.  uno spettacolo infinitamente pi
bello quando  veduto sulla terra, ove l'ondeggiare degli alberi,
il volo spaventato degli uccelli, le cupe ombre, i lampi repentini,
l'irrompere dei torrenti, tutto narra la lotta degli elementi
scatenati. In mare l'albatrosso e la piccola procellaria volano come
se la tempesta fosse il loro proprio elemento, l'acqua si solleva e si
abbassa come se compisse il suo consueto compito, solo la nave e i
suoi abitanti sembrano lo scopo di tutta quella furia. Sopra una costa
battuta dal tempo e desolata, lo spettacolo  invero differente, ma i
sentimenti che si provano partecipano piuttosto dell'orrore che non di
un selvaggio piacere.

Vediamo ora la parte bella del tempo trascorso. Il piacere derivato
dal vedere il paesaggio e l'aspetto generale dei varii paesi da
noi visitati  stato invero la sorgente pi grande e costante di
sodisfazione.  probabile che la bellezza pittoresca di molte parti
d'Europa superi ogni cosa da noi veduta. Ma vi  sempre un piacere
maggiore nel comparare il carattere del paesaggio delle varie regioni,
piacere che, fino ad un certo punto,  distinto da quello di ammirarne
solo la bellezza. Dipende principalmente dal conoscere le singole
parti di un dato panorama; sono fortemente indotto a credere che, come
nella musica, la persona la quale comprender ogni nota se  dotata di
un certo gusto, sentir maggior piacere nel complesso, cos colui il
quale esamina ogni parte di un bel panorama, pu parimente comprenderne
l'effetto pieno e complesso. Quindi, un viaggiatore dovrebbe essere
botanico, perch in tutti i paesaggi le piante formano l'abbellimento
principale. I massi ammucchiati di roccie nude anche se sono nelle
forme pi selvaggie, possono per un certo tempo porgere uno spettacolo
sublime, ma in breve diverr monotono; dipingetele di colori svariati
e brillanti, come nel Chil settentrionale, diverranno fantastiche;
rivestitele di vegetazione, formeranno un quadro passabile se non
bello.

Quando ho detto che il paesaggio di certe parti d'Europa  forse
superiore a qualunque cosa che abbiamo veduto, faccio una eccezione,
come di una classe a parte, di quello delle zone intertropicali. Le
due classi non possono essere paragonate assieme; ma mi sono di gi
spesso dilungato intorno alla grandiosit di quelle regioni. Siccome
la forza delle impressioni dipende generalmente da idee preconcette,
posso aggiungere che le mie erano prese dalle brillanti descrizioni di
Humboldt nella _Personal Narrative_, che supera qualunque altra cosa
che io abbia letto. Tuttavia, con queste altissime idee, il sentimento
da me provato non ebbe neppure una tinta di disinganno quando sbarcai
per la prima e per l'ultima volta al Brasile.

Fra le scene che si sono pi fortemente impresse nella mia mente,
nessuna supera in grandezza le foreste primitive, non ancora tocche
dalla mano dell'uomo; tanto quelle del Brasile, ove predominano le
forze vitali, come quella della Terra del Fuoco, ove prevalgono la
morte e la distruzione.

Entrambe sono templi pieni degli svariati prodotti del Dio della
natura; nessuno pu trovarsi senza emozione in quelle solitudini, e
non sentire che nell'uomo vi  qualche cosa di pi che non il solo
soffio del suo corpo. Richiamando alla mente le immagini del passato,
trovo che le pianure della Patagonia spesso mi ripassano sotto gli
occhi, eppure quelle pianure son dette da tutti desolate ed inutili.
Non si possono descrivere che con caratteri negativi, senza abitazioni,
senza acqua, senz'alberi, senza monti, allevano solo alcune piante
nane. Perch, dunque, e questo fatto non  speciale a me solo, quelle
aride pianure si sono impresse con tanta forza nella mia mente?
Perch i verdi, fertili, e ancor pi piani Pampas, utili all'uomo,
non hanno prodotto una simile impressione? Non posso guari analizzare
questi sentimenti; ma debbono derivare in parte dal libero volo
dall'immaginazione. Le pianure della Patagonia sono sterminate, perch
non sono guari valicabili, e quindi sono ignote; portano l'impronta
d'avere durato, nel loro stato attuale, per lunghi secoli, e non sembra
esservi alcun limite nel durare pel futuro. Se, come supponevano gli
antichi, la terra piana fosse circondata da un'invalicabile distesa
d'acqua, o da deserti scaldati all'eccesso, chi non guarderebbe quegli
ultimi limiti dalle cognizioni umane con sensi profondi e mal definiti?

Infine, fra i paesaggi naturali, quelli veduti dalle alte montagne,
sebbene certamente non belli in un senso, sono molto memorabili. Quando
guardavamo gi dall'altissima cresta delle Cordigliere, la mente,
non disturbata da minuti particolari, era compresa dalle stupende
dimensioni dei massi circostanti.

Fra gli oggetti individuali, nulla forse sveglia pi certamente la
meraviglia del primo vedere un barbaro nel suo tugurio nativo, l'uomo
nel suo stato pi abbietto e pi selvaggio. La mente ritorna indietro
allora ai secoli passati, e si domanda se i nostri progenitori fossero
uomini come quelli; uomini, di cui i moti e l'espressione sono per noi
meno intelligibili di quelli degli animali domestici; uomini che non
hanno gli istinti di quegli animali, e non sembrano vantare la ragione
dell'uomo, o almeno le arti che derivano da questa ragione. Non credo
che sia possibile descrivere o dipingere la differenza che passa fra un
uomo selvaggio ed un uomo incivilito.  la differenza che esiste fra
un animale domestico ed uno selvaggio; e una parte dell'interesse che
si prova guardando un selvaggio  lo stesso che spingerebbe taluno a
desiderare di vedere il leone nel suo deserto, la tigre mentre dilania
la preda nella giungla, o il rinoceronte mentre si aggira pei piani
selvaggi dell'Africa.

Fra gli altri pi notevoli spettacoli che abbiamo veduto, si pu
citare la Croce del Sud, la nube di Magellano, ed altre costellazioni
dell'emisfero meridionale; le trombe marine; il ghiacciaio che porta
la sua corrente azzurra di ghiaccio fino al mare cui sovrasta come uno
scosceso precipizio; un'isola dalla laguna che sorge per opera degli
animali del corallo; un vulcano attivo, e gli effetti disastrosi di
un terribile terremoto. Quest'ultimo fenomeno, forse, aveva per me
un interesse speciale per la sua intima connessione colla struttura
geologica del mondo. Tuttavia il terremoto deve essere per ognuno
un avvertimento che fa impressione; la terra, che fino dalla nostra
infanzia abbiamo considerata come tipo di solidit, ha oscillato come
una crosta sottile sotto i nostri piedi; e vedendo le opere fatte
dall'uomo rovesciate in un istante, abbiamo sentito la piccolezza della
sua tanto vantata potenza.

 stato detto che l'amore della caccia  una gioia inerente all'uomo,
un avanzo di una passione istintiva. Se ci  vero, son certo che il
piacere di vivere all'aria aperta, col cielo per tetto e il terreno per
mensa,  parte dello stesso sentimento,  il selvaggio che ritorna ai
suoi usi nativi e barbari. Io torno sempre con somma gioia colla mente
alle nostre escursioni in barca, ed ai miei viaggi per terra in regioni
non frequentate, che nessun paesaggio in paese civile avrebbe potuto
destare. Non dubito che ogni viaggiatore debba ricordarsi il senso di
piena felicit da esso provato, quando per la prima volta si  trovato
in un paese forestiero, ove l'uomo incivilito ha di rado o non mai
posato il piede.

Vi sono parecchie altre sorgenti di piacere in un lungo viaggio che
sono di una natura pi ragionevole. La carta del mondo cessa di essere
ignota; diviene un quadro pieno di figure svariatissime ed animate.
Ogni parte assume proprie dimensioni, i continenti non si considerano
collo stesso occhio come le isole, o le isole non si guardano come
macchiette, mentre in verit sono pi grandi di molti regni d'Europa.
L'Africa e l'America del nord e del sud sono nomi ben sonanti, e
facilmente pronunziati, ma, solo quando si viaggi lungo piccole
porzioni delle loro spiaggie, si  interamente convinti del grande
spazio che occupano questi nomi nel nostro immenso mondo.

Considerando lo stato attuale  impossibile non prevedere con grandi
aspettazioni il futuro progresso di quasi tutto l'emisfero. La via del
miglioramento, in conseguenza dell'introduzione del Cristianesimo in
tutto il mare del sud, star da sola nelle memorie della storia.  cosa
ancor pi notevole pensare che solo sessant'anni fa, Cook, cui nessuno
negher il retto giudizio delle cose, non poteva prevedere nessuna
speranza di mutamento. Tuttavia questi mutamenti sono stati compiti
dallo spirito di filantropia della nazione inglese.

Nella stessa parte del globo l'Australia sorge, o meglio si pu dire 
sorta, in un grande centro d'incivilimento, che, in qualche remotissimo
periodo, dominer come regina l'emisfero meridionale.  impossibile ad
un inglese di vedere quelle lontane colonie senza provare un senso di
sommo orgoglio e di grande sodisfazione. La bandiera inglese sembra
portar seco, come certa conseguenza, la ricchezza, la prosperit e
l'incivilimento.

In conclusione mi sembra che nulla pu essere pi utile ad un giovine
naturalista di un viaggio in paesi lontani. Esso rende pi acuto e
mitiga in parte quel bisogno e quel desiderio, che, come osserva sir
J. Herschel, sente un uomo, quantunque ogni bisogno del suo corpo sia
pienamente sodisfatto. L'eccitamento per la novit degli oggetti e la
probabilit di riuscita, lo stimolarono ad una crescente attivit.
Inoltre, siccome un numero di fatti isolati perde in breve il suo
interesse, l'abito di far comparazioni conduce a generalizzare. D'altra
parte, siccome il viaggiatore rimane solo un breve tempo in ogni luogo,
le sue descrizioni debbono essere in generale semplici abbozzi, invece
di essere osservazioni particolareggiate. Quindi ne viene, come ho
provato a mie spese, una costante tendenza a riempire i larghi vani del
sapere, con ipotesi trascurate e superficiali.

Ma io ho provato un piacere troppo profondo in questo viaggio, per
raccomandare a qualunque naturalista, sebbene non debba aspettarsi di
essere tanto fortunato nei suoi compagni come lo sono stato io, di
approfittare di ogni occasione ed imprendere viaggi se  possibile per
terra, se non con una lunga navigazione. Pu esser certo che incontrer
difficolt o pericoli, tranne qualche caso raro, non tanto cattivi
quanto se lo era immaginato. Da un punto di vista morale l'effetto sar
quello di insegnargli una gioconda pazienza, lo liberer dall'egoismo,
gli dar l'abito di operare de s, e fare il meglio possibile in ogni
circostanza. In breve, deve partecipare delle qualit caratteristiche
della maggior parte dei naviganti. Il viaggiare gli insegner la
diffidenza, ma nello stesso tempo gli dimostrer, quante persone
veramente di cuore vi sono, colle quali egli non ebbe mai, o non avr
mai pi comunicazione, le quali tuttavia sono pronte a prestargli il
pi disinteressato aiuto.




                                  VII


I primi navigatori che percorsero le sterminate distese dell'oceano
Pacifico e anche dell'oceano Indiano lungo la zona equatoriale
provarono un'immensa meraviglia nel vedere certe isole di una foggia
al tutto inaspettata e singolarissima. L'isola  come un grande anello
rotto in una qualche parte in modo che rimane una comunicazione fra
l'interno e il difuori. Sul cercine  una vegetazione in cui campeggia
l'albero del cocco; l'interno della laguna  di un'acqua tranquilla
e limpidissima, mentre urtano fuori i cavalloni furiosi contro la
spiaggia e splende su tutto la volta azzurra del cielo. Gli uccelli
volanti e le correnti marine portano a quelle spiaggie varie sorta
di semi, talora un tronco d'albero o un viluppo di tronchi natanti
sulla corrente vi approdano portando vivi animaletti terragnoli che
vi si propagano, e anche una qualche grossa pietra silicea, prezioso
materiale all'uomo che vive su quella sorta d'isole singolari e non ha
che una materia minerale friabile e poco resistente nel materiale che
la costituisce.

Fin dal 1605 Francesco Pyrard, di Laval, in faccia a quelle singolari
isole cui venne dato il nome di atolli, esclamava:

C'est une merveille de voir chacun de ces atolles, environns d'un
grand banc de pierre tout autour, n'y ayant point d'artifice humain.

Talvolta si ha, invece dell'atollo, una scogliera, cio una grande
striscia del materiale medesimo che costituisce l'atollo, la quale
sta al davanti di una spiaggia, sovente per un lunghissimo tratto,
limitando fra la spiaggia e il mare aperto una laguna coll'acqua
limpida e tranquilla al riparo delle onde dell'aperto mare.

Sono altre volte banchi a fior d'acqua, o poco sotto il livello della
superficie, pericolosissimi ai naviganti, della stessa natura degli
atolli e delle scogliere, vale a dire fatti da animaletti della
famiglia di quelli che producono il corallo, onde il nome di polipi
coralligeni che venne loro dato. Furono poi chiamati in particolare
madrepore certi polipi che costituiscono la maggior parte di quelle
formazioni, che perci furono chiamate formazioni madreporiche in
generale, isole e scogliere madreporiche e banchi madreporici.

Fin dal 1702 un viaggiatore inglese, del resto poco conosciuto, il
signor Strachan, aveva osservato come i coralli riescano a formare
grandi masse di rocce. Giovanni Rinaldo Forster, l'ingegnoso compagno
di Cook, nel 1780 dimostr positivamente che un grande numero di isole
del mare del sud devono la loro esistenza a grandi agglomeramenti di
coralli. Poco dopo questa dimostrazione fu confermata e sviluppata da
Flinders e da Peron.

Due errori si produssero contemporaneamente a quella dimostrazione di
un fatto vero.

Quei primi osservatori credettero e fecero credere che le formazioni
madreporiche si incominciassero a produrre a grandi profondit
sottomarine salendo poi a mano a mano fino alla superficie e abbastanza
rapidamente. Questa credenza diede luogo a strani timori. Si calcol
che in un dato tempo una grande parte dello spazio occupato dalle
acque marine avrebbe finito per essere riempita dalle formazioni
madreporiche, e che le acque avrebbero quindi dovuto riversarsi e
sommergere isole e continenti producendo modificazioni profonde sulla
superficie della terra e nella vita delle piante, degli animali e
dell'uomo. Ci ora  dimostrato falso. Gli scandagli praticati dagli
ufficiali del _Beagle_ e riferiti dal Darwin, che ne fu testimone
oculare, dimostrano che la profondit consueta al disotto della
superficie dove i polipi coralligeni cominciano le loro costruzioni  a
diciotto metri. A trentasei metri se ne trova appena traccia, non se ne
trova pi traccia al disotto di cinquantaquattro metri.

L'altro errore fu la credenza che i polipi facciano le loro costruzioni
per mettersi al riparo dei marosi e campar quetamente dalla parte di
dentro dell'atollo, mentre appunto  vero l'opposto.

Per spiegare il modo della formazione degli atolli si suppose che essi
fossero venuti su sopra i crateri di monti vulcanici sottomarini.
La forma cerciniforme dei crateri, costituiti appunto da un anello
incompiuto, o, come si disse, in foggia di ferro di cavallo, e la forma
somigliante degli atolli, spiegano come siasi potuto fare una tale
supposizione, che si trova anche nelle prime edizioni dei principii di
geologia di Carlo Lyell.

Questa supposizione, siccome ha dimostrato il Darwin, non regge quando
si consideri la forma e la mole di alcuni atolli, il numero, la
vicinanza, la posizione relativa di altri; cos:

L'atollo Svadiva ha il diametro di 44 miglia geografiche in una linea
e 34 in un'altra; Rimacko  lungo 54 miglia con 20 di larghezza, e ha
un margine stranamente foggiato; l'atollo Bon  lungo trenta miglia e
in media  largo solo sei miglia, l'atollo Munchiroff  fatto di tre
atolli uniti o attaccati insieme. Questa teoria, inoltre,  al tutto
inapplicabile agli atolli settentrionali Maldiva nell'oceano indiano
(uno dei quali ha 88 miglia di lunghezza e 10 a 20 di larghezza),
perch non sono circondati come gli atolli soliti da strette scogliere,
ma da moltissimi e piccoli atolli separati fra loro; altri piccoli
atolli sporgono dalle grandi lagune centrali.

Nessuno aveva cercato poi, mentre tutti si occupavano degli atolli, di
spiegare la formazione delle scogliere madreporiche e dei banchi.

Il Darwin studi diligentissimamente le formazioni madreporiche cos
numerosamente sparse lungo la via tenuta dal _Beagle_, e cerc dopo
il suo ritorno tutti i possibili documenti intorno a quelle che egli
non aveva vedute, ma che altri aveva visitato e descritto; dall'esame
diligente e profondo fatto, venne nella conclusione che sostanzialmente
la causa principale di tutte le formazioni madreporiche, atolli,
scogliere, banchi, fosse un lento abbassamento del suolo per modo che,
mentre il suolo andava scendendo, i coralli si andassero elevando.
Questa sua teoria egli corred di tante dimostrazioni e di tante prove
che quando nel 1842 pubblic in proposito il suo volume intitolato
_Coral reefs_, avvenne un fatto veramente raro, questo cio, che subito
i geologi accettarono la sua spiegazione la quale, salvo piccole e non
sostanziali modificazioni, corre anche oggi.

Questa, certo,  la cognizione nuova geologica, derivata dal viaggio
di Carlo Darwin, la pi importante e capitale. Ma  tutt'altro che la
sola. Al Brasile, nei Pampas, sulle Cordigliere, dappertutto, il Darwin
fece osservazioni geologiche importanti e nuove, dappertutto lasci una
traccia della sua grande abilit nello spiegare le cose osservate in
questo come in tutti gli altri rami delle scienze naturali.

Bisognerebbe riportare tutto quanto il volume del Darwin per fare un
po' di rassegna delle sue osservazioni in botanica e in zoologia.
Dalle conferve microscopiche dell'oceano Indiano ai giganti vegetali
delle foreste vergini del Brasile, dagli infusorii alle balene,
lungo la sua via egli osserva tutto, e da tutto trae argomento ad
osservazioni nuove, singolari, curiose, importanti e profonde.

Ma invero, ripeto, qui non  possibile una scelta; bisognerebbe
riportar tutto e io non so far altro che raccomandare ancora al lettore
la lettura di questo bellissimo libro.




                                 VIII


La vita di Darwin, dopo che egli ebbe compiuto il suo viaggio, fu
tutta quanta consacrata allo studio della variabilit della specie.
Giova quindi cercare, nella relazione del suo viaggio, quei cenni che
egli d intorno alle cose vedute e alle idee venutegli in mente per la
osservazione dei fatti che si riferiscono a questo argomento.

Presso Rio Janeiro egli trova in alcuni laghi conchiglie d'acqua dolce
e in altri conchiglie d'acqua salsa, e pensa all'adattamento di certe
specie all'ambiente. Ecco le sue parole:

Lasciata Mandetiba, continuammo ad attraversare un'intricata
solitudine di laghi; in alcuni di questi vi erano conchiglie d'acqua
dolce, in altri d'acqua salsa. Del primo genere trovai una Limnea
molto numerosa in un lago, nel quale, secondo quello che mi dissero
gli abitanti, il mare entra una volta all'anno, o talora anche pi
sovente, e rende l'acqua al tutto salata. Son certo che si potrebbero
osservare fatti molto interessanti, intorno ad animali marini e
di acqua dolce, in questa serie di lagune che limita la costa del
Brasile. Il signor Gay ha asserito che egli trov, in vicinanza di Rio,
conchiglie dei generi marini _Solen_ e _Mytilus_, e ampullarie d'acqua
dolce, che vivono assieme nell'acqua salmastra. Io ho pure osservato
frequentemente nella laguna, presso il giardino botanico, ove l'acqua 
solo un tantino meno salsa di quella del mare, una specie d'idrofilo,
somigliantissimo ad un coleottero acquatico comune negli stagni
d'Inghilterra; nello stesso lago l'unica conchiglia apparteneva ad un
genere che si trova generalmente negli estuari.

Questo adattarsi degli animali alle condizioni in cui si trovano, gli
ritorna alla mente visitando un grande lago salato nella valle del Rio
Negro, presso la citt di Cannea o Patagones:

Alcune parti del lago vedute non molto da lontano apparivano avere un
colore rossiccio, e ci forse deriva da animalucci infusorii. In molti
punti il fango era spinto in su da un gran numero di animali vermiformi
od anellidi. Quanta sorpresa desta il fatto di animali che possono
vivere in mezzo a cristalli di solfato di soda e di calce! E che cosa
segue di quei vermi allorch, durante la lunga estate, la superficie
si muta in un compatto strato di sale? Numerosissimi fenicotteri
dimorano e vivono in quel luogo; io incontrai in tutta la Patagonia,
nel Chil settentrionale e nelle isole Galapagos, questi animali ogni
qualvolta v'erano laghi salati; li vidi qui che sguazzavano intorno
in cerca di cibo, probabilmente i vermi che si nascondono nel fango;
questi forse si nutrono di infusori o di conferve. In tal modo abbiamo
un piccolo mondo vivente in s stesso, acconcio a questi laghi salati
interni. Si dice che un piccolo crostaceo (Cancer salinus) viva in
numero sterminato nelle pozzanghere salse a Lymington; ma solo in
quelle ove il liquido ha acquistato, per lo svaporamento, una notevole
saturazione, vale a dire, circa 93 grammi di sale in 56 centilitri
d'acqua. Possiamo ben dire che ogni parte del mondo  abitabile! Tanto
i laghi di sale, o quelli sotterranei nascosti sotto monti vulcanici,
le sorgenti minerali calde, la sterminata distesa e il profondo degli
oceani, le parti pi alte dell'atmosfera, e perfino la superficie delle
nevi eterne, dovunque albergano esseri organici.

A queste parole egli aggiunge la nota seguente:

 un fatto singolare come tutte le circostanze che hanno rapporto
coi laghi salati della Siberia e della Patagonia siano somiglianti.
La Siberia, come la Patagonia, sembrano esser sorte recentemente sul
livello del mare. Nei due paesi i laghi salati occupano profonde
depressioni nelle pianure; in entrambi il fango del margine  nero e
puzzolente; sotto la crosta del sale comune si presenta il solfato di
soda o di magnesia, cristallizzato imperfettamente; ed in entrambi la
sabbia fangosa  mescolata a globuli lentiformi di gesso. I laghi
salati della Siberia sono abitati da piccoli crostacei ed i fenicotteri
(_Edin. New Philos. Jour._ Gen. 1830) li frequentano parimente. Siccome
queste circostanze, in apparenza tanto insignificanti, si osservano
in due distanti continenti, possiamo esser certi che sono gli effetti
necessari di cause comuni.--Vedi _Viaggi di Pallas_, 1793-1794, p. 129.

Tre specie di uno stesso genere di funghi parassiti si trovano sopra i
faggi, una specie nella Terra del Fuoco, la seconda al Chil, la terza
nella terra di Diemen, ed egli esclama:

Quanto  singolare questa parentela fra i funghi parassiti e gli
alberi sui quali crescono, in parti del mondo tanto lontane!

Nel tragitto da Bahia Blanca a Buenos Ayres, oltrepassata la piccola
citt di Guardia del Monte, egli trova che nello stesso terreno a poca
distanza muta l'aspetto della vegetazione, come segue pure in alcune
localit dell'America del nord, dove l'erba grossolana alta da uno a
due metri si muta in un terreno pastorizio comune quando  pascolata
dal bestiame, e soggiunge:

Io non sono sufficientemente botanico per dire se il mutamento qui sia
dovuto all'introduzione di nuove specie, all'alterazione avvenuta nel
crescere di alcune, o alla differenza del loro numero proporzionale.

La vita animale e vegetale alla Nuova Zelanda fa esclamare al Darwin:

Rispetto agli animali,  un fatto notevolissimo, che un'isola tanto
grande, che si estende sopra una latitudine di oltre 700 miglia, con
varie stazioni, un bel clima e altitudini differenti, da 4200 metri
in gi, non possegga nessun animale indigeno, tranne un piccolo topo.
Le varie specie gigantesche di quel genere di uccelli, il Dinornis,
sembrano aver qui sostituito i quadrupedi mammiferi, nello stesso modo
dei rettili nell'arcipelago Galapagos. Si dice che il topo comune della
Norvegia, nel breve spazio di due anni, abbia distrutto in questa parte
settentrionale dell'isola le specie della Nuova Zelanda. In molti
luoghi notai parecchie sorta di piante, le quali, come i topi, fui
obbligato di riconoscere per compatriote. Una specie di porro aveva
invaso interi distretti, e si mostrava molto incomodo, ma era stato
importato come un regalo da una nave francese.

L'acetosa comune  pure molto sparsa, e rester, temo, prova
sempiterna della scelleratezza di un inglese, che vend i semi di
quella pianta per semi di tabacco.

I costumi degli animali, che porgono dappertutto al Darwin un campo
immenso a osservazioni tanto varie quanto importanti, gli fanno
scorgere come sovente certi animali modifichino il loro fare a seconda
dei casi.

Ove la viscaccia vive e scava buche, l'aguti se ne serve; ma dove,
come a Bahia Blanca, la viscaccia non si trova, l'aguti si scava le
tane da s stesso. Lo stesso segue colla piccola civetta dei Pampas
(Athene cunicularia), che  stata sovente descritta come sentinella di
guardia all'imboccatura delle tane; perch nella Banda Oriental, in
mancanza della viscaccia,  obbligata a scavarsi la sua tana.

Lo stesso organo viene talora adoperato da animali della stessa classe
in modo assai diverso.

Cos nell'America del sud troviamo tre uccelli che adoperano le ali
per altro scopo oltre il volo, il pinguino come pinne, il piroscafo
come remi, e lo struzzo come vele; e l'Apterice della Nuova Zelanda,
come pure il suo estinto gigantesco prototipo, il Dinornis, posseggono
soltanto rudimenti di ali.

Un serpente velenoso di Bahia Blanca, una specie di trigonocefalo,
porge modo al Darwin di accennare al variar dei caratteri nella specie.
Egli dice:

Cuvier, contro il parere di alcuni altri naturalisti, fece di questo
un sottogenere del serpente a sonagli, ed un intermedio fra esso e la
vipera. In appoggio a questa opinione osservai un fatto, che mi sembra
curiosissimo ed istruttivo, perch dimostra come ogni carattere, anche
in qualche grado indipendente della struttura, abbia una tendenza a
variare lentamente. L'estremit della coda di questo serpente termina
in una punta che si allarga lievissimamente, e mentre l'animale
striscia, ne fa vibrare costantemente l'ultimo pezzo; e questa parte
urtando l'erba ed i ramoscelli secchi produce un rumore gorgogliante,
che si pu distintamente udire alla distanza di circa due metri. Appena
l'animale veniva irritato o sorpreso, scuoteva la coda, e le sue
vibrazioni erano rapidissime. Anzi, finch il corpo conservava la sua
irritabilit, era evidente una tendenza a questo movimento consueto
della coda.

Perci questo trigonocefalo ha, per alcuni riguardi, la struttura
della vipera, ed ha i costumi del serpente a sonagli; tuttavia il
rumore  prodotto da un congegno semplice.

Nell'isola di Sant'Elena il Darwin trov numerosissimi i topi.

Se il topo sia realmente indigeno,  cosa molto dubbia; ve ne sono
due variet descritte dal signor Waterhouse; una  di color nero,
con una bella pelliccia lucente, e vive sulla cima erbosa; l'altra
di color bruno e meno brillante, con peli pi lunghi, vive presso lo
stabilimento della costa. Queste due variet sono un terzo pi piccole
del topo nero comune (M. rattus) e differiscono da esso tanto nel
colore quanto nel carattere della loro pelliccia, ma non in nessun
altro punto essenziale. Io posso appena mettere in dubbio che questi
topi (come il topo comune, che si  rinselvatichito), non siano stati
importati, e come alle Galapagos, abbiano variato per effetto delle
nuove condizioni a cui sono stati esposti; cos la variet della cima
dell'isola differisce da quella della costa.

Nelle isole Falkland:

Il coniglio  un altro animale che  stato introdotto, ed  riuscito
benissimo, cosicch  molto abbondante in varie parti dell'isola.
Tuttavia, come i cavalli, i conigli stanno entro certi limiti; perch
non hanno varcato la catena centrale di colline, e neppure si sarebbero
estesi alla base di queste se, come mi hanno detto i gauchos, non
ne fossero state col portate alcune piccole colonie. Non avrei mai
supposto che questi animali, originari dell'Africa settentrionale,
avrebbero potuto vivere in un clima tanto umido come questo, e che gode
di cos poco sole che anche il frumento matura solo qualche volta. Si
asserisce che in Svezia, dove ognuno crederebbe essere un clima pi
favorevole, il coniglio non pu vivere all'aria aperta. Inoltre, le
prime poche paia hanno dovuto contendere contro i nemici indigeni,
cio la volpe ed alcuni grossi avoltoi. I naturalisti francesi hanno
considerato la variet nera come una specie distinta, e l'hanno
chiamata Lepus magellanicus. Essi credono che Magellano, quando
parlava di un animale chiamato Conegos, nello stretto di Magellano,
si riferisse a questa specie; ma egli alludeva ad una piccola cavia,
che anche oggi vien cos chiamata dagli spagnuoli. I gauchos ridevano
all'idea che la specie nera fosse differente dalla grigia, e dicevano
che in ogni caso non aveva estesa la sua cerchia pi in l di quello
che avesse fatto la specie grigia, che le due non erano mai state
trovate separate, e che si riproducono insieme facendo prole pezzata.
Di quest'ultima posseggo ora un esemplare, ed  macchiato verso il
capo differentemente dalla descrizione specifica francese. Questa
circostanza dimostra quanto cauti debbono essere i naturalisti nel fare
nuove specie, perch anche Cuvier, guardando il cranio di uno di questi
conigli, credette che fosse probabilmente distinto.

Nella stessa localit, parlando delle bovine, avverte come esse
differiscano molto nei colori e come nelle varie parti della piccola
isola predomini questo o quel colore.

Intorno al monte Usborne, all'altezza di 300 a 450 metri sopra
il livello del mare, la met circa delle mandre  di color topo o
piombino, tinta poco comune nelle altre parti dell'isola. Presso
Porto Pleasant predomina il bruno scuro, mentre al sud dello stretto
di Choiseul (che divide quasi l'isola in due parti) sono comunissimi
gli animali bianchi, colla testa e i piedi neri; in tutte le parti
s'incontrano animali neri e macchiettati. Il capitano Sulivan osserva
che la differenza nei colori dominanti era tanto evidente, che
guardando le mandre presso Porto Pleasant, sembravano da lontano
macchie nere, mentre al sud dello stretto Choiseul apparivano come
macchie bianche sui fianchi della collina. Il capitano Sulivan crede
che le mandre non si mescolino; ed  un fatto singolare che il bestiame
color topo, sebbene viva sui terreni montuosi, partorisce quasi un
mese prima che non le altre bovine colorite della pianura.  cos
interessante vedere come il bestiame un tempo domestico si sia diviso
in tre colori, di cui uno probabilissimamente finir per prevalere
sugli altri, qualora le mandre siano lasciate tranquille per parecchi
altri secoli.

Nella Banda Oriental il Darwin trova una razza di bovine veramente
molto singolare, di cui parla nei termini seguenti:

Incontrai due volte in questa provincia alcuni buoi di una
curiosissima razza detta Nta o Niata. Sembrano esternamente avere
quasi la stessa affinit coll'altro bestiame, come ha il cane mastino
cogli altri cani. La loro fronte  brevissima e larga, colla punta
nasale rivolta in su ed il labbro superiore molto all'indietro;
la mascella inferiore sporge oltre la superiore, ed ha una curva
corrispondente all'ins; quindi i loro denti sono sempre scoperti.
Le narici sono collocate in alto e molto aperte; gli occhi sporgono
all'infuori. Quando camminano portano il capo basso sopra un corto
collo, e le loro zampe posteriori sono alquanto pi lunghe delle
anteriori che non sogliano essere. I loro denti scoperti, il capo
corto, le narici rivolte in su, danno loro un aspetto semifiducioso,
semi-provocante, quanto si pu immaginare ridicolo.

Dopo il mio ritorno, ho ottenuto il cranio di uno di questi animali,
per la gentilezza d'un mio amico, il capitano Sulivan R. N.; questo
cranio ora si trova nelle collezioni del Collegio dei Chirurghi. Don F.
Muniz di Luxan ha raccolto cortesemente per me tutte le informazioni
che ha potuto avere intorno a questa razza. Dalla sua relazione appare
che circa ottanta o novant'anni fa questi animali fossero rari e
tenuti come curiosit a Buenos Ayres. Si crede generalmente che questa
razza abbia avuto origine fra gli Indiani al sud del Plata, e che
presso di essi fosse comunissima. Anche oggi, quelli allevati nelle
provincie presso il Plata svelano la loro origine meno incivilita,
essendo pi fieri del bestiame comune, ed abbandonando la femmina il
suo primo piccolo, quando  visitata o disturbata troppo sovente. 
un fatto singolare che una struttura quasi simile alla anormale come
quella della razza niata, caratterizza, secondo quello che mi ha
riferito il dottor Falconer, quel grosso ruminante estinto dell'India
che si chiama il Sivatherium. La razza  purissima, ed un toro ed una
vacca niata producono invariabilmente vitelli niata. Un toro niata con
una vacca comune, o l'incrociamento opposto, producono prole munita
di caratteri intermedii, ma quelli della razza niata sono spiccati:
secondo il signor Muniz, vi sono prove evidenti, contrarie alla
credenza comune degli agricoltori in casi analoghi, che la vacca niata,
quando  incrociata con un toro comune, trasmette le sue particolarit
pi fortemente che non il toro niata quando viene incrociato con una
vacca comune. Quando l'erba  abbastanza alta, il bestiame niata
mangia colla lingua e col palato come le bovine comuni; ma durante le
grandi siccit, quando muoiono tanti animali, quelli della razza niata
soffrono maggiormente, e sarebbero distrutti se non fossero accuditi;
perch il bestiame comune, come i cavalli, pu mantenersi in vita,
brucano colle labbra sui rami degli alberi e nei canneti; i niata non
possono far questo tanto bene perch le loro labbra non si congiungono,
e quindi si  osservato che muoiono prima del bestiame comune. Questo
fatto mi ha colpito come una buona prova della difficolt che abbiamo
a giudicare, dai costumi ordinarii della vita, in quali circostanze,
che si presentano solo a lunghi intervalli, si possa determinare lo
scarseggiare o lo estinguersi di una specie.

Nell'isola di Sant'Elena:

Sulle parti pi alte dell'isola, un numero notevole di una specie
di conchiglia, lungamente creduta marina, si trova incorporata nel
terreno.  riconosciuta essere una Cochlogenas, o conchiglia terragnola
di una forma particolarissima; unita a quella trovai altre sei specie;
ed in un altro punto un'ottava specie.  notevole che non se ne trovi
una vivente. La loro estinzione  stata probabilmente cagionata
dall'intiera distruzione dei boschi, e dalla conseguente perdita di
cibo e di ricovero, che segu durante la prima parte dello scorso
secolo.

Parlando delle isole Galapagos, che gli porsero campo ad osservazioni
zoologiche di grande importanza su certe specie di rettili che vi trov
e descrisse, egli dice:

La storia naturale di queste isole  sommamente curiosa e merita bene
tutta la nostra attenzione. La maggior parte dei prodotti organici
sono creazioni aborigene che non s'incontrano in nessun'altra parte;
vi  anche una differenza fra gli abitanti delle varie isole; tuttavia
mostrano tutti una spiccata affinit con quelli dell'America, sebbene
siano separati da quel continente da un vasto spazio di mare, largo
circa 500 a 600 miglia. L'arcipelago  in s stesso un piccolo mondo, o
meglio un satellite attaccato all'America, dal quale ha tratto alcuni
pochi coloni dispersi, ed ha ricevuto il carattere generale delle sue
produzioni indigene. Considerando la piccola mole di queste isole,
sentiamo maggior meraviglia pel numero dei loro esseri aborigeni, e per
la ristretta cerchia di questi. Vedendo ogni altura coronata dal suo
cratere, ed i limiti della maggior parte delle correnti di lava ancor
distinti, siamo indotti a credere che durante un periodo geologicamente
recente, lo sconfinato oceano coprisse qui ogni cosa. Quindi, tanto
nello spazio, quanto nel tempo, ci pare di esserci in certo modo
avvicinati a quel grande fatto--quel mistero dei misteri--la prima
comparsa di nuovi esseri su questa terra.

Se  per Darwin il mistero dei misteri il comparire di nuovi esseri
sulla terra, egli ci vede assai pi chiaro nello scomparire delle
specie e nel legame fra le specie fossili e le viventi.

L'affinit, sebbene lontana, tra la macrauchenia ed il guanaco, tra
il toxodon ed il capibara,--l'affinit ancor pi stretta fra i tanti
sdentati estinti ed i viventi tardigradi, formichieri ed armadilli,
ora cos grandemente caratteristici della zoologia del sud America--e
l'affinit ancor pi stretta fra le specie fossili e viventi di
Ctenomys ed Hydrochaerus, sono fatti interessantissimi. Questa affinit
 dimostrata meravigliosamente--tanto meravigliosamente quanto quella
fra gli animali marsupiali fossili ed estinti dell'Australia--dalla
grande collezione portata ultimamente in Europa dalle caverne del
Brasile dai signori Lund e Clausen. In questa collezione vi sono specie
estinte di tutti i trentadue generi, eccetto quattro dei quadrupedi
terrestri che abitano ora le provincie in cui si trovano queste
caverne, e le specie estinte sono molto pi numerose che non quelle
viventi oggi; vi sono fossili formichieri, armadilli, tapiri, pecari,
guanachi, opossum, tutti fossili, ed un gran numero di rosicanti del
nord America, di scimmie e di altri animali. Questa meravigliosa
affinit nello stesso continente fra i morti ed i vivi, sparger, senza
dubbio, in seguito maggior luce sull'aspetto degli esseri organici
del nostro globo e la loro scomparsa da esso, che non qualunque altra
classe di fatti.

 impossibile pensare al mutamento seguto nel continente americano
senza provare la pi profonda meraviglia. Anticamente esso deve
aver brulicato di enormi mostri; ora non troviamo che pigmei, se si
comparano colle razze affini antecedenti. Se Buffon avesse conosciuto i
giganteschi animali simili al tardigrado ed all'armadillo, ed i perduti
pachidermi, egli avrebbe potuto dire con maggior verit che la forza
creatrice aveva perso in America il suo potere, piuttostoch dire che
essa non aveva mai avuto grande vigore. La maggior parte, se non tutti,
di questi quadrupedi estinti vivevano in un periodo recente, ed erano
contemporanei della maggior parte delle conchiglie marine viventi. Dal
tempo in cui vivevano non pu essere seguto nessun grande mutamento
nella forma del terreno. Che cosa adunque pu avere distrutto tante
specie o interi generi? La mente dapprima  irresistibilmente indotta
a credere a qualche grande catastrofe, ma per distruggere in tal modo
animali tanto grandi che piccoli, nella Patagonia meridionale, nel
Brasile, nelle Cordigliere del Per, nel nord America sino allo stretto
di Behring, noi dobbiamo scuotere tutta l'ossatura del globo. Inoltre,
l'esame della geologia del Plata e della Patagonia induce a credere che
tutti i profili del terreno risultano da mutamenti lenti e graduati.
Dal carattere dei fossili in Europa, in Asia, nell'Australia e
nell'America settentrionale e meridionale, sembra che le condizioni che
favoriscono la vita dei quadrupedi pi grossi fossero estese per tutto
il mondo; quali fossero queste condizioni nessuno fin'ora ha saputo
trovare. Non pu essere stato neppure un mutamento di temperatura
quello che abbia nello stesso tempo distrutti gli abitanti delle
latitudini tropicali temperate ed artiche nelle due parti del globo.
Sappiamo positivamente dal signor Lyell che nel nord America i grossi
quadrupedi vivevano dopo quel periodo in cui i massi erratici erano
portati in latitudini ove oggi non giungono mai i ghiacci; da varie
cagioni indirette ma concludenti possiamo esser certi che nell'emisfero
meridionale anche la macrauchenia viveva molto dopo il periodo in
cui i ghiacci trasportavano i massi erratici. Potrebbe l'uomo, dopo
la sua prima invasione nell'America del sud, aver distrutto, come 
stato supposto, i pesanti megaterii e gli altri sdentati? Dobbiamo
almeno cercare qualche altra causa per la distruzione del piccolo
tucutuco a Bahia Blanca, e di molti topi fossili ed altri piccoli
quadrupedi del Brasile. Nessuno supporr che una siccit, anche pi
terribile di quelle che sono causa di tante perdite nelle provincie
del Plata, avrebbe potuto distruggere ogni individuo ed ogni specie
dalla Patagonia meridionale allo stretto di Behring. Che cosa diremo
dell'estinzione del cavallo? Queste pianure, che sono state poi
percorse da migliaia e centinaia di migliaia di discendenti della razza
introdotta dagli spagnuoli, hanno forse mancato di pascoli? Le specie
introdotte dopo hanno esse consumato il cibo delle razze antecedenti?
Possiamo noi credere che il capibara abbia preso il cibo del toxodon,
il guanaco quello della macrauchenia, i piccoli sdentati viventi quello
dei numerosi loro giganteschi prototipi? Certo, nessun fatto nella
lunga storia del mondo  tanto notevole quanto le vaste e ripetute
distruzioni dei suoi abitanti.

Nondimeno, se noi consideriamo questo argomento da un altro punto di
vista, ci sembrer meno incerto. Noi non teniamo presente alla mente
la profonda ignoranza in cui siamo delle condizioni di vita di ogni
animale, n ci ricordiamo sempre che un qualche ostacolo impedisce
costantemente il troppo rapido accrescimento di ogni essere organizzato
lasciato allo stato di natura. In media la provvista del cibo rimane
costante; tuttavia la tendenza di ogni animale a crescere colla
propagazione  geometrica; ed i suoi effetti sorprendenti non sono
stati in nessun luogo pi meravigliosamente dimostrati, come nel caso
degli animali europei che si sono rinselvatichiti in America durante
gli ultimi secoli. Ogni animale allo stato di natura si riproduce
regolarmente; tuttavia, in una specie da lungo tempo stabilita ogni
grande accrescimento di numero  evidentemente impossibile e deve
essere arrestato in qualche modo. Tuttavia raramente possiamo dire
con certezza, di una data specie, a qual periodo di vita o a qual
periodo dell'anno segua questo ostacolo, se solo abbia luogo a lunghi
intervalli, o anche quale sia la vera natura di questo ostacolo. Da
ci probabilmente segue che proviamo pochissima sorpresa, vedendo
due specie, strettamente affini nei costumi, essere una rara e
l'altra abbondante nello stesso distretto, ovvero anche, che una si
trovi numerosa in un distretto, ed un'altra, che compie lo stesso
ufficio nell'economia della natura, abbondi in una regione vicina che
differisce pochissimo nelle sue condizioni. Se ci viene domandato come
questo segua, si risponde immediatamente che deriva da qualche lieve
differenza nel clima, nel cibo, o nel numero dei nemici; tuttavia
quanto raramente, se pur mai, possiamo segnare la causa precisa e il
modo di azione dell'ostacolo! Perci siamo indotti a concludere, che
certe cause, quasi sempre al tutto inapprezzabili da noi, determinano
se una data specie sar in numero abbondante o scarsa.

Nei casi in cui noi possiamo segnare l'estinzione prodotta dall'uomo
di una specie, sia entro una vasta od una limitata cerchia, sappiamo
che essa diviene sempre pi rara finch sia perduta; sarebbe difficile
segnare una qualche esatta distinzione fra una specie distrutta
dall'uomo o dall'accrescimento dei suoi naturali nemici. L'evidenza
della scarsit che precede l'estinzione  pi notevole negli strati
terziari successivi, come  stato notato da parecchi insigni
osservatori;  stato sovente veduto che una conchiglia, molto comune in
uno strato terziario, sia ora rarissima, e sia stata per lungo tempo
anche creduta estinta. Se dunque, come appare probabile, le specie
cominciano a divenir rare e poi si estinguono; se il troppo rapido
accrescimento d'ogni specie, anche fra le pi favorite,  certamente
arrestato, come dobbiamo riconoscere, sebbene sia difficile dire come
e quando, e se noi vediamo senza la pi piccola sorpresa, sebbene non
possiamo conoscerne la vera ragione, una specie abbondante ed un'altra
strettamente affine rara nello stesso distretto, perch proveremo noi
tanta meraviglia di ci, che lo scarseggiare faccia ancora un passo e
giunga all'estinzione? Un'azione che procedesse intorno a noi, fosse
anche appena apprezzabile, potrebbe certamente essere spinta un po'
pi avanti senza eccitare la nostra osservazione. Chi proverebbe molta
sorpresa udendo che il megalonyx era anticamente raro a petto di una
delle scimmie viventi? E tuttavia in questa comparativa scarsit noi
abbiamo la pi chiara prova delle condizioni meno favorevoli alla loro
esistenza. Ammettere che le specie divengano generalmente rare prima
di estinguersi; non sentir sorpresa della comparativa scarsit di una
specie rispetto ad un'altra, e tuttavia attribuire a qualche agente
straordinario l'estinzione di una specie e maravigliarsene grandemente,
mi sembra quasi lo stesso come ammettere che la malattia nell'individuo
 il preludio della morte; non sorprendersi della malattia, ma quando
l'ammalato muore meravigliarsi, e credere che sia morto violentemente.

Parlando poi dei viventi lungo i due pendii delle Ande, egli dice:

Rimasi molto colpito dalla notevole differenza che esiste fra la
vegetazione di queste valli orientali e di quelle del versante
chiliano; tuttavia il clima come pure la natura del terreno  quasi la
stessa, e la differenza di longitudine non ha importanza. La stessa
osservazione vale pei quadrupedi ed in un grado minore per gli uccelli
e gli insetti. Posso citare il topo, di cui ne ottenni sedici sulle
spiaggie dell'Atlantico, e cinque su quelle del Pacifico, e nessuna
di esse era identica. Dobbiamo eccettuare tutte quelle specie che
consuetamente o per caso frequentano le alte montagne, e certi uccelli
che si estendono al sud fino allo stretto di Magellano. Questo fatto
concorda perfettamente colla storia geologica delle Ande; perch quei
monti hanno esistito come una grande barriera, dacch le presenti
razze di animali sono comparse, e perci, a meno di supporre che le
stesse specie siano state create in luoghi differenti, non dobbiamo
aspettarci nessuna pi intima somiglianza tra gli esseri organici dei
versanti opposti delle Ande, che non fra quelli delle sponde opposte
dell'oceano. Nei due casi, dobbiamo lasciare in disparte quelle specie
che hanno potuto varcare la barriera, sia di roccia solida come di
acqua salsa.

A queste parole egli soggiunge in nota: Questo  semplicemente un
esempio delle leggi meravigliose, dimostrate per la prima volta dal
signor Lyell, sulla distribuzione geografica degli animali, sottomessa
all'azione dei mutamenti geologici. Naturalmente, tutta la teoria 
fondata sulla credenza dell'immutabilit delle specie, altrimenti la
differenza nelle specie di due regioni potrebbe essere considerata come
seguita durante un lunghissimo tratto di tempo.

       *       *       *       *       *

Leggasi finalmente quanto segue:

Il tucutuco (_Ctenomys brasiliensis_)  un curioso animaletto, che
si pu descrivere in poche parole, dicendo che  come un rosicante
coi costumi di una talpa.  numerosissimo in alcune parti del paese,
ma  difficile da ottenere, e non viene mai, credo, alla superficie
del terreno. Ammucchia all'imboccatura della sua tana monticelli di
terra come quelli della talpa, ma pi piccoli. Grandi tratti di paesi
sono scavati per modo da questi animali, che i cavalli nel passare
si affondano fin sopra al pasturale. Il tucutuco appare, fino ad un
certo grado, di costumi gregari; l'uomo che me ne procur alcuni
esemplari ne aveva presi sei insieme, e diceva che questo era il
caso consueto. Fanno vita notturna; ed il loro cibo principale  la
radice delle piante, che sono lo scopo dei loro scavi tanto estesi e
superficiali. Si scuopre generalmente questo animale per un rumore
speciale che fa quando  sotto terra. Colui che lo sente per la prima
volta rimane molto sorpreso, perch non pu facilmente spiegarsi donde
venga, n pu comprendere quale sorta di creatura lo possa produrre.
Il rumore consiste in un grugnito breve, ma non nasale n aspro;
e questo grugnito  ripetuto monotonamente circa quattro volte in
fretta; il nome di tucutuco gli  stato dato per imitazione di questo
suono. Dove questo animale abbonda si pu sentire in tutte le ore del
giorno, e alle volte precisamente sotto i propri piedi. Quando si
tiene in una stanza, il tucutuco si muove lentamente e goffamente,
ci che sembra doversi attribuire al movimento che fanno all'infuori
le zampe posteriori, le quali non possono affatto, per la mancanza di
un certo legamento nel cavo articolare della coscia, fare il bench
minimo salto. Allorch tentano fuggire sono stupidissimi; quando sono
in collera o spaventati mandano il loro grido di tucu-tuco. Di quelli
che tenni vivi, parecchi, anche dal primo giorno, divennero al tutto
fiduciosi, non tentando di mordere n di fuggire, altri erano un po'
pi selvatici.

L'uomo che li aveva presi mi disse che se ne trovavano moltissimi
ciechi. Un esemplare ch'io osservai nell'alcool era in questo stato; il
signor Reid considerava ci come un effetto dell'infiammazione della
membrana nittitante. Quando l'animale era vivo, gli accostai il dito
fino a due centimetri dal capo, e non se ne accorse affatto; tuttavia,
sapeva come gli altri girare per la stanza. Considerando i costumi al
tutto sotterranei del tucutuco, la cecit, sebbene tanto comune, non
pu essere un male molto serio; tuttavia appare strano che un animale
qualunque abbia un organo il quale tanto sovente corre rischio di
venire ammalato. Lamarck sarebbe stato contentissimo di questo fatto,
se lo avesse conosciuto, quando meditava (probabilmente con maggior
verit di quello che non fosse solito) sulla cecit gradatamente
acquistata dello spalace, rosicante che vive sotterra, e del proteo
anguino, rettile che vive entro buie caverne piene d'acqua; entrambi
questi animali hanno l'occhio in uno stato quasi rudimentale, e coperto
da una membrana tendinosa e dalla pelle. Nella talpa comune l'occhio
 sommamente piccolo, ma perfetto, sebbene molti anatomici non siano
ben certi che abbia relazione col vero nervo ottico; la sua vista deve
essere certo imperfetta, sebbene probabilmente sia utile all'animale
quando esce dalla sua tana. Nel tucutuco, che io non credo venga
mai alla superficie del suolo, l'occhio  piuttosto pi grande, ma
spesso diviene cieco ed inutile, sebbene ci non rechi, a quanto pare,
grande disturbo all'animale; senza dubbio Lamarck avrebbe detto che il
tucutuco sta ora operando il suo passaggio allo stato dello spalace e
del proteo anguino.




                                  IX


I viventi, animali e piante, che vediamo oggi intorno a noi tanto
numerosi, pei mari, sulla terra, nell'aria, dappertutto, sono essi
proprio somiglianti ai loro antenati pi remoti? Le forme dei viventi
non hanno mutato col volgere dei secoli? Sono essi, i viventi, oggi
tali e quali furono i loro primi progenitori?

Ecco un quesito che generalmente l'uomo non si  guari fatto,
risolvendo preventivamente la quistione in modo affermativo.

L'uomo, in generale, ha creduto e crede che le forme dei viventi non
abbiano mutato e che quelle che vediamo oggi non differiscano da quelle
che le precedettero di generazione in generazione e non siano per
differire quelle che di generazione in generazione terranno loro dietro.

Il pino sul monte, il delfino nel mare, il leone nella foresta, il
lombrico nel terreno, non incominciarono altrimenti che coll'essere
un pino, un delfino, un leone, un lombrico, con quelle forme appunto e
quei caratteri e quel modo di vita in cui vi si mostrano oggi.

Una prima coppia di progenitori ha potuto dare origine a quel numero
sterminato di individui che si sono poi andati e si andranno ancora
moltiplicando, o anche un individuo solo, perch non sempre 
necessario il concorso di due individui alla riproduzione. Ma quei
primi riproduttori avevano appunto le forme, i caratteri, il modo di
vita di tutta la loro discendenza.

A questa discendenza da una coppia di progenitori, o anche da un solo
progenitore in quei casi in cui va cos la cosa, fu dato il nome di
_specie_. Partendo dal concetto della piena somiglianza dei primi
progenitori con tutta la loro discendenza si disse essere la specie
_immutabile_, o _fissa_, mentre il concetto opposto ammetterebbe la
variabilit di essa.

Nel sentimento del volgo la immutabilit della specie  un fatto fermo.
Tale fu anche per la maggioranza dei dotti, ma non per tutti.

Molto erroneamente si suol dire oggi che Carlo Darwin sia stato il
primo a mettere in campo il principio della variabilit della specie.
La cosa va ben altrimenti ed egli fu in ci tutt'altro che il primo.

Quegli studiosi che trattano oggi questo argomento con qualche cura,
dimostrano che Carlo Darwin ebbe in ci molti predecessori.

 cosa degnissima di nota che fu predecessore di Carlo Darwin nel
sostenere la variabilit della specie il suo nonno paterno, Erasmo
Darwin, che nei suoi libri si dava modestamente il titolo di _medico di
Derby_, e che in sul finire dello scorso secolo men molto rumore coi
suoi scritti in Inghilterra e anche fuori.

Ebbe veramente Erasmo Darwin un ingegno sommamente colto e originale.
Fu medico valente, studiosissimo dell'anatomia e della fisiologia,
filosofo investigatore, naturalista profondo e nella botanica
segnatamente eruditissimo, e poeta, certo fornito di una propria e
rimarchevole individualit.

Anche oggi in Inghilterra  popolare il suo poemetto che egli intitol
_Giardino botanico_, il quale, mutandogli il titolo in quello di
_Amori delle piante_, tradusse in sciolti italiani il medico Giovanni
Gherardini di Milano.

Il poema  in quattro canti; fra il primo e il secondo canto, il
secondo e il terzo, e il terzo e il quarto v'ha sempre un intermezzo
che l'autore intitola: _Dialogo fra il poeta e il suo libraio_ e in cui
espone certi suoi concetti d'arte poetica con molta arguzia e con molta
evidenza.

Erasmo Darwin volle fare al tempo suo col verso per le piante ci
che il Grandville volle fare al tempo nostro colla matita. Entrambi
riuscirono quanto era possibile in tal sorta di cimento. Ma nello
stesso modo in cui non sempre nei disegni del Grandville riesce
sodisfacente la espressione dei suoi fiori animati, cos nel poema del
Darwin vi lascian talora freddi quei pastorelli in vario numero, che
son poi gli stami, e quelle ninfe che sono i pistilli. Ma splendono
di viva luce certi tratti del poema, sono brevi, efficaci, di calde
tinte certe descrizioni e sono poi rimarchevolissime le note che tengon
dietro a ogni canto, nelle quali veramente brilla il grande ingegno e
l'animo nobile e buono dell'autore.

Erasmo Darwin ha pur esso in certo grado quella bella qualit che ha in
grado altissimo il suo sommo nipote, di farsi amare nei suoi scritti.

Nelle note ai quattro canti del suo poema Erasmo Darwin appare,
siccome ho gi detto, botanico eruditissimo, medico valente, filosofo
osservatore, uomo di cuore. Sono nobilissime alcune sue parole intorno
all'abuso degli alcoolici in Inghilterra. Certi tocchi intorno ai
caratteri delle piante, alla loro vita, al legame loro cogli animali,
alla eredit e allo ibridismo colpiscono per lo stretto rapporto che
hanno col concetto delle variabilit delle specie.

Ma questo concetto egli lo doveva esprimere poi pi chiaramente nella
zoonomia, che veramente  un'opera meritevole della maggiore attenzione.

La zoonomia di Erasmo Darwin venne pubblicata in Inghilterra nel 1794
e poco dopo tradotta in tedesco dal Brandis. Fu anche tradotta in
italiano, e ne fu traduttore un medico che ebbe gran fama ai suoi tempi
ed ebbe pure nobile cuore di patriota, Giovanni Rasori. Il Rasori dava
tanta importanza alla zoonomia di Erasmo Darwin che volle che fosse
conosciuta nella nostra lingua prima di pubblicare la sua teoria del
controstimolo e, non facendo altri la traduzione, si accinse a farla e
la comp egli stesso. La prefazione che egli mise in capo a questa sua
traduzione ha la data del 3 gennaio 1803. Il primo volume fu pubblicato
in Milano, dai signori Pirotta e Maspero, stampatori librai in Santa
Margherita, in quell'anno 1803, l'ultimo nel 1805.

Erasmo Darwin aveva compiuto gi da oltre vent'anni la maggior
parte del suo lavoro quando si accinse a pubblicarlo. Questo lavoro
 diviso in tre parti; la prima e pi lunga contiene una serie di
considerazioni tanto svariate quanto importanti intorno ai viventi; la
seconda si riferisce alle malattie, alla loro enumerazione, alla loro
classificazione, alla loro cura; la terza parla dei medicamenti e della
loro azione.

Naturalmente, la prima parte soltanto  quella di cui qui mi devo
occupare.

Un capitolo notevolissimo tratta della vita delle piante, della
affinit tra le piante e gli animali, stimando che le piante si devono
tenere in conto come di animali inferiori; dimostrasi come un albero
dicotiledone si deve tenere in conto di un complesso di individui
piuttostoch di un individuo solo, e come ci si deva dire di molti
animali marini, che in quel tempo venivan giudicati individui e sono
invece realmente un complesso d'individui collegati. Tratta a lungo dei
movimenti delle piante, della loro irritabilit, le crede suscettive
di sensazioni, e si ferma su certi fenomeni speciali e fra gli altri su
quelli presentati dalla _Drosera_. Questo capitolo  intitolato della
_Animazione vegetabile_. Che cosa poi egli intenda per animazione,
l'autore dice pi tardi in un altro capitolo dove tratta della
produzione delle idee:

Colla denominazione di spirito di animazione o potenza sensoria, io
intendo soltanto quella vita animale che l'uomo possiede in comune coi
bruti, ed alcun poco persino coi vegetabili; e abbandono la porzione
immortale di lui, oggetto di religione, all'indagine di quelli che
trattano della rivelazione.

Un capitolo importantissimo della zoonomia di Erasmo Darwin 
consacrato all'istinto; in questo capitolo splende la vastissima
erudizione di quel grande naturalista, come lo acume della sua
osservazione e la finezza del suo criterio. Egli dice sostanzialmente
che nello istinto non v'ha nulla di cieco e di fatalmente necessario,
ma che gli atti che si chiamano istintivi si modificano e si mutano
a norma delle circostanze. Passa in rassegna gli atti della vita
di tutti gli animali, ma si ferma principalmente su quelli degli
animali superiori e parla a lungo delle migrazioni degli uccelli e
del loro nidificare, e di certe circostanze speciali in cui tanto le
migrazioni quanto le costruzioni dei nidi si sono modificate e si vanno
modificando; parla degli animali domestici e di parecchi atti della
vita tanto degli animali domestici quanto dei selvatici, che rivelano
un ammaestramento attuale ed ereditario. Questo capitolo finisce cos:

Le idee e le azioni dei bruti, simili in ci a quelle dei fanciulli,
sono quasi sempre il prodotto dei loro piaceri e dolori presenti, e....
raro  che gli animali si occupino dei mezzi onde procurarsi felicit
futura o sfuggire futura infelicit, laddove l'acquisto della lingua,
l'esercizio delle arti, e ogni modo di industriarsi per guadagnar
danaro, nel che consistono finalmente tutti i mezzi onde procurarsi dei
piaceri, e cos pure l'indirizzar preci a qualche divinit, come altro
mezzo con cui parimente procurarsi alcuna felicit, formano il tratto
proprio e caratteristico della umana natura.

Rispetto all'argomento di cui parliamo qui, la variabilit della
specie, la discendenza degli animali gli uni dagli altri, il loro
adattamento alle condizioni esterne, il capitolo pi importante della
zoonomia di Erasmo Darwin  quello in cui tratta della generazione, nel
quale espone a lungo gli argomenti in favore di questi concetti, ripete
e sviluppa quello che ha esposto altrove e accenna a una certa insita
virt dell'organismo, produttrice di mutamenti pi o meno profondi.

Tanto nella zoonomia quanto nelle note del _Giardino botanico_, Erasmo
Darwin si ferma a considerare i colori degli animali in rapporto alle
condizioni della loro vita.

I colori degli insetti e di molti piccoli animali contribuiscono a
nasconderli alla vista di altri animali che li depredano. I bruchi che
vivono nelle foglie, sono generalmente verdi; e i vermi terrestri sono
del color della terra in cui abitano; le farfalle sono dipinte alla
foggia dei fiori che frequentano; gli uccelletti che svolazzano fra
le siepi, hanno il dorso verdiccio come le frondi, e il ventre d'un
color chiaro come quello del cielo, loch li rende meno visibili al
falcone che passa sopra e sotto di loro. Quelli uccelletti che amano
di stare in mezzo ai fiori, come il cardellino, sono forniti di colori
vivaci. L'allodola, la pernice, la lepre hanno il colore delle stoppie
e della terra ove dimorano. Le rane cangiano il loro colore secondo
il fango dei rigagnoli dove s'abbicano; e quelle che vivono sopra li
alberi sono verdi. I pesci che aggiransi generalmente a fior d'acqua e
le rondini che generalmente volteggiano nell'aria, per lo pi hanno il
dorso del color della terra e la pancia del color del cielo. Ne' climi
pi freddi, molti di questi animali diventano bianchi durante i mesi
nevosi.

In altra parte in cui Erasmo Darwin ritorna su questo argomento dei
colori degli animali e considera anche la cosa negli animali domestici,
il fatto lo colpisce, ne apprezza tutta la utilit, ma non ne sa
rinvenire la causa efficiente.

Dei quali colori facilmente si comprende la causa finale, in quanto
che servono all'animale per qualche uso; ma la causa efficiente sembra
quasi al di l d'ogni conghiettura.

La presenza di mammelle nei maschi fa dire a Erasmo Darwin: Forse ci
si deve a qualche cambiamento a cui hanno soggiaciuto questi animali
nel progresso graduale della formazione della terra e di tutti gli
esseri che l'abitano.

Degnissimi di attenzione sembrano all'autore i cambiamenti in cui
sono venuti gli animali domestici e li espone lungamente. Quanto
ai cambiamenti avvenuti negli animali in natura, giova riferire
testualmente quanto segue:

Un gran bisogno d'una parte del mondo animale ha dovuto consistere nel
desiderio dell'esclusivo possesso delle femmine; e a tal effetto, per
combattere cio l'uno contro dell'altro, siffatti animali acquistarono
armi, come per esempio la cute densissima, aculeiforme, cornea della
spalla dell'orso,  soltanto una difesa contro gli animali della
propria specie di lui, che menano colpi obliquamente all'ins; e
certi denti di lui non hanno neppur essi altro uso, tranne quello di
servirgli di difesa, perch egli non  naturalmente animale carnivoro.
Cos le corna del cervo sono acute per offendere l'avversario, ma sono
ramose appunto per parare e ricevere i rami delle corna di cervio
simile a lui, e sono perci state formate all'uopo di combattere contro
altri cervi per l'esclusivo possesso della femmina; e queste poi, come
soleano le dame dell'antica cavalleria, stanno attendendo per darsi
premio al vincitore.

Gli uccelli che non portano alimento alla loro prole, e che per
conseguenza non si maritano, sono armati di speroni onde combattere per
l'esclusivo possesso della femmina, come sono i galli e le quaglie.
Certo  che queste armi non sono date loro per difendersi da altri
avversarii, giacch le femmine della medesima specie ne son prive....

E qui io mi fermo prima di proseguire nella citazione e prego il mio
lettore di badare alle parole che seguono, le quali sono nel volume
terzo della traduzione italiana della edizione soprammenzionata, a
pagina 229, linea 8.

Sembra poi che la causa finale di questa guerra tra maschi sia quella
che la specie venga propagata dagli animali pi forti e pi attivi, e
vada perci perfezionandosi.

Non  d'uopo che io dica al mio lettore perch l'ho fermato qui e l'ho
invitato a badar bene alle parole citate. Proseguo nella citazione.

Un altro gran bisogno consiste nei mezzi di procurarsi alimenti, e
questo bisogno ha diversificate le forme di tutte le specie degli
animali. Per esso il naso del porco s'indur onde poter volgere
sossopra il terreno in cerca d'insetti e di radici. La tromba
dell'elefante  un allungamento del naso ad oggetto di poter tirar
gi i rami degli alberi di cui si ciba, ed assorbir l'acqua che beve,
senza aver d'uopo di piegar le ginocchia. Gli animali da preda hanno
acquistato forti artigli e valenti mascelle. I bovi e le pecore, una
lingua ed un palato aspri per cacciar gi gli steli delle erbe. Alcuni
uccelli, come il pappagallo, becchi pi duri per poter romper le noci.
Altri, come i passeri, becchi adattati a rompere i semi duri. Altri,
come gli uccelli di becco gentile, li hanno adattati a pi molli semi
di fiori, o a gemme d'alberi. Alcuni hanno acquistato becchi lunghi,
capaci di penetrare nel terreno inumidito in traccia d'insetti e di
radici, come sono le beccacce; ed alcuni altri li hanno larghi per
filtrare le acque dei laghi, e ritenersi gli insetti acquatici di cui
si nutrono. Tutte le quali parti sembrano essere state gradatamente
prodotte pel lungo tratto di molte e molte generazioni dai perpetui
sforzi degli animali stessi per provvedere al bisogno d'alimento, e
tramandate alla rispettiva progenie con quel costante perfezionamento
che andarono acquistando nel servire a quelli usi determinati.

Il terzo gran bisogno degli animali  quello della sicurezza; e
questo pure sembra aver molto contribuito a diversificare le forme ed
il colore dei loro corpi, ed  quello che produce i mezzi di evitare
la persecuzione degli animali pi forti. Quindi alcuni animali, come
gli augelli pi piccoli, acquistarono ale invece di gambe, onde poter
viemeglio fuggire, altri si formarono gran lunghezza di pinne o di
membrane, come il pesce volante ed il pipistrello, altri gran velocit
di gambe, come la lepre; ed altri dure scorze ed armate, come la
tartaruga e l'_echinus marinus_.

Gli artifizi all'uopo di mettersi in sicuro, si estendono sino
ai vegetabili, come vediamo nei vari e meravigliosi mezzi con cui
nascondono e difendono il miele dagli insetti, ed i semi dagli uccelli.
D'altra parte il falcone e la rondine hanno acquistato gran velocit
di volo per tener dietro alla loro preda; e l'ape, la farfalla e
l'uccello ronzante hanno acquistata una proboscide ammirabilmente
costruita ad effetto di saccheggiare i nettari dei fiori....

Cito questi brani che si riferiscono agli animali pi elevati, ma
avverto che mutamenti di tal fatta, avvenuti nelle serie lunghissime
di tempi, dappoich la terra incominci ad esistere, forse milioni di
secoli prima del principio della storia del genere umano, l'autore
considera partitamente anche negli animali inferiori, come pure nelle
piante.

Il concetto del succedersi e perfezionarsi delle generazioni dei
viventi  fondamentale per Erasmo Darwin, e ad ogni passo in un modo o
nell'altro lo esprime. Mi contenter di fare ancora una sola citazione.

Siccome le parti abitabili della terra crebbero e tuttora continuano
a crescere per mezzo della produzione dei gusci delle ostriche e delle
coralline e per mezzo dei secrementi d'altri animali e vegetabili, cos
fin dalla prima esistenza di questo globo terracqueo gli animali che lo
abitano andarono sempre perfezionandosi e sono tuttavia in uno stato di
perfezionamento progressivo. (Vol. 3, pag. 269).

Io mi sono limitato qui, siccome non poteva fare altrimenti, a poche
citazioni, tratte da taluno di quei punti nei quali l'autore parla
della variabilit e delle origini dei viventi. Anche in questo solo
campo avrei potuto dilungarmi assai maggiormente, e pi ancora, sempre
solo rispetto a zoologia, nel capitolo dell'istinto. Ma questa parte
dell'opera di Darwin agli occhi di lui non era che accessoria, volgendo
egli tutta la sua attenzione allo studio delle funzioni, e ci ancora
non come fine, ma come mezzo. Il fine per Erasmo Darwin, siccome ho gi
detto,  lo studio delle malattie e del modo di curarle. La zoonomia
di Erasmo Darwin  uno di quei libri originali che meritano sempre di
essere studiati, anche quando il progredir della scienza  venuto a
mutare molti dei concetti e delle credenze del tempo. Un medico che
facesse questo studio non perderebbe neppur oggi il suo tempo, come non
perderebbe il suo tempo un naturalista che estraesse dalla zoonomia e
pubblicasse oggi, lasciando fuori il rimanente, tutto ci che in questo
rimarchevolissimo libro si riferisce alla storia naturale.

       *       *       *       *       *

Mentre Erasmo Darwin sosteneva per tal modo in Inghilterra il principio
della variabilit della specie in sul finire del secolo passato, in
Germania pure in quello stesso tempo il medesimo argomento occupava
alcuni nobilissimi ingegni.

Fra questi vuol essere menzionato primo Volfango Goethe, il quale,
siccome oggi si incomincia a sapere generalmente, alla sua immortale
corona di poeta aggiunse pure il pregio di un culto felice e potente
delle scienze naturali.

Fin dal 1790 il Goethe espose i suoi concetti intorno alla _Metamorfosi
delle piante_, e sostanzialmente egli cerc di dimostrare che nel
regno vegetale vi ha un organo fondamentale unico, la foglia, che,
sviluppandosi e trasformandosi in svariatissimi modi, d origine a
tutte le forme dei vegetali. Ci si comprende chiaramente, diceva il
Goethe, considerando un tipo semplice, una forma semplice primitiva,
e tenendo dietro alla sua trasformazione in quel modo nel quale si
fanno nella musica le variazioni sopra un tema. Cos il Goethe fece
considerare siccome foglie trasformate le varie parti del fiore, di cui
alcune poi sono destinate alla loro volta a trasformarsi in frutto.

Sebbene non si possa dire che questi concetti del Goethe intorno
alle metamorfosi delle piante siano stati subito accolti senza
contestazione, sebbene anzi si debba dire che incontrarono qua e l una
viva opposizione, convien riconoscere tuttavia che furono subito presi
in considerazione, furono discussi, e in complesso incontrarono favore.

La stessa cosa  da dirsi della teoria del Goethe, secondo la quale le
ossa del cranio si vogliono considerare siccome vertebre modificate.

Gli antichi anatomici, i quali unicamente si davan pensiero
dell'anatomia dell'uomo e non cercavano di comparare la struttura
di questo con quella degli animali, consideravano il cervello come
la parte sostanziale, e il midollo spinale come una sorta di coda,
un'appendice di questo. Corrispondentemente a ci la scatola craniana,
destinata ad accogliere il cervello, era per essi una parte sostanziale
in cui non cercavano legame colle vertebre.

Oggi si sa che il cervello non  che un'appendice del midollo spinale
e il cranio un'appendice della colonna vertebrale. Ci si scorge
esaminando lo sviluppo dell'uomo, come di tutti i mammiferi, nei
primordii della loro esistenza; ci si scorge considerando la forma
pi semplice fra i vertebrati, dove si trova un midollo spinale senza
cervello.

Io non posso parlare di ci senza pensare a Dante che dice
chiarissimamente che il midollo spinale  la parte sostanziale, il
principio dei centri nervosi. Bertran del Bornio  condannato al
supplizio inimmaginabile di portare in mano, a guisa di lanterna, la
sua testa pei capegli e dice di s:

  Partito porto il mio cerebro, lasso,
  Dal suo principio che  in questo troncone.

Passeggiando a Venezia sul lido, il Goethe vide a terra un cranio
spezzato di montone e n'ebbe la prima idea della teoria delle vertebre
craniane, la quale fu dapprima contrastata, poi accolta generalmente e
variamente modificata, e in questi ultimi tempi sapientemente studiata
e formulata dal Gegenbaur.

Il Goethe ebbe pure il merito di scoprire la presenza degli ossi
intermascellari nell'uomo, ci che egli fece in rapporto col suo
concetto di uno strettissimo legame anatomico fra l'uomo e gli animali,
e sovrattutto i mammiferi che gli sono pi affini, e segnatamente le
scimmie superiori e antropomorfe.

I mammiferi hanno alla mascella superiore due ossi, che stanno framezzo
ai due ossi mascellari, e perci si chiamano ossi intermascellari; si
chiamano anche ossi incisivi, perch reggono i denti incisivi superiori.

Gli studiosi della anatomia umana, al tempo del Goethe, dicevano che
questi due ossi, i quali si trovano in tutti i mammiferi, anche nei
mammiferi pi elevati, anche nelle scimmie antropomorfe, mancano
nell'uomo. Si compiacevano di questa mancanza, siccome quella che
segnava un carattere differenziale fra l'uomo e la scimmia.

La marea cominciava allora a crescere. Intendo dire che pigliava sempre
pi campo il concetto di intimi rapporti anatomici e fisiologici, di
uno strettissimo legame, fra l'uomo e gli animali, di una semplice
differenza di grado. L'uomo si difendeva e gli anatomici menavan vanto
di questa differenza (gi eran ridotti a questo vanto meschino) del non
aver l'uomo le ossa intermascellari che hanno le scimmie. Il Goethe
non era persuaso; venne nel pensiero che gli ossi intermascellari ci
dovessero essere anche nell'uomo, li cerc e li trov. Collo studio di
molti crani umani riusc a riconoscere che talora questi ossi rimangono
distinti permanentemente, sebbene per lo pi si saldino presto cogli
ossi mascellari accosto, ci che  la ragione per cui non erano stati
prima riconosciuti. Riconobbe poi che si trovano sempre evidentissimi
nell'uomo nei primordii del suo sviluppo. Oggi  riconosciuto che si
saldano pure sovente e scompaiono come nell'uomo in certe scimmie
antropomorfe adulte.

Tanto pi  meritevole il Goethe per questa sua scoperta, che egli la
fece perch volle farla; cio pens che la cosa doveva essere cos, e a
furia di investigazioni riusc a provare che aveva pensato giusto.

Durante tutta la sua vita, e fino all'ultimo della sua vita, il Goethe
ebbe nella mente questo suo argomento del legame fra i viventi e del
passaggio delle forme dalle une alle altre. Ernesto Haeckel, nella sua
_Morfologia generale_, mette in capo a ciascun capitolo qualche brano
del Goethe relativo a questo argomento e ne riporta nella sua _Storia
della creazione naturale_ e nella _Antropogenia_. Eccone qualche saggio:

Tutte le parti si modellano secondo leggi eterne, e ogni forma, per
quanto straordinaria, racchiude in s il tipo primitivo. La struttura
dell'animale determina le sue abitudini, e a sua volta il suo modo di
vivere reagisce poderosamente su tutte le forme. Perci si rivela la
regolarit del progresso, che tende al mutamento sotto la pressione
dello ambiente esterno.

..................

In fondo a tutti gli organismi v'ha una comunanza originaria; allo
incontro la differenza delle forme proviene dai rapporti necessari
col mondo esterno; dunque bisogna ammettere una diversit originaria
simultanea e una metamorfosi incessantemente progressiva, se si
vogliono comprendere i fenomeni costanti e i fenomeni mutevoli.

..................

L'idea della metamorfosi  comparabile alla _vis centrifuga_ e si
perderebbe nell'infinito delle variet, se non trovasse un contrappeso,
vale a dire la potenza di specificazione, quella tenace forza
d'inerzia, che, una volta realizzata, costituisce una _vis centripeta_
che nella sua intima essenza si sottrae a ogni azione esterna.

Nota giustissimamente lo Haeckel che col vocabolo _metamorfosi_ il
Goethe non intende gi di parlare soltanto dei mutamenti che il vivente
sopporta nel corso del suo sviluppo individuale, ma bens della grande
trasformazione delle forme organiche. Di ci fanno fede le seguenti
parole:

Splende il trionfo della metamorfosi fisiologica l dove si vede il
complesso suddividersi in famiglie, le famiglie suddividersi in generi,
i generi in specie, e queste in variet che fanno capo all'individuo,
ma non v'ha soltanto suddivisione, v'ha anche trasformazione. Questo
procedimento della natura non ha altro limite che l'infinito. Per la
natura non vi ha riposo, non vi ha fermata; ma d'altra parte, essa non
saprebbe mantenere e conservare tutto ci che produce. A partire dal
seme le piante sopportano uno sviluppo sempre pi divergente, il quale
cambia sempre pi i mutui rapporti delle loro parti.

Fin dal 1796, parlando degli animali vertebrati, il Goethe diceva:

Siamo giunti a poter affermare senza tema, che tutte le forme pi
perfette della natura organica, per esempio i pesci, gli anfibi, gli
uccelli, i mammiferi e, in prima fila fra questi ultimi, l'uomo,
sono stati modellati tutti secondo un tipo primitivo di cui le parti
che sono le pi fisse in apparenza non variano che entro a limiti
ristretti, e che, ogni giorno ancora, queste forme si sviluppano e si
metamorfosano riproducendosi.

Undici anni dopo egli esprime anche pi chiaramente questo concetto
fondamentale:

Quando si esaminino le piante e gli animali che stanno al basso della
scala degli esseri, appena si possono distinguere gli uni dagli altri.
Per la qual cosa possiamo dire che gli esseri, dapprima confusi in
uno stato di parentela in cui appena si differenziano gli uni dagli
altri, a poco a poco sono diventati piante e animali, perfezionandosi
in due direzioni opposte, per far capo, le une all'albero durevole ed
immobile, le altre all'uomo, che rappresenta il grado pi elevato di
mobilit e di libert.

Ho detto sopra che il Goethe si diede pensiero tutta quanta la sua
vita del grande argomento delle origini, delle affinit e delle
trasformazioni dei viventi. Ne  prova ci che segue che io prendo
dallo Haeckel, come le precedenti e anche le seguenti citazioni.

Correva l'anno 1830. A Parigi, in quell'Accademia delle scienze,
Stefano Geoffroy Saint Hilaire sosteneva che gli animali sono foggiati
secondo un unico stampo (unit di composizione) che le specie mutano
col volger del tempo, che le varie forme attuali ebbero una origine
comune. Giorgio Cuvier negava l'unit di composizione e sosteneva
l'immutabilit delle specie, condizione, a parer suo, fondamentale per
una storia naturale scientifica.

Quest'ultima asserzione, fra parentesi, io l'ho sentita da un botanico
moderno, valente nella determinazione delle specie, il quale gridava
che il concetto della variabilit della specie  la rovina della
scienza; e ho sentito un suo interlocutore rispondergli con queste
parole di Giorgio Byron:

--Quanto sarebbe bello se l'uomo potesse proprio scorgere addentro la
verit delle cose, ma quanta buona filosofia andrebbe perduta!

Il Cuvier era eloquentissimo e si appoggiava a fatti attuali evidenti,
mentre Stefano Geoffroy Saint Hilaire, relativamente meno felice nello
esprimere i proprii pensieri, non poteva dimostrare palpabilmente
quanto veniva dicendo.

La grande maggioranza si schier col Cuvier; non cos il Goethe.

Ma in quello stesso anno si faceva la rivoluzione di Parigi che
inaugurava il regno di Luigi Filippo.

Un amico del Goethe, il Soret, il giorno di domenica 2 agosto 1830,
and a trovare nel pomeriggio il sommo poeta che aveva ottantun anno.

Appunto allora i giornali davano la notizia dello scoppio della
rivoluzione.

Appena il Goethe ebbe veduto il suo amico, esclam:

--Ebbene? Che cosa pensate voi del grande avvenimento? Il vulcano  in
eruzione; tutto  in fiamme; non si tratta pi di un dibattimento a
porte chiuse.

--S,--rispose il Soret--l'avvenimento  grave. Ma da quello che si sa
dello andamento delle cose, e con un ministero di tal fatta, c' da
aspettarsi che tutto finisca colla espulsione della famiglia reale.

--Ma noi non c'intendiamo, ottimo amico mio,--rispose il poeta.--Io non
vi parlo di quella gente. Per me si tratta di ben altro. Io vi parlo
dello scoppio seguto all'Accademia, della discussione tanto importante
per la scienza, avvenuta fra il Cuvier e il Geoffroy Saint Hilaire.

Pel vecchio poeta una rivoluzione colla quale si mandava via un re per
metterne un altro, era un fatto di pochissima importanza rispetto a una
discussione in cui pubblicamente si proclamava un principio destinato a
portare un profondo cambiamento nella scienza.

--La cosa,--prosegu il Goethe,-- sommamente importante e non vi
potete figurare ci che io provai nel leggere il resoconto della
seduta del 19 luglio. Ora abbiamo nel Geoffroy Saint Hilaire un
potente alleato che non ci abbandoner. Vedo quanto si danno pensiero
della quistione i dotti francesi; perch, a malgrado della terribile
animazione politica, la sala della seduta dell'Accademia era zeppa il
giorno 19 luglio. Ma la cosa pi importante di tutto  che il metodo
sintetico inaugurato in Francia dal Geoffroy non pu pi scomparire.
Pel fatto di una libera discussione all'Accademia, in presenza di un
uditorio numeroso, l'affare  slanciato nel dominio del pubblico; non
 pi cosa possibile il liberarsene con una esclusione segreta; non si
potr pi sbrigare o soffocare a porte chiuse.

Passati due anni, nel 1832, in et di ottantatr anni, il Goethe
compiva un suo lavoro intorno allo stesso argomento e moriva pochi
giorni dopo.

       *       *       *       *       *

Nello stesso modo in cui la vista di un cranio spezzato di montone,
veduto dal Goethe a Venezia, fece nascere nella sua mente il concetto
delle vertebre craniane, cos qualche anno dopo un cranio di cerva
biancheggiante lungo la via del Broken fece esclamare a Lorenzo Oken,
quasi come colpito da una rivelazione:

-- un pezzo di colonna vertebrale.

Gli scienziati per molti anni lasciarono in disparte il Goethe
e, nell'esporre la storia della teoria delle vertebre craniane,
incominciavano addirittura dall'Oken.

Ma Lorenzo Oken ebbe meriti ben pi grandi come antesignano di quelle
idee che dominano ora nel campo della scienza; soltanto egli non pu
dare nessun fondamento dimostrativo alle sue idee giuste e grandiose,
le quali, del resto, vanno confuse con molte altre insostenibili e
false. Il signor Ernesto Haeckel ha fatto un lavoro accurato di
cernita negli scritti dell'Oken tirandone fuori granellini d'oro dalle
arene. In sostanza l'Oken pone siccome punto di partenza di tutti
i fenomeni vitali, di tutti gli organismi, un sottostrato chimico
comune, una sorta di sostanza vitale, generale e semplice, che egli
chiama sostanza colloide primitiva, nella quale  facile ravvisare il
protoplasma dei moderni. In questa sostanza, che egli dichiara prodotta
dapprima spontaneamente dal mare, vede una forma primitiva vescicolare,
che  la cellula dei giorni nostri. Finalmente, egli ha queste parole
testuali:

--L'uomo si  sviluppato; non  stato creato.

       *       *       *       *       *

Intorno alla origine dei viventi si esprime in modo anche pi esplicito
e con somma evidenza, contemporaneamente al Goethe e all'Oken, Goffredo
Rinaldo Treviranus di Brema; nella sua _Biologia_ egli dice:

Ogni forma vivente pu essere prodotta dalle forze fisiche in due
modi; pu provenire, sia dalla materia amorfa, sia, per modificazione,
da una forma gi esistente. In questo ultimo caso, la causa prima
della modificazione pu essere, o l'influenza di una sostanza
fecondante eterogenea sul germe, o l'influenza di altre forze che
appaiono soltanto dopo la fecondazione. In ogni essere vivente risiede
la facolt di piegarsi a una folla di modificazioni; ogni essere
ha il potere di adattare la sua organizzazione ai mutamenti che si
producono nel mondo esterno; si  questa facolt, messa in opera
dalle vicissitudini sopravvenute nell'universo, quella che ha permesso
ai semplici zoofiti del mondo antidiluviano di arrivare a gradi di
organizzazione di mano in mano sempre pi elevati, e ha introdotto
nella natura vivente una variet infinita.

..................

Questi zoofiti sono le forme primitive da cui sono provenuti tutti gli
organismi delle classi superiori per via di sviluppo graduale. Inoltre,
noi crediamo che ogni specie, come pure ogni individuo, percorre certi
periodi di accrescimento, di fioritura e di morte; ma che la morte
della specie non  la dissoluzione, come  nell'individuo, ma bens
la degenerescenza. Da ci pare a noi che risulti che, contro ci che
generalmente si crede, non sono le catastrofi geologiche quelle che
hanno sterminato gli animali antidiluviani; molti di quegli animali
hanno sopravvissuto, e, se scomparvero dalla natura contemporanea, ci
 perch le loro specie, avendo compiuto il corso della loro esistenza,
si sono fuse in altri generi.

Avverte qui lo Haeckel che parlando di degenerescenza il Treviranus
intende questo vocabolo nel senso di adattamento o di modificazione
per via di cause esterne, e fa vedere quanto fosse giusto il concetto
che il Treviranus si faceva della mutua dipendenza di tutti i viventi,
riportandone le seguenti parole:

L'individuo vivente dipende dalla specie, la specie dipende dal
genere, questo dipende da tutta la natura vivente; e quest'ultima
medesima dipende dall'organismo della terra. Dunque l'individuo
possiede una vita che gli  propria, e, per questo rispetto costituisce
un mondo particolare. Ma, per ci appunto che la sua vita  limitata,
esso costituisce pure un organo nell'organismo generale. Ogni corpo
vivente esiste per via dell'universo, ma, reciprocamente, l'universo
esiste pure per via di questo corpo vivente.

Non havvi pel Treviranus nella natura un posto speciale privilegiato
per l'uomo, non havvi lacuna fra la natura organica e la natura
inorganica.

Ogni ricerca che abbia per oggetto l'influenza del complesso della
natura sul mondo vivente deve prendere le mosse da questo dato
fondamentale, che tutte le forme viventi sono dei prodotti fisici,
che appaiono ancora nella nostra epoca, e che vi sono state delle
modificazioni soltanto nel grado, nella direzione delle influenze.

Il Treviranus soggiunge poi che con ci  risolto il problema
fondamentale della biologia.

       *       *       *       *       *

Non si pu parlare del movimento scientifico in Germania in sul finire
del secolo passato senza pensare al Kant, che vi ebbe una cos larga
parte.  imminente in Italia il compimento di uno studio intorno
al grande filosofo tedesco per opera del professore Carlo Cantoni,
dell'Universit di Pavia. Il lavoro del filosofo italiano intorno al
filosofo tedesco, condotto con lungo amore e con grande intensit
di applicazione, chiarir molti dubbi e dimostrer che non  senza
qualche esagerazione lo asserire che fanno taluni che troppo il Kant si
contraddica intorno alle leggi naturali che regolano i viventi. Qui ora
io sto pago a riportar le seguenti parole del grande filosofo:

 bello percorrere, merc l'anatomia comparata, la vasta creazione
degli esseri organizzati, per vedere se non vi si trova qualche cosa
di somigliante a un sistema derivante da un principio generatore,
per modo che non siamo per trovarci obbligati ad attenerci a un
semplice principio del giudizio (che non ci insegna nulla intorno
alla produzione di questi esseri) e a rinunziare senza speranza alla
pretesa di penetrar la natura in questo campo della scienza. Il
concordare di tante specie di animali con un certo tipo comune, il
quale non sembra servir loro di principio solamente nella struttura
delle loro ossa, ma anche nella disposizione delle altre parti, e
quell'ammirabile semplicit di forme che, accorciando certe parti e
allungandone certe altre, involgendo queste e svolgendo quelle, ha
potuto produrre una variet tanto grande di specie, fanno nascere in
noi la speranza, sebbene, per vero, debole, di poter arrivare a qualche
cosa col principio del meccanismo della natura. Questa analogia di
forme le quali, a malgrado della loro diversit, sembrano essere state
prodotte secondo un tipo comune, fortifica l'ipotesi che queste forme
abbiano una affinit reale, e che vengan fuori da una madre comune
facendoci vedere come ciascuna specie si riaccosti gradatamente a
un'altra specie, da quella in cui il principio della finalit sembra
meglio stabilito, vale a dire l'uomo, fino al polipo, e dal polipo fino
ai muschi e alle alghe, infine, sino all'ultimo grado della natura
che noi possiamo conoscere, fino alla materia bruta, d'onde sembra
derivare, secondo le leggi meccaniche (somiglianti a quelle che essa
segue nelle sue cristallizzazioni) tutta questa tecnica della natura,
tanto incomprensibile per noi negli esseri organizzati che crediamo in
obbligo di concepire un altro principio:

 permesso allo archeologo della natura di valersi dei vestigi che
sussistono ancora delle sue produzioni pi antiche, per cercare in
tutto il meccanismo, di cui ha conoscenza o sospetto, il principio di
questa grande famiglia di creature (perch questo  il modo in cui
bisogna rappresentarsela, e questa pretesa affinit generale ha qualche
fondamento).

       *       *       *       *       *

Il signor Alfonso De Candolle ha parlato test di un botanico ed
orticultore francese che prima ancora di Erasmo Darwin, vale a dire fin
dal 1766, parl della variabilit della specie, e non in modo ambiguo e
dubitativo, ma con molta precisione. Questo botanico ed orticultore 
il Duchesne. Il volume in cui  trattato di ci, pubblicato appunto in
quell'anno 1766,  intitolato: _Histoire naturelle des fraisiers_, ed
ha in appendice delle _Remarques particulires_.

Il signor Duchesne aveva raccolto presso Versailles semi di fragole
selvatiche e li aveva seminati. Con grande sua sorpresa trov che le
pianticelle che ne otteneva avevano quasi tutte una sola fogliolina in
luogo delle tre consuete. Affid novamente al terreno i semi di queste
pianticelle e ne ottenne altre somiglianti, e cos successivamente,
ricavandone una sorta di nuova pianta di fragola alla quale venne dato
il nome di _Fragaria monophylla_. Da questi e altri fatti somiglianti
osservati nella coltivazione prese le mosse per ragionare, dice il
De Candolle, in un modo molto profondo, sulle forme nuove pi o meno
ereditarie, e su ci che si possa chiamare specie, razza o variet.
Egli crede che molte delle forme designate col nome di specie sono
razze, di cui l'origine pu essere riconosciuta o almeno presunta, e
vien fuori con queste parole:

L'ordine genealogico  il solo indicato dalla natura, il solo che
sodisfaccia al tutto la mente: ogni altro  arbitrario e vuoto d'idee.

Seguendo questo concetto egli si spinge persino a fare un albero
genealogico delle fragole secondo le derivazioni che egli conosceva o
presumeva.

Certo, tutto ci  rimarchevolissimo, ma, da quanto pare, il signor
Duchesne non comprese l'importanza della grande verit che gli era
balenata nella mente, non s'applic a considerare il fatto nella
pluralit delle piante, non pens agli animali, non s'accorse ch'egli
aveva che fare con una legge applicabile a tutti i viventi, degna di
essere sostenuta e posta con ogni sforzo nella maggiore evidenza.

Ci veramente si doveva poi fare in Francia, dopo il Duchesne, si
doveva fare con tutto l'impegno, con grande corredo di argomenti e di
cognizioni, con tutta la consapevolezza della importanza della cosa, da
un uomo che fra quelli oggi chiamati i predecessori di Darwin si doveva
spingere pi avanti di tutti, sebbene, cosa miseranda a pensarvi, con
nessun visibile effetto pel suo tempo.

Parlo di Giovanni Lamarck. Questo grande naturalista ebbe chiarissimo
nella mente il concetto della variabilit della specie e si sforz
d'investigare le cause adducendo argomenti di cui anche oggi non si pu
a meno di tenere conto, sebbene oggi a questi se ne siano venuti ad
aggiungere altri che hanno un valore incomparabilmente pi grande.

L'esercizio di una data parte del corpo di un animale produce un
maggiore sviluppo in quella parte; v'ha un maggiore afflusso di sangue
in quella parte che si esercita di pi, una maggior nutrizione, un
aumento di volume. Di ci ci si d tutti i giorni pi di un vistoso
esempio, anche nell'uomo nella vita civile. Il maestro di scherma
finisce per avere il braccio destro molto pi grosso del sinistro; il
barcaiuolo ha sviluppatissime le braccia e le spalle, poco le gambe,
mentre i ballerini hanno enormi i polpacci. Un suonatore di violino ha
le dita della mano sinistra molto pi lunghe di quelle della destra.
Tutto ci per effetto del lungo esercizio della parte. Questi sono
caratteri che l'individuo acquista necessariamente ogniqualvolta si
trova nella condizione voluta. Si potrebbero anche trasmettere questi
caratteri di generazione in generazione e si verrebbero ad esagerare
grandemente quando di generazione in generazione i figli facessero
sempre quei medesimi esercizi che hanno fatto i loro genitori.
Supponiamo una lunga serie di generazioni in cui sempre di padre in
figlio si desse opera allo esercizio della scherma. Il carattere del
maggiore sviluppo del braccio destro s'incomincia a trasmettere fino a
un certo punto ereditariamente dal padre al figlio. Tutti sanno quanto
si trasmettano i caratteri per eredit. Ma il figlio che ha ereditato
dal padre questo braccio destro maggiormente sviluppato, a sua volta
lo accresce proseguendo costantemente nello stesso esercizio e lo
trasmette alla sua volta in un grado maggiore alla sua prole. Cos,
ove, ripeto, si proseguisse nella vita civile per una lunga serie di
generazioni questo esercizio della scherma di padre in figlio, dopo
parecchi secoli si verrebbe ad avere negli ultimi discendenti una
differenza notevole nello sviluppo delle due braccia. Ci invero non
capita nella vita sociale, dove i padri generalmente fanno fare ai
figliuoli un mestiere differente dal loro e dove pi generalmente
ancora i figliuoli hanno poca voglia di fare il mestiere del padre.

Ma capita negli animali.

Lo esercizio di una parte in un dato animale promove lo sviluppo di
quella parte; l'animale trasmette ereditariamente questo sviluppo,
ma la prole con un nuovo esercizio lo accresce e lo trasmette
accresciuto, e cos via via. Guardiamo come  fatta la talpa: le sue
zampe anteriori sono smisuratamente pi grosse delle posteriori;
ci si vede bene nella talpa in carne e pelle, ma si vede anche pi
nello scheletro; l'osso della talpa che corrisponde al braccio  cos
stranamente foggiato come non si vede in nessun altro caso; non  pi
un osso lungo,  smisuratamente largo e grosso e coperto di fortissimi
rilievi e spigoli per dare inserzione ai muscoli poderosissimi che lo
devono movere; la stessa cosa si dica delle ossa dell'antibraccio,
delle dita e delle spalle; anche lo sterno qui si sviluppa con una
carena, sempre per lo scopo di porgere una maggiore superficie
d'inserzioni alle masse muscolari. Le parti posteriori invece sono,
al paragone, gracili e meschine. Noi possiamo benissimo supporre che
la talpa non sia sempre stata, ma sia invece diventata, come  ora, e
che quindi la sua forma attuale sia notevolmente diversa di quella dei
suoi remoti antenati. Possiamo supporre che dapprima la talpa avesse
una minor sproporzione fra le parti anteriori e le posteriori, e che a
poco a poco, inseguendo i vermi e gli insetti e le larve, e scavando
per inseguirli il terreno, abbia, per via di un continuo esercizio e
per via di una continua trasmissione ereditaria, acquistato l'attuale
suo poderoso sviluppo delle parti davanti, e con esso abbia a poco
a poco progredito nel suo menar quella vita sotterranea in cui la
vediamo oggi. Ma questo suo venire a poco a poco e di generazione in
generazione acconciandosi a una vita sotterranea, avrebbe poi prodotto
un altro effetto inverso, ma concepibilissimo nello stesso modo. Se
l'esercizio accresce lo sviluppo e le dimensioni di una data parte
del corpo di un animale, il fatto opposto, il difetto di esercizio,
deve necessariamente produrre un effetto opposto. A mano a mano che la
talpa venne acconciandosi alla vita sotterranea, sempre meno dovette
aver bisogno degli occhi. Nelle buie sue gallerie la talpa non ci ha
che vedere; avvezzandosi al buio di generazione in generazione, e
non esercitando pi gli occhi, la talpa fin per vedersi stranamente
rimpicciolito, appunto per difetto di esercizio, il suo organo visivo.
Certe talpe hanno un piccolo occhiolino, che di fuori non si vede
affatto perch affondato tra i peli, appena a fior di pelle, col quale
non possono forse altro discernere che la luce dalle tenebre. Altre
talpe hanno l'occhiolino anche pi piccolo, addirittura coperto dalla
pelle. Qui si pu supporre la riduzione a' minimi termini di un occhio
per difetto di esercizio, fino al punto che esso, mentre ancora 
presente in condizione rudimentale, pure non serve pi a nulla.

Certi insetti che vivono in caverne fuori d'ogni luce furon detti
anottalmi dallo apparente loro mancare d'occhi; dico apparente perch
non  che ne manchino affatto; ma appena li hanno, in condizioni al
tutto rudimentali e fuori d'ogni uso; in altri insetti che vivono nelle
foreste di castagni alle falde dei monti in buche sotterranee, scavate
da altri animali e coperte consuetamente dalle foglie cadute, ma di cui
pure alcuni hanno talora un po' di luce, vedesi mancar gli occhi nel
massimo numero, ma taluni aver occhi i quali, sebbene minutissimi, non
si possono dire tuttavia affatto senza uso. Il proteo anguino che vive
in acque buie ha gli occhi rudimentali e coperti dalla pelle.

Nell'uomo avviene, per disgrazia non tanto raramente, che una ottalmia
produca nel bambino un opacamento della cornea davanti alla pupilla.
Ove ci avvenga, quell'occhio non ci vede pi; ora, quando ci segue
in un occhio e non nell'altro, coll'andar degli anni l'occhio che non
funziona, sebbene per tutto il rimanente integro, finisce per essere
notevolmente pi piccolo dell'altro. Il difetto di esercizio trae con
s difetto di sviluppo.

Si potrebbe fare uno sperimento, se pur non  stato fatto; prendere
un coniglio piccino e tenergli costantemente un occhio coperto;
quest'occhio nell'animale adulto riescirebbe notevolmente pi piccolo
dell'altro. Si potrebbe tener coperti tutti e due gli occhi fin da
piccini a una coppia di conigli e poi alla loro discendenza, tenendoli
sempre pel rimanente in condizioni acconcie di nutrizione. In capo a
poche generazioni si avrebbero conigli con occhi normalmente piccoli,
in capo a molte generazioni si avrebbero conigli con occhi rudimentali.

La giraffa ha lunghissimo il collo, lunghissime le zampe davanti,
tanto che il suo dorso  un piano inclinato dal garrese alla groppa.
Fu sempre cos? Nelle grandi foreste africane essa cerca il suo
pascolo fra le rigogliosissime fronde di quegli alberi sterminati.
Quel tener su continuamente il collo, quel sollevarsi sulle zampe
anteriori, quella continua tensione di muscoli, arrecando maggior copia
di sangue a tutte le parti in tal modo costantemente esercitate, ha
potuto dare un grande sviluppo in quel senso alla muscolatura e allo
scheletro della giraffa, che per tal modo si  potuta venire coi secoli
trasformandosi sino a ridursi nello stato veramente eccezionale in cui
si trova oggi.

Gli uccelli di ripa, col lungo sollevarsi sulle zampe ad allungare il
collo, han potuto finire per acquistare maggior lunghezza di zampe e di
collo; cos la rana la sua palmatura e anche la foca, cos il picchio
la sua lunghissima lingua, e il formichiere e il pangolino. Cos, in
una parola, possiamo credere che si siano tanto venute modificando, per
via dell'esercizio e dell'inerzia di certe parti, le forme di tanti
animali, da essere ora i viventi grandemente diversi nella forma dai
loro primi progenitori.

Per tal modo, secondo il Lamarck, l'uomo deriva dalla scimmia. Egli
non dubita punto di ci, anzi ci si ferma sopra a lungo, cercando il
modo per cui la trasformazione deve essere avvenuta. Gli uomini pi
degradati derivarono da scimmie di struttura molto elevata, che a poco
a poco si erano avvezzate a star su due piedi. Cos venne col lungo
sforzo di generazione in generazione a modificarsi la forma del tronco
tenuto eretto, e si vennero differenziando le quattro estremit. Le
due estremit posteriori diventando a poco a poco inferiori, si fecero
pi robuste, si appiatt il piede e si svilupparono i polpacci, mentre
le estremit inferiori si foggiarono in quello strumento meraviglioso
che doveva tanto aiutare l'uomo nel suo progresso: la mano. All'uomo
in posizione eretta si presentavano in condizioni di molto pi grande
agevolezza di osservazione gli oggetti esterni, mentre la mano, come
pi unicamente strumento di prensione, ma pur anco di esplorazione e
di esame, dava maggior contezza di essi all'intelletto che per tal
modo si veniva sviluppando. Questi primi uomini derivati da scimmie
di maggior elevatezza ebbero una vita sociale pi intima, presero a
meglio aiutarsi nei loro bisogni, dovettero adoperarsi continuamente
ad uno scambio maggiore di pensieri, onde una serie di gridi sempre
di pi svariati che venivano a far capo a un linguaggio articolato il
quale, per quanto dapprima rozzo e limitato, non ha pur potuto a meno
di segnare un immenso progresso nello sviluppo dell'uomo; progresso di
cui l'effetto principale non pu a meno di essere stato un maggiore
sviluppo del cervello e un pi lungo esercizio di quelle facolt di cui
esso  strumento.

Ci, ripeto, pel Lamarck non ammette dubbio, egli ci insiste.

A dare un concetto del modo in cui il Lamarck considerava l'origine,
le trasformazioni, le derivazioni, le affinit fra i viventi, varr
meglio di ogni discorso riferire testualmente queste sue parole:

Le divisioni sistematiche, classi, ordini, famiglie, generi e specie,
come le loro denominazioni, sono un lavoro puramente artificiale
dell'uomo. Le specie non sono tutte contemporanee; sono discese le une
dalle altre e non hanno che una fissit relativa, e contemporanea;
le variet danno origine alle specie. La diversit delle condizioni
della vita influisce, modificandola, sulla organizzazione, sulla forma
generale, sugli organi dell'animale; si pu dire tanto dell'uso come
del difetto d'uso degli organi. Dapprima furono prodotti solamente gli
animali pi semplici, e le forme pi semplici, poi gli esseri dotati
di una organizzazione pi complessa. La evoluzione geologica del
globo e il suo popolamento organico ebbero luogo in un modo continuo
e non furono interrotti da rivoluzioni violente. La vita non  che un
fenomeno fisico. Tutti i fenomeni vitali sono dovuti a delle cause
meccaniche, sia fisiche, sia chimiche, aventi la loro ragione d'essere
nella costituzione della materia organica. Gli animali e le piante pi
rudimentali, collocati nello scalino pi basso della scala organica,
nacquero e nascono anche oggi per generazione spontanea. Tutti i corpi
viventi od organismi della natura sono sottomessi alle stesse leggi dei
corpi privi di vita o inorganici. Le idee e le altre manifestazioni
dello spirito sono semplici fenomeni di movimento che si producono nel
sistema nervoso centrale. In realt, la volont non  mai libera. La
ragione non  che un grado pi alto di sviluppo e di comparazione di
giudizi.

Fra i manoscritti del Museo zoologico di Torino si trova qualche
appunto di Franco Andrea Bonelli da cui si vede, e cos pure da qualche
lettera, come egli fosse stato colpito dalle idee del Lamarck e ne
fosse diventato seguace. Il Bonelli mor giovane e l'immensa mole del
lavoro che egli fece nella sua breve vita gli imped di occuparsi
di questo come di tanti altri argomenti che pure aveva divisato di
trattare.

Sosteneva le idee del Lamarck all'altro capo d'Italia Michele Foder di
Girgenti, professore di fisiologia a Palermo. Egli era stato a Parigi,
alunno del Blainville, che s'era atteggiato a oppositore di Giorgio
Cuvier; ritornato in patria, sostenne nelle sue lezioni la mutevolezza
della specie e lo scomparir lento di certe forme senza scosse violente.

Cos in Italia ebbe ascolto il Lamarck pi assai che non in Francia.
Ma ancora si tratta di casi isolati, e il Bonelli e il Foder non
lasciarono pubblicazioni in sostegno di questo loro avere accolto le
idee del Lamarck.

 cosa che desta la pi grande meraviglia questa, che l'opera del
Lamarck sia passata allora inosservata; non solo non abbia avuto lodi,
ma nemmeno biasimi; sia stata lasciata in disparte e non degnata
nemmeno di una discussione.

La spiegazione del fatto sta in ci, che allora teneva il campo
onnipotentemente la scuola di Carlo Linneo e di Giorgio Cuvier,
che intorno all'argomento della specie aveva messo come cardine
fondamentale il principio opposto.

       *       *       *       *       *

Carlo Linneo aveva risollevata la storia naturale all'altezza di
scienza. Dopo quasi venti secoli aveva ripreso l'opera di Aristotile
e l'aveva fatta progredire. Aveva dato le norme per riconoscere,
distinguere, denominare, descrivere, ordinare le innumerevoli specie
dei viventi e ci con tanto criterio, con tanto acume, con tanto senno,
con tanto ingegno, da non lasciar pi guari che fare ai suoi successori.

Ma rispetto alle specie egli ne aveva dichiarato assolutamente
l'immobilit. Egli aveva detto esplicitamente, che esistono tante
specie quante ne sono state create. Le specie sono state create tutte
insieme, la specie  il complesso di tutti gli individui che sono scesi
o si possono considerare come scesi da una coppia di progenitori o
anche da un solo progenitore; dal giorno della creazione non ha mutato,
non muta, non sar per mutare.

Cos i viventi sono stati fatti tutti insieme, tutti in una volta. Si
 parlato anche di una virt generatrice della terra in qualche modo
fecondata. Vincenzo Monti, rivolgendosi alla _Bellezza dell'universo_,
dice:

  Tumide allor di nutritivi umori
    Si fecondr le glebe, e si fr manto
    Di molli erbette e d'olezzanti fiori.

  Allor degli occhi lusinghiero incanto,
    Crebber le chiome ai boschi, e gli arboscelli,
    Grato stillar dalle cortecce il pianto.

  Allor dal monte corsero i ruscelli
    Mormorando, e la florida riviera
    Lambir freschi e scherzosi i venticelli.

  Tutta del suo bel manto primavera
    Copra la terra; ma la vasta idea
    Del gran Fabbro compita ancor non era.

  Di sua vaghezza inutile parea
    Lagnarsi il suolo, e con pi bel desiro
    Sguardo e amor di viventi alme attendea.

  Tu allor, raggiante d'un sorriso, in giro
    Dei quattro venti sulle penne tese,
    L'aura mandasti del divino Spiro.

  La terra in sen l'accolse e la comprese,
    E un dolce movimento, un brivido,
    Serpeggiar per le viscere s'intese;

  Onde un fremito diede e concepo,
    E il suol che tutto gi s'ingrossa e figlia,
    La brulicante superficie apro.

  Dalle gravide glebe, o meraviglia!
    Fuori allor si lanci scherzante e presta
    La vaga delle belve ampia famiglia.

  Ecco dal suolo liberar la testa,
    Scuoter le giubbe, e tutto uscir d'un salto
    Il biondo imperator della foresta;

  Ecco la tigre e il leopardo, in alto
    Spiccarsi fuori della rotta bica,
    E fuggir nelle selve a salto a salto.

  Vedi sotto la zolla che l'implica,
    Divincolarsi il bue, che pigro e lento
    Isviluppa le gran membra a fatica.

  Vedi pien di magnanimo ardimento
    Sovra i piedi balzar ritto il destriero,
    E nitrendo sfidar nel corso il vento;

  Indi il cervo ramoso ed il leggiero
    Daino fugace, e mille altri animanti,
    Qual mansueto e qual ritroso e fiero;

  Altri per valli e per campagne erranti,
    Altri di tane abitator crudeli,
    Altri dell'uomo difensori e amanti.

  E lor di macchia differente i peli
    Tu di tua mano dipingesti, o Diva,
    Con quella mano che dipinse i cieli.

  Poi di color pi vaghi onde l'estiva
    Stagion delle campagne orna l'aspetto,
    E de' freschi ruscei smalta la riva,

  L'ale spruzzasti al vagabondo insetto,
    E le lubriche anella serpentine
    Del pi caduco vermicciol negletto.

  N qui ponesti all'opra tua confine;
    Ma vie pi innanzi la mirabil traccia
    Stender ti piacque dell'idee divine.

  Cinta adunque di calma e di bonaccia,
    Delle marine interminabil'onde
    Lanciasti un guardo sull'azzurra faccia.

  Penetr nelle cupe acque profonde
    Quel guardo, e con bollor grato natura
    Intiepidille, e diventr feconde,

  E tosto varii d'indole e figura
    Guizzro i pesci, e fin dall'ime arene
    Tutta increspr la liquida pianura.

  I delfin snelli con le curve schiene
    Uscir danzando, e mezzo il mar coprro
    Col vastissimo ventre orche e balene.

  Fin gli scogli e le sirti allor sentro
    Il vigor di quel guardo e la dolcezza,
    E di coralli e d'erbe si vestro.

 una creazione questa a rovescio, per cui si comincia dal fine e si
termina col cominciamento. Vengono prima le fiere, poi gli animali che
devono servir loro di pasto, e il bue, che vien fuori dalla terra bue
addirittura, e non toro; poi gli insetti, poi ultimi gli animali delle
acque, e i pesci prima e i coralli dopo!

Giorgio Cuvier ritenne invero il concetto Linneano rispetto alla
immobilit della specie, e lo pose anzi a fondamento della zoologia. Ma
egli segna tuttavia un progresso, e un grande progresso, su Linneo.

Il Cuvier si applica allo studio dei fossili, che prima era campo
miserando di errori; riconosce che altri viventi diversi dagli attuali
hanno popolato la terra in epoche remotissime, anteriori all'esistenza
dell'uomo; che le forme primitive erano pi semplici, che la struttura
dei viventi si and man mano complicando, che la struttura pi perfetta
si trova nei viventi dell'epoca attuale, l'epoca umana. Questa verit
lo condusse a una teoria, secondo la quale sarebbero avvenuti sulla
terra molti e grandi e repentini rivolgimenti di tal fatta da mutar
tutto a ogni volta alla superficie di essa. Il nostro globo ha avuto
grandi e spaventose rivoluzioni, susseguite ciascuna da un lunghissimo
tratto di calma. Ogni rivoluzione spegne sulla terra qualsiasi traccia
di viventi, si distruggono di colpo le piante e gli animali; ma
rimessa la calma si fa una nuova creazione e i vegetali e gli animali
dell'ultima creazione che vien dopo sono sempre pi complicati, pi
elevati, pi perfetti di quelli della creazione precedente; cos, a
poco a poco e di miglioramento in miglioramento, si viene all'epoca
attuale, contrassegnata dal pi perfetto di tutti i viventi che 
l'uomo.

       *       *       *       *       *

Il Cuvier trov un potente alleato alla sua teoria dei rivolgimenti
nel signor Elia de Beaumont, il quale non solo accett la cosa in
complesso, ma credette di poterne anche definire i particolari:
considerando le grandi catene di montagne in ogni parte del globo,
studiandone la natura e le direzioni, esaminandone ogni particolare,
egli credette di essere riuscito a determinare il numero e le
successioni di quei grandi rivolgimenti.

Giorgio Cuvier s'era elevato ad un'immensa celebrit colla grande
opera sua. Egli aveva molto migliorata la classificazione di Linneo;
aveva preso a rivelare i rapporti degli animali merc una diligente
investigazione della loro interna struttura; aveva insegnato
l'importanza della subordinazione de' caratteri, aveva posto le
fondamenta di quella grande scienza che  l'anatomia comparata, aveva
fatto conoscere un gran numero di forme e di strutture prima di lui
ignote o mal note; era sommamente operoso, eloquentissimo, popolare nel
senso pi elevato della parola e dappertutto si giurava nel suo nome.
Egli aveva mostrato un profondo disprezzo per la teoria del Lamarck, e
i suoi contemporanei disprezzarono pure la teoria del Lamarck tanto da
non crederla neppure degna di biasimo.

Poco prima di morire, Giorgio Cuvier ebbe a sostenere una lotta
con Stefano Geoffroy Saint Hilaire, quella lotta di cui ho detto
precedentemente parlando del Goethe. Stefano Geoffroy Saint Hilaire
sosteneva la unit dell'organizzazione, o, come si diceva allora,
la unit di composizione, la unit del piano della struttura degli
animali. Secondo il suo concetto la specie  variabile, le forme mutano
costituendosi innumerevoli differenze da una origine comune; gli agenti
esterni hanno una grande azione in questi mutamenti. Nelle vicende
geologiche passate venne un giorno in cui scem la quantit dell'acido
carbonico nell'atmosfera e ci valse a promuovere la trasformazione
di taluni rettili che, con una maggior intensit di respirazione, di
circolazione, mutarono in penne le scaglie e assunsero forma di uccelli.

In verit non era al tutto ingiusto il rimprovero che si faceva a
questi concetti di aggirarsi troppo nei campi della teoria. Se a ci si
aggiunge quanto gi sopra  detto intorno allo ascendente del Cuvier
sui suoi contemporanei, si intende come il Geoffroy Saint Hilaire non
apparisse aver riportato nella sua grande discussione gli onori della
vittoria.

Giorgio Cuvier mor nel pieno splendore della sua gloria e senza ombra
di sospetto che fossero minacciati quei principii scientifici di cui
ben si poteva vantare di aver posto le fondamenta. Ci non fu dello
Elia de Beaumont, il quale ebbe a provare l'ineffabile dolore di vedere
crollare il suo edifizio e trovarsi da ultimo solo colle sue opinioni.

       *       *       *       *       *

Il grande geologo tedesco Leopoldo De Buch, nella sua _Descrizione
fisica delle isole Canarie_, pubblicata nel 1836, parlando della
distribuzione delle piante, fa le seguenti considerazioni, le quali
sono tanto pi importanti per quello che dice contemporaneamente
intorno ai dialetti:

Sui continenti, gli individui dei gruppi organici si spandono, si
disseminano lontano, e, per azione della differenza dello _habitat_,
della alimentazione del suolo, formano delle variet le quali,
trovandosi le une discoste dalle altre, non possono andar soggette ad
incrociamenti ed essere per tal modo ricondotte al tipo principale;
si  perci che esse, alla fine, diventano delle specie costanti,
particolari. Poi le specie le quali sono state simultaneamente
modificate, si ritrovano in contatto colla variet primiera, per tal
modo modificata; ma a un tal punto esse sono abbastanza differenti e
non possono pi mescolarsi insieme. La cosa va in ben altro modo nelle
isole. Ivi, ordinariamente confinati entro a valli anguste e entro a
zone ristrette, gli individui si possono raggiungere e possono in tal
modo distruggere ogni variet in via di costituirsi. Si  senza dubbio
in questo modo che certe particolarit, o certi vizii di linguaggio,
dapprima particolari al capo di una famiglia, si estendono con questa
famiglia a diventare comuni a un intero distretto. Se questo distretto
 separato, isolato, se non hannovi continui rapporti coi distretti
vicini che riconducano costantemente il linguaggio alla sua purezza
primiera, da questa deviazione linguistica nascer un dialetto. Quando
segue che certi ostacoli naturali, le foreste, la configurazione del
suolo, anche il governo, vengano a collegare anche pi strettamente fra
loro gli abitanti nel distretto di cui parliamo, questi si separeranno
anche pi schiettamente dai loro vicini; il loro dialetto si fisser e
diventer una lingua perfettamente distinta.

       *       *       *       *       *

Nell'anno 1818, il dottor M. E. Wells leggeva alla Societ Reale di
Londra un suo rapporto intorno ad una fanciulla di razza bianca colla
pelle avente parzialmente l'apparenza della pelle dei neri. In quel
lavoro il dottor Wells avvert che tutti gli animali, entro una certa
misura, hanno tendenza a mutare, e che, merc questa propriet, i
coltivatori possono, colla scelta degli individui, migliorare i loro
animali domestici; poi soggiunse:

Ma pare che l'equivalente del risultamento artificiale ottenuto
in tal modo si produca pure, sebbene con maggior lentezza, nella
organizzazione delle razze umane, le quali si sono adattate alle
contrade in cui vivono. Fra le variet umane accidentali, che appaiono
in mezzo ai rari abitanti sparsi per la regione africana, se ne
trovano di quelle che resistono meglio delle altre alle malattie del
paese. In conseguenza di ci queste ultime razze si moltiplicano,
mentre le altre diminuiscono, e non diminuiscono solamente perch sono
meno atte a resistere alle malattie, ma perch non sono in condizione
di reggere alla concorrenza di altre pi robuste. Io ammetto come
dimostrato che il colore di queste razze pi vigorose sia di una
tinta intensamente colorita. Ma siccome la tendenza alla formazione
di variet sussiste sempre, col tempo si forma una razza sempre pi
nera; e, siccome la razza che ha la tinta pi cupa  la meglio adatta
al clima, essa finir per essere, se non la sola, almeno la razza
dominante.

       *       *       *       *       *

Il Darwin, nella sesta edizione inglese del suo volume sulla _Origine
della specie_, in un breve cenno storico preliminare, menziona parecchi
altri contemporanei che poco prima della pubblicazione della sua opera
espressero pi o meno chiaramente il concetto della variabilit della
specie. In una nota a quel breve cenno storico ha le parole seguenti:

Aristotile (_Physicae auscultationes_, libro II, cap. 8) osserva
che la pioggia non cade per far nascere il grano, come non cade per
guastarlo quando viene trebbiato a cielo scoperto, ed applica lo stesso
ragionamento agli organismi. E soggiunge (fu il signor Clair Grece che
mi addit questo passo): Che cosa impedisce che anche le parti (del
corpo) in natura si comportino (a caso) nella stessa guisa, che, per
esempio, i denti crescano per necessit, e cio gli anteriori taglienti
ed atti a fendere, al contrario i molari larghi e atti a triturare
il nutrimento, poich non diventano tali a siffatto scopo, ma questo
si raggiunge in modo accidentale. Altrettanto avviene nelle altre
parti, nelle quali sembra sussistere un adattamento ad uno scopo. Ora
le cose, nelle quali ogni singola parte si forma come se fosse fatta
per uno scopo speciale, mentre si sono costituite spontaneamente in
modo adattato, si conservano, e quelle invece perirono e periscono,
in cui la stessa cosa non successe. Noi troviamo qui un oscuro cenno
al principio della selezione naturale, ma quanto Aristotile fosse
lontano dal comprenderla pienamente ce lo insegnano i suoi asserti
sulla formazione dei denti. (_Sulla origine della specie_, traduzione
italiana sulla sesta edizione inglese, per cura di GIOVANNI CANESTRINI.
Torino, Unione tipografica editrice, 1875).

Recentemente il signor Ernesto Haeckel, in un suo discorso al
Congresso dei fisici e naturalisti tedeschi in Eisenach, parl dei
filosofi dell'antichit che sostennero il principio della derivazione
dei viventi dalla materia inorganica e del succedersi di essi
trasformandosi a mano a mano.

Anassimandro sostenne che la infinita materia eternamente in moto ha
dato origine ai corpi celesti condensandosi a mano a mano i fluidi in
materia salda e che la terra  uno di tali corpi. I primi viventi
si generano nell'acqua per l'azione del sole, poi passano, piante e
animali, a vivere sulla terra asciutta. L'uomo deriva per una serie
graduata di trasformazioni dagli animali, e probabilmente da animali
acquatici pesciformi. Eraclito di Efeso  anche pi esplicito. Un
grande e non mai interrotto processo di sviluppo domina il mondo
intero, tutte le forme sono travolte in una corrente incessante e la
lotta  madre di ogni cosa.

Empedocle di Agrigento afferma il mutare incessante dei fenomeni, e
riconosce siccome fondamento e causa della continua lotta universale
due opposti principii in azione, il principio dell'odio e quello
dell'amore, che sono appunto ci che i fisici moderni chiamano
attrazione e ripulsione. Cos l'unione dei corpi  prodotta dall'amore
e la loro separazione dall'odio. Questi due grandi principii operanti
hanno pure prodotto i corpi organici. Dalla lotta dei due principii
vennero fuori vittoriosamente quelle forme che vivono ora, e si
trovarono preparate alla battaglia e atte a reggersi nella vita.

Cos queste, che noi chiamiamo teorie moderne, hanno la bella et di
venticinque secoli.

Ma perch, esclamer qui il lettore, se queste idee hanno venticinque
secoli, ci vieni qui tu ora a far perdere il tempo con Carlo Darwin?
Se in venticinque secoli queste teorie hanno fatto cos poca strada da
essere state dimenticate tanto che ora si riprendono per nuove, non 
questo un troppo forte argomento contro di esse?

Questa domanda non si pu fare che da un lettore ignorante; ma appunto
io credo il mio lettore ignorantissimo.

I dotti non badano a me.

Dunque rispondo al mio lettore ignorante, che altro  avere la
intuizione di una verit ed esprimerla, altro  avvalorare la propria
asserzione con argomenti, i quali, se non ne danno una dimostrazione,
valgono almeno a farla considerare come una ipotesi ragionevole, o
meglio come una buona teoria.

La sfericit della terra, la circolazione del sangue, la pressione
atmosferica, la costituzione dell'aria e dell'acqua, la stessa grande
attrazione universale, ebbero accenni pi o meno remoti da questo o da
quel filosofo, e talora tanto espliciti da riempirci ora di meraviglia.
Ci non toglie che siano state accolte universalmente o come verit
dimostrate o come teorie razionali solo quando venne chi, comprendendo
tutta l'importanza della cosa e applicandovisi con tutte le forze,
addusse argomenti persuasivi in favore della sua asserzione.

Carlo Darwin sent e comprese primo tutta la grande, la somma, la
immensa importanza del principio della variabilit della specie e vide
il nesso di questo grande problema con tutti quegli altri pi elevati
e sublimi che son degni di esercitare la intelligenza dell'uomo; sent
e comprese la necessit di studiarli addentro il pi possibile, e a
questo grande compito consacr tutta la sua mente poderosa e grande,
tutta la sua vita nobile e generosa, e vinse.

Pochi sanno oggi e sapranno in avvenire chi fosse e che cosa
facesse Anassimandro, tutti sanno e sapranno finch durer l'uomo
nell'incivilimento chi sia Carlo Darwin e che cosa abbia fatto.




                                   X


Quando Carlo Darwin s'imbarc giovinetto per quel grande viaggio di
circumnavigazione, conosceva certamente le idee del suo nonno, Erasmo
Darwin. Non si pu supporre che non avesse letto la _Zoonomia_ e il
_Giardino botanico_ colle note, non si pu supporre che conversando in
famiglia non ne avesse frequentemente udito parlare da suo padre.

Tuttavia  certo che egli non aveva accolto quelle idee: egli stesso
dichiar esplicitamente che quando faceva il suo viaggio credeva
alla immutabilit della specie. Il professore Henslow, secondo ogni
probabilit, non dava valore alle idee sulla specie di Erasmo Darwin.

In Inghilterra le idee di Erasmo Darwin avevano suscitato un certo
commovimento al loro apparire, erano state molto biasimate, poi erano
state lasciate in disparte; il medico filosofo era stato sepolto,
s'era conservato vivo il poeta, che il Byron giudic non indegno dei
suoi sarcasmi, dicendo che egli era grande maestro nell'arte di mettere
insieme rime che non significassero nulla.

Carlo Darwin aveva certamente letto il Lamarck, e l'aveva letto come
egli sapeva leggere un libro di scienza. Ci risulta dalle citazioni
che ho fatto in principio di questo volume di brani del suo viaggio.
Ma risulta per che in sostanza allora egli si atteneva al concetto
scolastico della specie, cosa la quale, ripeto, egli ebbe poi
espressamente a dichiarare.

Nei brani del viaggio che ho riferito si vede come egli qua e col
osservando certi fatti, e osservando da quell'osservatore ch'egli era,
ne rimanesse colpito, e primieramente nascesse nell'animo suo il dubbio
intorno all'invariabilit della specie.

Molti anni dopo, add 8 ottobre 1864, egli scriveva a Ernesto Haeckel:

Nell'America del sud, tre classi di fenomeni fecero sopra di me
una viva impressione; primieramente, il modo in cui certe specie,
vicinissime, si succedono e si rimpiazzano a mano a mano che si va dal
nord al sud; in secondo luogo, la prossima parentela delle specie che
abitano le isole del littorale dell'America del sud e di quelle che
sono proprie di quel continente; ci mi stup grandemente, come la
variet delle specie che abitano l'arcipelago delle Galapagos, vicino
alla terra ferma; in terzo luogo, i rapporti stretti che collegano i
mammiferi sdentati e i rosicanti del nostro tempo colle specie estinte
della medesima famiglia. Io non dimenticher mai la sorpresa che
provai nel dissotterrare un avanzo di un gigantesco armadillo analogo
all'armadillo vivente.

Riflettendo su tali fatti, comparandoli con altri dello stesso ordine,
mi parve verosimile che le specie vicine potrebbero ben essere la
posterit di una forma antenata comune....

       *       *       *       *       *

Ritornato dal suo viaggio, il Darwin si trovava in cattive condizioni
di salute per le grandi fatiche patite e soprattutto pel mal di mare
che sempre aveva sofferto in modo straziante. Le conseguenze di quel
viaggio rispetto alla sua salute gli si fecero sentire per tutta la
vita. Ebbe sempre una certa difficolt nel digerire e, se pot campare
a lungo e lavorar tanto, ci fu dovuto alla vita regolata che egli
seppe menare, cercando ogni suo conforto l dove sempre si trova, nel
lavoro intellettuale e nell'esercizio del bene.

A Londra prese, appena ritornato, ad occuparsi delle sue collezioni.
Nel 1837 and a Cambridge, dove aveva ottenuto soltanto il grado di
baccelliere, e prese quello di maestro nelle arti, che, siccome ho gi
detto,  a un dipresso equivalente alla laurea in filosofia che si d
in Germania. Poi and da un suo zio, nello Straffordshire, e spos sua
cugina Emma Wegdwood, che gli diede una degna figliuolanza e gli fu
degna compagna.

Dico che Emma Wegdwood fu degna compagna a Carlo Darwin, e dico ci
non per modo di dire, ma come cosa positiva e meritevole di essere
riferita. Emma Wegdwood, donna veramente rara per altezza d'animo,
per verecondia, per bont, fu degna di Carlo Darwin, del quale seppe
comprender tutta la grandezza non soltanto intellettuale ma anche
morale, e a cui si pose in faccia come un diamante limpidissimo in
faccia a un raggio di sole.

Il Balfour, che doveva morire cos poco tempo dopo il Darwin e in cos
giovane et, in modo tanto inaspettato e doloroso e con tanto grave
danno della scienza, quando mor Carlo Darwin esclam:

--Si  spezzata la meglio unita famiglia di tutta l'Inghilterra!

       *       *       *       *       *

Nell'anno 1842 Carlo Darwin pose la sua dimora nel piccolo villaggio
di Down, presso Beckenam, nella contea di Kent, e vi pass tutto il
rimanente della sua vita, quarant'anni, di cui non so se nella storia
dell'umanit si possano annoverare altri pi degnamente vissuti.

Facciamogli una visita.

Il professore Nicolaus Kleinenberg, della Universit di Messina,
invitato dai suoi scolari, appena il Darwin fu morto, ne fece una
commemorazione, che veniva pubblicata col titolo: _Carlo Darwin e
l'opera sua_.  una delle pi belle cose che io mi abbia letto nella
mia vita; son trenta pagine, trenta perle in un filo d'oro.

Visitiamo, col Kleinenberg, Carlo Darwin a Down:

Aprite il cancello e vi ricevono le fresche ombre di esculi altissimi
e folti. Un po' in l c' la casa, una di quelle solide costruzioni
del secolo passato, tanto caratteristiche per la campagna inglese,
non molto bella, n grande, ma spaziosa e comoda; poi il giardino con
delle stufe per la coltivazione di piante esotiche, abbastanza vasto
per un privato; e poi entrate nel parco, nella silenziosa campagna;
estesi prati di quella freschezza, di quella verzura smagliante, che
il mezzod non conosce, alberi cos sani e cos alti, qua e l piccoli
gruppi di bei cavalli e di vacche che quando passate alzano lentamente
la testa a guardare il forestiero coi loro occhi limpidi e scuri, e poi
tornano tranquilli a pascere; e nell'aria quella leggiera vaporosit,
che ammorbidisce ogni contorno del paesaggio, come un velo sul volto
di una donna. Nella casa quel _comfort_ che a noi pare lusso, mentre
in Inghilterra non significa se non che un uomo colto si trova in
regolate condizioni finanziarie; un'amabilissima famiglia; libri,
strumenti, ecco l'insieme pacifico dal fondo di cui staccasi l'alta e
serena figura di Darwin. Soltanto chi ha avuto la fortuna di conoscerlo
personalmente pu intendere il fascino che esalava la sua anima pura e
semplice. C'era qualche cosa della gentilezza e dell'ingenuit di un
fanciullo in quell'uomo forte, che gli dava una grazia inesprimibile.
Intorno a lui era un'atmosfera piena di rispetto e di simpatia.

Darwin era liberale, non solamente nel significato abbastanza
meschino a cui l'uso politico ha ridotto questa parola, ma era liberale
in quel magnifico senso che intendevano i trecentisti: un uomo largo di
mente, largo di cuore e largo di mano.

La vita pubblica gli ripugnava; non ha bramato n accettato alcun
posto nel governo dello Stato. Lesse parecchi suoi scritti nella
Societ Reale e nella Societ Linneana, ma non parlava pubblicamente,
e rare volte scrisse sui giornali. Ma quando sentiva il dovere di
pronunziare la sua opinione, allora la disse, modesto s, ma franco e
fermo, senza badare n alla persona degli avversari, n alla propria
popolarit. Insomma, l'uomo pi grande dei nostri tempi era un semplice
gentiluomo di campagna.

E da quella pacifica casa di campagna part l'impulso che propagavasi
con velocit inaudita attraverso l'intero mondo intellettuale,
scuotendolo nelle sue fondamenta pi salde. Qual contrasto tra la vita
privata di Darwin e la gigantesca lotta sostenuta dai suoi libri! Per
certo Darwin non era un agitatore, non era affatto nelle sue intenzioni
il commuovere le masse, ma il pensiero, si sa, una volta sprigionato
dal cervello, ha vita propria e non bada n punto n poco ai desiderii
del suo creatore.

       *       *       *       *       *

Il pensiero di Carlo Darwin, appena egli ebbe posto definitivamente
dimora in Down, il suo pensiero dominante, fu lo studio del grande
argomento della variabilit della specie. Ma tuttavia, mentre
incominciava le sue ricerche intorno a questo argomento, dava pure
opera ad altri lavori, di cui alcuni erano in rapporto col viaggio
fatto, altri si riferivano a ricerche originali. Tra i primi conviene
menzionare il volume intorno alle isole del corallo di cui ho parlato
sopra, e altre pubblicazioni geologiche relative al viaggio, e anche
di geologia delle isole britanniche. Qui pure prende posto il volume
nel quale egli racconta il suo viaggio, quello intorno a cui mi son
tanto dilungato in principio. Fra i lavori zoologici originali del
Darwin, pubblicati in quel tratto di tempo, ha un grande valore la
sua _Monografia dei Cirripedi_. Sono due volumi di un migliaio di
pagine, con quaranta tavole. Molti fatti nuovi si vennero a rivelare
per quel lavoro, e di grande importanza. Differenze sessuali enormi,
l'unisessualismo, l'ermafrodismo, la condizione complementare di alcuni
maschi, tutto nella medesima specie, onde il Darwin stesso diceva non
trovarsi nulla di somigliante a ci che egli era venuto riconoscendo in
tutto il resto del regno animale, ma trovarsi bens in alcune piante;
e conchiudeva soggiungendo, che nella serie dei fatti che egli era
venuto investigando, appariva una singolare illustrazione di pi di una
cosa da lungo tempo nota, che la natura, cio, muta gradatamente da
una condizione all'altra, e nel caso di cui egli stava parlando, dalla
bisessualit alla unisessualit....

Per tutte le vie il Darwin si trovava ad arrivare alla stessa
conclusione; la verit di cui si era consacrato alla ricerca lo veniva
stringendo da tutte le parti.

Ma la via principale per cui Darwin venne ad investigare il fatto della
variabilit della specie e a rintracciarne le cause, la via che, appena
vi ebbe posto il piede, gli si appales tale da menarlo ad una grande
meta, fu una via la quale era stata sempre aperta a tutti, patente,
amplissima, in cui tutti avevano sempre camminato senza saper quello
che facevano, come il borghese gentiluomo del Molire aveva sempre
fatto della prosa senza saperlo.

Fu la osservazione degli animali domestici e delle piante coltivate.

Nessuno prova meraviglia di quelle cose che ha quotidianamente
sottocchio. Perci non ci meravigliamo delle modificazioni che l'uomo
induce negli animali domestici, per quanto esse siano meravigliose.

L'uomo modifica a sua posta, direi quasi si aggiusta a suo piacimento
gli animali domestici, secondo i suoi bisogni, i suoi gusti e i suoi
capricci. Ne muta il colore e la qualit dello integumento, la mole, la
forma, le proporzioni, le viscere, gli organi dei sensi, tutto.

Se un naturalista, approdando ad un'isola non ancora visitata
dall'uomo, trovasse forme come il cane di Terranova, il veltro, il
bracco, il botolo, non avrebbe neppure per un momento l'idea che
potesse trattarsi di animali della medesima specie.

Il cavallo da corsa inglese, allungatissimo, fino, sottile, tutto
muscoli, meravigliosamente atto a percorrere un grande spazio in
brevissimo tempo, comparato col poney piccolissimo e tarchiatello,
e col macchinoso e pesante cavallo da tiro, sembrerebbero, a chi li
vedesse per la prima volta, animali ben diversi.

Dal maiale l'uomo non vuole che carne e grasso, ed  arrivato a
ottenere una razza in cui nell'adulto il corpo non appare pi che
un otre enorme rimpinzato di grasso e di carne. Le zampe sono tanto
piccole che l'animale non ci si pu reggere, non si muove, non opera,
non sente; ingoia, grugnisce, procombente a terra aspetta la morte.

L'uomo ha voluto conigli con le orecchie gi penzolanti e li ha avuti,
ha voluto anche conigli con un orecchio su e l'altro gi e li ha avuti
pure; galline grosse come tacchini e galline grosse come quaglie, con
ogni maniera di ciuffi e di creste e perfino col piumaggio al rovescio,
pecore, capre, bovine senza corna, cani senza coda, piccioni con coda
di pavone, piccioni con becco di falco, piccioni capitombolanti, pesci
con duplici e triplici pinne, filugelli con bozzoli di una data forma,
di un dato colore, di una data qualit di seta, e via dicendo.

Come uno scultore si modella l'argilla, a poco a poco l'uomo si modella
la forma animale e se la foggia a suo piacimento.

Come fa ci l'uomo?

Anche il contadino sa rispondere a questa domanda, sa che ci si fa con
un mezzo tanto facile e semplice quanto efficace e sicuro.

La scelta dei riproduttori.

Vien su accidentalmente in una greggia un capro senza corna; dico
accidentalmente per dire che non so come la cosa sia avvenuta; se
questo capro avr una figliuolanza,  molto probabile che tra i
suoi figli qualcuno riesca pure senza corna. Quando per avventura
in quella greggia si fossero trovati accidentalmente un capro senza
corna e anche una capra senza corna e questo maschio e questa femmina
fossero stati messi insieme a dare opera alla riproduzione, anche pi
probabilmente qualcuno dei loro figli sarebbe venuto su senza corna.
Dico qualcuno, non tutti; o fors'anche nessuno, ma, poi, un figlio di
questi figli. Comunque, se l'allevatore prende questi nati senza corna
e fa in modo che fra loro producano figliuolanza, i nati della seconda
generazione senza corna saranno pi numerosi di quelli della prima.
Cos pi che non quelli della seconda saranno numerosi senza corna
i nati della terza generazione, e pi ancora quelli della quarta, e
via dicendo. Scegliendo sempre gli individui senza corna e facendoli
riprodurre insieme, si finir per avere una razza di individui tutti
e sempre senza corna. Tutti e sempre, salvo forse una volta o l'altra
un qualche raro individuo che nascer colle corna per ricordare
ancora il carattere dei suoi antenati, al quale fatto venne dato il
nome di _atavismo_, che  sempre pi raro quanto pi son numerose le
generazioni discese dai primi progenitori senza corna, vale a dire
quanto pi  antica la razza.

Ora  un secolo da che nacque nel Massachussett un montone che aveva
il corpo allungato e le gambe corte e torte come il cane bassotto. Il
proprietario della greggia che ebbe quel montone pens che sarebbe
stato vantaggioso per lui avere molti montoni di quella sorta, perch
non avrebbero potuto saltar fuori dal ricinto e gli sarebbe stato pi
facile custodirli. Fece adunque riprodurre quel montone di cui i figli
vennero pure col corpo lungo e colle gambe torte, e ne ebbe in breve
tutta quanta una razza.

Il dottor Gaspare Pacchierotti di Padova regal al professore
Canestrini un cane da caccia nato colla coda corta, figlio di due
genitori che avevano avuto tagliata la coda. (Vedi _La teoria di
Darwin_ criticamente esposta da GIOVANNI CANESTRINI, Milano, Dumolard,
1880).

In Piemonte nel principio del secolo, quando erano esclusivamente
adoperati per la caccia delle quaglie i cani bracchi a cui si soleva
tagliare la coda, il nascere dei cagnolini bracchi senza coda era un
fatto frequente, e mi ricordo bene di averne veduti, e soprattutto di
aver inteso parlare della cosa siccome veduta da molti, e frequente
tanto da non destare nessuna meraviglia. Ho anzi intorno a ci una
ricordanza al tutto speciale. Mio padre mi fece vedere un giorno uno di
quei cagnolini senza coda, ancora poppante, e me ne parl come di un
esempio molto evidente della ereditariet dei caratteri negli animali
domestici.

A Roma, nell'orto botanico a Panisperna, v' un bel cane da guardia che
si chiama Orso, ed  in questo momento ben lontano dallo aspettarsi che
venga stampato il suo nome. Orso non ha coda e nacque senza coda. Il
professore Pedicino, che lo ebbe poppante, attesta il fatto, il qual
fatto  comune fra i pastori della campagna romana ed era gi noto fin
dal secolo passato.

Presso Iena, alcuni anni or sono, un toro al quale, pel chiudersi
repentino della porta della stalla, s'era strappata la coda, fu padre
di vitelli senza coda.

Un toro nato senza corna da genitori cornuti, al Paraguay, nell'anno
1770, accoppiato con una vacca provveduta di corna, produsse vitelli
senza corna, i quali si propagarono sempre collo stesso carattere
negativo, per modo che, merc la scelta degli allevatori, oggi al
Paraguay i bovi cornuti sono rarissimi ed  invece al tutto dominante
la razza delle bovine senza corna.

Le pecore merinos degli spagnuoli furono perfezionate in Inghilterra e
in Germania. Si pratica una scelta a tre riprese degli individui che si
vogliono destinare alla riproduzione; si collocano i pi belli sopra
una tavola, se ne esamina attentissimamente la lana, e si tirano fuori
quelli che l'hanno pi fina; poi si mettono sulla tavola questi soli, e
fra essi ancora se ne separano i migliori; poi si fa una terza scelta,
di alcuni pochissimi, ottimi fra tutti. Questo lavoro, per lunghi anni
compiuto nello Elettorato di Sassonia, ha prodotto una razza di cui
ciascuna pecora  di una rara perfezione.

Appunto per essersi fatta nell'Elettorato di Sassonia questa razza, la
pecora che le spetta ebbe il nome, popolarissimo fra gli allevatori, di
_Pecora elettorale_, nome che mi produce un certo effetto ora che lo
scrivo, perch lo scrivo appunto mentre bolle il lavoro elettorale con
suffragio allargato e scrutinio di lista.

La scelta dei riproduttori  adunque il mezzo capitale che l'uomo
adopera per farsi le razze degli animali domestici, e a questo poi,
naturalmente, aggiunge quei mezzi accessorii che ottiene col porre
l'animale, che vuole sviluppare in un dato senso, nelle condizioni
meglio acconce allo intento; la quantit e la qualit del nutrimento,
le abitazioni, gli esercizi, l'aria, la luce, l'uomo regola intorno
all'animale secondo i casi. Cos esercita nella corsa il puledro,
mentre tiene nell'immobilit il maiale, e avvezza i piccioni
viaggiatori al ritorno portandoli un po' discosto e abbandonandoli
appena sanno volare, e a poco a poco allungando sempre le distanze.

La stessa cosa come per gli animali domestici avviene, merc l'opera
dell'uomo, per le piante coltivate, e non  d'uopo dire quanta sia la
variet dei frutti, dei fiori, delle forme stesse delle piante che
l'uomo coltiva; le esposizioni che si fanno ora tanto frequentemente
hanno messo ognuno in condizioni di verificare la cosa. La via per
ottenere tante e tante singolari variet costanti  la stessa, la
scelta dei semi di quelli individui che hanno in maggior grado il
carattere che si ricerca e lo adattamento delle condizioni esterne,
quanto pi si possa, allo scopo che si vuole ottenere.

       *       *       *       *       *

Questo argomento delle modificazioni che l'uomo induce negli animali
domestici e nelle piante coltivate, della via che tiene e dei
risultamenti cui giunge, fu, come ho detto, lo studio principale fatto
da Carlo Darwin negli anni che tennero dietro a quello in cui ferm
in Down la sua dimora. Studi tutto, ma si applic segnatamente allo
studio delle razze dei piccioni. Questi uccelli domestici sono stati
profondissimamente modificati e svariati in numerose e differentissime
razze dall'uomo, e danno certezza allo studioso (ci che non si pu
dire sempre degli altri animali domestici) di provenire tutti da una
sola specie selvatica, il comune piccione terraiolo. Carlo Darwin si
fece membro di societ inglesi che danno opera allo allevamento dei
piccioni, scrisse in ogni parte del mondo, ebbe esemplari in pelle
di tutte le razze e ragguagli di ogni sorta da persone intelligenti
e capaci di comprendere bene e di rispondere acconciamente alle sue
domande.

Cos egli si compenetr scientificamente e riusc a comprendere tutta
la importanza della verit volgare che l'uomo ottiene tanto differenti
le razze degli animali domestici e le variet delle piante coltivate
merc la scelta dei riproduttori, o come egli disse, la scelta
artificiale, contrapponendo questo nome a quello della scelta naturale
che egli riconobbe essere il grande fattore della modificazione e della
trasformazione delle specie dei viventi, animali e piante, in natura.




                                  XI


La teoria dei cataclismi, dei grandi rivolgimenti, delle rivoluzioni
del globo, la teoria di Cuvier era caduta, morta e sepolta.

Carlo Lyell, pubblicando nel 1830 i suoi _Principii di geologia_,
era venuto a mutare le opinioni allora in corso, e quella sua
pubblicazione fu tanto sapiente, tanto limpida, tanto persuasiva,
tanto ricca di dimostrazioni e di prove, fin l dove possono andare
le prove e le dimostrazioni in fatto di geologia, tanto stringente
nelle argomentazioni dove non era pi questione di prove, che si
osserv questo fatto notevole di un profondo rivolgimento operato nel
campo della scienza in un tempo breve e con cos poco contrasto come
raramente suole avvenire in tal sorta di casi.

Carlo Lyell dimostr che quei mutamenti profondi sulla superficie della
terra di cui appaiono tanto evidenti le traccie, non sono gi avvenuti
merc scoppi, cataclismi, azioni violentissime in modo istantaneo e
repentino, ma bens a poco a poco, lentissimamente e per l'azione di
quelle medesime cause che operano anche oggi.

La vita di un uomo, la vita di parecchie generazioni d'uomini,  troppo
breve a riconoscere certi mutamenti che avvengono alla superficie
della terra. Questi mutamenti non si fanno riconoscere che in capo a
molti secoli. Il suolo si muove, si pu dire, in ogni parte, qua si
solleva, l si abbassa, questi sollevamenti e questi abbassamenti sono
lentissimi, si fermano, riprendono, proseguono, per tornare a formarsi
e per tornare a proseguire; il fondo dei mari si solleva, la terra
emersa si sprofonda, l'acqua e l'aria intaccano le rocce e la materia
solida si altera, si sgretola, s'intacca, si scompone e costituisce
nuove combinazioni; tutto si muta, e dove prima era un clima caldo
diventa temperato e poi freddo, e dove era ghiacciato tutto l'anno
s'apre il campo a poco a poco ad una lussureggiante vegetazione. Dico
a poco a poco, lentissimamente, col volgere di centinaia e migliaia di
secoli.

       *       *       *       *       *

Cos i viventi hanno potuto di generazione in generazione trovarsi
in condizioni che siano venute mutandosi lentissimamente; questi
mutamenti esterni hanno potuto bene, anzi hanno dovuto trarre con s
la modificazione di alcuni caratteri. Gli individui di una data specie
di animali in natura si rassomigliano moltissimo fra loro; tuttavia
una qualche differenza individuale c'; in una localit dove il clima
si vada facendo pi freddo, quegli individui di questa o quella specie
di mammiferi che per avventura abbiano un po' meglio dei loro compagni
folto e lungo il pelame, si troveranno in condizioni migliori e avranno
maggior probabilit di campare e di invecchiare, di propagarsi, che non
gli altri. Questi individui pi riccamente forniti di pelo produrranno
figli in pari modo, gli uni pi e gli altri meno, privilegiati per un
pelame pi ricco e meglio protettore; quei figli che saranno meglio
privilegiati avranno maggior probabilit di sopravvivere e trasmettere
a loro volta il carattere benefico ai loro discendenti. Cos a poco
a poco, dopo molte generazioni, si avr un cambiamento stabile per
questo riguardo e i discendenti avranno sopportato un mutamento
rispetto agli antenati, appariranno diversi da quelli, la specie avr
variato in natura, come varia in domesticit e si modifica la razza.
In domesticit la modificazione segue merc la scelta artificiale
che fa l'uomo degli individui meglio forniti del carattere che si
trasmette. In natura la scelta avviene da s stessa col sopravvivere
e propagarsi degli individui che hanno il carattere favorevole, e si
ha quindi la _scelta naturale_. Tutti sanno che il colore del pelo,
delle piume, delle scaglie, della pelle nuda, dello integumento degli
animali, si conforma al colore del mezzo in cui questi vivono. La
raganella che sta nel fogliame degli alberi e la cavalletta che sta
nell'erba dei prati sono verdi, l'orso delle regioni polari  bianco
come la neve, gli insetti son variopinti come i fiori in cui vivono,
la lucertola muraiola ha il color dei muri, la steppa, il deserto,
danno il loro colore agli animali che vi albergano. La stessa cosa 
nel mare. Le alghe marine hanno belle e svariatissime tinte, sovente
sfumature delicate e gradazioni da pareggiare i fiori dei prati e dei
monti, ma dominano soprattutto tre grandi tinte, la verde, la rossa e
la bruna. Quei pesciolini del mare che vivono fra le alghe e i nostri
pescatori denominano collettivamente col nome di pesci di scoglio,
son bruni, verdi, rossi, variopinti, conformemente al color delle
alghe in mezzo alle quali s'aggirano guizzando; cos hanno il color
delle alghe le chiocciole e le limacce marine, i gamberelli, e via
dicendo. Ci segue merc la scelta naturale. Se in un prato vi fossero
cavallette di varii colori, alcune verdi, altre rosse, altre gialle,
altre bianche, pi facilmente senza dubbio le prime si sottrarrebbero
alla vista degli uccelletti che ne fanno loro pasto, pi facilmente le
altre sarebbero beccate. Cos a poco a poco verrebbero a scomparire le
cavallette colorite altrimenti che non in verde, mentre quelle colorite
di questo colore si salverebbero. Alla lunga, il color verde finisce
per rimaner solo in campo scomparendo tutti gli altri merc l'opera
irresistibilmente efficace della scelta naturale. Lo stesso si dica per
gli altri esempi citati e per gli innumerevoli che si potrebbero citare.

Gli animali da preda, le fiere, gli uccelli rapaci, e tanti altri
animali pi piccoli, ma non meno fieri predoni, debbono lottare fra
loro di forza, di velocit, o altrimenti, per campare la vita. Data una
localit dove i predatori siano numerosi e le vittime vi vadano, per
una delle tante cause che possono produrre questo effetto, facendosi
pi scarse, i pi deboli fra i predatori soccomberanno, mentre i pi
forti persisteranno, e questi saranno i pi veloci, i meglio armati,
quelli per qualsiasi carattere pi favorevole in condizioni migliori
per vincere, e questi caratteri favorevoli si verranno sempre pi
sviluppando e seguir nella specie una trasformazione.

       *       *       *       *       *

Invero, la lotta per la vita  una legge fatale, dolorosa, crudele,
di tutti i viventi: di tutti i viventi non escluso l'uomo. Malthus
dimostr come nelle generazioni degli umani segua questo fatto, che
nascon molti pi bambini di quello che si possa alimentare di uomini,
quindi c' una certa quantit di umani che langue, deperisce, muore
vinta nella lotta per l'esistenza, fierissima nelle societ incivilite.

Questa lotta per la vita che  nella umanit,  in tutti i viventi
in natura. L'uomo potr forse un giorno farla cessare e potrebbe fin
d'ora attenuare in parte gli effetti tremendi di questa lotta quando
veramente il forte si volesse dare pi pensiero del debole. Nei viventi
in natura non c' rimedio.

I naturalisti si son divertiti qualche volta a calcolare il numero
degli individui che deriverebbero da una sola coppia di animali,
quando tutti i loro nati crescessero e si propagassero a loro volta
per un certo tratto di tempo.  una cosa che fa spavento. Le aringhe
nate dalle ova di un'aringa sola, ove ci avvenisse, in pochi anni
empirebbero tutti i mari.

 terribile invero questa legge che condanna il maggior numero dei
viventi a perire prima di arrivare allo stato adulto, prima di
soddisfare al compito supremo della riproduzione.

Il Kleinenberg ha in proposito le seguenti notevoli parole:

La sproporzione tra gli individui virtualmente esistenti e quelli
che realmente arrivano al completo svolgimento di tutte le funzioni,
 senza dubbio un fatto generale nel regno organico. L'ammissione di
questo fatto come principio scientifico incontra tuttavia, al parer
mio, alcune difficolt. Invero l'indomabile tendenza degli esseri
organici a moltiplicarsi oltre i limiti del realmente possibile, non
mi pare comprensibile senz'altro come una qualit fondamentale della
materia vivente; sarebbe una relazione ragionevolissima se la vita si
mantenesse eternamente in proporzione diretta coi disponibili mezzi
di sussistenza. D'altro canto s'intende che questo fenomeno biologico
non possa essere effetto della selezione naturale, imperocch la sua
esistenza  precisamente la necessaria presupposizione, senza la quale
non si avrebbe n la lotta per l'esistenza, n la selezione naturale.
La lotta per l'esistenza quindi non pu essere una condizione
primitiva della vita e deve aver avuto origine da certe relazioni
posteriori. Sarebbe una ipotesi forse accettabile che la vita comparve
sulla terra per la prima volta in quantit assai scarsa relativamente
all'esuberanza di elementi vitali offerti dalla natura; che tale
sproporzione in favore alla vita ne provoc la rapida moltiplicazione e
che l'abbondante riproduzione ben presto divent abituale, ereditaria.
In questo primo periodo della vita terrestre non esisteva n lotta
per l'esistenza, n selezione, n sviluppo. Ma appena fu raggiunto
l'equilibrio, esso fu immediatamente disturbato a causa dell'ereditaria
rapida propagazione, la vita traboccava, la bilancia si abbassava
dal lato opposto, e da quel momento incominciano la concorrenza, la
soppressione del meno perfetto, le trasformazioni.

Quanto alla lotta per l'esistenza, essa  fondata sulla tendenza
del vivente a conservar s stesso, tendenza che  assolutamente
inseparabile dal concetto della vita in qual modo pure vada formulato;
la selezione  poi una conseguenza della lotta, e ne risulta, dato un
certo numero di variazioni, con necessit inevitabile, la formazione di
nuove specie.

       *       *       *       *       *

Erasmo Darwin parla di una lotta che segue in natura nel regno
vegetabile, e dice:

Tutto il mondo vegetabile si contende a vicenda e luce e aria; gli
arbusti s'inalzano disopra le erbe, e, togliendo loro la luce e l'aria,
arrivano a danneggiarle a segno che le fanno perire, gli alberi
soffocano e danneggiano gli arbusti, le piante parassite arrampicanti,
come l'_edera_ e la _vitalba_, nuocciono agli alberi pi alti, ed altre
piante parassite, che sussistono senza essere abbarbicate entro la
terra, come il _Visco_, la _Fillandsia_, l'_Epidendrum_, i _Muschi_ e i
_Funghi_, nuocciono agli alberi sopra cui vivono.

Una delle gramigne indiche, _Paniscum arborescens_, il cui stelo non 
pi grosso d'una penna d'oca, s'inalza tanto alto, quanto i pi grandi
alberi, per cagione di questa contesa per l'aria e la luce....

Qui Erasmo Darwin parla della lotta fra le varie specie di vegetabili.
Accenna, per verit, alla gramigna indica diventata cos alta, ma non
esprime chiaramente il concetto della lotta fra i varii individui di
una stessa specie per la quale finisce la specie per trasformarsi.

       *       *       *       *       *

In una fitta foresta le piante arboree tenderanno sempre ad allungarsi
verticalmente e salire, mentre un albero che cresce liberamente solo in
una ampia pianura tender ad allargare i suoi rami, e quando i semi di
questo per una lunga serie di generazioni venissero a trovarsi sempre
nelle medesime condizioni finirebbe per derivarne una forma d'albero
poco alto con espansissime fronde.

Gli alberi in montagna han foglie sottili e rami orizzontali, nelle
condizioni migliori per resistere al vento e alla neve; possiamo
benissimo intendere come, per una lunga serie di trasformazioni
lentissime merc la scelta naturale, sian venuti al punto in cui oggi
li vediamo; come intendiamo il caule brevissimo di altre piante alpine,
di alcune delle quali possiamo tener dietro allo accorciarsi del caule
a mano a mano alle varie altitudini.

       *       *       *       *       *

Venticinque anni or sono (scrivo ora nell'ottobre del 1882), entrai
un giorno nel Museo zoologico di Torino, nello studio di Vittore
Ghiliani, entomologo valentissimo, ma ancora uomo di cui la virt e
la bont superavano il sapere, per quanto questo fosse grande. Trovai
quell'ottimo uomo curvo sul tavolino colla lente; aveva davanti una
tavoletta di sughero stretta e lunga, con sopra insetti coleotteri
infilzati. Lev il capo, mi corse incontro a stringermi affettuosamente
la mano. Io dimorava allora in Genova e solo di rado capitava a Torino.

C'era sempre qualche cosa da imparare quando il Ghiliani parlava, e
io gli domandai che cosa stesse guardando con tanta attenzione al mio
arrivo.

--Sto guardando--mi rispose concitatamente--questa prova che ho qui
sotto gli occhi del fatto, che in natura non vi sono specie. Vedete
qui; osservate, di questa dozzina di forme, la prima e l'ultima; vi
paion ben differenti l'una dall'altra; tanto che non vi viene in mente,
se mettete le due sole accosto, di dire che appartengono alla medesima
specie: ma guardate quelle che stanno in mezzo, guardatele l'una dopo
l'altra nell'ordine in cui sono disposte: la prima  talmente affine
alla seconda che voi non credete di poterla separare specificamente;
ma questa seconda si lega nello stesso modo alla terza, la terza alla
quarta, e cos via. La prima  della schietta pianura, la seconda
delle falde del monte, le altre del monte stesso a mano a mano sempre
a un'altezza maggiore. Le specie si modificano salendo, e ci non solo
negli insetti, ma in generale negli animali e nelle piante.--

Queste parole io le ascoltava dal Ghiliani, due anni prima che venisse
fuori con uno scoppio, che doveva echeggiare per tutto il mondo, il
volume intorno all'origine della specie, di Carlo Darwin.

Nessuno pi di Vittore Ghiliani era in condizioni di comprendere quel
volume, e invero egli sommamente se ne compiacque e nella sua immensa
ricchezza di cognizioni entomologiche trov poi pel rimanente della sua
vita argomenti suoi in appoggio di questa dottrina.




                                  XII


Il moltiplicarsi di una data specie di viventi in una data localit
 sovente in rapporto colla esistenza di altri viventi, talora assai
lontani e diversi dai primi e tali che non si crederebbe mai, quando
la cosa non fosse dimostrata dalla osservazione, che possano gli uni
giovare o nuocere agli altri.

Una sorta di gambero marino chiamato _Paguro_ dai naturalisti, comune
lungo le spiagge italiane, e notissimo ai pescatori che lo cercano per
inescarne i loro ami, presenta questa singolare conformazione, che
quella parte che volgarmente nel gambero si chiama la coda, ma che
invero  il ventre, invece di avere la copertura di scaglie che hanno
gli altri gamberi, si trova in esso al tutto nuda e con una pellicina
sottile. Con un ventre di tal fatta allo scoperto il paguro non
potrebbe vivere; oltrech la pellicina sottile si lacererebbe contro
gli spigoli delle pietruzze e delle arene, ogni sorta di pesciolini di
scoglio la morderebbero e ne farebbero pasto. Singolare forma questa
del paguro, che mentre ha il capo e il petto saldati insieme e protetti
da una salda corazza, ha il ventre molle e indifeso. A ogni costo
bisogna che il paguro faccia una difesa a quel suo ventre nudo; la fa
in singolarissimo modo. Dove esso vive fra gli scogli, sulle ghiaie
e nelle fanghiglie sottomarine lungo la spiaggia, vivono parecchie
sorta di chiocciole di mare, le quali siccome vivono muoiono. La parte
molle dell'animale si disf tutta dopo la morte e rimane la conchiglia
vuota. Il paguro prende questa conchiglia e ci alloga dentro il suo
molle ventre e se la trascina dietro camminando. Se le conchiglie
vuote son molte e i paguri pochi, tutto va bene; ma se i paguri son
molti e poche le conchiglie vuote, tutto va male. Seguono fra i paguri
fiere battaglie pel possesso di una conchiglia. Avviene talora che un
paguro, annoiato di trascinarsi sempre la conchiglia dietro, la lascia
per darsi un po' di sollazzo e fare una passeggiatina. Un altro paguro
subito se ne impadronisce e quando ritorna il primo proprietario se
ne trova espropriato. I combattimenti fra i paguri pel possesso delle
conchiglie sono tanto frequenti che quegli animaletti si son fatto un
certo abito del combattere e quando due s'incontrano s'azzuffano per
tenersi in esercizio. Qui adunque si ha un crostaceo di cui la vita
dipende dalla vita, o piuttosto dalla morte, di un mollusco; ma lo
scarseggiare o lo abbondare del mollusco  in rapporto colla quantit
dei suoi varii predatori, colla quantit e colla qualit delle alghe
di cui esso si pasce, le quali sono in rapporto colla qualit della
roccia, colla condizione di movimento e di purezza dell'acqua, e via
dicendo.

In alcune vallate presso Genova, dice il professore Arturo Issel
(_Variet di Storia naturale_, Milano, Treves, 1866) scarseggiano le
chiocciole, perch esse sono avidamente divorate dai topi, che quivi
molto abbondano; una sola specie vi  comunissima (_Helix cespitum_)
e, a quanto pare, essa sfugge alla regola, perch vive sul cespite dei
cardi spinosi, i quali coi loro pungenti aculei le fanno schermo contro
gli attacchi dei suoi nemici.

Una mosca, chiamata dai naturalisti _cecidomia_, depone le uova sugli
stami di una scrofularia, e secerne un veleno producente una galla, di
cui si nutre la larva; un altro insetto, chiamato _misocampo_, depone
le uova entro quella galla nel corpo stesso della larva della mosca,
e cos si nutre della sua preda vivente. Ne risulta che un imenottero
dipende da un dittero, il quale dipende a sua volta dalla propriet che
possiede di produrre una secrezione mostruosa in un organo particolare
di una certa pianta.

Il bue, il cavallo, il cane, non sono ritornati allo stato selvaggio
nel Paraguay, mentre ci avvenne di questi animali un po' pi al nord
e un po' pi al sud di quella contrada. Due naturalisti benemeriti pel
grande studio che hanno fatto della zoologia dell'America meridionale,
Azara e Rengger, hanno trovato la ragione di questo fatto.  comune al
Paraguay una sorta di mosca, la quale depone le sue uova nell'ombellico
dei cani, dei buoi e dei cavalli appena nati, e li fa morire. Questa
mosca ha per nemici gli uccelli insettivori e i suoi parassiti, e il
pi o il meno di questi viene cos ad operare sui bovi, sui cavalli e
sui cani.

Giova riferire le seguenti parole del Darwin:

....La visita delle farfalle  assolutamente necessaria a molte
nostre orchidee per spandere il loro polline e fecondarle. Abbiamo
esperienze che ci convincono che i pecchioni sono quasi indispensabili
alla fecondazione della viola del pensiero (_viola tricolor_), perch
le altre api non vi si arrestano. Ho anche scoperto che parecchie
specie di trifoglio richieggono la visita delle api per divenire
feconde: per esempio 20 capi di trifoglio olandese (_trifolium
repens_) diedero 2290 semi, mentre 20 altri individui di questa
specie, inaccessibili alle api, non ne diedero uno solo. Cos 100
piante di trifoglio rosso (_trifolium pratense_) produssero 2700 semi,
ma altrettante pianticelle difese dalle api non diedero semente di
sorta. I soli pecchioni visitano il trifoglio rosso; le altre api non
ne possono suggere il nettare. Si  sostenuta l'idea che le falene
potessero cooperare alla fecondazione dei trifogli; ma io dubito che
ci sia possibile pel trifoglio rosso, giacch il loro peso non
basta a deprimere i petali della corolla. D'onde pu inferirsi che se
l'intero genere dei pecchioni divenisse molto raro o si estinguesse in
Inghilterra, probabilmente la viola del pensiero ed il trifoglio rosso
diminuirebbero assai o scomparirebbero interamente.

Il numero dei pecchioni in qualsiasi regione dipende in gran parte
dal numero dei topi campagnuoli che distruggono i loro favi e i
loro nidi; e M. H. Newman, che osserv lungamente le abitudini dei
pecchioni, crede che pi di due terzi di questi sono cos distrutti
in Inghilterra. Ora, il numero dei topi dipende principalmente, come
tutti sanno, dal numero dei gatti; e il signor Newman dice che presso i
villaggi e le borgate egli ha trovato i nidi dei pecchioni in maggior
copia che altrove, il che egli attribuisce al gran numero dei gatti che
distruggono i topi campagnuoli.  dunque credibilissimo che la presenza
di un gran numero di animali felini in un distretto, determini,
mediante l'intervento dei sorci e delle api, la quantit di certi fiori
nel distretto stesso.

La moltiplicazione di ogni specie  dunque sempre inceppata da diverse
cause, che agiscono in varii periodi della vita e nelle differenti
stagioni dell'anno; alcune sono pi efficaci, ma tutte concorrono
a determinare il numero medio degli individui od anche l'esistenza
delle specie. In alcuni casi si pu dimostrare che in diverse regioni
agiscono cause diverse sopra le medesime specie. Quando si considerano
le piante e gli arbusti che coprono un terreno incolto, siamo indotti
ad attribuire il loro numero proporzionale e le loro specie a ci
che chiamiamo il caso. Ma quanto falsa  questa opinione! Quando si
atterra una foresta americana sappiamo che sorge una vegetazione
diversissima; pure si  notato che le antiche rovine indiane del
mezzogiorno degli Stati Uniti, che un tempo erano state spogliate dei
loro alberi, spiegano al presente la medesima meravigliosa diversit
e proporzione di razze, quale  quella delle vergini boscaglie
vicine. Quale tenzone deve essersi continuata per lunghi secoli fra
le differenti specie di alberi, quando ciascuna spande annualmente i
proprii semi a migliaia! Quale guerra degli insetti contro gl'insetti;
degli insetti, lumache e altri animali contro gli uccelli e gli animali
rapaci! Tutti sforzandosi di moltiplicare e tutti nutrendosi gli uni
degli altri o cibandosi a spese degli alberi, dei loro semi, dei loro
pollini o d'altre piante che prima coprivano la terra e impedivano
conseguentemente lo sviluppo degli alberi! Che si getti in aria un
pugno di penne e ognuna ricadr al suolo secondo leggi definite; ma
quanto  semplice il problema della loro caduta in confronto di quello
delle azioni e reazioni delle piante ed animali innumerevoli che nel
corso dei secoli determinarono i numeri proporzionali e le specie degli
alberi, che ora crescono sulle rovine indiane! (_Sulla origine delle
specie_, traduzione di GIOVANNI CANESTRINI. Torino, Unione tipografica
editrice, 1875).

Questo grande principio della scelta naturale  come un sole splendido
e fiammeggiante che illumina e rende in ogni parte riconoscibili una
infinit di fatti intorno ai quali prima era buio. Non tutto a ogni
modo, nel regno dei viventi, si spiega con questo principio. Non si
spiega, o almeno non si spiega sempre la differenza, talora molto
grande, che si scorge negli animali fra le femmine e i maschi.

Dico che nella scelta naturale non si spiega sempre la differenza
fra le femmine e i maschi, perch in qualche caso veramente si pu
spiegare. I fagiani presentano grandissime differenze nei due sessi,
come tutti sanno. I maschi hanno un piumaggio bellissimo variopinto,
mentre le femmine hanno un modesto colorito uniforme; ma le femmine dei
fagiani covano sul suolo, non protette da fronde o fogliame od altro, e
quando avessero vivacemente colorito il piumaggio, facilmente sarebbero
scorte dagli uccelli rapaci e predate. Il modesto piumaggio in armonia
col colore circostante protegge queste femmine dei fagiani; si pu
adunque credere che qui si sia fatta una scelta naturale sopravvivendo
le femmine pi brune e soccombendo quelle meglio colorite, e che questo
carattere ereditariamente si sia andato trasmettendo sempre alle
femmine di generazione in generazione tanto da diventare costante.

Ma questa spiegazione che sta pel fagiano non sta nella maggioranza dei
casi, che sono numerosissimi, di differenze fra i maschi e le femmine
in tante sorta di animali.

Generalmente il maschio  quello che si modifica di pi e varia di
pi nelle sue modificazioni. Il maschio ha maggior bellezza, maggior
vigore, indole pi battagliera, organi dei sensi pi fini, maestria
di canto, ghiandole odorose, certi caratteri qualche volta che non
gli servono nella vita ordinaria e non si possono intendere che come
ornamenti fatti per meglio piacere alle femmine. Talora il maschio
si fa bello al tempo degli amori e si tramuta per modo da non essere
pi riconoscibile e sfoggia la nuova bellezza e fa strani atti ed
inconsueti davanti alla femmina, e combatte furiosamente e uccide i
rivali.

I maschi pi gagliardi e pi belli in ogni tempo hanno dovuto avere
maggior facilit di debellare i rivali e piacere alle femmine; la
gagliardia e la bellezza dei padri ha dovuto trasmettersi ai figli, e
cos nuovi caratteri differenziali fra il maschio e la femmina a poco
a poco hanno dovuto apparire e trasmettersi e costituirsi. Per tal
modo s'intendono queste differenze sessuali e s'intende come i giovani
somiglino alle femmine e i caratteri differenziali non appariscano che
pi tardi.

A questa maniera di scelta per la quale si vengono differenziando i
sessi e che  diversa dalla scelta naturale, perch i maschi hanno
acquistato la loro attuale struttura non gi per essere meglio atti
a sopravvivere nella lotta per l'esistenza, ma per avere acquistato
un vantaggio sopra altri maschi e per averlo trasmesso ai loro figli
maschi, a questa maniera di scelta il Darwin diede il nome di scelta
sessuale, e con essa spieg buon numero di fatti inesplicabili
altrimenti.




                                 XIII


Per oltre a venti anni nel secolo passato Erasmo Darwin medit e lavor
intorno alla sua zoonomia prima di farne la pubblicazione. Per oltre
a vent'anni nel nostro secolo Carlo Darwin medit e lavor intorno
alla origine delle specie prima di dirne una parola per le stampe. La
suprema importanza dell'argomento che egli sentiva tutta, e questo 
sommo suo merito, lo rendeva dubitoso. Voleva venir fuori con buone
ragioni a sostegno delle sue idee, voleva che i fatti fossero la base
delle sue meditazioni e di quelle conseguenze grandiose alle quali
la sua mente veniva arrivando. Viveva lontano dai tumulti, libero
del suo tempo, intento tutto e sempre all'opera sua. Si rivolgeva da
ogni parte a chi potesse dargli aiuto, e veniva esponendo a due suoi
dottissimi amici, Carlo Lyell e il dottor Hooker, i risultamenti delle
sue ricerche e i suoi pensieri. Dopo cinque anni di assiduo lavoro in
questa via egli incominci a scrivere alcune annotazioni; e nell'anno
1844 fece un abbozzo dell'operato suo, notando le conclusioni cui
era venuto. Di questo suo scritto ebbero conoscenza i suoi due amici
sopranominati, e il dottor Hooker lo lesse tutto.

Carlo Lyell e il dottor Hooker sollecitavano vivamente il Darwin a
pubblicare qualche cosa intorno ai suoi studi e ai suoi concetti,
ed egli rispondeva di s, ma non ne faceva nulla. Sebbene avesse
raccolto un grande corredo di fatti a sostegno delle sue idee, non
gli pareva mai di averne abbastanza e andava sempre procrastinando
il giorno di una pubblicazione preliminare. Forse avrebbe ritardato
indefinitamente, forse, come quei grandi artisti ignorati di cui
taluno narra che abbiano accarezzato tutta quanta la vita un concetto
senza mai incarnarlo, avrebbe proseguito sempre nelle sue ricerche
senza creder mai di essere arrivato al punto di poterne parlare, se
non fosse sopraggiunta una circostanza, la quale fece s che i suoi
amici insistessero presso di lui pi del consueto ed egli finisse per
arrendersi.

Il signor Alfredo Russel Wallace, sommo naturalista e viaggiatore, per
molti anni esplor le isole dell'arcipelago della Sonda, si addentr
fra le foreste vergini dell'arcipelago indiano, studi dal vero vivi e
in azione i prodotti della natura in quelle rigogliose contrade tanto
abbondanti di vita. Viaggiando, osservando, meditando, Alfredo Russel
Wallace venne alle stesse conclusioni intorno alla variabilit delle
specie cui era venuto Carlo Darwin. E a Carlo Darwin egli mand, l'anno
1858, uno scritto intorno a questo argomento, pregandolo di darlo a
Carlo Lyell, il quale lo present alla Societ Linneana.

Ma allora Carlo Lyell e il dottor Hooker fecero comprendere al Darwin
che non era pi tempo d'indugiare, ed egli alla perfine si arrese.

       *       *       *       *       *

Il volume intorno alla _Origine delle specie_ venne fuori a Londra il
giorno 24 novembre 1859.

In due parole ne  cos espresso il carattere fondamentale:

Quando si riflette al problema della origine delle specie,
considerando i mutui rapporti di affinit degli esseri organizzati,
le loro relazioni embrionali, la loro distribuzione geografica, la
successione geologica ed altri fatti analoghi, si pu conchiudere che
ogni specie non  stata creata indipendentemente dalle altre, ma bens
discende, come le variet, da altre specie.

Nella introduzione il Darwin espone cos limpidamente, in brevissimo
spazio, il piano del suo lavoro, che non si pu far meglio che riferire
le sue proprie parole:

...Fino dai primordii delle mie ricerche fui d'avviso che un accurato
studio degli animali domestici e delle piante coltivate mi avrebbe
offerto probabilmente i dati migliori per risolvere questo oscuro
problema. N mi sono ingannato, mentre non solo in questa circostanza,
ma ben anche in tutti gli altri casi perplessi, ho sempre trovato che
le nostre esperienze, relative alle variazioni degli esseri organizzati
avvenute allo stato di domesticit o di coltura, sono tuttavia la
nostra guida migliore e la pi sicura. Io non esito ad esprimere la mia
convinzione sull'alta importanza di questi studii, bench troppo spesso
siano stati trascurati dai naturalisti.

Per questo motivo io consacro il primo capitolo di questo compendio
all'esame delle variazioni allo stato domestico. Vedremo da ci,
che sono per lo meno possibili sopra una vasta scala variazioni
ereditarie, e quel che pi importa, vedremo quanto grande sia la
facolt dell'uomo di accumulare leggiere variazioni, per mezzo della
elezione artificiale, cio mediante la loro scelta esclusiva. Passer
poscia alla variabilit delle specie nello stato di natura; ma io dovr
a malincuore trattare con troppa concisione questo soggetto, che non
pu svolgersi convenientemente se non colla scorta di lunghi cataloghi
di fatti. Potremo nondimeno discutere quali siano le circostanze pi
favorevoli alle variazioni. Il capitolo successivo tratter della
lotta per l'esistenza fra tutti gli esseri organizzati del globo,
lotta che necessariamente deriva dal loro moltiplicarsi in proporzione
geometrica.  questa la legge di Malthus applicata a tutto il regno
animale e vegetale. Siccome gli individui d'ogni specie che nascono
sono di numero assai maggiore di quelli che possono vivere, e perci
deve rinnovarsi la lotta fra i medesimi per l'esistenza, ne segue
che se qualche essere varia, anche leggermente, in un modo a lui
profittevole, sotto circostanze di vita complesse e spesso variabili,
egli avr maggior probabilit di durata e quindi potr essere _eletto
naturalmente_. Inoltre, secondo le severe leggi dell'eredit, tale
variet eletta tender continuamente a propagare la sua forma nuova e
modificata.

Di questo principio fondamentale di elezione naturale tratter
diffusamente nel quarto capitolo: e noi conosceremo in qual modo questa
elezione naturale produca quasi inevitabilmente frequenti estinzioni
di specie meno adatte e conduca a ci che io chiamo divergenza dei
caratteri. Nel seguente capitolo io discuter le leggi complesse e
poco note della variazione. Altri cinque capitoli risolveranno le
difficolt pi gravi e pi apparenti della teoria. In primo luogo la
difficolt delle transizioni, cio come possa darsi che un essere o un
organo semplice siasi trasformato in un essere pi complicato oppure
in un organo pi perfetto; secondariamente l'istinto e le facolt
mentali degli animali; in terzo luogo l'ibridismo o la sterilit delle
specie incrociate e la fecondit delle variet incrociate; da ultimo
l'insufficienza dei documenti geologici. Nel capitolo successivo
io considero la successione geologica degli esseri organizzati nel
corso del tempo; nel dodicesimo e tredicesimo la loro distribuzione
geografica nello spazio; nel decimoquarto la loro classificazione e
le loro mutue affinit tanto nello stato adulto quanto nello stato
embrionale. L'ultimo capitolo comprender un breve riassunto di tutta
l'opera con alcune osservazioni finali.

Se teniamo conto della nostra profonda ignoranza sulle reciproche
relazioni di tutti gli esseri che vivono intorno a noi, non possiamo
fare le meraviglie se ci restano ancora inesplicate molte cose sulla
genesi delle specie e delle variet. Come pu spiegarsi che mentre
una specie  numerosa e sparsa sopra una grande estensione, un'altra
specie assai affine trovasi rara e in uno spazio ristretto? Ora
questi rapporti sono della pi alta importanza, giacch determinano
il benessere presente e credo anche la prosperit futura e le
modificazioni di ogni abitante di questo mondo. Noi conosciamo poi
ancor meno le relazioni reciproche degli innumerevoli abitanti
terrestri in molte fasi geologiche del loro passato sviluppo.
Quantunque molte cose restino oscure e rimarranno tali ancora per lungo
tempo, io non posso dubitare, dopo lo studio pi esatto e il giudizio
pi coscienzioso di cui sono suscettibile, che l'opinione adottata
dalla maggior parte dei naturalisti e per lungo tempo anche da me, cio
che ogni specie sia stata creata indipendentemente dalle altre, sia
erronea.

Io sono pienamente convinto che le specie non sono immutabili;
ma che tutte quelle che appartengono a ci che chiamasi lo stesso
genere, sono la posterit diretta di qualche altra specie generalmente
estinta, nella stessa maniera che le variet riconosciute di una specie
qualunque discendono in linea retta da questa specie. Finalmente, io
sono convinto che l'elezione naturale sia, se non l'unico, almeno il
principale mezzo di modificazione.

Questo suo lavoro l'autore non lo considera che come un estratto, e ne
lamenta la imperfezione.

L'estratto che oggi metto in luce  dunque necessariamente imperfetto.
Io sono costretto ad esporvi le mie idee senza appoggiarle con molti
fatti o con citazioni di autori: e mi trovo nel caso di contare sulla
confidenza che i miei lettori potranno avere sull'accuratezza dei miei
giudizi. Senza dubbio questo libro non sar esente di errori, bench
io creda di non essermi riferito che alle autorit pi solide. Io non
posso produrre se non le conclusioni generali alle quali sono arrivato,
con alcuni esempi che tuttavia basteranno, credo, nella pluralit dei
casi. Niuno  penetrato pi di me della necessit di pubblicare pi
tardi tutti i fatti che servono di base alle mie conclusioni, e spero
di farlo in un'opera futura. Imperocch io so bene che non vi  un
passo in questo volume, al quale non si possano opporre argomenti,
che, in apparenza, conducano a conclusioni diametralmente opposte. Un
risultato soddisfacente raggiungesi soltanto raccogliendo tutti i fatti
e le ragioni favorevoli e contrarie ad ogni quistione, e pesando gli
uni contro gli altri; ci che nell'opera presente non posso fare.

Per buona ventura il Darwin visse ancora dopo la pubblicazione del
volume intorno alla origine delle specie, abbastanza per poter
pubblicare tutti quegli altri lavori che egli ne considerava come il
complemento. Ma anche quando non avesse potuto far ci, il volume
intorno alla origine delle specie avrebbe bastato a dar salde
fondamenta alla nuova teoria e avrebbe portato quel grande rivolgimento
nelle menti e quel grande progresso nel sapere umano che appunto ne
derivarono.

La prova che il volume sulla origine delle specie non aveva bisogno
d'altro, si ha nello immenso effetto che ne consegu appena venne
pubblicato e lo scoppio di furore frenetico da una parte e di amore
indomato dall'altra che subito produsse. La storia, diceva il _Times_
in un cenno necrologico su Carlo Darwin, di una di quelle scene quale 
quella che segu nel celebre _meeting_ della Associazione britannica ad
Oxford nel 1860, e della battaglia campale fra il vescovo Wilberforce
e il giovane e ardente signor Huxley, si legge come una scena della
storia antica, come un episodio nella persecuzione di Galileo, o un
preliminare della scomunica di Spinoza....

La frenesia contro il Darwin da parte di molti suoi avversari, oltre
alla sostanza della cosa, si accresce anche per ci che quest'uomo
sommo, senza grandi attrattive di stile, senza ombra di ricercatezza
nella forma, senza apostrofi, senza mire ad effetto, irresistibilmente
si cattiva l'animo del suo lettore, il quale, rapito da quel purissimo
amore del vero che splende in ogni parola del Darwin, rapito da
quella calma sublime che non lo abbandona mai, ammirato di quella
imparzialit veramente unica, colla quale il grand'uomo in luogo di
scansarle va in cerca delle obbiezioni e le pi gravi se le fa da
s, prende ad amarlo e si compiace del suo consorzio come di cosa
sommamente desiderabile e cara.

Sentite queste stupende parole del professore Kleinenberg:

Lo stile di Darwin  estremamente semplice, senza alcuna declamazione,
senza ornamenti retorici e manca perfino di frasi e di motti incisivi.
Eppure i suoi scritti sono di una straordinaria, immediata efficacia, e
pieni di vita e di armonia. Ci dipende in gran parte dal modo in cui
sono esposti e disposti i fatti e le conclusioni; in questo riguardo la
maestria del Darwin  impareggiabile; nessuno scrittore scientifico fra
antichi e moderni, che io conosca, ha dominato mai la sua materia--e
quella del Darwin era difficilissima e affatto nuova--con s assoluta
sovranit. Ne risulta un mirabile ordine ed una unit dell'opera,
che mi ricordano sempre quei templi dorici di Psto e di Girgenti,
le creazioni pi sublimi dell'arte architettonica, che producono
cos profonda impressione per la sola vastit e armonia delle loro
proporzioni.

Le opere del Darwin posseggono in massimo grado una qualit comune
a tutte le emanazioni del genio: sono persuasive. Ma l'energia
irresistibile con cui esse s'impadroniscono della mente del lettore non
sta solamente nell'ingegno superiore e nell'arte della composizione,
un altro elemento v'influisce forse pi di quelli, ed  il carattere
morale di Darwin. Ogni pagina dei suoi libri vi dice ad alta voce: chi
mi scrisse  un uomo onesto e sopra ogni cosa veritiero. Quello spirito
che, partendo dal foro, dalla stampa, dalle assemblee politiche,
invade sempre pi la coscienza pubblica ed insegna che per difendere
la verit  d'uopo esagerare, nascondere i proprii lati deboli e
scoprire spietatamente quelli dell'avversario, e dire ancora--s'intende
sempre in omaggio alla verit--ogni tanto qualche piccola bugia;
questo spirito che al nostro tempo anticlericale alle volte d un non
so che di gesuitico, la mente di Darwin non l'aveva sfiorato. Egli
difende la verit, ma con la sola verit. Nessuno ha pi freddamente
di lui denudato le debolezze della sua teoria, nessuno  stato pi di
lui abile nell'escogitare ingegnose difficolt e obbiezioni alla sua
dottrina, mai egli ha taciuto un fatto sfavorevole, mai ha soppresso
una apparente contradizione. Ne volete la prova? Leggete gli scritti
dei pi fieri avversarii del Darwin--ben inteso fra i naturalisti--e
vedrete che essi molti dei pi forti argomenti contrarii li hanno presi
in prestito dalle opere dello stesso Darwin. Era un grande ingegno, ma
il suo carattere era pi grande.

Permettetemi, o signori, un ricordo personale. Quando io l'anno
passato era ospite di Darwin, gli dissi:--Avrei poca ragione di
rileggere la vostra _Origine delle specie_, poich il suo contenuto
teorico credo averlo assimilato, per quanto me lo concede il mio
ingegno, e per i miei lavori mi occorrono gli stessi animali vivi
piuttostoch libri. Ma, vedete, sono un uomo debole. Ogni tanto, ora
per colpa mia, ora per colpa altrui, si scatena in me uno scirocco che
intristisce tutta l'anima mia. Allora la vita mi pare tanto brutta,
insipida la scienza, vuota l'arte. Ebbene, la lettura di qualche vostra
pagina tutte le volte mi ha rialzato da questo avvilimento. Dimodoch
un giorno, a Napoli, senza sapere proprio quel che mi facessi, quasi
meccanicamente, scrissi col lapis sul margine del vostro libro queste
parole italiane: _Qui si sana!_--E Darwin mi porgeva la mano e disse
che questa era la miglior lode che avesse ricevuto in vita sua.

       *       *       *       *       *

Un anno dopo la prima edizione della _Origine delle specie_ se ne
fece una seconda, nel 1864 se ne fece una terza, e il Canestrini,
che gi aveva tradotto la prima nel 1875, pubblic in Torino coi
tipi della Unione tipografico-editrice una nuova traduzione fatta
sulla sesta edizione inglese notevolmente ampliata. Parecchie altre
edizioni, invero non so quante, ne vennero fatte poi e si faranno in
avvenire, perch questo  un libro destinato a rimanere nella scienza
immortalmente.

       *       *       *       *       *

Ragion voleva che il Darwin, secondo l'impegno che aveva preso con s
stesso e coi suoi lettori, volendo sviluppare per via di fatti e di
deduzioni da essi il concetto della variabilit delle specie, esponesse
quanto aveva veduto negli animali in istato di addomesticamento e nelle
piante in coltivazione e quelle conclusioni che aveva saputo trarre
dalle cose vedute.

Perci nell'anno 1868 egli pubblic una grande opera sulle _Variazioni
degli animali e delle piante allo stato domestico_, di cui pure il
professore Giovanni Canestrini fece la traduzione, stampata dalla
Unione tipografico-editrice torinese. Sono, nella traduzione italiana,
oltre a ottocento pagine con molte incisioni intercalate.

Ecco quanto dice lo stesso autore di questa sua pubblicazione:

Lo scopo di quest'opera non  punto il descrivere le molte razze
di animali che l'uomo seppe addomesticare, n le piante ch'ei seppe
coltivare; se anche avessi le cognizioni che si richiedono per compiere
un'impresa cos gigantesca, in questo caso sarebbe opera superflua.
Io intendo unicamente di esporre, tra i fatti ch'io potei raccogliere
ed osservare in ogni specie, i pi atti a mostrare la importanza e
la natura delle modificazioni subite dagli animali e dalle piante
sotto il dominio dell'uomo; e spargere un po' di luce sui principii
generali della _Variazione_. Solo tratter pi diffusamente dei colombi
domestici, di cui descriver tutte le principali razze, la storia,
l'estensione e la natura delle loro differenze, e lo stipite probabile
della loro discendenza. Ho prescelto questo esempio ad ogni altro,
perch, come si vedr nel corso dell'opera, esso fornisce materiali pi
acconci degli altri; e un esempio pienamente descritto pu illustrare
tutti gli altri. Mi fermer pure pi particolarmente sui conigli, sui
polli e sulle anatre domestiche.

I subbietti che si svolgeranno in questo volume sono collegati in
modo tale, che riesce difficile decidere quale sia il migliore modo di
ordinarli. Io ho creduto bene di esporre nella prima parte un complesso
considerevole di fatti che si riferiscono a varii animali e piante, dei
quali fatti, a prima vista, alcuni pareano non avere che una piccola
relazione col nostro subbietto, e dedicare l'ultima parte a generali
disposizioni. Quando poi mi parve necessario estendermi in maggiori
particolari, per corroborare qualche proposizione o conclusione, mi
sono valso dei tipi pi minuti. Cos feci acciocch il lettore, che
accetta senz'altro le conclusioni, o poco si cura dei particolari,
distingua i passi ch'ei pu trasandare; per mi si permetta di dire che
alcune di queste disquisizioni meritano l'attenzione, almeno di chi fa
professione di naturalista.

In questo libro espone il Darwin la sua teoria della pangenesi.
La trasmissione dei caratteri per via della eredit lo conduce a
domandarsi come avvenga che un carattere, proprio di un antico
progenitore, riapparisca improvvisamente nella sua discendenza;
come gli effetti dell'accrescimento o della diminuzione d'uso di
un membro si possano trasmettere alla seguente generazione; come
l'elemento sessuale maschile possa agire non solo sull'ovulo, ma
qualche volta anche sulla forma materna; come possa prodursi un ibrido
dall'unione del tessuto cellulare di due piante, indipendentemente
dagli organi della generazione; come avvenga che un membro possa
riprodursi esattamente nella linea di amputazione, senza che vi sia
eccesso o difetto di sviluppo; come esseri organizzati, identici
sotto tutti i rapporti, possano essere di continuo prodotti in guise
tanto differenti, come sono la germinazione e generazione seminale; e
finalmente, come accada che di due forme affini, l'una attraversi nel
suo sviluppo delle metamorfosi complesse, e l'altra no, e tuttavia allo
stato maturo sieno simili in ogni dettaglio di struttura.

Il concetto della pangenesi esprime ancora il Darwin nel modo seguente:

Si ammette quasi universalmente che le cellule, o le unit del corpo,
si propaghino per divisione spontanea o prolificazione, conservando la
stessa natura, e trasformandosi da ultimo nei varii tessuti e sostanze
del corpo. Ma oltre tale maniera di moltiplicarsi, io suppongo che
le unit emettano dei minuti granuli, che sono dispersi in tutto il
sistema, e allorquando hanno ricevuto una sufficiente nutrizione, si
moltiplicano per divisione, e si sviluppano da ultimo in cellule
simili a quelle da cui derivano. Questi granuli possono chiamarsi
gemmule. Esse sono raccolte da tutte le parti del sistema, per
costituire gli elementi sessuali, ed il loro sviluppo nella prossima
generazione costituisce un nuovo essere; ma esse possono trasmettersi
in uno stato dormente alle future generazioni, e poi svilupparsi.
Il loro sviluppo dipende dall'unione con altre gemmule parzialmente
sviluppate, che le producono nel corso regolare della crescenza. Noi
vedremo, quando discuteremo l'azione diretta del polline sui tessuti
della pianta madre, la ragione per la quale io impiego il termine di
unione.  supposto che le gemmule sieno emesse da ciascuna cellula
od unit, non solo allo stato adulto, ma in ogni stadio di sviluppo
dell'organismo. Infine, io immagino che nel loro stato dormente le
gemmule sentano le une per le altre una mutua affinit, dacch risulta
la loro aggregazione in gemme o in elementi sessuali. Per cui non sono
punto gli elementi riproduttori, n le gemme che producono i nuovi
organismi, ma le cellule od unit stesse dello intero corpo.

Ho citato queste parole nella summenzionata opera del Darwin,
_Variazione degli animali e delle piante allo stato domestico_. Il
Darwin espone a lungo la sua ipotesi nel capitolo XXVII di questa
opera, e direi che questo capitolo  veramente un meravigliosissimo
capolavoro, se non fosse che parlando del Darwin di troppi altri
capitoli  ci da ripetere. In una nota il Darwin parla di parecchi
autori che dalla antichit in poi hanno emesso opinioni pi o meno
affini a questa sua, e menziona specialmente il Mantegazza dicendo che
egli ( il Darwin che parla) previde chiaramente la mia dottrina sulla
pangenesi.




                                  XIV


L'uomo sta in mezzo ad un movimento universale: intorno a lui
tutto gira, tutto s'avvicina o s'allontana, ed esso stesso si sente
trascinato in questo vortice, che non ammette resistenza e non lascia
speranza di un solo minuto di riposo assoluto. Eppure per mille e mille
anni tutto ci che toccava cos intimamente l'esistenza umana, anzi
che ne formava tanta parte, tutto ci rest un'apparenza fantastica,
enigmatica, incomprensibile, e quando nascono le prime idee sulla
natura di tali fenomeni, esse sono piuttosto emanazioni dell'interno
sgomento, della profondamente sentita impotenza rimpetto all'attivit
delle forze mondiali. Ancora l'acuto ed elevato ingegno dei Greci non
seppe trovare la soluzione, bench il problema gli si presentasse in
mille forme diverse; Archimede arriv a formulare alcune leggi della
statica, ma per la dinamica mancava l'organo all'intelligenza antica.

Nacque Copernico e mor il vecchio sistema mondiale. La coscienza
umana ricevette una delle pi forti scosse che mai abbia subto. Ma
la dimostrazione del movimento della terra intorno al sole non  che
un fatto, un fatto d'immensa importanza s, nient'altro per che un
fatto nudo e isolato. Sicuro, tanto bastava a distruggere la superba
superstizione dell'uomo che lo faceva credersi possessore del centro
dell'universo, ma la storia insegna che spesso una superstizione va
vinta da un'altra; e dove erano gli elementi per inalzare sulle rovine
del vecchio un nuovo mondo? Copernico era un titano che butt gi il
cielo e la terra, ma non era lo spirito generatore da crearne dei nuovi.

Il mondo nuovo lo fece Galileo. I concetti della eternit del moto e
del momento meccanico determinabile in ogni sua attivit aggiungevano
alle facolt intellettuali un altro elemento essenziale, un novello
organo di cui la funzione sta nella trasformazione dei fenomeni del
moto in semplici modalit del pensiero, e nell'assegnare quindi ai
primi il carattere della necessit. Con ci l'uomo aveva ricuperato
il suo posto nell'universo e, quel che  pi, in ricambio del vecchio
ambiente oscuro e fantastico, ne aveva trovato uno pi vasto, pi
profondo, sovrattutto intelligibile. Quel che caratterizza l'epoca
moderna dell'umanit in fondo in fondo non  altro che l'evoluzione
del pensiero di Galileo; sulle spalle di quel fiorentino riposano la
nostra scienza, la nostra cultura, e in certo senso anche la nostra
morale. Nei duecento anni che lo seguirono l'intelligenza umana non
si  essenzialmente allargata se non mediante la filosofia critica di
Kant, la quale ai fenomeni assegnava il loro vero valore psicologico; e
con la recente dimostrazione dell'unit delle forze fisiche.

I principii meccanici spiegarono i movimenti terrestri e celesti,
e pi, indicarono l'origine e il destino finale dei mondi che
nell'infinito etere circolano, ma non ci fecero intelligibile
l'esistenza della pi piccola mosca. L'organico era la soglia che
il pensiero meccanico non varcava. Eravamo pi in casa nostra tra i
pianeti che non tra gli esseri viventi, i continui compagni della
nostra vita.  vero che l'anatomia e la fisiologia avevano raccolto
grande quantit di preziosissimi dati e soltanto guidati da tali fatti
era possibile toccare i problemi; tuttavia il contenuto veramente
scientifico era oltremodo scarso, e se i problemi erano proposti
mancavano le soluzioni. Ci voleva un nuovo organo; ora l'abbiamo:  la
teoria di Darwin. E in questo senso l'opera dell'inglese  contemperata
a quella dell'italiano. Il mondo organico diventa intelligibile, i
fenomeni vitali assumono il carattere della necessit, non solo il
come, ma il perch dell'organizzazione diventa il fine della ricerca.
Ogni forma organica ha la sua causa efficiente determinabile; ogni
funzione  un adattamento all'ambiente acquistato nella lotta per la
esistenza; ogni organo  la realizzazione morfologica d'una funzione.
La vita, unica nella sua origine, si manifesta in mille e mille forme,
ma tutte queste forme riunisce un principio generale. Dall'inferiore
e semplice nasce il superiore complicato. Senza l'amiba non sarebbe
l'uomo, data l'amiba e l'ambiente era inevitabile necessit nascesse
l'uomo. Non l'essere, il divenire  il principio del mondo.

A noi zoologi rincresce quasi essere la teoria darwiniana diventata
una questione personale dell'uomo. Si starebbe tanto meglio, il lavoro
manterrebbe molto pi facilmente la sua equanimit scientifica se non
venissero le passioni, l'odio e la provocazione a disturbarci. E poi,
l'applicazione della teoria della discendenza alla morfologia dell'uomo
non ha proprio un'importanza particolare. L'origine dell'uomo  in
questo senso un problema speciale, limitato, come lo  l'origine di
qualsiasi altra specie, neppure tra i pi interessanti. Imperocch
la struttura del corpo umano  conforme a quella di certi mammiferi
superiori sino a tal segno che alcuni vecchi anatomici osarono le
loro preparazioni dei muscoli, nervi, vasi, ecc. delle scimmie,
rappresentare come quelli dell'uomo, e ci con grave offesa alla buona
fede, ma senza notevoli inconvenienti per l'uso pratico nella medicina.
La fabbrica del corpo umano e le sue funzioni inferiori non offrono
alcun problema che non si ripeta in altri organismi, e spesso pi
evidente e puro.

Ma la scienza ha ancora un altro lato che  altrettanto grande; non
solo il modo esterno, non solo le condizioni che determinano la
sua esistenza materiale sono fenomeni che l'uomo cerca di rendere
intelligibili, anche le manifestazioni di quell'intimo suo essere, che
egli chiama l'anima, formano l'obietto del suo pensare. Conoscere il
mondo e conoscere s stesso, ecco l'intero compito della scienza. E
dalle azioni dell'anima vale lo stesso che dissi delle azioni esterne;
molte rimangono fuori della coscienza; altre c'entrano, ma confuse,
indistinte, poche sono chiare, determinate, di nessuna sinora fu
detto il perch. Mancava l'organo ed ora l'abbiamo, per imperfetto
che sia. I problemi della vita sociale, del pensiero, del sentimento
sono teoricamente solubili se consideriamo il loro contenuto non
come eternamente stabilito, creato, ma come diventato. Lo so bene
che per raggiungere questa meta ci vuole assai, che non abbiamo i
mezzi da poter attaccare direttamente neanche i pi semplici di tali
problemi, che coloro--non pochi disgraziatamente--che oggigiorno vi
offrono le soluzioni bell'e fatte, dello scienziato posseggono forse
l'arditezza, ma certo non l'assennatezza n il sentimento della propria
responsabilit, ma tuttoci non impedisce di veder aperto l'orizzonte
da cui sorger la luce per tramandare i suoi raggi sino alle pi
profonde tenebre del nostro interno.

       *       *       *       *       *

Il Darwin aveva compreso bene che la maggior difficolt, per molta
gente, a che la teoria della variabilit delle specie fosse accolta
era questa, che con una tale teoria si veniva necessariamente a far
derivare l'uomo dagli animali, e propriamente dalle scimmie colle
quali, mal suo grado, si  sempre sentito legato in strettissima
parentela. Perci nel volume intorno alla origine delle specie egli
lasci in disparte la questione dell'origine dell'uomo, sebbene avesse
fatto molte ricerche intorno ad essa e preso molte note. La lasci in
disparte per non suscitare pi forte la tempesta che pur prevedeva
sarebbe stata prodotta dal suo libro. Ma in breve, appunto per
l'immenso scoppio che tenne dietro alla pubblicazione di quel volume, e
pel buon accoglimento fatto alla teoria della variabilit delle specie
da uomini di gran sapere, egli sent che non doveva tacersi pi oltre,
e venne fuori con un grosso volume intorno alla origine dell'uomo, che,
poco dopo la pubblicazione nello originale inglese, la quale fu fatta
nell'anno 1871, io tradussi, pubblicandosi la mia traduzione dalla
Unione tipografico-editrice di Torino.

Quest'opera  divisa in due parti; la prima tratta propriamente della
origine dell'uomo, la seconda tratta della scelta sessuale.

La prima parte  divisa nei sette capitoli: _Evidenza dell'origine
dell'uomo da qualche forma inferiore._--_Comparazione fra la potenza
mentale dell'uomo e quella degli animali sottostanti._--_Paragone fra
le facolt mentali dell'uomo e quelle degli animali sottostanti._--_Del
modo di sviluppo dell'uomo da qualche forma inferiore._--_Dello
sviluppo delle facolt intellettuali e morali durante i tempi
primitivi e i tempi inciviliti._--_Delle affinit e della genealogia
dell'uomo._--_Delle razze umane._

Della scelta sessuale il Darwin aveva detto pochissimo nel volume
intorno alla origine delle specie, per cui s'indusse a parlarne qui a
lungo. Esposti pertanto, nella seconda parte di questo suo volume, i
principii della scelta sessuale, egli esamina a mano a mano i caratteri
sessuali secondari in tutte le classi del regno animale, con sterminata
erudizione e colla consueta mirabile potenza di osservazione anche di
quei fatti che possono a primo aspetto parere i pi insignificanti
e che, osservati da lui, acquistano una importanza capitale per le
conseguenze che ne sa ricavare.

Egli conchiude cos:

Considerando la struttura embriologica dell'uomo; le omologie che
presenta cogli animali sottostanti; i rudimenti che conserva, e i
ritorni a cui va soggetto, possiamo in parte richiamarci alla mente
la primiera condizione dei nostri primi progenitori; e possiamo
approssimativamente collocarli nella propria posizione nella serie
zoologica. Noi impariamo cos che l'uomo  disceso da un quadrupede
peloso, fornito di coda e di orecchie aguzze, probabilmente di abiti
arborei, e che abitava l'antico continente. Questa creatura, quando
un naturalista ne avesse esaminata tutta la struttura, sarebbe stata
collocata fra i quadrumani, colla stessa certezza quanto il comune 
ancora pi antico progenitore delle scimmie del vecchio e del nuovo
continente. I quadrumani e tutti i mammiferi pi elevati derivano
probabilmente da qualche antico animale marsupiale, e questo per una
lunga trafila di forme diversificanti da qualche creatura rettiliforme
od anfibiforme, e questa del pari da qualche animale pesciforme. Noi
possiamo scorgere, nella fosca oscurit del passato, che il progenitore
primiero di tutti i vertebrali deve essere stato un animale acquatico,
fornito di branchie, coi due sessi riuniti nello stesso individuo, e
cogli organi pi importanti del corpo (come il cervello e il cuore),
imperfettamente sviluppati. Questo animale sembra essere stato pi
simile alla larva della nostra esistente Ascidia di mare che non a
qualunque altra forma conosciuta.

La pi grande difficolt che si presenta, quando siamo tratti alla
sovraesposta conclusione intorno all'origine dell'uomo,  il livello
elevato di potenza intellettuale e di disposizione morale cui egli 
giunto.

.................

Lo sviluppo delle qualit morali  un problema interessantissimo
e difficile. Queste qualit si fondano sugli istinti sociali che
comprendono i legami della famiglia. Questi istinti sono di natura
sommamente complessa, e nel caso degli animali sottostanti producono
tendenze speciali verso certe azioni definite; ma gli elementi
pi importanti per noi sono l'amore e la distinta emozione della
simpatia. Gli animali dotati di istinti sociali si compiacciono della
compagnia del loro simile, si difendono a vicenda dal pericolo, si
aiutano fra loro in molti modi. Questi istinti non si estendono a
tutti gli individui delle specie, ma solo a quella medesima comunit.
Siccome essi sono sommamente benefici alla specie, sono stati molto
probabilmente acquistati per opera della scelta naturale.

Un essere morale  quello che pu riflettere sulle sue azioni passate
e sui motivi di esse, approvarne alcune e disapprovarne altre, ed il
fatto che l'uomo  quella tal creatura che certamente pu essere in
cosiffatto modo indicata,  la pi grande di tutte le distinzioni
fra lui e gli animali sottostanti. Ma nel nostro terzo capitolo
ho cercato di dimostrare che il senso morale deriva, prima, dalla
natura persistente e sempre presente degli istinti sociali, nel qual
rispetto l'uomo concorda cogli animali sottostanti; secondo, dal
poter egli apprezzare l'approvazione e la disapprovazione dei suoi
simili; e terzo, da ci che le sue facolt mentali sono sommamente
attive e le sue impressioni dei passati avvenimenti vivacissime, nel
qual rispetto egli differisce dagli animali sottostanti. A cagione
di questa condizione di mente, l'uomo non pu evitare di guardare
dietro e innanzi a s, e comparare le sue passate impressioni. Quindi
dopo che qualche temporaneo desiderio o qualche passione hanno vinto
i suoi istinti sociali, egli rifletter e comparer la impressione
ora indebolita di quei passati impulsi, cogli istinti sociali
sempre presenti; e sentir allora quel senso di scontento che tutti
gli istinti insoddisfatti si lasciano dietro. In conseguenza egli
si determina ad agire differentemente in avvenire, e questa  la
coscienza. Qualunque istinto che  permanentemente pi forte o pi
persistente che non un altro, origina un sentimento che noi esprimiamo
dicendo che deve esser obbedito. Un cane _pointer_, se fosse capace di
riflettere alla sua passata condotta, direbbe a s stesso: io avrei
dovuto (come invero diciamo di lui) postare quella lepre e non aver
ceduto alla fuggitiva tentazione di saltar su e darle caccia.

Gli animali sociali sono spinti in parte da un desiderio di porgere
aiuto ai membri della medesima comunit in un modo generale, ma pi
comunemente a compiere certe azioni definite. L'uomo  spinto dallo
stesso desiderio generale di assistere i suoi simili, ma ha pochi o non
ha affatto istinti speciali. Differisce pure dagli animali sottostanti
per la facolt che ha di esprimere i suoi desideri colle parole, che
cos divengono la guida dell'aiuto richiesto ed accordato. Il motivo di
dare aiuto  parimente molto modificato nell'uomo; esso non consiste
pi soltanto in un cieco impulso istintivo, ma  grandemente spinto
dalla lode o dal biasimo dei suoi simili. Tanto l'apprezzare quanto
l'accordare la lode ed il biasimo riposano sulla simpatia; e questo
sentimento, come abbiamo veduto,  uno degli elementi pi importanti
degli istinti sociali. La simpatia, sebbene acquistata come istinto, 
pure resa pi forte dall'esercizio o dall'abitudine. Siccome tutti gli
uomini desiderano la propria felicit, si d lode o biasimo a quelle
azioni ed a quei motivi secondo che conducono a quello scopo; e siccome
la felicit  una parte essenziale del bene generale, il principio
della pi grande felicit serve indirettamente come un livello quasi
sicuro del bene e del male. Man mano che le potenze del ragionamento
progrediscono e si acquista esperienza, si scorgono gli effetti pi
remoti di certe linee di condotta intorno al carattere dell'individuo,
ed al bene generale; e allora le virt personali venendo entro la
cerchia della pubblica opinione, ricevono lode, e le opposte vengono
biasimate. Ma nelle nazioni meno civili la ragione sovente erra, e
molti cattivi costumi e basse superstizioni vengono nella stessa
cerchia; e in conseguenza sono stimate come alte virt, e la loro
infrazione come enormi delitti.

Le facolt morali sono in generale stimate, e giustamente, come molto
superiori alle potenze intellettuali. Ma dobbiamo sempre aver presente
che l'attivit della mente nel richiamare con vivacit le passate
impressioni,  una delle basi fondamentali, sebbene secondarie, della
coscienza. Questo fatto somministra l'argomento pi forte per educare
e stimolare con ogni possibile mezzo le facolt intellettuali di ogni
creatura umana. Senza dubbio un uomo di mente torpida, qualora le sue
affezioni e simpatie sociali siano bene sviluppate, sar indotto a
compiere buone azioni, e pu avere una coscienza pienamente sensitiva.
Ma qualunque cosa che renda l'immaginazione degli uomini pi viva e
rinforzi l'abito del ricordare e del comparare le passate impressioni,
render la coscienza pi sensitiva, e pu anche compensare fino a un
certo punto gli affetti e le simpatie sociali pi deboli.

La natura morale dell'uomo  giunta al pi alto livello finora
ottenuto, in parte pel progresso delle forze del ragionamento e in
conseguenza di una giusta opinione pubblica, ma specialmente per ci
che le simpatie sono divenute pi dolci e pi estesamente diffuse per
gli effetti della abitudine, dell'esempio, dell'istruzione e della
riflessione. Non  improbabile che le tendenze virtuose, merc una
lunga pratica, possano essere ereditate. Nelle razze pi incivilite,
il convincimento dell'esistenza di una Divinit onniveggente, ha avuto
una azione potente sul progresso della moralit. Infine l'uomo non
accetta pi la lode o il biasimo del suo simile come guida principale,
sebbene pochi sfuggano a questa azione, ma le sue convinzioni abituali
governate dalla ragione gli somministrano la regola pi sicura. Allora
la sua coscienza diviene il suo giudice e mentore supremo. Nondimeno
il primo fondamento e la prima origine del senso morale si basa
sugli istinti sociali, compresa la simpatia; e questi istinti senza
dubbio vennero primieramente acquistati, come nel caso degli animali
sottostanti, per opera della scelta naturale.

La credenza in Dio  stata sovente posta come non solo la pi grande,
ma anche la pi compiuta di tutte le distinzioni fra l'uomo e gli
animali sottostanti.  tuttavia impossibile, come abbiamo veduto,
asserire che questa credenza sia innata o istintiva all'uomo. D'altra
parte una credenza in agenti spirituali onnipotenti sembra essere
universale; e da quanto pare deriva da un notevole progresso nelle
potenze di ragionamento dell'uomo, e da un ancor pi grande progresso
delle sue facolt immaginative, la curiosit e la meraviglia. So che
l'asserita credenza in Dio  stata adottata da molte persone come
un argomento per la sua esistenza. Ma questo  un argomento ardito,
perch saremmo cos obbligati a credere nell'esistenza di molti
spiriti crudeli e maligni, che posseggono appena un po' pi di potere
dell'uomo; perch la credenza in essi  molto pi generale che non
quella in una Divinit benefica. L'idea di un benefico ed universale
Creatore dell'universo non sembra nascere nella mente dell'uomo, finch
questa non siasi elevata per una lunga e continua cultura.

Colui il quale crede che l'uomo proceda da qualche forma bassamente
organizzata, chieder naturalmente come questo possa stare colla
credenza nell'immortalit dell'anima. Le razze barbare dell'uomo, come
ha dimostrato sir J. Lubbock, non hanno una chiara credenza di tal
sorta, ma gli argomenti derivati dalle primitive credenze dei selvaggi
non hanno, come abbiamo veduto test, che poco o nessun valore. Poche
persone provano qualche ansiet per l'impossibilit di determinare
in quale preciso periodo nello sviluppo dell'individuo, dalla prima
traccia della minuta vescicola germinale al bambino, prima o dopo la
nascita, l'uomo divenga una creatura immortale; e non vi pu essere
nessuna pi grande causa di ansiet, perch non  possibile determinare
il periodo nella scala organica graduatamente ascendente.

Sono persuaso che le conclusioni a cui sono giunto in questo
lavoro, saranno da taluno segnalate come grandemente irreligiose;
ma colui che le segnaler  obbligato di dimostrare perch sia pi
irreligioso spiegare l'origine dell'uomo come una specie distinta che
discenda da qualche forma pi bassa, merc le leggi di variazione e
la scelta naturale, che spiegare la nascita dell'individuo merc le
leggi della riproduzione ordinaria. La nascita tanto della specie
come dell'individuo sono parimente parti di quella grande fila di
avvenimenti che le nostre menti rifiutano di accettare come l'effetto
cieco del caso. L'intelletto si rivolta ad una tale conclusione, sia
che possiamo o no credere che ogni lieve variazione di struttura,
l'unione di ogni coppia in matrimonio, la disseminazione d'ogni seme,
ed altri cosiffatti eventi, siano stati tutti ordinati per qualche
scopo speciale.

       *       *       *       *       *

Il libro si termina con queste parole:

Mi fa rincrescimento pensare che la principale conclusione a cui sono
giunto in quest'opera, cio che l'uomo sia disceso da qualche forma
bassamente organizzata, riescir sgradevolissima a molte persone. Ma
non vi pu essere quasi dubbio che noi discendiamo dai barbari. Non
dimenticher mai la meraviglia che provai nel vedere la prima volta un
gruppo di indigeni della Terra del Fuoco raccolti sopra una selvaggia
e scoscesa spiaggia; ma mi venne subito alla mente che tali furono i
nostri antenati. Quegli uomini erano al tutto nudi, e imbrattati di
pitture; i loro lunghi capelli erano tutti intricati, la loro bocca era
contorta dall'eccitamento, e il loro aspetto era selvaggio, sgomentato
e sgradevole. Non avevano quasi nessuna arte, e come gli animali
selvatici vivevano di quello di cui potevano impadronirsi; non avevano
alcun governo, ed erano senza misericordia per chiunque non fosse stato
della loro piccola trib. Chi abbia veduto un selvaggio nella sua terra
nativa non sentir molta vergogna, se sar obbligato a riconoscere
che il sangue di qualche creatura pi umile gli scorre nelle vene. In
quanto a me vorrei tanto essere disceso da quella eroica scimmietta che
affront il suo terribile nemico per salvare la vita al suo custode, o
da quel vecchio babbuino, il quale, sceso dal monte, strapp trionfante
il suo giovane compagno da una folla attonita di cani; quanto da un
selvaggio che si compiace nel torturare i suoi nemici, offre sacrifizi
di sangue, pratica l'infanticidio senza rimorso, tratta le sue mogli
come schiave, non conosce che cosa sia la decenza, ed  invaso da
grossolane superstizioni.

L'uomo va scusato di sentire un certo orgoglio per essersi elevato,
sebbene non per propria spinta, all'apice della scala organica; ed il
fatto di essere in tal modo salito, invece di esservi stato collocato
in origine, pu dargli speranza per un destino ancora pi elevato in un
lontano avvenire. Ma non si tratta qui n di speranze, n di timori,
ma solo del vero, fin dove la nostra ragione ci permette di scoprirlo.
Ho fatto del mio meglio per addurre prove; e dobbiamo riconoscere, per
quanto mi sembra, che l'uomo con tutte le sue nobili prerogative, colla
simpatia che sente per gli esseri pi degradati, colla benevolenza che
estende non solo agli altri uomini, ma anche verso la pi umile delle
creature viventi, col suo intelletto quasi divino che ha penetrato nei
movimenti e nella costituzione del sistema solare, con tutte queste
alte forze, l'uomo conserva ancora nella sua corporale impalcatura lo
stampo indelebile della sua bassa origine.




                                  XV


Nel mettere insieme i materiali pel suo libro intorno alla origine
dell'uomo il Darwin fu tratto a fare uno studio sul modo con cui l'uomo
e gli animali sottostanti esprimono le varie emozioni, e ad esaminare
a qual punto le emozioni siano espresse nello stesso modo dalle
varie razze umane. Egli si proponeva di esporre nel volume stesso i
risultamenti cui, merc lo studio fatto, era venuto. Ma, da una parte,
la mole gi considerevole del volume in questione, da un'altra parte la
grande copia dei materiali raccolti, furon causa che egli abbandonasse
quel pensiero e si deliberasse a pubblicare pi tardi un volume
speciale sulla _Espressione dei sentimenti nell'uomo e negli animali_.
Questo volume fu pubblicato in Inghilterra nell'anno 1871, e venne
tradotto dal professore Giovanni Canestrini e pubblicato in Torino coi
tipi della Unione tipografico-editrice.

L'autore non trascur, secondo il consueto, di consultare, anzi di
leggere colla massima attenzione, tutto ci che era scritto prima di
lui intorno all'argomento; ma trov un materiale assai scarso, e dov
pure riconoscere che quegli scienziati e quegli artisti che avevano
pubblicato qualche cosa intorno alla espressione dei sentimenti non
avevano fatto che poco o nulla nella via che egli credeva quella che
dovesse essere percorsa in questo campo di investigazioni. Dovette far
tutto da s, e fece con quella sua solita diligenza di ricerche e acume
e potenza di deduzioni che sono fra i dati pi caratteristici della
sua mente. Scrisse una serie di quesiti intorno alla espressione dei
sentimenti nelle varie razze umane e li mand in tutte le parti del
mondo a quelle persone direttamente o indirettamente di sua conoscenza
da cui poteva ragionevolmente aspettarsi soddisfacenti risposte. E le
risposte vennero invero, soddisfacenti e numerose.

La comparazione del modo di esprimere i sentimenti fra gli animali
e l'uomo, egli la dovette sostanzialmente far tutta da s, perch,
sebbene gli accenni in proposito nelle varie letterature siano
tutt'altro che infrequenti, una investigazione regolare dell'argomento
non era mai stata fatta.

Tre principii fondamentali, secondo il Darwin, rendono conto della
maggior parte delle espressioni e dei gesti involontarii nell'uomo e
negli animali, come si producono sotto l'impero delle emozioni e delle
diverse sensazioni. Questi tre principii sono i seguenti:

I. _Principio dell'associazione delle abitudini utili_.--In date
condizioni dell'animo, per rispondere o per soddisfare a date
sensazioni, a dati desiderii, ecc., certe azioni complesse sono di una
utilit diretta; e tutte le volte che si rinnovella il medesimo stato
di spirito, sia pure a un debole grado, la forza dell'abitudine e
dell'associazione tende a produrre gli stessi movimenti, bench d'uso
veruno. Pu nascere che atti ordinariamente associati per l'abitudine
a certi stati di animo siano in parte repressi dalla volont; in tali
casi, i muscoli, sopratutto quelli meno soggetti alla diretta influenza
della volont, possono tuttavia contrarre e produrre movimenti che ci
paiono espressivi. Altra volta, per reprimere un movimento abituale,
altri leggeri movimenti si compiono, e pur essi sono espressivi.

II. _Principio dell'antitesi_.--Talune condizioni di spirito
determinano certi atti abituali che sono utili, come lo stabilisce
il nostro primo principio. Dappoi, allorch si produce uno stato
dell'animo direttamente inverso, siamo fortemente e involontariamente
tentati di compiere movimenti del tutto opposti, per quanto inutili, e
in alcuni casi questi movimenti sono molto espressivi.

III. _Principio degli atti dovuti alla costituzione del sistema
nervoso, affatto indipendenti dalla volont e, fino a un certo punto,
anche dall'abitudine_.--Quando il cervello  fortemente eccitato, la
forza nervosa si produce in eccesso e si trasmette in certe determinate
direzioni, dipendenti dalle connessioni delle cellule nervose, e in
parte dall'abitudine; oppure pu avvenire che l'afflusso della forza
nervosa sia, in apparenza, interrotto. Ne risultano effetti che noi
troviamo espressivi. Questo terzo principio potrebbe per maggior
brevit dirsi quello dell'azione diretta del sistema nervoso.

I primi tre capitoli dell'opera sono consacrati alla spiegazione di
questi tre principii fondamentali. Il capitolo seguente tratta dei
mezzi di espressione negli animali, la emissione di varie sorta di
suoni e i suoni vocali, il sollevamento, per terrore, dei peli e
delle piume, i movimenti delle orecchie, e via dicendo. Il capitolo
quinto  consacrato alle espressioni speciali di certi animali,
movimenti diversi nel cane, nel cavallo, nei ruminanti, nelle scimmie,
espressioni di gioia, di affetto, di dolore, di collera, di stupore, di
spavento.

Un capitolo  consacrato alle espressioni speciali all'uomo, dolore,
pianto nelle varie et della vita, effetti della repressione del
pianto, singulto. Poi si passano in rassegna le espressioni molteplici
di affanno, sconforto, disperazione, gioia, amore, devozione,
riflessione, meditazione, ira, odio, orgoglio, sorpresa, stupore,
paura, orrore, modestia, vergogna, e via dicendo.

In tutto ci l'autore dimostra come l'eredit abbia una amplissima
parte; per la qual cosa il libro si chiude colle seguenti parole, che
dimostrano il legame suo colla quistione principale che tenne la mente
dell'autore per tutta quanta la vita:

Noi abbiamo veduto che lo studio della teoria dell'espressione,
conferma fino a un certo punto l'idea, che l'uomo abbia avuto la
sua origine da una bassa forma animale, e appoggia l'opinione della
specifica o subspecifica identit delle diverse razze umane; ma, a
mio giudizio, ci abbisogna appena di una tale conferma. Noi abbiamo
anche visto che l'espressione in s o il linguaggio del sentimento,
come fu anche talvolta denominata,  certamente importante per il
benessere dell'umanit. L'imparar a conoscere, per quanto  possibile,
la fonte e l'origine delle diverse espressioni, che ad ogni momento ci
 dato osservare sulla faccia degli uomini (per non parlare affatto
degli animali domestici), dovrebbe avere un grande interesse per
noi. Per questi motivi noi possiamo conchiudere che la filosofia del
nostro soggetto  degna di tutta l'attenzione che le fu gi concessa
da parecchi distinti osservatori e che essa merita uno studio sempre
maggiore da parte di tutti i distinti fisiologi.




                                  XVI


Non meno degli animali Carlo Darwin studiava le piante. Il cenno che
egli d intorno alla distribuzione delle piante nelle isole Galapagos,
quale gli era venuto fatto di osservare durante il suo viaggio, come
parecchi altri cenni intorno ai caratteri della vegetazione nei paesi
cui visitava, dimostrano come pure la botanica occupasse i suoi
pensieri ed egli fosse assai avanti in questa scienza. Il giorno in cui
incominci a fare a s stesso il quesito della variabilit delle specie
e si propose di cercare i materiali per una risposta ad esso, fece le
sue ricerche nel regno vegetale al paro che nel regno animale.

Queste ricerche lo menarono alla medesima conclusione per le piante
come per gli animali, ed anche per la via della botanica egli dimostr
non esservi una distinzione fondamentale fra la variet e la specie, e
dimostr il modificarsi degli organi e il trasmettersi ereditariamente
dei caratteri e il variar delle forme. Ma lungo la via mentre andava
facendo le sue ricerche, gli venne fatto di trovare altre cose nuove, e
le sue scoperte in questo campo sono pure tanto importanti che i dotti
riconoscono che anche qui egli venne a dare un grande contributo alla
scienza.

Scolasticamente si asseriva esserci, fra le altre differenze
fondamentali che distinguono gli animali dalle piante, questa, che
le piante non hanno il potere di muoversi. Il Darwin dimostr che
giova dire piuttosto che le piante acquistano e adoperano questo
potere soltanto quando ne possono ricavare un qualche vantaggio; e
che ci avviene in esse meno frequentemente, perch stan radicate nel
terreno, e l'aria e la pioggia portano loro il nutrimento. Dimostr una
sensitivit nelle piante in rapporto con certi movimenti e consacr un
grosso volume ai movimenti delle piante, considerandoli per ogni verso
fin dai primordii del loro sviluppo; e un volume speciale alle piante
rampicanti esaminando il vario modo e i varii strumenti coi quali esse
si vanno arrampicando.

Studi il Darwin il modo speciale di fecondazione delle piante della
famiglia delle orchidee, facendo in proposito una pubblicazione, e
un'altra ne fece sullo incrociamento e la autofecondazione nel regno
vegetale, e un'altra ancora sulle differenti forme dei fiori nelle
piante della medesima specie. Il lavoro che queste pubblicazioni hanno
costato al loro autore, lavoro di osservazione e di sperimentazione, 
veramente immenso, e tale che la mente al pensarvi rimane atterrita. Ma
tutte le credenze scolastiche sullo ibridismo, sullo ermafrodismo, sul
modo di compimento della fecondazione nei vegetali son venute a mutarsi
e nuovi orizzonti si apersero alla scienza, splendidi e forieri di luce
anche pi sfavillante in un avvenire forse poco lontano.

Una differenza capitale si ammetteva pure siccome costantissima e senza
ombra di dubbio fuori di ogni e qualsiasi eccezione, fra gli animali e
le piante; questa, che gli animali si nutrono di materie organiche e i
vegetali di materie inorganiche. I vegetali, si diceva, preparano il
cibo agli animali; prendono dal terreno e dall'atmosfera i materiali
del loro accrescimento e del loro sostentamento, e compiono questa
meraviglia fra le meraviglie di trasformare la materia inorganica in
materia organica, di cui poi, direttamente o indirettamente, si nutrono
gli animali. Direttamente gli animali erbivori, indirettamente gli
animali carnivori, essendo poca fra queste due schiere di animali,
considerata dal punto di vista chimico, la differenza del cibo, sebbene
poi differiscano notevolmente fra loro gli animali erbivori dagli
animali carnivori per molti rispetti, nella struttura, nei mezzi di
offesa e di difesa, nella prolificit, nei costumi.

Si sapeva di certe piante, che quando un insettuccio si viene a posare
sopra una delle loro foglie, ci trova la morte. Ma nessuno aveva mai
sospettato che in queste piante l'insettuccio acchiappato servisse
di cibo alla pianta stessa, che si compisse dalla foglia una vera
digestione, quale  quella che si fa dai carnivori nel regno animale.
Il Darwin dimostr colla maggiore evidenza questo fatto; diede a queste
meravigliose piante il nome di piante insettivore, e pubblic intorno
ad esse un grande volume, che pur esso solo basterebbe larghissimamente
a dare al suo autore un posto immortale nella scienza. Egli non si
content di dimostrare la cosa, ma la investig sapientissimamente
con molte sorta di sperimenti, esaminando gli effetti prodotti sulle
foglie da varie sorta di sostanze alimentari animali, da veleni, da
anestetici, e via dicendo.

Come sempre, egli applica quel suo mirabile metodo critico con cui
passa in rassegna diligentemente ad una ad una tutte le spiegazioni
possibili di un fatto, e a mano a mano elimina sempre con saldissimi
argomenti quelle che non si possono ammettere. Era vicino ai
settant'anni quel sommo uomo, quando si mostrava cos profondamente
versato nella fisiologia vegetale e nella chimica fisiologica e porgeva
una incomparabile guida a chi voglia cimentarsi nella via sperimentale
con quella variet di procedimenti e con quella severit di critica che
sono necessarie alla buona riuscita.

       *       *       *       *       *

Non fu tuttavia quello l'ultimo lavoro di Carlo Darwin. L'ultimo
suo lavoro, non meno caratteristico della sua tempra, non meno
ben condotto, non meno ricco di osservazioni, di sperimenti e di
deduzioni, non meno fondato sui fatti, quei fatti che appaiono
insignificanti agli altri e che per lui sono fecondi di conclusioni
tanto grandiose,  un lavoro sulla formazione della terra vegetale
per l'azione dei lombrici, di cui appunto in questi giorni la Unione
tipografico-editrice pubblica una mia traduzione. Nel 1837 il Darwin si
occupava gi del modo di formazione della terra vegetale. In quell'anno
egli pubblicava, nelle memorie della Societ geologica di Londra,
un lavoro intorno a questo argomento. Per quarant'anni, in mezzo a
tante altre ricerche, egli condusse avanti anche queste, e le espose
alla perfine in un volume destinato non meno degli altri a destare la
pi viva ammirazione per l'autore e arricchire di nuove conquiste il
patrimonio della scienza.

In tutti i suoi libri il Darwin d in poche parole un sunto di ci che
ha esposto, nel primo o nell'ultimo capitolo, riassumendo limpidamente
le cose principali del libro. Cos fa anche qui nell'ultimo capitolo,
il quale, siccome assai breve, credo utile riferire.

I lombrici hanno avuto nella storia del mondo una parte molto pi
importante di quello che molti possano pensare. In quasi tutti i paesi
umidi essi sono numerosissimi, e per la loro mole posseggono una
grande forza muscolare. In molte parti d'Inghilterra ogni anno una
quantit di terra asciutta del peso di oltre a dieci tonnellate (10,516
chilogrammi) passa pei loro corpi ed  portata alla superficie per
ogni acro di terra; cosicch tutto lo strato superficiale di terra
vegetale passa pei loro corpi nello spazio di pochi anni. Pel crollare
delle buche pi antiche dei lombrici, il terreno vegetale  in continuo
sebbene lento movimento, e le particelle che lo compongono vengono
cos sfregate assieme. In tal modo nuove superfici sono continuamente
esposte all'azione dell'acido carbonico nel suolo, e degli acidi
dell'humus che sembrano essere ancor pi efficaci nel decomporre le
rocce. La produzione degli acidi umici viene probabilmente affrettata
durante la digestione delle numerose foglie semi-infracidite che
i lombrici consumano. Cos le particelle della terra, che formano
lo strato della superfice, vanno soggette a condizioni sommamente
favorevoli alla loro decomposizione e alla loro disintegrazione.
Inoltre, le particelle delle rocce pi molli sopportano un certo grado
di trituramento meccanico nel ventriglio muscoloso dei lombrici, nei
quali le pietruzze fanno ufficio di pietre da macina.

I rigetti finamente levigati, quando sono portati alla superfice in
condizione umida, scivolano durante la pioggia sopra un pendio moderato
qualunque; e le particelle pi piccole sono trascinate molto pi in gi
anche sopra a una superfice poco inclinata. I rigetti asciutti spesso
si sbriciolano in pallottoline, le quali possono rotolare lungo una
superfice in pendenza qualsiasi. Ove la terra  interamente piana e
coperta d'erba, e ove il clima  umido tanto che la polvere non pu
essere portata via dal vento, sembra a prima vista impossibile che vi
possa essere una quantit apprezzabile di denudamento subaereo; ma i
rigetti dei lombrici sono portati via, specialmente mentre sono umidi
e vischiosi, in una direzione uniforme dai venti dominanti che sono
accompagnati da pioggia. Con questi varii mezzi il terreno vegetale
della superfice non pu accumularsi ad un grande spessore; e uno strato
denso di terra vegetale arresta in molti punti lo sgretolamento delle
rocce sottostanti e dei frammenti della roccia.

Il mutar di luogo dei rigetti dei lombrici per le cause sopra indicate
produce dei risultamenti che sono tutt'altro che insignificanti. 
stato dimostrato che uno strato di terra dello spessore di 5 millimetri
viene annualmente in molti punti portato alla superficie per ogni
acro; e se una piccola parte di questa quantit scorre, o rotola, o
 trascinata dall'acqua, anche per un breve tratto, lungo un pendio
qualsiasi, o viene portata via dal vento in una direzione, nel corso
dei secoli tutto ci deve produrre un grande effetto. Colle misure
prese e coi calcoli fatti si  trovato che sopra una superficie di una
inclinazione media di 9 26', 37,5 centimetri cubi di terra emessa dai
lombrici, formano, nel corso di un anno, una linea orizzontale lunga
90 centim., cosicch in 100 anni 3750 centimetri cubi formerebbero una
linea lunga 90 metri. Questa quantit allo stato umido peserebbe chil.
4,29.

Cos un peso notevole di terra viene continuamente movendosi lungo
ogni fianco di ogni valle, e col tempo deve giungere al letto di essa.
Finalmente questa terra sar trasportata dai corsi d'acqua che scorrono
nelle valli fino nel mare, grande ricettacolo di tutta la materia del
denudamento della terra. Si sa, per la quantit di sedimento che ogni
anno viene portato al mare dal Mississippi, che questa enorme area di
drenaggio deve in media diminuire ogni anno di millimetri 0,6575; e
questo basterebbe in quattro milioni e mezzo di anni ad abbassare tutta
l'area di drenaggio a livello della spiaggia del mare. Cosicch, se
una piccola frazione dello strato di terra fine, dello spessore di 5
millimetri, che viene ogni anno riportata alla superficie dai lombrici,
viene portata via, non pu mancare di prodursi un grande effetto in un
periodo che nessun geologo considera come estremamente lungo.

Gli archeologi debbono essere grati ai lombrici, dell'avere essi
protetto e conservato per un periodo indefinitamente lungo ogni
oggetto non soggetto a decomporsi, caduto sulla superficie della
terra, sotterrandolo sotto ai loro rigetti. Cos pure, molti pavimenti
quadrellati eleganti e curiosi e altri avanzi vennero conservati;
sebbene senza dubbio i lombrici furono in questi casi grandemente
aiutati dalla terra trascinata dall'acqua e dal vento dal terreno
contiguo, specialmente quando questo  coltivato. I pavimenti a mosaico
antichi hanno, tuttavia, sofferto sovente per essersi abbassati
disugualmente, per essere stati disugualmente minati dai lombrici.
Anche gli antichi muri massicci possono venire minati e abbassarsi, e
nessun fabbricato ne va immune per questo rispetto, a meno di avere
dei fondamenti profondi m. 1,80 a 2 metri sotto alla superficie, a una
profondit ove i lombrici non possono lavorare.  probabile che molti
monoliti e certi muri antichi siano crollati per essere stati minati
dai lombrici.

I lombrici preparano il terreno in modo eccellente pel crescere
delle piante dalle radici fibrose e per i seminati di ogni sorta.
Essi espongono all'aria periodicamente il terreno vegetale, e lo
stiacciano per modo che nessun sasso pi grosso delle particelle che
possono inghiottire rimane in esso. Mescolano tutto intimamente, come
fa il giardiniere quando prepara la sua terra fina per le sue piante
pi scelte. In questo stato esso  bene acconcio tanto per trattenere
l'umidit e assorbire tutte le sostanze solubili, quanto pel processo
della nitrificazione. Le ossa degli animali morti, le parti pi
dure degli insetti, i nicchi dei molluschi terrestri, le foglie, i
ramoscelli, ecc., vengono in un tempo non molto lungo sepolti sotto
a rigetti accumulati dei lombrici, e sono cos messi in uno stato di
decomposizione ancora pi grande a portata delle radici delle piante. I
lombrici tirano un numero infinito di foglie nelle loro buche, in parte
per turarne l'apertura e in parte per nutrirsi.

Le foglie che sono portate nelle buche per cibo, dopo d'essere
state sbriciolate in pezzettini, in parte digerite, e saturate dalle
secrezioni intestinali e urinarie, vengono mescolate con molta terra.
Questa terra forma quell'_humus_ ricco, di color bruno, che copre quasi
in ogni parte la superfice della terra di un manto bene definito.
Von Hensen mise due lombrici in un recipiente del diametro di 45
centimetri, pieno di sabbia su cui erano sparse delle foglie; e queste
furono in breve tratte entro alle loro buche ad una profondit di 7
centimetri e mezzo. Dopo 6 settimane circa uno strato quasi uniforme di
sabbia, dello spessore di un centimetro, era convertito in _humus_ per
avere attraversato il canale alimentare di quei due lombrici. Alcune
persone credono che le buche dei lombrici, le quali sovente penetrano
nel terreno quasi perpendicolarmente ad una profondit di 1 m. 50 a
1 m. 80, agevolino materialmente il suo drenaggio, sebbene i rigetti
viscidi ammucchiati sulle aperture delle buche impediscano o arrestino
l'acqua dal penetrare profondamente entro alla terra. Esse agevolano
pure molto il passaggio dello scendere a delle radici di piccola mole;
e queste vengono nutrite dall'_humus_ con cui sono spalmate le buche.
Molti semi vanno debitori del loro germogliamento allo essere stati
coperti dai rigetti; e altri sepolti a una profondit notevole sotto a
rigetti accumulati giacciono inerti, finch in un tempo avvenire siano
scoperti per accidente e possano germogliare.

I lombrici sono meschinamente provveduti di organi di senso; perch
non si pu dire che abbiano la vista, quantunque possano distinguere
tra la luce e l'oscurit; sono interamente sordi, e hanno poco odorato;
solo il senso del tatto  bene sviluppato. Possono quindi conoscere
poco di ci che sta loro attorno nel mondo esterno, e fa meraviglia
come possano mostrare una certa abilit nello spalmare le loro buche
coi loro rigetti e colle foglie, e, nel caso di alcune specie,
ammucchiare i loro rigetti a mo' di edifizi torreggianti. Ma  ancor
pi sorprendente che possano mostrare un certo grado d'intelligenza
invece di un semplice impulso dell'istinto nel modo di turare le bocche
delle loro buche. Operano quasi nel modo stesso come farebbe un uomo il
quale avesse da chiudere un tubo cilindrico con varie sorta di foglie,
di picciuoli, di triangolini di carta, ecc., perch ordinariamente
ghermiscono questi oggetti per la parte pi aguzza. Ma gli oggetti pi
sottili sono tirati dentro per lo pi per le estremit pi larghe. Essi
non operano nello stesso modo in tutti i casi, come fanno molti animali
inferiori; per esempio, non tirano dentro le foglie pel loro picciuolo,
a meno che il gambo sia tanto sottile quanto l'apice, o pi stretto di
questo.

Quando noi stiamo a guardare una distesa larga coperta d'erba,
dobbiamo ricordarci che la sua levigatezza, dalla quale tanto dipende
la sua bellezza,  dovuta in parte all'opera dei lombrici che hanno
lentamente spianato tutte le sue scabrosit.  stupendo pensare che
tutto il terreno vegetale della superfice di una distesa erbosa
qualsiasi  passato e passer di nuovo ogni tanti anni pel corpo dei
lombrici.

L'aratro  una delle pi antiche e pi utili invenzioni dell'uomo; ma
molto prima che esso esistesse la terra era infatti regolarmente arata,
e continua ad essere arata dai lombrici o vermi della terra. Si pu
mettere in dubbio se vi siano molti altri animali i quali abbiano avuto
una parte tanto importante nella storia del mondo quanto quella avuta
da questi esseri dall'organismo tanto basso. Tuttavia vi sono altri
animali, di una organizzazione ancora pi bassa, vale a dire i coralli,
che hanno compiuto un'opera ancor pi cospicua, avendo costrutto un
numero sterminato di scogliere e di isole nei vasti oceani; ma questi
sono quasi tutti limitati nelle zone dei tropici.




                                 XVII


I fisiologi moderni insegnano che la riproduzione vuol essere
considerata come una maniera di nutrizione, una nutrizione in eccesso
per la quale la porzione eccedente si costituisce in un nuovo
individuo. Dante aveva gi chiarissimo nella sua mente questo concetto.
Una parte del sangue, la parte pi pura, che non viene assorbita, e che
risulta evidentemente da un eccesso di nutrizione,

  Quasi alimento che di mensa leve,

 quella che  destinata a trasformarsi nel nuovo individuo. Ma la
virt attiva per cui s'ingenera il nuovo individuo  appena quale 
quella di una pianta. Con questa differenza capitale tuttavia che la
pianta  destinata a non andar pi oltre,  arrivata alla sua meta,
mentre l'animale  appena in strada.

  Anima fatta la virtute attiva,
  Qual d'una pianta, in tanto differente,
  Che questa  in via e quella  gi a riva.

Nei primordii del suo sviluppo, quell'essere che  destinato a
diventare un uomo, ha una sensitivit e un movimento quali spettano
agli animali inferiori, alle spugne del mare, che Dante considerava
come i pi semplici fra tutti gli animali.

  Tanto erra poi, che gi si muove e sente,
  Come fango marino, ed ivi imprende
  Ad organar la possa ond' semente.

L'embriologia ha dimostrato ai giorni nostri, come il feto umano compia
i suoi passaggi per gli stadi inferiori.

       *       *       *       *       *

L'uomo si vergogna oggi di discendere dagli animali, si ribella al
concetto di una tale provenienza, come prima si ribell al concetto del
movimento della terra e del suo roteare intorno al sole e del suo far
parte, e piccola parte, di un sistema di corpi celesti, vergognandosi
di non essere nel centro dell'universo, e di non poter considerare
come fatti per lui il sole, la luna, i pianeti, tutti gli astri del
firmamento.

Sentite il Kleinenberg:

I principii meccanici spiegarono i movimenti terrestri e celesti,
e pi, indicarono l'origine e il destino finale dei mondi che
nell'infinito etere circolano, ma non ci fecero intelligibile
l'esistenza della pi piccola mosca. L'organico era la soglia che
il pensiero meccanico non varcava. Eravamo pi in casa nostra tra i
pianeti che non tra gli esseri viventi, i continui compagni della
nostra vita.  vero che l'anatomia e la fisiologia avevano raccolto
grande quantit di preziosissimi dati e soltanto guidati da tali fatti
era possibile toccare i sommi problemi; tuttavia il contenuto veramente
scientifico era oltremodo scarso, e se i problemi erano proposti
mancavano le soluzioni. Ci voleva un nuovo organo; ora l'abbiamo;
 la teoria di Darwin. E in questo senso l'opera dell'inglese 
contemperata a quella dell'italiano (Galileo). Il mondo organico
diventa intelligibile, i fenomeni vitali assumono il carattere della
necessit, non solo il come, ma il perch dell'organizzazione diventa
il fine della ricerca. Ogni forma organica ha la sua causa efficente
determinabile; ogni funzione  un adattamento all'ambiente acquistato
nella lotta per l'esistenza; ogni organo  la realizzazione morfologica
d'una funzione. La vita, unica nella sua origine, si manifesta in mille
e mille forme, ma tutte queste forme riunisce un principio generale.
Dall'inferiore e semplice nasce il superiore e complicato. Senza
l'amiba non sarebbe l'uomo, data l'amiba e l'ambiente era inevitabile
necessit nascesse l'uomo. Non l'essere, il divenire  il principio del
mondo.

A noi zoologi rincresce quasi essere la teoria darwiniana diventata
una quistione personale dell'uomo. Si starebbe tanto meglio, il lavoro
manterrebbe molto pi facilmente la sua equanimit scientifica se
non venissero le passioni, l'odio e la provocazione a disturbarci. E
poi, l'applicazione della teoria della discendenza alla morfologia
dell'uomo non ha proprio un'importanza particolare. L'origine dell'uomo
 in questo senso un problema speciale, limitato, come lo  l'origine
di qualsiasi altra specie, neppure tra i pi interessanti. Imperocch
la struttura del corpo umano  conforme a quella di certi mammiferi
superiori sino a tal segno che alcuni vecchi anatomici osarono le loro
preparazioni dei muscoli, nervi, vasi, ecc. delle scimmie rappresentare
come quelli dell'uomo, e ci certamente con grave offesa della buona
fede, ma senza notevoli inconvenienti per l'uso pratico nella medicina.
La fabbrica del corpo umano e le sue funzioni inferiori non offrono
alcun problema che non si ripetesse in altri organismi, e spesso pi
evidente e puro.

Ma la scienza ha ancora un altro lato che  altrettanto grande: non
solo il mondo esterno, non solo le condizioni che determinano la
sua esistenza materiale sono i fenomeni che l'uomo cerca di rendere
intelligibili, anche le manifestazioni di quell'intimo suo essere, che
egli chiama l'anima, formano l'obbietto del suo pensare. Conoscere il
mondo e conoscere s stesso, ecco l'intero compito della scienza. E
delle azioni dell'anima vale lo stesso che dissi delle azioni esterne:
molte rimangono fuori della coscienza, altre c'entrano, ma confuse,
indistinte, poche sono chiare, determinate--di nessuna sinora fu
detto il perch. Mancava l'organo ed ora l'abbiamo, per imperfetto
che sia. I problemi della vita sociale, del pensiero, del sentimento
sono teoricamente solubili; consideriamo il loro contenuto non come
eternamente stabilito creato, ma come diventato. Lo so bene che per
raggiungere questa meta ci vuole assai, che non abbiamo i mezzi da
poter attaccare direttamente neanche i pi semplici di tali problemi,
che coloro--non pochi disgraziatamente--che oggigiorno vi offrono le
soluzioni bell'e fatte, dello scienziato posseggono forse l'arditezza,
ma certo non la assennatezza n il sentimento della propria
responsabilit; ma tuttoci non impedisce di veder aperto l'orizzonte
da cui sorger la luce per tramandare i suoi raggi sino alle pi
profonde tenebre del nostro interno.

Nessuno si ribella all'idea esistere entro ai limiti del genere umano
un legame che noi viventi connette al primo uomo comparso, essere
ogni nuova generazione l'erede di tutte quante la precedettero, di
modo che quel che siamo non lo siamo se non per le virt e i vizi
dei nostri antenati. Ma qui non possiamo fermarci: per comprendere
l'umanit bisogna varcare i limiti dell'uomo. Vediamo preceduta la sua
apparizione da altri organismi che non erano uomini, ma certamente
possedevano i germi sviluppati poi nel pensiero e nel sentimento umano;
ed anche questi organismi avevano i loro predecessori e via sempre cos
dal superiore all'inferiore, sintantoch si arriva alla sostanza, la
quale dalla materia inorganica non si distingue che per quest'ultimo
carattere: vive.

Sicuro che l'uomo diventato, sviluppato non  pi quel semidio che si
credeva al disopra di ogni comunanza colla natura: per la scossa che
gli d il trasformismo non , in un certo senso, nemmeno tanto forte
come quella che la sua arroganza ricevette dal sistema copernicano;
questo, smovendo la terra dalla sua posizione centrale, non le
lasciava che un posticino modesto, subordinato nel meccanismo solare,
mentre la teoria di Darwin non contrasta in niun modo la superiorit
dell'uomo sugli altri organismi; lo comprende bens per la pi perfetta
realizzazione, cui la vita cosmica sinora  pervenuta. Ma la parentela
cogli animali, cui siamo usi a guardare con tanto disprezzo, ripugna
sempre, ed  naturale: non s facilmente si abbandonano i pregiudizii
secolari, e la trasformazione dei cervelli non succede da oggi a
domani. Se io vi mostro una di quelle belle meduse, fiori animali del
nostro mare, e vi dico che questo organismo tanto semplice rappresenta
uno stadio decisivo nello svolgimento paleontologico dell'uomo, forse
anche fra noi sar qualcuno per rispondermi: fantasticherie! Oh s!
il veramente fantastico gi non  l'arte, la quale senza tradire
la sua indole non pu mai discostarsi dall'apparenza, il veramente
fantastico sono i principii della scienza, che tutti quanti sono
evidenti contraddizioni della nostra immediata esperienza. Neanche
il pi semplice problema meccanico si comprende senza l'assioma che
il moto abbandonato a s stesso perdura eternamente, e non vediamo
forse fermarsi ogni corpo in movimento, tostoch gli vien meno la
forza motrice? Nessuno di noi dubita del girare della terra intorno al
sole, e giorno per giorno i nostri occhi ci dicono che il sole si alza
nell'oriente, sale e poi discende dalla parte occidentale per tuffarsi
nel mare. La scienza insegna la trasformazione degli organismi e noi
non vediamo nascere che uomini da uomini e mosche da mosche.

In quest'ultimo caso i teoremi sono per alquanto pi in armonia colla
comune esperienza. La mia medusa non vi persuade? Ora, permettetemi
di presentarvi un altro animale. Eccolo qua: la sua organizzazione
differisce essenzialmente da quella dell'uomo,  molto inferiore;
quest'organizzazione  mirabilmente adattata ad un modo di vivere,
che per non ha nulla di comune con la vita umana; le sue facolt
intellettuali sono senza dubbio assai al disotto di quelle della
formica,  oltremodo brutto colla sua sproporzionata testa, coi suoi
tozzi arti, colla larga coda, ed ora vi dico che questa cosa sar una
donna la cui mortal bellezza decider inappellabilmente sul destino
della vostra vita, o sar un uomo dall'ingegno s potente da dominarci
tutti quanti. Quell'animalaccio! impossibile! Questa volta per, o
signori, il vostro impossibile non vale: perch quello che vi feci
vedere era un embrione di uomo. Ora, se siamo costretti ad ammettere
di essere stati ognuno nella stessa nostra esistenza individuale, sia
anche per soli pochi giorni, cos inferiori, cos brutti, cos stupidi,
non mi pare tanto offensiva l'idea che milioni di anni fa i nostri
progenitori non fossero n pi n meno di quell'embrione imperfetto
si ma dotato d'un'immensa facolt, d'evoluzione. Per sapere quel che
siamo, bisogna sapere quel che eravamo.

Si accusa la teoria della discendenza di materialismo; ci non ci fa
n caldo n freddo. Nessuna grande scoperta, nessuna nuova idea nella
scienza, nessun liberale concetto della morale contro cui non sia
stato gridato l'anatema. Cos la va da secoli e cos seguir ancora
per un pezzo. Un significato preciso lo cercherete invano in quella
parola, e praticamente essa non  che la protesta di chi non vuole il
progresso, non vuole la verit, non vuole la scienza. Ma se prendiamo
il materialismo nel senso che, se non ha, dovrebbe avere, allora si
scorge subito essere la dottrina di Darwin antimaterialista. Niuna
teoria biologica concede maggior spazio all'attivit dello spirito,
dell'anima.  egli materialismo vedere l'origine dell'uomo in animali
di cui si riconosce la mirabile intelligenza ed il puro e gentile
sentimento, mentre il volgo e una tradizione corrotta li chiama bruti?
L'avvenire, l'evoluzione futura del genere umano, la teoria non pu n
vuole determinarli; c' campo per le pi profonde degenerazioni e per
il pi alto infinito perfezionamento. Io, che forte sento il bisogno
di credere, credo in una cosa, nell'indeterminato perfezionamento
dell'uomo: due manifestazioni della sua anima me lo garantiscono:
l'arte e la scienza. Non disprezzo per certo l'enorme sviluppo
materiale di cui va tanto superba la nostra et, ma non posso che
dire, con un convincimento, il quale s'avvicina di molto all'evidenza
scientifica, che nell'evoluzione dell'umanit un canto di Dante, un
quadro del Drer, valgon pi di tutte le ferrovie del mondo e che una
pagina di Galileo e di Darwin  nella lotta per l'esistenza un'arma
assai pi potente degli eserciti e de' cannoni. Sia vicino il tempo ove
la lotta per l'esistenza sar compresa come la lotta per l'umanit!

Il Morselli, che ha fatto un bellissimo studio su Carlo Darwin (_Carlo
Darwin_ per E. MORSELLI, Milano, Dumolard) dice che nissun libro
ebbe mai sullo scibile umano l'influenza che ebbe il piccolo volume
della _Origine delle specie_, in cui si condensavano il lavoro, le
meditazioni, le esperienze, le veglie di ventotto anni. Ma soggiunge
ragionevolissimamente che Carlo Darwin era pienamente consapevole dello
effetto che sarebbe stato per produrre il suo libro. In prova di ci
egli non trova di poter far meglio che citare alcune parole del Darwin
medesimo, che stanno in fine al volume. Anch'io credo di dover far lo
stesso, ma, avendo maggior spazio disponibile, faccio la citazione un
po' pi lunga e la faccio colle parole della traduzione del Canestrini.
Ecco le ultime parole che si leggono nel volume della _Origine delle
specie_.

Quantunque io sia pienamente convinto della verit delle idee esposte
in questo libro sotto forma di compendio, non ho alcuna speranza di
convincere gli abili naturalisti che hanno la mente preoccupata da
una moltitudine di fatti considerati, per molti anni, da un punto
di vista direttamente opposto al mio. Egli  tanto facile capire la
nostra ignoranza, nelle espressioni analoghe a queste: il _piano
della creazione_, _l'unit di tipo_, ecc., e creder per questo di
dare una spiegazione, quando invece altro non si fa che constatare un
fatto. Chiunque propende ad annettere un peso maggiore alle difficolt
non spiegate, che alla dimostrazione di un certo numero di fatti,
respinger senza dubbio la mia teoria. Pochi naturalisti soltanto,
dotati di molta flessibilit di spirito, e che hanno gi cominciato a
dubitare dell'immutabilit delle specie, possono tener conto di questo
libro; ma io guardo con calma e fiducia l'avvenire, e quei giovani
naturalisti che ora si formano, i quali saranno capaci di esaminare
ambi i lati della questione con imparzialit. Coloro che professano i
principii della mutabilit delle specie presteranno un ottimo servizio
esprimendo coscienziosamente la loro opinione; perch in questo modo
soltanto potranno dissipare tutti i pregiudizi che circondano questo
argomento.

Parecchi naturalisti eminenti hanno pubblicato recentemente l'opinione
che una quantit di specie credute tali in ogni genere, non sono specie
reali; ma che altre specie sono appunto reali, vale a dire, sono
state create indipendentemente. Mi pare che questa conclusione sia
singolare. Essi ammettono che una moltitudine di forme, le quali fino
ad ora essi avevano riguardate quali creazioni speciali e che anche la
maggior parte dei naturalisti considerano tuttora come tali, le quali
hanno per conseguenza ogni esterna apparenza caratteristica di vere
specie, essi ammettono che queste forme siano state prodotte per mezzo
della variazione, ma ricusano di estendere il medesimo concetto alle
altre forme leggermente diverse. Tuttavia essi non pretendono di poter
definire o congetturare, quali siano le forme della vita create, e
quali quelle prodotte da leggi secondarie. Essi ammettono la variazione
come una _vera_ causa nell'un caso, ma la respingono arbitrariamente
nell'altro, senza porre alcuna distinzione fra i due casi. Verr giorno
in cui questa idea sar riguardata come un comico esempio della cecit
delle opinioni preconcette. Questi autori non mi sembrano maggiormente
sorpresi da un atto miracoloso di creazione, che da una nascita
ordinaria. Ma credono essi realmente che, nei periodi innumerevoli
della storia della terra, certi atomi elementari siano stati
improvvisamente riuniti a formare dei tessuti viventi? Credono essi che
ad ogni supposto atto di creazione si sia prodotto un solo individuo
ovvero molti? Tutte le innumerevoli sorta di animali e di piante furono
create allo stato di uova e di semi, oppure interamente sviluppate?
Nel caso dei mammiferi, dobbiamo credere che questi fossero creati coi
falsi contrassegni degli organi, per mezzo dei quali traggono il loro
nutrimento dall'utero dell a madre? Senza dubbio codeste questioni non
possono risolversi nemmeno da coloro che, nello stato presente della
scienza, credono alla creazione di poche forme originali od anche di
una forma di vita qualsiasi. Fu detto da diversi autori che non  meno
facile il credere alla creazione di cento milioni di esseri, che a
quella di uno solo; ma l'assioma filosofico di Maupertuis _della minima
azione_, dispone lo spirito ad accogliere pi volentieri il numero pi
piccolo; e certamente non dobbiamo pensare che gli esseri innumerevoli
di ogni grande classe siano stati creati con caratteri evidenti, ma
ingannevoli, che proverebbero la loro provenienza da un solo parente.

Come ricordo ad uno stato passato di cose io ho conservato nei
paragrafi che precedono ed altrove parecchie proposizioni, da cui
risulta che i naturalisti credono ad una separata creazione di ciascuna
specie, e fui molto censurato perch cos mi espressi. Ma tale era
indubbiamente l'opinione generale, quand'io pubblicai la prima edizione
dell'opera presente. Io aveva parlato prima con molti naturalisti
sul tema della evoluzione, e non avea trovato nemmeno una simpatica
accoglienza. Probabilmente alcuni credevano allora ad una evoluzione;
ma o se ne tacquero, o si espressero in modo cos ambiguo, che tornava
difficile capire le loro idee. Ora le cose sono affatto cambiate, e
quasi ogni naturalista ammette il grande principio della evoluzione.
Ve ne hanno tuttavia ancora alcuni, i quali ritengono che le specie
abbiano potuto produrre repentinamente con mezzi del tutto sconosciuti
delle forme valenti all'idea di modificazioni grandi e repentine. La
ipotesi che nuove forme siansi sviluppate dalle vecchie e interamente
diverse in modo subitaneo e con mezzi sconosciuti, considerata come
punto di vista scientifico e come introduzione ad ulteriori indagini,
non pu recare che un ben piccolo vantaggio di fronte alla credenza che
le specie siano nate dal fango della terra.

Potrebbe chiedersi quale sia l'estensione che io attribuisco
alla dottrina della modificazione delle specie. A tale questione
difficilmente pu rispondersi, perch quanto pi distinte sono le
forme da noi considerate, tanto pi gli argomenti divengono deboli. Ma
certi argomenti del massimo valore si estendono assai. Tutti i membri
di intere classi possono collegarsi insieme con vincoli di affinit,
e tutti possono classificarsi, pel medesimo principio, in gruppi
subordinati ad altri gruppi. Gli avanzi fossili tendono talvolta a
riempire le vaste lacune che si trovano fra gli ordini esistenti.

Gli organi rudimentali dimostrano evidentemente che un antico
progenitore li possedeva in uno stato di completo sviluppo; e ci
implica in alcuni casi una enorme quantit di modificazioni nei
discendenti. In certe classi varie strutture sono formate col medesimo
sistema, e nell'et embrionale le specie si rassomigliano molto fra
loro. Perci non posso dubitare che la teoria della discendenza
modificata abbracci tutti i membri della medesima classe. Io credo
che gli animali derivino da quattro o cinque progenitori al pi, e le
piante da un numero uguale o minore di forme.

L'analogia mi condurrebbe anche pi avanti, cio alla opinione che
tutti gli animali e le piante derivino da un solo prototipo. Ma
l'analogia pu essere una guida ingannevole. Nondimeno tutti gli
esseri viventi hanno molte qualit comuni, la loro composizione
chimica, la loro struttura cellulare, le leggi del loro sviluppo, e
la facolt di essere affetti dalle influenze dannose. Noi lo vediamo
anche nelle circostanze meno importanti; per esempio, il medesimo
veleno colpisce ugualmente le piante e gli animali; eppure il veleno
che si depone dal _Cynips_ produce delle protuberanze mostruose nei
rosai e nelle quercie. In tutti gli esseri organizzati la unione di
cellule elementari del maschio e della femmina sembra necessaria
occasionalmente per la formazione di un essere nuovo. In tutti, per
quanto oggi sappiamo, la vescichetta germinativa  la stessa. Per
modo che ogni essere organico individuale parte da un'origine comune.
Anche se consideriamo le due divisioni principali, cio il regno
animale e il regno vegetale, certe forme inferiori sono intermedie
pei loro caratteri, al punto che i naturalisti disputarono a quale
dei due regni dovessero riferirsi; e come osserv il professore Asa
Gray le spore ed altri corpi riproduttivi di molte alghe inferiori
possono condurre sulle prime una vita decisamente animale, indi una
indubitata esistenza vegetale. Perci, secondo il principio della
elezione naturale colla divergenza di carattere, non pu sembrare
incredibile che da una di queste forme inferiori ed intermedie siano
sorti gli animali e le piante; e se noi ammettiamo ci, dobbiamo anche
concedere che tutti gli esseri organizzati, che esistettero sulla
terra, possono essere stati prodotti da una qualche forma primordiale.
Ma questa deduzione  principalmente fondata sull'analogia e poco monta
che sia accettata o respinta. Il caso  differente nei membri di ogni
grande classe, come i vertebrati, gli articolati, ecc., perch qui,
come abbiamo osservato, abbiamo nelle leggi della omologia e della
embriologia, ecc., diverse prove, che tutti sono provenuti da un solo
stipite.

Quando le idee da me esposte in questo libro e sostenute dal Wallace
nel _Linnean Journal_, o idee analoghe sull'origine delle specie,
saranno generalmente accettate, possiamo vagamente prevedere che
avverr una notevole rivoluzione nella storia naturale. I sistematici
potranno continuare i loro lavori come al presente; ma essi non
saranno pi molestati continuamente dal dubbio insolubile se questa
o quella forma sia in essenza una specie. Sono certo, e parlo per
esperienza, che questo non sar un piccolo vantaggio. Si porr
fine alle molte discussioni che si sono fatte, per decidere se una
cinquantina di specie di rovi inglesi siano vere specie. I sistematici
avranno solo da decidere (e ci non sar sempre facile) se ogni
data forma sia abbastanza costante e distinta dalle altre forme, da
essere suscettibile di una definizione; e quando possa definirsi,
se le differenza siano abbastanza importanti da meritare un nome
specifico. Quest'ultimo punto diverr una considerazione assai pi
essenziale che oggi non sia; perch le differenze, per quanto piccole,
fra due forme qualsiasi, quando non siano connesse da gradazioni
intermedie, sono considerate dalla maggior parte dei naturalisti
come sufficienti ad elevare le due forme al rango di specie. Quindi
noi saremo costretti a riconoscere che la sola distinzione possibile
fra le specie e le variet ben marcate consiste in ci: che queste
ultime sono attualmente collegate da gradazioni intermedie, mentre
al contrario le specie furono in tal guisa collegate in epoca pi
antica. Per conseguenza, senza rigettare la considerazione della
esistenza presente di gradazioni intermedie fra due forme qualsiansi,
noi saremo condotti a pesare con maggiore accuratezza e a dare un
valore pi forte all'attuale complesso delle differenze che passano
fra le medesime. Egli  molto probabile che le forme ora conosciute
generalmente come semplici variet, possano in seguito meritare un
nome specifico, come la _Primula vulgaris_ e la _Primula veris_; ed
in tal caso il linguaggio comune ed il linguaggio scientifico saranno
in armonia. Insomma, avremo da trattare le specie come si trattano i
generi da quei naturalisti che ammettono essere i generi combinazioni
puramente artificiali, fatte per comodit. Questa non pu essere una
prospettiva molto lieta; ma noi almeno saremo liberi dalla vana ricerca
dell'essenza ignota del termine _specie_.

Gli altri rami pi generali della storia naturale presenteranno allora
un interesse maggiore. I termini impiegati dai naturalisti, come:
affinit, parentela, unit di tipo comune, paternit, morfologia,
caratteri di adattamento, organi rudimentali ed abortiti, ecc., non
saranno pi metaforici, ma avranno un significato evidente. Quando non
riguarderemo pi un essere organizzato nel modo con cui un selvaggio
considera un vascello come una cosa interamente superiore alla sua
intelligenza; quando conosceremo che ogni produzione della natura
ebbe la sua storia; quando contempleremo ogni struttura complicata
ed ogni istinto come il risultato di molti adattamenti, ciascuno dei
quali fu vantaggioso allo individuo, quasi nella stessa guisa con cui
consideriamo ogni grande invenzione meccanica come il prodotto del
lavoro, dell'esperienza, della ragione e anche degli errori di numerosi
operai; quando noi prendiamo ad esaminare ogni essere organizzato da
questo punto di vista, posso dirlo per esperienza, quanto diverr pi
interessante lo studio della storia naturale!

Un vasto campo di osservazione, quasi sempre inesplorato, sar
aperto sulle cause e sulle leggi della variazione, sulla correlazione
di sviluppo, sugli effetti dell'uso e del non uso, sull'azione
diretta delle condizioni esterne, ecc. Lo studio delle produzioni
domestiche crescer di valore immensamente. Una variet nuova, allevata
dall'uomo, former un soggetto pi importante ed interessante di
studio che una specie di pi, aggiunta alla moltitudine di specie gi
conosciute. Le nostre classificazioni diverranno, per quanto si potr
fare, altrettante genealogie; e cos ci daranno veramente ci che
pu chiamarsi il piano della creazione. Quando avranno in vista un
oggetto definito, le regole di classificazione diverranno certamente
pi semplici. Noi non abbiamo in tal caso n alberi genealogici, n
prosapie araldiche; e dobbiamo scoprire e tracciare le molte linee
divergenti della discendenza delle nostre genealogie naturali, per
mezzo dei caratteri d'ogni sorta che furono ereditati da lungo tempo.
Gli organi rudimentali ci indicheranno infallibilmente la natura delle
strutture perdute in epoche remote. Le specie e gruppi di specie, dette
aberranti, e che possono fantasticamente chiamarsi fossili viventi,
ci aiuteranno a compiere il disegno delle antiche forme della vita.
L'embriologia ci riveler la struttura, che rimase alterata, dei
prototipi di ogni grande classe.

Quando potremo essere certi che tutti gli individui della medesima
specie e tutte le specie strettamente affini della maggior parte dei
generi, sono derivate in un periodo non molto lontano da un solo
progenitore ed emigrarono da un dato luogo di origine; e quando saremo
pi addentro nella cognizione dei molti mezzi di migrazione, allora,
pei lumi che ci fornisce attualmente e che continuer a fornirci la
geologia, sugli antichi cambiamenti di clima e di livello delle terre,
noi saremo in grado sicuramente di seguire, in un modo mirabile, le
antiche migrazioni degli abitanti del mondo intero. Anche al presente,
paragonando le differenze che presentano gli animali marini sui
lati opposti di un continente e la natura dei diversi abitanti del
continente stesso, in relazione ai loro mezzi apparenti di migrazione,
potr darsi qualche nozione sull'antica geografia.

La nobile scienza della geologia perde la sua gloria per l'estrema
imperfezione delle memorie. La crosta della terra, coi suoi avanzi
sepolti, non deve riguardarsi come un museo completo, ma come una
scarsa collezione fatta a caso o ad intervalli rari. Si riconoscer
che l'accumulazione di ogni grande formazione fossilifera dovette
dipendere da uno straordinario concorso di circostanze e che gli
intervalli di riposo e di inazione fra gli stadii successivi furono di
una lunga durata. Ma noi giungeremo ad apprezzare la durata di questi
intervalli con qualche sicurezza, facendo il confronto fra le forme
organizzate anteriori e le posteriori. Noi dobbiamo essere molto cauti
nel cercare di stabilire una correlazione di esatta contemporaneit fra
due formazioni, le quali racchiudono poche specie identiche, mediante
la successione generale delle loro forme di vita. Siccome le specie
si producono e si estinguono, per cause che agiscono lentamente e che
esistono ancora, e non gi per atti miracolosi di creazione e col
mezzo di catastrofi: e siccome la pi importante di tutte le cause dei
cambiamenti organici  quasi indipendente dalle condizioni fisiche
alterate, e forse anche improvvisamente alterate, voglio dire, la
mutua relazione di un organismo all'altro, poich il perfezionamento
 l'esterminio degli altri, ne segue che l'insieme dei cambiamenti
organici nei fossili delle formazioni consecutive, probabilmente pu
darci una precisa misura della durata del tempo che effettivamente
trascorse. Tuttavia un certo numero di specie, che si conservano
riunite, possono continuare per un lungo periodo senza modificarsi;
mentre durante il medesimo periodo alcuna di queste specie, emigrando
in nuovi paesi ed entrando in concorrenza colle specie straniere
associate ad esse, possono subire delle modificazioni; per modo che non
dobbiamo esagerare l'applicazione dei mutamenti organici nella misura
del tempo.

In un lontano avvenire io veggo dei campi aperti alle pi importanti
ricerche. La psicologia sar fondata sopra il principio gi bene
propugnato da Herbert Spencer, che cio ogni facolt e capacit mentale
siasi necessariamente sviluppata a gradi. Si spander un viva luce
sull'origine dell'uomo e sulla sua storia.

Alcuni autori fra i pi eminenti sembrano pienamente soddisfatti
dell'opinione che ogni specie sia stata creata indipendentemente. Nel
mio concetto, si accorda meglio con ci che noi sappiamo, intorno alle
leggi impresse dal Creatore alla materia, l'idea, che la produzione e
l'estinzione degli abitanti passati e presenti del mondo siano dovute
a cagioni secondarie, simili a quelle che determinano la nascita e
la morte degli individui. Allorquando io riguardo tutti gli esseri
non come creazioni speciali, ma come i discendenti diretti di pochi
esseri, che esistettero molto tempo prima che si formasse lo strato
pi antico del sistema siluriano, mi sembra che quegli esseri si
nobilitino. Giudicando dal passato, possiamo inferire con sicurezza che
niuna delle specie viventi trasmetter la sua configurazione identica
alle future et. Pochissime specie, ora esistenti, trasmetteranno
una progenie qualsiasi alle epoche avvenire; perch il modo con cui
tutti gli esseri organizzati sono insieme congiunti, dimostra che
la maggior parte delle specie di ciascun genere e tutte le specie
appartenenti a molti generi, non hanno lasciato alcun discendente, ma
rimasero interamente estinte. Noi possiamo anche penetrare nel futuro,
con uno sguardo profetico, fino a predire che le specie comuni e pi
ampiamente diffuse, appartenenti ai gruppi pi vasti e dominanti di
ogni classe, saranno quelle che in ultimo prevarranno e procreeranno
delle specie nuove e dominanti. Siccome tutte le forme viventi della
vita sono i discendenti diretti di quelle che esistettero molto tempo
prima dell'epoca siluriana, possiamo essere certi che la successione
ordinaria, per mezzo della generazione, non  mai stata interrotta e
che nessun cataclisma non venne mai a desolare il mondo intero. Quindi
possiamo pensare con qualche confidenza ad un tranquillo avvenire, di
una lunghezza egualmente incalcolabile. Se riflettiamo che l'elezione
naturale agisce soltanto per il vantaggio di ogni essere, col mezzo
delle variazioni utili, tutte le qualit del corpo e dello spirito
tenderanno a progredire versa la perfezione.

 cosa molto interessante il contemplare una spiaggia ridente,
coperta di molte piante d'ogni sorta, cogli uccelli che cantano nei
cespugli, con diversi insetti che ronzano da ogni parte e coi vermi
che strisciano sull'umido terreno; ed il considerare che queste forme
elaborate con tanta maestria, tanto differenti fra loro e dipendenti
l'una dall'altra, in una maniera cos complicata, furono tutte prodotte
per effetto delle leggi che agiscono continuamente intorno a noi.
Queste leggi, prese nel senso pi largo, sono: lo Sviluppo colla
Riproduzione; l'Eredit che  quasi implicitamente compresa nella
Riproduzione; la Variabilit derivante dall'azione diretta e indiretta
delle condizioni esterne della vita e dall'uso o dal non uso; la
legge di Moltiplicazione in una proporzione tanto forte da rendere
necessaria una lotta per l'Esistenza, dalla quale deriva l'Elezione
naturale, la quale richiede la Divergenza del Carattere e l'Estinzione
delle forme meno perfezionate. Cos, dalla guerra della natura, dalla
carestia e dalla morte segue direttamente l'effetto stupendo che
possiamo concepire, cio la produzione degli animali pi elevati. Vi ha
certamente del grandioso in queste considerazioni sulla vita e sulle
varie facolt di essa, che furono impresse dal Creatore in poche forme
od anche in una sola; e nel pensare che, mentre il nostro pianeta si
aggir nella sua orbita, obbedendo alla legge immutabile della gravit,
si svilupparono da un principio tanto semplice, e si sviluppano ancora,
infinite forme viepi belle e meravigliose.

       *       *       *       *       *

Sublimemente grandiosa  la poesia che raggia da queste parole del
Darwin. Tuttavia essa non fu guari compresa fino ad oggi. Non fu
compresa nemmeno dai poeti. Parlo dei poeti italiani. I nostri poeti
che parlano del Darwin ne parlano con scherno. Prati, Zanella, Rondani
potrebbero essere citati. Ma io mi permetto di domandare a questi
signori, o piuttosto domando a me stesso, se veramente essi abbiano
letto l'_Origine delle specie_, l'_Origine dell'uomo_, e le altre opere
del Darwin.

Quando io pubblicai la traduzione dell'_Origine dell'uomo_ di Carlo
Darwin, ci misi in capo una prefazioncina (gli editori vogliono sempre
almeno una prefazioncina) nella quale io raccontava il fatto che era
stato raccontato a me di un gentiluomo napoletano che ebbe quattordici
duelli per sostenere la preminenza del Tasso sull'Ariosto, e che
all'ultimo, ferito a morte, sclam:

--E dire che non ho mai letto n l'Ariosto, n il Tasso!

Ripeto ora le stesse parole. Da quel tempo in qua si  fatto pi che
mai un gran parlare di Carlo Darwin, in male e in bene, ma pochi fra
quelli che ne hanno parlato e ne vanno parlando, interrogati se lo
abbiano letto, quando volessero essere sinceri, potrebbero rispondere
affermativamente. Eppure nessun libro  pi ammaestrativo dei libri
di Carlo Darwin, nissun libro pu produrre pi vario e pi grande
frutto dalla sua lettura. Come si facevano nel medio evo ammaestramenti
sopra Aristotele, come in Germania si fa anche oggi un insegnamento
su Dante (si fa anche in Italia per verit, ma si dovrebbe fare assai
pi), cos vorrei che in ogni citt italiana si facesse un pubblico
insegnamento su Carlo Darwin, salvo a decidere sul miglior modo in cui
dovrebbe essere fatto e sulla migliore scelta di chi lo dovesse fare.
Dico ci perch se il ministro della pubblica istruzione dovesse dare
l'incarico, andrebbe incontro al rischio di incaricare, in buona fede,
di insegnare il darwinianismo un di quei tali che parlano di Carlo
Darwin senza averne mai letto i libri.

Ma i libri di Carlo Darwin si leggeranno sempre pi d'ora in avanti e
nessun uomo studioso potr fare a meno di una tale lettura.

       *       *       *       *       *

Carlo Darwin mor il giorno di mercoled 19 aprile del passato anno
1882, alle ore 4 pomeridiane, circondato dalla sua famiglia. Era
sofferente di cuore, e se riusc a lavorar tanto fino all'ultimo ci
fu merc le grandi cure che seppe aversi e la somma regolatezza della
sua vita. La notte del marted egli fu preso da dolori nel petto con
deliquii e nausee. Queste sofferenze, con qualche leggero intervallo
di alleviamento, si proseguirono fino all'ultimo, senza togliere al
morente la coscienza di s e la conoscenza dei suoi cari, che perdette
solo un quarto d'ora prima di morire.

       *       *       *       *       *

La morte di Carlo Darwin ridest pi vivo l'indomato amore dei suoi
seguaci e l'odio accanito dei suoi avversarii. Si pot vedere quanto
l'amore prevalga, ma si pot vedere ancora quanto l'odio sia intenso,
tanto nel volgo quanto pure fra gli scienziati. Io cito ancora una
volta il Kleinenberg, ed  l'ultima volta, perch sono al termine del
mio lavoro, il quale si salver colle citazioni. Il Kleinenberg chiude
cos il suo scritto su Carlo Darwin:

Non solamente il sentimento popolare, ancora la stessa scienza muoveva
opposizione al trasformismo. Anche la scienza ha i suoi uomini che
guardano sempre all'indietro perch non sanno guardare innanzi, che non
hanno n abbastanza coraggio n sufficiente discernimento per liberarsi
dall'incubo della pi logora tradizione.

L'ignoranza poi crede disfare le incomode idee, che non intende,
burlandosene. Cos  andato sempre il mondo. Al prepotente romano e
allo scettico greco doveva sembrare oltremodo ridicola la pretesa
divinit di un povero giudeo, di un figlio di quel popolo umile e
disprezzato, di un uomo cui un impiegato romano qualunque poteva
torturare ed ammazzare senza veruna difficolt; al cristiano pare
ridicola l'idea che scorge anche negli animali un pochettino d'umanit.
Un giornale illustrato ha creduto di fare dello spirito annunziando la
morte di Darwin con una caricatura, dove vedesi il busto dell'inglese
circondato da una ciurma di scimmie, le quali esprimono il loro
buffonesco lutto. Questa volgarit non mi offese tanto, mi rese invece
pensieroso e tornai colla mente in altri luoghi e in altri tempi.

A Roma nel Museo Kircheriano c' un graffito del secondo secolo,
trovato sul Palatino. Rappresenta una croce cui sta inchiodato un corpo
umano con la testa d'asino; allato della croce  un uomo all'impiedi.
Sotto v' questa iscrizione in greco: _Aleximenos adora il suo Dio_.

Nel Museo di storia naturale di Firenze esiste una specie di
monumento, la cosidetta Tribuna di Galileo;  una cosa fatta con gran
lusso ma con poco gusto. Le pareti sono coperte di affreschi. In uno
di questi  dipinto Galileo che tiene in mano un piccolo modello
del semplice apparecchio per studiare le oscillazioni del pendolo;
attorno a lui molti uomini, preti e laici, che ridono. La spiegazione
dice: _Galileo deriso dai filosofi_. Il quadro  cattivo ma mi fece
impressione. E pensai: se l'idea appartiene allo stesso pittore,
peccato che egli all'essere un mediocre artista non ha preferito
essere un buon scienziato, che tale sar per certo chi comprende cos
profondamente il significato della scienza e il destino che le spetta
nel mondo.

Ma no! non voglio terminare con un pensiero amaro. Sarebbe ingiusto
e sarebbe indegno della memoria serena del grande morto! Darwin non
fu un martire. Nessuno ha osato toccargli un capello, nessuno gli ha
imposto la revoca della verit, allato di lui stava l'ombra di Galileo
per difenderlo contro ogni offesa. I suoi avversari pi aperti l'hanno
stimato ed amato. Non solo il mondo scientifico ha rimpianto la sua
perdita, sinanche dal pulpito abbiamo sentito calde parole di dolore e
di conforto. Che un prete dell'ortodossissima chiesa anglicana abbia
potuto dire alla sua comunanza, la domenica dopo la morte di Darwin,
queste parole: Fra i pi grandi interpreti della parola di Dio, il
Darwin deve sempre avere un alto e onorevole seggio, questa  una
testimonianza preziosa che non dimenticheremo, perch prova essere la
civilt moderna non solo la pi potente ma ancora la pi tollerante.
Onore al secolo nostro, onore al secolo di Darwin!

       *       *       *       *       *

Dunque rallegriamoci!

Ma, in verit, mi viene in mente il mi rallegro di Don Abbondio!

Il prete inglese mette un po' d'acqua nel suo vino, ma, dovunque sia
nato e in qualsiasi tempo abbia vissuto, il prete prima d'ogni altra
cosa  stato ed  prete.

Penoso pensiero questo, come una piccola schiera di uomini si sia
sempre staccata dalla grande maggioranza dei proprii simili e abbia
preso a vivere alle spese di questi sfruttandone la debolezza, le
paure, i vizii, le vilt, promovendo la discordia, l'odio, la strage,
lo sterminio, il delitto.

Lucrezio esclamava gi:

  _Tantum religio potuti suadere malorum!_

Ma dopo Lucrezio le guerre religiose si fecero ancor pi feroci,
i fratelli contro i fratelli, i figli contro i padri, tradimenti,
delazioni, roghi, miseria, abbominazione.

Io vidi in Cairo un uomo a cavallo cogli occhi bassi e le labbra in
lieve movimento, e altri uomini gittarsi forsennatamente sotto ai piedi
del cavallo per farsi calpestare, perch era la festa del profeta.
Quegli uomini eran molti, tanti che facevano sotto ai piedi del cavallo
un pavimento non interrotto, e la folla intorno mandava urli come gli
sciacalli nelle foreste.

Io vidi in Alessandria di Egitto, alla processione per la fiera di
Tantah, uomini ignudi, che si foracchiavano le carni con chiodi
e dilaniavano coi morsi grossi serpenti che furiosamente si
attorcigliavano loro fra le mani.

Mentre io stava guardando quello spettacolo, udii dietro di me queste
parole in dialetto genovese:

--Non c' poi mica tanta differenza dalla festa di san Paolo a Malta.

Mi volsi. L'uomo che aveva detto quelle parole era un marinaio.

Vidi io pure a Malta la festa di san Paolo. Quando il grosso fantoccio
di legno appare in capo alla via lo scoppio delle voci selvagge che
prorompe da tutti i petti rintrona l'isola intera, e una parte della
folla segue festosa e plaudente a passo a passo qualche disgraziata
donna che trascina penosamente una enorme catena, facendo un terribile
sforzo a ogni movere di piede e lasciando sul terreno una striscia del
sangue che le sgocciola dalle carni, in cui sono entrati gli anelli
della catena. Io vidi le faccie stravolte delle donne nelle chiese di
Napoli, di Napoli ove ogni anno bolle pubblicamente il sangue di san
Gennaro. Io vidi in Liguria la Madonna entrare in chiesa di gran corsa
fra gli applausi della folla e un uomo cader morto sotto al peso di una
croce enorme che portava sullo stomaco in processione.

La madonna di Lourdes  visitata oggi da personaggi segnalati di tutta
Francia, da signore delle classi pi colte, che si precipitano ai piedi
di quei confessori che non hanno orecchi che bastino per dar loro
ascolto.

La confessione auricolare, questa orrenda mostruosit, questo maleficio
spaventoso da cui scaturiscono tanti danni,  in pieno vigore ancora
nella mia patria, e i miei amici liberi pensatori mi parlano anche
oggi della necessit di un freno per le loro mogli e pei loro figli,
e non sanno che da se stessi aprono ad un nemico una finestra dalla
quale egli pu vedere quanto si passa nella loro casa e leggere anche
nei loro pensieri, e danno al nemico il modo di volgere e dominare a
sua posta le persone che essi pi dovrebbero tutelare. Dico un nemico,
perch il prete  nemico ora doppiamente. Non si contenta pi, come al
tempo di Dante, di essere peggiore dell'idolatra, non si contenta pi
di essersi fatto un Dio d'oro e d'argento, ma si  fatto strumento di
una politica avversa alla patria e s'affanna a disfare l'opera della
unione nazionale costrutta con tante vittime e con tanto sangue. Il
prete, sono ancora parole di Dante, si indraca contro chi fugge e si
placa come un agnello a chi gli mostra il dente o la borsa. Quanto pi
volentieri ci abbrustolirebbe sul rogo quel prete che oggi, vista la
mala parata, pone Darwin fra gli interpreti della parola di Dio! Quanto
furore compresso! Quanta smania di vendetta! Quanto cupo anelare a
riscossa!

Rallegriamoci col nostro secolo che non consente pi al prete di
conficcarci nelle carni le tanaglie roventi, ma non dimentichiamo che,
se potesse, ci farebbe ancora.

Rallegriamoci, ma pensiamo che sempre la umanit  divisa in due
schiere disugualissime, di cui una, la pi numerosa, continua a bever
grosso, l'altra, pi scarsa, continua a darla a bere.

Un filosofo moderno, il Gavarni, fa dire a Tommaso Vireloque, quella
sua creazione originale del buon senso in cenci, che la storia antica
era tutta divoratori e divorati, la storia moderna  tutta blagatori e
blagati.

Non credo che il verbo blagare, coi suoi derivati, sia di buona lingua,
ma  noto che fra le mie poche virt, se pur ne ho qualcuna, la buona
lingua non  la prima.

Verr un giorno in cui l'uomo sia per essere un po' meno pecora e un
po' meno lupo?

       *       *       *       *       *

Caro Kleinenberg, vi stringo affettuosamente la mano.

                                 FINE




               PUBBLICAZIONI PRINCIPALI DI CARLO DARWIN


                         DI ARGOMENTO GENERALE

_A naturalist's voyage round the world on board of H. M. S._ Beagle,
1831-86.

_Journal of researches into the natural history and geology of
countries visited by H. M. S. Beagle_, 1845.

_On the origin of species by means of the natural selection_, 1 vol.,
1859.

_On the variation of organic beings in a state of nature_, (Journal of
the Linnean Society, 3 vol., _Zoology_), 1859.

_The variation of plants and animals under domestication_, 2 vol., 1868.

_The descent of man and selection in relation to sex_, 2 vol., 1871.

_The expression of the emotions in man and animals_, 1 vol., 1871.

_The formation of vegetable mould_, 1881.


                               ZOOLOGIA

_The zoology of the voyage of H. M. S. Beagle_, edited and
superintended by Ch. Darwin, 1840.

_Observations on the structure of the genus Sagitta._ (_Ann. his._, 13
vol. 1844).

_Brief description of general terrestrial Planariae_ ecc. (Ibidem, 14
vol., 1844).

_A Monograph of the Cirripedia_, parte I, _Lepadidae_, _Roy. Soc._,
1851.

_A monograph of the Cirripedia._ Part. II. _Balanidae_, 1854, _Roy.
Soc._

_A monograph of the fossil Lepadidae. Pal. Soc._, 1851.

_A Monograph of the fossil Balanidae and Verrucidae. Pal. Soc._, 1854.


                               BOTANICA

_ On the action of seawater on the germination of seeds._
(_Journ. Linn. Soc._, 1 vol., 1857).

_On the agency of bees in the fertilisation of papilionaceus flowers._
(_Ann. nat. hist._, 2 vol. 1858).

_On the two forms or dimorphic condition of the species of Primula._
(_Journ. Linn. Soc._, 7 vol., 1862).

_On the various contrivances by which British and Foreign Orchids are
fertilised_, 1862.

_On the existence of two forms and their reciprocal sexual relations in
the genus linum._ (_Journ. Linn. Soc._, 1 vol., 1868).

_On the sexual relations of three forms of Lythrum._ (_Journ. Linn.
Soc._, 8 vol., 1864). _On the character and the hybrid-like nature
of the illegitimate offspring of dimorphic and trimorphic Plants._
(_Journ. Linn. Soc._, 10 vol., 1867).

_On the specific difference between_ Primula veris _and_ P. vulgaris
ecc. (Ibidem, 10 vol., 1867).

_Insectivorous Plants_, 1 vol., 1875.

_On the movements and habits of climbing Plants_. (_Journ. Linn. Soc._,
10 vol., 1865).

_The Effects of cross and self fertilization in the vegetal kingdom_,
1876.

_On the different Forms of Flowers on Plants of the same species_, 1877.

_The Power of Movement in Plants_, 1880.



                               GEOLOGIA


_On the formation of mould_. (_Trans. geolog. Soc._, 5 vol., 1837).

_Origin of the saliferous depots of Patagonia_. (_Journ. geol. Soc._, 2
vol., 1838).

_On the connection of the volcanic phenomena in South America_.
(_Transact. geolog. Soc._, 5 vol., 1838).

_On the parallel roads of Glen Roy_. (_Trans. Phil. Soc._, 1839).

_On the distribution of the erratic boulders in South America_.
(_Trans. geol. Soc._, 6 vol., 1841).

_On a remarkable bed of sandstone of Pernambuco._ (_Phil. Mag._, 1841).

_Notes on the ancient glaciers of Caernarvonshire_. (_Phil. May._, 20
vol., 1842).

_The structure and distribution of coral-reefs_, 1844.

_Geological observations on volcanic islands_, 1842.

_An account of the fine dust which often falls on the vessels in the
Atlantic Ocean_. (_Proc. geol. Soc._, 1845).

_On the geology of the Falkland island_. (_Journ. geol. Soc._, 1846).
_On the transportal of erratic boulders from a lower to a higher
level._ (Ibidem, 1848). _On the power of icebergs to make grooves on a
submarine surface._ (_Phil. Mag. Any._, 1855).

_Geological observations on South America_, 1846.


                          TRADUZIONI ITALIANE

_ Viaggio di un naturalista intorno al mondo_,
trad. del prof. M. LESSONA. Torino, Unione tip. tor.

_Sulla origine delle specie per elezione naturale_, trad. del prof. G.
CANESTRINI. Ibidem.

_I movimenti e le abitudini delle piante rampicanti_, trad. dei prof.
G. CANESTRINI e _P. A. Saccardo_. Ibidem.

_Variazione degli animali e delle piante_, trad. del professore G.
CANESTRINI. Ibidem.

_L'origine dell'uomo e la scelta in rapporto col sesso_, trad. del
prof. M. LESSONA. Ibidem.

_Dell'espressione dei sentimenti nell'uomo e negli animali_, trad. del
prof. CANESTRINI. Ibidem.

_Le piante insettivore_, trad. dei prof. CANESTRINI e SACCARDO. Ibidem.

_Degli effetti della fecondazione incrociata e propria nel regno
vegetale_, trad. del prof. SACCARDO. Ibidem.

_La formazione della terra vegetale per l'azione dei lombrici_, trad.
del prof. M. LESSONA. Ibidem.

_Intorno ai diversi apparecchi atti a promuovere la fecondazione delle
orchidee col mezzo degli insetti o sull'utilit dell'incrocio_, trad.
del prof. CANESTRINI. Ibidem.




                                INDICE

  I                                        pag.   7
  II                                             17
  III                                            35
  IV                                             45
  V                                              61
  VI                                             69
  VII                                            81
  VIII                                           87
  IX                                            111
  X                                             161
  XI                                            177
  XII                                           187
  XIII                                          197
  XIV                                           213
  XV                                            229
  XVI                                           235
  XVII                                          247
  PUBBLICAZIONI PRINCIPALI DI CARLO DARWIN      279




                             CASA EDITRICE
                         ANGELO SOMMARUGA E C.
                                 ROMA
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     Terza edizione. Elegante volume di circa
     400 pagine                                      L. 4 --
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     pagine 200. Quarta edizione                        2 50

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     volume                                             1 50

  =N. Razetti.= _Ad una Felce._ Ode con prefazione
     di _G. Carducci_                                  -- 50

  =G. Leopardi.= _Poesie_, con prefazione di R. Bonghi.
     Edizione principe. Formato 30  45                35 --

  =U. Fleres.= _Versi_                                  2 --

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  -- _Storielle Bizantine_                              2 --

  =G. Faldella.= _Roma Borghese._ Elegantissimo volume
     di pagine 300                                      3 --

  =L. Morandi.= _Shakespeare, Baretti e Voltaire_,
     300 pagine                                         3 --

  =E. Onufrio.= _Albtro._ Elegante volume              1 50

  =C. Cerboni.= _Leggenda Elbana_                       1 25

  =C. Pascarella.= _Er Morto de Campagna_              -- 50

  =G. Carducci.= _Eterno Femminino Regale._ (Terza
     edizione)                                          1 25

  =E. Panzacchi.= _Al Rezzo._ Elegantissimo volume
     di pagine 300. Prima edizione                      2 50

  =G. D'Annunzio.= _Primo Vere_                         3 --

  =C. Rusconi.= _Memorie Aneddotiche_ per servire
     alla storia del rinnovamento italiano              3 --

  =Principessa della Rocca.= _Errico Heine._ Ricordi,
     note e rettifiche                                  2 --

  =G. Chiarini.= _Ombre e Figure._ Elegantissimo
  volume di 450 pagine                                  4 --

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  =A. Baccelli.= _Germina_                              1 --

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                         LA CRONACA BIZANTINA

--che ha gi tre anni di vita--vita gloriosa-- il pi elegante di
tutti i giornali letterari. In ogni numero pubblica scritti di G.
Carducci e di O. Guerrini. Vi collaborano assiduamente =Lessona=,
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D premii a tutti gli abbonati che spiegano esattamente i passatempi
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Si pubblica due volte il mese in gran formato di dodici pagine, con
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L'abbonamento annuo, escluso assolutamente l'abbonamento semestrale, 
di L. 10 e d diritto al premio di un volume, a scelta fra i seguenti:

  1. =G. Chiarini.= _Ombre e figure._
  2. =G. Carducci.= _Confessioni e Battaglie._ (Serie I).
  3.    --        _Confessioni e Battaglie._ (Serie II).
  4. =A. Ademollo.= _Il Carnevale di Roma nei secoli
                  XVII e XVIII._
    =C. Lombroso.= _Due Tribuni._
  5. =G. Mazzoni.= _Poesie_ con prefazione di G. Carducci.
    =R. De Zerbi.=  _Il mio romanzo._

                     Un numero separato Cent. 50.

Hanno diritto al premio soltanto coloro che si abbonano DIRETTAMENTE
presso l'Amministrazione del giornale. Aggiungere al prezzo
d'abbonamento Cent. 50 per l'affrancazione del premio.

       =Direzione e Amministrazione: ROMA, Via Due Macelli, 3.=


                         COLLEZIONE SOMMARUGA

                 Prezzo di ciascun Volume: =Lire UNA=

   1. G. D'ANNUNZIO            =Canto Novo=--III edizione.
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   3. G. MAZZONI               =In Biblioteca.=
   4. M. LESSONA               =In Egitto=--La Caccia della
                                  Iena.
   5. G. MAZZONI               _Poesie_, con prefazione di
                                  G. CARDUCCI.
   6. R. DE ZERBI              =Il mio Romanzo.=
   7. A. ADEMOLLO              =Il Carnevale di Roma= nei
                                  secoli XVII e XVIII.
   8. C. LOMBROSO              =Due Tribuni.=
   9. P. LIOY                  =Altri Tempi.=
  10. NAVARRO DELLA MIRAGLIA   =Le Fisime di Flaviana.=
  11. L. CAPUANA               =Storia Fosca.=
  12. C. R.                    =La nullit della Vita=--L'Infinito.


                         _In corso di stampa:_

  13. PAPILIUNCULUS            =Nuovi Versi.=
  14. O. GUERRINI              =Brandelli=, Vol.   I.
  15.     --                       Id.          II.
  16.     --                       Id.         III.
  17.     --                       Id.          IV.
  18. G. SALVADORI             =Vigilia d'Armi.=
  19. C. DOSSI                 =La Colonia Felice.=
  20. G. A. COSTANZO           =Nuovi Versi.=
  21. C. DOSSI                 =Ritratti Umani.=
  22. R. BONGHI                =Il papa.=
  23. N. MISASI                =Marito e Sacerdote.=
  24. E. ONUFRIO               =L'Adultera del Cielo.=
  25. M. SERAO                 =A mosca cieca.=
  26. G. MARRADI               =Ricordi lirici.=

L'abbonamento ai primi dodici volumi costa L. 10

        _Dirigere vaglia alla Casa Editrice_ A. SOMMARUGA E C.
                            =Roma, Via Due
                              Macelli, 3=

                        LA DOMENICA LETTERARIA

                              DIRETTORE:
                         =FERDINANDO MARTINI.=

                            COLLABORATORI:

=G. Carducci=--=G. Trezza=--=G. D'Annunzio=--=G. Chiarini=--=R.
Bonghi=--=E. Panzacchi=--=G. Rigutini=--=M. Lessona=--=G.
Boccardo=--=G. Mazzoni= ecc. ecc.

                   Abbonamento annuo =Lire Cinque=.

                 Un numero separato _Centesimi Dieci_.

Col 1 aprile  aperto un abbonamento straordinario a tutto dicembre
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messo in vendita il 5 aprile al prezzo di lire =Due=.

L'abbonamento annuo cumulativo colla =CRONACA BIZANTINA= costa lire
=Quattordici=. Tale abbonamento d diritto alla _Bibliografia per
ridere_ e ad un altro premio da scegliersi fra i seguenti:

  1. =G. Chiarini.=         _Ombre e figure._
  2. =G. Carducci.=         _Confessioni e Battaglie._ (Serie I).
  3.    --                _Confessioni e Battaglie._ (Serie II).
     ={A. Ademollo.=        _Il Carnevale di Roma nei secoli_
  4. ={=                    _XVII e XVIII._
     ={C. Lombroso.=        _Due Tribuni._
  5. ={G. Mazzoni.=         _Poesie con prefaz. di G. Carducci._
     ={R. De Zerbi.=       _ Il mio romanzo._

Hanno diritto al premio coloro soltanto che si associano direttamente
presso l'Amministrazione della _Domenica Letteraria_.--ROMA.

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  =P. Valera.= ALLA CONQUISTA DEL PANE             2 --
  =G. Carducci.= ODI BARBARE                       3 --
    -- NUOVE ODI BARBARE                           3 --
    -- LEVIA GRAVIA                                3 --
    -- IUVENILIA                                   4 --
    -- G. GARIBALDI                                1 50
    -- NUOVE POESIE                                3 --
    -- GIAMBI ED EPDI                             3 --
    -- SATANA E POLEMICHE SATANICHE                1 --
    -- IL CANTO DELL'AMORE                        -- 50
  =E. Panzacchi.= TESTE QUADRE                     3 --
    -- LIRICHE                                     3 --
    -- RACCONTI E LIRICHE                          3 --
  =L. Stecchetti.= POSTUMA                         3 --
    -- NUOVA POLEMICA                              4 --

   _La Casa Editrice_ =A. SOMMARUGA= E =C.= _ha in corso di stampa i
                           seguenti libri:_

  =R. Bonghi.= OR SUBSECIV.
  =E. Scarfoglio.= LA PRIMA FEMMINA. Romanzo.
  =G. Ferri.= MANOLA. Romanzo.
  =O. Guerrini.= IL TRENTANOVELLE.
  =G. D'Annunzio.= L'ALBERO DEL MALE. Romanzo.
  =A. G. Barrili.= CANZONI AL VENTO.
    -- SIRENA.
  =V. Imbriani.= DIO NE SCAMPI DAGLI ORSENIGO.
  =G. Carducci.= I TROVATORI ALLA CORTE DI MONFERRATO.
    -- VITE E RITRATTI.
    -- LA CANZONE DI LEGNANO.
    -- SCATTI E SCHIZZI.
  =E. Castelnuovo.= IL PROF. ROMUALDO.
  =R. De Zerbi.= L'AVVELENATRICE.







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*** START: FULL LICENSE ***

THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
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that arise directly or indirectly from any of the following which you do
or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.


Section  2.  Information about the Mission of Project Gutenberg-tm

Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
electronic works in formats readable by the widest variety of computers
including obsolete, old, middle-aged and new computers.  It exists
because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
people in all walks of life.

Volunteers and financial support to provide volunteers with the
assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
remain freely available for generations to come.  In 2001, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
and the Foundation information page at www.gutenberg.org


Section 3.  Information about the Project Gutenberg Literary Archive
Foundation

The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
Revenue Service.  The Foundation's EIN or federal tax identification
number is 64-6221541.  Contributions to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
permitted by U.S. federal laws and your state's laws.

The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
throughout numerous locations.  Its business office is located at 809
North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887.  Email
contact links and up to date contact information can be found at the
Foundation's web site and official page at www.gutenberg.org/contact

For additional contact information:
     Dr. Gregory B. Newby
     Chief Executive and Director
     gbnewby@pglaf.org

Section 4.  Information about Donations to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation

Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
spread public support and donations to carry out its mission of
increasing the number of public domain and licensed works that can be
freely distributed in machine readable form accessible by the widest
array of equipment including outdated equipment.  Many small donations
($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
status with the IRS.

The Foundation is committed to complying with the laws regulating
charities and charitable donations in all 50 states of the United
States.  Compliance requirements are not uniform and it takes a
considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
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where we have not received written confirmation of compliance.  To
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International donations are gratefully accepted, but we cannot make
any statements concerning tax treatment of donations received from
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Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
concept of a library of electronic works that could be freely shared
with anyone.  For forty years, he produced and distributed Project
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